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31
2010
di Michele Giorgio
«L’era del prostrarsi davanti a tutti è finita», aveva proclamato, perentorio, il ministro degli esteri e leader dell’estrema destra, Avigdor Lieberman annunciando nelle scorse settimane a 150 ambasciatori riuniti a Gerusalemme le linee della «nuova diplomazia» israeliana. Una dimostrazione della «svolta» si è avuta ieri con le dure critiche al rapporto del giudice dell’Onu, Richard Goldstone, sull’offensiva «Piombo fuso» di un anno fa a Gaza, lanciate dai leader israeliani da diverse capitali in occasione della giornata internazionale della Memoria. Un attacco che proseguirà oggi al Palazzo di Vetro, dove Israele presenterà i risultati di una sua inchiesta su «Piombo fuso» volta a confutare le accuse di «crimini di guerra» allo stato ebraico formulate da Goldstone.
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30
2010
da Le Monde Diplomatique
Sabah Haider è stata nella West Bank per dieci giorni durante il periodo di Natale e di Capodanno 2010 per insegnare a realizzare film a un centinaio di ragazzi dell’orfanotrofio SOS Village a Betlemme. Qui ci sono alcuni delle foto che lei ha scattato a Betlemme, Gerusalemme, Hebron e Nablus.
Gennaio 2010, di Sabah Haider
Le immagini fanno luce sulla incessante condizione dei palestinesi nei territori occupati, poiché la barriera che separa Israele dalla West Bank continua a crescere. Il muro è drammaticamente più grande e più lungo del muro di Berlino ed è stato definito illegale dalla Corte di Giustizia Internazionale nel 2004, che ha dichiarato che esso viola la legge internazionale e deve essere rimosso. Graffiti di protesta internazionali, in tutte le lingue, coprono il lato della West Bank del muro.
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29
2010
Prima di partire, il Gen. Graziano (UNIFIL) accusa Israele di violare la sovranità e umiliare il Libano
di Leila Mazboudi *
Prima di rientrare nel suo paese il comandante della Forza d’interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) ha criticato Israele, accusandolo di violare le risoluzioni delle Nazioni Unite e di umiliare i Libanesi.
Parlando ai microfoni della radio militare israeliana il gen. Claudio Graziano ha denunciato: “gli sconfinamenti dei caccia israeliani nello spazio aereo libanese ledono la credibilità delle forze dell’UNIFIL e infliggono un’umiliazione ai Libanesi”. “benchè l’esercito israeliano consideri questi voli una tappa necessaria per impedire il traffico d’armi e mirino a raccogliere informazioni, costituiscono una violazione della sovranità dello Stato e perfino un’umiliazione per il Libano”, ha insistito il generale italiano.
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29
2010
da Medarabnews
Pur cercando di far ripartire il negoziato di pace tra israeliani e palestinesi, l’amministrazione Obama ha tacitamente avallato – quando non addirittura aiutato – l’inasprimento dell’embargo imposto alla popolazione di Gaza
***
E’ trascorso un anno da quando gli ultimi carri armati israeliani sono usciti dalla Striscia di Gaza con gran fracasso, ponendo termine ai 22 giorni di guerra contro Gaza e lasciando dietro di sé sia un territorio che una popolazione decimati.
Un anno dopo, tanto la situazione umanitaria quanto la sicurezza sono ancora in terribili condizioni nella devastata enclave costiera, eppure l’amministrazione di Barack Obama continua a trascurare la crisi di Gaza, con un approccio che alcuni esperti dicono essere l’estensione della politica della precedente amministrazione.
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29
2010
di Juan Miguel Muñoz da Tel Aviv per El Pais
Idith Zertal critica l’impiego dello sterminio nella giustificazione della politica di Israele
Idith Zertal – da quasi cinque anni professore di Storia e Filosofia politica all’Università di Basilea e nata 66 anni fa nel kibbutz di Ein Shemer – è entusiasta. Finalmente, Le origini del totalitarismo, l’opera maestra di Hannah Arendt, è stata tradotta in ebraico. “Il lavoro della Arendt è stato fatto passare sotto silenzio durante gli ultimi 60 anni. E stata una dura lotta introdurlo in Israele”. Non è però meno entusiasta dell’edizione spagnola del suo saggio La nación y la muerte. La Shoah en el discurso y la política de Israel [“Israele e la Shoah. La nazione e il culto della tragedia", Einaudi. NdT], pubblicazione quanto mai tempestiva visto che oggi si celebra il Giorno della Memoria.
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29
2010
di Michele Giorgio
Nel Giorno della memoria, il governo Netanyahu contro l’indagine Onu che accusa Israele (e Hamas) di crimini contro i civili a Gaza
Lo hanno annunciato i media israeliani. Oggi il capo dello stato Shimon Peres dalla Germania, il premier Benyamin Netanyahu dalla Polonia, il ministro degli esteri Avigdor Lieberman dall’Ungheria e il ministro dell’ informazione Yuli Edelstein dagli Stati Uniti, pronunceranno una condanna durissima e senza appello del giudice sudafricano Richard Goldstone e del suo rapporto sull’offensiva «Piombo fuso» contro Gaza, approvato nei mesi scorsi dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu. La data non è casuale. L’attacco a Goldstone avviene proprio nella Giornata Internazionale della Memoria, in cui si commemorano milioni di ebrei sterminati dai nazisti. E’, di fatto, una «punizione» esemplare per il giudice dell’Onu che ha accusato Israele (ma anche il movimento islamico Hamas) di aver compiuto «crimini di guerra» durante l’offensiva di un anno fa a Gaza (circa 1.400 palestinesi uccisi, tra cui centinaia di civili).
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26
2010
di Umberto De Giovannangeli
La vita al di là del Muro. Una quotidianità fatta di dolore, speranza, orgoglio, umiliazione. Una realtà che Suad Amiry ha raccontato nel suo ultimo, bellissimo, libro: «Murad Murad » (Feltrinelli). Suad Amiry è oggi la più affermata scrittrice palestinese. Ha vissuto in Siria, Giordania, Libano, Egitto, Stati Uniti e Scozia. Nel 1981 è tornata a vivere a Ramallah. Il libro in cui racconta questa esperienza, «Sharon e mia suocera. Se questa è vita» (Feltrinelli 2003) ha vinto il premio Viareggio nel 2004. Suad Amiry è stata ospite del festival di Internazionale a Ferrara, che si è chiuso domenica. Lì l’Unità l’ha incontrata.
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26
2010
I soldi risolvono il contenzioso tra Israele e ONU
(senza ammettere la responsabilità legale dell’aggressione)
da Al jazeera.net del 23/01/2010
Un portavoce dell’ONU ha reso noto ieri che Israele ha pagato all’organizzazione 10,5 milioni di dollari per i danni provocati alle proprietà delle Nazioni Unite durante l’aggressione Israeliana di un anno fa sulla striscia di Gaza, senza usare il termine “indennizzo”.
Per l’ONU, con il versamento israeliano, le questioni finanziarie legate ai danni subiti sono chiuse. Il portavoce ha indicato anche che questa somma non basta per ricostruire le scuole distrutte. Esso può essere considerato come “contributo generale”.
Ha ammesso anche che Israele e ONU si sono accordati di mettere da parte la questione della responsabilità giuridica per arrivare ad un accordo finanziario che soddisfi l’ONU.
Un responsabile israeliano presso l’ONU ha dichiarato che Israele non considera la somma pagata un “indennizzo”.
Responsabili dell’ONU hanno reso pubblico tempo fa che l’organizzazione aveva chiesto a Israele indennizzi per precedenti danni subiti, ma questa volta è la prima volta che Israele paga.
Un rapporto dell’ONU aveva valutato i danni subiti sulle strutture dell’ONU durante l’aggressione dell’anno scorso ammontare a poco più di 11 milioni di dollari.
Il danno maggiore si è avuto il giorno 15 Gennaio 2009 quando un missile israeliano al fosforo bianco ha centrato una sede dell’UNRWA causando un danno enorme a un magazzino, a un centro di formazione e ad alcune scuole.
Durante l’aggressione “Piombo Fuso” sono morti più di 1400 palestinesi.
(tradotto da Bilal Murrar)
su Associazione Amicizia Italo-Palestinese
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26
2010
Crescono le adesioni alla Campagna BDS: un’ “altra comunità internazionale” è al fianco della Palestina
A 5 anni dall’appello che la società civile palestinese ha lanciato al mondo chiedendo di intervenire sui gangli economici, culturali, politici che tengono lo Stato di Israele strettamente ancorato agli interessi del capitale internazionale, è evidente che si sta sviluppando e diffondendo un livello di pressione che, se sporadicamente e poco incisivamente coinvolge pochi rappresentanti istituzionali, che pure avrebbero la possibilità di applicare le sanzioni, si mostra ben più contagioso all’interno delle società, che hanno la possibilità di ricorrere al boicottaggio. Non è un caso se il documento finale della Gaza Freedom March, Cairo Declaration, stilato su iniziativa della delegazione sudafricana e sottoscritto da tutte le altre delegazioni internazionali che erano al Cairo tra il 27 dicembre 2009 e il 2 gennaio 2010, si preoccupi di rilanciare con convinzione la Campagna BDS per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni verso l’economia di guerra israeliana.
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26
2010
di Michele Giorgio, inviato a Ramallah
«Il 2010 sarà un anno decisivo per ripulire i mercati palestinesi dalle merci prodotte nelle colonie israeliane che occupano le nostre terre».
Lo scorso 7 gennaio, dopo aver pronunciate queste parole, il premier dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Salam Fayyad sollevò un pacco con un marchio in lingua ebraica, rendendolo ben visibile alle telecamere delle rete televisive presenti, e lo lanciò verso una catasta in fiamme di prodotti degli insediamenti colonici sequestrati in quel periodo. In linea con la posizione del presidente Abu Mazen di rifiuto dei negoziati con il governo israeliano sino a quando la colonizzazione non cesserà completamente, Fayyad ha avviato una campagna di boicottaggio dei prodotti dei «settler» nei territori controllati dall’Anp (di fatto solo le principali città cisgiordane). Ha anche creato il «Fondo per la dignità nazionale», gestito dal ministro dell’economia Hassan Abu Libda, per «risarcire» i commercianti palestinesi che si sono visti sequestrare le merci che avevano comprato dai coloni. «Abbiamo confiscato e distrutto sino ad oggi prodotti provenienti dagli insediamenti ebraici per un valore di 1.5 milioni di dollari», ha riferito Abu Libda di recente alla Camera di commercio di Nablus, aggiungendo che le colonie israeliane vendono annualmente nei Territori occupati merci per 500 milioni di dollari.
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25
2010
di Amira Hass
Coperto dall’incessante rumore delle strade del distretto di Hebron, un arabo anonimo sta perpetrando un grave crimine: con un piccolo martello sta scavando una cisterna così potrà raccogliere l’acqua piovana che cade sulla sua terra rocciosa. Altri criminali hanno altri metodi per attuare i loro progetti malefici, cioè: preparare il terreno per la coltivazione di verdure, cereali, vigneti o mandorli.
“Quando qualcuno realizza una terrazza sulla sua terra, lo fa prendendo una pietra dal terreno e aggiungendola al muro di sostegno una volta al mese o una volta alla settimana al massimo, così che sarà difficile individuarne il cambiamento”, dice un abitante di Hebron, spiegando uno dei metodi.
L’esperienza mostra che utilizzando attrezzature pesanti per sistemare la terra, essi attrarranno immediatamente gli ispettori della Amministrazione Civile e i coloni locali e a ciò seguirà a breve l’ingiunzione di blocco dei lavori.
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25
2010
Le fragole di Gaza hanno sapore di Europa
da Gaza Gateway
A partire dalla fine di dicembre 2009, è stato permesso a 36 camion carichi di fragole e fiori di garofano di lasciare Gaza per il porto israeliano di Ashdod, dal quale sono stati imbarcati per l’Europa. Questa è la prima volta che le fragole hanno potuto lasciare i 41 km della Striscia. I fiori sono stati un po’ più fortunati – già prima di dicembre 2009 Israele ha permesso l’esportazione di 19 carichi di fiori nel corso degli ultimi 2 anni e mezzo di chiusura (ndr della Striscia di Gaza), principalmente durante il periodo di San Valentino.
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23
2010
da Ma’an News Agency http://www.maannews.net/eng/Print.aspx?ID=254812
Gaza – Ma’an – Domenica, durante un simposio intitolato Il Muro di Metallo tra l’Egitto e Gaza: ripercussioni e conseguenze, di tipo ambientale ed umano, tenutosi a Gaza, gli esperti hanno stabilito che il muro sotterraneo di acciaio dell’Egitto porterà alla distruzione della falda acquifera di Gaza.
Esperti e specialisti hanno fatto appello a università e a centri di ricerca perché compartecipino agli studi sull’impatto del muro di acciaio dell’Egitto lungo i confini di Gaza.
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gen
23
2010
di Avi Issacharoff http://www.haaretz.com/hasen/spages/1133749.html
L’Egitto ha dato inizio alla costruzione di un enorme muro di ferro lungo il suo confine con la Striscia di Gaza, nel tentativo di chiudere i tunnel del contrabbando nel suo territorio. Il muro sarà lungo dai nove ai dieci chilometri e scenderà in profondità dai 20 ai 30 metri. Così ha raccontato una fonte egiziana. Esso non potrà essere tagliato o fuso.
Il nuovo progetto rappresenta la mossa più recente dell’Egitto per accrescere il suo impegno contro il contrabbando. Sebbene ci sia stato un certo progresso, il mercato del contrabbando a Gaza è ancora florido.
Quasi ogni settimana, le forze egiziane demoliscono le gallerie o le riempiono di gas, spesso con le persone ancora al loro interno, e le vittime palestinesi nei tunnel sono costantemente in aumento. Continue reading
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23
2010
Netanyahu: l’immigrazione dall’Africa «mina il carattere ebraico e democratico» di Israele
Nonostante tutti i muri costruiti e in costruzione, Israele ha paura. L’immigrazione illegale, prevalentemente dall’Africa, è una minaccia per il paese, per il suo «panorama demografico», per il suo carattere «ebraico e democratico». Per questo lo Stato ebraico costruirà una «barriera fisica» al confine con l’Egitto per arginare una «inondazione» di immigrati irregolari dall’Africa. Lo ha ribadito ieri Benjamin Netanyahu durante un discorso all’Associazione degli industriali. «Gli immigrati provocano un danno culturale, sociale ed economico e ci spingono verso il Terzo mondo», ha detto il primo ministro israeliano. «L’immigrazione illegale va bloccata», ha aggiunto Netanyahu, convinto che il problema derivi «dalla prosperità economica di Israele». Netanyahu, che ieri si è recato anche nella zona di confine tra Israele ed Egitto, ha quindi annunciato che porterà la questione di fronte alla Knesset, il parlamento israeliano, entro la metà del mese prossimo. Per Netanyahu, la costruzione della barriera, con l’ausilio di guardie di frontiera e sistemi elettronici, richiederà due o tre anni di lavori e costerà 1.35 miliardi di shekel, circa 360 milioni di dollari. Stando ai dati delle forze di sicurezza israeliane, solo a dicembre tra le 800 e le 1000 persone hanno oltrepassato la frontiera tra Israele ed Egitto.
da Il Manifesto
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23
2010
Per quasi un decennio, tutto il lavoro archeologico nell’area Wadi Hilwe di Silwan a Gerusalemme Est – che è la città di Davide, il centro dell’antica Gerusalemme ed uno dei luoghi archeologici più delicati in Israele – è stato sotto il controllo della Elad, una organizzazione di coloni israeliani di destra. Più precisamente, l’Autorità Nazionale per la Protezione dei Parchi e della Natura in Israele (INPA), che ha la responsabilità legale di quest’area, ha designato l’Elad come suo sub-appaltatore a Silwan; Elad, a sua volta, ha affidato all’Autorità Israeliana per le Antichità (IAA) di effettuare gli scavi in questo quartiere. Per di più, il permesso di effettuare gli scavi a Silwan è stato accordato grazie ad un procedimento interno entro la IAA, diverso dalle norme usualmente applicate in altri siti in Israele nel caso di scavi su larga scala. Ciò sta a significare che Elad dispone su qualsiasi cosa sia importante in relazione ai siti di Wadi Hilwe – compresa la decisione di allargare e di estendere gli scavi come viene stimato più opportuno, senza prendere in considerazione i diritti e le necessità dei residenti palestinesi di Silwan. 
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gen
23
2010
Il 7 gennaio 2010, dei soldati imprigionarono Musab Musa Raba’i dopo aver aggredito lui e i componenti della sua famiglia mentre stavano obbedendo all’ordine dei militari di allontanare le loro greggi dalla terra di proprietà della loro famiglia.
Gli stessi otto soldati che avevano arrestato Raba’i ed aggredito la sua famiglia, lo portarono in una base militare nei pressi della colonia di Suseya. Per quattro ore, i militari lo percossero nella schiena, in faccia e lo sbatterono contro le pareti. I soldati gli posero domande sui suoi fratelli. Raba’i si rifiutò di fornire qualsiasi informazione e si rifiutò di parlare in ebraico con loro, tanto che se ne andarono su tutte le furie. I soldati gli raccontarono che si sarebbero recati a casa sua nei prossimi giorni e avrebbero picchiato e ucciso lui e i suoi fratelli. Cercarono di costringerlo a dire che loro erano i migliori soldati nell’IDF (Israeli Defence Forces) e lo percossero quando egli si rifiutò.
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21
2010
di Michele Giorgio
Non c’è fine alle sofferenze della Striscia di Gaza. A un anno dalla devastante offensiva militare israeliana «Piombo fuso» è arrivata anche un’alluvione. La più devastante da dieci anni a questa parte. Ma quello che qualcuno ha rapidamente descritto come un semplice disastro naturale, conseguenza delle piogge torrenziali che si sono abbattute sulla regione dopo un lungo periodo di siccità – dal cielo sono caduti in poche ore fino a 70 millilitri di acqua, due terzi delle precipitazioni medie regionali dell’intero inverno – in realtà è frutto anche, se non soprattutto, della decisione da parte delle autorità israeliane di aprire una diga ad est della Striscia senza coordinarsi in alcun modo o, almeno, avvertire gli abitanti di Gaza. Lo hanno denunciato ieri fonti palestinesi correggendo le informazioni divulgate inizialmente dalle agenzie di stampa.
Così da un giorno all’altro un centinaio di famiglie, in gran parte beduine (circa 800 persone), residenti nel wadi, la valle nei pressi di Gaza city, si ritrovano senza alcun riparo e vanno ad aggiungersi alle tante altre che hanno perduto la casa nella guerra di un anno fa. Le famiglie vittime dell’alluvione si erano stabilite nel wadi perché da quelle parti di acqua non se ne vedeva più da un bel po’ di tempo. Israele, per mettere le mani sulla (poca) acqua piovana caduta in quella zona negli ultimi anni, ha infatti costruito un mega serbatoio e una diga ad est della Striscia, impedendo in questo modo alla pioggia di scorrere verso il wadi che sfocia sulla costa di Gaza. Ad attirare in quella zona i beduini allevatori di pecore è stata anche l’erba, leggermente più abbondante rispetto al resto del territorio di Gaza, presente nel letto del fiume secco. Ieri però, stando al resoconto fornito della Difesa civile di Gaza, di fronte all’improvvisa abbondanza di acqua frutto delle eccezionali precipitazioni, gli israeliani hanno aperto senza preavviso la diga che regola il mega serbatoio e ben 3 milioni di metri cubi di acqua hanno inondato il wadi travolgendo ogni cosa.
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gen
21
2010
PHR-IL (Physicians for Human Rights – Israel)
12.01.2010
Questa settimana, le autorità israeliane al checkpoint di Erez hanno impedito l’uscita dalla Striscia di Gaza a 17 pazienti videolesi, affetti da varie patologie agli occhi, per essere sottoposti a trapianti di cornea, un intervento che non è effettuabile nel sistema sanitario di Gaza. A causa di questo ritardo, per tali pazienti è venuta a mancare l’opportunità del varco sanitario perché i trapianti venissero eseguiti, in quanto le cornee possono essere trapiantate solo entro un breve intervallo di tempo (24 – 48 ore dopo che sono state estratte dai corpi dei donatori). I pazienti di Gaza la cui uscita era stata impedita dovranno perciò attendere per un’altra donazione, che può esserci oppure no.
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21
2010
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