Il villaggio di Marda
Il villaggio di Marda, con un’area di 9.600 ettari, fa parte del distretto di Salfit, non lontano da Nablus, nella parte settentrionale della Cisgiordania
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Nel 1977, 56 famiglie di coloni ebrei si sono impadroniti con la forza di 250 ettari di terra del villaggio, occupandoli. L’anno successivo, le autorità israeliane hanno confiscato 3.600 ettari per costruirvi l’imponente insediamento di Ariel, divenuto il più grande del nord della Cisgiordania; attualmente vi risiedono circa 100.000 coloni ebrei, provenienti soprattutto dalla Russia, dalla Francia, dall’Ucraina e dagli Stati Uniti d’America. Altri 300 ettari sono stati confiscati dalle autorità di occupazione israeliane per costruire un’autostrada, ad uso esclusivo degli israeliani, fra l’insediamento di Ariel, altre colonie in Cisgiordania e varie città israeliane all’interno della Linea Verde. Recentemente, il governo israeliano ha confiscato altri 800 ettari, coltivati a olivi, per costruire il Muro dell’Apartheid.
Il villaggio, costruito nei secoli, è fornito di elettricità e di acqua, con 3 sorgenti e 5 pozzi per l’agricoltura. Gli abitanti (circa 2.000), vivono imprigionati fra il Murodella Vergogna e vari posti di blocco. Risulta loro difficile, se non impossibile, spostarsi; riescono raramente a raggiungere i loro campi, le scuole ed i posti di lavoro, a visitare i parenti… o a recarsi a Nablus, sede dell’ospedale più importante della zona. Le strutture sanitarie del villaggio sono molto carenti. La maggior parte dei servizi sono disponibili nella città vicina, Nablus, ma questa è difficilmente raggiungibile, poiché è spessochiusa dai posti di blocco di Hiwara e Zatara. Gli abitanti vivono coltivando la terra che è loro rimasta. I coloni di Ariel attaccano continuamente il villaggio, sradicano gli olivi e distruggono le coltivazioni, con il chiaro obiettivo di rendere impossibile la vita ai palestinesi e di costringerli ad andarsene.
Malgrado l’assedio, i contadini di Marda resistono. Nonostante tutto, continuano a lavorare i propri terreni ed a piantare alberi; costruiscono terrazzamenti, pietra su pietra, per difendere le colline dalla morsa dell’erosione.
Data la drammatica situazione sociosanitaria, che si aggrava giorno per giorno, il Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese e la Rete-ECO (Rete degli Ebrei contro l’Occupazione) hanno deciso di adottare il progetto “Migliorare la salute delle mamme e dei bambini”, ideato dall’associazione palestinese Health Work Committees (Comitati di lavoro per la salute) e sostenuto dall’organizzazione israeliana Physicians for Human Rights (Medici per i diritti umani).
Tale iniziativa è di importanza strategica per il villaggio e la sopravvivenza dei suoi abitanti. Il Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese e la Rete-ECO, da anni in stretto rapporto di collaborazione con gli Health Work Committees e con Physicians for Human Rights, se ne fanno garanti, condividendone obiettivi, metodi di lavoro e trasparenza. Santa Di Prima, medico dell’Ospedale S. Anna (Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese) e Paola Canarutto, medico dell’Ospedale S. Giovanni Bosco (Rete-ECO), usufruendo dei distacchi previsti dalla legge 49/1987, sono disponibili a fungere da tramite fra la rete che sostiene il progetto in Italia, l’associazione palestinese e l’associazione israeliana che lo portano avanti sul campo; in quanto medici, hanno altresì gli strumenti per compiere le necessarie verifiche.
Sami Hallac – presidente e rappresentante legale del Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese – Torino
Paola Canarutto – portavoce del Comitato Esecutivo di European Jews for Just Peace (EJJP) e coordinatrice di Ebrei Contro l’Occupazione – Italia (ECO)



