feb 1 2010

La ritualizzazione della memoria

“L’impunità non rende legittimi i crimini, ma solo più insopportabili.”

di Cinzia Nachira 29/01/2010

La necessità di istituire una giornata internazionale della memoria, il 27 gennaio, perché i cittadini europei siano obbligati a “ricordare” si traduce ormai in una ritualizzazione collettiva intorno alla pagina più oscura del XX secolo: lo sterminio pianificato di milioni di persone, tra cui sei milioni di ebrei europei, circa ottocentomila zingari, migliaia di omosessuali, disabili e oppositori politici al nazismo. Questo rito catartico che ogni anno si rinnova, però è usato sapientemente per non parlare effettivamente delle dinamiche che una tale mostruosità hanno permesso, ma per rinnovare un momento espiativo.

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feb 1 2010

Berlusconi in Israele

Berlusconi in visita in Israele dice la sua sul conflitto israelo-palestinese. Più del prevedibile, meno del necessario

“La politica della colonizzazione è errata. Israele deve ritirarsi dal Golan”. Con questo titolo sulla intera prima pagina, il quotidiano Haaretz di Tel Aviv presenta un ampio intervento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “La politica israeliana degli insediamenti puo’ rappresentare un ostacolo alla pace. Voglio dire al popolo e al governo israeliani che perseverare in questa politica sarebbe un errore”. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un’intervista al quotidiano “Haaretz” alla vigilia del viaggio in Israele. “Ho apprezzato il coraggio del premier Netanyahu che ha annunciato una moratoria di dieci mesi. Non si potra’ mai convincere i palestinesi della buona volonta’ di Israele, se Israele continuera’ a edificare su territori che dovrebbero essere restituiti nel quadro di un accordo di pace. Tuttavia quanto accadde a Gaza deve farci pensare. Non si possono rimuovere gli insediamenti per avere sinagoghe bruciate, devastazioni e violenza infra-palestinese e lanci di razzi in territorio israeliano.

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feb 1 2010

«Affondate le barche»

Intervista di Michele Giorgio

Nelle acque di Gaza, la sopravvivenza dei palestinesi dipende dalla discrezionalità della Marina israeliana, che arresta i pescatori e cerca di farne delle spie. Un militare di Tel Aviv «rompe il silenzio» Un capitano svela la strategia della Marina contro i pescatori palestinesi.

È un’atmosfera davvero insolita per parlare del dramma che i pescatori palestinesi vivono ogni giorno nelle acque davanti alla costa di Gaza. Siamo in un caffè di Tel Aviv, all’angolo tra via Mazarik e Piazza Rabin, e ritmi brasiliani allietano la serata dei tanti che affollano il locale. Eppure l’ha scelto apposta, il capitano della Marina israeliana Ido M., 29 anni, che ci ha chiesto di non rivelare la sua identità perché è ancora un riservista. «Con questa confusione nessuno presterà attenzione alla nostra conversazione, per me sarà più semplice non essere identificato», spiega il capitano guardando negli occhi il rappresentante dell’associazione di soldati e ufficiali israeliani «Breaking the silence» («Rompere il silenzio») che ha organizzato l’intervista. Da tempo Ido M., che fino al dicembre 2007 ha avuto il comando di una motovedetta della classe «Dabur», voleva «rompere il silenzio» sul comportamento delle navi da guerra israeliane contro i pescatori di Gaza. Ma è riuscito a farlo solo dopo aver lasciato la carriera militare. «Continuo ad essere richiamato ogni anno per tre settimane ma nel mare di Gaza non vado più, mi rifiuto di farlo e il comando della Marina mi ha assegnato un incarico a terra, in un ufficio», aggiunge il capitano preparandosi a rispondere alle nostre domande.

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feb 1 2010

Inchiesta Goldstone

Israele consegna la sua risposta

Israele ha presentato ieri all’Onu un controrapporto di 40 pagine in risposta alle accuse di «crimini di guerra» commessi a Gaza un anno fa contenute nel documento stilato nei mesi scorsi dalla commissione guidata dal magistrato sudafricano Richard Goldstone sull’offensiva militare Piombo fuso (1.400 palestinesi uccisi tra i quali centinaia di civili). Il testo, elaborato dalle stesse forze armate israeliane e non da una commissione indipendente come aveva richiesto Goldstone, contesta con documenti e foto il lavoro svolto dal magistrato sudafricano e nega qualsiasi episodio di fuoco deliberato sui civili palestinesi.

Breve da Il Manifesto del 30/01/2010

vedi anche articolo precedente

Per una sintesi del Rapporto Goldstone vedi Forum Palestina

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