I palestinesi pianificano una “giornata della rabbia” dopo il veto USA a una risoluzione di condanna degli insediamenti israeliani
di Harriet Sherwood *
La decisione degli Stati Uniti di usare il veto per bloccare una risoluzione ONU di condanna degli insediamenti israeliani ha suscitato una reazione furiosa fra i palestinesi – scrive la giornalista britannica Harriet Sherwood
I Palestinesi stanno organizzando una “giornata della rabbia” per venerdì, in risposta al veto statunitense su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che avrebbe condannato gli insediamenti israeliani.
La decisione degli Stati Uniti di usare il veto ha suscitato una reazione furiosa nella West Bank e a Gaza.
Questo fine settimana ci sono state proteste anti-americane nelle città di Betlemme, Tulkarem e Jenin della West Bank in seguito al voto di 14 a 1, con il quale gli Stati Uniti si sono opposti da soli a tutto il Consiglio di Sicurezza, incluse la Gran Bretagna, la Germania e la Francia. Gli USA hanno fra l’altro votato contro la loro stessa politica.
A Gaza, Hamas ha detto che la posizione degli Stati Uniti è oltraggiosa e ha incalzato affermando che Washington è “completamente dalla parte” di Israele.
Ibrahim Sarsour, un membro arabo-israeliano della Knesset, ha affermato che è giunto il momento di dire a Barack Obama di “andare al diavolo”.
“Non ci si può fidare di Obama”, ha scritto in una lettera aperta al presidente palestinese Mahmoud Abbas. “Sapevamo che le sue promesse erano solo bugie. E’ arrivato il momento di sputare in faccia agli Americani”.
Il ministero degli esteri egiziano ha detto che il veto degli Stati Uniti avrebbe “condotto a un ulteriore indebolimento tra gli Arabi della credibilità degli Stati Uniti come mediatori negli sforzi di pace”.
L’uso del veto, per la prima volta sotto la presidenza Obama, rafforzerà nel mondo arabo la percezione che per gli Stati Uniti la protezione del suo alleato Israele supera la volontà di trovare una giusta soluzione per i Palestinesi all’eterno conflitto.
Questa mossa probabilmente intralcerà gli sforzi statunitensi volti a convincere le parti a ritornare al tavolo dei negoziati, che si erano arenati a settembre proprio sulla questione dell’espansione degli insediamenti.
Con le proteste contro la repressione, la corruzione, il carovita e le disastrose prospettive economiche, che stanno infiammando tutto il Medio Oriente, Washington è consapevole della sfiducia nei confronti degli Stati Uniti diffusa in tutta la regione.
Il primo ministro israeliano, Binyamin Netanyhu, ha dichiarato che il suo paese ha “molto apprezzato” l’uso del veto da parte Stati Uniti.
Tuttavia, alcuni commentatori israeliani hanno avvertito che il voto è servito solo a rafforzare l’isolamento internazionale di Israele e hanno affermato che Washington si aspetterà qualcosa in cambio dal suo alleato. Essi hanno suggerito che gli Stati Uniti non saranno disposti a riutilizzare il veto in un altro caso simile.
La leader dell’opposizione, Tzipi Livni, ha detto che Israele è ora in una situazione di “collasso politico”.
“Scopriamo ora che la Germania, la Gran Bretagna e la Francia – tutti amici di Israele, che la vogliono aiutare a difendersi – hanno votato contro le posizioni di Israele, e che gli Stati Uniti stanno venendo costretti in un angolo, e si trovano, con Israele, contro tutto il mondo”, ha dichiarato.
Il voto di venerdì scorso ha fatto seguito a frenetici sforzi diplomatici per evitare che la risoluzione venisse sottoposta a votazione.
Obama aveva parlato con Abbas per più di 50 minuti giovedì, offrendogli vari incentivi, incluse eventuali dichiarazioni pubbliche, in cambio del ritiro della risoluzione.
Secondo la stampa palestinese, Obama ha anche minacciato di bloccare gli aiuti americani all’Autorità Palestinese se la risoluzione fosse stata presentata.
Anche il Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha contattato Abbas venerdì per convincerlo ad abbandonare la risoluzione.
In ogni caso, il presidente palestinese – rendendosi conto degli umori infiammabili nella regione e del contraccolpo che egli avrebbe subito qualora avesse accettato le richieste di Obama – si è rifiutato di tornare sui propri passi. Un funzionario palestinese ha dichiarato alla Reuters che “la gente sarebbe scesa in piazza e avrebbe rovesciato il presidente” se egli avesse ceduto.
Dopo il voto, l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Susan Rice, ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza che Washington “è d’accordo con gli altri membri del Consiglio, e con il resto del mondo, sulla follia e l’illegittimità della persistente attività di Israele negli insediamenti”.
Ma ha aggiunto: “Pensiamo che non sia saggio che questo Consiglio tenti di risolvere le questioni essenziali che dividono gli Israeliani ed i Palestinesi”.
Sottolineando la crescente distanza che vi è fra gli Stati Uniti e l’Europa sulla questione israelo-palestinese, la Gran Bretagna, la Francia e la Germania hanno emesso una dichiarazione congiunta affermando che la costruzione degli insediamenti va contro il diritto internazionale.
Il veto è servito a unire Hamas e Fatah nella condanna del comportamento di Washington. I leader palestinesi stanno considerando la possibilità di presentare una risoluzione di condanna degli insediamenti israeliani all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
*Harriet Sherwood è corrispondente da Gerusalemme per il Guardian
L’articolo è del 22 febbraio ed è stato tradotto e pubblicato dal sito www.medarabnews.com
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Human Rights Watch condanna Obama su colonie – Febbraio 2011
Con il veto sulla risoluzione contro gli insediamenti Obama si è unito al Likud – febbraio 2011

