GOLAN
Dal Golan occupato 700 visitano la Siria
Dopo oltre 40 anni di occupazione israeliana, quasi 700 residenti delle alture del Golan, hanno ottenuto i permessi per visitare le loro famiglie in Siria. Una visita che ha coinciso con la presenza di Mitchell in Medio Oriente.
Gerusalemme, 20 settembre 2010 – red Nena News – Centinaia di siriani che vivono nelle alture del Golan occupate da Israele, hanno iniziato giovedi scorso una visita di 5 giorni in Siria, secondo quanto riportato dalla stampa ufficiale: molti di loro sono entrati nel paese per la prima volta in oltre 40 anni. L’agenzia stampa siriana SANA ha dichiarato che gia’ nella giornata di giovedi diverse persone che vivono nel Golan occupato si sono ricongiunte con le loro famiglie. Si tratta di 697 persone in tutto, soprattutto anziani. Tra loro anche 200 donne, arrivate insieme al resto della delegazione attraverso il posto di confine (arbitrario) di Quneitra, famoso non solo perche’ punto di passaggio dei pellegrinaggi della comunita’ drusa ma anche per il celebre film “La sposa siriana” di Eran Riklis.
In un discorso ufficiale per conto del gruppo, Sheikh Sakr Abu Saleh, ha sottolineato il legame forte dei siriani sotto occupazione all’identita’ siriana e alla terra. La delegazione e’ stata ricevuta dal Ministero dell’Informazione Mohsin Bil’an a Damasco e un’altra celebrazione ufficiale si e’ tenuta a Qara (nei pressi della capitale). Una visita che coincide con la presenza dell’inviato USA in Medio Oriente, George Mitchell per la riapertura anche dei colloqui con il presidente siriano Bashar al-Assad, in vista di trovare appoggi nella regione per il sostegno ai negoziati diretti tra Israele e ANP, ripresi a inizio settembre. Mitchell ha infatti incontrato lo scorso giovedi Bashar Assad, anche se nessuno si aspettava grandi risultati dall’incontro. Le autorita’ siriane non credono che le alture del Golan verranno mai restituite.
I colloqui indiretti tra Israele e Siria ripresero nel 2008, tramite intermediari governativi turchi, ma furono sospesi dopo le dimissioni di Olmert. Il nuovo governo Netanyahu eletto a febbraio 2009 si e’ detto dall’inizio deciso a mantenere la linea dura sul Golan e da giugno 2009 il presidente siriano ha interrotto tali colloqui, mentre l’amministrazione USA tenta ora di riaprirli, dal momento che Obama ne ha fatto uno degli obiettivi della sua politica estera. Da diverse fonti ufficiali inoltre, e’ stato avanzato uno scetticismo siriano riguardo ai negoziati, perche’ escludono di fatto Gaza e la sua leadership. Sami Moubayed, un analista siriano e editor della testata in lingua inglese Forward, ha scritto di recente che “la Siria e’ da sempre chiara sul fatto che prima che qualsiasi negoziato sia intrapreso, Israele deve rimuovere l’assedio di Gaza e che qualsiasi passo debba essere preceduto dalla riconciliazione nazionale.”
Israele ha occupato il Golan nel 1967 e ha di fatto annesso l’area nel 1981, senza che vi sia mai stato alcun riconoscimento da parte della comunita’ internazionale. Il governo israeliano ha di fatto iniziato una rapida espansione (come del resto in Cisgiordania) dell’area, e attualmente sul Golan si trovano piu’ di 30 insediamenti illegali, dove risiedono oltre 20.000 coloni. Contro una popolazione di circa 20.000 siriani (rimasti della originaria populazione di circa 150.000), per lo piu’ drusi. Molti di loro hanno rifiutato la cittadinanza israeliana e rimangono quindi ‘residenti temporanei”. (Nena News)
Golan: ecologia e occupazione
Israele non pare proprio intenzionata a lasciare le Alture siriane catturate nel 1967. Investirà in quel territorio 400 milioni di dollari per un mega impianto eolico che produrrà 155 megawatts.
Gerusalemme, 23 settembre 2010, Nena News – Tutto le volte che israeliani e palestinesi riprendono le trattative, rispunta fuori anche un possibile negoziato tra Israele e Siria sul futuro delle Alture del Golan. Ma quel territorio occupato militarmente nel 1967, lo Stato ebraico non pare intenzionato a lasciarlo, se si tiene conto dei massicci investimenti che continua a destinare ai coloni ebrei insediati in quell’area. Il premier Netanyahu ha firmato ieri un decreto che autorizza la società pubblica Multimatrix a costruire nella regione più settentrionale delle Alture, un impianto eolico per la produzione di 155 megawatts di energia elettrica.
Il sito economico Globes riferisce che l’impianto sorgerà tra i villaggi drusi di Massadeh e Majdal Shams e comprenderà 70 turbine. L’investimento totale sarà di circa 400 milioni di dollari e vi parteciperà il gigante statunitense dell’energia AES Corp, evidentemente incurante delle leggi internazionali. I lavori cominceranno tra sei mesi e si concluderanno nel 2012. La Multimatrix e la AES attendono inoltre di ricevere l’autorizzazione dell’esercito israeliano per aggiungere in futuro altre turbine in modo da arrivare a produrre 200 megawatts.
Si tratta dell’impianto eolico più grande del Medio Oriente ed è arduo ipotizzare un ritiro totale di Israele dal Golan dopo l’ennesimo massiccio investimento in questo territorio occupato. Circolano voci di una nuova trattativa tra Tel Aviv e Damasco, mediata dalla Turchia oppure dagli stessi americani. Ma Netanyahu ha più volte riassicurato i coloni sulla posizione del suo governo, contraria ad una restituzione del Golan alla Siria.
La popolazione araba nelle Alture del Golan, in gran parte costretta a fuggire o espulsa nel 1967, oggi comprende solo gli abitanti di quattro villaggi drusi. Sono circa 16mila invece i coloni, molti dei quali vivono anche in kibbutz. Israele si è unilateralmente annessa questo territorio (e Gerusalemme Est) nel 1981, con una legge ad hoc approvata dalla Knesset. La Siria ripete che firmera’ un accordo di pace solo in cambio della restituzione totale delle Alture del Golan. (red) Nena News







