storia di un progetto

Storia di un progetto in Palestina…

a cura del Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese di Torino

Circa un anno fa le associazioni professionali e le istituzioni di ricerca e formazione in ambito sanitario, che operano nei Territori Palestinesi Occupati, hanno inviato una lettera aperta alla Comunità Internazionale per esprimere la loro protesta ed inquietudine riguardo alle pressioni che vengono esercitate nei loro confronti per farli partecipare in programmi di cooperazione israelo-palestinese nel campo della salute.

Dalla Lettera aperta del maggio 2005 firmata da 20 associazioni palestinesi: “Tali programmi, in gran parte ideati e finanziati da istituzioni internazionali e/o israeliane comprendono iniziative che coinvolgono istituzioni israeliane come il Centro Peres per la Pace e il Collegio Galilea con la partecipazione attiva di professionisti palestinesi, sia che tale coinvolgimento avvenga nell’ambito della formazione, dell’invio di pazienti palestinesi a servizi sanitari israeliani, del capacity building o di altre iniziative congiunte.

Sono iniziative mirate a promuovere il dialogo e la collaborazione tra professionisti della salute, ONG e istituzioni sanitarie, progetti che implicano cooperazione scientifica e di ricerca e pubblicazioni su riviste internazionali sotto l’etichetta generale della costruzione della pace o risoluzione del conflitto e limitazione dei danni, o di lavoro per la pace in Medio Oriente.

Queste iniziative, oltre a non riflettere le effettive priorità dei Palestinesi, ignorano l’enorme disparità di posizione tra le due parti, di cui una è l’occupante e l’altra è l’occupata.

…Tali iniziative di fatto hanno contribuito ad intralciare la strada per una pace giusta, perché si sono limitate a valorizzare la reputazione delle strutture israeliane senza rendere giustizia ai palestinesi, a fronte delle continue violazioni da parte del governo israeliano delle leggi internazionali e dei diritti umani fondamentali dei palestinesi, inclusa la violazione della Convenzione di Ginevra

Crediamo sia più fruttuoso investire direttamente nelle strutture palestinesi per permettere loro di sviluppare le risorse umane necessarie che li aiuterebbero a decollare sulla via dell’indipendenza e dello sviluppo sostenibile…crediamo sia un diritto dei palestinesi scegliere il proprio partner tra vari enti nel mondo arabo, in Europa, USA, Canada, così come tra gli israeliani che si oppongono apertamente all’occupazione…”.

A febbraio 2006 Paola, del Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese, durante un viaggio in Palestina ha incontrato il dottor Na’im Abu Teir dell’Associazione no-profit HWC (Health Work Committes), che le ha parlato di un progetto per la salute materno-infantile nel villaggio di Marda.

Il villaggio di Marda fa parte del distretto di Salfit, nella parte settentrionale della Cisgiordania. L’area del villaggio comprende 9.600 dunums (1 dunum = 1000 m2), di cui 3.600 sono stati confiscati nel 1978 per costruire la colonia di Ariel, altri 300 per costruire un’autostrada ed altri 800, di olivi, per costruire il Muro di Separazione.

Gli abitanti di Marda sono 2.000: il 49,6% femmine ed il 50,4% maschi.

Il villaggio è fornito di elettricità e di acqua: ci sono 3 sorgenti e 5 pozzi per l’agricoltura.

Nel villaggio vi sono due scuole: una femminile (227 allieve) e una maschile (350 allievi) e due scuole materne. Circa 200 studenti (il 30% ragazze) hanno terminato gli studi universitari.

Le strutture sanitarie del villaggio sono molto carenti. La maggior parte dei servizi sono disponibili nella città vicina, Nablus, ma poiché questa è chiusa dai posti di blocco di Hiwara e Zatara, accedervi è molto difficile.

Gli abitanti di Marda hanno unicamente la disponibilità di un ambulatorio bisettimanale organizzato dal ministero della sanità palestinese, che provvede principalmente a vaccinare i bambini.

I problemi che ostacolano lo sviluppo a Marda sono essenzialmente i seguenti:

i terreni confiscati erano principalmente terreni agricoli
i coloni gettano i loro rifiuti nel terreno agricolo adiacente al villaggio
la costruzione del Muro che separa i contadini dai loro terreni e separa anche il villaggio dalle cittadine vicine.
Tutto questo influenza l’accesso alle strutture sanitarie, il commercio, il movimento delle persone e riduce decisamente il reddito dei contadini.

Dopo le elezioni, il consiglio di villaggio si è rivolto allo HWC, ai comitati di donne palestinesi e ai comitati per il lavoro agricolo, per valutare le necessità del villaggio.

L’HWC, in quanto principale organizzazione che fornisce cure mediche alla popolazione palestinese, in coordinamento con il consiglio di villaggio di Marda, e dopo una valutazione delle necessità, ha programmato di iniziare un servizio ambulatoriale di base, con accesso anche per le urgenze 4 giorni alla settimana ed un servizio ambulatoriale per la salute della donna 2 volte alla settimana.

Per il futuro si auspica di riuscire ad espandere i servizi in base alle necessità.

L'ambulatorio nell'edificio nuovo

Il servizio ambulatoriale sarà istituito nel nuovo edificio del villaggio, costruito come centro comunitario con il sostegno dell’UNDP (United Nations Development Programme).


Paola, al suo ritorno da quel viaggio, ne ha parlato in Comitato e si è deciso di sostenere il progetto e di chiedere un finanziamento.

Abbiamo scartato gli enti privati quali fondazioni bancarie, ecc. perché pensiamo che la nostra collaborazione non debba avere uno scopo unicamente umanitario, ma debba servire anche a far conoscere in Italia la situazione in cui si trovano le istituzioni Palestinesi a causa dell’occupazione.

Abbiamo pensato quindi di chiedere un finanziamento alla Regione Piemonte: da marzo ad agosto 2006 abbiamo avuto una serie di incontri con rappresentanti di istituzioni, enti pubblici, partiti.

Ognuno dei nostri interlocutori si è mostrato interessato al progetto, ma ha ribadito che la Palestina non era in quel momento una priorità nei programmi regionali.

Inoltre c’era il problema che i Palestinesi avevano eletto a rappresentarli Hamas, il che sembrerebbe di ostacolo… anche se noi facciamo notare che le elezioni sono state controllate da osservatori internazionali che le hanno definite regolari, che in democrazia si deve accettare la decisione degli elettori… ma questo evidentemente non vale per tutti!

Ognuno dei nostri interlocutori inoltre ci ha rimandato ad un collega più esperto nel settore e la storia è ricominciata… alla fine, ad agosto, il progetto viene approvato dalla Regione Piemonte insieme ad altri progetti con una procedura d’urgenza.

La Regione ci propone pure di proseguire la collaborazione negli anni a venire con la presentazione di progetti anche più impegnativi quali la costruzione di una struttura o la partecipazione a corsi di aggiornamento: in questo caso, ci viene detto, sarà indispensabile la collaborazione con una ONG israeliana. Ci risiamo!!!

Alla fine di novembre sono stata in Palestina per la prima volta…

Naturalmente ho cercato di incontrare il dott. Naim Abu Teir ed il suo collega Majed Nassar (che ha preso il suo posto alla direzione del HWC) per raccontare gli sviluppi del progetto Marda a Torino e per visitare l’ospedale dove lavorano.Telefono per prendere un appuntamento: io sono a Gerusalemme ma per il dottor Majed, che vive in Cisgiordania (a pochi km di distanza), non può far meno di chiedere un permesso speciale ed aspettare (chissà quanto?) che gli venga concesso.

Decido di andare a Beit Sahour, così potrò anche visitare la clinica dove lavorano: il dott. Naim mi chiede se è la prima volta che mi reco in Palestina e alla mia risposta affermativa propone di venirmi a prendere: lui abita nella cintura di Gerusalemme ed ha la carta blu dei residenti.

Il venerdì mattino puntuale viene a prendermi in albergo, ma per percorrere i pochi chilometri che ci separano da Beit Sahour ci impieghiamo più di un’ora per i soliti posti di blocco, dove giovani soldati di leva israeliani con il mitra puntato indicano quale strada percorrere e ti chiedono di mostrare il permesso o il passaporto: strade per i Palestinesi e strade per gli israeliani che non devono incontrarsi con i Palestinesi…

La clinica era chiusa perché era venerdì, ma ospitava una manifestazione nell’ambito della settimana internazionale contro la violenza sulle donne. Le rappresentanti di ogni associazione mi spiegano con orgoglio le loro attività non certo semplici, visto che ai problemi comuni anche alla nostra società si aggiungono quelli legati all’occupazione ed alla mancanza di diritti.

Visito anche la clinica, recentemente ristrutturata e ben organizzata in cui lavorano specialisti di ogni branca medica ed è possibile anche eseguire interventi in Day Surgery. Nello studio medico, molto spartano, parliamo del progetto Marda: riferisco che il finanziamento è stato approvato e, con imbarazzo, riferisco qual è la posizione della Regione Piemonte riguardo a future collaborazioni.

Mi rispondono con un sorriso amaro…

Questa è una situazione particolare, un piccolo microcosmo di quello che è la Palestina… la mia visita è stata solo un’ennesima conferma di quanto non si comprenda la difficoltà di vivere per questo popolo che continua a resistere e lottare.

Santa del Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese di Torino
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