GLI ACCORDI DI GINEVRA – OTTOBRE 2003
L’Accordo di Ginevra è solo l’ultimo di una serie di “processi di pace” che, senza alcuna eccezione, si sono sempre rivelati incontri al vertice ostinatamente impegnati a parlare di pace in assenza totale di volontà di rimuovere le cause che impediscono la sua realizzazione.
Gli Accordi di Oslo del 1993 hanno rappresentato la punta più drammatica dell’imbroglio organizzato sulla pelle del popolo palestinese. Israele ha continuato indisturbata nella colonizzazione dei Territori Occupati: confiscando terre, risorse idriche e cacciando via i legittimi abitanti. La fase post-Oslo ha segnato profondamente la coscienza dei palestinesi: i vantaggi per pochi e la miseria per tutti gli altri, la repressione sempre più pesante e ancor più umiliante perché subita anche dai propri stessi rappresentanti, la speranza – sempre disattesa e rinviata – di qualche miglioramento che incontri successivi avrebbero dovuto realizzare. Questi sono tutti gli elementi di una sofferenza intollerabile, esplosi ancora una volta nella determinazione a riprendere la lotta: l’Intifada del settembre 2000.
Ora il tempo degli imbrogli è chiuso. Qualsiasi atto quotidiano di ogni palestinese, uomo, donna, ragazzo è resistenza: uscire per andare a scuola, al lavoro, a procurarsi cibo, a trovare amici o parenti sono azioni accompagnate da una tale incertezza di riuscita, da una tale probabilità di morte o di ferimento che parlare di eroismo non ha nulla di retorico.
A partire da queste premesse, denunciamo l’Accordo di Ginevra , perché ripercorre strade già fallite, perché ancor più che nei precedenti “processi di pace” fa leva su ipocrisie e falsità, forte dell’avallo delle “due parti”, che si pretendono pari. È la solita, vecchia, abusata categoria della simmetria, che pretende ci siano ragioni e torti da entrambe le parti e che siano nella stessa misura portatrici di violenze.
Affermare, sostenere questo falso storico non porterà mai la pace in Palestina.
C’è una sola parte con un esercito potentissimo e uno Stato riconosciuto: l’altra è una popolazione senza diritti, violentata dalla pulizia etnica, privata della sua terra, vittima di persecuzioni, soprusi e lutti infiniti e, non per ultimo, ghettizzata dal “Muro della Vergogna”.
Ginevra ignora a tal punto questa evidente asimmetria da chiedere l’annullamento del diritto al ritorno per i profughi palestinesi, il riconoscimento del diritto all’esistenza del sionismo e dello Stato d’Israele e una clamorosa disparità di condizioni di vita e di diritti tra Israele e il cosiddetto stato palestinese.
Per parlare di pace, per arrivare alla pace, è necessario che Israele riconosca davanti al Popolo Palestinese e al mondo intero l’ingiustizia su cui è nato il suo Stato e la smetta di definire cause della violenza del suo esercito gli atti estremi di lotta di resistenza, che non sono altro che la diretta conseguenza di più di mezzo secolo di oppressione.

