I prigionieri palestinesi in sciopero della fame dal 27 settembre
CARCERI ISRAELIANE: CRESCE IL NUMERO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME
Le autorità e la stampa israeliane minimizzano. In realtà la campagna di disobbedienza civile portata avanti dai detenuti palestinesi si è estesa a molte carceri israeliane. Da oggi in sciopero anche gli ex carcerati, in segno di solidarietà.
Ramallah, 5 ottobre 2011, Nena News
Si è estesa a migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane la campagna di disobbedienza civile, incluso lo sciopero della fame, iniziata nelle prigioni di Rimon e Nafha 8 giorni fa, per chieder migliori condizioni di vita. Una campagna rafforzata dal secco niet dell’amministrazione israeliana, di soddisfare anche solo parte delle richieste dei detenuti politici, più di 5000 palestinesi, fra cui 200 minorenni, secondo l’associazione per i diritti umani B’Tselem (e inclusi 219 palestinesi in detenzione amministrativa); richieste che i prigionieri palestinesi avanzano da tempo, ma che le autorità israeliane non vogliono ascoltare: la fine della pratica dell’isolamento che Israele utilizza come “punizione collettiva”, la fine delle ispezioni umilianti, fine anche della pratica secondo la quale ai detenuti vengono legati mani e piedi durante le visite di familiari e avvocati; chiedono inoltre permessi per poter studiare. Condizioni che il governo Netanyahu si rifiuta categoricamente di concedere, come confermato dal Ministro palestinese per i prigionieri, Issa Quraqe in seguito all’incontro tenutosi lo scorso martedì tra i rappresentanti dei detenuti, il vicedirettore del carcere israeliano di Ramon e ufficiali dell’intelligence israeliana.
Il primo ministro israeliano annunciò lo scorso giugno un ulteriore inasprimento del già disumano trattamento dei detenuti palestinesi con l’obiettivo di costringere Hamas a liberare il soldato Gilad Shalit, prigioniero a Gaza dal 2006. Tra le misure adottate, figurano anche il divieto all’educazione, alla lettura e alle visite da parte dei familiari; così come restrizioni sulle possibilità ricreative dei detenuti tra cui l’uso della TV; anche membri della stessa famiglia, che si trovavano nella stessa cella, sono stati volutamente separati.
E’ di oggi la notizia, riportata dall’agenzia Ma’an News, secondo cui anche ex-detenuti hanno dato inizio oggi nella città di Nablus (nord della Cisgiordania), a uno sciopero della fame in solidarietà con i prigionieri.
Per sottolineare la campagna di disobbedienza civile, il Palestinian Central Bureau of Statistics (Ufficio Statistiche palestinesi) ha pubblicato oggi un comunicato stampa in lingua araba in cui ricorda che 750,000 palestinesi hanno trascorso un periodo nelle carceri israeliana dal’occupazione del 1967. Nena News
Sciopero della fame di chi sta fuori dal carcere in solidarietà con i palestinesi nelle carceri israeliane
di Silvia Todeschini
«Durante le “indagini” mi facevano stare voltato contro il muro con le mani legate ed una gamba alzata. Se appoggiavo la gamba mi picchiavano. Oppure mi sedevano su una sedia con la meni legate dietro e i piedi legati in maniera da farmi tenere le gambe divericate, poi mi davano calci sulla pancia e sull’inguine. Mi facevano stare tutto il giorno sotto il sole. Se avevo sete una soldatessa versava l’acqua a pochi centimetri dal mio volto in modo che cadesse per terra. Sono stato 30 giorni in isolamento in una stanza di un metro per un metro. Le “indagini” sono durate 70 giorni. Avevo 16 anni»
(Saber, Beit Hannoun)








