In Svezia e in Italia i sindacati annunciano il boicottaggio delle merci israeliane. Il blocco navale israeliano contro Gaza è illegale
I lavoratori portuali svedesi hanno deciso di dare il via a un’azione di boicottaggio di Israele, impedendo l’ingresso nei porti delle navi e delle merci israeliane. Lo ha detto Peter Annerback, portavoce dell’organizzazione sindacale Swedish Port Workers Union che conta 1500 membri. Il blocco nei confronti di Israele durerà più di una settimana, dal 15 al 24 giugno. “Non accettiamo il silenzio e la complicità con il terrorismo di stato israeliano e l’ennesima violazione della legalità internazionale. Sosteniamo la campagna di boicottaggio dell’economia di guerra israeliana” hanno detto dal palco della manifestazione di sabato pomeriggio i rappresentanti della Unione Sindacale di Base e dei Cobas prima di dare la parola al rappresentante della comunità palestinese. L’Alto commissario dell’Onu per i Diritti umani, la signora Navi Pillay, ha detto che il blocco navale della Striscia di Gaza è illegale e che va rimosso. “La legge umanitaria internazionale vieta di affamare un popolo come arma di guerra… ed è proibito anche imporre ai civili punizioni collettive”, ha detto Pillay.
da Forum Palestina
I portuali svedesi: ‘Bloccheremo navi e merci di Israele nei nostri porti’. Altre 3 band musicali USA e GB annullano le loro date a Tel Aviv
di Marco Santopadre*
Israele ha espulso oggi sei attivisti malesi e un membro dell’equipaggio cubano che si trovavano a bordo della Rachel Corrie, la nave battente bandiera irlandese che ieri è stata abbordata dalla marina militare israeliana prima che riuscisse a raggiungere le coste della Striscia di Gaza, e scortata poi nel porto israeliano di Ashdod. Continue reading
Boicottaggio porta a porta, imprese dei coloni in rosso
di Michele Giorgio – GERUSALEMME
RAMALLAH – Campagna dell’Anp: palestinesi, non commerciate con i settler
«Questo boicottaggio è stupido e miserabile, i palestinesi devono interromperlo subito». Non è stato un capo dei coloni israeliani a pronunciare ieri parole tanto infuocate nei confronti della protesta che i palestinesi stanno attuando contro gli insediamenti ebraici costruiti in Cisgiordania (in violazione delle leggi internazionali) dopo l’occupazione militare nel 1967.
Ad alzare la voce è stata Dalia Itzik, ex speaker della Knesset e attuale capogruppo del partito «centrista» Kadima, a conferma che il boicottaggio delle colonie e dei loro prodotti, avviato inizialmente dalla campagna popolare «Karame» (dignità) e poi adottato dall’Anp, si sta rivelando un efficace strumento di pressione economica nelle mani dei palestinesi.
Campagna BDS: emblematico editoriale di una agenzia israeliana
Un editoriale di Ynet news (agenzia israeliana) rivela le preoccupazioni e le contromisure che l’establishment israeliano intende prendere contro la campagna di pressioni internazionali avviatasi con le iniziative BDS in tutto il mondo. Ultima in ordine di tempo nel nostro paese, l’iniziativa di contestazione alla multinazionale farmaceutica israeliana “Teva” alla Fiera Cosmofarma di Roma sabato scorso. L’editoriale di Ynet news è stato tradotto da Stephanie Westbrook.
Contrastare la guerra “soft”
Fayyad si rende conto del potenziale potere della guerra “soft” contro Israele; anche noi dovremmo
di Asher Fredman
ynetnews – 5 maggio 2010
Giornata della Terra celebrata in tutto il mondo con azioni che chiamano al Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele
Nel corso della Giornata della Terra celebrata dai palestinesi, attivisti della solidarietà di tutto il mondo sono scesi in piazza per chiedere una campagna globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e umanitario. Azioni creative e decise si sono svolte a Londra, Toronto, New York, Parigi, Roma, Il Cairo, Melbourne e in decine di altre città in tutto il mondo. Continue reading
Campagna BDS in Italia contro l’economia israeliana
Prossima tappa Trieste
La Camera di commercio Italo-israeliana sponsorizza la fiera dell’olio capitale a Trieste dal 5 all’8 marzo
E’ assurda, indecente e vergognosa la notizia che la fiera Olio Capitale che si terrà a Trieste dal 5 al 8 Marzo avrà tra i suoi sponsor la camera di commercio Italo Israeliana.
Il paese che ogni anno distrugge migliaia di alberi da frutta e di olivo in particolare per strappare terra ai contadini palestinesi e fare posto a colonie di invasati religiosi, avrà modo di fare tranquillamente la sua passerella e intrattenere rapporti commerciali.
Parola d’ordine: stop apartheid
di Michele Giorgio
PALESTINA 40 atenei mobilitati in tutto il mondo: basta al regime che segrega gli arabi
Partecipano anche accademici israeliani, ma Tel Aviv: «antisemiti»
È scesa in campo addirittura l’Agenzia ebraica per contrastare conferenze, sit-in, attività culturali ed artistiche legate alla sesta «Israel apartheid week» (Iaw), l’iniziativa internazionale annuale, cominciata il primo marzo, che denuncia la politica israeliana verso i palestinesi – paragonandola alla segregazione razziale che i bianchi attuavano nei confronti dei neri in Sudafrica – in 40 università e 50 città del mondo oltre che nei centri arabo israeliani e, naturalmente, nei Territori occupati. Dopo i risultati ottenuti lo scorso anno dalla campagna internazionale «Bds» (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) di boicottaggio di Israele, le autorità dello Stato ebraico seguono ora con attenzione i consensi che l’Iaw sta raccogliendo tra studenti e docenti nelle università occidentali e l’attivismo che ha messo in moto in Europa, anche in Italia, in particolare a Pisa, Roma e Bologna. Continue reading
Made in Israel per i palestinesi
di Michele Giorgio, inviato a Ramallah
«Il 2010 sarà un anno decisivo per ripulire i mercati palestinesi dalle merci prodotte nelle colonie israeliane che occupano le nostre terre».
Lo scorso 7 gennaio, dopo aver pronunciate queste parole, il premier dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Salam Fayyad sollevò un pacco con un marchio in lingua ebraica, rendendolo ben visibile alle telecamere delle rete televisive presenti, e lo lanciò verso una catasta in fiamme di prodotti degli insediamenti colonici sequestrati in quel periodo. In linea con la posizione del presidente Abu Mazen di rifiuto dei negoziati con il governo israeliano sino a quando la colonizzazione non cesserà completamente, Fayyad ha avviato una campagna di boicottaggio dei prodotti dei «settler» nei territori controllati dall’Anp (di fatto solo le principali città cisgiordane). Ha anche creato il «Fondo per la dignità nazionale», gestito dal ministro dell’economia Hassan Abu Libda, per «risarcire» i commercianti palestinesi che si sono visti sequestrare le merci che avevano comprato dai coloni. «Abbiamo confiscato e distrutto sino ad oggi prodotti provenienti dagli insediamenti ebraici per un valore di 1.5 milioni di dollari», ha riferito Abu Libda di recente alla Camera di commercio di Nablus, aggiungendo che le colonie israeliane vendono annualmente nei Territori occupati merci per 500 milioni di dollari.
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Parte la Campagna Palestinese per Boicottare i Prodotti delle Colonie
E mentre un ammasso di merci si stava bruciando vicino alla città di Selfit in cisgiordania, circondata da fabbriche israeliane, Faiad ha commentato il gesto dicendo: “questo è il rifiuto dei palestinesi dell’insediamento israeliano in tutte le sue forme”.
PLAF chiede difesa dei lavoratori palestinesi
Il Progressive Labor Action Front (PLAF) chiede il boicottaggio di Histadrut e la difesa dei lavoratori palestinesi
Il Progressive Labor Action Front palestinese ha invitato tutte le organizzazioni sindacali internazionali e arabe, le organizzazioni e le associazioni dei lavoratori, in particolare l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e la Confederazione Internazionale dei Sindacati Indipendenti, a boicottare l’Histadrut [organizzazione sindacale sionista, ndt]. In una dichiarazione del 4 gennaio 2009, il PLAF ha sottolineato che l’Histadrut non è un normale sindacato ma una parte integrante dello Stato di occupazione razzista e della sua macchina militare.
Comunicato su campagna BDS
Gennaio 2010
Le continue violazioni da parte di Israele dei diritti umani dei Palestinesi hanno raggiunto limiti intollerabili sia in Israele sia nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) ed a Gaza. Oltre le violazioni del diritto internazionale, sancito da numerose dichiarazioni della Nazioni Unite alle quali Israele ha formalmente aderito, Israele si è reso colpevole di gravissimi crimini contro l’Umanità. Recentemente a Gaza l’esercito israeliano ha compiuto un immane massacro di civili, con oltre 1400 morti tra cui numerosi bambini ed infanti, ben documentato nella relazione della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite, presieduta dal giudice Goldstone. Un simile massacro era stato commesso da Israele nel 2006, in Libano. L’invasione da parte di coloni israeliani, appoggiati dall’esercito, nei TPO di Cisgiordania, è proseguita e prosegue tuttora, accompagnata dalla espulsione dei Palestinesi dalle loro case e dalle loro terre. A nulla sono valse, sinora, le condanne da parte di varie Istituzioni delle Nazioni Unite: Israele non ha ascoltato nessuna delle ingiunzioni, forte dell’appoggio degli Stati Uniti d’America e del colpevole silenzio o comunque mancanza di sanzioni da parte dell’Unione Europea.
Boicottiamo la fiera di Vicenza
Contro l’apartheid israeliano boicottiamo la fiera di Vicenza
SABATO 16 GENNAIO ORE 18 PIAZZA MATTEOTTI VICENZA.
PRESIDIO IN OCCASIONE DEL GALA´ DELLA FIERA CON LA PRESENZA DI RAPPRESENTANTI DI ISRAELE.
Gli israeliani rubano la Kefia palestinese

Gli israeliani rubano la Kefia palestinese che diventa bianca e azzurra (i colori della loro bandiera) con la stella di Davide come trama
L’ideatore della nuova Kefia (il designer Moshe Hariel) e il distributore commerciale (Marc Israel) non vedevano di buon occhio che la Kefia rimanesse araba, per cui l’hanno riprodotta in versione israeliana (notizia riportata dal giornale ebraico londinese “Jewish Chronicle”).
Si tratta dell’ennesimo tentativo di furto della cultura del popolo palestinese da parte di Israele.
Infatti, dopo essersi appropriato dell’artigianato palestinese, della cultura popolare e dei proverbi palestinesi proclamandone origini ebraiche, Israele ha cominciato anche a spacciare come tipici piatti ebraici i piatti tradizionali palestinesi.
Persino i famosi “semi”, le olive e i datteri palestinesi vengono ormai venduti come prodotti nazionali israeliani.
E ora tocca alla Kefia, simbolo della lotta palestinese.
L’hanno indossata i combattenti palestinesi nel 1936 ed è diventata il simbolo della Palestina a livello internazionale, compagna inseparabile del defunto presidente palestinese Yasser Arafat, che la indossava in modo da rappresentare la cartina geografica della Palestina storica.
Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese – Torino
www.palestinalibera.org


