Riaprite quella strada!

Mobilitazioni in varie città del mondo per quello che è ormai diventato il giorno di solidarietà con i residenti palestinesi, di Shuhada Street, quella che un tempo era la via principale del commercio della città di Hebron , in Cisgiordania e che oggi è diventata una strada fantasma come tutto il centro storico

Hebron, 25 febbraio 2011, Nena News

Mobilitazioni ed eventi di solidarietà sono previsti oggi in varie città del mondo (hanno aderito Londra, Roma, Seattle, la Columbia University negli USA, e ancora due città australiane e associazioni sudafricane) per chiedere quello che gli attivisti palestinesi di Hebron dell’organizazione “Giovani contro gli Insediamenti” (Youth against Settlements), insieme ad internazionali e israeliani chiedono ogni sabato da almeno un anno: la riapertura di Shuhada Street alla popolazione palestinese e la fine dell’occupazione. Proprio poco prima dell’estate del 2010, Hebron/Al Khalil, ha aggiunto il proprio nome alla lista dei luoghi che regolarmente vedono sfilare comitati popolari per la resistenza nonviolenta: a Hebron, ogni sabato i manifestanti si radunano di fronte al checkpoint militare israeliano che segna l’inizio di via Shuhada e della città vecchia di Hebron, la zona «H2», occupata da coloni ebrei.

Shuada street negli anni novanta

Shuhada Street in passato è sempre stata una delle principali vie di commercio per la popolazione palestinese, oltre che arteria fondamentale per i residenti di Hebron/Al Khalil. Oggi, poiché Shuhada Street attraversa la colonia ebraica dentro la città Hebron, appare come una strada fantasma in cui l’accesso è negato ai residenti palestinesi, è consentito soltanto ad israeliani e turisti. Graffiti inneggianti all’odio sono stati dipinti sulle saracinesche dei negozi ormai chiusi, e i palestinesi che vivono sulla strada sono costretti ad entrare e uscire dalle proprie case attraverso le porte sul retro, o a volte anche arrampicandosi sui tetti dei vicini.

Secondo i dati rilasciati dalle organizzazioni in difesa dei diritti umani, con le progressive chiusure e restrizioni imposte a Shuhada Street e in generale a quello che un tempo costituiva il sud di Al-Khalil, più di 1000 residenti palestinesi hanno lasciato le loro abitazioni e più di 1800 negozi sono stati costretti a chiudere, cioè il 76,6% degli esercizi commerciali dell’area.

Nel 1994, in seguito al massacro di 29 musulmani in preghiera da parte di un colono israelo-americano, Baruch Goldstein, i negozi su Shuhada Street sono stati chiusi, e il traffico di automobili palestinesi è stato vietato. Nonostante un processo e l’ammissione da parte del governo israeliano che si tratta di misure illegali, 16 anni dopo la strada è ancora chiusa ai palestinesi. Shuahada street è oggi il simbolo della questione delle colonie illegali, della politica di separazione a Hebron/Al Khalil e nell’intera Cisgiordania, della mancanza di libertà di movimento, e dell’occupazione in generale.

Di seguito la testimonianza di Zleikha Muhtaseb, una donna palestinese residente a Shuhada Street.

COSA SIGNIFICA RIAPRIRE SHUHADA STREET

Molte persone potranno chiedersi perché abbiamo bisogno che Shuhada Street sia riaperta. Collegando la parte nord della città con quella a sud, costituisce una delle arterie più importanti di Hebron (Al-Khalil). Non solo: mette in comunicazione i residenti…quando Shuhada Street è stata chiusa, molte persone sono state private della loro vita sociale, dal momento che i loro familiari e amici non vogliono essere fermati ai check-point o lungo il corso del tragitto, quando decidono di far visita a chi vi abita.
In passato poi, quando ancora era possibile accedervi, si trattava di una distanza percorribile a piedi, mentre oggi occorre fare il giro intorno alla città, per raggiungere l’abitazione e la famiglia dove si vuole andare a far visita. Adesso le persone ci pensano dieci volte prima di pianificare una visita a qualche famiglia in Shuhada Street: si deve, infatti, tenere in considerazione il tempo necessario per arrivare lì, oltre che il denaro che si spenderà.
Da quando la strada è stata chiusa, molti hanno perso il lavoro, e le opportunità di guadagno ora sono molte meno che prima, per questo ci si pensa bene prima di spendere soldi.

La casa dove vivo, si trova a Shuhada Street, ma non posso usare l’ingresso principale, perché sono palestinese. I miei vicini hanno creato un’apertura nel muro, un passaggio che mi permette di non rimanere prigioniera nella mia stessa casa. Infatti, vivo a casa mia come fossi in una prigione. Per proteggermi dai “regali” dei coloni, le pietre che tirano costantemente contro casa mia, ho dovuto ricoprire i miei balconi con recinti di filo spinato. Prima che li mettessi, non potevo aprire le persiane. Ma se per sbaglio, le dimenticassi aperte, riceverei immediatamente i “regali” dei coloni. Le pietre continuano a essere lanciate, ma non mi colpiscono come prima, e le ho usate per decorare il mio giardino e scrivere la parola “pace” in arabo.
E’ davvero difficile vivere dove vivo, tutto è chiuso, prima andavo a fare la spesa vicino, ma ora se devo comprare qualcosa, devo camminare molto e portarmi a piedi le buste della spesa, dato che non posso usare la macchina. Una volta ho avuto dei forti dolori renali, e nemmeno l’ambulanza è potuta arrivare davanti alla porta di casa mia, per portarmi all’ospedale. Mio fratello vive a due minuti a piedi da Shuhada, ma impiego venti minuto per raggiungere casa sua.

L’esercito e la polizia israeliana ci dicono che la loro presenza è per proteggere sia i palestinesi che gli israeliani, ma nella realtà dei fatti, sono entrati a casa mia, per perquisirla, tre volte in una settimana, dopo la segnalazione di un soldato secondo cui alcuni ragazzini avrebbero tirato pietre sulla strada dalle finestre di casa mia; nonostante io viva da sola con mia madre e non abbia figli. Molte volte i bambini e gli adolescenti, figli dei coloni, hanno tirato pietre contro casa mia, ho presentato degli esposti ai soldati e alla polizia, eppure non hanno fatto nulla per fermali.
Riaprire Shuhada Street è necessario per la pace e per l’umanità.

Zleikha Muhtaseb
Shuhada Street

nena news

Hebron – Duri scontri tra palestinesi e polizia israeliana

E’ di almeno nove feriti il bilancio dei violenti scontri di oggi fra le forze di sicurezza israeliane ed un migliaio di manifestanti a Hebron in Cisgiordania che erano scesi in strada in occasione del 17esimo anniversario del massacro di fedeli musulmani compiuto da un colono israeliano nei pressi della Tomba dei Patriarchi. Secondo fonti palestinesi e militari, fra i feriti si contano quattro manifestanti e cinque guardie di frontiera israeliane.

I manifestanti palestinesi, raggiunti da dei pacifisti di vari Paesi e israeliani, denunciavano la chiusura permanente da parte dell’esercito israeliano della Via Chouhada (via dei Martiri), una delle arterie commerciali di Hebron, su richiesta dei coloni che vivono nella parte della città sotto controllo israeliano. Secondo un portavoce dell’esercito, le forze di sicurezza sono intervenute per disperdere una manifestazione “violenta e illegale” che tentava di avvicinarsi alla colonia israeliana. Il 25 febbraio 1994, un colono ebraico, Baruch Goldstein uccise 29 fedeli musulmani nei pressi della Tomba dei Patriarchi.
da Forumpalestina del 25 febbraio 2011

VIDEO E FOTO:NELLA PALESTINESE AL KHALIL, PER RIAPRIRE SHUHADA STREET – da Nena News del 28 febbraio 2011

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