E Israele va. Muro e colonie
Placet USA, silenzio UE-ONU. Sharon accelera i lavori per la barriera e per le case dei coloni
MICHELE GIORGIO – GERUSALEMME
L’Autorità Nazionale Palestinese chiede aiuto, lancia un grido disperato, di fronte alla costruzione del muro in Cisgiordania da parte di Israele e la colonizzazione dei Territori occupati che prosegue senza sosta. Fermate la costruzione del muro perché quella barriera significa “un colpo definitivo” ad ogni speranza di pace nella regione. È questo il senso dell’appello inviato dall’ANP ieri al Quartetto (Usa, Russia, UE e ONU) e alla comunità internazionale affinché scendano in campo direttamente contro la decisione presa due giorni fa dal governo israeliano di estendere fino alla colonia di Ariel la costruzione del “muro dell’apartheid”.
“Questa barriera non intende separare, é solo una barriera in mezzo ai palestinesi, il cui obiettivo é quello di distruggere la visione di una coesistenza possibile tra due Stati vicini”, ha protestato il negoziatore capo palestinese, Saeb Erekat. Continuare a costruire il muro, ha aggiunto Erikat, significa “demolire il processo di pace”. Da parte sua il presidente palestinese Yasser Arafat ha denunciato quello che ha definito il “un muro di razzismo che distrugge la pace”. “La decisione israeliana prolunga il muro di razzismo che ha usurpato più del 60% delle nostre terre finora”, ha detto Arafat dopo un incontro con il rappresentante russo nei Territori occupati, Serghei Peskov. “Ciò distrugge e sabota il processo di pace”, ha aggiunto.
Ma la comunità internazionale resta in silenzio mentre il Quartetto é dominato dagli Stati Uniti che hanno scelto di non criticare pubblicamente Israele per la costruzione del muro e rimangono ambigui sulla possibilità di tagliare dai crediti americani destinati a Israele fondi pari a quelli investiti da Sharon per finanziare la barriera. E di fronte al silenzio internazionale, il governo israeliano si sente libero di lanciare nuove offensive.
Il ministro dell’edilizia ha prontamente indetto ieri una gara d’appalto pubblica per la costruzione di oltre cinquecento nuovi alloggi all’interno di tre colonie ebraiche in Cisgiordania. Di questi alloggi, 530 saranno costruiti nella colonia di Beitar Elit vicino Betlemme, 11 nell’insediamento di Maale Adumim a est di Gerusalemme, 24 ad Ariel, la colonia vicino Nablus dove passerà una sezione del muro. Il movimento pacifista israeliano Peace now ha denunciato l’annuncio fatto dal ministero dell’edilizia, sottolineando che con questi nuovi alloggi Israele ha indetto dall’inizio dell’anno gare d’appalto per complessivi 1.300 abitazioni che potranno accogliere non meno di 5mila nuovi coloni. Peace now accusa il governo Sharon di “fare da maestro di bottega ai coloni”, mentre, oltre ai palestinesi sarà anche la comunità israeliana nel suo insieme che dovrà pagare il prezzo, economico e politico dell’intensificazione della colonizzazione.
L’analisi della politica di annessione e colonizzazione portata avanti da Sharon e dal ministro della difesa Shaul Mofaz, deve tuttavia andare oltre la semplice somma dei “costi” economici e politici. Il premier israeliano ha realizzato nel giro di poco più di due anni al potere, una buona parte dei progetti che illustrava da anni: ha annullato gli accordi di Oslo, sta procedendo alla annessione di ampie porzioni della Cisgiordania e prosegue la colonizzazione del resto dei Territori Occupati.
Con il tracciato del nuovo troncone di muro, approvato due giorni fa, Sharon é riuscito, in anticipo su qualsiasi negoziato con i palestinesi, ad includere l’80% dei coloni israeliani in Cisgiordania (circa 220.000 persone, altri 200.000 coloni vivono a Gerusalemme Est) all’interno di Territori Occupati che Israele intende annettersi.
Di fronte a ciò gli Stati Uniti fanno un passo indietro e dicono “prego, fate pure”. Il quotidiano israeliano Maariv, ieri ha riferito che gli USA intendono “ridurre il loro coinvolgimento” nel negoziato in Medio Oriente e che pertanto il piano di pace noto come Roadmap verrà “messo nel congelatore”. Il loro obiettivo, ha proseguito Maariv, è quello di limitarsi a seguire a distanza il conflitto “a bassa intensità” che esiste al momento tra le parti, almeno fin dopo le elezioni presidenziali USA del novembre 2004.
Una gabbia per i palestinesi
Alla fine il muro sarà lungo 800-900 km, creando una situazione irreversibile
Il 31 luglio il ministero della difesa israeliano ha comunicato che il primo tratto del cosiddetto “muro di separazione” con la Cisgiordania – 123 km da Salem (Jenin) fino a Qalqilya – é stato completato dopo 13 mesi di lavori.
È in avanzata fase di realizzazione inoltre il progetto “Avvolgere Gerusalemme”, 40 km di muro intorno al settore orientale della città (occupata da Israele nel 1967) che metteranno sotto il pieno controllo israeliano alcuni importanti villaggi arabi, tra cui Abu Dis.
Due giorni fa il governo Sharon ha approvato il prolungamento del muro, da Betlemme fino ad Arad (Negev) che raddoppia la lunghezza della barriera. Soprattutto ha deciso che il muro sorgerà anche intorno (45 km) agli insediamenti ebraici di Ariel, Qedumim, Karnei Shomron e Immanuel – a ridosso della città palestinese di Nablus – ossia 22 km all’interno della Cisgiordania che il quel punto é larga appena 53 km.
Non é stato ancora deciso ufficialmente ma il governo israeliano é orientato costruire un muro anche nella valle del Giordano, lungo il confine con la Giordania.
In questo modo i Territori Occupati palestinesi (Gaza é circondata già da alcuni anni da una recinzione elettronica), saranno chiusi in una vera e propria gabbia.
Secondo il quotidiano israeliano Maariv, se fosse realizzata anche la barriera nella valle del Giordano, il muro si allungherebbe di altre centinaia di km per un totale di 800/900 km. Il costo della struttura varia da uno a due milioni di euro al chilometro. Si tratta di uno dei progetti più imponenti mai avviati da Israele.
La barriera alterna tratti di reticolati con muri di cemento alti fino a 5-8 metri, con telecamere e avanzati sistemi di allarme elettronico che avrebbero lo scopo di impedire infiltrazioni di palestinesi. Lungo il muro é prevista una complicata serie di varchi e di postazioni difensive e una strada per i veicoli militari, che dovrà servire anche alle postazioni di guardia, una ogni 300 metri. I tratti in muratura invece avrebbero il fine di impedire il fuoco di armi leggere dal territorio cisgiordano.
In realtà il percorso che segue il muro non é di sicurezza ma politico perché include le porzioni di Cisgiordania che Israele ha sempre detto di volersi annettere nel quadro di un accordo con i palestinesi. Il muro é una mossa unilaterale volta a creare una situazione di fatto irreversibile.
Secondo l’organizzazione per i diritti umani israeliana Betselem, la realizzazione della sola prima fase delle quattro previste avrà un impatto su oltre 210.000 palestinesi, alcuni dei quali si troveranno a vivere in `zona cuscinetto’ controllata da Israele. 15 centri abitati palestinesi subiranno danni molti gravi, non solo economici. Almeno altri 33 si troveranno in grande difficoltà.

