Visitate la Palestina

Paula Rosine Long*

Electronic Intifada, 5 febbraio 2011

Un dettaglio di un annuncio pubblicitario del Ministero del Turismo Palestinese

In questo periodo di vacanze, un annuncio del Ministero del Turismo Palestinese è stato attaccato per “aver ignorato” l’esistenza di Israele. Le accuse di false dichiarazioni geografica si basano sulle seguenti righe:

“Dalle famose città di Gerusalemme, Betlemme, Hebron, Jerico, Nablus e Gaza, i Palestinesi vi accolgono per visitare questa Terra Santa…La Palestina si estende tra la Costa del Mediterraneo e il Fiume Giordano, al crocevia tra Africa e Medio Oriente.”

L’annuncio, che è apparso sulla rivista National Geographic’s Traveller, ha provocato più di sessanta denunce depositate presso l’Advertising Standards Authority (ASA) del Regno Unito ed è ora sotto inchiesta. Come ha riportato il giornale britannico Guardian, l’avvocato londinese David Lewis ha scritto una lettera all’ASA lamentandosi che “ciò implica che la ‘Palestina’ ha una costa mediterranea, ma se questo è vero per quanto riguarda Gaza, quel territorio non è de facto nella giurisdizione dell’Autorità Palestinese. Più seriamente implica che la Palestina occupa l’intero blocco del territorio tra il Mediterraneo e il Giordano, ignorando l’esistenza di Israele”. Altri commentatori hanno obiettato in merito all’inclusione di Gerusalemme come città palestinese. (“Palestinian holiday ad ’ignored existence of israel’“, 10 gennaio 2011).

Lo scorso anno, due annunci del turismo di Israele sono stati banditi dall’ASA per aver incluso riferimenti dei Territori contesi, come la Cupola della Roccia. Ma se gli stessi standard sono applicati alla Palestina – se alla Palestina è proibito includere territori “contesi” – allora alla Palestina rimane poco o nulla da pubblicizzare. Perfino la parte di Palestina che potrebbe essere considerata “sotto controllo palestinese” è de facto sotto controllo di Israele a causa dell’occupazione, degli insediamenti, e del muro di Israele in West Bank. Secondo quanto riportato nell’Apartheid israeliana di Ben White, nel 2000 solo il 17% della Cisgriordania era sotto “pieno controllo palestinese”, e l’incremento della costruzione degli insediamenti durante l’ultimo decennio comporta che sempre meno terra è sotto controllo palestinese oggi. Addirittura l’idea di “pieno controllo palestinese” è un inganno in quanto i Palestinesi non hanno il controllo dello spazio aereo o dell’anagrafe e neppure possono attraversare a loro discrezione i confini all’interno dei Territori Occupati.

Secondo la definizione di Lewis, in cui solamente le aree “sotto il pieno controllo palestinese” possono essere considerate Palestina, non c’è nessun terreno Palestinese che il Ministero del Turismo possa pubblicizzare. Questo fa degli attuali simboli dello Stato Palestinese, come il Ministero del Turismo, una mistificazione. “Concedere” delle organizzazioni culturali al Popolo Palestinese a dimostrazione di concedere loro qualche grado di propria autorità è un atto vuoto quando gli è negato il loro territorio dal quale agire come autorità culturale e politica. Negare l’intera West Bank e Gaza al Ministero del Turismo Palestinese è negarle all’Autorità Palestinese, o ad ogni altra istituzione-governo–fantoccio concessa ai Palestinesi. Se l’ Autorità Palestinese non controlla i territori occupati – ed è così in questo caso – come ci si può aspettare che governi il Popolo Palestinese, o che negozi con Israele su pari condizioni?

La differenza è particolarmente stridente se si considera che il sito del turismo del Governo di Israele (www.goisrael.com) non menziona una sezione “la Palestina sotto lo Stato di Israele” e neppure una sezione “i Musulmani in Israele”. Quando fornisce un tour virtuale si apre una mappa in cui la West Bank e la Striscia di Gaza sono in una sfumatura leggermente diversa, ma sembrano essere parte di Israele e le città di Hebron, Betlemme e Nablus sono evidenziate a grandi lettere. Non c’è nulla a indicare che la West Bank occupata e la Striscia di Gaza o queste città particolari non appartengono ad Israele. La mappa non comprende i nomi delle città nei territori di confine, enfatizzando l’illusione che Hebron, e le altre siano parte di Israele. I confini di Israele non curvano dentro la West Bank e Gaza, neppure seguono la linea del muro che taglia in profondità nella West Bank, ma inglobano completamente i Territori Occupati.

Questa mappa, purtroppo, per i Palestinesi non è per nulla una distorsione quanto un’accurata rappresentazione della realtà in cui Israele è de facto – se non de jure – padrone di tutta la terra, controllata attraverso l’occupazione militare, l’ineguale accesso alle risorse naturali, la negazione di licenze edilizie e limitazioni agli spostamenti dei Palestinesi attraverso checkpoint e blocchi stradali.

La mappa è appropriata dato che i Palestinesi sono costantemente richiamati a riconoscere Israele quale condizione aprioristica ad ogni negoziato, dagli Israeliani non si pretende, prima dei negoziati, che riconoscano la Palestina. La pubblicità palestinese è stata biasimata per per il suo “negazionismo” dal Consiglio dei Deputati degli Ebrei Britannici poiché non menzionava Israele, ma l’etichetta “negazionista” dovrebbe essere applicata al Ministero del Turismo di Israele (per non parlare della serie della BBC Top Gear per l’episodio in cui i protagonisti hanno guidato verso la città palestinese di Betlemme senza dire “Palestina” o “Palestinesi” neppure una volta).

Forse un pezzo più accurato avrebbe potuto passare come segue: “La Palestina si estende dalla Striscia di Gaza sul Mar Mediterraneo alla West Bank sul Fiume Giordano, con lo Stato di Israele in mezzo. Tuttavia un muro, che è illegale secondo il Diritto Internazionale, taglia fuori larga parte della West Bank e molto del territorio che oggi è chiamato Palestina è attualmente sotto la legge militare di Israele. Vi invitiamo a Gerusalemme Est che viene annessa illegalmente da Israele. Vi invitiamo a Hebron, Betlemme e Nablus, ma, per piacere, provate a viaggiare tra queste città della West Bank soltanto se non siete di origine palestinese (e preferibilmente non di etnia araba) come tali potreste essere trattenuti per ore ai checkpoint o potrebbe esservi negato l’ingresso. Dobbiamo anche puntualizzare, se vogliamo rappresentare onestamente la Palestina, che gran parte della West Bank è presa in consegna con insediamenti israeliani, anche questi considerati illegali dal Diritto Internazionale. Siete anche invitati – sempre che non siate un palestinese – a vedere i siti turistici del vicino Israele che sono stati etnicamente puliti durante la sua fondazione nel 1948.”

Questa formulazione è più chiara, e menziona Israele. Ci si chiede se Mr. Lewis protesterebbe.

*Paula Rosine Long è una poetessa ed attivista del Nord Carolina (USA). È attualmente studentessa dottoranda alla Cambridge University in Studi del Medio Orientali e sta scrivendo la sua tesi sul ruolo di Edward Said nella memoria collettiva Palestinese

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