Tribunali militari israeliani: anche i palestinesi maggiorenni a 18 anni

Palestinesi maggiorenni a 18 anni. Dopo anni di violazioni, l’esercito israeliano ha emesso un’ordinanza che sposta l’età per poter giudicare un minore in un tribunale militare da 15 a 18 anni. La nuova legislazione sarà valida in Giudea e Samaria, ovvero in Cisgiordania.

di Emma Mancini, Alternative Information Center (AIC) del 5 ottobre 2011
Come ha spiegato un portavoce dell’IDF, da lunedì 3 ottobre i tribunali militari considereranno “minori” tutti coloro che non avranno raggiunto i 18 anni di età. Un importante vittoria per le tante organizzazioni israeliane, palestinesi e internazionali che da anni si battono per il riconoscimento di un diritto basilare dei bambini residenti in Cisgiordania. E che potrebbe segnare un significativo cambiamento nel trattamento dei minori palestinesi, vittime della precedente normativa che discriminava palesemente i palestinesi dagli israeliani: nello Stato di Israele minore è sempre stato considerato chi non ha raggiunto i 18 anni di età.

Nel 2009, una corte militare aveva stabilito che nelle regioni della Giudea e della Samaria (Cisgiordania, ndr) andava applicata una speciale regola: un minore poteva essere arrestato e indagato per un reato penale a partire dai 15 anni di età. Ciò si traduceva per il giudice militare nella possibilità di trascinare in un tribunale un bambino considerandolo come un adulto: le procedure legali previste non differivano da quelle applicate ai maggiorenni, così come il trattamento riservato nelle carceri.

La nuova normativa segna un’importante svolta nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani dei bambini: da oggi in Cisgiordania, in caso di reato penale, chi non avrà raggiunto i 18 anni di età sarà giudicato dai tribunali minorili, non dovrà pagare le spese legali, potrà essere assistito da avvocati dei servizi sociali e durante gli interrogatori potrà essere accompagnato dai genitori. Inoltre, l’IDF ha specificato che i minori di 18 anni giudicati responsabili di un qualche crimine penale saranno detenuti in carceri diverse da quelle per prigionieri adulti.

Plaudono alla normativa le associazioni per i diritti umani, da anni impegnate in battaglie per porre fine alla discriminazione tra bambini residenti in Israele e bambini residenti nei Territori Occupati, dove circa 700 minori ogni anno finiscono davanti ad una corte penale, in genere con l’accusa di aver tirato sassi.

Secondo i dati forniti dall’associazione DCI – Defence for Children International (Palestine Section), in media i bambini detenuti ogni mese nelle carceri israeliani oscillano tra i 300 e i 340, di cui una decina circa in detenzione amministrativa (senza l’accusa di aver concretamente commesso un crimine, vengono incarcerati per “ragioni di sicurezza” perché potenzialmente pericolosi). Per circa il 70% dei bambini, la detenzione dura dai 6 mesi ad un anno, il 14,6% resta invece dietro le sbarre per oltre tre anni (dati DCI 2008).

“Accogliamo positivamente la nuova normativa – ha detto al quotidiano israeliano Ha’aretz Naama Baumgarten-Sharon, ricercatore dell’organizzazione israeliana B’Tselem – ma la situazione resta problematica perché la legge militare non protegge ancora in maniera appropriata i minori. Non esistono ancora procedure speciali per l’arresto di bambini”. L’esercito israeliano è infatti solito procedere agli arresti di minori durante la notte, strappandoli dai loro letti, senza informarne prima la famiglia e impedendo ai genitori di accompagnare il figlio in carcere.

“La modifica riguardante la possibilità per il minore di incontrare un avvocato prima dell’interrogatorio non è abbastanza perché non è possibile accertare se il minore parlerà effettivamente con un legale prima di rispondere alle domande della polizia – ha continuato Baumgarten-Sharon – Il bambino dovrebbe avere il contatto di un avvocato con sé e non so davvero quanti minori girino con il numero di un legale nelle tasche”.

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