Dalla casa di riposo per anziani di Adu Dis
Sabato, 31 gennaio 2004
Messaggio di Père Louis de Latrun trasmesso da Suor Marie Pascale
Cari amici, fratelli e sorelle, qualche volta si sente dire che la descrizione delle conseguenze di questo “muro” sia troppo esagerata, troppo mediatizzata.
Vi comunico ciò che ho ricevuto oggi da Padre Louis, monaco dell’Abbazia di Latrun, in Terra Santa, testimonianza che non è apparsa sui giornali, ma è un semplice messaggio fraterno, che merita di essere letto con rispetto, come ci dice Père Louis!
Fraternamente con voi tutti e tutte,
Soeur Marie Pascale
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MESSAGGIO DI PERE LOUIS DE LATRUN
Vi comunico la lettera ricevuta dalle suore di Notre Dame des Douleurs che gestiscono una casa di riposo per persone anziane ad Abu Dis (Gerusalemme). Vi preghiamo di leggerla col rispetto che merita. Grazie. Père Louis
Casa per Anziani Notre Dame des Douleurs BP 19257 91192 Jerusalem
Tel:02 628 29 89 fax: 02 628 87 68 e-mail fnddjeru@palnet.com
Gerusalemme, 15 gennaio 2004
Dall’11 gennaio 2004 nel nostro quartiere e intorno alla nostra Casa è in costruzione il nuovo muro di separazione alto 9 metri. Sostituisce un muro molto più basso che permetteva di scalarlo anche quando non c’era già più un passaggio autorizzato per chi si recava da Betania e Abu Dis a Gerusalemme. Questo primo muro, detto di sicurezza , è stato costruito nell’agosto 2002 e ha inciso profondamente, disgregandola, sulla vita della popolazione e anche sulla nostra.
Esso separa Gerusalemme dalla Cisgiordania passando lungo la nostra strada e di fronte al nostro portone d’ingresso. Migliaia di persone l’hanno scavalcato: scolari, mamme con i bambini in braccio, persone d’età avanzata…le cadute sono state numerose e a volte mortali. Due mesi fa un uomo di 65 anni ha perso conoscenza dopo aver battuto la testa cadendo all’indietro. L’ambulanza è arrivata dopo più di mezzora e al ritorno, all’incrocio di Betania, i soldati l’hanno perquisita e hanno fatto scendere la moglie del ferito, ritardandone ancor più le cure.
Ciò che accade davanti a questo muro è diventato intollerabile. La gente intorno a noi vive nella paura, paura di farsi arrestare, paura dei gas lacrimogeni, paura di venir maltrattata, cosa che succede di frequente. E’ una tensione permanente per tutta la popolazione le cui condizioni di vita sono sempre più miserabili. E’ una lotta continua per questa gente costretta a subire umiliazioni e violenze.
Ci sentiamo veramente soli e disarmati di fronte all’inerzia generale.
Ci facciamo portavoce di tutti coloro che non hanno voce, e che da due anni, ogni giorno, devono compiere un vero percorso di guerra per andare sul luogo di lavoro, per andare a scuola, etc…per non parlare di tutti i malati che muoiono per mancanza di cure.
Anche noi incontriamo molte difficoltà nel compiere la nostra missione. Alle ambulanze palestinesi non è permesso circolare in Israele e quando dobbiamo ricoverare in ospedale persone anziane della Cisgiordania tocca a noi trovare i mezzi per portarle dall’altra parte del muro evitando la barriera, in modo che le loro famiglie possano portarle in ospedale.
E lo stesso problema si presenta alle famiglie che in caso di morte di un loro congiunto devono “sbrogliarsela” per far trasportare il defunto dall’altra parte.
Già da molti mesi le persone anziane ancora autonome non possono più andare a fare la spesa perché tutti i negozi sono dall’altra parte. Quante volte hanno dovuto chiamare i negozianti davanti al muro e passare le ordinazioni di quello che volevano comprare attraverso una fessura tra due blocchi di cemento!
Gli anziani provenienti dalla Cisgiordania sono molto isolati perché le famiglie non possono più venire a trovarli.
E dopo la costruzione di questo muro abbiamo dovuto raddoppiare la sorveglianza per dare sicurezza ai nostri ricoverati anziani.
Abbiamo anche dovuto cambiare fornitori, con una spesa supplementare perché a Gerusalemme la vita è più cara.
Oggi non sappiamo veramente cosa succederà se sarà portata a termine la costruzione di questo nuovo muro, dato che la maggior parte dei nostri ricoverati sono originari della Cisgiordania, come del resto anche la maggior parte del nostro personale. Delle 18 persone che lavorano da noi, soltanto tre hanno la carta d’identità di Gerusalemme, e anche loro, nei due anni passati, hanno dovuto superare il muro e cambiare spesso il percorso per sfuggire ai controlli perché , pur avendo il lasciapassare non sempre i militari li lasciavano entrare da noi.
Questo nuovo muro alto 9 m ci costringerà:
- Ad assumere personale di Gerusalemme e quindi a licenziare la maggior parte del nostro personale attuale.
- A rinunziare ad accogliere anziani della Cisgiordania, cioè i più poveri.
Siamo inquiete. Lo sono anche migliaia di persone che oggi vivono nell’angoscia poiché si costruisce senza che vi sia alcuna protesta né resistenza perfino sul luogo stesso della costruzione.
Non siamo state avvertite e la nostra Casa è più isolata che mai a causa della condizione della strada. Il quartiere è diventato zona militare, così ogni giorno siamo costrette ad andare a recuperare il nostro personale in posti diversi.
Anche l’approvvigionamento è diventato estremamente complicato e noi consumiamo il tempo a gestire gli imprevisti, nella speranza di non dover ospedalizzare delle persone anziane tanto è difficoltoso l’accesso alla Casa anche a causa della pioggia.
Questa settimana nel nostro quartiere che è diventato terra di desolazione e umiliazione ci sono stati molti giornalisti e fotografi.
Speriamo che tutte le interviste fatte da differenti giornali, catene radio e televisioni in posti diversi allertino l’opinione pubblica e risveglino anche la coscienza dei politici.
Confidiamo anche che a vostra volta vi facciate nostri portavoce affinché questo muro della vergogna venga distrutto, e che preghiate perché possa riprendere il dialogo tra i responsabili dei due popoli. Contiamo sulla vostra azione e vi ringraziamo in anticipo per voler diffondere queste informazioni.
Suor Marie Dominique Croyal
Direttrice della Casa Notre Dame des Douleurs

