Niente terre agli arabi, per legge
di Michelangelo Cocco
I parlamentari-coloni che hanno presentato la norma vogliono impedire l’intervento della Corte suprema e vanificare quello dell’avvocato dello stato. I deputati palestinesi della Knesset: un progetto abominevole
«Sarà una potente arma di propaganda per le forze che cercano di delegittimare Israele accusandolo di essere un sistema razzista di apartheid», scrive un internauta che si firma Jbb. Kol invece è convinto che «lo Stato d’Israele non è una democrazia in alcun senso», perché «troppe cose hanno l’etichetta: “solo per ebrei”». «Una legge terribile» taglia corto Avrohom. Riversati come un fiume in piena sul sito web del quotidiano, i commenti dei lettori del conservatore Jerusalem post riflettono il clamore suscitato dal progetto di legge varato mercoledì sera dal Parlamento israeliano. In prima lettura la Knesset ha detto 64 «sì», 16 «no» (una sola astensione) a una norma – proposta dalla destra assieme al Kadima del premier Ehud Olmert – che vieta ai non ebrei di acquistare terre di proprietà del Fondo nazionale ebraico (Jnf), un ente che possiede il 13% del territorio israeliano.
In questo modo i parlamentari provano ad aggirare il giudizio dell’Avvocato dello Stato, Menachem Mazuz, che in gennaio aveva annunciato che l’Amministrazione della terra israeliana (Ila), l’organismo governativo che sovrintende alla «vendita» dei terreni, avrebbe dovuto correggere la sua politica decennale di cessione di lotti ai soli ebrei, per iniziare a concederne anche agli arabi, che rappresentano circa il 20% della popolazione dello Stato ebraico. Per ogni ettaro venduto a un arabo, assicurava Mazuz, il Fondo ne avrebbe ricevuto dallo Stato un altro, come compensazione. La decisione di Mazuz era arrivata dopo che Adalah, il centro per i diritti della minoranza araba in Israele, e l’Associazione per i diritti civili in Israele (Acri) si erano rivolti all’Alta corte.
Ad iniziare i «correttivi» – secondo lo schema previsto da Mazuz – avrebbe dovuto essere proprio il Jnf, creato all’inizio del secolo scorso per volontà di Theodor Herzl e che, partito con l’acquisto di terre arabe in Palestina durante l’impero ottomano, è giunto fino a possedere il 13% della terra. Terra che secondo quanto stabilito dallo statuto del Fondo – può passare solo da ebreo a ebreo. Per effetto di questa e altre disposizioni, a kibbutzim e moshavim è consentito uno sviluppo naturale e armonioso, mentre i villaggi arabi, non potendo acquistare lotti su cui espandersi, sono sempre più affollati e somiglianti a ghetti.
I due deputati che hanno redatto la legge l’hanno difesa e, allo stesso tempo, ne hanno svelato gli obiettivi. «Per generazioni migliaia di ebrei hanno risparmiato fino all’ultimo centesimo per acquistare in Israele terra per il popolo ebraico. L’Ila deve onorare gli obiettivi del Jnf e i desideri di generazioni di ebrei» ha dichiarato Uri Ariel, parlamentare del Partito nazionale religioso e abitante nell’insediamento illegale di Kfar Adumim, nei pressi della palestinese Ramallah. Per Ze’ev Elkin, di Kadima, anch’egli un colono, di Alon Shvut, a sud di Gerusalemme, «questa proposta deve fare giustizia storica ed evitare che lo Stato d’Israele – a causa dell’intervento dell’Alta corte – violi il patto che ha stipulato col Jnf».
«Nel 2004 abbiamo presentato all’Alta corte una serie di richieste contro le politiche discriminatorie dell’Ila – racconta al manifesto da Gerusalemme Joav Loeff, portavoce dell’Associazione per i diritti civili in Israele (Acri) -. Ma non abbiamo ancora ottenuto risposta». «Se la legge, il cui percorso parlamentare è ancora lungo, entrerà in vigore – continua Loeff -, annullerà le nostre petizioni, facendole ripartire da capo».
Per quanti, in Israele, nei Territori occupati e nel resto del mondo, si battono per uno stato unico e democratico che attribuisca eguali diritti agli ebrei e ai palestinesi (che nel corso di quella che per Israele fu la «Guerra d’indipendenza» del 1948-’49 subirono la cacciata di oltre 700mila connazionali e la distruzione di circa 400 villaggi) quello del possesso esclusivo della terra è uno dei capisaldi di un sistema di che attribuisce diritti diversi alle due componenti principali della popolazione d’Israele.
«Solo un parlamento folle avrebbe potuto passare una legge razzista che legittima il grande furto di terra del 1948 e la trasforma in una proprietà per soli ebrei, nonostante i suoi proprietari originari siano ancora sulla loro terra», ha dichiarato il deputato arabo Wasil Taha, del partito Balad. Per il leader di Hadash, Mohammed Barakeh, si tratta di «una legislazione abominevole, un altro passo nella direzione di una serie di leggi razziste che vengono approvate ogni giorno nello Stato ebraico».
«Come altro chiamare, se non razzista, questa legge definita proprio da alcuni deputati della Knesset come “abominevole”, che serve solo ad istituzionalizzare la discriminazione nei confronti dei non-ebrei e legittima una democrazia su base etnica?» si chiede la vice presidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini.

