Intervista a Mustafà Barghouti
La situazione in Palestina sta diventando intollerabile e quello che gli israeliani stanno facendo va oltre la soglia di accettabilità, sono andati ogni oltre limite e la situazione in cui ci troviamo è di una popolazione intera in prigione. Hanno reso ogni città e ogni villaggio delle gabbie e in più hanno messo il coprifuoco così che non si possono muovere all’interno.
Penso che gli israeliani stiano procedendo in maniera sistematica con quattro operazioni come obiettivi:
1) rioccupazione completa della Palestina e la rioccupazione completa di Gaza. Hanno già sotto controllo il 64% della Striscia di Gaza, hanno già distrutto gli accordi di Oslo e tutti gli altri accordi precedenti, non c’è più un’autorità palestinese in tutta la Cisgiordania. Quello che abbiamo è un leader in prigione, Arafat nel suo complesso, e chiunque voglia vederlo deve avere un’autorizzazione israeliana compreso i ministri palestinesi. Quindi il presidente è in prigione, tutta l’autorità in prigione, il popolo in prigione e abbiamo occupazione totale e questa è molto peggio di quella che avevamo prima di Oslo. Perché prima di Oslo non avevamo questa completa impossibilità di muoverci tra le città, non avevamo il divieto per le persone di usare i propri mezzi per potersi muovere, potevamo andare Gaza, a Gerusalemme con le nostre macchine e non avevamo i tanks nelle città, la militarizzazione non era così come è adesso. Stanno arrestando persone ovunque, hanno già arrestato più di 20 mila persone e ancora oggi sono detenute 7 mila persone e la cosa va ancora avanti.
2) l’espansione degli insediamenti, approfittando della distrazione delle persone per tutto quello che succede, per annettersi i territori, hanno già piani per occupare il 42% della West Bank (rapporto di BE’T SELEM organizzazione israeliana sui diritti umani), stanno già ridefinendo i confini e stanno minando quindi la possibilità – due stati due popoli- la possibilità di un qualsiasi accordo di pace. Sharon questo aveva in mente e questo sta facendo e per sostenere questa occupazione Israele sta creando il peggiore degli apartheid, persino persone che ci hanno visitato dal sud Africa hanno dichiarato che ciò a che abbiamo noi è peggio di quello che loro hanno vissuto. Ci sono dei dati su cui fondare ciò, la soglia di povertà in Israele è 20 dollari pro-capite al giorno quella palestinese è di 2 dollari pro-capite al giorno. Oltre il 75% della popolazione in Palestina vive sotto la soglia di povertà. la GDP pro capite per i palestinesi è 800 dollari per gli israeliani di 18mila dollari, questo è ancora peggio se si tiene conto che i prodotti che i palestinesi comprano sono allo stesso prezzo di acquisto degli israeliani. Noi possiamo utilizzare 50 metri cubi d’acqua pro-capite all’anno nella Cisgiordania, mentre gli israeliani possono usare 1450 metri cubi d’acqua procapite all’anno, quindi è una discriminazione netta ovunque. E adesso non possiamo neppure utilizzare i nostri mezzi, le nostre macchine, anche le strade sono di fatto solo per gli israeliani. In America quando vi erano le discriminazioni razziali contro i neri, questi non potevano utilizzare gli stessi autobus né entrare in alcuni negozi, noi non possiamo neppure usare le strade, ci hanno tolto qualsiasi libertà di movimento.
3) isolamento e chiusura dei centri, creando così 100 piccole prigioni in tutta la W.B., già 66 persone, donne e bambini, sono morti perché non gli è stato consentito di attraversare un check point. Donne incinte non possono raggiungere gli ospedali e persone che hanno subito arresti cardiaci non possono raggiungere gli ospedali. 500 cliniche governative non possono funzionare perché gli manca il personale medico che è impossibilitato ad arrivarci. il 73% della popolazione palestinese è priva di qualsiasi assistenza medica, il sistema scolastico è completamente paralizzato, le università sono chiuse, la gente non può andare a lavorare, il 62% delle persone sono disoccupate.
4) Israele vuole distruggere il tessuto socio-economico palestinese come se volessero smantellare questa società, farli perdere la funzionalità. Penso che Sharon e la sua cricca abbiano in mente come prossimo obiettivo il trasferimento della popolazione palestinese. Adesso stanno distruggendo la sua capacità a sopravvivere poi passeranno a distruggere la sua capacità a permanere a restare sul proprio territorio.
Quindi la situazione è molto pericolosa ed è molto pericoloso il processo che si sta mettendo in atto. Possono essere considerati crimini di guerra. Parlano di riforma del sistema palestinese, come se la riforma possa risolvere tutto. Noi abbiamo sempre voluto riformare il nostro sistema, abbiamo sempre cercato di muoverci verso la democrazia e le elezioni, ma a loro non è mai interessato, quando pensavano che Arafat sarebbe bastato, ma quando Arafat si è rifiutato di firmare alcuni accordi, di essere un collaboratore si sono improvvisamente ricordati che il sistema è corrotto e che c’è bisogno di riforme e di democrazia.
Noi abbiamo risposto che vogliamo la riforma ma con i nostri metodi, deve essere genuina e deve avvenire con un processo palestinese, vogliamo avere elezioni e per avere elezioni libere dobbiamo avere una presenza internazionale che porti via i tanks dalle strade, solo così le persone saranno libere di scegliere. Abbiamo dato vita ad una nuova iniziativa politica qualche settimana fa, il cui scopo è quello di unificare i palestinesi e mantenere il tessuto socio-economico e quindi unirsi allo sforzo che già sta facendo la società civile palestinese, di modo che il mondo sappia che non c’è solo la scelta tra autocrazia e fondamentalismo ma che esiste anche una terza via, una via civile che stiamo proponendo e che è leale alla causa nazionale palestinese e al diritto all’indipendenza della popolazione palestinese.
Non pensiamo che la Palestina possa evolvere verso una democrazia se non si risolve la questione dell’occupazione. So che adesso è tempo di vacanze in Europa ed è difficile organizzare le cose, ma la situazione qui è molto pericolosa e le persone hanno bisogno di tutto l’aiuto possibile. Abbiamo bisogno che voi lavoriate su molte cose.
Prima di tutto abbiamo bisogno di qualsiasi aiuto per consentire al popolo palestinese di sopravvivere attraverso progetti, iniziative, aiuti medici. Il peso su di noi è troppo grave e le persone sono molto povere, è quindi importante organizzare iniziative di solidarietà nei vostri paesi di origine, manifestazioni, proteste, interpellanze parlamentari. i governi europei non stanno facendo un buon lavoro, ma stanno facendo semplicemente quello che dice l’America, non si intravede una posizione indipendente europea. C’è un grosso gap tra le persone e i governi in Europa, ed è arrivato il momento, io penso, che le persone facciano pressione sul governo e penso che questo può avvenire attraverso i media, portando la realtà dei fatti alle persone e facendo pressione sui politici perché cambino le loro posizioni.
La terza cosa pensiamo che si possa fare è la pressione su Israele e pensiamo che il modo più efficace sia il boicottaggio di tutti i prodotti israeliani, il boicottaggio di tutte le attività israeliane come attività culturali, musicali, sportive ma con uno slogan molto chiaro- boicottare fino alla fine dell’occupazione.
Non pensiamo sia più sufficiente boicottare i prodotti degli insediamenti ma che sia ormai l’intero stato israeliano ad occuparci opprimendo non solo gli insediamenti. E infine ovviamente c’è il livello legale.

