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	<title>Comitato di solidarietà con il popolo palestinese &#187; Boicottaggio</title>
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		<title>La campagna BDS continua ad innervosire Israele</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 13:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;atto terroristico e di pirateria a carico della Freedom flottilla ha incrementato l&#8217;indignazione verso l&#8217;arroganza e l&#8217;attesa impunità di Israele con la conseguente di diffusione, a livello internazionale, del boicottaggio contro la prepotenza dello stato israeliano (vedi &#8220;Cinema Utopia&#8221; Parigi).  Israele, che non tollera che sia scalfita la sua maschera di &#8220;Paese democratico&#8221;, reagisce:

Disegno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>L&#8217;atto terroristico e di pirateria a carico della Freedom flottilla ha incrementato l&#8217;indignazione verso l&#8217;arroganza e l&#8217;attesa impunità di Israele con la conseguente di diffusione, a livello internazionale, del boicottaggio contro la prepotenza dello stato israeliano (<a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Giugno10/14-06-10CinemaUtopia.htm">vedi &#8220;Cinema Utopia&#8221; Parigi</a>).  Israele, che non tollera che sia scalfita la sua maschera di &#8220;Paese democratico&#8221;, reagisce:</h4>
<p><span id="more-2760"></span></p>
<h3>Disegno di legge alla Knesset contro il boicottaggio verso Israele</h3>
<p>Abbiamo appena appreso che un nuovo disegno di legge è stato introdotto nella Knesset israeliana da 25 membri della Knesset, per criminalizzare tutte le attività di boicottaggio o persino sostegno al boicottaggio all&#8217;interno o all&#8217;esterno di Israele. Il disegno di legge è stato avviato dalla lobby <em>Land of Israel</em> nella Knesset ed è stato appoggiato dai membri delle varie fazioni, tra cui il rappresentante del partito Kadima Dalia Itzik e il Presidente della Commissione Difesa e Affari Esteri Tsachi Hanegbi (Informazioni in <a href="http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3902932,00.html">English here</a>).</p>
<p>La proposta di legge dovrebbero essere destinata a quelli che avviano, incoraggiano o forniscono assistenza o informazioni sui boicottaggi contro Israele.</p>
<p>I<strong> cittadini israeliani o residenti di Israele</strong> potrebbero essere citati in giudizio da chi è stato leso dal boicottaggio e potrebbero dover pagare fino a 30.000 shekel in restituzione e un importo supplementare a seconda del danno stabilito dai tribunali israeliani. <em>Questa disposizione metterebbe a repentaglio, tra gli altri, la coalizione israeliana di Donne per la Pace, New Profile, Boicottaggio dal di dentro.</em></p>
<p><strong>Coloro che non sono né cittadini né residenti di Israele</strong> perderebbero la capacità di entrare in Israele per almeno dieci anni e sarebbe loro vietato l&#8217;attività economica in Israele (il possesso di un conto in una banca israeliana, il possesso di azioni israeliane, terre, o qualsiasi altro bene che richieda la registrazione. ). <em>Non è chiaro se tale disposizione si applicherebbe anche all&#8217;ingresso in Cisgiordania, nonostante che l&#8217;aver negato l&#8217;ingresso al Prof. Noam Chomsky può essere un segno di ciò che accadrà. </em></p>
<p>A un <strong>gruppo in un paese straniero</strong> verrebbe anche vietato l&#8217;attivismo economico in Israele. Questo si applicherebbe alla <em>Autorità palestinese.</em></p>
<p><strong>Nel caso della ANP, Israele congelerebbe il trasferimento del denaro dovuto ai palestinesi e lo userebbe per pagare la riparazione, in Israele, alle parti lese dal boicottaggio del ANP delle merci provenienti dagli insediamenti!!!</strong></p>
<p><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Giugno10/14-06-10DisegnoLegge.htm">da Forum Palestina</a></p>
<h3>ISRAELE ATTACCA CAMPAGNA INTERNAZIONALE BDS</h3>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_aT71utejorw/TBYsPUgOZiI/AAAAAAAAApk/Rw28Bz-97kw/s288/boycott-300x199.jpg" alt="" /></p>
<h4>Proposta di legge prevede misure durissime contro chi promuove boicottaggio dello Stato ebraico.</h4>
<p>Gerusalemme, 14 giugno 2010, (<a href="http://www.nena-news.com/?p=1619">Nena News</a>)</p>
<p>C’è anche la «pacifista» Tzipi Livni, ex ministro degli esteri e leader del partito di opposizione Kadima, tra i 26 parlamentari che hanno firmato la proposta di legge in discussione alla Knesset che prevede sanzioni durissime per tutti coloro promuovono la campagna BDS, di boicottaggio di Israele e delle colonie ebraiche in Cisgiordania.</p>
<p>La legge in discussione chiede il sequestro dei dazi doganali e l’Iva destinati ai palestinesi – che Israele raccoglie ai transiti di frontiera – in rappresaglia per il boicottaggio avviato dall’Anp di Abu Mazen delle merci prodotte nelle colonie ebraiche costruite da Israele nei Territori occupati palestinesi in violazione delle leggi internazionali. I fondi palestinesi sequestrati verrebbero dati come «risarcimento» alle aziende nelle colonie ebraiche colpite dal boicottaggio. E’ previsto anche la confisca di fondi palestinesi depositati nelle banche israeliane.</p>
<p>Ma la legge presentata alla Knesset vuole colpire anche quei gruppi  israeliani che promuovono il boicottaggio di Israele in cooperazione con associazioni straniere e palestinesi. Un cittadino israeliano che verrà trovato «colpevole» di boicottaggio dello Stato sarà punito con una sanzione fino a 8.500 dollari e la possibile confisca dei suoi risparmi. I cittadini stranieri coinvolti nella campagna BDS verranno puniti con il divieto di ingresso in Israele per almeno 10 anni e non potranno svolgere alcuna attività economica nello Stato ebraico o aprire un conto bancario.</p>
<p>Secondo indiscrezioni le autorità israeliane stanno ora raccogliendo all’estero informazioni sulle associazioni e gli individui che promuovo il boicottaggio di Israele a livello internazionale.(red) Nena News</p>
<p>vedi anche: <a href="http://www.nena-news.com/?p=871">Boicottaggio colonie di Israele porta a porta</a></p>
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		<title>Boicotta Israele!!!</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 07:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Libano: Placebo, no grazie!

Tra accese polemiche il concerto ieri a Beirut della band britannica che ha espresso sostegno a Israele.
di Barbara Antonelli
Roma 10 giugno 2010 Nena News &#8211;  Si e’ esibito ieri sera in Libano il gruppo rock inglese Placebo. Nonostante l’appello della campagna BDS (di boicottaggio, sanzioni e disinvestimento nei confronti di Israele) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Libano: Placebo, no grazie!</h3>
<p><span id="more-2719"></span></p>
<h4>Tra accese polemiche il concerto ieri a Beirut della band britannica che ha espresso sostegno a Israele.</h4>
<h5>di Barbara Antonelli</h5>
<p>Roma 10 giugno 2010 <a href="http://www.nena-news.com/?p=1511">Nena New</a>s &#8211;  Si e’ esibito ieri sera in Libano il gruppo rock inglese Placebo. Nonostante l’appello della campagna BDS (di boicottaggio, sanzioni e disinvestimento nei confronti di Israele) a cancellare la loro tappa prevista a Tel Aviv, appena cinque giorni dopo l’attacco di Israele alla Freedom Flottiglia, il gruppo rock inglese ha ugualmente suonato il 5 giugno nello stato ebraico, trovando assolutamente normale recarsi al festival musicale previsto al Forum di Beirut, il mercoledi successivo.</p>
<p>“Il gruppo deve scegliere se vuole suonare in Libano o se vuole suonare in uno stato che viola continuamente i diritti umani” aveva detto Samah Idriss , portavoce dei gruppi di boicottaggio e della rivista libanese Al-Adab, tra i firmartari, insieme ad altre associazioni e ong libanesi dell’appello “I Placebo non sono i benvenuti in Libano”.</p>
<p>Gli attivisti della BDS hanno giustamente attaccato nel comunicato stampa anche gli stessi organizzatori del festival musicale di Beirut, facendo notare che siccome il concerto dei Placebo in Israele era gia’ fissato prima di quello in Libano, il gruppo inglese non avrebbe proprio dovuto essere invitato. “Non riconosciamo normale l’occupazione, ne’ un sistema basato sull’apartheid” hanno detto gli attivisti, rispondendo all’organizzatore e promotore del festival musicale al Beirut Forum, Jihad Al Mur che aveva sostenuto che si “trattava solo di musica e che la musica non ha nulla a che vedere con la politica.”</p>
<p>Un numero crescente di artisti internazionali, sia europei che statunitensi non accettano piu’ che Israele sia incluso come tappa dei loro tour o decidono di cancellare i concerti gia’ fissati in precedenza.</p>
<p>Esemplari i casi di Carlos Santana, del poeta rap Gil Scott-Heron e di Elvis Costello: quest’ultimo ha annullato i suoi concerti previsti per il 30 giugnio e il 1 luglio all’anfiteatro romano di Cesarea in una lettera ufficiale apparsa anche sul suo sito internet esprimendo preoccupazione rispetto al fatto che suonare in Israele “possa costituire di per se’ un atto politico” e spiegando la sua scelta come risposta alla “intimidazione e umiliazione subita dalla popolazione palestinese”.</p>
<p>L’attacco alla Freedom Flottiglia poi non ha fatto che rafforzare questa tendenza a boicottare Israele: in una sola settimana i Pixies, i Gorillaz e i Klaxons hanno tutti annullato concerti gia’in calendario.</p>
<p>Grandi conquiste per la PACBI, la campagna nata a Ramallah in Cisgiordania nel 2004 che promuove e sostiene il boicottaggio accademico e culturale di Israele e che ha ormai numerosi gruppi di appoggio in molti paesi europei e negli Usa. “ Una vittoria per la responsabilita’ etica degli artisti internazionali” ha dichiarato la PACBI, che ha recentemente messo in luce anche il fenomeno del boicottaggio silenzioso: accanto a molti artisti che pubblicamente dichiarano di non volere esibirsi in Israele, ce ne sono molti altri che senza alcun annuncio alla stampa, semplicemente decidono di non includere Israele come tappa dei loro tour. Ora la PACBI annuncia che concentrera’ tutti i suoi sforzi su Elton John, Rod Stewart e Massive Attack, che hanno concerti gia’ fissati in Israele entro l’estate. Nena News</p>
<h3>Anche i portuali greci per tre giorni bloccheranno le navi israeliane in arrivo e in partenza</h3>
<p>Ieri, 9 giugno, Haydar Ibrahim, segretario generale della Federazione dei sindacati palestinesi, ha affermato di aver ricevuto una lettera da parte dell&#8217;Unione sindacale greca, con una notizia incoraggiante. Dopo quelli della Svezia, anche i sindacati della Grecia rispondono all&#8217;appello e decidono di chiudere i porti al traffico israeliano; Atene ha decretato la chiusura di tre porti. I lavoratori greci puntualizzano che sebbene la decisione troverà esecuzione soltanto in tre giornate, il loro vuole essere un importante segnale e un atto di solidarietà forte nei confronti degli attivisti, degli operatori umanitari e dei giornalisti attaccati da Israele in acque internazionali.<br />
vedi su Al Alouf: <a href="http://www.aloufok.net/spip.php?article2015">Three-day Strike for Israel commercial vessels</a></p>
<h3>Il movimento gay spagnolo invita la delegazione israeliana a non partecipare all&#8217;edizione di quest&#8217;anno del Gay Pride</h3>
<p>Le associazioni lgbt spagnole, hanno deciso di annullare l&#8217;invito esteso agli omosessuali e alle lesbiche di Israele a partecipare al <em>Dìa del Orgullo</em>, uno dei più affollati gay Pride europei, fissato per l&#8217;inizio di luglio. L&#8217;annuncio è stato confermato direttamente da Tel Aviv dopo che indiscrezioni sull&#8217;invito annullato erano uscite sull&#8217;edizione online di El Mundo. La delegazione israeliana, che prevedeva di organizzare un autobus con un Dj e numerosi danzatori e danzatrici, è rimasta molto delusa da questo sviluppo che &#8211; ritiene &#8211; è da collegarsi al clima di forte ostilità verso Israele legato dopo il tragico blitz da parte delle forze armate di Israele alla nave Marmara degli attivisti pro-palestinesi della settimana scorsa.<br />
<em>(fonte:<a href="http://www.gay.it/channel/attualita/29943/Pride-Madrid-via-i-gay-isreliani-dal-corteo.html"> gay.it</a>)</em></p>
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		<title>In Svezia e in Italia i sindacati annunciano il boicottaggio delle merci israeliane. Il blocco navale israeliano contro Gaza è illegale</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 15:59:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I lavoratori portuali svedesi hanno deciso di dare il via a un&#8217;azione di boicottaggio di Israele, impedendo l&#8217;ingresso nei porti delle navi e delle merci israeliane. Lo ha detto Peter Annerback, portavoce dell&#8217;organizzazione sindacale Swedish Port Workers Union che conta 1500 membri. Il blocco nei confronti di Israele durerà più di una settimana, dal 15 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I lavoratori portuali svedesi hanno deciso di dare il via a un&#8217;azione di boicottaggio di Israele, impedendo l&#8217;ingresso nei porti delle navi e delle merci israeliane. Lo ha detto Peter Annerback, portavoce dell&#8217;organizzazione sindacale Swedish Port Workers Union che conta 1500 membri. Il blocco nei confronti di Israele durerà più di una settimana, dal 15 al 24 giugno. &#8220;Non accettiamo il silenzio e la complicità con il terrorismo di stato israeliano e l’ennesima violazione della legalità internazionale. Sosteniamo la campagna di boicottaggio dell’economia di guerra israeliana&#8221; hanno detto dal palco della manifestazione di sabato pomeriggio i rappresentanti della Unione Sindacale di Base e dei Cobas prima di dare la parola al rappresentante della comunità palestinese. L’Alto commissario dell’Onu per i Diritti umani, la signora Navi Pillay, ha detto che il blocco navale della Striscia di Gaza è illegale e che va rimosso. “La legge umanitaria internazionale vieta di affamare un popolo come arma di guerra… ed è proibito anche imporre ai civili punizioni collettive”, ha detto Pillay.<br />
<a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Giugno10/07-06-10SveziaItaliaBoicottaggio.htm">da Forum Palestina</a></p>
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		<title>I portuali svedesi: ‘Bloccheremo navi e merci di Israele nei nostri porti’. Altre 3 band musicali USA e GB annullano le loro date a Tel Aviv</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 20:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Santopadre*
Israele ha espulso oggi sei attivisti malesi e un membro dell&#8217;equipaggio cubano che si trovavano a bordo della Rachel Corrie, la nave battente bandiera irlandese che ieri è stata abbordata dalla marina militare israeliana prima che riuscisse a raggiungere le coste della Striscia di Gaza, e scortata poi nel porto israeliano di Ashdod. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Marco Santopadre*</h5>
<p>Israele ha espulso oggi sei attivisti malesi e un membro dell&#8217;equipaggio cubano che si trovavano a bordo della Rachel Corrie, la nave battente bandiera irlandese che ieri è stata abbordata dalla marina militare israeliana prima che riuscisse a raggiungere le coste della Striscia di Gaza, e scortata poi nel porto israeliano di Ashdod. <span id="more-2651"></span>A bordo della nave, che trasportava svariate tonnellate di aiuti umanitari per la popolazione di Gaza, c&#8217;erano anche cinque attivisti irlandesi, tra cui la premio Nobel per la Pace Mairead Maguire, e altri sette membri di equipaggio (sei filippini e il capitano scozzese). Secondo quanto ha riferito una portavoce del servizio immigrazione israeliano, &#8220;tutte le persone a bordo della nave saranno espulse oggi, dopo che avranno firmato un documento in cui affermano di rinunciare a ricorrere presso la giustizia israeliana contro questa misura&#8221;. Un cubano, membro dell&#8217;equipaggio, e sei malesi &#8211; il deputato Mohd Nizar Zakaria, due giornalisti della tv malese TV3 e tre impiegati della ong malese Perdana Global Peace &#8211; sono arrivati nel pomeriggio in Giordania, attraverso il valico del ponte Allenby. Assieme a loro è giunto in Giordania anche un reporter indonesiano di 28 anni che era rimasto ferito nel sanguinoso blitz israeliano compiuto lunedi&#8217; scorso. Ha riferito un diplomatico indonesiano: &#8220;Surya Fachrizal é un giornalista della rivista Hidavatullah. E&#8217; stato ferito con un&#8217;arma da fuoco al busto e ora verrà ricoverato nuovamente in un ospedale di Amman&#8221;. Le altre 12 persone saranno espulse nel corso della giornata. La partenza di Mairead Maguire, celebre avvocato nordirlandese di 66 anni, simpatizzante per la causa palestinese, e degli altri attivisti irlandesi è stata ritardata per il loro rifiuto di firmare il foglio di via sottopostogli dalle autorità israeliane in cui si ammette di essere entrati illegalmente in territorio israeliano. I sei saranno messi a bordo di un volo diretto a Londra, hanno detto le autorità di Tel Aviv.</p>
<p>Mary Hughes, una dei co-fondatori del movimento filo-palestinese &#8216;Free Gaza Movement&#8217;, ha oggi pesantemente denunciato il nuovo intervento israeliano contro la Rachel Corrie ed ha preannunciato nuove iniziative per cercare di forzare il blocco. &#8221;Sono furibonda per quello che é accaduto &#8211; ha detto alla BBC &#8211; ancora una volta gli israeliani hanno agito in acque internazionali e hanno abbordato una nave con metodi violenti e costretto quanti erano a bordo a fare rotta per Israele contro la loro volontà&#8221;. &#8221;Volevamo che ci lasciassero passare per andare a Gaza, era quella la nostra meta ma non ci arrenderemo, faremo altri tentativi per rompere l&#8217;assedio&#8221;, ha aggiunto. Da parte sua Greta Berlin, un&#8217;altra esponente del gruppo, ha annunciato che l&#8217;organizzazione chiuderà il suo quartier generale di Cipro per spostarsi forse a Londra, dopo che le autorità dell&#8217;isola, lo scorso mese, hanno deciso di impedire l&#8217;attracco a qualsiasi nave diretta a Gaza. Il &#8216;Free Gaza Movement&#8217; è un&#8217;organizzazione che raccoglie vari gruppi filo-palestinesi e che dal 2008 si batte contro il blocco israeliano imposto sulla Striscia. E&#8217; sotto l&#8217;egida di questa organizzazione che sono partiti gli ultimi convogli diretti a Gaza, sia la nave intercettata ieri sia la flottiglia presa d&#8217;assalto lunedi con un bilancio di 19 tra morti e dispersi (dei quali sono 9 riconsegnati alle famiglie).</p>
<p>I lavoratori portuali svedesi si apprestano a lanciare una settimana di blocco delle navi e delle merci israeliane per protestare contro la strage di lunedì scorso a bordo della Freedom Flotilla e il sequestro delle 10 mila tonnellate di aiuti destinati alla sofferente popolazione di Gaza. Lo ha annunciato ieri Peter Annerback, uno dei portavoce del Sindacato dei lavoratori portuali svedesi che riunisce circa 1500 dipendenti, spiegando che dal 15 al 24 di giugno i lavoratori si rifiuteranno si scaricare o caricare merci destinate o provenienti da Israele. Il sindacato, che era già tra i sostenitori della piattaforma ‘Una barca per Gaza’ che ha preso parte alla gestione della Freedom Flotilla, spiega in un documento i motivi del boicottaggio: &#8220;quella israeliana è un attacco criminale e senza precedenti al pacifico convoglio navale che faceva rotta per Gaza. Numerosi attivisti per la pace sono stati assassinati dai commandos israeliani e altri partecipanti sono stati arbitrariamente arrestati”. L’Unione dei lavoratori portuali svedesi lancia anche un appello alle altre organizzazioni sindacali affinché si uniscano al boicottaggio contro gli interessi israeliani “per imporre a Tel Aviv il rispetto delle leggi internazionali e per costringerla a togliere immeditamente l’assedio alla popolazione di Gaza”. “Anche se non è facile individuare quali siano le navi e i beni israeliani nei nostri porti abbiamo molti lavoratori detective al lavoro” ha detto un altro sindacalista.</p>
<p>E il boicottaggio si estende anche nel mondo della cultura e della musica: l&#8217;ultimo importante evento ad essere annullato è quello dei Pixies, una band statunitense di rock alternativo che aveva in programma un concerto mercoledì prossimo a Tel Aviv. Il gruppo si é scusato con i fan, a cui sarà comunque rimborsato il biglietto, ed ha annullato la data prevista all’interno del festival musicale Pic.Nic 2010, boicottato anche da altre due band britanniche, il gruppo punk Klaxons e i Gorillaz che invece fanno musica hiphop. Nei mesi scorsi avevano già annullato le loro esibizioni in Israele Elvis Costello, Santana e il padre del rap, Gil Scott-Heron.</p>
<h5>* Radio Città Aperta</h5>
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		<title>Boicottaggio porta a porta, imprese dei coloni in rosso</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/05/boicottaggio-porta-a-porta-imprese-dei-coloni-in-rosso/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 10:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Michele Giorgio &#8211; GERUSALEMME
RAMALLAH &#8211; Campagna dell&#8217;Anp: palestinesi, non commerciate con i settler
«Questo boicottaggio è stupido e miserabile, i palestinesi devono interromperlo subito». Non è stato un capo dei coloni israeliani a pronunciare ieri parole tanto infuocate nei confronti della protesta che i palestinesi stanno attuando contro gli insediamenti ebraici costruiti in Cisgiordania (in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Michele Giorgio &#8211; GERUSALEMME</h5>
<h4>RAMALLAH &#8211; Campagna dell&#8217;Anp: palestinesi, non commerciate con i settler</h4>
<p>«Questo boicottaggio è stupido e miserabile, i palestinesi devono interromperlo subito». Non è stato un capo dei coloni israeliani a pronunciare ieri parole tanto infuocate nei confronti della protesta che i palestinesi stanno attuando contro gli insediamenti ebraici costruiti in Cisgiordania (in violazione delle leggi internazionali) dopo l&#8217;occupazione militare nel 1967.<br />
Ad alzare la voce è stata Dalia Itzik, ex speaker della Knesset e attuale capogruppo del partito «centrista» Kadima, a conferma che il boicottaggio delle colonie e dei loro prodotti, avviato inizialmente dalla campagna popolare «Karame» (dignità) e poi adottato dall&#8217;Anp, si sta rivelando un efficace strumento di pressione economica nelle mani dei palestinesi.</p>
<p><span id="more-2500"></span>Cominciano ad avere il fiato corto le aziende nelle colonie israeliane che, secondo dati palestinesi, nel 2009 hanno venduto merci per 500 milioni di dollari nei Territori occupati. Al boicottaggio dei palestinesi della Cisgiordania, cominciato nei mesi scorsi, si aggiunge quello deciso qualche giorno fa a Nazareth dall&#8217;Alto Coordinamento degli arabo israeliani e le misure adottate in Europa contro i prodotti degli insediamenti esportati illegalmente con il marchio «made in Israel».<br />
E risultati registra la campagna mondiale «Bds (Boycott, divestment and sanctions) avviata nei confronti non solo delle colonie ma dello stesso Stato di Israele &#8211; sino a quando, spiegano i promotori, non rispetterà i suoi obblighi internazionali &#8211; che qualche giorno fa ha visto il musicista e cantante britannico Elvis Costello annullare il suo tour nello Stato ebraico a causa, ha spiegato, «delle umiliazioni subite dal popolo palestinese».<br />
Domenica scorsa il Washington Post ha riferito che almeno 17 imprese hanno chiuso i battenti nell&#8217;insediamento di Maale Adumim (a est di Gerusalemme) uno dei più grandi dei 120 costruiti in Cisgiordania. Avi Elkayam, portavoce di 300 aziende con sede nelle colonie, ha ammesso la grande difficoltà che sta affrontando la zona industriale di Mishor Adumim e riferito della chiusura di una grossa impresa specializzata nel taglio della pietra (proveniente da una cava palestinese).<br />
Le difficoltà e la rabbia dei settler-imprenditori crescono con il passare delle settimane e il Consiglio delle colonie (Yesha) ha coniato l&#8217;espressione «terrorismo economico degli arabi» per sollecitare il governo israeliano a varare immediatamente contromisure, a cominciare dalla chiusura totale dei valichi all&#8217;import-export dei palestinesi della Cisgiordania (Gaza è già soggetta da tre anni a un embargo durissimo da parte israeliana). Per ora i palestinesi non si sono fatti intimidire e martedì scorso tremila giovani hanno cominciato a promuovere il boicottaggio delle colonie «porta a porta» in applicazione di un decreto legge firmato dal presidente dell&#8217;Anp Abu Mazen che prevede forti sanzioni (fino a 22 dollari) e anche il carcere (fino a cinque anni) per i palestinesi che commerciano con i settler.<br />
Nei prossimi mesi i tremila «promotori» visiteranno 427 mila abitazioni palestinesi per esortare la popolazione a rispettare il più possibile il boicottaggio degli insediamenti. «I nostri giovani &#8211; spiega Haitam Kayali, della campagna «Karame» &#8211; distribuiranno opuscoli e volantini alle famiglie per diffondere informazioni sulla pericolosità degli insediamenti per la nostra futura indipendenza». Con la stessa motivazione verranno affissi poster in città e villaggi della Cisgiordania.<br />
La controffensiva israeliana è scattata sul piano diplomatico e, stando a ciò che riferiscono fonti palestinesi, alcuni funzionari europei avrebbe espresso al premier dell&#8217;Anp Salam Fayyad «preoccupazione» per le conseguenze del boicottaggio delle colonie che, a loro dire, potrebbe rivelarsi un boomerang. In particolare per gli oltre 20mila lavoratori palestinesi ai quali è stato chiesto di non recarsi più negli insediamenti. A mezza bocca qualcuno spiega che l&#8217;Ue teme che, alla fine, sarà costretta a versare altri fondi all&#8217;Anp, necessari per pagare i sussidi a tanti futuri disoccupati.</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100521/pagina/10/pezzo/278690/">il manifesto &#8211; 21 maggio 2010</a></p>
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		<title>Campagna BDS: emblematico editoriale di una agenzia israeliana</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 10:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un editoriale di Ynet news (agenzia israeliana) rivela le preoccupazioni e le contromisure che l’establishment israeliano intende prendere contro la campagna di pressioni internazionali avviatasi con le iniziative BDS in tutto il mondo. Ultima in ordine di tempo nel nostro paese, l’iniziativa di contestazione alla multinazionale farmaceutica israeliana “Teva” alla Fiera Cosmofarma di Roma sabato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Un editoriale di Ynet news (agenzia israeliana) rivela le preoccupazioni e le contromisure che l’establishment israeliano intende prendere contro la campagna di pressioni internazionali avviatasi con le iniziative BDS in tutto il mondo. Ultima in ordine di tempo nel nostro paese, l’iniziativa di contestazione alla multinazionale farmaceutica israeliana “Teva” alla Fiera Cosmofarma di Roma sabato scorso. L’editoriale di Ynet news è stato tradotto da Stephanie Westbrook.</h4>
<p><a name="contrastare-la-guerra-soft"></a></p>
<h3>Contrastare la guerra “soft”</h3>
<h4>Fayyad si rende conto del potenziale potere della guerra “soft” contro Israele;  anche noi dovremmo</h4>
<h5>di Asher Fredman<br />
<a href="http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3884712,00.html">ynetnews</a> – 5 maggio 2010</h5>
<p><span id="more-2495"></span><br />
Israele sta prendendo coscienza della crescente minaccia della guerra “soft” perseguita a livello internazionale contro il paese. Pare che l’artista jazz Gil Scott-Heron abbia disdetto il suo prossimo concerto a Tel Aviv, e questo è solo l’ultimo risultato della crescente campagna per promuovere un boicottaggio culturale contro Israele. L’assalto contro la vice ambasciatrice di Israele nel Regno Unito mentre completava una sua relazione universitaria il 28 aprile è un altro segnale che la guerra “soft” può ben presto trasformarsi in una “dura”.</p>
<p>Quelli che portano avanti la guerra soft hanno adottato diverse tattiche, incluse le azioni legali contro funzionari israeliani all’estero, la delegittimazione di Israele come il principale paese che viola i diritti umani nel mondo, e un deciso sforzo nel mettere a tacere i sostenitori di Israele. Equiparando la loro causa alla lotta contro l’apartheid in Sud Africa, hanno fatto la promozione di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele il punto centrale della loro campagna.</p>
<p>Il primo ministro palestinese Salam Fayyad sembra essere stato uno dei primi tra i responsabili politici della regione a riconoscere e apprezzare questi sviluppi. Il suo piano da due anni per rafforzare la creazione unilaterale di uno stato palestinese si basa sul presupposto che il potenziamento degli istituzioni palestinesi aiuterà a creare un clima internazionale in cui Israele è costretto ad accettare le richieste chiave palestinesi.</p>
<p>La scommessa è che la crescente pressione internazionale su Israele sarà un catalizzatore più efficace per concessioni israeliane piuttosto che la resistenza violenta o i difficili negoziati. Il tempo, ritiene, sta dalla sua parte.</p>
<p>Ad oggi, il successo del movimento BDS è stato limitato. Nonostante i ripetuti inviti da potenti ONG come Amnesty International a cessare la vendita di attrezzature militari a Israele, nessun paese ha accettato di farlo. Anche il Regno Unito, che ha creato una bufera la scorsa estate quando ha revocato alcune licenze per l’esportazione di armi verso Israele, ha insistito con forza che questo non costituiva alcun tipo di embargo.</p>
<p>Nonostante i numerosi tentativi di adottare risoluzioni di disinvestimento nei campus in tutti gli Stati Uniti e in Europa, sono poche le risoluzioni che sono state approvate, ancora di meno quelle attuate.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Tuttavia, il pericolo per Israele dipende dal potenziale effetto “valanga” di queste campagne</span>. In diversi aspetti, il numero delle campagne che raggiungono il loro obiettivo è meno importante che la percezione che il movimento nel suo complesso sta guadagnando sul terreno. Questa percezione genera legittimità per la guerra soft, invoglia altri ad unirsi e può diventare una profezia che si autoavvera.</p>
<p><strong>Tagliare le gambe al movimento BDS</strong></p>
<p>Comprendendo l’importanza di questa percezione, il sito web dell’<em>Israel Apartheid Week</em> (IAW) 2010 vantava, “l’IAW 2010 si svolge dopo un anno di successi incredibili per il movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) a livello internazionale”. Gli event dell’IAW di Toronto comprendevano un incontro intitolato “Cinque anni dal lancio del BDS – Festeggiamo i nostri successi”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">È essenziale quindi che gli organismi del governo incaricati di elaborare la strategia di Israele per combattere la guerra soft dedichino risorse importanti per tagliare le gambe al movimento BDS</span>. Ci sono poche possibilità che qualsiasi argomento possa convincere i sostenitori più convinti del BDS che è sbagliato isolare Israele. <span style="text-decoration: underline;">La percezione, tuttavia, che il movimento abbia successo deve essere contrastata</span>.</p>
<p>Come risposta alle notizie in merito di decisioni di disinvestimento da parte di fondi pensione, Israele deve perseguire, e soprattutto pubblicizzare, l’aumento degli investimenti e di nuovi legami commerciali con altri paesi. Artisti e personalità bombardati da campagne su Internet chiedendo che annullino il loro spettacolo devono essere contattati e devono essere informati della versione israeliana della storia.</p>
<p>Ci sono molte altre misure che Israele può e deve adottare per contrastare questo assalto. In parallelo alle campagne di immagine che enfatizzano le realizzazioni scientifiche e culturali di Israele, le domande più difficili devono essere affrontate direttamente. Nei campus universitari, raccontare i contributi di Israele nella tecnologie degli SMS oppure nel rock indipendente risulta insignificante di fronte ad una foto di un posto di blocco.</p>
<p>Anche ai convinti serve predicare. Molti giovani, che in passato sarebbere stati disposti a prendere posizione a favore di Israele, sono stati influenzati da notizie sbilanciate da parte dei media e dalle relazioni pungenti di gruppi come Amnesty International e Human Rights Watch. Pubblicizzare i numerosi elementari errori di fatto e di diritto in queste relazioni sarebbe un primo passo.</p>
<p>L’area di interesse geografico su cui Israele concentra gli sforzi deve allargarsi in modo significativo. Mentre la maggior parte dell’attenzione è stata tradizionalmente dedicata agli Stati Uniti, l’Israele Apartheid Week 2010 ha avuto luogo in 13 città canadesi, 12 città europee, e 10 negli Stati Uniti.</p>
<p>Il punto che deve essere assimilato è che la guerra soft non costituisce semplicemente un fastidio o addirittura una minaccia economica. <span style="text-decoration: underline;">Si tratta di un processo che potrebbe svolgere un ruolo importante nel indirizzare il futuro status quo tra Israele e i palestinesi</span>. Questo status quo sarebbe quello imposto dall’esterno, e non prenderebbe necessariamente in considerazione gli interessi di Israele.</p>
<p>La leadership palestinese ha riconosciuto le implicazioni di vasta portata di queste prospettive in continua evoluzione. È ora che la leadership israeliana si svegli.</p>
<h5>Traduzione di Stephanie Westbrook</h5>
<p><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Maggio10/11-05-10CrescePreoccupazioneBDS.htm">da Forum Palestina</a></p>
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		<title>Giornata della Terra celebrata in tutto il mondo con azioni che chiamano al Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 09:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso della Giornata della Terra celebrata dai palestinesi, attivisti della solidarietà di tutto il mondo sono scesi in piazza per chiedere una campagna globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e umanitario. Azioni creative e decise si sono svolte a Londra, Toronto, New [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso della Giornata della Terra celebrata dai palestinesi, attivisti della solidarietà di tutto il mondo sono scesi in piazza per chiedere una campagna globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e umanitario. Azioni creative e decise si sono svolte a Londra, Toronto, New York, Parigi, Roma, Il Cairo, Melbourne e in decine di altre città in tutto il mondo.<span id="more-2114"></span></p>
<p>Oggi ricorre il 34° anniversario da quando Israele uccise sei cittadini palestinesi di Israele che protestavano contro l&#8217;esproprio delle loro terre per costruire nuove città per soli ebrei e ampliare quelle esistenti. Le proteste palestinesi in quella prima Giornata della Terra furono provocate dal &#8220;Koenig Report&#8221;, uno studio commissionato dal governo con l’intento di investigare il modo per incoraggiare i cittadini israeliani palestinesi a lasciare le terre e che portò un&#8217;ondata di misure discriminatorie, tra cui la confisca delle terre, contro la minoranza palestinese di Israele.</p>
<p>Il Comitato Nazionale per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BNC) ha fatto appello alla &#8220;coscienza dei popoli e alle loro organizzazioni di tutto il mondo a mobilitarsi in azioni creative, concrete e visibili per rendere questo giorno una tappa storica nel movimento contro l&#8217;apartheid di Israele, il colonialismo e l&#8217;occupazione, per la responsabilità degli oppressori e per il rispetto dei diritti e della dignità del popolo palestinese&#8221;. La risposta a questo invito è arrivata da tutto il mondo.</p>
<p>A Toronto, gli attivisti hanno dato vita a proteste improvvise nei grandi magazzini Chapters Indigo e Mountain Equipment Co-op, per richiamare l&#8217;attenzione sui rapporti commerciali che questi hanno con le società che beneficiano dell’apartheid e dell&#8217;occupazione israeliana.</p>
<p>Attivisti hanno protestato a Londra all&#8217;interno di un supermercato Waitrose, ricordando che questo vende prodotti provenienti da insediamenti illegali ed esortando gli acquirenti a boicottare tutti i prodotti israeliani. Waitrose ha costantemente respinto le richieste degli attivisti di rivelare informazioni sulla vendita dei beni provenienti dalle colonie.</p>
<p>Azioni simili si sono svolte nei supermercati di Italia e Olanda.</p>
<p>Sempre a Londra, ieri i manifestanti hanno interrotto una esibizione del Jerusalem Quartet. Il concerto alla Wigmore Hall veniva trasmesso in diretta dalla BBC. I manifestanti hanno richiamato l&#8217;attenzione sui forti legami del Quartetto con l&#8217;esercito israeliano e l&#8217;uso da parte di Israele di &#8220;ambasciatori culturali&#8221; per coprire i suoi crimini contro i palestinesi.</p>
<p>Attivisti statunitensi, vestiti con accappatoi e asciugamani, hanno protestato presso i negozi che vendono cosmetici Ahava (Mar Morto), come parte della campagna “Bellezza Rubata”. La società israeliana ha sede nell&#8217;insediamento illegale di Mitzpe Shalem. I manifestanti portavano cartelli con scritto “Ahava: Fabbricato da approfittatori israeliani nella Palestina occupata&#8221;.</p>
<p>In aggiunta alle numerose vittorie del crescente movimento BDS, ieri il più grande fondo pensionistico svedese ha annunciato di aver escluso la società militare israeliana Elbit Systems dal proprio portafoglio investimenti per il suo ruolo nella fornitura di apparecchiature di sorveglianza per il muro illegale costruito nei territori occupati della Cisgiordania. Questo avviene dopo la decisione simile, presa lo scorso anno dal fondo pensionistico del governo norvegese, di recedere da Elbit Systems. La pressione è andata crescendo nei confronti delle società con legami militari con Israele, come Motorola e Caterpillar, e da ultimo con gli studenti dell’università Berkeley che la scorsa settimana hanno sostenuto il disinvestimento da Israele con una risoluzione del Senato.</p>
<p>In tutta Europa, la consolidata campagna contro la Agrexco sta guadagnando forza. L’azienda del governo israeliano esporta il 70% della produzione agricola totale dagli insediamenti illegali nei territori occupati palestinesi, principalmente in Europa.</p>
<p>Una campagna efficace contro Veolia, una società coinvolta nel progetto East Jerusalem Light Rail, che collegherà Gerusalemme ovest agli insediamenti ebraici illegali nella zona occupata di Gerusalemme Est, stringendo ancora più saldamente la morsa israeliana sulle città palestinesi occupate e legando di più le colonie all&#8217;interno dello Stato di Israele, ha costretto l&#8217;azienda a prendere in considerazione l&#8217;abbandono del progetto. Gli attivisti hanno convinto le amministrazioni locali in Inghilterra, Irlanda, Australia e Francia ad impegnarsi per escludere Veolia dai contratti futuri alla luce del suo coinvolgimento nel progetto.</p>
<p>In Palestina, la Giornata della Terra è stata contrassegnata dalle marce di protesta contro la consueta politica di Israele di espropriazione contro i palestinesi. Un incontro pubblico è stato organizzato nella città cisgiordana di Salfit dal BNC, per discutere le strategie del movimento globale BDS che gode di ampio sostegno all&#8217;interno della Palestina.</p>
<p>&#8220;Il movimento BDS è cresciuto in modo esponenziale dall’Appello della società civile palestinese per il BDS lanciato nel 2005 e soprattutto dopo aggressione criminale di Israele su Gaza. Mentre tutte le forme di intervento internazionali sembrano incapaci di costringere Israele a rispettare il diritto internazionale, la campagna BDS sta applicando una nuova forma di pressione su Israele&#8221;, ha dichiarato un portavoce nel corso dell’incontro, aggiungendo che “questa Giornata d&#8217;azione BDS è la più grande di sempre e sarà ora impossibile ignorare questo crescente movimento globale&#8221;.</p>
<h5>da <a href="http://www.bdsmovement.net/?q=node/676">www.bdsmovement.net</a><br />
Traduzione dall&#8217;inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare</h5>
<h4>da <a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Aprile10/01-04-10GiornataDellaTerra.htm">Forum Palestina</a></h4>
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		<title>Campagna BDS in Italia contro l&#8217;economia israeliana</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/03/campagna-bds-in-italia-contro-leconomia-israeliana/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 23:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prossima tappa Trieste
La Camera                      di commercio Italo-israeliana sponsorizza la fiera dell&#8217;olio                      capitale a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #095509;"><span style="text-decoration: underline;">Prossima tappa Trieste</span></span></p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #b40404;"><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/jihad-massaker.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1576" title="jihad-massaker" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/jihad-massaker-300x213.jpg" alt="" width="240" height="170" /></a>La Camera                      di commercio Italo-israeliana sponsorizza la fiera dell&#8217;olio                      capitale a Trieste dal 5 all&#8217;8 marzo</span></h3>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; assurda, indecente                        e  vergognosa la notizia che  la fiera                        Olio Capitale che si terrà a Trieste dal 5 al 8 Marzo avrà                        tra i suoi sponsor la camera di commercio Italo                        Israeliana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paese che                        ogni anno distrugge migliaia di alberi da frutta e di olivo                        in particolare per strappare terra ai contadini palestinesi                        e fare posto a colonie di invasati religiosi, avrà                        modo di fare tranquillamente la sua passerella e intrattenere                        rapporti commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;<a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Febbraio10/26-02-10CampagnaBdsTrieste.htm">leggi tutto su Forum Palestina</a></p>
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		<title>Parola d&#8217;ordine: stop apartheid</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 23:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Michele Giorgio
PALESTINA 40 atenei mobilitati in tutto il mondo: basta al regime che segrega gli arabi
Partecipano anche accademici israeliani, ma Tel Aviv: «antisemiti»
È scesa in campo addirittura l&#8217;Agenzia ebraica per contrastare conferenze, sit-in, attività culturali ed artistiche legate alla sesta «Israel apartheid week» (Iaw), l&#8217;iniziativa internazionale annuale, cominciata il primo marzo, che denuncia la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Michele Giorgio</p>
<p><em>PALESTINA 40 atenei mobilitati in tutto il mondo: basta al regime che segrega gli arabi<br />
Partecipano anche accademici israeliani, ma Tel Aviv: «antisemiti»</em></p>
<p style="text-align: justify;">È scesa in campo addirittura l&#8217;Agenzia ebraica per contrastare conferenze, sit-in, attività culturali ed artistiche legate alla sesta «Israel apartheid week» (Iaw), l&#8217;iniziativa internazionale annuale, cominciata il primo marzo, che denuncia la politica israeliana verso i palestinesi &#8211; paragonandola alla segregazione razziale che i bianchi attuavano nei confronti dei neri in Sudafrica &#8211; in 40 università e 50 città del mondo oltre che nei centri arabo israeliani e, naturalmente, nei Territori occupati. Dopo i risultati ottenuti lo scorso anno dalla campagna internazionale «Bds» (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) di boicottaggio di Israele, le autorità dello Stato ebraico seguono ora con attenzione i consensi che l&#8217;Iaw sta raccogliendo tra studenti e docenti nelle università occidentali e l&#8217;attivismo che ha messo in moto in Europa, anche in Italia, in particolare a Pisa, Roma e Bologna. <span id="more-1564"></span><br />
Nella città toscana domani verrà lanciata un&#8217;iniziativa nazionale di accademici italiani per il diritto allo studio del popolo palestinese che, tuttavia, non invoca il boicottaggio accademico di Israele &#8211; sul quale insistono altre organizzazioni che denunciano la partecipazione di atenei e centri di ricerca israeliani a produzioni belliche e politiche di occupazione militare &#8211; ed esorta i docenti italiani ad avviare relazioni privilegiate con le università in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est.<br />
«Il paragone tra Israele e l&#8217;apartheid sudafricano è senza alcun fondamento», ha tuonato il presidente dell&#8217;Agenzia ebraica, Natan Sharansky accusando di «antisemitismo» i promotori dell&#8217;Iaw. L&#8217;obiettivo dell&#8217;Agenzia ebraica, ha spiegato Sharansky, «è quello di impedire che i nemici possano allontanare gli ebrei da Israele». Da parte loro i giornali israeliani, ad eccezione (parziale) del liberal Haaretz, sparano sull&#8217;Iaw &#8211; descritta dal notista di Maariv Ben-Dror Yemini come un tentativo di rilanciare, in altre forme, la conferenza di Durban sul razzismo &#8211; e puntano l&#8217;indice contro i cittadini israeliani che vi prendono parte, come l&#8217;economista Shir Ever (impegnato ad Amsterdam) e il docente di antropologia Jeff Halper (a Glasgow). «I gruppi che promuovono la Iaw puntano a un solo obiettivo, il completo isolamento internazionale di Israele come Stato razzista che pratica l&#8217;apartheid. Non possiamo accettare queste iniziative e le accuse che ci vengono rivolte, specie quando a farle sono cittadini del nostro paese», ha protestato il professor Gerald Steinberg, dell&#8217;università ultraconservatrice di Bar Ilan.<br />
Altri esponenti della destra hanno messo in rilievo la «partecipazione indiretta» all&#8217;Iaw di istituzioni internazionali, citando, ad esempio, la proiezione a Gaza del film di animazione «Fatenah» prodotto dall&#8217;Oms che racconta la storia (vera) di una giovane donna gravemente ammalata e deceduta per non aver potuto andare all&#8217;estero a curarsi a causa dell&#8217;assedio israeliano di Gaza.<br />
A dare un forte impulso alla Iaw e altre campagne internazionali a favore dei diritti del popolo palestinese, sono state le conseguenze della devastante offensiva israeliana «Piombo fuso» contro Gaza (1.400 palestinesi uccisi, almeno 5mila i feriti e migliaia di abitazioni distrutte o danneggiate). Un&#8217;operazione militare segnata da «crimini di guerra» contro la popolazione civile di Gaza secondo la denuncia del giudice sudafricano Richard Goldstone, incaricato dal Consiglio per i Diritti Umani, contenuta in un rapporto approvato alla fine dello scorso anno dall&#8217;Onu.<br />
Un&#8217;inchiesta che il governo e gran parte dei media israeliani hanno contestato duramente, al punto da prendere di mira anche le Ong e i centri per i diritti umani ebraici che avevano fornito la loro collaborazione alle indagini. In risposta allo sdegno delle autorità governative contro l&#8217;Iaw, ieri il poeta arabo israeliano, Salman Masalha, ha ricordato su Haaretz le pesanti discriminazioni alle quali è soggetta la minoranza araba nello Stato di Israele, sottolineando l&#8217;esistenza di comunità «soltanto per ebrei». «Questo è il solo paese democratico del mondo dove 1/5 della popolazione (gli arabi) che sulla carta gode degli stessi diritti (della maggioranza), non ha rappresentanti (dei suoi partiti) al governo», ha sottolineato Masalha.<br />
Dal Canada, uno dei paesi dove l&#8217;Iaw è maggiormente attaccata dai filo-israeliani, il noto commentatore Thomas Walkom smentisce che i dibattiti in corso nell&#8217;ambito della «settimana» abbiamo un contenuto antisemita. «La Iaw è controversa? Sì. È sbilanciata da un lato? Sì. Ma non è antisemita, a meno che non si voglia per forza pensare che criticare Israele sia un attacco a tutti gli ebrei», ha scritto Walkom sul Toronto Star.</p>
<p style="text-align: justify;">da <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100304/pagina/08/pezzo/272849/">Il Manifesto del 4 marzo 2010</a></p>
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		<title>Made in Israel per i palestinesi</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 23:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Michele Giorgio, inviato a Ramallah
«Il 2010 sarà un anno decisivo per ripulire i mercati palestinesi dalle merci prodotte nelle colonie israeliane che occupano le nostre terre».
Lo scorso 7 gennaio, dopo aver pronunciate queste parole, il premier dell&#8217;Autorità nazionale palestinese (Anp) Salam Fayyad sollevò un pacco con un marchio in lingua ebraica, rendendolo ben visibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>di Michele Giorgio, inviato a Ramallah</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Il 2010 sarà un anno decisivo per ripulire i mercati palestinesi dalle merci prodotte nelle colonie israeliane che occupano le nostre terre».</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 7 gennaio, dopo aver pronunciate queste parole, il premier dell&#8217;Autorità nazionale palestinese (Anp) Salam Fayyad sollevò un pacco con un marchio in lingua ebraica, rendendolo ben visibile alle telecamere delle rete televisive presenti, e lo lanciò verso una catasta in fiamme di prodotti degli insediamenti colonici sequestrati in quel periodo. In linea con la posizione del presidente Abu Mazen di rifiuto dei negoziati con il governo israeliano sino a quando la colonizzazione non cesserà completamente, Fayyad ha avviato una campagna di boicottaggio dei prodotti dei «settler» nei territori controllati dall&#8217;Anp (di fatto solo le principali città cisgiordane). Ha anche creato il «Fondo per la dignità nazionale», gestito dal ministro dell&#8217;economia Hassan Abu Libda, per «risarcire» i commercianti palestinesi che si sono visti sequestrare le merci che avevano comprato dai coloni. «Abbiamo confiscato e distrutto sino ad oggi prodotti provenienti dagli insediamenti ebraici per un valore di 1.5 milioni di dollari», ha riferito Abu Libda di recente alla Camera di commercio di Nablus, aggiungendo che le colonie israeliane vendono annualmente nei Territori occupati merci per 500 milioni di dollari.<br />
<span id="more-1093"></span> Spinti anche dall&#8217;urgenza di ridare credibilità ad Abu Mazen, che ancora paga per la decisione (poi revocata) presa alla fine dello scorso anno di congelare il voto del Consiglio dei diritti umani dell&#8217;Onu sul rapporto Goldstone relativo ai «crimini di guerra» commessi da Israele a Gaza un anno fa, i dirigenti dell&#8217;Anp ora puntano sul boicottaggio delle colonie e chiedono il massimo del rigore ai commercianti, non mancando di minacciare pesanti sanzioni. Allo stesso tempo non mettono minimamente in discussione il Protocollo di Parigi &#8211; che lo scomparso presidente Yasser Arafat firmò dopo gli accordi di Oslo &#8211; che garantisce a Israele il controllo dell&#8217;economia dei Territori occupati.<br />
«L&#8217;Anp non rigetta le merci provenienti dal territorio israeliano ma solo quelle prodotte nelle colonie», ha messo in chiaro Abu Libda negando l&#8217;intenzione di boicottare Israele. La precisazione non è bastata al premier dello Stato ebraico Benyamin Netanyahu che ha prontamente etichettato la campagna dell&#8217;Anp «un incitamento contro lo Stato di Israele» nonostante riguardi solo le colonie, illegali per le risoluzioni internazionali e che continuano ad esportare in tutto il mondo con il marchio «Made in Israel».<br />
E&#8217; una nuova Intifada palestinese contro l&#8217;occupazione, fatta di boicottaggi commerciali, lotte popolari non violente, di collaborazione con le organizzazioni della sinistra israeliana più radicale e che vede anche una partecipazione dell&#8217;Anp? E&#8217; difficile affermarlo di fronte ad un governo palestinese debole, ambiguo nelle sue politiche e pesantemente condizionato dagli aiuti internazionali che garantiscono la sua sopravvivenza in cambio della «lotta al terrorismo» (Hamas). Pesa anche lo scontro tra l&#8217;Anp e il movimento islamico che spacca politicamente e territorialmente i palestinesi. Israele in ogni caso già vede la «terza Intifada». I giornali in lingua ebraica hanno riferito e commentato con preoccupazione nei giorni scorsi le proteste (non violente) contro il muro in Cisgiordania e le occupazioni (da parte dei coloni) di case arabe a Sheikh Jarrah (Gerusalemme) che mettono dalla stessa parte attivisti palestinesi, israeliani e stranieri e riscuotono crescenti consensi internazionali.<br />
L&#8217;Anp comunque non poteva più sottrarsi alle pressioni della società civile palestinese per l&#8217;adozione di misure incisive contro la colonizzazione. «Ritengo il boicottaggio delle colonie israeliane un primo passo nella giusta direzione ma non basta perché è l&#8217;atteggiamento complessivo dell&#8217;Anp nei confronti di Israele e delle sue politiche che deve mutare se i palestinesi vogliono liberarsi dell&#8217;occupazione», sostiene l&#8217;opinionista Omar Barghuti, uno dei principali esponenti della campagna «Boycott, Divestment and Sanctions» (Bds) lanciata a livello mondiale per spingere Israele a rispettare le risoluzioni internazionali.<br />
A minare le fondamenta della campagna dell&#8217;Anp contro le colonie israeliane è la «mancanza di alternative», in particolare quando si parla di forza lavoro e di possibilità reali di occupazione nei Territori occupato. Secondo i dati dell&#8217;Ufficio palestinese per le statistiche, dei 529mila lavoratori in Cisgiordania 76mila sono occupati nelle colonie, in maggioranza proprio nei cantieri edili che servono ad espanderle. Tra questi diverse migliaia hanno partecipato e partecipano ancora alla costruzione del muro israeliano in Cisgiordania. «Non mi piace lavorare per i coloni che mi umiliano, ma una giornata di lavoro qui mi viene pagata anche 200 shekel (50 dollari) mentre nelle nostre città non mi darebbero più di 80 shekel (20 dollari) per lo stesso lavoro», spiega Farid Abdel Hadi, 37 anni di Ramallah, che alle 3, quando è ancora notte fonda, si mette in fila davanti ai posti di blocco militari nella speranza di superare i controlli e guadagnarsi una paga giornaliera da manovale. Farid, come altri lavoratori, assicura di essere pronto ad accettare un compenso più basso pur di boicottare le colonie israeliane ma chiede un lavoro garantito nelle centri abitati palestinesi. «Ho una famiglia da sostenere», aggiunge.<br />
Non pochi ora pensano alla costituzione di un altro fondo speciale, tale da garantire aiuti alle famiglie dei lavoratori che rinunceranno ad andare nelle colonie. L&#8217;Anp da parte sua dovrebbe spostare in questo fondo una parte dei finanziamenti che riceve da Europa e Stati uniti. «Non avverrà mai, non ci credo &#8211; taglia corto Omar Barghuti &#8211; Ue e Usa versano quei fondi proprio per controllare l&#8217;Anp, per addomesticarla, per spingerla a investire nella sicurezza e non nell&#8217;interesse dei cittadini palestinesi». Un passo volto a boicottare le colonie, non concordato con gli sponsor internazionali, afferma, «avrebbe pesanti conseguenze per Abu Mazen e i suoi uomini».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://"><em>da il Manifesto del 24 gennaio 2010</em></a></p>
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		<title>Parte la Campagna Palestinese per Boicottare i Prodotti delle Colonie</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 22:32:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[I palestinesi continuano a “pulire”              i loro mercati dai prodotti delle colonie, mentre il premio Salam              Faiad ha dato fuoco ad una scatola piena di prodotti annunciando:   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">I palestinesi continuano a “pulire”              i loro mercati dai prodotti delle colonie, mentre il premio Salam              Faiad ha dato fuoco ad una scatola piena di prodotti annunciando:              “Se i palestinesi vogliono convincere la unione europea di boicottare              il commercio con le colonie israeliane, illegali secondo il diritto              internazionale, allora debbano boicottarle loro per primi”.</p>
<p>E mentre un ammasso di merci si stava bruciando vicino alla città              di Selfit in cisgiordania, circondata da fabbriche israeliane, Faiad              ha commentato il gesto dicendo: “questo è il rifiuto              dei palestinesi dell’insediamento israeliano in tutte le sue              forme”.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><span id="more-910"></span><br />
<span style="text-decoration: underline;">Il primo passo per bloccare l’insediamento:</span><br />
L’autorità nazionale palestinese ha confiscato da novembre              grande quantità di merci prodotti negli insediamenti, il suo              valore ammonta a 2 milioni di dollari. La campagna però non              include i prodotti israeliani, sul quale dipende il popolo palestinese.              Numerosi gruppi locali hanno lanciato diverse campagne in passato              per boicottare il commercio con Israele ma spesso non hanno riscontrato              successo.</p>
<p>Responsabili palestinesi stimano che le aziende israeliane negli insediamenti              vendono annualmente nel mercato palestinese circa 500 milioni di dollari,              merci che vanno dai materiali per la costruzione fino ai tostati misti.              Gli attivisti palestinesi considerano che boicottare il commercio              con gli insediamenti taglierà un sostegno economico importante              ad esse che continuano ad occupare la terra dove i palestinesi vorrebbero              far nascere il loro stato.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Controlli:</span><br />
La campagna ha come obiettivo boicottare 50 prodotti e i responsabili              doganali palestinesi avranno il diritto di confiscare tutti i prodotti              israeliani presenti sugli scaffali dei negozi palestinesi qualora              si accertano che essi siano stati prodotti nelle colonie.</p>
<p>Il Signor Nofel, attivista, ha dichiarato che i coloni imbrogliano per              aggirare i controlli e ingannare i consumatori, per esempio confezioni              di datteri esportati verso la Turchia portano l’immagine della              moschea della roccia per dare un carattere islamico al prodotto come              se fosse stato fatto dai palestinesi.</p>
<p>Secondo gli accordi tra l’Unione europea e Israele i prodotti              delle colonie situati in cisgiordania e nel Gulan non godono dagli              sgravi doganali come i prodotti israeliani.</p>
<p>Israele ha criticato la Gran Bretagna a dicembre perché l’ultima              ha ordinato i grandi magazzini di mettere un segno chiaro sui prodotti              delle colonie per distinguerli dai prodotti israeliani. I palestinesi              credono però che la maggior parte dei prodotti sfugge ai controlli              e gode dagli sgravi doganali lo stesso.</p>
</div>
<p>Da: <a href="http://www.aljazzera.net/" target="_blank">www.aljazzera.              net</a></p>
<p><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Gennaio10/18-01-10ParteCampagnaPalestinese.htm">da Forum Palestina</a></p>
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		<title>PLAF chiede difesa dei lavoratori palestinesi</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 13:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>

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		<description><![CDATA[Il              Progressive Labor Action Front (PLAF) chiede il boicottaggio di Histadrut              e la difesa dei lavoratori palestinesi
Il Progressive Labor Action Front palestinese        [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Il              Progressive Labor Action Front (PLAF) chiede il boicottaggio di Histadrut              e la difesa dei lavoratori palestinesi</strong></span></h3>
<p style="text-align: justify;">Il Progressive Labor Action Front palestinese              ha invitato tutte le organizzazioni sindacali internazionali e arabe,              le organizzazioni e le associazioni dei lavoratori, in particolare              l&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro e la Confederazione Internazionale              dei Sindacati Indipendenti, a boicottare l’Histadrut [organizzazione              sindacale sionista, ndt]. In una dichiarazione del 4 gennaio 2009,              il PLAF ha sottolineato che l&#8217;Histadrut non è un normale sindacato              ma una parte integrante dello Stato di occupazione razzista e della              sua macchina militare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-871"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il PLAF ha rilevato che i lavoratori palestinesi all&#8217;interno della              Linea Verde sono sottoposti a arresto e a persecuzione fino alla morte,              ed ha invocato unità di fronte a questi crimini che hanno causato              la morte di 33 lavoratori palestinesi nel corso dell&#8217;anno passato              e l&#8217;arresto di oltre 6500 lavoratori palestinesi da parte delle forze              di occupazione israeliane. La dichiarazione del PLAF ha sottolineato              come l&#8217;Histadrut non abbia fatto quasi nulla per proteggere i lavoratori              palestinesi all&#8217;interno della Linea Verde, e ha chiesto che contro              di esso vengano applicate sanzioni economiche e politiche e ne sia              sancito l’isolamento insieme a tutte le altre istituzioni dello              Stato di Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">La dichiarazione ha condannato l&#8217;arresto di sessanta lavoratori palestinesi,              rinchiusi in un camion in condizioni molto pericolose nella regione              di Bir Saba, il cui unico pensiero era di ottenere un lavoro per dare              alle loro famiglie di che vivere. Il PLAF sottolineato l&#8217;entità              della tragedia nei confronti della popolazione palestinese, rimarcando              gli alti tassi di disoccupazione, la povertà e la mancanza              di accesso al lavoro nelle istituzioni locali e la debolezza e la              mancanza di supporto da parte di qualsiasi programma o organismo nell’affrontare              questo problema a livello ufficiale, il che conduce le persone in              cerca di lavoro in situazioni pericolose e nelle trappole mortali              dell’occupante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PLAF invita i sindacati palestinesi a risolvere i loro problemi              interni e intervenire sui problemi che riguardano i nostri lavoratori              e domanda che tutti gli organismi ufficiali considerino i lavoratori              palestinesi come una priorità e una parte della lotta nazionale,              e che siano sviluppate e offerte opportunità alternative ai              lavoratori palestinesi diverse da quelle nelle colonie e nelle zone              industriali costruite sulla nostra terra rubata dall&#8217;occupazione e              dai coloni.</p>
<p style="text-align: justify;">La dichiarazione ha chiesto una ricostruzione democratica e complessiva              del movimento sindacale palestinese al fine di svolgere il suo ruolo              necessario nella lotta nazionale, per affrontare le questioni e le              sofferenze dei lavoratori, per lottare contro i continui soprusi da              parte delle forze di occupazione e dei coloni.</p>
<p><em>da FPLP &#8211; www.pflp.ps<br />
Traduzione dall&#8217;inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di              Cultura e Documentazione Popolare</em></p>
<p style="text-align: justify;">su <a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Gennaio10/15-01-10PLAF.htm">Forum Palestina</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Comunicato su campagna BDS</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/01/comunicato-su-campagna-bds/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 23:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>

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		<description><![CDATA[
Gennaio 2010
Le continue violazioni da parte di Israele dei diritti umani dei Palestinesi hanno raggiunto limiti intollerabili sia in Israele sia nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) ed a Gaza. Oltre le violazioni del diritto internazionale, sancito da numerose dichiarazioni della Nazioni Unite alle quali Israele ha formalmente aderito, Israele si è reso colpevole di gravissimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gennaio 2010</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le continue violazioni da parte di Israele dei diritti umani dei Palestinesi hanno raggiunto limiti intollerabili sia in Israele sia nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) ed a Gaza. Oltre le violazioni del diritto internazionale, sancito da numerose dichiarazioni della Nazioni Unite alle quali Israele ha formalmente aderito, Israele si è reso colpevole di gravissimi crimini contro l’Umanità.  Recentemente a Gaza l’esercito israeliano ha compiuto un immane massacro di civili, con oltre 1400 morti tra cui numerosi bambini ed infanti, ben documentato nella relazione della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite, presieduta dal giudice Goldstone. Un simile massacro era stato commesso da Israele nel 2006, in Libano. L’invasione da parte di coloni israeliani, appoggiati dall’esercito, nei TPO di Cisgiordania, è proseguita e prosegue tuttora, accompagnata dalla espulsione dei Palestinesi dalle loro case e dalle loro terre. A nulla sono valse, sinora, le condanne da parte di varie Istituzioni delle Nazioni Unite: Israele non ha ascoltato nessuna delle ingiunzioni, forte dell’appoggio degli Stati Uniti d’America e del colpevole silenzio o comunque mancanza di sanzioni da parte dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-841"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In questa situazione, occorre arrivare ad un nuovo livello di attivismo e di presenza politica a fianco dei Palestinesi. Può avere risultati importanti e duraturi un’iniziativa delle nazioni che rispettano il Diritto Internazionale e che sanzioni Israele sia moralmente sia economicamente. L’iniziativa si è sviluppata, con numerosi consensi di Associazioni, e persone singole, in tutto il mondo, e richiede il <span style="color: #ff0000;"><strong>Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS)</strong></span> economiche e politiche di Israele. Questo significa disinvestire da attività economiche in Israele o da cui Israele tragga vantaggio ( o comunque approvare e sostenere il disinvestimento, per chi non è investitore di capitali), e richiedere sanzioni politiche ed economiche contro Israele, che aboliscano ogni associazione di Israele ad attività militari ed economiche della Comunità Europea e degli USA. Dagli USA infatti provengono enormi sovvenzioni alle attività militari di Israele (il finanziamento militare, rinnovato dall’amministrazione Obama, ammonta a 4,1 miliardi di dollari per il 2010). L’Europa fornisce molto rilevanti finanziamenti per la ricostruzione di case e strutture palestinesi che vengono continuamente distrutte da Israele, senza che dalla Comunità Europea né dai singoli paesi vengano adottate sanzioni che vadano oltre le proteste verbali, sistematicamente ignorate da Israele. Occorre anzi osservare che Israele gode di speciali privilegi negli scambi culturali e cultural-commerciali con l’Europa. Su questo dobbiamo prendere una posizione di severa sanzione, tale da render noto agli studiosi, artisti ed accademici israeliani che debbono rendersi conto che la loro posizione nei riguardi della politica del loro governo verso i palestinesi non può essere neutrale. Essi debbono dichiarare apertamente il loro giudizio sulle azioni del loro Paese contro tutte le libertà dei palestinesi (compresa quella di far funzionare scuole ed università), sia quelli che hanno la cittadinanza israeliana sia gli abitanti dei Territori Occupati: simile dichiarazione hanno firmato 403 universitari israeliani, su un totale di circa 9000. Richiami al coraggio di agire, scrivere e parlare per la libertà e la uguaglianza dei palestinesi sono stati fatti  da alcune ed alcuni israeliane/i noti nel mondo della cultura, dell’informazione ed accademici; ed in modo eccellente dai giovani che rifiutano il servizio militare nell’esercito oppressore. Dobbiamo proporre, rinunciando al termine “boicottaggio”, appropriato per gli scambi commerciali ma non per gli scambi culturali, che sia richiesto a studiosi ed artisti israeliani che vengano a comunicare in Italia ed in Europa, di dichiarare il loro pensiero sulla oppressione gravissima dei diritti umani e civili dei palestinesi e sui massacri come a Gaza ed in Libano, che non hanno il diritto di ignorare.</p>
<p style="text-align: justify;">Unendosi all’European Jews for a Just Peace (EJJP) di cui fa parte, ECO aderisce al programma BDS, e si impegna ad esaminare caso per caso le azioni da intraprendere, in solidarietà con EJJP e con le organizzazioni palestinesi che hanno proposto il <a href="http://www.pacbi.org/">progetto PACBI</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="Rete ECO (Ebrei Contro l'Occupazione)"><em>Rete ECO (Ebrei Contro l&#8217;Occupazione)</em></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Boicottiamo la fiera di Vicenza</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 20:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[﻿﻿Contro l&#8217;apartheid israeliano boicottiamo la fiera di Vicenza
SABATO 16 GENNAIO ORE 18        PIAZZA MATTEOTTI VICENZA.
PRESIDIO IN OCCASIONE DEL GALA´ DELLA FIERA        CON LA PRESENZA DI RAPPRESENTANTI DI ISRAELE.
vedi sul sito del Forumpalestina
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">﻿﻿Contro l&#8217;apartheid israeliano boicottiamo la fiera di Vicenza</span></h3>
<p style="text-align: center;">SABATO 16 GENNAIO ORE 18        PIAZZA MATTEOTTI VICENZA.</p>
<p style="text-align: center;">PRESIDIO IN OCCASIONE DEL GALA´ DELLA FIERA        CON LA PRESENZA DI RAPPRESENTANTI DI ISRAELE.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Gennaio10/16-01-10VicenzaPresidio.htm">vedi sul sito del Forumpalestina</a></p>
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		<title>Gli israeliani rubano la Kefia palestinese</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 19:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli israeliani rubano la Kefia palestinese che diventa bianca e azzurra (i colori della loro bandiera) con la stella di Davide come trama
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-456 aligncenter" title="kefia israeliana" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/kefia-israeliana1.jpg" alt="kefia israeliana" width="401" height="266" /></p>
<p style="text-align: left;"><em>Gli israeliani rubano la Kefia palestinese che diventa bianca e azzurra (i colori della loro bandiera) con la stella di Davide come trama</em></p>
<p style="text-align: left;">L’ideatore della nuova Kefia (il designer  Moshe Hariel) e il distributore commerciale (Marc Israel) non vedevano di buon occhio che la Kefia rimanesse araba, per cui l&#8217;hanno riprodotta in versione israeliana (notizia riportata dal giornale ebraico londinese “Jewish Chronicle”).</p>
<p>Si tratta dell’ennesimo tentativo di furto della cultura del popolo palestinese da parte di Israele.</p>
<p>Infatti, dopo essersi appropriato dell’artigianato palestinese, della cultura popolare e dei proverbi palestinesi proclamandone origini ebraiche, Israele ha cominciato anche a spacciare come tipici piatti ebraici i piatti tradizionali palestinesi.</p>
<p>Persino i famosi “semi”, le olive e i datteri palestinesi vengono ormai venduti come prodotti nazionali israeliani.</p>
<p>E ora tocca alla Kefia, simbolo della lotta palestinese.</p>
<p>L’hanno indossata i combattenti palestinesi nel 1936 ed è diventata il simbolo della Palestina a livello internazionale, compagna inseparabile del defunto presidente palestinese Yasser Arafat, che la indossava in modo da rappresentare la cartina geografica della Palestina storica.</p>
<p><strong><em>Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese – Torino </em></strong></p>
<p><strong><em>www.palestinalibera.org</em></strong></p>
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