Palestina borderline

Dentro e fuori o sopra e sotto?

da Le Monde Diplomatique – Il Manifesto

di Nicola Perugini*

Saree Makdisi propone un’interessante analisi della questione palestinese in termini di «dentro-fuori», rimandando il lettore a un continuo gioco di specchi il cui sottofondo è costituito dal riprodursi di pratiche di assoggettamento in un progetto di uno «stato ebraico» di cui Israele ha fissato i confini etno-nazionali ma non quelli territoriali. Queste pratiche vengono analizzate nei luoghi del quotidiano, facendo luce sulle differenti tecniche procedurali, amministrative e burocratiche a cui Israele ricorre nella sua moltiplicazione di limiti di inclusione/esclusione dei palestinesi dentro e fuori dai territori occupati. Fuori è l’isolamento a cui sono sottoposti i palestinesi attraverso i regimi di strade separate, espropri , confinamenti, chiusure, muri, revoche di permessi di lavoro per «mancata collaborazione» con l’esercito, pressione psicologica ai checkpoint… Fuori è quell’insieme di variabili «instabili e mutevoli» attraverso cui si afferma il controllo territoriale israeliano sulla Cisgiordania, su Gerusalemme e su Gaza. Da questo punto di vista Makdisi è molto lucido nel ricondurre il materializzarsi del cantonamento palestinese, almeno nella sua attuale forma particolarmente articolata, al processo di pace di Oslo e all’impreparazione della leadership palestinese (in particolare Arafat e Abu Mazen) in una sede di negoziato a cui gli israeliani erano arrivati con uno stormo di tecnici di vario genere (geografi, topografi, …) per «discutere nei minimi dettagli lo status di particolari città e villaggi». Fuori, con Makdisi, è un sistema di vincoli e restrizioni imposto ai palestinesi anche attraverso il subappalto della gestione della «sicurezza» e dell’«ordine pubblico» a un manipolo ristretto di politici palestinesi in cambio della promozione a «partner di pace» internazionalmente riconosciuto. Uno scambio i cui risultati si sono tradotti nell’intensificazione delle restrizioni e in un sollevamento dell’esercito di occupazione dai suoi obblighi in termini del rispetto dei diritti umani e civili. Dentro è la penetrazione delle procedure di separazione israeliana all’interno della vita familiare dei palestinesi, attraverso l’utilizzo dello status speciale a cui sono sottoposti i cittadini di Gerusalemme Est come arma di distruzione dei legami coniugali, tra genitori e figli, tra parenti. Dentro è quindi l’oppressione esercitata nel profondo delle relazioni sociali di una popolazione marginalizzata mantenuta sull’orlo del collasso umanitario, una popolazione per cui l’amministrazione municipale costruisce reti idriche e fognarie al solo fine di evitare che i casi di colera e di malattie infettive si diffondano anche tra gli ebrei di Gerusalemme. Ma dentro e fuori sono anche i due poli di un confine sfumato che, se letto attentamente, fa implodere la finzione di due stati e due popoli, riconducendo la riflessione all’interno di una serie di continuità che caratterizzano tanto il non-stato di Palestina quanto lo stato di Israele, uno stato in cui il criterio dell’appartenenza etno-nazionale invalida il principio della cittadinanza e riproduce dinamiche di inclusione-esclusione differenziali: «Quel che avviene nei territori occupati è l’estensione di quanto accade all’interno dello stesso Israele, e lo stesso gioco di dentro-fuori che caratterizza la vita in Cisgiordania, caratterizza anche quella all’interno di Israele». Di qui la presa di posizione di Makdisi, estremamente argomentata, a favore di uno stato unico di Israele-Palestina come strada percorribile per la cancellazione della linea che separa dentro e fuori.
note: Palestina borderline. Storie di un’occupazione quotidiana Saree Makdisi Edizioni Isbn, 2009, 29 euro
*Il regista Nicola Perigini è regista autore, assieme a Marco Dinoi, del filamto “Appunti per un lessico palestinese”


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