Israele in Europa

Berlusconi porta in visita mezzo governo e fa uno spot per lo Stato ebraico nell’Ue

di Michele Giorgio

Rapporti più stretti tra Roma e Tel Aviv: il premier li suggella con la prima riunione congiunta tra i due governi. Come risponderà l’Italia alla richiesta di appoggiare ulteriori sanzioni all’Iran? Per gli israeliani dirà di sì, come la Merkel, ma gli imprenditori nostrani non vogliono perdere il mercato di Tehran


Silvio Berlusconi ha «un sogno»: che Israele entri nell’Unione europea. E ieri l’ha detto immediatamente al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, appena arrivato in Israele con sette ministri del suo governo per il vertice tra Italia e Stato ebraico che si concluderà domani. «Abbiamo l’orgoglio di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea» ha spiegato il presidente del Consiglio certo di fare colpo su Netanyahu che, prontamente, ha ricambiato proclamando che Berlusconi è un «leader coraggioso, grande combattente delle libertà e fautore della pace». Un scambio di cortesie che si scontra con un dato di fatto: Israele non ha mai chiesto di entrare nell’Unione europea e non sembra avere alcuna intenzione di farlo. Lo ha ricordato a Berlusconi, attraverso un portavoce, l’Alto rappresentante della politica estera della, Ue Catherine Ashton, aggiungendo che le relazioni tra Israele e l’Ue per ora «non cambiano».
Israele resta uno dei partner della politica europea di vicinato (Pev) che si applica ai paesi confinanti con l’Ue, per mare o per terra. Quello che in realtà cerca Tel Aviv, e che Berlusconi e il suo governo cercheranno di ottenere in sede europea, è elevare le relazioni con l’Ue a livello di un partenariato rafforzato dopo che il miglioramento delle relazioni resta sospeso a causa della mancata soluzione del conflitto con i palestinesi, in particolare della politica di colonie ebraiche in Cisgiordania, illegali per le risoluzioni internazionali. Il «sogno» di Berlusconi quindi potrebbe essere meno ambizioso dei proclami fatti ieri a Gerusalemme. Dall’Italia, o meglio dal suo governo di centrodestra, Netanyahu vuole anche risposte rispetto alle posizioni che il nostro paese assumerà nei confronti dell’Iran e del suo programma di produzione di energia nucleare ora che gli Stati Uniti, pressati proprio da Israele, spingono sui membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per varare nuove dure sanzioni contro Tehran.
I media israeliani, specie quelli di destra come Arutz 7, ieri sottolineavano che Berlusconi parla tanto ma poi l’Italia rimane il principale partner commerciale europeo dell’Iran. Avi Pazner, ambasciatore in Italia negli anni ‘90 e portavoce di vari governi israeliani, si è detto convinto, in interviste concesse a giornali italiani, del sostegno italiano per una politica di sanzioni più dure verso Teheran. Il giorno dopo la visita in Germania di Netanyhau, la Cancelliera Angela Merkel ha tagliato le attività Siemens in Iran e quindi, prevede Pazner, succederà qualcosa del genere con l’Italia. Invece per Berlusconi, che in Israele è arrivato con un bel po’ di imprenditori, non sarà affatto facile seguire le orme della Merkel, con una economia italiana che stenta a ripartire e decisamente più debole di quella tedesca.
L’immagine reale di Berlusconi in Israele non è la stessa che emerge dalle dichiarazioni ufficiali di stima ed amicizia, peraltro scontate di fronte ad un leader che approva tutte le cosiddette «politiche di sicurezza» di Israele e che si è schierato con Tel Aviv al momento del voto in sede Onu sul rapporto del giudice Goldstone – che ha indagato sull’offensiva israeliana «Piombo fuso» a Gaza – e non ha autorizzato la partecipazione italiana alla conferenza sul razzismo Durban II. I mezzi d’informazione non hanno mancato di riferire, spesso con parecchia ironia (Canale 10 ad esempio), delle prodezze del Cavaliere in politica e nella vita privata. Ad inizio mese il principale quotidiano di Tel Aviv, Yediot Ahronot, aveva scritto che Berlusconi sarebbe giunto in Israele in un momento di grande popolarità in Italia «mentre nel resto del mondo resta una personalità controversa». «Israele è un piccolo Stato circondato da nemici – aveva scritto il giornale – e diversi primi ministri hanno ammesso in passato che non può scegliersi gli amici. Ogni amico è perciò ricevuto con calore anche se la sua ultima visita (di Berlusconi) fuori dai confini dell’Italia è stata nella Bielorussia (di Lukasenko)». Come dire, sappiamo bene chi è, però è anche un tifoso accanito di Israele e lo accogliamo a braccia aperte. Il premier italiano ieri sera è stato ospite d’onore della cena di Stato organizzata da Netanyahu a Gerusalemme ma i due avranno i colloqui veri e propri oggi, giorno in cui sono previsti prima gli incontri bilaterali tra i ministri delle due parti e subito dopo una riunione congiunta dei due governi (la prima in assoluto) che simbolicamente sarà il sigillo del vertice tra Italia e Israele.
Ieri il premier italiano ha visitato il Memoriale dell’Olocausto, Yad Vashem, scrivendo sul libro con le firme degli ospiti d’onore «mai più la Shoah» e ha deposto una corona di fiori, riaccendendo la fiamma che tutti i capi di stato e di governo del mondo ravvivano accanto ad una cripta con le ceneri di vittime portate dai campi di concentramento. In precedenza aveva messo a dimora un albero nella «Foresta delle Nazioni».
Alla vigilia della sua visita, Berlusconi aveva criticato la politica di colonizzazione israeliana della Cisgiordania, definendola «errata», e sollecitato Tel Aviv a ritirarsi del Golan per fare la pace con la Siria. Ieri il ministro della difesa israeliano ha detto di essere d’accordo con lui e di considerare la trattativa con la Siria una priorità. Domani il premier italiano parlerà alla Knesset e inaugurerà una mostra di disegni di Leonardo da Vinci. Poi tappa a Betlemme, in Cisgiordania, dove incontrerà il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen e visiterà la basilica della Natività.

da Il Manifesto del Febbraio 2010


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