LA REALTÀ DELL’ACCORDO DI GINEVRA
DICHIARAZIONE DI A.N.S.W.E.R. COALITION
(Act Now to Stop War & End Racism)
L’accordo di Ginevra è stato firmato lunedì, 1° dicembre 2003, tra grande plauso politico e mediatico. Il documento di 50 pagine espone un piano per un presunto “accordo di pace” tra Israele e il Popolo Palestinese. Noi sottoscritti consideriamo questa iniziativa in contrasto con i prerequisiti di una pace giusta e duratura, per i seguenti motivi.
1. L’accordo tenta di annullare il diritto dei palestinesi (4 milioni circa) al ritorno, sia a livello nazionale collettivo che a livello individuale. Si rafforzano così gli attuali tentativi di ricollocare e di disperdere i profughi palestinesi per i quattro punti cardinali e si accreditano i piani intesi ad abrogare il Diritto al Ritorno, così come riconosciuto a livello internazionale. Il risultato sarebbe sradicare le basi della lotta palestinese per l’autodeterminazione: l’unità indivisibile del popolo palestinese e il suo diritto alle proprie case, alle sue proprietà, alla sua patria.
2. Fornisce una copertura arabo-palestinese alla natura esclusiva ed escludente dello “Stato ebraico”, annullando così le aspirazioni nazionali dei palestinesi che vivono all’interno dei confini del 1948. Non riconosce, insomma, il diritto di 1 milione e duecentomila palestinesi, cittadini dello Stato d’Israele, di vivere in uno Stato democratico per tutti: ebrei o palestinesi. Prepara il terreno per deportazioni di massa e pulizie etniche al fine di mantenere il carattere ebraico dello Stato d’Israele.
3. Accetta la nuova mappa di Gerusalemme fondata sui piani annessionistici israeliani e offre una legittimazione arabo-palestinese al processo coloniale che ha già alterato profondamente il carattere arabo della città. I palestinesi non potranno così esercitare nessun controllo su “Gerusalemme Est”, per non parlare di “Gerusalemme Ovest”, conquistata e pulita etnicamente nel 1948.
4. Accetta le presenza e la permanenza della maggior parte delle colonie israeliane, in particolare quelle che circondano Gerusalemme Est a sud, a nord ed a nordovest, dove vive gran parte dei coloni post-1967. Altera la geografia della Palestina per eternizzare queste conquiste coloniali.
5. Codifica un processo che trasformerebbe lo Stato Palestinese in un’entità tronca e smilitarizzata, priva di sovranità ed avvia un processo di espansione della supervisione e del controllo israeliani su una qualsiasi futura statualità palestinese.
6. Apre la strada a relazioni politico-economiche che subordinano il Popolo Palestinese a decisioni esclusivamente israeliane, separando oltre tutto strategicamente i palestinesi dalla nazione araba e sottomettendo gli interessi nazionali di tutti gli arabi alla sola potenza dell’alleanza israelo-statunitense.
7. Legittima la penetrazione militare (anche con la creazione di avamposti permanenti) ed economica israeliana all’interno del proposto Stato Palestinese.
8. Conferisce di fatto ad Israele il controllo assoluto su risorse idriche, ricchezza naturale e spazio aereo dell’area, facendo riferimento ad allegati che, come negli Accordi di Oslo, rimandano lo “status finale” alle calende greche.
9. Diluisce il sostegno internazionale alla lotta palestinese spostando le sue cause da una lotta per la liberazione, per l’autodeterminazione e per il ritorno in una lotta per diritti civili all’interno di un quadro politico predefinito.
10. Indebolisce l’unità nazionale e la determinazione del popolo palestinese, con esiti letali per l’Intifada in corso, allo stesso modo in cui Madrid e Oslo distrussero la prima Intifada un decennio fa.
11. Indebolisce l’impegno europeo a fianco del Popolo Palestinese, ma soprattutto amplia ulteriormente i limiti delle concessioni fatte dai Palestinesi, che sono già state molte nel corso degli ultimi due decenni. Questo renderà sempre più difficile il compito dei futuri negoziatori palestinesi, in modo particolare quando si dovrà affrontare di nuovo la questione dei profughi.
12. Presuppone che le vittime palestinesi di Israele siano solo dei criminali e dei terroristi e trasforma Israele (cioè quella che uscirebbe da questi accordi) in un giudice più generoso nei confronti dei palestinesi rispetto a prima.
L’Accordo di Ginevra è la naturale estensione e l’inevitabile risultato della “Road Map” e di altri simili piani. L’esito di tutto questo, qualora dovesse aver successo, sarebbe la fine della marcia palestinese verso la libertà, l’annullamento definitivo e la delegittimazione del diritto palestinese al ritorno e la subordinazione della nazione araba ad un avamposto pesantemente militarizzato, con rapporti normalizzati nella regione.
[Seguono numerose firme di molti di eminenti intellettuali, accademici, pacifisti, sostenitori dei diritti umani e civili, artisti statunitensi, tra cui numerosi di estrazione ebraica - dal sito www.internationalanswer.org - 5/12/03]

