Il volantino
PROGETTO CAMPO PROFUGHI DI SHU’FAT (GERUSALEMME)
Profugo è colui che è stato espropriato della propria casa, della propria terra e dei propri diritti. Vive in una condizione di estrema precarietà e di enorme disagio sociale ed economico. Questa situazione viene riconosciuta da numerosi documenti internazionali come condizione rientrante nella violazione dei diritti umani.
Il Popolo Palestinese è un popolo di profughi. Dei circa 9 milioni di Palestinesi, quasi 4 milioni vivono fuori dalla propria terra con più della metà nei campi profughi, che si trovano: 12 in Libano, 10 in Giordania e 10 in Siria. Anche fra i Palestinesi che vivono sulla loro terra, nei territori occupati da Israele, molti vivono nei campi profughi, che sono 8 nella Striscia di Gaza e 19 fra la Cisgiordania e Gerusalemme Est.
La realtà dei campi profughi si è storicamente creata nel 1948, in seguito alla proclamazione dello Stato d’Israele. In quegli anni (’48/’49) circa 1 milione di palestinesi fuggirono o furono espulsi dalle loro terre sotto il fuoco delle armi israeliane, che fecero scomparire centinaia di villaggi arabi dalla carta geografica. Questa distruzione continuò costantemente, facendo aumentare progressivamente il numero dei profughi, fino alla seconda grande ondata di espulsioni, che si verificò in seguito alla guerra del 1967, anno in cui Israele occupò Gerusalemme Est, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza (oltre alle Alture del Golan siriano e al Sinai egiziano).
L’organismo che si occupa ufficialmente dell’assistenza ai Palestinesi rifugiati è l’UNRWA, creato dall’ONU nel 1949, però vi risultano registrati solo due terzi dei profughi. Gli aiuti erogati da questo ente si sono ridotti del 30% dal ’91.
La questione dei profughi è diventata così un nodo cruciale per il popolo palestinese ed il suo inalienabile diritto al ritorno (sancito dalla Risoluzione ONU 194 del 1948, mai applicata) rappresenta oggi un nodo politico irrinunciabile.
.
IL CAMPO PROFUGHI DI SHU’FAT
Tra i numerosi campi profughi palestinesi citati, quello di Shu’fat a Gerusalemme è particolarmente emblematico. Non si tratta di uno qualunque dei tanti campi profughi palestinesi.
Il campo di Shu’fat presenta alcune particolari specificità:
- è l’unico campo dislocato all’interno dei confini municipali di Gerusalemme e quindi sottoposto al controllo giuridico-amministrativo israeliano
- è l’unico abitato non solo da rifugiati, ma da popolazione particolarmente povera, costretta a lasciare la Città Vecchia di Gerusalemme
- è quasi completamente accerchiato da insediamenti israeliani, con un’unica via d’uscita
- è completamente separato da altri centri abitati palestinesi
- è a gravissimo rischio di sopravvivenza, in quanto Israele, nell’ambito della sua politica di ebraicizzazione di Gerusalemme, mira al suo completo smantellamento.
A ciò si aggiungono gli atti della quotidiana repressione israeliana: distruzione di case, arresti, coprifuoco, interruzioni delle forniture dell’energia elettrica e dell’acqua.
Gli abitanti del campo sono circa 20.000, l’età media è di 17 anni.
Le loro condizioni sociali, economiche ed igienico-sanitarie sono molto difficili: il 90% degli abitanti vive sotto il livello di povertà, la disoccupazione è molto alta, i giovani vivono in condizioni di totale abbandono e le donne subiscono in modo pesante questa grave situazione.
È prevista una serie di progetti, promossi da vari comitati presenti nel campo.
Si tratta di interventi a favore dell’infanzia (asili nido, biblioteca gioco…), dei giovani (centro giovanile, attività sportive, problemi di tossicodipendenza…), delle donne (formazione professionale, promozione dell’emancipazione femminile…), dei portatori di handicap (sia congeniti che conseguenti alla repressione), dei detenuti politici, ecc.
Questi progetti sono di vitale importanza per il campo di Shu’fat e vanno sostenuti.
Stare a fianco del Popolo Palestinese, e concretamente degli abitanti del campo di Shu’fat, è fondamentale per permettere loro di continuare ad esistere e a resistere sulla propria terra.
.

