FRANCIA: Si, il boicottaggio di Israele è legale, 17 settembre 2011
Il tribunale della Pretura 17 del Palazzo di Giustizia di Parigi, specializzata in materia di diritti di stampa, diffamazione di personaggi pubblici e libertà di espressione, ha fornito una sentenza molto importante e chiara sul diritto dei cittadini e consumatori che chiedono il boicottaggio di Israele e dei suoi prodotti. Questo riguarda tutti noi. Di seguito i motivi della sentenza. Si prega di darne ampia diffusione.
Questa sentenza, le cui ragioni sono precise e fortemente supportate, è oggetto di un commento molto interessante dell’ultimo numero della ‘Gazette du Palais’ (settembre 2011 n. 244, p. 15), dal titolo “LIBERTA’ PUBBLICHE: L’invito al boicottaggio dei prodotti di uno Stato da un cittadino non è vietato dalla legge francese” e firmato da un magistrato, Ghislain Poissonnier.
Tali motivi devono essere conosciuti e letti con attenzione poiché la campagna BDS si sta sviluppando in tutto il mondo, mentre i procedimenti legali contro di essa prenderanno piede in Francia, a cominciare da quelle del 20 ottobre 2011 a Bobigny, a causa della particolare obbedienza del governo Sarkozy a Israele.
IL MOTIVO PER CUI I CITTADINI HANNO IL DIRITTO DI CHIEDERE IL BOICOTTAGGIO DI ISRAELE
I giudici che ci hanno ascoltato il 17 giugno 2011, hanno assolto Olivia Zémor l’8 luglio. Olivia era stata accusata di discriminazione contro la nazione israeliana e incitamento all’odio razziale da parte del governo e da quattro associazioni della lobby israeliana in Francia. I giudici hanno sottolineato che:
“Dal momento che la richiesta di un boicottaggio dei prodotti israeliani è formulata da un cittadino per motivi politici ed è parte di un dibattito politico in materia di conflitto israelo-palestinese – un dibattito inerente una questione di interesse generale con rilevanza internazionale, il reato di provocazione alla discriminazione, basata sul fatto di appartenere ad una Nazione, non è costituito.”
Quando è stata emessa la sentenza l’8 luglio, il giudice ha spiegato che l’articolo di legge citato dai ricorrenti (art. 24, comma 8, della legge del 1881) è stato pensato per “combattere ogni forma di razzismo” e non può essere citato in modo da vietare un invito al boicottaggio, “suggerendo una certa forma di obiezione di coscienza che ognuno di noi è libero di esprimere o non esprimere” e “lanciato da organizzazioni non governative senza prerogative”.
Basandosi sulle decisioni della Corte di Cassazione e della Corte Europea per i Diritti Umani, il tribunale ha sottolineato che:
“La critica di uno Stato o le sue politiche non può essere considerata, in linea di principio, senza violare i diritti o la dignità dei suoi cittadini e senza incidere profondamente nella libertà di espressione in un mondo ormai globalizzato di cui la società civile è diventata uno dei principali attori; poiché il ‘reato contro uno Stato Estero ‘ non è contemplato nell’ambito del diritto sostanziale o del diritto internazionale comune, ciò sarebbe pertanto contrario agli standard comunemente accettati della libertà di esprimere opinioni “.
Utilizzando gli esempi sviluppati dagli avvocati della difesa, Antoine Comte, Dominique Cochain e Henri Choukroun, il tribunale ha aggiunto che “altre richieste di boicottaggio, da certi settori della società civile, di questo o quell’altro prodotto proveniente da un Paese o da una società, sono numerose e non sono mai state incriminate come abusi della libertà di espressione “.
Qui il giudice elenca numerose richieste di boicottaggio passate e recenti di prodotti, di turismo in alcuni paesi, dei giochi olimpici in altri, tra i quali il boicottaggio dell’Anno del Messico nel 2011 in Francia e il boicottaggio dei prodotti birmani da parte di Carrefour.
Insiste anche sul fatto che non possiamo mai essere accusati, di “provocazione alla discriminazione, alla violenza o all’odio nei confronti di un gruppo di persone perché appartengono alla nazione israeliana, poiché alcuni settori israeliani sostengono la campagna BDS”. (Il giudice fa esplicito riferimento alla dichiarazione della Coalizione delle donne israeliane per la pace, agli israeliani che chiedono agli artisti internazionali di non venire ad esibirsi in Israele e al supporto dato da numerose personalità da Desmond Tutu a ministri francesi, parlamentari o intellettuali, che non possiamo sospettare di alcuna forma di razzismo.)
Esaminando i punti di vista opposti presentati dalle parti in causa il tribunale ha osservato che: “Il confronto dei punti di vista ci fa ipotizzare che, molto verosimilmente, la richiesta pacifica e sfrenata di boicottaggio dei prodotti israeliani sia parte integrante del dibattito generato in tutto il mondo dalle preoccupazioni connesse al conflitto che ha imperversato per più di 60 anni”.
AZIONE BDS IRREPRENSIBILE
Per quanto riguarda la pubblicazione di quel video BDS da Olivia Zémor sul sito www.europalestine.com e il suo contenuto, il tribunale ha pertanto concluso che:
- “La pubblicazione di un video della durata di pochi minuti, durante i quali gli attivisti chiedono ai consumatori di un supermercato di non acquistare prodotti provenienti da Israele e di sostenere tale boicottaggio per motivi politici su una questione di interesse generale, con implicazioni internazionali, che ha mobilitato la comunità internazionale per anni fino ad ora invano con l’obiettivo di una soluzione pacifica: non costituisce in nessuno dei suoi elementi un reato di provocazione alla discriminazione, all’odio o alla violenza contro un gruppo di persone per motivi di appartenenza ad una nazione, in questo caso Israele “.
- Allo stesso modo, “Il linguaggio della presentazione, senza dubbio militante, è inscindibile dalla richiesta di boicottaggio, che l’imputata è libera di sostenere per esprimere le sue opinioni sul conflitto israelo-palestinese”.
Per inciso, vale la pena di notare che il tribunale della Pretura 17 a Parigi, ha dichiarato “inammissibile” uno dei querelanti, la Camera di Commercio di Israele.
I querelanti, naturalmente hanno fatto ricorso a questa sentenza e continuano a perseguire alcuni militanti per i medesimi fatti sperando che se ne occupino da qualche altra parte, giudici e pubblici ministeri più facilmente influenzabili e meno ansiosi di far rispettare la libertà di espressione.
TUTTI A BOBIGNY IL 20 OTTOBRE PROSSIMO A PARTIRE DA MEZZOGIORNO
Così, GIOVEDI 20 OTTOBRE PROSSIMO, Olivia, Maha, Mohamed e Ulrich sono tenuti a comparire davanti al tribunale di Bobigny, che ha rinviato l’udienza al 20 ottobre 2011. È fondamentale un’affluenza esemplare per l’occasione e quindi vi chiediamo di segnare questa data per venire a sostenerci intorno a mezzogiorno presso il Tribunale di Bobigny (stazione della metropolitana Pablo Picasso, Capolinea della linea 5).
Vi ricordiamo che il 17 marzo 2011, il giudice donna che ha presieduto l’udienza non aveva dimostrato molta equità tra le parti. La signora Krief aveva permesso alle guardie del corpo private di alcuni avvocati dei querelanti, dotate di auricolari all’interno dell’aula della corte, di comunicare in modo costante con l’esterno. Allo stesso tempo, si era presa la briga di criticare alcune persone sedute tranquillamente sulle panchine pubbliche, per i loro (sic) “sorrisi” o “teste che sporgevano”!
CAPJPO-EuroPalestine
Original Link: http://www.australiansforpalestine.net/51616
Traduzione TER







