Michel Platini: Israele fuori dalla UEFA!
Posizione ferma del Presidente dell’Unione delle Federazioni Calcistiche Europee: “Israele deve scegliere: consentire allo sport palestinese di crescere oppure assumersi le responsabilita’ per i suoi comportamenti.”
Ramallah, 4 ottobre 2010 red Nena News
Secca la minaccia di Michel Platini, il presidente della UEFA : “Israele rischia l’espulsione dall’Unione se continua a impedire al calcio palestinese di crescere e svilupparsi.” A causa delle restrizioni israeliane ai movimenti dei calcaitori palestinesi, il presidente della UEFA Michel Platini potrebbe riconsiderare l’adesione di Israele. Critiche che arrivano dopo che le autorita’ israeliane hanno negato a 6 giocatori della squadra palestinese di uscire da Gaza per disputare una partita contro la Mauritania, prevista nel mese di agosto. “Motivi di sicurezza”, cosi avrebbero dichiarato le autorita’ israeliane, spiegando che i suddetti giocatori non erano in possesso del giusto permesso. Diverse proteste si sono tenute in Cisgiordania, soprattuitto ad Al- Ram (vicino Ramalah dove ha sede lo stadio inaugurato nel 2008) e il Presidente della Federazione Calcio palestinese Djibril Rajoub ha chiesto alla UEFA e alle altre organizzazioni sportive internazionali di prendere provvedimenti in proposito, chiedendo “la rimozione di Israele”. Continue reading
Israele blocca la nazione di calcio palestinese
Roma, 15 agosto 2010, Nena News
Con il pretesto delle «ragioni di sicurezza» l’esercito di occupazione ha impedito ai giocatori di Gaza di partire per la Giordania.
E’ un calcio povero, anzi poverissimo, quello palestinese, una pallida immagine di quello ricco e scintillante dell’Europa. Eppure quando 11 ragazzi scendono in campo indossando maglietta e pantaloncini con i colori della Palestina per affrontare la nazionale di un altro paese, a decine di migliaia di sostenitori batte forte il cuore, nei Territori occupati e anche nei campi profughi palestinesi sparsi nel mondo arabo. E’ solo un piccolo assaggio della libertà e dell’indipendenza che i palestinesi sognano da decenni ma pur sempre importante per un intero popolo.
Agli occupanti israeliani però importa poco ciò che provano i palestinesi per la loro nazionale di calcio e così hanno impedito ai calciatori di palestinesi di andare in Giordania, prima tappa del viaggio che li avrebbe portati ad affrontare in amichevole la Mauritania. Per essere più precisi hanno sbarrato la strada di fronte a quelli provenienti da Gaza. Motivo? Non avrebbero rinnovato il permesso per stare in Cisgiordania. Eh sì, perchè da alcuni mesi l’esercito di occupazione considera «alieni» i palestinesi (e non solo loro) che vivono in Cisgiordania senza un permesso israeliano. Sei calciatori di Gaza non solo si sono visti bloccare il tragitto verso la Giordania ma ora rischiano di venire espulsi dalla Cisgiordania, se non addirittura arrestati e incarcerati, come prevede l’Ordinanza militare israeliana. (red) Nena News
Sheikh Jarrah: palestinesi senza casa tra 45 giorni
Le famiglie Kanabi and Siyam-Idkadk si vedranno occupare l’abitazione dai coloni israeliani.
di Barbara Antonelli
Gerusalemme Est 09 giugno, Nena News
Da 42 anni, Karim Siyam-Idkadk vive con sua moglie, due figli e la madre vedova nella sua casa di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est, ma un avvocato israeliano gli ha consegnato una notifica di sfratto esecutivo, per conto della compagnia legale Eitan Gabay. Se non lasceranno la loro casa entro 45 giorni, dovranno pagare una multa di 350 shekels al giorno alle autorita’ israeliane e subiranno lo sfratto forzato da parte della polizia. Continue reading
MESSAGGIO DA PARTE DEI COMITATI POPOLARI NELL’AREA DI BETLEMME
Lettera scritta dai comitati popolari e rivolta ai partecipanti della marcia per la pace che si è svolta domenica qui a Betlemme e che prevedeva, tra l’altro, l’incontro tra pellegrini italiani (400) e il ministro del turismo israeliano (dall’altra parte del check point). Tale iniziativa faceva parte di tutta una serie di attività previste da un accordo tra opera romana pellegrinaggi e Ministero del Turismo Israeliano. Continue reading
La Giornata della Terra in Israele: L’Apartheid pitturato di verde
di Stephanie Westbrook
Il 22 aprile, nell’ambito delle celebrazioni globali per la Giornata della Terra, case, uffici ed edifici pubblici in 14 città israeliane hanno spento le luci per un’ora con lo scopo di “aumentare la consapevolezza della necessità vitale di ridurre i consumi di energia”. Le celebrazioni per la Giornata della Terra comprendevano proiezioni di scene di prati verdi, generatori eolici e arcobaleni sulle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, la premiazione Green Globe per “eccezionali contributi per la difesa dell’ambiente” e un concerto in Piazza Rabin a Tel Aviv alimentato da generatori ad olio vegetale, nonché dall’elettricità prodotta, pedalando, da 48 ciclisti. Continue reading
Agli occhi dello stato, noi, qui, non esistiamo
di Nora Barrows-Friedman*
Mercoledì 14 aprile, le Forze Israeliane hanno portato a termine le operazioni di demolizione di alcune case di maggiori dimensioni all’interno di tre aree distinte nella West Bank occupata. Le demolizioni hanno lasciato senza casa dozzine di persone ad Hares (vicino alla città settentrionale di Tulkarem); e nelle cittadine di Beit Sahour e al-Khader vicine a Bethlehem. Ah Hares, pure alcuni negozi di proprietà di palestinesi sono stati ridotti in un cumulo di macerie, mentre ufficiali israeliani hanno minacciato gli abitanti di future demolizioni nell’area. Continue reading
Decreto apartheid, espulsi i primi due palestinesi
di Michele Giorgio
Non ha frenato le autorità di occupazione israeliane la manifestazione unitaria Hamas-Fatah dell’altro giorno ad Erez (Gaza) contro il recente «decreto militare 1650» che potrebbe causare la deportazione di migliaia di palestinesi della Cisgiordania descritti come «infiltrati». Poche ore dopo il corteo, due palestinesi sono stati espulsi verso Gaza. Continue reading
Un razzismo che esula dal linguaggio: l’Apartheid di Israele
di Saree Makdisi*
Sebbene l’Apartheid del Sud Africa può rappresentare il precedente storico più vicino al sistema Israele-Palestina, scrive Saree Makdisi, il trattamento che lo stato israeliano somministra al popolo palestinese sotto molti aspetti eclissa le sofferenze imposte dal governo dell’apartheid del Sud Africa alla popolazione “non bianca”. Sebbene i suoi sostenitori a livello mondiale si rifiutino di ammettere che Israele perpetri ogni forma di sistematico razzismo, Makdisi mette in rilievo che il razzismo del paese è ‘messo in pratica nella condotta piuttosto che nel linguaggio’ ed il trattare i palestinesi semplicemente non come inferiori, ma addirittura come subumani, ha messo radici profonde. Continue reading
Una crescita nella quale la Palestina possa credere
di Sam Bahour
Un grave equivoco è stato messo in circolazione dalla dirigenza palestinese a Ramallah. I mezzi di informazione, le organizzazioni internazionali, i governi stranieri e i palestinesi in generale sono stati portati a credere che il fermento di attività economica nella West Bank rappresenti lo sviluppo economico che porta ad uno stato indipendente. Sul campo i fatti riducono in brandelli questo ragionamento, proprio perché Israele continua a microdirigere i frammenti economici del progettato futuro stato della Palestina verso una stagnazione sistemica. Continue reading
Non c’è tregua ad At TUWANI
Comunicato stampa (da Operazione Colomba del 7/03/2010)
TRE BAMBINI PALESTINESI TRATTENUTI MENTRE RACCOGLIEVANO DELLE ERBE
[Nota: Secondo la IV Convenzione di Ginevra, la corte internazionale di giustizia dell' Aia e numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti israeliani sono considerati illegali secondo la legge israeliana]
At Tuwani, South Hebron Hills
Il 6 marzo 2010 alle ore 10:30 del mattino un gruppo di soldati israeliani ha fermato tre bambini, due tredicenni e un quattordicenne, mentre stavano raccogliendo delle erbe nel villaggio di At-Tuwani, nelle colline a sud di Hebron. Continue reading
Settimana contro l’Aparheid Israeliana
Invito a partecipare alla Settimana Internazionale contro l’Apartheid Israeliana (IAW International Apartheid Week) 1-7 marzo
Versione ridotta in Italiano
BACKGROUND STORICO
La IAW nasce a Toronto, in Canada, nel febbraio 2005. Fu inizialmente organizzata da un collettivo di studenti arabi dell’Università di Toronto, in coordinamento con altri soggetti in tutta la città. Registrò un incredible successo richiamando a se i media di tutto il mondo.






