Parola d’ordine: stop apartheid
di Michele Giorgio
PALESTINA 40 atenei mobilitati in tutto il mondo: basta al regime che segrega gli arabi
Partecipano anche accademici israeliani, ma Tel Aviv: «antisemiti»
È scesa in campo addirittura l’Agenzia ebraica per contrastare conferenze, sit-in, attività culturali ed artistiche legate alla sesta «Israel apartheid week» (Iaw), l’iniziativa internazionale annuale, cominciata il primo marzo, che denuncia la politica israeliana verso i palestinesi – paragonandola alla segregazione razziale che i bianchi attuavano nei confronti dei neri in Sudafrica – in 40 università e 50 città del mondo oltre che nei centri arabo israeliani e, naturalmente, nei Territori occupati. Dopo i risultati ottenuti lo scorso anno dalla campagna internazionale «Bds» (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) di boicottaggio di Israele, le autorità dello Stato ebraico seguono ora con attenzione i consensi che l’Iaw sta raccogliendo tra studenti e docenti nelle università occidentali e l’attivismo che ha messo in moto in Europa, anche in Italia, in particolare a Pisa, Roma e Bologna.
Nella città toscana domani verrà lanciata un’iniziativa nazionale di accademici italiani per il diritto allo studio del popolo palestinese che, tuttavia, non invoca il boicottaggio accademico di Israele – sul quale insistono altre organizzazioni che denunciano la partecipazione di atenei e centri di ricerca israeliani a produzioni belliche e politiche di occupazione militare – ed esorta i docenti italiani ad avviare relazioni privilegiate con le università in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est.
«Il paragone tra Israele e l’apartheid sudafricano è senza alcun fondamento», ha tuonato il presidente dell’Agenzia ebraica, Natan Sharansky accusando di «antisemitismo» i promotori dell’Iaw. L’obiettivo dell’Agenzia ebraica, ha spiegato Sharansky, «è quello di impedire che i nemici possano allontanare gli ebrei da Israele». Da parte loro i giornali israeliani, ad eccezione (parziale) del liberal Haaretz, sparano sull’Iaw – descritta dal notista di Maariv Ben-Dror Yemini come un tentativo di rilanciare, in altre forme, la conferenza di Durban sul razzismo – e puntano l’indice contro i cittadini israeliani che vi prendono parte, come l’economista Shir Ever (impegnato ad Amsterdam) e il docente di antropologia Jeff Halper (a Glasgow). «I gruppi che promuovono la Iaw puntano a un solo obiettivo, il completo isolamento internazionale di Israele come Stato razzista che pratica l’apartheid. Non possiamo accettare queste iniziative e le accuse che ci vengono rivolte, specie quando a farle sono cittadini del nostro paese», ha protestato il professor Gerald Steinberg, dell’università ultraconservatrice di Bar Ilan.
Altri esponenti della destra hanno messo in rilievo la «partecipazione indiretta» all’Iaw di istituzioni internazionali, citando, ad esempio, la proiezione a Gaza del film di animazione «Fatenah» prodotto dall’Oms che racconta la storia (vera) di una giovane donna gravemente ammalata e deceduta per non aver potuto andare all’estero a curarsi a causa dell’assedio israeliano di Gaza.
A dare un forte impulso alla Iaw e altre campagne internazionali a favore dei diritti del popolo palestinese, sono state le conseguenze della devastante offensiva israeliana «Piombo fuso» contro Gaza (1.400 palestinesi uccisi, almeno 5mila i feriti e migliaia di abitazioni distrutte o danneggiate). Un’operazione militare segnata da «crimini di guerra» contro la popolazione civile di Gaza secondo la denuncia del giudice sudafricano Richard Goldstone, incaricato dal Consiglio per i Diritti Umani, contenuta in un rapporto approvato alla fine dello scorso anno dall’Onu.
Un’inchiesta che il governo e gran parte dei media israeliani hanno contestato duramente, al punto da prendere di mira anche le Ong e i centri per i diritti umani ebraici che avevano fornito la loro collaborazione alle indagini. In risposta allo sdegno delle autorità governative contro l’Iaw, ieri il poeta arabo israeliano, Salman Masalha, ha ricordato su Haaretz le pesanti discriminazioni alle quali è soggetta la minoranza araba nello Stato di Israele, sottolineando l’esistenza di comunità «soltanto per ebrei». «Questo è il solo paese democratico del mondo dove 1/5 della popolazione (gli arabi) che sulla carta gode degli stessi diritti (della maggioranza), non ha rappresentanti (dei suoi partiti) al governo», ha sottolineato Masalha.
Dal Canada, uno dei paesi dove l’Iaw è maggiormente attaccata dai filo-israeliani, il noto commentatore Thomas Walkom smentisce che i dibattiti in corso nell’ambito della «settimana» abbiamo un contenuto antisemita. «La Iaw è controversa? Sì. È sbilanciata da un lato? Sì. Ma non è antisemita, a meno che non si voglia per forza pensare che criticare Israele sia un attacco a tutti gli ebrei», ha scritto Walkom sul Toronto Star.


