Naji Al Ali… il nostro pane quotidiano
di Mahmoud Darwish
Con 400 parole dovrei presentare Naji… dovrei parlare di un segreto che tutti i giorni si svela per rimanere sempre un segreto.
Solo lui riesce a scegliere per poi distruggere e far esplodere. Nessuno gli assomiglia… però lui assomiglia a milioni di cuori, perché è semplice, è un evento straordinario… come una forma di pane.
Non riesco ad inquadrarlo come riesce a fare con me. Cercherò di scoprire nel suo inchiostro nero e di poco prezzo le sfumature del mio viso. È molteplice e contrastante ma allo stesso tempo semplice come una bella giornata che assiste ad un massacro.
Lo abbraccio tutte le mattine. Ormai il mio umore dipende da lui, come se fosse il mio primo caffè. Cattura l’essenza delle ventiquattro ore per indicarmi l’orientamento della bussola delle sofferenze e del nuovo dolore che mi pugnalerà il cuore.
Un tratto… due tratti… tre tratti ed eccolo il riassunto del dolore umano. Questo gigante, spaventoso e bello nello stesso tempo, coglie con rara abilità la VERITÀ …facendo vincere la vittima all’apice del suo massacro e del suo silenzio.
Mi domando sempre: perché tanti nemici gli piovono addosso tutti i giorni, da tutte le parti e talvolta da sotto la pelle?
Causa di tutto: la sua eccessiva umanità.
La sua percezione è superiore al radar. Capta e riporta con grande chiarezza tutte le ingiustizie che avvengono o che stanno per avvenire.
È il grande evento e la tragica esperienza;
è un palestinese generoso di cuore;
è un palestinese che non concepisce i confini;
è un palestinese che non esita a urlare contro le ingiustizie;
è un palestinese ferito da mille pugnalate, che ha, dentro di sé, i campi profughi.
Guardatevi da Naji! Per lui il globo terrestre è come una croce rotonda… e l’universo è ancora più piccolo della Palestina… l’universo è il campo profughi. Lui non mostra al mondo la realtà dei campi. Imprigiona il mondo e lo rende parte di questa realtà, finché ad entrambi non va stretta. Si libererà il carcerato tramite i suoi carcerieri? Naji non dice questo. Naji sceglie, distrugge e fa esplodere. Contesta molto ma non grida subito vendetta. È sempre lì ad osservare e ciò gli crea sempre nuovi nemici.
Non è palestinese. Naji è palestinese solo per eredità… per Naji tutti i poveri sono palestinesi. Gli oppressi, gli schiacciati, gli assediati, il futuro, la rivoluzione… sono tutti palestinesi.
Non ha mai cancellato la sua memoria. Per lui la sofferenza non dipende da un singolare evento. La ferita non è causata da un singolo incidente. Lo vedi lì pronto a ricevere le prossime ore, a contemplare la laboriosità delle formiche, e ad ascoltare l’agonia della terra. Fruga nei segreti della guerra come nei buoni rapporti. È esistenziale, è esistenziale fino al midollo. Questo è Naji… colui che ti farà fare a meno del giornale e che rende il giornale informazione senza parole.
Naji, un artista che bada poco all’arte. Così sembra in quanto artista. Non sembra che l’arte lo faccia gioire. Non sembra che l’arte gli dia sollievo, poiché, anche se l’arte si sprigiona dalle sue dita, lui non sopporta più la gente che non pulsa.
La rabbia e il rifiuto lo invadono. Non ambisce al successo, eccetto la bellezza. Tutto ciò che possiede è uno strumento e non uno scopo. Lui non concepisce l’arte per il gusto dell’arte, anche se questa può essere bellissima. L’arte fine a se stessa è superflua, quando c’è gente che ha bisogno del grano. Però, Naji, anche il grano è bello!!
Lo spazio a mia disposizione sta terminando. Come faccio, con sole 400 parole, a dare una testimonianza che renda giustizia alla figura di qualcuno che non conosce il fallimento? Lui ha sposato la giusta via. Ha parlato al mondo intero a nome dei semplici e per i semplici, infondendo la vita, con una matita, ad un foglio di carta. È diventato così il presente e il futuro di tutti.
dal libro No al silenziatore

