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	<title>Palestina Libera</title>
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		<title>Atti nazisti a Gaza</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo dice un deputato inglese ebreo, Gerald Kaufman. (giornata della memoria) Facebook: http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451 Testo tradotto in italiano: Gerald Kaufman, deputato laburista. 15 gennaio 2009. Sono cresciuto come un ebreo ortodosso e un sionista. Su una mensola in cucina c&#8217;era una scatola di latta per il Fondo nazionale ebraico, dentro la quale mettevamo le monete per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Lo dice un deputato inglese ebreo, Gerald Kaufman. (giornata della memoria)</h2>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/jVuWwx7X3TA?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></center></p>
<p>Facebook: <a href="http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451" target="_blank">http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451</a><br />
Testo tradotto in italiano:<br />
Gerald Kaufman, deputato laburista. 15 gennaio 2009.</p>
<p>Sono cresciuto come un ebreo ortodosso e un sionista. Su una mensola in cucina c&#8217;era una scatola di latta per il Fondo nazionale ebraico, dentro la quale mettevamo le monete per aiutare i pionieri a costruire una presenza ebraica in Palestina.<br />
<span id="more-5599"></span><br />
Sono andato la prima volta in Israele nel 1961 e vi sono tornato innumerevoli volte. Ho avuto familiari in Israele e ho amici in Israele. Uno di essi ha combattuto nelle guerre del 1956, 1967 e 1973 ed è stato ferito in due di esse. Il distintivo che indosso viene da una decorazione sul campo a lui insignita, che mi ha regalato. Ho conosciuto la maggior parte dei primi ministri di Israele, a partire dal Primo ministro fondatore David Ben-Gurion. Golda Meir era mia amica, così come lo è stato Yigal Allon, vice primo ministro, che, da generale, conquistò il Negev per Israele nella guerra del 1948 per l&#8217;indipendenza.</p>
<p>I miei genitori vennero in Gran Bretagna come rifugiati provenienti dalla Polonia. La maggior parte dei loro familiari sono stati in seguito uccisi dai nazisti nell&#8217;olocausto. Mia nonna era a letto malata, quando i nazisti giunsero alla sua città natale, Staszow. Un soldato tedesco la uccise sparandole nel suo letto. Mia nonna non è morta per fornire la copertura ai soldati israeliani che ammazzano le nonne palestinesi a Gaza.<br />
L&#8217;attuale governo israeliano sfrutta spietatamente e cinicamente il continuo senso di colpa tra i gentili per la strage degli ebrei nell&#8217;olocausto per giustificare la sua uccisione di palestinesi.</p>
<p>L&#8217;implicazione è che la vita degli ebrei sia preziosa, ma la vita dei palestinesi non conti. Su Sky News pochi giorni fa, al portavoce dell&#8217;esercito israeliano, il Maggiore Leibovich, è stato chiesto in merito all&#8217;uccisione da parte israeliana di, in quel momento, 800 palestinesi (il totale è ora di 1000). Ha risposto all&#8217;istante che «500 di questi erano militanti».</p>
<p>Questa era la risposta di un nazista.</p>
<p>Suppongo che gli ebrei che lottavano per la loro vita nel ghetto di Varsavia avrebbero potuto essere denigrati in quanto militanti.</p>
<p>Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, afferma che il suo governo non avrà rapporti con Hamas, perché sono terroristi. Il padre di Tzipi Livni era Eitan Livni, il capo delle operazioni dell&#8217;organizzazione terroristica Irgun Zvai Leumi, che ha organizzato l&#8217;attentato esplosivo dell&#8217;Hotel King David di Gerusalemme, in cui perirono 91 vittime, di cui quattro ebrei. Israele è stato partorito dal terrorismo ebraico.<br />
Terroristi ebraici impiccarono due sergenti britannici e fecero esplodere i loro cadaveri.<br />
Irgun, insieme con la banda terrorista Stern, nel 1948 massacrò 254 palestinesi nel villaggio di Deir Yassin.<br />
Oggi, gli attuale governanti israeliani indicano che sarebbero disposti, in circostanze per loro accettabili, a negoziare con il presidente palestinese Abbas, di al-Fatah. È troppo tardi per farlo. Essi avrebbero potuto negoziare con il precedente leader di al-Fatah, Yasser Arafat, che era un mio amico. Invece, lo assediarono in un bunker a Ramallah, dove lo visitai. A causa dei fallimenti di al-Fatah, a partire dalla morte di Arafat, Hamas ha vinto le elezioni palestinesi nel 2006. Hamas è una organizzazione sgradevolissima, ma è stata democraticamente eletta, ed è quel che passa il convento.<br />
Il boicottaggio di Hamas, anche da parte del nostro governo, è stato un errore colpevole, dal quale sono derivate terribili conseguenze. Il grande ministro degli Esteri israeliano Abba Eban, con il quale ho fatto campagna per la pace da molte tribune, ha dichiarato: «Fate la pace se parlate con i vostri nemici.»Per quanti palestinesi gli israeliani possano uccidere a Gaza, non possono risolvere questo problema esistenziale con mezzi militari.<br />
Quando e qualora i combattimenti finissero, ci sarebbero ancora un milione e mezzo di palestinesi a Gaza e altri due milioni e mezzo in Cisgiordania. Essi sono trattati alla stregua di immondizia da parte degli israeliani, con centinaia di blocchi stradali e con gli orrendi abitatori degli insediamenti ebraici illegali che li molestano.</p>
<p>Verrà il momento, non molto lontano da ora, in cui supereranno la popolazione ebraica in Israele. È giunto il momento per il nostro governo di render chiaro al governo israeliano che la sua condotta e la sua politica sono inaccettabili, e di imporre un divieto totale di esportare armi a Israele.<br />
È l&#8217;ora della pace, ma la pace vera, non la soluzione attraverso il soggiogamento che è il vero obiettivo degli israeliani, ma che è impossibile per loro da raggiungere.</p>
<p>Essi non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono stupidi.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2012%2F02%2Fatti-nazisti-a-gaza%2F&amp;title=Atti%20nazisti%20a%20Gaza" id="wpa2a_2"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Valle del Giordano, sopravvivenza a rischio</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 01:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Attraverso le demolizioni, la confisca delle risorse idriche, il trasferimento forzato e lo sfruttamento della forza lavoro, Israele porta avanti la propria politica di occupazione ed annessione delle terre della Valle del Giordano.&#8221; Il caso Al-Auja su: Nena News di Marta Fortunato Monitoring Israeli Colonization Activities in Palestinian Territories]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Attraverso le demolizioni, la confisca delle risorse idriche, il trasferimento forzato e lo sfruttamento della forza lavoro, Israele porta avanti la propria politica di occupazione ed annessione delle terre della Valle del Giordano.&#8221;</p>
<p>Il caso Al-Auja su:<br />
<a href="http://nena-news.globalist.it/?p=16717" target="_blank">Nena News</a> di Marta Fortunato<br />
<a href="http://www.poica.org/editor/case_studies/view.php?recordID=4166" target="_blank">Monitoring Israeli Colonization Activities in Palestinian Territories</a></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/JMmOI6_zbMI?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2012%2F01%2Fvalle-del-giordano-sopravvivenza-a-rischio%2F&amp;title=Valle%20del%20Giordano%2C%20sopravvivenza%20a%20rischio" id="wpa2a_4"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Una donna ebrea israeliana ad Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 01:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un po&#8217; datato ma ancora attuale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; datato ma ancora attuale</p>
<p style="text-align: center;"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/EcGm-gxmxHw?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2012%2F01%2Funa-donna-ebrea-israeliana-ad-obama%2F&amp;title=Una%20donna%20ebrea%20israeliana%20ad%20Obama" id="wpa2a_6"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La Palestina nei libri scolastici israeliani</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 18:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;intervista a Nurit Peled-Elhanan Nurit Peled-Elhanan (Hebrew University of Jerusalem), autrice del libro di prossima pubblicazione: Palestine in Israeli School Books: Ideology and Propaganda in Education, descrive il modo in cui la Palestina e i palestinesi sono descritti nei testi scolastici israeliani. L&#8217;autrice prende in esame mappe, immagini, contenuti e linguaggio utilizzati nella redazione di questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Un&#8217;intervista a Nurit Peled-Elhanan</h3>
<p>Nurit Peled-Elhanan (Hebrew University of Jerusalem), autrice del libro di prossima pubblicazione: <strong>Palestine in Israeli School Books: Ideology and Propaganda in Education,</strong> descrive il modo in cui la Palestina e i palestinesi sono descritti nei testi scolastici israeliani. L&#8217;autrice prende in esame mappe, immagini, contenuti e linguaggio utilizzati nella redazione di questi testi scolastici, giungendo alla conclusione che questi ultimi sono funzionali alla marginalizzazione (ma anche, si potrebbe dire, alla deumanizzazione) dei palestinesi e alla legittimazione delle azioni militari israeliane.  <em>(Video in inglese)</em></p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/pWKPRC-_oSg" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F12%2Fla-palestina-nei-libri-scolastici-israeliani%2F&amp;title=La%20Palestina%20nei%20libri%20scolastici%20israeliani" id="wpa2a_8"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Muro della vergogna. Devastazione e resistenze</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Muro]]></category>
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		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>

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		<description><![CDATA[‘Azzoun, storia di un villaggio palestinese in via di estinzione Il villaggio di ‘Azzoun ‘Atma è la Palestina: colonie, Muro di Separazione e confisca di terreni agricoli e alberi di ulivo. Negli anni la confisca di terre per la costruzione del Muro e l’espansione degli insediamenti israeliani ha provocato un dissanguamento delle proprietà del villaggio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>‘Azzoun, storia di un villaggio palestinese in via di estinzione</h2>
<h4>Il villaggio di ‘Azzoun ‘Atma è la Palestina: colonie, Muro di Separazione e confisca di terreni agricoli e alberi di ulivo. Negli anni la confisca di terre per la costruzione del Muro e l’espansione degli insediamenti israeliani ha provocato un dissanguamento delle proprietà del villaggio.</h4>
<h5>di Emma Mancini</h5>
<p><a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3291-azzoun-storia-di-un-villaggio-palestinese-in-via-di-estinzione" target="_blank">AIC, Alternative Information Center</a> &#8211; 3 dicembre 2011<br />
A 24 chilometri a Sud di Tulkarem, in Area C, il villaggio fa parte del distretto di Qalqilya, nel Nord della Cisgiordania. Prima del 1948 e della creazione dello Stato di Israele, ‘Azzoun si estendeva su un’area pari a 24.496 dunams (1 dunam = 1 km²). Oggi il villaggio, in cui vivono circa 2.000 palestinesi, si è ridotto a 9.130 dunam.</p>
<p><span id="more-5450"></span>‘Azzoun, a soli 12 chilometri dalla città di Qalqilya, sta subendo dal 2002 la costruzione del Muro di Separazione da parte delle autorità israeliane: la barriera che corre a pochi metri dal villaggio ha già inghiottito circa 500 dunam di terre e portato alla distruzione di oltre 1.500 alberi di ulivo. E una parte delle terre agricole di ‘Azzoun sono finite al di là del Muro, annesse alle quattro colonie che sovrastano il villaggio: circa 2.000 dunam a Sud di ‘Azzoun sono ora inaccessibili ai legittimi proprietari, palestinesi residenti nel villaggio.</p>
<p>Soltanto 90 residenti hanno la possibilità di raggiungere i propri appezzamenti di terreno, al di là del Muro, come spiega in un report l’associazione palestinese Al Haq: le loro sette abitazioni, nel processo di costruzione della barriera, sono rimaste separate dal resto del villaggio dal Muro. Novanta persone che hanno la teorica possibilità di attraversare il checkpoint di Yo’af per raggiungere il villaggio. Teorica perché per poter entrare necessitano dello speciale permesso rilasciato dall’Amministrazione Civile israeliana.</p>
<p>Al Muro si aggiungono quattro colonie: Sha’arej Tivka a Nord Est e Ma’ale Shamron, Ginnot Shomeron e Karne Shomron a Sud del villaggio. Una presenza non solo pericolosa per la continua espansione degli insediamenti nelle terre di proprietà di ‘Azzoun, ma anche per gli attacchi che i coloni israeliani compiono regolarmente contro il villaggio. In particolare, a danneggiare i terreni ancora disponibili ci pensano le acque nere provenienti da Sha’arej Tivka, il cui sistema fognario termina ad ‘Azzoun. A subirne maggiormente le conseguenze, è la scuola superiore di Beit Amin: il regolare deflusso delle acque nere impedisce spesso agli studenti di tenere lezione e rappresenta un serio pericolo per la loro salute.</p>
<p>E le annessioni non si fermano. Come riportato da Al Haq, il 13 e il 14 novembre scorsi, il contadino palestinese ‘Ali Yousef, 40 anni, stava lavorando nel suo appezzamento agricolo quando ha visto arrivare 40 soldati israeliani, due bulldozer militari, sette jeep e otto operai. Il “team” ha iniziato a livellare l’area di Khalet al-Masaya, un chilometro ad Ovest del villaggio di ‘Azzoun: gli operai hanno sradicato ottanta alberi di ulivo e i bulldozer hanno livellato circa trenta dunam di terra.</p>
<p>‘Ali si è fatto avanti ed ha chiesto all’ufficiale israeliano più alto in grado la ragione di un simile scempio, la distruzione della sua terra e di quella di altri residenti del villaggio. Secondo le autorità israeliane, su quella terra appartenente al villaggio di ‘Azzoun e ad altri villaggi vicini pesa un ordine militare del 2007: a giustificare l’ennesima confisca, secondo le autorità di Tel Aviv, sono la costruzione del Muro, la protezione delle colonie intorno al villaggio e la loro espansione.</p>
<p>Una nuova espropriazione che non fa che peggiorare le già difficili condizioni di vita nel villaggio: secondo i dati forniti dal Palestinian Central Bureau of Statistic, Il tasso di disoccupazione nel 2008 era pari al 19%. E la diretta conseguenza della costruzione del Muro e dell’espansione degli insediamenti è il dissanguamento dei mezzi di sostentamento di cui godeva ‘Azzoun. La nuova confisca ha provocato la perdita di altri 500 dunam di terra: circa 40 contadini palestinesi hanno così perso le coltivazioni di ulivo e di limoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ramallah: scontri a Nabi Saleh (video)</h2>
<h4 id="post-title">Nelle immagini la nuova giornata di lotta degli abitanti del villaggio palestinese contro il Muro che Israele sta completando nella Cisgiordania occupata e intorno a Gerusalemme est.</h4>
<p>Gerusalemme, 03 dicembre 2011, <a href="http://nena-news.globalist.it/?p=15187" target="_blank">Nena News</a><br />
Ancora un venerdi’ di resistenza popolare nel villaggio palestinese di Nabi Saleh, tra Gerusalemme e Ramallah (Cisgiordania), minacciato dalla costruzione del Muro israeliano. Nena News vi propone un video girato dall’attivista Israel Puterman durante gli scontri divampati ieri in questo piccolo villaggio divenuto uno dei simboli della lotta contro la barriera. Ad un certo punto gli abitanti sono stati in grado di allontanare soldati e poliziotti che, pero’, sono tornati poco dopo inondando di gas lacrimogeni Nabi Saleh.</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/bINP2lSu2vE?rel=0" frameborder="0" width="640" height="360"></iframe></center></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F12%2Fil-muro-della-vergogna-devastazione-e-resistenze%2F&amp;title=Il%20Muro%20della%20vergogna.%20Devastazione%20e%20resistenze" id="wpa2a_10"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Mea Shearim, le tensioni della società israeliana</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/12/mea-shearim-le-tensioni-della-societa-israeliana/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno sguardo al quartiere ebreo ultra-ortodosso di Mea Shearim a Gerusalemme lascia intravedere le divisioni nella società israeliana. di Mikaela Levin da AIC, Alternative Information Center Appena dieci minuti a piedi dalla Città Vecchia e dal centro di Gerusalemme c’è un quartiere che sembra sia rimasto incontaminato dalla vita moderna. Le facciate degli edifici sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Uno sguardo al quartiere ebreo ultra-ortodosso di Mea Shearim a Gerusalemme lascia intravedere le divisioni nella società israeliana.</h4>
<h5>di Mikaela Levin</h5>
<p>da <a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/11-aic-projects/3302-mea-shearim-le-tensioni-della-societa-israeliana" target="_blank">AIC, Alternative Information Center</a></p>
<p>Appena dieci minuti a piedi dalla Città Vecchia e dal centro di Gerusalemme c’è un quartiere che sembra sia rimasto incontaminato dalla vita moderna. Le facciate degli edifici sono vecchie e sporche. Le strade sono strette come vicoli, piene di uomini e donne vestiti di nero. Appaiono tesi mentre si affrettano, ignorando chiunque sembri alieno alla comunità.</p>
<p><span id="more-5448"></span>I muri della cittadina ricordano ai turisti che non sono i benvenuti. I cartelli all’entrata del quartiere dicono: “I gruppi che passano attraverso il nostro quartiere offendono gravemente i residenti. Si prega di porvi fine”. O ancora, “Si prega di non disturbare la santità del nostro quartiere e del nostro stile di vita di ebrei profondamente devoti a Dio e alla sua Torah”. Ci sono inoltre cartelli che descrivono come dovrebbe essere il modesto abbigliamento per donne e ragazze: maglia chiusa a maniche lunghe, gonna lunga; niente pantaloni o capi attillati.</p>
<p>Mea Shearim è il quartiere ebraico più antico fuori dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme. È stato costruito nel 1874 da cento persone che riuscirono ad unire le proprie risorse per comprare un pezzo di terra in un’area non igienizzata, infestata dalla peste ed abitata solo da animali. Un architetto tedesco e due muratori — un ebreo residente a Gerusalemme e un cristiano di Betlemme — innalzarono le prime cento abitazioni. Oggi, Mea Shearim è un ghetto per ebrei ortodossi e ultra-ortodossi, nel cuore della decisamente europea Gerusalemme Ovest.</p>
<p>A Gerusalemme Ovest, i giovedì sera segnano un divertente inizio del weekend — le famiglie e le coppie escono a mangiare nei ristoranti e i giovani assaltano i bar. Ma a Mea Shearim sembra che nessuno abbia voglia di una passeggiata; le persone camminano in direzioni ben precise e pare che non abbiano molto tempo. Gli uomini non guardano le donne e tutti guardano in basso quando si avvicina loro qualcuno che non è del posto. E in una comunità omogenea come questa, non è difficile individuare i turisti.</p>
<p>Camminando lungo la strada commerciale principale si sente parlare inglese, francese, ebraico, yiddish e persino spagnolo. Alcuni degli attuali residenti sono arrivati nel corso degli ultimi anni ed altri, i più ortodossi e i membri di un piccolo gruppo anti-sionista, si rifiutano di parlare ebraico. Non riconoscono lo Stato d’Israele e, così, non riconoscono la sua lingua ufficiale. Non sono la maggioranza, ma lasciano il segno. Guardando più da vicino e ad alcuni angoli, si notano piccoli cartelli che richiamano al riconoscimento della città di Gerusalemme come capitale indivisibile della Palestina.</p>
<p>A differenza di altri quartieri di Gerusalemme e d’Israele, Mea Shearim non espone le bandiere israeliane sulle finestre o sulle porte. Il simbolo che contrassegna il quartiere è il giudaismo, non il nazionalismo. Le librerie sono completamente devote alla religione. Sono disponibili artigianato ebraico e cibo kosher. I negozi d’abbigliamento offrono una ristretta varietà, la maggior parte dei vestiti sono neri ed hanno lo stesso aspetto.</p>
<p>Molti dei residenti di Mea Shearim rifiutano la tecnologia moderna, così ricorrono alla tipografia. Su ogni palazzo, cartelli bianchi con lettere ebraiche in nero invitano gli abitanti a matrimoni ed incontri, e annunciano la morte dei membri della comunità. I cartelli avvisano i residenti sui cambiamenti nel quartiere e su altri eventi sociali.</p>
<p>Mea Shearim non è solo un luogo pittoresco. Rappresenta la crescente e visibile divisione esistente tra le comunità ebraiche ortodosse e il resto della società israeliana. Rappresenta anche le divisioni all’interno della stessa comunità ortodossa — mentre alcuni degli abitanti di Mea Shearim non sono o sono anti-sionisti, molti degli ebrei ortodossi di Israele sono nazionalisti religiosi.</p>
<p>Oggigiorno, il gruppo ortodosso è il più grande settore in crescita demografica del Paese. Hanno poco in comune con l’immagine di una nazione moderna e occidentale che Israele tenta di esportare. Poiché i gruppi ortodossi stanno diventando sempre più visibili e godono di più potere politico, chiedono dei cambiamenti al di fuori delle mura e dei confini dei loro quartieri e delle loro comunità. Il messaggio è lo stesso lasciato dal cartello a Mea Shearim: “Si prega di non disturbare il nostro stile di vita di ebrei profondamente devoti a Dio e alla Torah”.</p>
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		<title>Consigli di lettura</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 23:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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		<description><![CDATA[NON CREDO AL PARADISO Patrizia Varetto – Instar Libri – ottobre 2011 – Torino Torino e Gaza unite da storie di donne, di maternità, di guerra e dal dolore. La storia di una donna che ha perso il figlio e di un viaggio nella Palestina sotto assedio. Un viaggio che la porta a confrontarsi con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #b40404;"><strong><a href="http://www.patriziavaretto.it/Paradiso.php" target="_blank">NON CREDO AL PARADISO</a></strong></span><br />
<strong>Patrizia Varetto – Instar Libri – ottobre 2011 – Torino</strong><br />
Torino e Gaza unite da storie di donne, di maternità, di guerra e dal dolore. La storia di una donna che ha perso il figlio e di un viaggio nella Palestina sotto assedio. Un viaggio che la porta a confrontarsi con la propria storia e con la vitalità ostinata della Striscia di Gaza che la accoglie. La sconcertante bellezza della Palestina e le tremende ferite subite durante l&#8217;operazione Piombo Fuso mettono a confronto il proprio dolore e quello di un intero popolo. A distanza di tre anni dall&#8217;aggressione israeliana, &#8220;Non credo al Paradiso&#8221; con la sua trama di forti legami femminili, parla delle profondità del dolore ma anche dell&#8217;ostinazione della vita.</p>
<p><a href="www.palestinalibera.org/documenti/bibliografia-in-ordine-cronologico/" target="_blank">Altri riferimenti bibliografici</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F12%2Fconsigli-di-lettura-2%2F&amp;title=Consigli%20di%20lettura" id="wpa2a_14"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;One-State solution&#8221;: il discorso di Ali Abunimah</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 00:45:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il discorso di Ali Abunimah (giornalista di EI, Electronic Intifada) a Brussell sull&#8217;auto-determinazione e sulla soluzione Uno-Stato&#8221; in Palestina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/bkYffFq7kR0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></center></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://electronicintifada.net/blog/ali-abunimah/video-my-talk-brussels-self-determination-and-one-state-solution-palestine#.TtV6L82L7hu" target="_blank">Il discorso di Ali Abunimah (giornalista di EI, Electronic Intifada) a Brussell sull&#8217;auto-determinazione e sulla soluzione Uno-Stato&#8221; in Palestina</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F11%2Fone-state-solution-il-discorso-di-ali-abunimah%2F&amp;title=%26%238220%3BOne-State%20solution%26%238221%3B%3A%20il%20discorso%20di%20Ali%20Abunimah" id="wpa2a_16"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Le lacrime di Gaza</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/11/le-lacrime-di-gaza-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 23:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/gLXSa923o-Q" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></center></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F11%2Fle-lacrime-di-gaza-2%2F&amp;title=Le%20lacrime%20di%20Gaza" id="wpa2a_18"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Visitate la Palestina</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/11/visitate-la-palestina/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 00:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Paula Rosine Long* Electronic Intifada, 5 febbraio 2011 Un dettaglio di un annuncio pubblicitario del Ministero del Turismo Palestinese In questo periodo di vacanze, un annuncio del Ministero del Turismo Palestinese è stato attaccato per “aver ignorato” l’esistenza di Israele. Le accuse di false dichiarazioni geografica si basano sulle seguenti righe: “Dalle famose città di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Paula Rosine Long*</h5>
<p><a href="http://electronicintifada.net/content/visit-palestine/9795#.TshDL82L7hs" target="_blank">Electronic Intifada</a>, 5 febbraio 2011</p>
<h4>Un dettaglio di un annuncio pubblicitario del Ministero del Turismo Palestinese</h4>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/-ya6iAohcwOI/TpTEcNbRjII/AAAAAAAABY4/xH4ncqcO6DM/s800/Palestine-tourism-ad-001.jpg" alt="" width="446" height="600" /></p>
<p>In questo periodo di vacanze, un annuncio del Ministero del Turismo Palestinese è stato attaccato per “aver ignorato” l’esistenza di Israele. Le accuse di false dichiarazioni geografica si basano sulle seguenti righe:</p>
<p>“Dalle famose città di Gerusalemme, Betlemme, Hebron, Jerico, Nablus e Gaza, i Palestinesi vi accolgono per visitare questa Terra Santa…La Palestina si estende tra la Costa del Mediterraneo e il Fiume Giordano, al crocevia tra Africa e Medio Oriente.”<br />
<span id="more-5403"></span><br />
L’annuncio, che è apparso sulla rivista National Geographic’s <em>Traveller</em>, ha provocato più di sessanta denunce depositate presso l’Advertising Standards Authority (ASA) del Regno Unito ed è ora sotto inchiesta. Come ha riportato il giornale britannico <em>Guardian</em>, l’avvocato londinese David Lewis ha scritto una lettera all’ASA lamentandosi che “ciò implica che la ‘Palestina’ ha una costa mediterranea, ma se questo è vero per quanto riguarda Gaza, quel territorio non è <em>de facto</em> nella giurisdizione dell’Autorità Palestinese. Più seriamente implica che la Palestina occupa l’intero blocco del territorio tra il Mediterraneo e il Giordano, ignorando l’esistenza di Israele”. Altri commentatori hanno obiettato in merito all’inclusione di Gerusalemme come città palestinese. (“<a href="http://www.guardian.co.uk/media/2011/jan/10/palestinian-holiday-ad#zoomed-picture" target="_blank">Palestinian holiday ad ’ignored existence of israel’</a>“, 10 gennaio 2011).</p>
<p>Lo scorso anno, due annunci del turismo di Israele sono stati banditi dall’ASA per aver incluso riferimenti dei Territori contesi, come la Cupola della Roccia. Ma se gli stessi standard sono applicati alla Palestina &#8211; se alla Palestina è proibito includere territori “contesi” – allora alla Palestina rimane poco o nulla da pubblicizzare. Perfino la parte di Palestina che potrebbe essere considerata “sotto controllo palestinese” è <em>de facto</em> sotto controllo di Israele a causa dell’occupazione, degli insediamenti, e del muro di Israele in West Bank. Secondo quanto riportato nell&#8217;<em>Apartheid israeliana</em> di Ben White, nel 2000 solo il 17% della Cisgriordania era sotto “pieno controllo palestinese”, e l’incremento della costruzione degli insediamenti durante l’ultimo decennio comporta che sempre meno terra è sotto controllo palestinese oggi. Addirittura l’idea di “pieno controllo palestinese” è un inganno in quanto i Palestinesi non hanno il controllo dello spazio aereo o dell’anagrafe e neppure possono attraversare a loro discrezione i confini all’interno dei Territori Occupati.</p>
<p>Secondo la definizione di Lewis, in cui solamente le aree “sotto il pieno controllo palestinese” possono essere considerate Palestina, non c’è nessun terreno Palestinese che il Ministero del Turismo possa pubblicizzare. Questo fa degli attuali simboli dello Stato Palestinese, come il Ministero del Turismo, una mistificazione. “Concedere” delle organizzazioni culturali al Popolo Palestinese a dimostrazione di concedere loro qualche grado di propria autorità è un atto vuoto quando gli è negato il loro territorio dal quale agire come autorità culturale e politica. Negare l’intera West Bank e Gaza al Ministero del Turismo Palestinese è negarle all’Autorità Palestinese, o ad ogni altra istituzione-governo–fantoccio concessa ai Palestinesi. Se l’ Autorità Palestinese non controlla i territori occupati – ed è così in questo caso – come ci si può aspettare che governi il Popolo Palestinese, o che negozi con Israele su pari condizioni?</p>
<p>La differenza è particolarmente stridente se si considera che il sito del turismo del Governo di Israele (<a href="http://www.goisrael.com/tourism_eng" target="_blank">www.goisrael.com</a>) non menziona una sezione “la Palestina sotto lo Stato di Israele” e neppure una sezione “i Musulmani in Israele”. Quando fornisce un tour virtuale si apre una mappa in cui la West Bank e la Striscia di Gaza sono in una sfumatura leggermente diversa, ma sembrano essere parte di Israele e le città di Hebron, Betlemme e Nablus sono evidenziate a grandi lettere. Non c’è nulla a indicare che la West Bank occupata e la Striscia di Gaza o queste città particolari non appartengono ad Israele. La mappa non comprende i nomi delle città nei territori di confine, enfatizzando l’illusione che Hebron, e le altre siano parte di Israele. I confini di Israele non curvano dentro la West Bank e Gaza, neppure seguono la linea del muro che taglia in profondità nella West Bank, ma inglobano completamente i Territori Occupati.</p>
<p>Questa mappa, purtroppo, per i Palestinesi non è per nulla una distorsione quanto un’accurata rappresentazione della realtà in cui Israele è <em>de facto</em> – se non <em>de jure</em> – padrone di tutta la terra, controllata attraverso l’occupazione militare, l&#8217;ineguale accesso alle risorse naturali, la negazione di licenze edilizie e limitazioni agli spostamenti dei Palestinesi attraverso checkpoint e blocchi stradali.</p>
<p>La mappa è appropriata dato che i Palestinesi sono costantemente richiamati a riconoscere Israele quale condizione aprioristica ad ogni negoziato, dagli Israeliani non si pretende, prima dei negoziati, che riconoscano la Palestina. La pubblicità palestinese è stata biasimata per per il suo “negazionismo” dal Consiglio dei Deputati degli Ebrei Britannici poiché non menzionava Israele, ma l’etichetta “negazionista” dovrebbe essere applicata al Ministero del Turismo di Israele (per non parlare della serie della BBC Top Gear per l’episodio in cui i protagonisti hanno guidato verso la città palestinese di Betlemme senza dire “Palestina” o “Palestinesi” neppure una volta).</p>
<p>Forse un pezzo più accurato avrebbe potuto passare come segue: “La Palestina si estende dalla Striscia di Gaza sul Mar Mediterraneo alla West Bank sul Fiume Giordano, con lo Stato di Israele in mezzo. Tuttavia un muro, che è illegale secondo il Diritto Internazionale, taglia fuori larga parte della West Bank e molto del territorio che oggi è chiamato Palestina è attualmente sotto la legge militare di Israele. Vi invitiamo a Gerusalemme Est che viene annessa illegalmente da Israele. Vi invitiamo a Hebron, Betlemme e Nablus, ma, per piacere, provate a viaggiare tra queste città della West Bank soltanto se non siete di origine palestinese (e preferibilmente non di etnia araba) come tali potreste essere trattenuti per ore ai checkpoint o potrebbe esservi negato l’ingresso. Dobbiamo anche puntualizzare, se vogliamo rappresentare onestamente la Palestina, che gran parte della West Bank è presa in consegna con insediamenti israeliani, anche questi considerati illegali dal Diritto Internazionale. Siete anche invitati – sempre che non siate un palestinese – a vedere i siti turistici del vicino Israele che sono stati etnicamente puliti durante la sua fondazione nel 1948.”</p>
<p>Questa formulazione è più chiara, e menziona Israele. Ci si chiede se Mr. Lewis protesterebbe.</p>
<p>*<em>Paula Rosine Long è una poetessa ed attivista del Nord Carolina (USA). È attualmente studentessa dottoranda alla Cambridge University in Studi del Medio Orientali e sta scrivendo la sua tesi sul ruolo di Edward Said nella memoria collettiva Palestinese</em></p>
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		<title>Invito alla lettura</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/11/invito-alla-lettura-3/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 23:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovi inserimenti nella pagina Bibliografia: Conflitti Globali 7 – PALESTINA ANNO ZERO Aa.Vv. &#8211; a cura di Guareschi Massimiliano e Rahola Federico – Agenzia X – 2010 – Truccazzano (MI) Attraversato dalla matrice del controllo israeliano, che punta ad azzerarne periodicamente il fragile equilibrio, il campo palestinese appare frammentato e diviso come non mai, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovi inserimenti nella pagina <a href="http://www.palestinalibera.org/documenti/bibliografia-in-ordine-cronologico/">Bibliografia</a>:</p>
<p><span style="color: #b40404;"><strong>Conflitti Globali 7 – PALESTINA ANNO ZERO</strong></span><br />
<strong>Aa.Vv. &#8211; a cura di Guareschi Massimiliano e Rahola Federico – Agenzia X – 2010 – Truccazzano (MI)</strong><br />
Attraversato dalla matrice del controllo israeliano, che punta ad azzerarne periodicamente il fragile equilibrio, il campo palestinese appare frammentato e diviso come non mai, da frontiere fisiche, check point, muri e colonie che rendono la Cisgiordania una terra in cui è quasi impossibile vivere e muoversi. Gaza, con le sue frontiere sigillate ormai da anni, appare più come un enorme campo di internamento che come territorio di un futuro stato. Le divisioni non sono solo fisiche ma anche politiche: il conflitto tutto palestinese che contrappone Fatah e Hamas &#8211; laici e religiosi &#8211; crea ulteriori barriere.<br />
Il volume &#8220;Palestina anno zero&#8221; è pensato su un duplice versante, che evidenza frammentazioni e resistenze in cui si può collocare attualmente la Questione Palestinese.<br />
Autorevoli voci palestinesi ed europee, architetti ed urbanisti, geografi e sociologi, storici e antrolopogi descrivono sia l’impatto dell’azione israeliana e delle conseguenze sull’assetto politico-territoriale palestinese, sia la costellazione di pratiche di resistenza in cui i palestinesi sono soggetti attivi.<br />
&#8220;La storia non può ridursi a un risarcimento per la geografia perduta. È anche un punto d’osservazione delle ombre, di sé e dell’altro, colte entro un’evoluzione umana più complessa.&#8221;  <em>Mahmoud Darwish</em></p>
<p><span style="color: #b40404;"><strong>I GIORNI DELLE PIETRE – Dai territori occupati: Israele e la rivolta palestinese nel più recente racconto politico – Intervista ad Arafat documenti inediti</span></strong><br />
<strong>Arminio Savioli – Vecchio Faggio Editore – agosto 1988 – Neuburg-Donau (Germania Federale)</strong><br />
L&#8217;Intifada, la rivolta delle pietre, è un momento emblematico della mobilitazione di massa dei palestinesi nei territori occupati da Israele. L&#8217;autore, profondo conoscitore del Medio Oriente, vive gli eventi a contatto con i palestinesi e gli israeliani in un viaggio-esplorazione fra cronaca, politica e storia. Savioli si muove nel groviglio palestinese avviluppato attorno ai problemi della terra, dell&#8217;acqua e del lavoro. Il volume cerca di spiegare, di far conoscere e riflettere, di provocare la discussione su uno dei punti più caldi della politica internazionale.  </p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F11%2Finvito-alla-lettura-3%2F&amp;title=Invito%20alla%20lettura" id="wpa2a_22"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Visita virtuale: rafforzamento della Buffer zone da parte di Israele nella striscia di Gaza</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/visita-virtuale-rafforzamento-della-buffer-zone-da-parte-di-israele-nella-striscia-di-gaza/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 22:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/ve5f2AHDuqE" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></center></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Fvisita-virtuale-rafforzamento-della-buffer-zone-da-parte-di-israele-nella-striscia-di-gaza%2F&amp;title=Visita%20virtuale%3A%20rafforzamento%20della%20Buffer%20zone%20da%20parte%20di%20Israele%20nella%20striscia%20di%20Gaza" id="wpa2a_24"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Prigionieri palestinesi: lettera da inviare al primo ministro Netanyahu</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 23:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Appello]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Appello di Addameer, organizzazione palestinese per i diritti dei prigionieri Riportiamo la lettera che l’associazione palestinese per la difesa dei detenuti nelle carceri israeliane chiede di inviare al primo ministro israeliano Netanyahu e alle ambasciate israeliane dei propri Paesi. L’obiettivo è fare pressione sulle autorità d’Israele affinché migliorino le condizioni di vita nelle carceri. Vedi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Appello di Addameer, organizzazione palestinese per i diritti dei prigionieri</h4>
<p>Riportiamo la lettera che l’associazione palestinese per la difesa dei detenuti nelle carceri israeliane chiede di inviare al primo ministro israeliano Netanyahu e alle ambasciate israeliane dei propri Paesi. L’obiettivo è fare pressione sulle autorità d’Israele affinché migliorino le condizioni di vita nelle carceri. </p>
<p><a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3191-prigionieri-palestinesi-lettera-da-inviare-al-primo-ministro-netanyahu">Vedi su Alternative Information Center</a></p>
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		<title>Tribunali militari israeliani: anche i palestinesi maggiorenni a 18 anni</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 23:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<description><![CDATA[Palestinesi maggiorenni a 18 anni. Dopo anni di violazioni, l’esercito israeliano ha emesso un’ordinanza che sposta l’età per poter giudicare un minore in un tribunale militare da 15 a 18 anni. La nuova legislazione sarà valida in Giudea e Samaria, ovvero in Cisgiordania. di Emma Mancini, Alternative Information Center (AIC) del 5 ottobre 2011 Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Palestinesi maggiorenni a 18 anni. Dopo anni di violazioni, l’esercito israeliano ha emesso un’ordinanza che sposta l’età per poter giudicare un minore in un tribunale militare da 15 a 18 anni. La nuova legislazione sarà valida in Giudea e Samaria, ovvero in Cisgiordania.</h4>
<p>di Emma Mancini, <a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3192-tribunali-militari-israeliani-anche-i-palestinesi-maggiorenni-a-18-anni">Alternative Information Center (AIC) del 5 ottobre 2011</a><br />
Come ha spiegato un portavoce dell’IDF, da lunedì 3 ottobre i tribunali militari considereranno “minori” tutti coloro che non avranno raggiunto i 18 anni di età. Un importante vittoria per le tante organizzazioni israeliane, palestinesi e internazionali che da anni si battono per il riconoscimento di un diritto basilare dei bambini residenti in Cisgiordania. E che potrebbe segnare un significativo cambiamento nel trattamento dei minori palestinesi, vittime della precedente normativa che discriminava palesemente i palestinesi dagli israeliani: nello Stato di Israele minore è sempre stato considerato chi non ha raggiunto i 18 anni di età.<br />
<span id="more-5268"></span><br />
Nel 2009, una corte militare aveva stabilito che nelle regioni della Giudea e della Samaria (Cisgiordania, ndr) andava applicata una speciale regola: un minore poteva essere arrestato e indagato per un reato penale a partire dai 15 anni di età. Ciò si traduceva per il giudice militare nella possibilità di trascinare in un tribunale un bambino considerandolo come un adulto: le procedure legali previste non differivano da quelle applicate ai maggiorenni, così come il trattamento riservato nelle carceri.</p>
<p>La nuova normativa segna un’importante svolta nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani dei bambini: da oggi in Cisgiordania, in caso di reato penale, chi non avrà raggiunto i 18 anni di età sarà giudicato dai tribunali minorili, non dovrà pagare le spese legali, potrà essere assistito da avvocati dei servizi sociali e durante gli interrogatori potrà essere accompagnato dai genitori. Inoltre, l’IDF ha specificato che i minori di 18 anni giudicati responsabili di un qualche crimine penale saranno detenuti in carceri diverse da quelle per prigionieri adulti.</p>
<p>Plaudono alla normativa le associazioni per i diritti umani, da anni impegnate in battaglie per porre fine alla discriminazione tra bambini residenti in Israele e bambini residenti nei Territori Occupati, dove circa 700 minori ogni anno finiscono davanti ad una corte penale, in genere con l’accusa di aver tirato sassi.</p>
<p>Secondo i dati forniti dall’associazione DCI – Defence for Children International (Palestine Section), in media i bambini detenuti ogni mese nelle carceri israeliani oscillano tra i 300 e i 340, di cui una decina circa in detenzione amministrativa (senza l’accusa di aver concretamente commesso un crimine, vengono incarcerati per “ragioni di sicurezza” perché potenzialmente pericolosi). Per circa il 70% dei bambini, la detenzione dura dai 6 mesi ad un anno, il 14,6% resta invece dietro le sbarre per oltre tre anni (dati DCI 2008).</p>
<p>“Accogliamo positivamente la nuova normativa – ha detto al quotidiano israeliano Ha’aretz Naama Baumgarten-Sharon, ricercatore dell’organizzazione israeliana B’Tselem – ma la situazione resta problematica perché la legge militare non protegge ancora in maniera appropriata i minori. Non esistono ancora procedure speciali per l’arresto di bambini”. L’esercito israeliano è infatti solito procedere agli arresti di minori durante la notte, strappandoli dai loro letti, senza informarne prima la famiglia e impedendo ai genitori di accompagnare il figlio in carcere.</p>
<p>“La modifica riguardante la possibilità per il minore di incontrare un avvocato prima dell’interrogatorio non è abbastanza perché non è possibile accertare se il minore parlerà effettivamente con un legale prima di rispondere alle domande della polizia – ha continuato Baumgarten-Sharon – Il bambino dovrebbe avere il contatto di un avvocato con sé e non so davvero quanti minori girino con il numero di un legale nelle tasche”.</p>
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		<title>L’accordo su Shalit è una vittoria di Hamas</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/l%e2%80%99accordo-su-shalit-e-una-vittoria-di-hamas/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 22:58:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>

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		<description><![CDATA[da Limes del 12 ottobre 2011 di Niccolò Locatelli L&#8217;esperto di Limes per Israele e Palestina commenta l&#8217;intesa per la liberazione del soldato israeliano e di prigionieri politici palestinesi. Il ruolo dell&#8217;Egitto, l&#8217;asse Cairo-Ankara, la tentazione centrista di Netanyahu. All&#8217;Onu non cambia nulla. LIMES: Secondo le prime notizie, Israele libererà un migliaio di prigionieri politici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://temi.repubblica.it/limes/laccordo-su-shalit-e-una-vittoria-di-hamas/27738?utm_source=twitterfeed">da Limes del 12 ottobre 2011</a><br />
di Niccolò Locatelli</p>
<h4>L&#8217;esperto di Limes per Israele e Palestina commenta l&#8217;intesa per la liberazione del soldato israeliano e di prigionieri politici palestinesi. Il ruolo dell&#8217;Egitto, l&#8217;asse Cairo-Ankara, la tentazione centrista di Netanyahu. All&#8217;Onu non cambia nulla.</h4>
<p><span id="more-5264"></span><br />
<strong>LIMES: Secondo le prime notizie, Israele libererà un migliaio di prigionieri politici palestinesi (ma non alcuni dei più in vista), e Hamas libererà Gilad Shalit, il soldato fatto prigioniero nel 2006. L&#8217;accordo è ragionevolemente vantaggioso per entrambi, o una parte esce chiaramente vittoriosa? </strong><br />
DE GIOVANNANGELI: Sul piano della tempistica, prima ancora che del contenuto dello scambio, direi che a trarne maggiore giovamento sia Hamas. Spiazzato dall&#8217;&#8221;intifada diplomatica&#8221; di Abu Mazen, Hamas aveva bisogno di riconquistare visibilità e consensi, soprattutto sul piano interno. Lo ha fatto toccando una delle &#8220;corde&#8221; più sensibili per l&#8217;opionione pubblica palestinese: quella dei prigionieri. Inoltre Hamas ha dimostrato che quando occorre negoziare davvero Israele mette da parte le sue posizioni pregiudiziali e riconosce un interlocutore che non è riuscito a cancellare militarmente.</p>
<p><strong>LIMES: La tempistica è quantomeno interessante. Shalit è in mano di Hamas da cinque anni. Attualmente è in discussione all&#8217;Onu la domanda di riconoscimento della statualità della Palestina, posta da Fatah ma non supportata da Hamas. Quest&#8217;accordo potrebbe avere qualche ripercussione al Palazzo di Vetro?</strong><br />
DE GIOVANNANGELI: Non credo che vi sia una ricaduta sostanziale, in particolare rispetto all&#8217;orientamente negativo sul riconoscimento dello Stato palestinese annunciato dal presidente Usa Barack Obama. Di certo però il negoziato &#8211; sia pur indiretto &#8211; tra Israele e Hamas indebolisce uno degli argomenti polemici utilizzati da Netanyahu contro la leadership dell&#8217;Anp: essere &#8220;ostaggio&#8221; di Hamas. Lo indebolisce perchè lo stesso Netanyahu è stato costretto a fare i conti con Hamas.</p>
<p><strong>LIMES: Oltre alla Germania, l&#8217;Egitto è stato un mediatore importante nella trattativa su Shalit. Qual è lo stato attuale dei suoi rapporti con Israele?</strong><br />
DE GIOVANNANGELI: L&#8217;Egitto del &#8220;post-Mubarak&#8221; intende avere un ruolo di primo piano negli equilibri regionali, perciò gioca la carta palestinese e, al tempo stesso, dimostra a Israele di essere un &#8220;vicino&#8221; che, al di là di alcune uscite ad uso interno, non intende venir meno a un rapporto di cooperazione. In questo, i militari al potere nel paese delle Piramidi si muovono in continuità con la linea praticata dall&#8217;ultimo &#8220;faraone&#8221; Hosni Mubarak. Questa vicenda inoltre rafforza l&#8217;asse destinato a plasmare il volto del &#8220;nuovo Medio Oriente&#8221;: l&#8217;asse turco-egiziano.</p>
<p><strong>LIMES: Perchè? Che ruolo vuole avere la Turchia nella regione?</strong><br />
DE GIOVANNANGELI: Il premier turco Erdoğan non ha nascosto le mire di potenza della Turchia, in particolare su aree ritenute cruciali per i suoi interessi: il Medio Oriente e il Nord Africa. Per portare avanti la sua strategia di penetrazione, Erdoğan sa di dover stringere alleanze regionali con paesi e leadership ritenuti più affidabili, come appunto l’Egitto. Un’alleanza necessaria per far fronte ai concorrenti più agguerriti sullo scacchiere mediorientale: l’Iran, da un lato, l’Arabia Saudita e i ricchi Emirati (in primis il Qatar) dall’altro.<br />
Per acquisire centralità, il premier turco ha toccato tutte le corde più sensibili nel mondo arabo, inteso sia come opinioni pubbliche sia come élite vecchie e nuove al potere: dalla polemica con Israele al sostegno attivo alla ”intifada diplomatica” palestinese, dalle dure critiche al regime siriano di Bashar al-Assad per la sanguinosa repressione delle rivolte interne alle suggestioni evocate nei paesi &#8211; Tunisia, Egitto, Libia &#8211; teatro della cosiddetta “primavera araba”, sulla possibilità, di cui Ankara è esempio concreto e modello di riferimento, di coniugare Islam e modernità. La Turchia come espressione avanzata di “democrazia islamica”. Il tutto senza chiudere le porte a una nuova stagione di collaborazione con Israele, e di interlocuzione attiva con l’Europa.</p>
<p><strong>LIMES: Che conseguenze avrà l&#8217;intesa annunciata ieri sui rapporti tra Hamas e Fatah, incapaci di dar seguito all&#8217;accordo di riconciliazione del maggio scorso?</strong><br />
DE GIOVANNANGELI: Sul piano interno palestinese, l&#8217;accordo-Shalit ridefinisce i rapporti di forza tra Hamas e Fatah, nel senso che dimostra il permanere, a livello politico e del controllo territoriale, di &#8220;due Palestine&#8221;. Quanto al dialogo nazionale e alla formazione di un governo ad esso legato, gli ostacoli da superare non riguardano solo le linee programmatiche e i posti di potere reclamati dalle due formazioni, ma anche le divisioni interne tra le diverse &#8220;anime&#8221; di Hamas e di Fatah.</p>
<p><strong>LIMES: Il ministro degli Esteri israeliano Avidgor Lieberman è stato tra i 3 membri del governo (contro 26) ad opporsi all&#8217;accordo con Hamas. La sua è da considerarsi una presa di posizione simbolica o è la spia del malessere della destra nazionalista, componente importante dell&#8217;esecutivo?</strong><br />
DE GIOVANNANGELI: Il &#8220;falco&#8221; Lieberman esce indubbiamente indebolito dalla prova di forza voluta da Netanyahu. Indebolito ma non cancellato. Sul piano interno, la scelta di Netanyahu può essere letta anche come un voler spostare al centro l&#8217;asse del suo governo, bilanciando le chiusure e l&#8217;oltranzismo &#8211; vedi la questione degli insediamenti &#8211; che hanno fin qui marcato l&#8217;azione di un esecutivo fortemente condizionato dalla destra nazionalista. Il tempo dirà se la mossa di Netanyahu è anche un segnale all&#8217;opposizione centrista di Kadima, guidata dall&#8217;ex responsabile degli Esteri Tzipi Livni, per avviare un confronto che possa portare a un governo Likud-Kadima, di certo più gradito dagli Usa e più rispondente agli orientamenti &#8220;centristi&#8221; della maggioranza dell&#8217;opinione pubblica israeliana.</p>
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		<item>
		<title>Il significato dello scambio di prigionieri</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/il-significato-dello-scambio-di-prigionieri/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 22:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In cambio del soldato israeliano ventiquattrenne Ghilad Shalit, verranno rilasciati più di mille prigionieri palestinesi. Una vittoria per Hamas, ma soprattutto per il governo Netanyahu di Giorgia Grifoni Betlemme (Cisgiordania), 12 ottobre 2011, Nena News “Un risultato nazionale”. Così il leader di Hamas Khaled Meshaal ha descritto lo storico accordo che il movimento per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>In cambio del soldato israeliano ventiquattrenne Ghilad Shalit, verranno rilasciati più di mille prigionieri palestinesi. Una vittoria per Hamas, ma soprattutto per il governo Netanyahu</h4>
<h5>di Giorgia Grifoni</h5>
<p>Betlemme (Cisgiordania), 12 ottobre 2011,<a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13466"> Nena News</a><br />
“Un risultato nazionale”. Così il leader di Hamas Khaled Meshaal ha descritto lo storico accordo che il movimento per la resistenza islamica ha raggiunto con il governo Netanyahu: un israeliano per 1027 palestinesi. Sembrerà paradossale, ma è questo il valore dato ai prigionieri palestinesi. Come nel 1985, quando un migliaio di detenuti, tra cui il fondatore di Hamas -lo sceicco Ahmed Yassin, vennero liberati in cambio di tre soldati israeliani catturati dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Non va meglio per i libanesi: 199 prigionieri morti e 5 vivi vennero rilasciati nel 2008 a Naqura contro le salme dei due militari israeliani rapiti da Hezbollah nel 2006.</p>
<p><span id="more-5260"></span>Sono prigionieri politici, ma Israele li chiama “detenuti di sicurezza” perché non riconosce l’occupazione dei territori palestinesi . Sono catturati in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est, ma per la maggior parte sono incarcerati all’interno della Linea Verde, fatto che già di per sé costituisce una violazione della Quarta Convenzione Internazionale di Ginevra che sancisce il diritto dei prigionieri a rimanere nel territorio occupato. Si stima che siano oltre 6.000 i prigionieri palestinesi detenuti da Israele e che almeno 1/5 degli abitanti dei territori occupati abbiano almeno transitato per le carceri israeliane. Circa 200 di loro sarebbero in “detenzione amministrativa”, soggetti alle autorità militari israeliane per tutta la durata della loro detenzione. Sono quelli senza capi d’imputazione né processi in corso: l’esercito decide di imprigionarli preventivamente per sei mesi, e ha il potere di estenderne il periodo di reclusione senza dover passare per un giudice. Per la legge internazionale, la detenzione amministrativa è applicabile solo in alcuni rari casi che concernono la sicurezza nazionale e i segreti di stato: per Israele, ovviamente, tutto concerne la sicurezza nazionale.</p>
<p>Non sono solo adulti, i detenuti. Circa 6.700 ragazzi tra i 12 e i 18 anni sono stati arrestati dalle autorità israeliane tra il 2000 e il 2009, in netta violazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Nel 2010 erano 280 sparsi tra le carceri dello Stato ebraico e dei Territori occupati: sei di loro sono in detenzione amministrativa. Il numero delle donne palestinesi imprigionate ammontava invece a 36 all’inizio del 2011.</p>
<p>Secondo l’accordo firmato ieri al Cairo da Hamas e dal governo israeliano, tutte le donne e tutti bambini saranno liberati, assieme ai detenuti più vecchi e malati. La liberazione procederà per gradi: in una prima fase-si parla di una settimana a partire da ieri- 450 prigionieri saranno scarcerati assieme a Gilad Shalit, il soldato catturato nel 2006 da un commando palestinese vicino al valico di Kerem Shalom, nella Striscia di Gaza. Il resto di loro vedrà la libertà solo dopo un paio di mesi. Yoram Cohen, capo del Servizio di Sicurezza Interna (Shin Bet), ha spiegato nei dettagli la sorte dei prigionieri che saranno liberati nel primo gruppo: 203 di loro sono destinati all’esilio in mete ancora sconosciute, 110 torneranno alle loro case in Cisgiordania e a Gerusalemme est e 131 rientreranno a Gaza. Tra i prigionieri, ci saranno anche sei arabi israeliani. Non ci saranno però i prigionieri politici più cruciali: l’attivista politico Marwan Barghouthi, accusato di essere stato la mente della Seconda Intifada,e Ahmad Sa’dat, leader del Fplp incriminato per gli attentati compiuti dal suo movimento. Entrambi sono in prigione dal 2002.</p>
<p>Lo storico scambio di prigionieri non poteva avvenire in un momento migliore: per Hamas, per Netanyahu e anche per l’Egitto. E’ dal 2006 che i governi israeliani trattano con Hamas per la liberazione di Shalit: nel 2009 l’accordo era stato quasi raggiunto, ma saltò all’ultimo momento per l’irrigidimento di entrambe le posizioni sul numero dei prigionieri da liberare e sulla destinazione del loro rilascio. Anche allora, come ieri, in un primo momento si parlò della liberazione di Sa’dat e Barghouthi, voce in seguito smentita. Questa volta invece, entrambe le parti sembrano aver allentato la presa: Hamas l’ha spuntata sui nomi dei primi 450 prigionieri, mentre il restante sembra essere a scelta di Israele. Secondo il quotidiano Haaretz, i negoziatori israeliani avrebbero ridotto il numero di prigionieri con destinazione Gaza o estero rispetto a quelli che intendono rispedire in Cisgiordania, mentre Hamas avrebbe rinunciato a insistere sulla liberazione di alcuni prigionieri -di cui ancora non si sa il nome- che erano stati il punto fermo dei precedenti negoziati.</p>
<p>L’accordo firmato ieri e’ storico per Hamas: è riuscito a offuscare le recenti mosse diplomatiche del presidente palestinese Abu Mazen alle Nazioni Unite. L’iniziativa di settembre per l’adesione all’Onu dello Stato di Palestina, sembra ora essere passata in secondo piano. Eppure Hamas, nonostante la gloria di cui si tingerà per essere riuscito a far uscire di prigione più di mille palestinesi in una sola volta – una vittoria che distoglierà per un attimo lo sguardo dalle terribili condizioni in cui versa la Striscia di Gaza e magari ne rafforzerà il consenso in Cisgiordania – sembra aver ceduto troppo ai voleri israeliani. Troppi palestinesi in esilio, alcuni prigionieri abbandonati per strenua opposizione di Tel Aviv. Sembra che il movimento sia stato messo all’angolo: colpa di un momento in cui più di 400 detenuti palestinesi fanno lo sciopero della fame da sedici giorni interrogandosi sul perché Hamas non si unisca alla loro lotta?</p>
<p>Il padrone di casa, l’Egitto che ha ospitato e supervisionato le trattative, ne esce rafforzato. C’era chi lo definiva “fuori controllo” dopo la rivoluzione di gennaio: ha dimostrato di poter essere ancora il tramite tra israeliani e palestinesi nonostante il cambio di guardia, e soprattutto ha mostrato di voler essere un nuovo punto di riferimento nel “nuovo” Medio Oriente.<br />
Il poker d’assi l’ha fatto invece Netanyahu. Alle prese con una forte contestazione interna,esposto all’opinione pubblica mondiale per le violazioni commesse dal suo paese nei confronti dei palestinesi che chiedono un posto all’Onu, è riuscito ha portare a casa il militare più famoso del mondo, in barba a tutti quelli -compresi i genitori di Gilad Shalit – che lo accusavano di non fare abbastanza. Ora ha dalla sua la commozione di un intero paese, oltre ai crediti per non essersi sottomesso alle richieste di Hamas ma al contrario, di essere uscito vincitore da questi negoziati. E a questi punti vanno ad aggiungersi quelli conquistati tra i coloni e gli ortodossi per aver deciso di legalizzare gli avamposti ebraici – illegali persino per la legge israeliana- realizzati su terre private palestinesi in Cisgiordania. Se prossimamente dovesse persino sedersi al tavolo delle trattative con Abu Mazen, entrerebbe nell’Olimpo degli eroi israeliani.</p>
<p>Riuscire a liberare un migliaio di detenuti palestinesi scambiandoli con un israeliano solo è davvero un risultato nazionale: peccato che questo sia l’unico modo di restituire la libertà a un gran numero di persone che, senza di esso, non vedrebbero mai rispettati i propri diritti. Nena News</p>
<h3><a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13438">Incrocio di interessi dietro accordo Israele &#8211; Hamas</a></h3>
<h4>In cambio della scarcerazione di un migliaio di detenuti politici palestinesi, verra&#8217; liberato il caporale israeliano Ghilad Shalit. Invece rimarranno in prigione il leader di Fatah Marwan Barghouti e il segretario generale del Fronte Popolare Ahmed Sadat.</h4>
<p>da Nena News del 12 ottobre 2011</p>
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		<item>
		<title>Accordo tra Hamas e Israele per la liberazione di 1027 prigionieri palestinesi in cambio di Shalit</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/accordo-tra-hamas-e-israele-per-la-liberazione-di-1027-prigionieri-palestinesi-in-cambio-di-shalit/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 01:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo due settimane di sciopero della fame dei prigionieri palestinesi, pare ci sia un accordo tra Hamas e Israele che porterà alla liberazione di 1027 prigionieri palestinesi in due momenti, 450 entro una settimana e 550 in due mesi. Si darà la precedenza ai prigionieri detenuti nelle carceri da più di 20 anni. Pare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Dopo due settimane di sciopero della fame dei prigionieri palestinesi, pare ci sia un accordo tra Hamas e Israele che porterà alla liberazione di 1027 prigionieri palestinesi in due momenti, 450 entro una settimana e 550 in due mesi. Si darà la precedenza ai prigionieri detenuti nelle carceri da più di 20 anni. Pare che dell&#8217;accordo di scambio non facciano parte Ahmad Sa&#8217;dat e Marwan Barghouti. Hamas libererà Shalit.</h4>
<h3>Hamas hails Palestinian prisoners deal</h3>
<h4>Khaled Meshaal says 1,027 prisoners to be released in exchange for Israeli soldier Gilad Shalit in Egypt-brokered deal.</h4>
<p><a href="http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2011/10/20111011175925656823.html?utm_content=automateplus&amp;utm_campaign=Trial6&amp;utm_source=SocialFlow&amp;utm_term=tweets&amp;utm_medium=MasterAccount">da Al Jazeera dell&#8217;11 ottobre 2011</a></p>
<p>Khaled Meshaal, the leader of Hamas, has said that more than 1,000 Palestinian prisoners in Israeli prisons will be released in exchange for the captured Israeli soldier Gilad Shalit.</p>
<p>Hamas reached a deal with Israel on Tuesday for the release 1,027 prisoners in exchange for Shalit, who was captured in 2006 and has since been held in the Gaza Strip, Meshaal said in a televised address.</p>
<p><span id="more-5251"></span>&#8220;This is a national achievement that we should be proud of,&#8221; said Meshaal who was speaking from Damascus, the Syrian capital.</p>
<p>The Israeli Cabinet approved the prisoner swap after a stormy late-night meeting, with 26 ministers voting in favour and three opposing it.</p>
<p>In Gaza, thousands poured out onto the streets in Jabaliya where celebratory gunfire and car horns could be heard all around, Al Jazeera&#8217;s Nicole Johnston said.</p>
<p>&#8220;It&#8217;s really important to remember that the first part of the siege on Gaza really started after the capture of Gilad Shalit and intensified after Hamas won the elections and took power in Gaza,&#8221; Johnston said.</p>
<p>&#8220;The people in Gaza have had very much to bear the brunt of the capture of Shalit with a five-year-long siege, which means they haven&#8217;t been let out of Gaza, exports and imports have been severely restricted, and for some time hardly anything was allowed in.&#8221;</p>
<p>Procedural logistics</p>
<p>Meshaal said the detainees, among them 27 women, will be freed in two phases: the first phase will see the release of 450 &#8220;in one week&#8221; and in the second phase another 550 will be freed &#8220;in two months&#8221;.</p>
<p>The list of 1,027 includes 315 prisoners who have been sentenced to life, the result of negotiators giving &#8220;priority to those who have spent over 20 years&#8221; in jail, he said.</p>
<p>&#8220;We were very keen for this deal to include prisoners from across different categories, from different age groups and from the West Bank and Gaza, from Jerusalem and the Golan [Heights].&#8221;</p>
<p>He also stressed that the deal reflected the unity of the Palestinian people, and vowed to fight until &#8220;the day all Palestinians imprisoned in Israel are freed.</p>
<p>Two high-profile prisoners &#8212; Marwan Barghouti, the influential Fatah leader, and Ahmed Sa&#8217;adat, head of the Popular Front for the Liberation of Palestine &#8212; will not be released as part of the swap deal, Yoram Cohen, the head of Israel&#8217;s Shin Bet intelligence service, said.</p>
<p>Egyptian mediation</p>
<p>Meshaal&#8217;s address came soon after that of Binyamin Netanyahu, the Israeli prime minister, in which he said &#8220;Our son will be home in the coming days,&#8221; in reference to Shalit.</p>
<p>Negotiations were initiated in Cairo on Thursday under the mediation of Egyptian security and intelligence officials, and an agreement was signed earlier on Tuesday, Netanyahu said.</p>
<p>Later in a tweet, Netanyahu thanked &#8220;the Egyptian government and its security forces for their role in mediation and concluding the deal&#8221;.</p>
<p>Meshaal, the Hamas chief, also thanked Egypt, as well as Qatar, Turkey, Syria and Germany which he said had all been involved in the negotiations.</p>
<p>Egypt is lapping up all the credit and praise, at a time where the interim ruling military council has been facing much criticism from its public, Al Jazeera&#8217;s Sherine Tadros reported from Cairo.</p>
<p>Israel had made previous attempts to free Shalit through a prisoner swap with Hamas, but talks became bogged down over disagreements about who Israel might free, with both sides blaming one another.</p>
<p>&#8220;In previous times when we felt very close to a Shalit deal &#8211; especially a year ago when I was in fact in Gaza &#8211; the major sticking point was that the Palestinians felt it was the Egyptians who had faltered on what they offered Israelis,&#8221; our correspondent said.</p>
<p>&#8220;But the Arab Spring in Egypt has changed dynamics to a point where both the sides felt they could deal with the Egyptians.&#8221;</p>
<p>The authorities in Cairo knew how important it was for them to have this kind of trust, and they could expect to make a lot of political capital out of the deal, she added.</p>
<p>&#8216;Unifying moment&#8217;</p>
<p>Reporting from Jerusalem, Al Jazeera&#8217;s Cal Perry said both Meshaal and Netanyahu had said &#8220;oddly similar things&#8221;.</p>
<p>&#8220;They both said that this deal was a unifying moment, both claiming a victory in their own right.&#8221;</p>
<p>The swap deal comes at a pragmatic time for Netanyahu, who is struggling with his country&#8217;s deteriorating relations with Cairo, our correspondent said.</p>
<p>Secondly, as prime minister of a country where military service is mandatory, Netanyahu had been under immense pressure from the Shalit family to secure his release, he added.</p>
<p>&#8220;Every Israeli rallies around the armed forces here and nationally it&#8217;s a huge issue &#8211; Shalit, the man himself, has become the issue.&#8221;</p>
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		<title>Bella stoccata della spadista tunisina!</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 00:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Boicottaggio a Israele ora anche nello sport non è sfuggito all&#8217;inviato a Catania della Stampa che lo attribuisce a fondamentalismo islamico commentando quindi in modo negativo gli esiti della rivoluzione tunisina. Peccato che l&#8217;inviato non abbia fatto nessun cenno alla bestialità dell&#8217;occupazione israeliana e forse non sa che la campagna di boicottaggio contro la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Boicottaggio a Israele ora anche nello sport non è sfuggito all&#8217;inviato a Catania della Stampa che lo attribuisce a fondamentalismo islamico commentando quindi in modo negativo gli esiti della rivoluzione tunisina. Peccato che l&#8217;inviato non abbia fatto nessun cenno alla bestialità dell&#8217;occupazione israeliana e forse non sa che la campagna di boicottaggio contro la politica distruttiva e disumana di Israele è ormai ben diffusa e appoggiato anche qui in Europa dai &#8220;bianchi&#8221; occidentali atei, cattolici e quant altro. </p>
<h3>Immobile in pedana, tunisina  boicotta Israele ai Mondiali</h3>
<p><a href="http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/scherma/lstp/424276/">da La Stampa.it dell&#8217;11 ottobre 2011</a></p>
<h4>Bebes non tira, la rivale vince e si dispera. E&#8217; già il secondo rifiuto: domenica un fiorettista iraniano si è ritirato</h4>
<p>di Marco Ansaldo<br />
Israele scopre le nuove frontiere del boicottaggio nello sport. Non soltanto il Kuwait, l&#8217;Arabia Saudita o l&#8217;Iran. Ora il confronto con gli atleti di Tel Aviv è rifiutato persino da un Paese come la Tunisia che non si era mai messo di traverso. Ieri, ai Mondiali di scherma di Catania, una delle migliori spadiste africane, Sarra Besbes, è salita in pedana nel girone di qualificazione contro l&#8217;israeliana Noam Mills ma è rimasta completamente passiva al punto da subire a raffica le cinque stoccate che le hanno fatto perdere l&#8217;incontro.</p>
<p><a href="http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/scherma/lstp/424276/">Continua su La Stampa.it</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Fimmobile-in-pedana-tunisina-boicotta-israele-ai-mondiali%2F&amp;title=Bella%20stoccata%20della%20spadista%20tunisina%21" id="wpa2a_36"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Aumenta la protesta dei prigionieri e il sostegno dall&#8217;esterno. Gravi le condizioni di Ahmad Sa&#8217;adat</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/aumenta-la-protesta-dei-prigionieri-e-il-sostegno-dallesterno-gravi-le-condizioni-di-ahmad-saadat/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 00:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Prigionieri palestinesi: a rischio la salute di Ahmad Sa&#8217;dat Nel quindicesimo giorno di protesta, 420 nuovi prigionieri si sono uniti allo sciopero della fame. Tra strategie da adottare e solidarietà, è allarme per lo stato di salute di Ahmad Sa&#8217;dat, segretario del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in isolamento dal 2009 Di GIORGIA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Prigionieri palestinesi: a rischio la salute di Ahmad Sa&#8217;dat</h3>
<h4>Nel quindicesimo giorno di protesta, 420 nuovi prigionieri si sono uniti allo sciopero della fame. Tra strategie da adottare e solidarietà, è allarme per lo stato di salute di Ahmad Sa&#8217;dat, segretario del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in isolamento dal 2009</h4>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/-nTCgV2Llywk/TpTEd67elFI/AAAAAAAABXU/O04E6fETobg/s800/ahmed_saadat.jpg" alt="" width="640" height="398" /></p>
<p>Di GIORGIA GRIFONI, Betlemme (Cisgiordania), 11 ottobre 2011, <a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13420">Nena News</a><br />
La protesta non si fermerà fino a quando i carcerati non avranno raggiunto tutti gli obiettivi che si sono prefissi due settimane fa. E’ quanto ha riportato oggi il quotidiano al-Ayyam, citando anche una dichiarazione del ministro palestinese per gli affari dei prigionieri, Issa Qaraqei secondo cui 420 detenuti della prigione di Gilbou si sarebbero uniti allo sciopero della fame iniziato il 27 settembre scorso.<span id="more-5241"></span> Sempre secondo il quotidiano di Ramallah, anche i detenuti appartenenti ad Hamas potrebbero unirsi alla protesta per far pressione in favore dei loro compagni che sono in isolamento. Perché i membri di Hamas non abbiano ancora formalmente aderito allo sciopero della fame, è fonte di sconcerto tra gli altri detenuti. In un’intervista rilasciata a Radio Voce della Palestina, Feras Qadura , leader del club degli ex-prigionieri politici palestinesi si è detto allibito per il comportamento di Hamas. “Stanno esitando. E io credo –ha affermato Qadura- che non ci sia posto per l’esitazione ora. L’impatto dello sciopero sarebbe molto più forte se Hamas e la Jihad Islamica partecipassero”.</p>
<p>Secondo Qaraqei, la protesta si starebbe intensificando e i prigionieri starebbero minacciando di eliminare persino l’acqua, l’unica fonte di sostentamento disponibile dopo che l’amministrazione carceraria israeliana li ha privati di succhi, latte e sale per proteggere lo stomaco dagli effetti del digiuno. Già qualche giorno fa alcune associazioni per i diritti umani avevano lanciato un allarme per le condizioni di salute in cui potrebbero versare gli scioperanti: allarme a cui la portavoce dell’amministrazione carceraria israeliana Sivan Weizmann ha risposto ieri con una rassicurazione sul buono stato di salute dei prigionieri.</p>
<p>Si teme soprattutto per Ahmad Sa’dat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, uno dei 50 detenuti ad aver dato inizio allo sciopero il 27 settembre. L’organizzazione palestinese per il supporto e i diritti dei prigionieri “Addameer” ha lanciato ieri un appello in favore di Sa’dat perché venga ricoverato subito in ospedale e la Croce rossa internazionale possa visitarlo in prigione. Alcuni avvocati che sono riusciti a fargli visita il 6 e il 9 ottobre segnalano la sua forte perdita di peso, la mancanza di concentrazione e i frequenti svenimenti, accompagnati da vomito. Secondo un medico indipendente, si tratterebbe di sintomi legati alla confisca del sale che, se non trattati, potrebbero portarlo rapidamente alla perdite del 23% della sua massa corporea e a mettere seriamente in pericolo la sua vita. Oltre alle pressioni fisiche, anche quelle psicologiche contribuiscono ad indebolirlo: Ahmad Sa’dat, arrestato dall’Autorità palestinese nel 2002 –sotto pressione israeliana- per essere il presunto mandante dell’omicidio dell’allora ministro del turismo Ravaham Zeevi, è stato condannato nel 2008 dal tribunale militare israeliano a 30 anni di carcere per essere il capo di un’organizzazione terroristica illegale e quindi responsabile di ogni sua azione. Dal 2009 è detenuto in completo isolamento nel carcere di Nahfa: oltre a leggere, gli è proibito ricevere visite di familiari, amici, compagni di prigione e consulenti legali.</p>
<p>Cresce intanto la solidarietà popolare per la lotta dei prigionieri palestinesi. Per domani è previsto uno sciopero generale in Cisgiordania e, secondo quanto riporta l’attivista italiana a Gaza Silvia Todeschini*, anche in Italia qualcuno si starebbe mobilitando: un sit in è stato organizzato a Roma il 14 ottobre davanti all’ambasciata israeliana in via Michele Mercati, mentre a Milano ne è previsto uno per il pomeriggio del 22, dalle 17 alle 18.30 in piazza dei Mercanti. E tre cittadini italiani, tutti di Udine, starebbero portando avanti il loro sciopero della fame in sostegno dei prigionieri politici, che va a unirsi a quello di decine di persone in Israele e nei Territori palestinesi. Nena News</p>
<h5>*Silvia Todeschini è attivista dell&#8217;ISM a Gaza. Cura il blog <a href="http://libera-palestina.blogspot.com/">Gaza &#8211; Boicotta Israele</a></h5>
<h3>Appello urgente: intervenite per salvare Ahmad Sa’adat</h3>
<h5><a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3201-appello-urgente-intervenite-per-salvare-ahmad-saadat">da AIC dell&#8217;11 ottobre 2011</a></h5>
<p>L’associazione Addameer chiama ad un’azione immediata a favore di Ahmad Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina detenuto in carcere, le cui condizioni di salute stanno velocemente peggiorando dopo 14 giorni di sciopero della fame.</p>
<p>Il 27 settembre, quando Sa’adat insieme ad altri prigionieri del PFLP ha iniziato lo sciopero della fame come forma di protesta contro le terribili condizioni detentive, l’Israeli Prison Service (IPS) ha risposto confiscando bevande come latte e succo di frutta e il sale, lasciando ai detenuti solo l’acqua come forma di nutrimento.</p>
<p>il 6 e il 9 ottobre, avvocati di Addameer e di altre organizzazioni sono finalmente riusciti ad incontrare Ahmad Sa’adat nella prigione di Nafha, dove è costretto in isolamento dall’11 marzo 2009, e a valutare le sue condizioni di salute. I legali hanno riportato che Sa’adat ha già perso cinque chili dall’inizio dello sciopero della fame e mostra segni di estremo affaticamento e di bassi livelli di concentrazione, tanto che si è dovuto interrompere la visita.</p>
<p>Nel corso del secondo incontro, il 9 ottobre, durato mezz’ora, Sa’adat è svenuto e ha vomitato liquido giallo. Secondo il parere di un medico indipendente, questi sintomi possono essere collegati direttamente alla decisione dell’IPS di confiscare il sale ai prigionieri in sciopero della fame. Il medico ha confermato che le persone in sciopero della fame perdono generalmente trai 5 e i 7 chili durante i primi dieci giorni, come successo a Sa’adat, seguiti dalla perdita di altri 7-10 chili di peso nei successivi dieci giorni. Dato il suo peso di partenza e le sue generali condizioni di salute, negativamente influenzati da un isolamento di lunga durata, Ahmad Sa’adat potrebbe perdere il 23% del suo peso corporeo entro venti giorni, ponendolo in serio pericolo.</p>
<p>Addameer è estremamente preoccupata per le attuali condizioni di salute di Sa’adat e crede necessario ricoverarlo immediatamente in ospedale, così che ogni eventuale peggioramento possa essere monitorato. Inoltre, l’IPS dovrebbe riconsegnare il sale a tutti i prigionieri in sciopero della fame per evitare ogni drammatico deterioramento delle loro condizioni di salute. Addameer sollecita pertanto la comunità internazionale, inclusi gli attivisti e i sostenitori dei diritti umani e della giustizia in Palestina, a intervenire a favore di Ahmad Sa’adat:</p>
<p>-  scrivendo una lettera all’IPS chiedendo l’immediato ricovero di Sa’adat e adeguate cure mediche, così come la riconsegna del sale a tutti i prigionieri che aderiscono allo sciopero della fame;<br />
-  scrivendo una lettera al Comitato Internazionale della Croce Rossa chiedendo loro di visitare subito Sa’adat e continuare a farlo regolarmente per monitorare le sue condizioni di salute.</p>
<p>Indirizza la tua lettera a:</p>
<p>Israeli Prison Service &#8211; Sivan Weizman, Spokesperson &#8211; Fax: (+972) 89 19 38 10 &#8211; Email: sivanv@ips.gov.il<br />
IPS Legal Advisor &#8211; Fax: (+972) 89 19 38 40</p>
<p>Comitato Internazionale della Croce Rossa:<br />
Mr. Juan Pedro Schaerer – Capo della delegazione a Tel Aviv &#8211; Fax: (+972) 35 27 03 70<br />
Ms. Barbara Amstad – Capo della missione a Gerusalemme &#8211; Fax: (+972 2) 59 17 920 &#8211; Email: JER_jerusalem@icrc.org</p>
<p>&nbsp;<br />
<a href="http://www.palestinalibera.org/2010/10/liberate-ahmad-sa%E2%80%99adat-agite-contro-lisolamento-dei-prigionieri-palestinesi/">La Campagna per Ahmad Sa&#8217;dat libero &#8211; Chi è Ahmad Sa&#8217;dat</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Faumenta-la-protesta-dei-prigionieri-e-il-sostegno-dallesterno-gravi-le-condizioni-di-ahmad-saadat%2F&amp;title=Aumenta%20la%20protesta%20dei%20prigionieri%20e%20il%20sostegno%20dall%26%238217%3Besterno.%20Gravi%20le%20condizioni%20di%20Ahmad%20Sa%26%238217%3Badat" id="wpa2a_38"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I prigionieri palestinesi in sciopero della fame dal 27 settembre</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 06:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[CARCERI ISRAELIANE: CRESCE IL NUMERO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME Le autorità e la stampa israeliane minimizzano. In realtà la campagna di disobbedienza civile portata avanti dai detenuti palestinesi si è estesa a molte carceri israeliane. Da oggi in sciopero anche gli ex carcerati, in segno di solidarietà. Ramallah, 5 ottobre 2011, Nena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>CARCERI ISRAELIANE: CRESCE IL NUMERO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME</h3>
<h4>Le autorità e la stampa israeliane minimizzano. In realtà la campagna di disobbedienza civile portata avanti dai detenuti palestinesi si è estesa a molte carceri israeliane. Da oggi in sciopero anche gli ex carcerati, in segno di solidarietà.</h4>
<p><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/kXlgDpap_0z7e6NMFyH6dInjvNrusdmYrCR_FSAlJP4?feat=embedwebsite"><img class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-MmrGoZg8K_8/TpKKjs-I1YI/AAAAAAAABXA/ATwEIudljcQ/s640/flyer1.jpg" alt="" width="494" height="640" /></a></p>
<p><span id="more-5227"></span>Ramallah, 5 ottobre 2011,<a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13293"> Nena News </a></p>
<p>Si è estesa a migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane la campagna di disobbedienza civile, incluso lo sciopero della fame, iniziata nelle prigioni di Rimon e Nafha 8 giorni fa, per chieder migliori condizioni di vita. Una campagna rafforzata dal secco niet dell’amministrazione israeliana, di soddisfare anche solo parte delle richieste dei detenuti politici, più di 5000 palestinesi, fra cui 200 minorenni, secondo l’associazione per i diritti umani B’Tselem (e inclusi 219 palestinesi in detenzione amministrativa); richieste che i prigionieri palestinesi avanzano da tempo, ma che le autorità israeliane non vogliono ascoltare: la fine della pratica dell’isolamento che Israele utilizza come “punizione collettiva”, la fine delle ispezioni umilianti, fine anche della pratica secondo la quale ai detenuti vengono legati mani e piedi durante le visite di familiari e avvocati; chiedono inoltre permessi per poter studiare. Condizioni che il governo Netanyahu si rifiuta categoricamente di concedere, come confermato dal Ministro palestinese per i prigionieri, Issa Quraqe in seguito all’incontro tenutosi lo scorso martedì tra i rappresentanti dei detenuti, il vicedirettore del carcere israeliano di Ramon e ufficiali dell’intelligence israeliana.</p>
<p>Il primo ministro israeliano annunciò lo scorso giugno un ulteriore inasprimento del già disumano trattamento dei detenuti palestinesi con l’obiettivo di costringere Hamas a liberare il soldato Gilad Shalit, prigioniero a Gaza dal 2006. Tra le misure adottate, figurano anche il divieto all’educazione, alla lettura e alle visite da parte dei familiari; così come restrizioni sulle possibilità ricreative dei detenuti tra cui l’uso della TV; anche membri della stessa famiglia, che si trovavano nella stessa cella, sono stati volutamente separati.<br />
E’ di oggi la notizia, riportata dall’agenzia Ma’an News, secondo cui anche ex-detenuti hanno dato inizio oggi nella città di Nablus (nord della Cisgiordania), a uno sciopero della fame in solidarietà con i prigionieri.</p>
<p>Per sottolineare la campagna di disobbedienza civile, il Palestinian Central Bureau of Statistics (Ufficio Statistiche palestinesi) ha pubblicato oggi un comunicato stampa in lingua araba in cui ricorda che 750,000 palestinesi hanno trascorso un periodo nelle carceri israeliana dal’occupazione del 1967. Nena News</p>
<h3 style="text-align: center;"><a href="http://libera-palestina.blogspot.com/2011/10/sciopero-della-fame-di-chi-sta-fuori.html">Sciopero della fame di chi sta fuori dal carcere in solidarietà con i palestinesi nelle carceri israeliane</a></h3>
<h5>di Silvia Todeschini</h5>
<p style="text-align: left;"><em>«Durante le &#8220;indagini&#8221; mi facevano stare voltato contro il muro con le mani legate ed una gamba alzata. Se appoggiavo la gamba mi picchiavano. Oppure mi sedevano su una sedia con la meni legate dietro e i piedi legati in maniera da farmi tenere le gambe divericate, poi mi davano calci sulla pancia e sull&#8217;inguine. Mi facevano stare tutto il giorno sotto il sole. Se avevo sete una soldatessa versava l&#8217;acqua a pochi centimetri dal mio volto in modo che cadesse per terra. Sono stato 30 giorni in isolamento in una stanza di un metro per un metro. Le &#8220;indagini&#8221; sono durate 70 giorni. Avevo 16 anni»</em><br />
(Saber, Beit Hannoun)</p>
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