mar
5
2010
Prossima tappa Trieste
La Camera di commercio Italo-israeliana sponsorizza la fiera dell’olio capitale a Trieste dal 5 all’8 marzo
E’ assurda, indecente e vergognosa la notizia che la fiera Olio Capitale che si terrà a Trieste dal 5 al 8 Marzo avrà tra i suoi sponsor la camera di commercio Italo Israeliana.
Il paese che ogni anno distrugge migliaia di alberi da frutta e di olivo in particolare per strappare terra ai contadini palestinesi e fare posto a colonie di invasati religiosi, avrà modo di fare tranquillamente la sua passerella e intrattenere rapporti commerciali.
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mar
5
2010
di Daniele Zolo
Un gruppo di docenti universitari e di ricercatori italiani, sensibili alla situazione universitaria e scolastica delle nuove generazioni palestinesi, hanno lanciato una originale iniziativa che sta sollevando notevole interesse. L’iniziativa viene presentata questa settimana da docenti delle Università di Firenze, Pisa e Milano: Angelo Baracca, Giorgio Gallo, Martina Pignatti e Giorgio Forti ne sono i principali promotori. L’occasione è offerta dall’Israeli Apartheid Week, che è una campagna di denuncia delle discriminazioni alle quali è soggetto il popolo palestinese. Sia nei territori occupati, sia in Galilea, la situazione è molto grave, come dichiarano centri di ricerca non solo palestinesi, ma anche israeliani, come B’Tselem, il Centro israeliano che documenta le violazioni dei diritti umani nei territori occupati. Continue reading
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mar
5
2010
di Michele Giorgio
PALESTINA 40 atenei mobilitati in tutto il mondo: basta al regime che segrega gli arabi
Partecipano anche accademici israeliani, ma Tel Aviv: «antisemiti»
È scesa in campo addirittura l’Agenzia ebraica per contrastare conferenze, sit-in, attività culturali ed artistiche legate alla sesta «Israel apartheid week» (Iaw), l’iniziativa internazionale annuale, cominciata il primo marzo, che denuncia la politica israeliana verso i palestinesi – paragonandola alla segregazione razziale che i bianchi attuavano nei confronti dei neri in Sudafrica – in 40 università e 50 città del mondo oltre che nei centri arabo israeliani e, naturalmente, nei Territori occupati. Dopo i risultati ottenuti lo scorso anno dalla campagna internazionale «Bds» (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) di boicottaggio di Israele, le autorità dello Stato ebraico seguono ora con attenzione i consensi che l’Iaw sta raccogliendo tra studenti e docenti nelle università occidentali e l’attivismo che ha messo in moto in Europa, anche in Italia, in particolare a Pisa, Roma e Bologna. Continue reading
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gen
26
2010
Crescono le adesioni alla Campagna BDS: un’ “altra comunità internazionale” è al fianco della Palestina
A 5 anni dall’appello che la società civile palestinese ha lanciato al mondo chiedendo di intervenire sui gangli economici, culturali, politici che tengono lo Stato di Israele strettamente ancorato agli interessi del capitale internazionale, è evidente che si sta sviluppando e diffondendo un livello di pressione che, se sporadicamente e poco incisivamente coinvolge pochi rappresentanti istituzionali, che pure avrebbero la possibilità di applicare le sanzioni, si mostra ben più contagioso all’interno delle società, che hanno la possibilità di ricorrere al boicottaggio. Non è un caso se il documento finale della Gaza Freedom March, Cairo Declaration, stilato su iniziativa della delegazione sudafricana e sottoscritto da tutte le altre delegazioni internazionali che erano al Cairo tra il 27 dicembre 2009 e il 2 gennaio 2010, si preoccupi di rilanciare con convinzione la Campagna BDS per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni verso l’economia di guerra israeliana.
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gen
26
2010
di Michele Giorgio, inviato a Ramallah
«Il 2010 sarà un anno decisivo per ripulire i mercati palestinesi dalle merci prodotte nelle colonie israeliane che occupano le nostre terre».
Lo scorso 7 gennaio, dopo aver pronunciate queste parole, il premier dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Salam Fayyad sollevò un pacco con un marchio in lingua ebraica, rendendolo ben visibile alle telecamere delle rete televisive presenti, e lo lanciò verso una catasta in fiamme di prodotti degli insediamenti colonici sequestrati in quel periodo. In linea con la posizione del presidente Abu Mazen di rifiuto dei negoziati con il governo israeliano sino a quando la colonizzazione non cesserà completamente, Fayyad ha avviato una campagna di boicottaggio dei prodotti dei «settler» nei territori controllati dall’Anp (di fatto solo le principali città cisgiordane). Ha anche creato il «Fondo per la dignità nazionale», gestito dal ministro dell’economia Hassan Abu Libda, per «risarcire» i commercianti palestinesi che si sono visti sequestrare le merci che avevano comprato dai coloni. «Abbiamo confiscato e distrutto sino ad oggi prodotti provenienti dagli insediamenti ebraici per un valore di 1.5 milioni di dollari», ha riferito Abu Libda di recente alla Camera di commercio di Nablus, aggiungendo che le colonie israeliane vendono annualmente nei Territori occupati merci per 500 milioni di dollari.
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gen
18
2010
I palestinesi continuano a “pulire” i loro mercati dai prodotti delle colonie, mentre il premio Salam Faiad ha dato fuoco ad una scatola piena di prodotti annunciando: “Se i palestinesi vogliono convincere la unione europea di boicottare il commercio con le colonie israeliane, illegali secondo il diritto internazionale, allora debbano boicottarle loro per primi”.
E mentre un ammasso di merci si stava bruciando vicino alla città di Selfit in cisgiordania, circondata da fabbriche israeliane, Faiad ha commentato il gesto dicendo: “questo è il rifiuto dei palestinesi dell’insediamento israeliano in tutte le sue forme”.
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gen
17
2010
Il Progressive Labor Action Front (PLAF) chiede il boicottaggio di Histadrut e la difesa dei lavoratori palestinesi
Il Progressive Labor Action Front palestinese ha invitato tutte le organizzazioni sindacali internazionali e arabe, le organizzazioni e le associazioni dei lavoratori, in particolare l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e la Confederazione Internazionale dei Sindacati Indipendenti, a boicottare l’Histadrut [organizzazione sindacale sionista, ndt]. In una dichiarazione del 4 gennaio 2009, il PLAF ha sottolineato che l’Histadrut non è un normale sindacato ma una parte integrante dello Stato di occupazione razzista e della sua macchina militare.
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gen
17
2010
Gennaio 2010
Le continue violazioni da parte di Israele dei diritti umani dei Palestinesi hanno raggiunto limiti intollerabili sia in Israele sia nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) ed a Gaza. Oltre le violazioni del diritto internazionale, sancito da numerose dichiarazioni della Nazioni Unite alle quali Israele ha formalmente aderito, Israele si è reso colpevole di gravissimi crimini contro l’Umanità. Recentemente a Gaza l’esercito israeliano ha compiuto un immane massacro di civili, con oltre 1400 morti tra cui numerosi bambini ed infanti, ben documentato nella relazione della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite, presieduta dal giudice Goldstone. Un simile massacro era stato commesso da Israele nel 2006, in Libano. L’invasione da parte di coloni israeliani, appoggiati dall’esercito, nei TPO di Cisgiordania, è proseguita e prosegue tuttora, accompagnata dalla espulsione dei Palestinesi dalle loro case e dalle loro terre. A nulla sono valse, sinora, le condanne da parte di varie Istituzioni delle Nazioni Unite: Israele non ha ascoltato nessuna delle ingiunzioni, forte dell’appoggio degli Stati Uniti d’America e del colpevole silenzio o comunque mancanza di sanzioni da parte dell’Unione Europea.
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gen
15
2010
di Silvia Cattori
Il 27 dicembre 2008, in tre minuti, ottanta bombardieri F16 dell’aviazione israeliana sganciavano più di cento tonnellate volando da nord a sud, da Beit Hanoun fino a Rafah.
Era l’inizio della barbara aggressione chiamata « Piombo fuso » ; l’inizio di una guerra criminale contro un popolo indifeso che avrebbe provocato, in tre settimane, 1.400 morti dei quali piu di 410 bambini, 5.300 feriti, mutilati, dei quali 2.400 donne e bambini, decine di migliaia di senza tetto, fra una popolazione civile già esangue dopo i lunghi mesi della chiusura di Gaza da parte di Israele ; un blocco totale che l’aveva privata di cibo e di ogni prodotto essenziale, come i farmaci, il gas, il carburante, in violazione di tutte le convenzioni internazionali.
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