<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Palestina Libera &#187; campagna BDS</title>
	<atom:link href="http://www.palestinalibera.org/tag/campagna-bds/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.palestinalibera.org</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Feb 2012 23:39:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>FRANCIA: Si, il boicottaggio di Israele è legale, 17 settembre 2011</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/francia-si-il-boicottaggio-di-israele-e-legale-17-settembre-2011/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/10/francia-si-il-boicottaggio-di-israele-e-legale-17-settembre-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 22:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=5174</guid>
		<description><![CDATA[da BDS movement Il tribunale della Pretura 17 del Palazzo di Giustizia di Parigi, specializzata in materia di diritti di stampa, diffamazione di personaggi pubblici e libertà di espressione, ha fornito una sentenza molto importante e chiara sul diritto dei cittadini e consumatori che chiedono il boicottaggio di Israele e dei suoi prodotti. Questo riguarda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bdsmovement.net/2011/france-yes-the-boycott-of-israel-is-legal-17sep11-8121?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter&amp;utm_campaign=Feed%3A+bdsmovement+%28Palestinian+BDS+National+Committee%29">da BDS movement</a></p>
<p>Il tribunale della Pretura 17 del Palazzo di Giustizia di Parigi, specializzata in materia di diritti di stampa, diffamazione di personaggi pubblici e libertà di espressione, ha fornito una sentenza molto importante e chiara sul diritto dei cittadini e consumatori che chiedono il boicottaggio di Israele e dei suoi prodotti. Questo riguarda tutti noi. Di seguito i motivi della sentenza. Si prega di darne ampia diffusione.<br />
<span id="more-5174"></span> Questa sentenza, le cui ragioni sono precise e fortemente supportate, è oggetto di un commento molto interessante dell&#8217;ultimo numero della &#8216;Gazette du Palais&#8217; (settembre 2011 n. 244, p. 15), dal titolo &#8220;LIBERTA&#8217; PUBBLICHE: L&#8217;invito al boicottaggio dei prodotti di uno Stato da un cittadino non è vietato dalla legge francese” e firmato da un magistrato, Ghislain Poissonnier.</p>
<p>Tali motivi devono essere conosciuti e letti con attenzione poiché la campagna BDS si sta sviluppando in tutto il mondo, mentre i procedimenti legali contro di essa prenderanno piede in Francia, a cominciare da quelle del 20 ottobre 2011 a Bobigny, a causa della particolare obbedienza del governo Sarkozy a Israele.</p>
<h5>IL MOTIVO PER CUI I CITTADINI HANNO IL DIRITTO DI CHIEDERE IL BOICOTTAGGIO DI ISRAELE</h5>
<p>I giudici che ci hanno ascoltato il 17 giugno 2011, hanno assolto Olivia Zémor l&#8217;8 luglio. Olivia era stata accusata di discriminazione contro la nazione israeliana e incitamento all&#8217;odio razziale da parte del governo e da quattro associazioni della lobby israeliana in Francia. I giudici hanno sottolineato che:</p>
<p>&#8220;Dal momento che la richiesta di un boicottaggio dei prodotti israeliani è formulata da un cittadino per motivi politici ed è parte di un dibattito politico in materia di conflitto israelo-palestinese &#8211; un dibattito inerente una questione di interesse generale con rilevanza internazionale, il reato di provocazione alla discriminazione, basata sul fatto di appartenere ad una Nazione, non è costituito.&#8221;</p>
<p>Quando è stata emessa la sentenza l&#8217;8 luglio, il giudice ha spiegato che l&#8217;articolo di legge citato dai ricorrenti (art. 24, comma 8, della legge del 1881) è stato pensato per &#8220;combattere ogni forma di razzismo&#8221; e non può essere citato in modo da vietare un invito al boicottaggio, &#8220;suggerendo una certa forma di obiezione di coscienza che ognuno di noi è libero di esprimere o non esprimere&#8221; e &#8220;lanciato da organizzazioni non governative senza prerogative&#8221;.</p>
<p>Basandosi sulle decisioni della Corte di Cassazione e della Corte Europea per i Diritti Umani, il tribunale ha sottolineato che:</p>
<p>&#8220;La critica di uno Stato o le sue politiche non può essere considerata, in linea di principio, senza violare i diritti o la dignità dei suoi cittadini e senza incidere profondamente nella libertà di espressione in un mondo ormai globalizzato di cui la società civile è diventata uno dei principali attori; poiché il &#8216;reato contro uno Stato Estero &#8216; non è contemplato nell&#8217;ambito del diritto sostanziale o del diritto internazionale comune, ciò sarebbe pertanto contrario agli standard comunemente accettati della libertà di esprimere opinioni &#8220;.</p>
<p>Utilizzando gli esempi sviluppati dagli avvocati della difesa, Antoine Comte, Dominique Cochain e Henri Choukroun, il tribunale ha aggiunto che &#8220;altre richieste di boicottaggio, da certi settori della società civile, di questo o quell&#8217;altro prodotto proveniente da un Paese o da una società, sono numerose e non sono mai state incriminate come abusi della libertà di espressione &#8220;.</p>
<p>Qui il giudice elenca numerose richieste di boicottaggio passate e recenti di prodotti, di turismo in alcuni paesi, dei giochi olimpici in altri, tra i quali il boicottaggio dell&#8217;Anno del Messico nel 2011 in Francia e il boicottaggio dei prodotti birmani da parte di Carrefour.</p>
<p>Insiste anche sul fatto che non possiamo mai essere accusati, di &#8220;provocazione alla discriminazione, alla violenza o all&#8217;odio nei confronti di un gruppo di persone perché appartengono alla nazione israeliana, poiché alcuni settori israeliani sostengono la campagna BDS&#8221;. (Il giudice fa esplicito riferimento alla dichiarazione della Coalizione delle donne israeliane per la pace, agli israeliani che chiedono agli artisti internazionali di non venire ad esibirsi in Israele e al supporto dato da numerose personalità da Desmond Tutu a ministri francesi, parlamentari o intellettuali, che non possiamo sospettare di alcuna forma di razzismo.)</p>
<p>Esaminando i punti di vista opposti presentati dalle parti in causa il tribunale ha osservato che: &#8220;Il confronto dei punti di vista ci fa ipotizzare che, molto verosimilmente, la richiesta pacifica e sfrenata di boicottaggio dei prodotti israeliani sia parte integrante del dibattito generato in tutto il mondo dalle preoccupazioni connesse al conflitto che ha imperversato per più di 60 anni&#8221;.</p>
<h5>AZIONE BDS IRREPRENSIBILE</h5>
<p>Per quanto riguarda la pubblicazione di quel video BDS da Olivia Zémor sul sito www.europalestine.com e il suo contenuto, il tribunale ha pertanto concluso che:</p>
<p>- &#8220;La pubblicazione di un video della durata di pochi minuti, durante i quali gli attivisti chiedono ai consumatori di un supermercato di non acquistare prodotti provenienti da Israele e di sostenere tale boicottaggio per motivi politici su una questione di interesse generale, con implicazioni internazionali, che ha mobilitato la comunità internazionale per anni fino ad ora invano con l&#8217;obiettivo di una soluzione pacifica: non costituisce in nessuno dei suoi elementi un reato di provocazione alla discriminazione, all&#8217;odio o alla violenza contro un gruppo di persone per motivi di appartenenza ad una nazione, in questo caso Israele &#8220;.</p>
<p>- Allo stesso modo, &#8220;Il linguaggio della presentazione, senza dubbio militante, è inscindibile dalla richiesta di boicottaggio, che l&#8217;imputata è libera di sostenere per esprimere le sue opinioni sul conflitto israelo-palestinese&#8221;.</p>
<p>Per inciso, vale la pena di notare che il tribunale della Pretura 17 a Parigi, ha dichiarato &#8220;inammissibile&#8221; uno dei querelanti, la Camera di Commercio di Israele.</p>
<p>I querelanti, naturalmente hanno fatto ricorso a questa sentenza e continuano a perseguire alcuni militanti per i medesimi fatti sperando che se ne occupino da qualche altra parte, giudici e pubblici ministeri più facilmente influenzabili e meno ansiosi di far rispettare la libertà di espressione.</p>
<h5>TUTTI A BOBIGNY IL 20 OTTOBRE PROSSIMO A PARTIRE DA MEZZOGIORNO</h5>
<p>Così, GIOVEDI 20 OTTOBRE PROSSIMO, Olivia, Maha, Mohamed e Ulrich sono tenuti a comparire davanti al tribunale di Bobigny, che ha rinviato l&#8217;udienza al 20 ottobre 2011. È fondamentale un&#8217;affluenza esemplare per l&#8217;occasione e quindi vi chiediamo di segnare questa data per venire a sostenerci intorno a mezzogiorno presso il Tribunale di Bobigny (stazione della metropolitana Pablo Picasso, Capolinea della linea 5).</p>
<p>Vi ricordiamo che il 17 marzo 2011, il giudice donna che ha presieduto l&#8217;udienza non aveva dimostrato molta equità tra le parti. La signora Krief aveva permesso alle guardie del corpo private di alcuni avvocati dei querelanti, dotate di auricolari all&#8217;interno dell&#8217;aula della corte, di comunicare in modo costante con l&#8217;esterno. Allo stesso tempo, si era presa la briga di criticare alcune persone sedute tranquillamente sulle panchine pubbliche, per i loro (sic) &#8220;sorrisi&#8221; o &#8220;teste che sporgevano&#8221;!</p>
<h4>CAPJPO-EuroPalestine</h4>
<p>Original Link: <a href="http://www.australiansforpalestine.net/51616">http://www.australiansforpalestine.net/51616</a><br />
<em>Traduzione TER</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Ffrancia-si-il-boicottaggio-di-israele-e-legale-17-settembre-2011%2F&amp;title=FRANCIA%3A%20Si%2C%20il%20boicottaggio%20di%20Israele%20%C3%A8%20legale%2C%2017%20settembre%202011" id="wpa2a_2"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/10/francia-si-il-boicottaggio-di-israele-e-legale-17-settembre-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Dopo l&#8217;attacco alla Mavi Marmara sono cambiate molte cose”</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/05/%e2%80%9cdopo-lattacco-alla-mavi-marmara-sono-cambiate-molte-cose%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/05/%e2%80%9cdopo-lattacco-alla-mavi-marmara-sono-cambiate-molte-cose%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 May 2011 22:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Arrigoni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom Flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4815</guid>
		<description><![CDATA[Intervista a Huseyn Oruc a cura di Enrico Campofreda ISTANBUL &#8211; Hüseyin Oruç è uno dei membri dell’IHH, Fondazione turca per i diritti e aiuti umanitari che anche quest’anno rilancia iniziativa di solidarietà col popolo di Gaza attraverso la Freedom Flotilla. L’esperienza del 2010 si concluse col tragico attacco della Marina israeliana che all’alba del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Intervista a Huseyn Oruc a cura di Enrico Campofreda</h3>
<h4>ISTANBUL &#8211; Hüseyin Oruç è uno dei membri dell’IHH, Fondazione turca per i diritti e aiuti umanitari che anche quest’anno rilancia iniziativa di solidarietà col popolo di Gaza attraverso la Freedom Flotilla. L’esperienza del 2010 si concluse col tragico attacco della Marina israeliana che all’alba del 31 maggio assalì in acque internazionali la Mavi Marmara, uccise nove attivisti, ne ferì 54 di cui 23 gravemente. Abbiamo incontrato Oruç nella sede del movimento nel quartiere di Fatih a Istanbul ovest.</h4>
<h5><span id="more-4815"></span>Signor Oruç cos’è cambiato nel sostegno internazionalista ai palestinesi dall’assalto omicida a Mavi Marmara?</h5>
<p>Da quel momento sono cambiate molte cose soprattutto per l’attivismo turco. I militari israeliani hanno attaccato una nave di una nazione alleata e hanno ucciso cittadini turchi. E’ la prima volta che questo accade dal secondo conflitto mondiale. Israele ha compiuto un gravissimo errore, gli sarà difficile trovare nell’area mediorientale un Paese determinato a sostenerlo come si era dimostrata la Turchia. In tutta la regione solo un paio di soggetti appoggiano attualmente Israele, mentre ovunque sale la coscienza sui crimini perpetrati a danno dei palestinesi, a Gaza e in Cisgiordania. L’Onu deve intervenire e porre fine a un embargo illegale, contrario a qualsiasi principio umanitario. Per ragioni di diritto internazionale il commercio e ogni genere di attività dovrebbero essere riattivate nella Striscia. Israele non può giustificare in alcun modo il suo operato.</p>
<h5>All’iniziale riprovazione del governo Erdogan contro Israele sono seguite altre azioni diplomatiche?</h5>
<p>Dopo l’attacco le relazioni diplomatiche non si sono interrotte, sono però sensibilmente diminuite. L’ambasciatore israeliano è tuttora ad Ankara mentre la Turchia mantiene a Tel Aviv solo un funzionario. C’è un oggettivo deterioramento dei rapporti.</p>
<h5>Qual è il sentire del popolo turco verso la condizione dei Gazousi?</h5>
<p>Basta girare per qualsiasi strada turca, di città o campagna, e chiedere alle persone se conoscono il caso di Mavi Marmara. Il 95% risponde che nella vicenda la Turchia ha ragione da vendere. Quell’assalto ha completamente cambiato la mentalità dei turchi e oggi molti scettici sono diventati solidali con la missione.</p>
<h5>Nelle prossime elezioni turche quanto pesa la politica estera di Davotoglu e qual è l’idea sulle rivolte di Maghreb e Mashreq?</h5>
<p>Negli ultimi otto anni la Turchia ha sensibilmente mutato la sua politica estera. Oggi siamo un importante membro delle Nazioni Unite e ciò che accade da noi viene osservato con attenzione nel mondo. Naturalmente le situazioni del bacino del Mediterraneo incidono moltissimo nella nostra politica interna. L’opposizione è meno attenta a esse mentre l’attuale Esecutivo le ritiene d’importanza vitale. Alla maggioranza dei turchi questa linea di condotta piace, una consistente fetta della popolazione sta dando credito al governo.</p>
<h5>Cosa pensate dell’omicidio dell’attivista italiano Arrigoni?</h5>
<p>Conoscevo molto bene e condividevo quello che faceva Arrigoni perché lo facciamo anche noi. Vittorio ha dato alla causa palestinese tutto se stesso: i suoi pensieri, il suo corpo, l’intera vita. Molta gente pensa alla situazione di Gaza, lui era fisicamente lì. Vittorio era un vero sostenitore del dramma di quelle persone. Abbiamo conosciuto a fondo lui e i suoi princìpi e dal primo momento ne abbiamo condannato l’assassinio. Si è trattato d’un crimine enorme, contro di lui, la famiglia, l’umanità intera. Esempi come il suo servono per cambiare il mondo perché con la pace si può cambiare. Con tutto il rispetto per ogni religione, il concetto espresso non è religioso: devo aiutare le persone perché sono umano. Vittorio restiamo umani con te.</p>
<h5>Quali obiettivi si pone l’odierna iniziativa del Freedom Flotilla?</h5>
<p>A Gaza un milione e mezzo di palestinesi vivono come in prigione, né Israele né l’Egitto fanno nulla per risolvere questa situazione. I gazawi hanno bisogno di aiuto umanitario perché Israele ha distrutto case, infrastrutture, ha azzerato la metà di Gaza e molti dei suoi centri operativi e artigianali. Gli abitanti della Striscia non vogliono mendicare, non si ritengono mendicanti, necessitano di sostegno, per ora umanitario, ma soprattutto vogliono che finisca l’embargo. Da poco è stato riaperto il valico di Rafah, da lì viene nuovamente introdotto materiale sanitario, si spera che quest’apertura rilanci l’attività economica e commerciale della popolazione. La missione di Freedom Flotilla è proprio quella di eliminare l’embargo illegale.</p>
<h5>Uno dei temi dell’International Solidarity Movement è il BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) nei confronti della politica sionista. Sono misure diffuse in Turchia?</h5>
<p>Molti turchi non conoscevano a fondo la storia palestinese, non sapevano quel che accadde e cosa continua ad accadere nei Territori Occupati. Ora le cose stanno cambiando. Da un anno a questa parte si lavora principalmente sul boicottaggio dell’economia israeliana e delle maggiori compagnie statunitensi che la supportano. Parecchi prodotti israeliani vengono respinti, anche altre aziende internazionali si stanno adeguando.</p>
<h5>Cosa pensate del recente riavvicinamento fra Fatah e Hamas?</h5>
<p>Tutto il bene possibile. I due partiti devono assolutamente comprendersi, hanno pagato un altissimo prezzo individuale e collettivo, hanno gli stessi propositi e lavorano per la nazione palestinese. Con la firma del Cairo si ristabilisce una via per intraprendere passi comuni e raggiungere uno Stato effettivamente indipendente. Milioni di palestinesi guardano al prossimo settembre e sperano in un pronunciamento favorevole dell’Onu per una vera autodeterminazione. Come struttura umanitaria noi sosteniamo quest’azione altamente rappresentativa per il futuro di pace.</p>
<p><em>Enrico Campofreda, 7 maggio 2011</em></p>
<p>da <a href="http://www.forumpalestina.org/news/2011/Maggio11/10-05-11IntervistaOruc.htm">Forum Palestina</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F05%2F%25e2%2580%259cdopo-lattacco-alla-mavi-marmara-sono-cambiate-molte-cose%25e2%2580%259d%2F&amp;title=%E2%80%9CDopo%20l%26%238217%3Battacco%20alla%20Mavi%20Marmara%20sono%20cambiate%20molte%20cose%E2%80%9D" id="wpa2a_4"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/05/%e2%80%9cdopo-lattacco-alla-mavi-marmara-sono-cambiate-molte-cose%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Boycott Vendola &amp; SEL</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/05/boycotta-vendola-sel/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/05/boycotta-vendola-sel/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 May 2011 21:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Italia - Israele]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4673</guid>
		<description><![CDATA[Le dichiarazioni del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola riportate nel comunicato stampa della Press Regione – Agenzia giornalistica e diffuse anche su un video disponibile su youtube, non possono essere sottovalutate e tantomeno ignorate da chi come noi si impegna da anni nel sostenere il maltrattato popolo palestinese e nel condannare l’occupazione e l’apartheid [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le dichiarazioni del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola riportate nel comunicato stampa della Press Regione – Agenzia giornalistica e diffuse anche su un video disponibile su youtube, non possono essere sottovalutate e tantomeno ignorate da chi come noi si impegna da anni nel sostenere il maltrattato popolo palestinese e nel condannare l’occupazione e l’apartheid del governo sionista israeliano.<br />
<span id="more-4673"></span><br />
Il tentativo maldestro di coprire l’incontro con l’argomento del rapporto con la cultura ebraica in occasione del festival in Puglia non basta a dissimulare la realtà  di quelli che sono invece rapporti commerciali, economici, istituzionali stretti con lo Stato d’Israele attraverso l’incontro con uno dei suoi Rappresentanti, l’Ambasciatore Israeliano Ghideon Meir.</p>
<p>Gravi le affermazioni in cui si cita dalla retorica sionista degli albori dell’occupazione che Israele “ha trasformato aree desertiche in giardini”, dove sappiamo bene il deserto corrisponda ai villaggi e città palestinesi distrutti e cancellati dalle mappe durante la Naqba fin dal 1948, la pulizia etnica della Palestina, Raccontata dallo storico israeliano Ilan Pappè anche attraverso le testimonianze e i documenti storici di chi in quei villaggi ha vissuto e visto sterminare i propri familiari e gli abitanti: uomini, donne e bambini.</p>
<p>Ma Vendola non si ferma ai riferimenti del passato, e aggiunge che “Israele è un Paese che si confronta con il tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua, dell’energia, dei rifiuti con pratiche di avanguardia”. Lo sa Vendola che queste pratiche all’avanguardia consistono ad esempio nel furto dell’acqua al popolo palestinese assetato in Cisgiordania e Gaza del quale Israele utilizza l’80% delle risorse idriche, risorse sottratte anche alla Siria (alture del Golan)<br />
ed al Libano (Fattorie di Sheeba)? Relativamente all’energia cosa può dirci Vendola della rapina perpetuata al popolo egiziano dal quale riceve il  40% del fabbisogno interno di gas al 25% del costo di mercato? O degli scarichi di liquami delle colonie sulle terre e villaggi palestinesi?</p>
<p>Vendola non condanna gli oltre 60 anni di occupazione israeliana, il regime di apartheid riconosciuto dal premio nobel per la pace sudafricano Desmond Tutu, la costruzione del muro e il furto delle terre, il costante ampliamento delle colonie israeliane, illegali secondo il diritto internazionale. Vendola non ricorda che decine di risoluzioni dell’Onu non rispettate da Israele e forse Vendola, ha dimenticato gli oltre 1.400 morti molti dei quali civili, oltre 400 i<br />
bambini, massacrati dal “piombo fuso” israeliano tra il dicembre e il gennaio 2008/2009 in quella prigione a cielo aperto (ma sorvolato da caccia e droni) che è Gaza. Potrebbe Vendola andarsi a leggere il diario del massacro scritto da Vittorio Arrigoni, “Restiamo Umani”, testimonianza diretta dell’uso indiscrimano e massiccio di fosforo bianco contro civili inermi, di attacchi a scuole (compresa una scuola dell’ONU), moschee (oltre 60 quelle distrutte)ed ospedali, testimonianza delle azioni terroristiche israeliane che bombardavano gli edifici per poi aspettare l’arrivo dei soccorsi e dei giornalisti locali (alla stampa estera non era permesso entrare in quei giorni) per bombardare nuovamente e fare strage.</p>
<p>La Striscia di Gaza, luogo dove si è espressa alla massima potenza l’inumanità dello Stato d’Israele con il quale Vendola sta stringendo accordi, un milione e mezzo di persone costrette ad una punizione collettiva, sotto assedio dal 2006, per aver deciso democraticamente l’elezione del proprio governo.<br />
Non una parola di condanna, non una parola neppure per gli 11.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, tra i quali centinaia di minori,  prigionieri in larga parte detenuti amministrativi, senza processo e senza diritti.</p>
<p>Sarebbe ancora lunghissima la lista delle violazioni dei diritti umani e dei crimini di guerra perpetuate dallo Stato d’Israele con il quale invece, Vendola, l’uomo di sinistra, sta intessendo relazioni bilaterali che si intensificheranno con la sua visita in Israele. Da un leader politico della sinistra, noi ci aspettiamo come minimo coerenza ed integrità morale, doti di cui Vendola sembra privo, per questo proponiamo di inserire Nichi Vendola ed il suo partito nella lista di<br />
Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, in quanto collaboratore dello Stato sionista d’Israele.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F05%2Fboycotta-vendola-sel%2F&amp;title=Boycott%20Vendola%20%26%23038%3B%20SEL" id="wpa2a_6"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/05/boycotta-vendola-sel/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8230;la tua voce in noi possa varcare il cielo</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/04/la-tua-voce-in-noi-possa-varcare-il-cielo/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/04/la-tua-voce-in-noi-possa-varcare-il-cielo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 01:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Arrigoni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom Flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4553</guid>
		<description><![CDATA[Il discorso letto da Caterina Donattini e Alessandra Capone ai funerali di Vittorio Arrigoni a nome delle associazioni e le reti di solidarietà con la Palestina Da Il Profeta di Gibran Khalil Gibran: “Salì sulla collina oltre le mura della città e guardò verso il mare; e vide la sua nave risalire nella nebbia. Allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="390"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/UworquWfhd4?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/UworquWfhd4?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h4>Il discorso letto da Caterina Donattini e Alessandra Capone ai funerali di Vittorio Arrigoni a nome delle associazioni e le reti di solidarietà con la Palestina</h4>
<p>Da Il Profeta di Gibran Khalil Gibran: “Salì sulla collina oltre le mura della città e guardò verso il mare; e vide la sua nave risalire nella nebbia. Allora gli si aprirono le porte del cuore e la sua gioia volò lontano sopra il mare. Ma discendendo la collina una grande tristezza cadde su di lui e pesò nel suo cuore:<br />
<span id="more-4553"></span>“Come andarsene in pace e senza pena? Ahimé, non lascerò questa città senza piaga nell’anima. Lunghi furono i giorni sofferti tra le sue mura, lunghe le solitarie notti; e chi senza rimpianto potrà lasciare la sua pena e la sua solitudine? Troppi brani nello spirito ho seminato in queste vie, troppi fanciulli se ne vanno nudi agli altipiani, e io non posso abbandonarli senza peso e dolore. Io non rifiuto un ornamento ma strappo una pelle con le mie stesse mani. Io non lascio dietro di me un pensiero, ma un cuore dolce di fame e di sete. Eppure più a lungo io non potrò tardare. Il mare che vuole ogni cosa mi chiama, e devo imbarcarmi. Con me vorrei portare ogni cosa, ma come potrò farlo? Non può una voce trascinare con sé la lingua e il labbro che le diedero le ali. Da sola dovrà varcare il cielo. E sola e senza nido volerà l’aquila nel sole. Così, quando raggiunse i piedi del colle si volse ancora verso il mare, e vide la sua nave avvicinarsi al porto e sulla prua i marinai, gli uomini della sua terra. E la sua anima disse loro a gran voce. “Figli della mia antica madre, cavalieri dell’onde, quanto a lungo veleggiaste nei miei sogni. Ora approdate al mio risveglio che è il mio sogno più profondo. Sono pronto a salpare e il mio desiderio in attesa è la vela spiegata sotto il vento. E sarò tra voi, navigante in mezzo ai naviganti”.</p>
<p>Vittorio raccontava:</p>
<p>“Mia madre spesso mi parlava di sua zia Stella che, sotto il fascismo, guidò le donne di Lecco nella marcia per il pane davanti al podestà e per questo fu imprigionata. Ci furono notti in cui Stella, con i pescatori, attraversava il lago silenzioso per portare cibo e indumenti faticosamente raccolti ai partigiani che si nascondevano sui monti. Si trattava di un’altra occupazione, quella italiana nazifascista. Per cui nel mio dna, nel mio sangue, ci sono delle particelle che mi spingono a combattere per la libertà e i diritti umani”.</p>
<p>Diceva Che Guevara, “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”. Mentre il mondo osservava inerme la popolazione di Gaza sotto assedio tu ti sei fatto scudo umano contro i cecchini israeliani per permettere ai marinai di Gaza di pescare nelle proprie acque, hai detto: “Ci sono persone che sono pronte a spendere la vita a dispetto dei governi compiacenti e complici del governo sionista israeliano per venire ad abbracciare i fratelli palestinesi. Persone come me, dell’ISM, che devono venire qui per fare da scudi umani e porsi quali forze di interposizione, facendo ciò che dovebbero fare le Nazioni Unite perché il diritto internazionale venga rispettato”. Dicevi al mondo il vero, Vittorio, e le tue parole molto spesso rimanevano inascoltate, in Italia come nel mondo ma tu le ripetevi, instancabile, raccontavi dell’occupazione, della pulizia etnica, dell’apartheid, dei crimini di guerra portati avanti dal governo israeliano giorno dopo giorno contro la popolazione indigena palestinese innocente.</p>
<p>“Se la verità è la prima vittima di una guerra non è mai stato così vero come a Gaza”, dichiaravi, e nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario[1]. Durante l’operazione Piombo Fuso sei rimasto sotto le bombe, insieme alla popolazione di Gaza, dichiarando che la tua vita non aveva valore maggiore di quella di un uomo palestinese. Pochi telegiornali italiani ti hanno dedicato uno spazio perché tu, unico testimone italiano, potessi raccontare ciò che realmente stava accadendo a Gaza in quei giorni, pochi i giornali capaci di esibire le tue parole di verità, ciò che i tuoi occhi raccoglievano nelle dure ore spese a contare i feriti, i morti, gli offesi. Tante le menzogne raccontate al loro posto.</p>
<p>“Come andarsene in pace e senza pena? Ahimé, non lascerò questa città senza piaga nell’anima. Lunghi furono i giorni sofferti tra le sue mura, lunghe le solitarie notti; e chi senza rimpianto potrà lasciare la sua pena e la sua solitudine?”. Sei tra noi,Vittorio, navigante in mezzo ai naviganti. I tuoi sogni avranno in noi una voce. Porteremo avanti la tua lotta di libertà, salperemo sulle navi della Freedom Flotilla, appoggeremo tutte le iniziative per rompere l’assedio di Gaza, continueremo con forza sempre rinnovata la campagna che avevi abbracciato anche tu e che non ti stancavi mai di sostenere per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni contro Israele, dicevi: “Come è possibile dialogare mentre uno dei due dialoganti punta una pistola alla tempia dell&#8217;altro? Israele deve essere &#8220;costretto&#8221; a mollare quella pistola, e davvero sono convinto che il boicottaggio sia l&#8217;arma dei pacifisti, dei non violenti, l&#8217;arma più efficace.” Invocheremo l’unità nazionale in Palestina, in sostegno del movimento del 15 marzo e contro la corruzione che soffoca lo slancio sincero di un popolo verso la dignità, rilanceremo iniziative volte alla conoscenza approfondita del movimento sionista e dell’ideologia razzista e colonialista che ne sta alla base. In Italia e nel mondo occidentale ci spenderemo affinché la Palestina sia liberata, dal fiume sino al mare. Perché l’ingiustizia palestinese porta in sé il germe di qualsiasi ingiustizia sappiamo che il tuo sogno è il fiore della coscienza. Facciamo appello affinchè si uniscano a noi sempre nuove persone, perché rileggano i tuoi articoli, guardino i tuoi video e agiscano. “Dam Victor mish rhis. Ya Victor Irtah Irtah ua ehna nuasil alkitha”. “Il sangue di Vittorio è prezioso” gridavano in questi giorni centinaia di Palestinesi scesi nelle strade in tuo onore. “Vittorio riposa! Noi continueremo la lotta”. Oggi, alle soglie della festa della Liberazione, la nostra responsabilità è anche una promessa: ehna nuasil al qitah. Noi continueremo la lotta: la lotta del povero, del debole dell’oppresso, del contadino, la lotta della Palestina verso la libertà. Laddove non arrivano i governi, dicevi, può agire la popolazione civile. Questa è la lotta che tu ci hai insegnato. E che possa, la tua voce in noi, varcare il cielo.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>[1] Orwell</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fla-tua-voce-in-noi-possa-varcare-il-cielo%2F&amp;title=%26%238230%3Bla%20tua%20voce%20in%20noi%20possa%20varcare%20il%20cielo" id="wpa2a_8"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/04/la-tua-voce-in-noi-possa-varcare-il-cielo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vi auguro un Egitto!</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/04/vi-auguro-un-egitto/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/04/vi-auguro-un-egitto/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 13:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4291</guid>
		<description><![CDATA[Vi auguro un Egitto, di modo che possiate decolonizzare la vostra mente, perché solo allora riuscirete a visualizzare la vera libertà, la vera giustizia, la vera uguaglianza, e la vera dignità. Lettera aperta all&#8217;Occidente di Omar Barghouti* Roma, 01 aprile 2011, Nena News Vi auguro empowerment per resistere; per lottare per la giustizia sociale ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Vi auguro un Egitto, di modo che possiate decolonizzare la vostra mente, perché solo allora riuscirete a visualizzare la vera libertà, la vera giustizia, la vera uguaglianza, e la vera dignità.</h4>
<h5>Lettera aperta all&#8217;Occidente di Omar Barghouti*</h5>
<p>Roma, 01 aprile 2011, Nena News<br />
Vi auguro <em>empowerment</em> per resistere; per lottare per la giustizia sociale ed economica; per conquistare la vostra vera libertà e uguali diritti.</p>
<p><span id="more-4291"></span><br />
Vi auguro la volontà e la capacità di evadere dalle vostre mura di prigione ben nascoste. Vedete, nella nostra parte del mondo, mura di prigione e spesse porte inviolabili sono anche troppo evidenti, ovvie, insopportabili, soffocanti; ecco perché restiamo indocili, ribelli, irati, e sempre attivi nel preparare il nostro giorno di libertà, di luce, quando metteremo insieme una massa critica di potere popolare sufficiente ad attraversare tutte le linee rosse categoriche. Allora potremo sbriciolare le vecchie, brutte, fredde, pesanti catene arrugginite che ci hanno imprigionato mente e corpo per tutta la nostra vita come il lezzo incontenibile di un cadavere putrescente nella nostra claustrofobica cella carceraria.</p>
<p>Le vostre celle sono invece del tutto diverse. I muri sono ben nascosti per non provocarvi la volontà di resistere. E non hanno porte: potete aggirarvi “liberamente” intorno, senza mai riconoscere la prigione più vasta nella quale siete pur sempre confinati.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, di modo che possiate decolonizzare la vostra mente, perché solo allora riuscirete a visualizzare la vera libertà, la vera giustizia, la vera uguaglianza, e la vera dignità.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, per poter stracciare il foglio con la domanda a scelta multipla “che cosa vuoi?”, giacché tutte le risposte che vi sono date sono sbagliate in pieno. La vostra unica scelta sembra fra un male e un male minore.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, perché possiate gridare come i tunisini, gli egiziani, i libici, i bahrainiti, gli yemeniti, e certamente i palestinesi, “No! Non vogliamo scegliere la risposta meno sbagliata. Vogliamo una scelta del tutto altra, che non è nel vostro dannato elenco”. Data la scelta fra schiavitù e morte, noi univocamente optiamo per la libertà e una vita dignitosa — niente schiavitù e niente morte.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, perché sappiate ricostruire collettivamente, democraticamente, e responsabil-mente le vostre società; ristabilire regole che servano alla gente, non al capitale selvaggio e al suo braccio bancario; porre fine al razzismo e a ogni sorta di discriminazione; guardare più avanti e vivere in armonia con l’ambiente; eliminare guerre e crimini di guerra, anziché posti di lavoro, sussidi e servizi pubblici; investire nell’istruzione e nella sanità, non in combustibili fossili e ricerca sugli armamenti; rovesciare la tirannia repressiva delle multinazionali; e sparire dall’Afghanistan, dall’Iraq, e da tutti gli altri luoghi dove sotto la cappa della “esportazione della democrazia” le vostre ipocrite crociate hanno diffuso disintegrazione sociale e culturale, povertà estrema e disperazione senza fondo.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, di modo che possiate adempiere agli obblighi legali e morali dei vostri paesi per aiutare a ricostruire le economie e le società violentate, de-sviluppate delle vostre ex- o attuali – colonie, di modo che i loro giovani possano trovare la propria patria di nuovo vitale, vivibile e amabile, anziché rischiare la morte — o peggio — in alto mare per raggiungere i vostri litorali avvolti nel miraggio, abbandonando i loro cari e luoghi che hanno chiamato casa. Vedete, loro sono “qui” perché voi foste là… e sappiamo tutti che cosa avete fatto là!</p>
<p>Vi auguro un Egitto, perché possiate ravvivare lo spirito della lotta anti-apartheid sud-africana, rendendo Israele responsabile di fronte al diritto internazionale e ai principi universali dei diritti umani, adottando il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni, invocati da una schiacciante maggioranza della società civile palestinese. Non c’è modo più efficace, nonviolento per por fine all’occupazione, alla discriminazione razziale e al rifiuto pluridecennale da parte d’Israele del diritto sancito dall’ONU al ritorno dei profughi palestinesi. La nostra oppressione e la vostra sono intimamente interrelate e intrecciate — non è mai una partita a somma zero! La nostra lotta per i diritti e le libertà universali non è un nostro mero slogan auto-gratificante; è piuttosto una lotta per una vera emancipazione e auto-determinazione, un’idea il cui tempo è rumorosamente arrivato. Dopo l’Egitto, è la nostra volta.</p>
<p>È la volta della libertà palestinese e della giustizia. È la volta di tutta la gente di questo mondo, particolarmente la più sfruttata e calpestata, per riaffermare la nostra comune umanità e reclamare il controllo sul nostro comune destino. Vi auguro un Egitto!</p>
<p>*<em>Omar Barghouti è un attivista palestinese per i diritti umani, ex-residente in Egitto, e autore di Divestment and Sanctions (BDS): The Global Struggle for Palestinian Rights (Haymarket Books, 2011) (Boicotaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS): la lotta globale per i diritti palestinesi).</em><br />
<a href="http://www.nena-news.com/?p=8559">da Nena News</a><br />
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis (www.serenoregis.org)<br />
Titolo originale: I WISH YOU EGYPT: AN OPEN LETTER TO PEOPLE OF CONSCIENCE IN THE WEST</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fvi-auguro-un-egitto%2F&amp;title=Vi%20auguro%20un%20Egitto%21" id="wpa2a_10"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/04/vi-auguro-un-egitto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Israele, unità speciali per infiltrare gruppi filo-palestinesi</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/03/4227/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/03/4227/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 00:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom Flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Italia - Israele]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4227</guid>
		<description><![CDATA[Il quotidiano Haaretz ha riferito della formazione di team specializzati che avranno il compito di monitorare e penetrare gruppi e associazioni internazionali che svolgono attivita&#8217; considerate &#8220;anti-israeliane&#8221;. di Stefania Limiti Roma, 25 marzo, 2011, Nena News L’intelligence israeliana non è mai sazia della caccia agli amici dei palestinesi e ha perciò messo a punto nuove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Il quotidiano Haaretz ha riferito della formazione di team specializzati che avranno il compito di monitorare e penetrare gruppi e associazioni internazionali che svolgono attivita&#8217; considerate &#8220;anti-israeliane&#8221;.</h4>
<h5>di Stefania Limiti</h5>
<p><span id="more-4227"></span>Roma, 25 marzo, 2011, Nena News<br />
L’intelligence israeliana non è mai sazia della caccia agli amici dei palestinesi e ha perciò messo a punto nuove unità speciali per spiare e infiltrare i gruppi antisionisti. Il nome delle nuove strutture è top secret ma si sa che sono state ideate quest’anno dall’unità di ricerca del Mid (Military Intelligence Directorate) con l’unico scopo di monitorare e controllare i movimenti che organizzano le proteste contro Israele e propongono il boicottaggio ed il disinvestimento della sua economia.</p>
<p>Il quotidiano di Tel Aviv  Ha’aretz cita ufficiali del Mid secondo i quali queste campagne ‘selvagge’, legate a loro dire ‘ai gruppi terroristi palestinesi’, delegittimano Israele ed il suo diritto di esistere. Dopo l’azione della Gaza Freedom Flottila che nel giugno del 2010, pagando un drammatico prezzo di vite umane (9 attivisti turchi furono uccisi dai commando israeliani scesi dagli elicotteri sulla nave Mavi Marmara), riuscì a svegliare la comunità internazionale e accendere i riflettori su Gaza, il governo di Tel Aviv ha deciso di affinare gli strumenti di repressione dei movimenti di protesta dando vita alle unità speciali che lavorano direttamente alle sue dipendenze, sperando così di ottenere un impossibile risultato: fermare la solidarietà internazionale.</p>
<p>Nei giorni scorsi sempre il quotidiano Haaretz ha riferito che il ministero degli esteri israeliano ha avviato una campagna diplomatica per persuadere i governi occidentali ad adottare misure volte ad impedire la partenza  per Gaza delle 15 navi (tra le quali una battente bandiera italiana) che formano la nuova Freedom Flotilla. Secondo un comunicato diffuso all’inizio del mese dagli attivisti internazionali, la Flotilla 2 dovrebbe salpare per la Striscia nella seconda meta’ di maggio. <a href="http://www.nena-news.com/?p=8362">Nena News</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F03%2F4227%2F&amp;title=Israele%2C%20unit%C3%A0%20speciali%20per%20infiltrare%20gruppi%20filo-palestinesi" id="wpa2a_12"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/03/4227/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;We don&#8217;t need no thought control&#8221;</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/03/we-dont-need-no-thought-control/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/03/we-dont-need-no-thought-control/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 00:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Muro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4147</guid>
		<description><![CDATA[Roger Waters: Il mio percorso verso il BDS Articolo originale in inglese su Alternative Information Center (AIC) &#8211; 25 febbraio 2011]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://stopagrexcoitalia.org/news/229-waters.html">Roger Waters: Il mio percorso verso il BDS<br />
</a></h3>
<p>Articolo originale in inglese su <a href="http://www.alternativenews.org/english/index.php/topics/economy-of-the-occupation/3374-roger-waters-my-journey-to-bds">Alternative Information Center (AIC) &#8211; 25 febbraio 2011</a></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="520" height="420" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/wpToDKzPNy0?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="520" height="420" src="http://www.youtube.com/v/wpToDKzPNy0?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F03%2Fwe-dont-need-no-thought-control%2F&amp;title=%26%238220%3BWe%20don%26%238217%3Bt%20need%20no%20thought%20control%26%238221%3B" id="wpa2a_14"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/03/we-dont-need-no-thought-control/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Palestina verso l’esempio egiziano</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/02/la-palestina-verso-l%e2%80%99esempio-egiziano/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/02/la-palestina-verso-l%e2%80%99esempio-egiziano/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 19:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ANP]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Palestine Papers]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=3978</guid>
		<description><![CDATA[di Ali Abunimah* Il lento collasso delle istituzioni della dirigenza collettiva palestinese negli anni recenti ha raggiunto il livello di crisi nel bel mezzo delle rivoluzioni arabe in corso, con le rivelazioni dei Palestine Papers e l’assenza di un qualsiasi credibile processo di pace. L’Autorità Palestinese (AP) con sede a Ramallah controllata da Mahmoud Abbas e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Ali Abunimah*</h5>
<p>Il lento collasso delle istituzioni della dirigenza collettiva palestinese negli anni recenti ha raggiunto il livello di crisi nel bel mezzo delle rivoluzioni arabe in corso, con le rivelazioni dei <a href="http://english.aljazeera.net/palestinepapers/">Palestine Papers</a> e l’assenza di un qualsiasi credibile processo di pace.</p>
<p>L’Autorità Palestinese (AP) con sede a Ramallah controllata da Mahmoud Abbas e dalla sua fazione Al Fatah ha tentato di dare una risposta a questa crisi convocando le elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese e la Presidenza dell’Autorità Palestinese.</p>
<p><span id="more-3978"></span>Abbas spera che le elezioni possano restituire legittimazione alla sua leadership. Hamas le ha rifiutate in assenza di un accordo di riconciliazione che ponga fine alla divisione venuta fuori dal rifiuto di Al Fatah (unito a quello di Israele e degli sponsor occidentali dell’Autorità Palestinese, primo fra tutti gli Stati Uniti) di riconoscere il risultato delle ultime elezioni tenutesi nel 2006, che videro la netta vittoria di Hamas.</p>
<p>Ma anche se tali elezioni venissero svolte in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, ciò non darebbe una soluzione a questa crisi politica che l’intero popolo palestinese si trova ad affrontare, un popolo di circa dieci milioni di persone, divise tra coloro che vivono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupate, all’interno di Israele, e nella diaspora mondiale.</p>
<h5>Una casa divisa</h5>
<p>Ci sono parecchi motivi per opporsi alle elezioni di una nuova Autorità Palestinese, anche se Hamas e Al Fatah dovessero risolvere le questioni in corso tra loro. L’esperienza del 2006 dimostra che la democrazia, l’amministrazione dello stato e la normale vita politica sono impossibili da realizzarsi sotto la brutale occupazione militare israeliana.</p>
<p>Il quadro politico palestinese non si è diviso in due grosse correnti politiche che offrono dei progetti politici in competizione come accade in altre democrazie di tipo elettorale, bensì in una corrente allineata, supportata e dipendente dall’occupazione e dai suoi sponsor stranieri, ed un’altra corrente che rimane, almeno nominalmente, impegnata nella resistenza. Queste contraddizioni non possono essere risolte attraverso le elezioni.</p>
<p>L’Autorità Palestinese con a capo Abbas oggi funziona come braccio dell’occupazione israeliana, mentre Hamas, con i suoi quadri messi in galera, torturati e repressi in Cisgiordania da Israele e dalle forze di Abbas, è assediata a Gaza dove cerca di governare. Allo stesso tempo, Hamas non ha offerto una visione politica coerente per tirar fuori i palestinesi dall’attuale impasse ed il suo ruolo a Gaza inizia sempre più a rassomigliare a quello della sua controparte Fatah in Cisgiordania.</p>
<p>L’Autorità Palestinese fu creata in seguito ad un accordo stipulato tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) nella cornice degli Accordi di Oslo. La Dichiarazione di principio siglata tra le parti il 13 settembre 1993 affermava:</p>
<p>“Lo scopo dei negoziati israelo-palestinesi all’interno del processo di pace del Medioriente in corso è, tra l’altro, creare un’Autorità di autogoverno palestinese ad interim, il Consiglio eletto (il “Consiglio”), per il popolo palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, per un periodo transitorio non superiore a cinque anni, che porti ad una sistemazione permanente basata sulle risoluzioni n. 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.”</p>
<p>Secondo tale accordo, le elezioni dell’Autorità Palestinese “costituirebbero un significativo passo preparatorio e transitorio verso la realizzazione dei legittimi diritti e delle giuste richieste del popolo palestinese”.</p>
<h5>Un piccolo mandato</h5>
<p>L’Autorità Palestinese era dunque intesa come temporanea e transitoria, ed il suo mandato limitato ad un’esigua frazione del popolo palestinese, quella che vive in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Gli Accordi di Oslo circoscrivevano in particolare i poteri dell’Autorità Palestinese alle funzioni ad essa delegate da Israele secondo quanto previsto dallo stesso accordo.</p>
<p>E’chiaro quindi che le elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese non risolveranno la questione della rappresentanza per il popolo palestinese nel suo complesso. La maggioranza potrebbe non poter votare. Come nelle precedenti elezioni, Israele probabilmente interverrebbe, soprattutto a Gerusalemme Est, per cercare di impedire di votare persino ad alcuni dei palestinesi che vivono sotto occupazione.</p>
<p>In questa situazione, un nuovo Consiglio Legislativo Palestinese eletto servirebbe soltanto ad aggravare ulteriormente le divisioni tra palestinesi creando allo stesso tempo l’illusione che esista un autogoverno palestinese e che esso possa prosperare sotto l’occupazione israeliana.</p>
<p>Quindici anni dopo la sua creazione, l’Autorità Palestinese ha dimostrato di non aver fatto neanche un passo verso “i legittimi diritti del popolo palestinese”, ma rappresenta piuttosto un ostacolo significativo per il loro ottenimento.</p>
<p>L’Autorità Palestinese non offre alcun vero autogoverno o protezione ai palestinesi sotto occupazione, i quali continuano ad essere vittime, uccisi, mutilati ed assediati da Israele in assoluta impunità, mentre lo stesso Israele continua a confiscare e a colonizzare la loro terra.</p>
<p>L’Autorità Palestinese non è mai stata e non può essere il sostituto di una vera leadership collettiva per il popolo palestinese nella sua totalità, e le elezioni dell’Autorità Palestinese non sostituiscono l’autodeterminazione (<a href="http://al-shabaka.org/policy-brief/politics/reclaiming-self-determination">substitute for self-determination</a>).</p>
<h5>Sciogliere l’Autorità Palestinese</h5>
<p>Con il completo fallimento del “processo di pace” – il colpo finale gli è stato dato dai Palestine Papers (documenti palestinesi) – è ora che l’Autorità Palestinese segua il destino che ha avuto Mubarak. Quando il tiranno egiziano ha alla fine lasciato il suo posto l’11 febbraio, ha consegnato il potere alle forze armate.</p>
<p>L’Autorità Palestinese dovrebbe sciogliersi in modo simile annunciando che le responsabilità che ad essa furono delegate da Israele vengano ora nuovamente affidate alla potenza occupante, la quale deve adempiere ai doveri previsti dalla Quarta Convenzione di Ginevra (<a href="http://www.icrc.org/ihl.nsf/INTRO/380">Fourth Geneva Convention</a>) del 1949.</p>
<p>Questa non sarebbe una resa, piuttosto un ammettere la realtà dei fatti ed un atto di resistenza da parte dei palestinesi i quali collettivamente si rifiuterebbero di continuare ad aiutare l’occupante ad occuparli.  Rimuovendo la foglia di fico del cosiddetto “autogoverno” che maschera e protegge la tirannia coloniale e militare israeliana da qualsiasi controllo, la fine dell’Autorità Palestinese svelerebbe l’apartheid israeliano agli occhi del mondo.</p>
<p>Lo stesso messaggio andrebbe anche all’Unione Europea e agli Stati Uniti che hanno continuato a sovvenzionare l’occupazione e la colonizzazione israeliana attraverso lo stratagemma dell’”aiuto” ai palestinesi e l’addestramento delle forze di sicurezza che operano come delegati di Israele. Se l’Unione Europea desidera continuare a finanziare l’occupazione israeliana, dovrebbe avere l’onestà di farlo apertamente e non usare il palestinesi o il processo di pace come copertura.</p>
<p>Sciogliere l’Autorità Palestinese può avere come conseguenza qualche sacrificio e una situazione di incertezza per le decine di migliaia di palestinesi (e per chi è alle loro dipendenze) che si sostengono grazie agli stipendi pagati dall’Unione Europea tramite l’Autorità Palestinese. Ma il popolo palestinese nel suo insieme – cioè i milioni che sono state vittime e messi ai margini dagli Accordi di Oslo – ne avrebbe probabilmente maggiori benefici.</p>
<p>Restituire all’occupante i poteri delegati all’Autorità Palestinese renderebbe i palestinesi liberi di focalizzare l’attenzione sulla ricostituzione di un quadro politico collettivo e sulla messa in atto di strategie per liberarsi davvero dal dominio coloniale israeliano.</p>
<h5>Una nuova dirigenza</h5>
<p>Come può essere una dirigenza palestinese veramente collettiva? Indubbiamente si tratta di una sfida difficile. Molti palestinesi che sono un po’ più vecchi ricordano con affetto il periodo migliore dell’OLP. L’OLP esiste ancora, certo, ma i suoi organi hanno da tempo perso qualsiasi legittimità o funzione rappresentativa. Sono soltanto degli impiegati che appongono dei timbri nelle mani di Abbas e della sua ristretta cerchia.</p>
<p>Può l’OLP venire ricostruita come corpo davvero rappresentativo, attraverso, diciamo, l’elezione di un nuovo Consiglio Nazionale Palestinese (CNP) – il “parlamento in esilio” palestinese? Anche se il CNP avrebbe dovuto essere eletto dal popolo palestinese, in realtà ciò non è mai avvenuto – in parte a causa della difficoltà di tenere delle vere e proprie elezioni in tutta la diaspora palestinese. I suoi membri sono sempre stati nominati in seguito a negoziati tra le varie fazioni politiche e il CNP includeva dei seggi destinati agli indipendenti ed ai rappresentanti degli studenti, delle donne e di altre organizzazioni affiliate all’OLP.</p>
<p>Uno dei punti chiave di disaccordo tra Fatah e Hamas è stata la riforma dell’OLP nella quale Hamas sarebbe dovuta entrare e ricevere un numero di seggi in proporzione nei vari organi di governo dell’organizzazione. Ma anche se ciò fosse avvenuto, non sarebbe stato come avere la possibilità che i palestinesi scegliessero direttamente i propri rappresentanti.</p>
<p>Comunque, se gli stati arabi che ospitano grosse popolazioni di profughi palestinesi attraverseranno delle trasformazioni democratiche, nuove possibilità si apriranno anche alla politica palestinese.</p>
<p>In anni recenti, il diritto di “votare fuori dal proprio paese” è stato assicurato a grandi quantità di profughi ed esiliati iracheni e afgani per elezioni sponsorizzate dalle potenze che occupavano questi paesi. In teoria sarebbe possibile tenere elezioni per tutti i palestinesi, magari sotto gli auspici dell’ONU – includendo la grossa fetta costituita dalla diaspora nelle Americhe e in Europa.</p>
<p>Il problema è che simili elezioni dovrebbero poter contare sulla buona volontà e collaborazione di una “comunità internazionale” (gli USA e i loro alleati), che si sono sempre implacabilmente opposti a qualsiasi possibilità di permettere ai palestinesi di scegliere i propri dirigenti.</p>
<p>Varrebbe la pena di spendere energie e soldi per gestire una burocrazia palestinese transnazionale? Questi nuovi organismi sarebbero vulnerabili alle forme di corruzione e cooptazione che hanno trasformato l’OLP delle origini da movimento di liberazione nazionale alla sua triste versione attuale in cui è stata dirottata da una cricca collaborazionista.</p>
<p>Non ho delle risposte definitive a queste domande, ma mi sembrano quelle che i palestinesi dovrebbero dibattere oggi.</p>
<h5>Idee dal boicottaggio</h5>
<p>Alla luce delle rivoluzioni arabe che sono senza leader, un’altra possibilità interessante è che a questo punto i palestinesi non dovrebbero preoccuparsi di creare degli organismi rappresentativi.</p>
<p>Dovrebbero invece concentrarsi su una potente e decentrata resistenza, in particolare sul boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) a livello internazionale, e sulla lotta popolare nella Palestina storica.</p>
<p>Il movimento del BDS ha una dirigenza collettiva sotto forma di un Comitato Nazionale del Boicottaggio (CNB). Tuttavia, non si tratta di dirigenti che danno ordini o istruzioni alle organizzazioni palestinesi o di solidarietà in tutto il mondo. Piuttosto, stabiliscono un ordine del giorno che rispecchia un ampio consenso da parte palestinese, e organizzano campagne affinché altri lavorino seguendo questa agenda, soprattutto attraverso campagne di persuasione morale.</p>
<p>L’agenda di lavoro comprende i bisogni e i diritti di tutti i palestinesi: porre fine all’occupazione e alla colonizzazione di tutti i territori arabi occupati nel 1967; porre fine a tutte le forme di discriminazione contro i palestinesi cittadini d’Israele; rispettare, promuovere ed applicare i diritti dei rifugiati palestinesi.</p>
<p>La campagna dei BDS è potente ed in crescita perché è decentralizzata e coloro che nel mondo operano per il boicottaggio di Israele – seguendo il precedente della lotta contro l’apartheid in Sudafrica – lo fanno in modo indipendente. Non esiste un organismo centrale che Israele ed i suoi alleati possano sabotare ed attaccare.</p>
<p>Questo potrebbe essere il modello da seguire: continuiamo a costruire la nostra forza tramite le campagne, la resistenza civile e l’attivismo. Due mesi fa, pochi avrebbero potuto immaginare che regimi vecchi di decenni come quello di Ben Ali in Tunisia e di Mubarak in Egitto sarebbero crollati – ed invece sono crollati sotto il peso di proteste massicce e basate su un’ampia partecipazione popolare. In realtà, questi movimenti contengono la promessa più grande di porre fine al regime di apartheid israeliano e di produrre una leadership palestinese autentica, rappresentativa e democratica, di tutt’altro genere di quelle istituzioni inefficienti e burocratiche create dagli Accordi di Oslo. La fine del processo di pace rappresenta solo un inizio.</p>
<p><a href="http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/02/2011224141158174266.html">da Al-Jazeera English del 24 febbraio 2011</a></p>
<p><em>Articolo segnalato e tradotto da PinaVit</em></p>
<h5>*Ali Abunimah è il co-fondatore di <a href="http://electronicintifada.net/">Electronic Intifada</a>, consigliere politico nella <a href="http://al-shabaka.org/">Palestinian Policy Network</a> ed autore del libro: Lo Stato Unico: un’audace proposta per porre fine all’impasse tra Israele  e Palestina</h5>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F02%2Fla-palestina-verso-l%25e2%2580%2599esempio-egiziano%2F&amp;title=La%20Palestina%20verso%20l%E2%80%99esempio%20egiziano" id="wpa2a_16"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/02/la-palestina-verso-l%e2%80%99esempio-egiziano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La campagna BDS continua ad innervosire Israele</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/06/la-campagna-bds-continua-ad-innervosire-israele/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/06/la-campagna-bds-continua-ad-innervosire-israele/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 13:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=2760</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;atto terroristico e di pirateria a carico della Freedom flottilla ha incrementato l&#8217;indignazione verso l&#8217;arroganza e l&#8217;attesa impunità di Israele con la conseguente di diffusione, a livello internazionale, del boicottaggio contro la prepotenza dello stato israeliano (vedi &#8220;Cinema Utopia&#8221; Parigi).  Israele, che non tollera che sia scalfita la sua maschera di &#8220;Paese democratico&#8221;, reagisce: Disegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>L&#8217;atto terroristico e di pirateria a carico della Freedom flottilla ha incrementato l&#8217;indignazione verso l&#8217;arroganza e l&#8217;attesa impunità di Israele con la conseguente di diffusione, a livello internazionale, del boicottaggio contro la prepotenza dello stato israeliano (<a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Giugno10/14-06-10CinemaUtopia.htm">vedi &#8220;Cinema Utopia&#8221; Parigi</a>).  Israele, che non tollera che sia scalfita la sua maschera di &#8220;Paese democratico&#8221;, reagisce:</h4>
<p><span id="more-2760"></span></p>
<h3>Disegno di legge alla Knesset contro il boicottaggio verso Israele</h3>
<p>Abbiamo appena appreso che un nuovo disegno di legge è stato introdotto nella Knesset israeliana da 25 membri della Knesset, per criminalizzare tutte le attività di boicottaggio o persino sostegno al boicottaggio all&#8217;interno o all&#8217;esterno di Israele. Il disegno di legge è stato avviato dalla lobby <em>Land of Israel</em> nella Knesset ed è stato appoggiato dai membri delle varie fazioni, tra cui il rappresentante del partito Kadima Dalia Itzik e il Presidente della Commissione Difesa e Affari Esteri Tsachi Hanegbi (Informazioni in <a href="http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3902932,00.html">English here</a>).</p>
<p>La proposta di legge dovrebbero essere destinata a quelli che avviano, incoraggiano o forniscono assistenza o informazioni sui boicottaggi contro Israele.</p>
<p>I<strong> cittadini israeliani o residenti di Israele</strong> potrebbero essere citati in giudizio da chi è stato leso dal boicottaggio e potrebbero dover pagare fino a 30.000 shekel in restituzione e un importo supplementare a seconda del danno stabilito dai tribunali israeliani. <em>Questa disposizione metterebbe a repentaglio, tra gli altri, la coalizione israeliana di Donne per la Pace, New Profile, Boicottaggio dal di dentro.</em></p>
<p><strong>Coloro che non sono né cittadini né residenti di Israele</strong> perderebbero la capacità di entrare in Israele per almeno dieci anni e sarebbe loro vietato l&#8217;attività economica in Israele (il possesso di un conto in una banca israeliana, il possesso di azioni israeliane, terre, o qualsiasi altro bene che richieda la registrazione. ). <em>Non è chiaro se tale disposizione si applicherebbe anche all&#8217;ingresso in Cisgiordania, nonostante che l&#8217;aver negato l&#8217;ingresso al Prof. Noam Chomsky può essere un segno di ciò che accadrà. </em></p>
<p>A un <strong>gruppo in un paese straniero</strong> verrebbe anche vietato l&#8217;attivismo economico in Israele. Questo si applicherebbe alla <em>Autorità palestinese.</em></p>
<p><strong>Nel caso della ANP, Israele congelerebbe il trasferimento del denaro dovuto ai palestinesi e lo userebbe per pagare la riparazione, in Israele, alle parti lese dal boicottaggio del ANP delle merci provenienti dagli insediamenti!!!</strong></p>
<p><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Giugno10/14-06-10DisegnoLegge.htm">da Forum Palestina</a></p>
<h3>ISRAELE ATTACCA CAMPAGNA INTERNAZIONALE BDS</h3>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_aT71utejorw/TBYsPUgOZiI/AAAAAAAAApk/Rw28Bz-97kw/s288/boycott-300x199.jpg" alt="" /></p>
<h4>Proposta di legge prevede misure durissime contro chi promuove boicottaggio dello Stato ebraico.</h4>
<p>Gerusalemme, 14 giugno 2010, (<a href="http://www.nena-news.com/?p=1619">Nena News</a>)</p>
<p>C’è anche la «pacifista» Tzipi Livni, ex ministro degli esteri e leader del partito di opposizione Kadima, tra i 26 parlamentari che hanno firmato la proposta di legge in discussione alla Knesset che prevede sanzioni durissime per tutti coloro promuovono la campagna BDS, di boicottaggio di Israele e delle colonie ebraiche in Cisgiordania.</p>
<p>La legge in discussione chiede il sequestro dei dazi doganali e l’Iva destinati ai palestinesi – che Israele raccoglie ai transiti di frontiera – in rappresaglia per il boicottaggio avviato dall’Anp di Abu Mazen delle merci prodotte nelle colonie ebraiche costruite da Israele nei Territori occupati palestinesi in violazione delle leggi internazionali. I fondi palestinesi sequestrati verrebbero dati come «risarcimento» alle aziende nelle colonie ebraiche colpite dal boicottaggio. E’ previsto anche la confisca di fondi palestinesi depositati nelle banche israeliane.</p>
<p>Ma la legge presentata alla Knesset vuole colpire anche quei gruppi  israeliani che promuovono il boicottaggio di Israele in cooperazione con associazioni straniere e palestinesi. Un cittadino israeliano che verrà trovato «colpevole» di boicottaggio dello Stato sarà punito con una sanzione fino a 8.500 dollari e la possibile confisca dei suoi risparmi. I cittadini stranieri coinvolti nella campagna BDS verranno puniti con il divieto di ingresso in Israele per almeno 10 anni e non potranno svolgere alcuna attività economica nello Stato ebraico o aprire un conto bancario.</p>
<p>Secondo indiscrezioni le autorità israeliane stanno ora raccogliendo all’estero informazioni sulle associazioni e gli individui che promuovo il boicottaggio di Israele a livello internazionale.(red) Nena News</p>
<p>vedi anche: <a href="http://www.nena-news.com/?p=871">Boicottaggio colonie di Israele porta a porta</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F06%2Fla-campagna-bds-continua-ad-innervosire-israele%2F&amp;title=La%20campagna%20BDS%20continua%20ad%20innervosire%20Israele" id="wpa2a_18"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/06/la-campagna-bds-continua-ad-innervosire-israele/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Boicotta Israele!!!</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/06/boicotta-israele/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/06/boicotta-israele/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 07:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=2719</guid>
		<description><![CDATA[Libano: Placebo, no grazie! Tra accese polemiche il concerto ieri a Beirut della band britannica che ha espresso sostegno a Israele. di Barbara Antonelli Roma 10 giugno 2010 Nena News &#8211; Si e’ esibito ieri sera in Libano il gruppo rock inglese Placebo. Nonostante l’appello della campagna BDS (di boicottaggio, sanzioni e disinvestimento nei confronti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Libano: Placebo, no grazie!</h3>
<p><span id="more-2719"></span></p>
<h4>Tra accese polemiche il concerto ieri a Beirut della band britannica che ha espresso sostegno a Israele.</h4>
<h5>di Barbara Antonelli</h5>
<p>Roma 10 giugno 2010 <a href="http://www.nena-news.com/?p=1511">Nena New</a>s &#8211;  Si e’ esibito ieri sera in Libano il gruppo rock inglese Placebo. Nonostante l’appello della campagna BDS (di boicottaggio, sanzioni e disinvestimento nei confronti di Israele) a cancellare la loro tappa prevista a Tel Aviv, appena cinque giorni dopo l’attacco di Israele alla Freedom Flottiglia, il gruppo rock inglese ha ugualmente suonato il 5 giugno nello stato ebraico, trovando assolutamente normale recarsi al festival musicale previsto al Forum di Beirut, il mercoledi successivo.</p>
<p>“Il gruppo deve scegliere se vuole suonare in Libano o se vuole suonare in uno stato che viola continuamente i diritti umani” aveva detto Samah Idriss , portavoce dei gruppi di boicottaggio e della rivista libanese Al-Adab, tra i firmartari, insieme ad altre associazioni e ong libanesi dell’appello “I Placebo non sono i benvenuti in Libano”.</p>
<p>Gli attivisti della BDS hanno giustamente attaccato nel comunicato stampa anche gli stessi organizzatori del festival musicale di Beirut, facendo notare che siccome il concerto dei Placebo in Israele era gia’ fissato prima di quello in Libano, il gruppo inglese non avrebbe proprio dovuto essere invitato. “Non riconosciamo normale l’occupazione, ne’ un sistema basato sull’apartheid” hanno detto gli attivisti, rispondendo all’organizzatore e promotore del festival musicale al Beirut Forum, Jihad Al Mur che aveva sostenuto che si “trattava solo di musica e che la musica non ha nulla a che vedere con la politica.”</p>
<p>Un numero crescente di artisti internazionali, sia europei che statunitensi non accettano piu’ che Israele sia incluso come tappa dei loro tour o decidono di cancellare i concerti gia’ fissati in precedenza.</p>
<p>Esemplari i casi di Carlos Santana, del poeta rap Gil Scott-Heron e di Elvis Costello: quest’ultimo ha annullato i suoi concerti previsti per il 30 giugnio e il 1 luglio all’anfiteatro romano di Cesarea in una lettera ufficiale apparsa anche sul suo sito internet esprimendo preoccupazione rispetto al fatto che suonare in Israele “possa costituire di per se’ un atto politico” e spiegando la sua scelta come risposta alla “intimidazione e umiliazione subita dalla popolazione palestinese”.</p>
<p>L’attacco alla Freedom Flottiglia poi non ha fatto che rafforzare questa tendenza a boicottare Israele: in una sola settimana i Pixies, i Gorillaz e i Klaxons hanno tutti annullato concerti gia’in calendario.</p>
<p>Grandi conquiste per la PACBI, la campagna nata a Ramallah in Cisgiordania nel 2004 che promuove e sostiene il boicottaggio accademico e culturale di Israele e che ha ormai numerosi gruppi di appoggio in molti paesi europei e negli Usa. “ Una vittoria per la responsabilita’ etica degli artisti internazionali” ha dichiarato la PACBI, che ha recentemente messo in luce anche il fenomeno del boicottaggio silenzioso: accanto a molti artisti che pubblicamente dichiarano di non volere esibirsi in Israele, ce ne sono molti altri che senza alcun annuncio alla stampa, semplicemente decidono di non includere Israele come tappa dei loro tour. Ora la PACBI annuncia che concentrera’ tutti i suoi sforzi su Elton John, Rod Stewart e Massive Attack, che hanno concerti gia’ fissati in Israele entro l’estate. Nena News</p>
<h3>Anche i portuali greci per tre giorni bloccheranno le navi israeliane in arrivo e in partenza</h3>
<p>Ieri, 9 giugno, Haydar Ibrahim, segretario generale della Federazione dei sindacati palestinesi, ha affermato di aver ricevuto una lettera da parte dell&#8217;Unione sindacale greca, con una notizia incoraggiante. Dopo quelli della Svezia, anche i sindacati della Grecia rispondono all&#8217;appello e decidono di chiudere i porti al traffico israeliano; Atene ha decretato la chiusura di tre porti. I lavoratori greci puntualizzano che sebbene la decisione troverà esecuzione soltanto in tre giornate, il loro vuole essere un importante segnale e un atto di solidarietà forte nei confronti degli attivisti, degli operatori umanitari e dei giornalisti attaccati da Israele in acque internazionali.<br />
vedi su Al Alouf: <a href="http://www.aloufok.net/spip.php?article2015">Three-day Strike for Israel commercial vessels</a></p>
<h3>Il movimento gay spagnolo invita la delegazione israeliana a non partecipare all&#8217;edizione di quest&#8217;anno del Gay Pride</h3>
<p>Le associazioni lgbt spagnole, hanno deciso di annullare l&#8217;invito esteso agli omosessuali e alle lesbiche di Israele a partecipare al <em>Dìa del Orgullo</em>, uno dei più affollati gay Pride europei, fissato per l&#8217;inizio di luglio. L&#8217;annuncio è stato confermato direttamente da Tel Aviv dopo che indiscrezioni sull&#8217;invito annullato erano uscite sull&#8217;edizione online di El Mundo. La delegazione israeliana, che prevedeva di organizzare un autobus con un Dj e numerosi danzatori e danzatrici, è rimasta molto delusa da questo sviluppo che &#8211; ritiene &#8211; è da collegarsi al clima di forte ostilità verso Israele legato dopo il tragico blitz da parte delle forze armate di Israele alla nave Marmara degli attivisti pro-palestinesi della settimana scorsa.<br />
<em>(fonte:<a href="http://www.gay.it/channel/attualita/29943/Pride-Madrid-via-i-gay-isreliani-dal-corteo.html"> gay.it</a>)</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F06%2Fboicotta-israele%2F&amp;title=Boicotta%20Israele%21%21%21" id="wpa2a_20"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/06/boicotta-israele/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>COOP e NORDICONAD interrompono la commercializzazione dei prodotti dei territori palestinesi occupati</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/05/coop-e-nordiconad-interrompono-la-commercializzazione-dei-prodotti-dei-territori-palestinesi-occupati/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/05/coop-e-nordiconad-interrompono-la-commercializzazione-dei-prodotti-dei-territori-palestinesi-occupati/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 May 2010 12:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=2505</guid>
		<description><![CDATA[Un importante risultato della campagna di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’apartheid israeliana Comunicato stampa &#8211; 22 maggio 2010 A seguito della campagna di pressione della coalizione italiana contro la Carmel-Agrexco, due importanti catene italiane di supermercati, COOP e Nordiconad, hanno dichiarato la sospensione della vendita dei prodotti Agrexco, principale esportatore di prodotti agricoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Un importante risultato della campagna di Boicottaggio Disinvestimento e  Sanzioni (BDS) contro l’apartheid israeliana</h3>
<h5>Comunicato stampa &#8211; 22 maggio 2010</h5>
<p><a title="stop-agrexco by Pl.org, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/48567883@N03/4546551322/"><img class="alignleft" src="http://farm5.static.flickr.com/4070/4546551322_80920dd8f4_m.jpg" alt="stop-agrexco" width="154" height="77" /></a>A seguito della campagna di pressione della coalizione italiana contro la Carmel-Agrexco, due importanti catene italiane di supermercati, COOP e Nordiconad, hanno dichiarato la sospensione della vendita dei prodotti Agrexco, principale esportatore di prodotti agricoli da Israele e dalle colonie israeliane illegali nei Territori Palestinesi Occupati. <span id="more-2505"></span> Nordiconad è il gruppo cooperativo con funzione di centro di acquisto e distribuzione di CONAD che opera in nord Italia. Il direttore di Nordiconad, dott. Covili, ha dichiarato che dalla fine di aprile ogni prodotto riconducibile ad Agrexco non è più nei loro supermercati.  COOP Italia nella persona del Dott. Zucchi, direttore qualità di COOP Italia, ha invece affermato che esiste un problema di tracciabilità commerciale, ovvero che il consumatore non è in grado di verificare se il prodotto  in questione provenga o meno dai territori occupati. Pertanto COOP Italia ha deciso di “sospendere l’approvvigionamento di prodotti provenienti dai territori occupati”.</p>
<p>La campagna di pressione sulle aziende della grande distribuzione ha preso il via  a gennaio di quest anno dopo un incontro nazionale della coalizione Stop Agrexco a Savona, dove arrivano le navi container di Agrexco per la distribuzione in Italia. Viene coordinata a livello europeo con movimenti analoghi, inclusa la Coalition Contre Agrexco in Francia,  che riunisce più di 90 associazioni nell’obbiettivo comune di opporsi all&#8217;insediamento della ditta israeliana al porto di Sete (Languedoc-Roussillon). In Italia, clienti e soci Coop e associazioni attive nella campagna hanno iniziato a inviare lettere di protesta alle riviste dei consumatori Coop per chiedere di ritirare dalla vendita le merci prodotte nelle colonie dei territori occupati. Questa iniziativa è stata estesa anche a CONAD.  La campagna è culminata il 30 marzo, quando in occasione della giornata della Giornata della Terra Palestinese e del BDS Day, manifestazioni, sit in e azioni informative si sono coordinate nei supermercati di varie città italiane. Dopo queste azioni è iniziata una corrispondenza con le dirigenze di COOP e CONAD, a cui sono seguiti contatti diretti e incontri con rappresentanti della Coalizione italiana Stop Agrexco. Negli incontri i rappresentanti di Stop Agrexco hanno documentato ulteriormente in maniera puntuale la denuncia della commercializzazione illegale di prodotti provenienti dalle colonie e della situazione di violazione della legalità internazionale e dei diritti umani in Palestina che caratterizza la produzione di quelle merci.</p>
<p>Il risultato ottenuto grazie alle pressioni messe in campo da consumatori responsabili, soci e attivisti è senza dubbio positivo. Tuttavia gli attivisti e le attiviste di Stop Agrexco continueranno a vigilare se alle dichiarazioni seguiranno i fatti, e invitano tutti e tutte a partecipare a questa lotta per il rispetto del diritto internazionale, e la libertà e l’autodeterminazione del popolo palestinese.</p>
<p>Contatti:</p>
<h5>Stop Agrexco Italia<br />
333 11 03 510<br />
stopagrexcoitalia@gmail.com</h5>
<h4>Ulteriori informazioni sulla campagna contro l’Agrexco sono disponibili sul sito internet della coalizione: <a href="http://www.stopagrexcoitalia.org ">www.stopagrexcoitalia.org </a></h4>
<p><strong><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/Carmel.png" rel="lightbox[2505]"><img class="alignright size-full wp-image-1451" title="Carmel" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/Carmel.png" alt="" width="100" height="59" /></a>CHI È L&#8217;AGREXCO:</strong> Agrexco Agricultural Export Company Ltd.è il principale esportatore di prodotti agricoli israeliani, inoltre commercializza il 60-70% di frutta, verdura, fiori e erbe aromatiche prodotte nelle colonie costruite illegalmente in territorio Palestinese. La società è stata fondata nel 1956, è per metà di proprietà dello stato Israeliano che ne detiene il 50% delle azioni. La Agrexco ha circa 500 dipendenti e sedi in Europa, Giappone e USA. Nel 2008 il ministero delle finanze israeliano ha deciso di privatizzare la società, anche se ad oggi la privatizzazione non e&#8217; ancora effettiva. Durante un processo tenutosi in Inghilterra nel 2004, il direttore generale della Agrexco UK, Amos Orr, ha testimoniato che la Agrexco commercializza il 60-70% di tutti i prodotti provenienti dalle colonie israeliane. Nello stesso sito della Agrexco vengono pubblicizzati dei fichi provenienti da Masuah, una colonia della Valle del Giordano. Questi prodotti, insieme ai prodotti provenienti da Israele sono distribuiti sotto il marchio “Carmel” . L’80% dei prodotti della Agrexco viene esportato e venduto in Europa, principalmente in Inghilterra. A partire dall’estate 2009 l&#8217;Italia contribuisce a distribuire i prodotti illegali delle colonie, offrendo uno dei due principali porti di attracco Europei per le navi Agrexco a Vado Ligure, Savona.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F05%2Fcoop-e-nordiconad-interrompono-la-commercializzazione-dei-prodotti-dei-territori-palestinesi-occupati%2F&amp;title=COOP%20e%20NORDICONAD%20interrompono%20la%20commercializzazione%20dei%20prodotti%20dei%20territori%20palestinesi%20occupati" id="wpa2a_22"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/05/coop-e-nordiconad-interrompono-la-commercializzazione-dei-prodotti-dei-territori-palestinesi-occupati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Boicottaggio porta a porta, imprese dei coloni in rosso</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/05/boicottaggio-porta-a-porta-imprese-dei-coloni-in-rosso/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/05/boicottaggio-porta-a-porta-imprese-dei-coloni-in-rosso/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 May 2010 10:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=2500</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Giorgio &#8211; GERUSALEMME RAMALLAH &#8211; Campagna dell&#8217;Anp: palestinesi, non commerciate con i settler «Questo boicottaggio è stupido e miserabile, i palestinesi devono interromperlo subito». Non è stato un capo dei coloni israeliani a pronunciare ieri parole tanto infuocate nei confronti della protesta che i palestinesi stanno attuando contro gli insediamenti ebraici costruiti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Michele Giorgio &#8211; GERUSALEMME</h5>
<h4>RAMALLAH &#8211; Campagna dell&#8217;Anp: palestinesi, non commerciate con i settler</h4>
<p>«Questo boicottaggio è stupido e miserabile, i palestinesi devono interromperlo subito». Non è stato un capo dei coloni israeliani a pronunciare ieri parole tanto infuocate nei confronti della protesta che i palestinesi stanno attuando contro gli insediamenti ebraici costruiti in Cisgiordania (in violazione delle leggi internazionali) dopo l&#8217;occupazione militare nel 1967.<br />
Ad alzare la voce è stata Dalia Itzik, ex speaker della Knesset e attuale capogruppo del partito «centrista» Kadima, a conferma che il boicottaggio delle colonie e dei loro prodotti, avviato inizialmente dalla campagna popolare «Karame» (dignità) e poi adottato dall&#8217;Anp, si sta rivelando un efficace strumento di pressione economica nelle mani dei palestinesi.</p>
<p><span id="more-2500"></span>Cominciano ad avere il fiato corto le aziende nelle colonie israeliane che, secondo dati palestinesi, nel 2009 hanno venduto merci per 500 milioni di dollari nei Territori occupati. Al boicottaggio dei palestinesi della Cisgiordania, cominciato nei mesi scorsi, si aggiunge quello deciso qualche giorno fa a Nazareth dall&#8217;Alto Coordinamento degli arabo israeliani e le misure adottate in Europa contro i prodotti degli insediamenti esportati illegalmente con il marchio «made in Israel».<br />
E risultati registra la campagna mondiale «Bds (Boycott, divestment and sanctions) avviata nei confronti non solo delle colonie ma dello stesso Stato di Israele &#8211; sino a quando, spiegano i promotori, non rispetterà i suoi obblighi internazionali &#8211; che qualche giorno fa ha visto il musicista e cantante britannico Elvis Costello annullare il suo tour nello Stato ebraico a causa, ha spiegato, «delle umiliazioni subite dal popolo palestinese».<br />
Domenica scorsa il Washington Post ha riferito che almeno 17 imprese hanno chiuso i battenti nell&#8217;insediamento di Maale Adumim (a est di Gerusalemme) uno dei più grandi dei 120 costruiti in Cisgiordania. Avi Elkayam, portavoce di 300 aziende con sede nelle colonie, ha ammesso la grande difficoltà che sta affrontando la zona industriale di Mishor Adumim e riferito della chiusura di una grossa impresa specializzata nel taglio della pietra (proveniente da una cava palestinese).<br />
Le difficoltà e la rabbia dei settler-imprenditori crescono con il passare delle settimane e il Consiglio delle colonie (Yesha) ha coniato l&#8217;espressione «terrorismo economico degli arabi» per sollecitare il governo israeliano a varare immediatamente contromisure, a cominciare dalla chiusura totale dei valichi all&#8217;import-export dei palestinesi della Cisgiordania (Gaza è già soggetta da tre anni a un embargo durissimo da parte israeliana). Per ora i palestinesi non si sono fatti intimidire e martedì scorso tremila giovani hanno cominciato a promuovere il boicottaggio delle colonie «porta a porta» in applicazione di un decreto legge firmato dal presidente dell&#8217;Anp Abu Mazen che prevede forti sanzioni (fino a 22 dollari) e anche il carcere (fino a cinque anni) per i palestinesi che commerciano con i settler.<br />
Nei prossimi mesi i tremila «promotori» visiteranno 427 mila abitazioni palestinesi per esortare la popolazione a rispettare il più possibile il boicottaggio degli insediamenti. «I nostri giovani &#8211; spiega Haitam Kayali, della campagna «Karame» &#8211; distribuiranno opuscoli e volantini alle famiglie per diffondere informazioni sulla pericolosità degli insediamenti per la nostra futura indipendenza». Con la stessa motivazione verranno affissi poster in città e villaggi della Cisgiordania.<br />
La controffensiva israeliana è scattata sul piano diplomatico e, stando a ciò che riferiscono fonti palestinesi, alcuni funzionari europei avrebbe espresso al premier dell&#8217;Anp Salam Fayyad «preoccupazione» per le conseguenze del boicottaggio delle colonie che, a loro dire, potrebbe rivelarsi un boomerang. In particolare per gli oltre 20mila lavoratori palestinesi ai quali è stato chiesto di non recarsi più negli insediamenti. A mezza bocca qualcuno spiega che l&#8217;Ue teme che, alla fine, sarà costretta a versare altri fondi all&#8217;Anp, necessari per pagare i sussidi a tanti futuri disoccupati.</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100521/pagina/10/pezzo/278690/">il manifesto &#8211; 21 maggio 2010</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F05%2Fboicottaggio-porta-a-porta-imprese-dei-coloni-in-rosso%2F&amp;title=Boicottaggio%20porta%20a%20porta%2C%20imprese%20dei%20coloni%20in%20rosso" id="wpa2a_24"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/05/boicottaggio-porta-a-porta-imprese-dei-coloni-in-rosso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Campagna BDS: emblematico editoriale di una agenzia israeliana</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/05/campagna-bds-emblematico-editoriale-di-una-agenzia-israeliana/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/05/campagna-bds-emblematico-editoriale-di-una-agenzia-israeliana/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 May 2010 10:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=2495</guid>
		<description><![CDATA[Un editoriale di Ynet news (agenzia israeliana) rivela le preoccupazioni e le contromisure che l’establishment israeliano intende prendere contro la campagna di pressioni internazionali avviatasi con le iniziative BDS in tutto il mondo. Ultima in ordine di tempo nel nostro paese, l’iniziativa di contestazione alla multinazionale farmaceutica israeliana “Teva” alla Fiera Cosmofarma di Roma sabato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Un editoriale di Ynet news (agenzia israeliana) rivela le preoccupazioni e le contromisure che l’establishment israeliano intende prendere contro la campagna di pressioni internazionali avviatasi con le iniziative BDS in tutto il mondo. Ultima in ordine di tempo nel nostro paese, l’iniziativa di contestazione alla multinazionale farmaceutica israeliana “Teva” alla Fiera Cosmofarma di Roma sabato scorso. L’editoriale di Ynet news è stato tradotto da Stephanie Westbrook.</h4>
<p><a name="contrastare-la-guerra-soft"></a></p>
<h3>Contrastare la guerra “soft”</h3>
<h4>Fayyad si rende conto del potenziale potere della guerra “soft” contro Israele;  anche noi dovremmo</h4>
<h5>di Asher Fredman<br />
<a href="http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3884712,00.html">ynetnews</a> – 5 maggio 2010</h5>
<p><span id="more-2495"></span><br />
Israele sta prendendo coscienza della crescente minaccia della guerra “soft” perseguita a livello internazionale contro il paese. Pare che l’artista jazz Gil Scott-Heron abbia disdetto il suo prossimo concerto a Tel Aviv, e questo è solo l’ultimo risultato della crescente campagna per promuovere un boicottaggio culturale contro Israele. L’assalto contro la vice ambasciatrice di Israele nel Regno Unito mentre completava una sua relazione universitaria il 28 aprile è un altro segnale che la guerra “soft” può ben presto trasformarsi in una “dura”.</p>
<p>Quelli che portano avanti la guerra soft hanno adottato diverse tattiche, incluse le azioni legali contro funzionari israeliani all’estero, la delegittimazione di Israele come il principale paese che viola i diritti umani nel mondo, e un deciso sforzo nel mettere a tacere i sostenitori di Israele. Equiparando la loro causa alla lotta contro l’apartheid in Sud Africa, hanno fatto la promozione di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele il punto centrale della loro campagna.</p>
<p>Il primo ministro palestinese Salam Fayyad sembra essere stato uno dei primi tra i responsabili politici della regione a riconoscere e apprezzare questi sviluppi. Il suo piano da due anni per rafforzare la creazione unilaterale di uno stato palestinese si basa sul presupposto che il potenziamento degli istituzioni palestinesi aiuterà a creare un clima internazionale in cui Israele è costretto ad accettare le richieste chiave palestinesi.</p>
<p>La scommessa è che la crescente pressione internazionale su Israele sarà un catalizzatore più efficace per concessioni israeliane piuttosto che la resistenza violenta o i difficili negoziati. Il tempo, ritiene, sta dalla sua parte.</p>
<p>Ad oggi, il successo del movimento BDS è stato limitato. Nonostante i ripetuti inviti da potenti ONG come Amnesty International a cessare la vendita di attrezzature militari a Israele, nessun paese ha accettato di farlo. Anche il Regno Unito, che ha creato una bufera la scorsa estate quando ha revocato alcune licenze per l’esportazione di armi verso Israele, ha insistito con forza che questo non costituiva alcun tipo di embargo.</p>
<p>Nonostante i numerosi tentativi di adottare risoluzioni di disinvestimento nei campus in tutti gli Stati Uniti e in Europa, sono poche le risoluzioni che sono state approvate, ancora di meno quelle attuate.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Tuttavia, il pericolo per Israele dipende dal potenziale effetto “valanga” di queste campagne</span>. In diversi aspetti, il numero delle campagne che raggiungono il loro obiettivo è meno importante che la percezione che il movimento nel suo complesso sta guadagnando sul terreno. Questa percezione genera legittimità per la guerra soft, invoglia altri ad unirsi e può diventare una profezia che si autoavvera.</p>
<p><strong>Tagliare le gambe al movimento BDS</strong></p>
<p>Comprendendo l’importanza di questa percezione, il sito web dell’<em>Israel Apartheid Week</em> (IAW) 2010 vantava, “l’IAW 2010 si svolge dopo un anno di successi incredibili per il movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) a livello internazionale”. Gli event dell’IAW di Toronto comprendevano un incontro intitolato “Cinque anni dal lancio del BDS – Festeggiamo i nostri successi”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">È essenziale quindi che gli organismi del governo incaricati di elaborare la strategia di Israele per combattere la guerra soft dedichino risorse importanti per tagliare le gambe al movimento BDS</span>. Ci sono poche possibilità che qualsiasi argomento possa convincere i sostenitori più convinti del BDS che è sbagliato isolare Israele. <span style="text-decoration: underline;">La percezione, tuttavia, che il movimento abbia successo deve essere contrastata</span>.</p>
<p>Come risposta alle notizie in merito di decisioni di disinvestimento da parte di fondi pensione, Israele deve perseguire, e soprattutto pubblicizzare, l’aumento degli investimenti e di nuovi legami commerciali con altri paesi. Artisti e personalità bombardati da campagne su Internet chiedendo che annullino il loro spettacolo devono essere contattati e devono essere informati della versione israeliana della storia.</p>
<p>Ci sono molte altre misure che Israele può e deve adottare per contrastare questo assalto. In parallelo alle campagne di immagine che enfatizzano le realizzazioni scientifiche e culturali di Israele, le domande più difficili devono essere affrontate direttamente. Nei campus universitari, raccontare i contributi di Israele nella tecnologie degli SMS oppure nel rock indipendente risulta insignificante di fronte ad una foto di un posto di blocco.</p>
<p>Anche ai convinti serve predicare. Molti giovani, che in passato sarebbere stati disposti a prendere posizione a favore di Israele, sono stati influenzati da notizie sbilanciate da parte dei media e dalle relazioni pungenti di gruppi come Amnesty International e Human Rights Watch. Pubblicizzare i numerosi elementari errori di fatto e di diritto in queste relazioni sarebbe un primo passo.</p>
<p>L’area di interesse geografico su cui Israele concentra gli sforzi deve allargarsi in modo significativo. Mentre la maggior parte dell’attenzione è stata tradizionalmente dedicata agli Stati Uniti, l’Israele Apartheid Week 2010 ha avuto luogo in 13 città canadesi, 12 città europee, e 10 negli Stati Uniti.</p>
<p>Il punto che deve essere assimilato è che la guerra soft non costituisce semplicemente un fastidio o addirittura una minaccia economica. <span style="text-decoration: underline;">Si tratta di un processo che potrebbe svolgere un ruolo importante nel indirizzare il futuro status quo tra Israele e i palestinesi</span>. Questo status quo sarebbe quello imposto dall’esterno, e non prenderebbe necessariamente in considerazione gli interessi di Israele.</p>
<p>La leadership palestinese ha riconosciuto le implicazioni di vasta portata di queste prospettive in continua evoluzione. È ora che la leadership israeliana si svegli.</p>
<h5>Traduzione di Stephanie Westbrook</h5>
<p><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Maggio10/11-05-10CrescePreoccupazioneBDS.htm">da Forum Palestina</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F05%2Fcampagna-bds-emblematico-editoriale-di-una-agenzia-israeliana%2F&amp;title=Campagna%20BDS%3A%20emblematico%20editoriale%20di%20una%20agenzia%20israeliana" id="wpa2a_26"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/05/campagna-bds-emblematico-editoriale-di-una-agenzia-israeliana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Israele e Palestina: Nuove parole per dirlo</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/04/israele-e-palestina-nuove-parole-per-dirlo/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/04/israele-e-palestina-nuove-parole-per-dirlo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 20:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[colonie]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sionismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=2191</guid>
		<description><![CDATA[di Eva Brugnettini* Ilan Pappé è uno storico israeliano, uno degli esponenti di punta dei “nuovi storici”, studiosi che hanno ribaltato i miti legati alla nascita dello Stato ebraico, come quello che definiva la Palestina “terra senza un popolo”, o secondo cui i palestinesi fuggirono spontaneamente dai propri villaggi. I suoi studi gli hanno attirato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Eva Brugnettini*</h5>
<p><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/pappè.jpg" rel="lightbox[2191]"><img class="alignleft size-full wp-image-2226" title="pappè" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/pappè.jpg" alt="" width="128" height="121" /></a>Ilan Pappé è uno storico israeliano, uno degli esponenti di punta dei “nuovi storici”, studiosi che hanno ribaltato i miti legati alla nascita dello Stato ebraico, come quello che definiva la Palestina “terra senza un popolo”, o secondo cui i palestinesi fuggirono spontaneamente dai propri villaggi.<br />
<span id="more-2191"></span><br />
I suoi studi gli hanno attirato tantissime critiche e un certo ostracismo, anche in Italia. Solo due dei suoi numerosi saggi sono stati tradotti in italiano, e anche quelli hanno avuto un percorso sofferto e un’accoglienza “fredda”. Perciò non stupisce che l’arrivo in Italia dello storico israeliano &#8211; giovedì 8 aprile a Ravenna &#8211; non abbia avuto la rilevanza mediatica che meritava.</p>
<h4>Colonialismo</h4>
<p>Pappé vuole ridefinire il linguaggio stesso con cui è descritto il conflitto mediorientale. A tale scopo sta lavorando con il noto linguista e politologo Noam Chomsky a un libro sulla questione israelo-palestinese che uscirà la prossima estate.<br />
La prima parola da fare entrare nel vocabolario del conflitto è “colonialismo”: “Il sionismo – dice &#8211; è un movimento di ebrei tornati in Palestina dopo duemila anni di esilio alla ricerca di un rifugio dall’antisemitismo europeo. Ma al sionismo bisogna aggiungere la parola ‘colonialismo’, basta guardare il dizionario per capire che è quello che sta succedendo in Israele e Palestina”.</p>
<p>Per spiegarsi Pappé distingue tra due tipi di colonialismo: “Uno di sfruttamento, in cui i coloni sfruttano le risorse delle nuove terre per il beneficio dell’impero da cui provengono, e un altro come quello che si è visto in Australia, Nord America e Sudafrica dove i coloni si separano dalla madre patria e vogliono vivere per conto proprio nelle nuove terre, liberandosi della popolazione nativa”. E questo è quello che secondo Pappé si avvicina di più a quello ebraico.</p>
<p>Un “colonialismo unico”, certamente, ma di cui una componente è il processo di giudaizzazione. “Tutti i governi ebraici, anche di sinistra, si sono sempre impegnati molto nella giudaizzazione, soprattutto della Galilea. E nessun giornalista ne parla, perché non suona come un processo ‘criminale’. Ma da una prospettiva colonialista è un aspetto fondamentale, che porta all’alienazione dei palestinesi, finché  non diventano stranieri nel loro stesso paese”.</p>
<p>Secondo lo storico israeliano per capire la situazione mediorientale bisogna avere uno sguardo più complesso, che non si fossilizzi sulle colpe israeliane, ma che consideri quello che paradossalmente c’è di buono. “La colonizzazione può creare anche belle cose. La rinascita della lingua ebraica, città come Tel Aviv, esperimenti di socialismo come i kibbutz sono stati possibili perché gli ebrei erano liberi in una società nuova, sganciata dalle tradizioni europee. C’è qualcosa di eccitante di fianco a uno dei peggiori crimini. È una sorta di doppio spazio, e se si ignora uno dei due non si dipinge la situazione per come realmente è. Se si considera Israele soltanto come una presenza malvagia non si risolve il problema. Bisogna capire entrambi gli spazi per impegnarsi in modo più consapevole”.</p>
<h4>Ritorno</h4>
<p>Un’altra parola da eliminare – secondo Pappé &#8211; è “occupazione”, in quanto “sottintende una situazione temporanea, come parte di un conflitto. Quella che dura dal 1967 potrebbe essere un’occupazione se Israele volesse davvero andarsene o restasse nei Territori palestinesi solo per difendersi, ma questa è mitologia”.</p>
<p>Pappé è arrivato a questa conclusione consultando gli archivi dello stato israeliano, studiando i quali ha scritto La pulizia etnica della Palestina (Fazi). “La Cisgiordania doveva far parte dello Stato ebraico già dai primi programmi del 1948, quando per creare Israele servivano più terre palestinesi possibili, con il minor numero di palestinesi possibile. Quando nella guerra per la fondazione dello stato, Israele ha conquistato l’80 per cento della Palestina cacciando quasi un milione di palestinesi, bisogna chiedersi perché non abbia conquistato il 100 per cento. E la risposta è: per motivi politici. C’era un accordo con la Giordania. Poi nel ‘63, quando Israele avrebbe potuto conquistare la Cisgiordania e Gaza, erano gli Stati Uniti a essere contrari”.</p>
<p>La parola che lo storico propone al posto di occupazione è quindi “ritorno”: “Ritorno a una terra che gli ebrei sionisti considerano propria. Che spiega perché nel 2000 durante il summit di Camp David per [l'allora primo ministro israeliano Ehud] Barak l’offerta di restituire ai palestinesi l’85 per cento della Cisgiordania fosse ’un’offerta generosa’”. Ma se per gran parte della leadership israeliana la Cisgiordania appartiene a Israele, come sarà possibile la costruzione di uno stato palestinese in quella terra? Secondo Pappé l’unica cosa che gli israeliani potranno sopportare è “una ‘presenza’ palestinese sotto controllo israeliano. Un reale stato palestinese è impossibile per Israele”.</p>
<h4>Processo senza pace</h4>
<p>Altro termine da eliminare dal vocabolario del conflitto è “processo di pace”, perché “come ha detto Chomsky la parte importante di questa locuzione non è “pace” ma “processo”. Che può andare avanti all’infinito. Israele ha imposto alla politica internazionale l’idea che ci siano tanti altri conflitti più importanti di quello israelo-palestinese, e può anche essere vero. Ma così porta avanti una sorta di “soluzione n+1”, offrendo ai palestinesi ogni volta un pochino di più, e allo stesso tempo dettandone la politica: con quali leader parlare, quale partito deve essere eletto, e quale processo di pace può essere scritto”.</p>
<p>Pappé racconta un aneddoto che esemplifica il diktat israeliano: “Negli accordi di Oslo, così come per l’appuntamento di Camp David, gli israeliani avevano scritto ogni dettaglio, da quali insediamenti scambiare fino a quale capitale dare ai palestinesi. Dieci giorni prima di Camp David, uno dei leader palestinesi mi chiamò per chiedermi quale programma avrebbero dovuto portare all’incontro con Barak e [il presidente Usa] Clinton. Era una cosa assurda, cosa avevano fatto in tutti quegli anni? Ma dimostra come non ci fosse bisogno dei palestinesi, Israele portava gli input e Stati Uniti e Unione Europea dovevano imporre quello che Israele aveva deciso. Non stupisce la sollevazione popolare che ne è seguita”, vale a dire la Seconda Intifada.</p>
<h4>Cambio di regime</h4>
<p>Il quarto punto a cui Ilan Pappé tiene molto riguarda un vocabolo che dipinge il futuro. Bisogna smettere, secondo lo storico, di parlare di “soluzione”, in quanto “presuppone un accordo tra due parti, mentre qui c’è una parte che si impone sull’altra. Israele ha un atteggiamento molto didascalico verso i palestinesi, del tipo ‘Se non accettate ora, la prossima proposta sarà peggio’. Non c’è possibilità di una soluzione”.</p>
<p>Questo non significa che il conflitto andrà avanti in eterno. A suo modo Pappé è quasi ottimista. “C’è bisogno di un cambio di regime, come quello in Iraq o in Afghanistan. Ma non con la forza, non con le bombe o l’intervento della Nato. Non c’era ragione di accettare quello che succedeva in Sudafrica, così non c’è ragione di accettare quello che succede in Israele. Non sono uguali, ma uguale è il trattamento riservato al popolo indigeno”.</p>
<p>Ilan Pappé è stato il primo ebreo israeliano a proporre quella che è vista da molti come una soluzione utopica e insensata: lo Stato unico. “La soluzione a due Stati non farebbe che peggiorare le ideologie di entrambi. E Israele non permetterebbe alla Palestina di avere un proprio esercito, una propria economia e sovranità. E se anche ci fossero due Stati, cosa succederebbe ai palestinesi cittadini di Israele? Adesso sono il 20 per cento, ma poi? Quando saranno il 35 o il 40 per cento? Per continuare ad avere una maggioranza ebraica, Israele continuerà a dividersi all’infinito?”.</p>
<p>La soluzione a un unico Stato è per Pappé “più etica e pratica. Bisogna liberarsi dall’ideologia. Io ho molto più in comune con un amico palestinese che con un ebreo di Brooklyn, che però avrebbe il diritto di ‘tornare’. Israele dovrebbe trattare ebrei e palestinesi allo stesso modo, solo a partire da questo è possibile il cambio di regime”.</p>
<p>Il cambiamento di prospettiva della società ebraica non è l’unico mezzo per arrivare alla soluzione. “La campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (Bds) è uno strumento molto importante adesso, perché a volte c’è bisogno di una ‘botta in testa’ dall’esterno per vedere come stanno realmente le cose”.</p>
<p>Per arrivare ad assumere posizioni così critiche verso lo Stato ebraico, e per superare “l’indottrinamento in cui cresci, inculcato soprattutto dall’esercito”, Ilan Pappé non ha ricevuto un’unica “botta in testa”, ma tanti piccoli colpi. E “il prezzo è molto alto. Smetti di parlare con tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli, con te stesso persino”. O perdi il posto di lavoro. All’università di Haifa dove era professore, le sue posizioni anti-sioniste gli hanno valso il vuoto intorno fino a un’espulsione de facto. Ora insegna all’università di Exeter, in Gran Bretagna. Ma rimane fermo nelle sue posizioni e sicuro che l’unica vera soluzione è la “desegregazione. È ridicolo che ebrei e palestinesi non possano condividere la vita”.</p>
<p><a href="http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=9118">* per Osservatorio Iraq</a></p>
<p>[14 aprile 2010]</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F04%2Fisraele-e-palestina-nuove-parole-per-dirlo%2F&amp;title=Israele%20e%20Palestina%3A%20Nuove%20parole%20per%20dirlo" id="wpa2a_28"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/04/israele-e-palestina-nuove-parole-per-dirlo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La questione palestinese imbrigliata dentro i problemi regionali</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/04/la-questione-palestinese-imbrigliata-dentro-i-problemi-regionali/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/04/la-questione-palestinese-imbrigliata-dentro-i-problemi-regionali/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 13:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ANP]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=2185</guid>
		<description><![CDATA[di Sergio Cararo La quiete prima della tempesta. E’ questa l’impressione che molti osservatori stanno ricavando dalla situazione in Medio Oriente. Molti sono i fattori che indicano come le contraddizioni che si vanno accumulando in uno dei principali teatri di crisi mondiali abbiano tutte le potenzialità per creare “un incidente della storia” capace di inviare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Sergio Cararo</h5>
<p>La quiete prima della tempesta. E’ questa l’impressione che molti osservatori stanno ricavando dalla situazione in Medio Oriente. Molti sono i fattori che indicano come le contraddizioni che si vanno accumulando in uno dei principali teatri di crisi mondiali abbiano tutte le potenzialità per creare “un incidente della storia” capace di inviare a tutto campo la sua onda lunga destabilizzante. La questione palestinese appare oggi fortemente ipotecata da questo scenario regionale.<br />
<span id="more-2185"></span></p>
<p>Volendo schematizzare i problemi incancrenitisi nell’area possiamo indicare i seguenti:</p>
<ol>
<li>Le difficoltà dell’amministrazione USA di Obama nell’esercitare ancora la propria egemonia sui processi nella regione. L’oltranzismo di Israele ha infatti depotenziato ogni ambizione della nuova amministrazione della Casa Bianca mentre l’effetto del discorso di Obama a Il Cairo si è già dissolto senza produrre alcun recupero di credibilità ideologica da parte degli USA nel mondo arabo e islamico;</li>
<li>La perdita israeliana dell’unico alleato nell’area ossia la Turchia. La nuova linea politica di Ankara rivela le sue ambizioni a giocare un ruolo regionale più attivo e meno subalterno. Allo stesso modo la crisi diplomatica tra Israele e Turchia ha congelato le possibilità di riaprire il negoziato con la Siria nel tentativo di staccarla dall’alleanza con l’Iran;</li>
<li>Il rischio sempre più concreto di un attacco militare israeliano e statunitense contro l’Iran che ha tutte le potenzialità di estendersi ad un più devastante conflitto regionale con  immediate conseguenze in Iraq e in Libano;</li>
<li>Lo stallo nel negoziato tra Israele e ANP e la cristallizzazione della spaccatura interpalestinese tra il governo di Ramallah e il governo di Gaza;</li>
<li>La perdita di credibilità dell’Egitto come paese leader del mondo arabo decisivo ai fini di un negoziato complessivo sugli assetti della regione. L’appiattimento egiziano ai diktat israeliani e USA (vedi il Muro al confine con Gaza e la complicità con l’assedio dei palestinesi nella Striscia) ne ha delegittimato la credibilità.</li>
<p>E’ evidente come un contesto regionale così compromesso possa riattivizzarsi solo attraverso una svolta sul piano negoziale tra i palestinesi e Israele che riconsegni la centralità al ruolo degli USA oppure attraverso uno “scossone” che molti intravedono nell’ipotesi dell’attacco all’Iran o – in misura indiretta – con un nuovo attacco al Libano dove Hezbollah ha rafforzato molto sia sul suo peso politico entrando nel governo di unità nazionale sia – e non un dettaglio – le sue capacità militari. Quello che è certo, è che dentro questa situazione, la questione palestinese torna ad essere un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro (e di fuoco) della regione mediorientale. Per le forze che in questi anni hanno sviluppato una intensa mobilitazione al fianco della resistenza palestinese – pur mantenendo la propria iniziativa contro l’apparato coloniale sionista &#8211; è quantomeno tempo di riflessione.</p>
<h4>Le ipoteche sulla questione palestinese</h4>
<p>Di fronte alla spaccatura della soggettività e della prospettiva politica del movimento di liberazione palestinese polarizzato tra Hamas e Al Fatah , oggi chiunque abbia a cuore le sorti della causa palestinese non può che auspicare la ricomposizione dell’unità nazionale nella prospettiva della resistenza e della ripresa dell’iniziativa politica a tutto campo contro l’occupazione israeliana. Esiste infatti il rischio concreto – come perseguito sistematicamente in altre realtà regionali sia da Israele che dagli USA &#8211; di una frantumazione dell’identità nazionale palestinese in diverse entità separate geograficamente e politicamente (Gaza, Cisgiordania, i palestinesi del ’48 residenti in Israele, la situazione specifica di Gerusalemme, i palestinesi dei campi profughi nella diaspora).</p>
<p>Fino ai primissimi anni Novanta l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina aveva in qualche modo assicurato una direzione e un coordinamento delle diverse realtà in cui era stato frantumato il popolo palestinese, ma gli accordi di Oslo e l’emergere della centralità dell’Autorità Nazionale Palestinese hanno depotenziato e liquidato sia l’OLP che la sua capacità di assicurare una direzione unitaria della resistenza palestinese in tutte le sue realtà.</p>
<p>In questi ormai quasi quaranta anni di sostegno alla lotta del popolo palestinese, abbiamo ritenuto che questo dovesse andare all’intero popolo palestinese ovunque collocato e indipendentemente dalla sua rappresentanza politica predominante in una fase o in un&#8217;altra. Certo, l’esperienza storica ci ha  portato a privilegiare il confronto con i compagni del FPLP o del FDLP piuttosto che con altre forze all’interno dell’OLP. Ci sentiamo di confermare questo approccio indicando come oggi la vera discriminante sia quella tra le forze che oppongono resistenza all’occupazione israeliana e chi invece vi collabora e questo non riguarda solo l’ANP.  Il problema semmai riguarda la liquidazione a cui è stata sottoposta l’OLP e che anche dentro l’ultimo congresso di Al Fatah non ha visto esprimersi una controtendenza abbastanza forte e capace da recuperare il terreno perduto.</p>
<h4>La Resistenza Globale e le forze in campo</h4>
<p>Questo indebolimento dell’OLP – perseguito scientificamente da Israele &#8211; ha visto crescere altre forze di carattere politico-religioso nel campo palestinese come Hamas che hanno via via acquisito una influenza crescente fino alla vittoria elettorale del 2006, una vittoria legittima che è stata negata frontalmente e criminalizzata dall’apparato coloniale israeliano e dalle sue complicità negli USA, Europa e mondo arabo, inclusi settori non irrilevanti dell’ANP. Oggi queste forze ispirate all’islam politico rivelano di disporre nell’intera regione mediorientale di maggiori risorse, coordinamento e progettualità rispetto a quelle eredi del nazionalismo arabo laico e progressista negli anni scorsi duramente attaccate dall’imperialismo e dai regimi arabi. Questa sensazione è emersa piuttosto chiaramente dal recente Forum della Resistenza svoltosi a Beirut che abbiamo avuto occasione di seguire direttamente e che è stato ampiamente resocontato su Contropiano online. Di questo indubbiamente occorre tenere conto per definire chiaramente i punti di confronto e quelli di divergenza sulle prospettive. A tale proposito è utile richiamare  le riflessioni fatte in questi anni sul significato di quello che abbiamo definito come il fronte della Resistenza Globale. “La lotta a difesa del diritto all’autodeterminazione, vera e non eterodiretta, ha perciò due percorsi da seguire in modo chiaro e parallelo. Il primo è quello del sostegno al diritto dei popoli e della necessità di contrastare l’intervento militare e politico delle grandi potenze e, per quanto ci riguarda direttamente, quello del nostro paese ed ora anche dell’ Unione Europea. Il secondo è quello di un’azione di solidarietà internazionale con tutte quelle forze politiche, sociali e di classe che spingono verso il superamento del sistema capitalistico, coscienti che le forze che stanno emergendo e reagendo alla devastante riorganizzazione planetaria dei paesi imperialisti non sono tutte protese verso uno sbocco progressista. In questo senso i giudizi sulla funzione delle religioni in queste lotte non possono essere politicamente predeterminati ma vanno valutati rispetto al contesto in cui agiscono ed è solo rispetto a questo che vanno prese posizioni politiche altrettanto non schematiche. Questo approccio ovviamente non può far sottacere la nostra convinzione che le religioni in quanto tali non possono essere una risposta ai problemi che lo sviluppo complessivo e mondiale pone oggi alla umanità”. (dal documento per la II Assemblea nazionale della Rete dei Comunisti, 2007).  E’ sulla base di questa chiarezza che in questi anni abbiamo costruito relazioni leali con molte forze politiche nell’area mediorientale, da quelle di ispirazione marxista a forze come Hezbollah.</p>
<h4>Lo Stato Unico come soluzione adeguata</h4>
<p>Alla luce delle considerazioni fin qui esposte, la posizione dei “due popoli due stati” come soluzione per il conflitto in Palestina non solo si è rivelata un tragico inganno e una proposta resa impraticabile dalla realtà sul campo, ma è una ipotesi che andrebbe a legittimare  proprio l’idea di uno “stato ebraico” in Israele eventualmente separato da un possibile “stato islamico” palestinese. In sostanza sarebbe la negazione di tutto il processo di autodeterminazione nazionale perseguito in questi decenni dalle forze più avanzate dello schieramento palestinese. Appare più convincente ed anche più coerente l’ipotesi dello Stato Unico per tutti coloro che abitano sul territorio della Palestina storica indipendentemente ed anzi in contrasto con ogni discriminazione di tipo religioso o etnico. Questa consapevolezza sembra ricominciare ad emergere come sbocco possibile in ambiti crescenti (seppur ancora minoritari) del movimento progressista palestinese e israeliano e viene percepita come seria minaccia dai gruppi sionisti e dalle autorità israeliane. In questo senso appare inevitabile che anche nella sinistra europea si riprenda e si approfondisca la lotta politica e culturale contro il sionismo inteso come progetto coloniale e apparato ideologico fondativo dell’occupazione israeliana della  Palestina.</p>
<p>In attesa che le soggettività politiche del popolo palestinese avvino un processo di rottura effettiva con la politica perseguita da Oslo in poi, occorre auspicare ed agire per sostenere – così per come può esprimersi qui ed ora &#8211; la resistenza attiva contro la crescente occupazione coloniale dei Territori Palestinesi, contro il rafforzamento del sistema di apartheid verso i palestinesi del ’48 residenti in Israele e porre con la dovuta forza la questione del diritto al ritorno dei profughi dei campi nella diaspora. La dimensione internazionale del sostegno alle forze che animano la resistenza popolare palestinese appare decisiva. I fatti ci indicano che ciò che l’apparato coloniale sionista al momento teme di più sono proprio le campagne internazionali &#8211; da quella contro il Muro alla campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) &#8211;  o le iniziative come Free Gaza. Non è un caso che la repressione israeliana in questa ultima fase si sia abbattuta contro gli attivisti palestinesi e israeliani attivi in queste campagne o contro giornalisti e attivisti internazionali attivi nei Territori Palestinesi. L’apparato coloniale israeliano è forte sul terreno del controllo militare del territorio ma estremamente vulnerabile nel contesto regionale e internazionale. Paradossalmente nasce da questa consapevolezza la debolezza e la pericolosità delle scelte che ha davanti l’establishment israeliano.</p>
<p>* da <a href="http://www.contropiano.org/">Contropiano</a> di febbraio 2010</ol>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F04%2Fla-questione-palestinese-imbrigliata-dentro-i-problemi-regionali%2F&amp;title=La%20questione%20palestinese%20imbrigliata%20dentro%20i%20problemi%20regionali" id="wpa2a_30"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/04/la-questione-palestinese-imbrigliata-dentro-i-problemi-regionali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giornata della Terra celebrata in tutto il mondo con azioni che chiamano al Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/04/giornata-della-terra-celebrata-in-tutto-il-mondo-con-azioni-che-chiamano-al-boicottaggio-disinvestimento-e-sanzioni-contro-israele/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/04/giornata-della-terra-celebrata-in-tutto-il-mondo-con-azioni-che-chiamano-al-boicottaggio-disinvestimento-e-sanzioni-contro-israele/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 09:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Terra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=2114</guid>
		<description><![CDATA[Nel corso della Giornata della Terra celebrata dai palestinesi, attivisti della solidarietà di tutto il mondo sono scesi in piazza per chiedere una campagna globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e umanitario. Azioni creative e decise si sono svolte a Londra, Toronto, New [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso della Giornata della Terra celebrata dai palestinesi, attivisti della solidarietà di tutto il mondo sono scesi in piazza per chiedere una campagna globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e umanitario. Azioni creative e decise si sono svolte a Londra, Toronto, New York, Parigi, Roma, Il Cairo, Melbourne e in decine di altre città in tutto il mondo.<span id="more-2114"></span></p>
<p>Oggi ricorre il 34° anniversario da quando Israele uccise sei cittadini palestinesi di Israele che protestavano contro l&#8217;esproprio delle loro terre per costruire nuove città per soli ebrei e ampliare quelle esistenti. Le proteste palestinesi in quella prima Giornata della Terra furono provocate dal &#8220;Koenig Report&#8221;, uno studio commissionato dal governo con l’intento di investigare il modo per incoraggiare i cittadini israeliani palestinesi a lasciare le terre e che portò un&#8217;ondata di misure discriminatorie, tra cui la confisca delle terre, contro la minoranza palestinese di Israele.</p>
<p>Il Comitato Nazionale per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BNC) ha fatto appello alla &#8220;coscienza dei popoli e alle loro organizzazioni di tutto il mondo a mobilitarsi in azioni creative, concrete e visibili per rendere questo giorno una tappa storica nel movimento contro l&#8217;apartheid di Israele, il colonialismo e l&#8217;occupazione, per la responsabilità degli oppressori e per il rispetto dei diritti e della dignità del popolo palestinese&#8221;. La risposta a questo invito è arrivata da tutto il mondo.</p>
<p>A Toronto, gli attivisti hanno dato vita a proteste improvvise nei grandi magazzini Chapters Indigo e Mountain Equipment Co-op, per richiamare l&#8217;attenzione sui rapporti commerciali che questi hanno con le società che beneficiano dell’apartheid e dell&#8217;occupazione israeliana.</p>
<p>Attivisti hanno protestato a Londra all&#8217;interno di un supermercato Waitrose, ricordando che questo vende prodotti provenienti da insediamenti illegali ed esortando gli acquirenti a boicottare tutti i prodotti israeliani. Waitrose ha costantemente respinto le richieste degli attivisti di rivelare informazioni sulla vendita dei beni provenienti dalle colonie.</p>
<p>Azioni simili si sono svolte nei supermercati di Italia e Olanda.</p>
<p>Sempre a Londra, ieri i manifestanti hanno interrotto una esibizione del Jerusalem Quartet. Il concerto alla Wigmore Hall veniva trasmesso in diretta dalla BBC. I manifestanti hanno richiamato l&#8217;attenzione sui forti legami del Quartetto con l&#8217;esercito israeliano e l&#8217;uso da parte di Israele di &#8220;ambasciatori culturali&#8221; per coprire i suoi crimini contro i palestinesi.</p>
<p>Attivisti statunitensi, vestiti con accappatoi e asciugamani, hanno protestato presso i negozi che vendono cosmetici Ahava (Mar Morto), come parte della campagna “Bellezza Rubata”. La società israeliana ha sede nell&#8217;insediamento illegale di Mitzpe Shalem. I manifestanti portavano cartelli con scritto “Ahava: Fabbricato da approfittatori israeliani nella Palestina occupata&#8221;.</p>
<p>In aggiunta alle numerose vittorie del crescente movimento BDS, ieri il più grande fondo pensionistico svedese ha annunciato di aver escluso la società militare israeliana Elbit Systems dal proprio portafoglio investimenti per il suo ruolo nella fornitura di apparecchiature di sorveglianza per il muro illegale costruito nei territori occupati della Cisgiordania. Questo avviene dopo la decisione simile, presa lo scorso anno dal fondo pensionistico del governo norvegese, di recedere da Elbit Systems. La pressione è andata crescendo nei confronti delle società con legami militari con Israele, come Motorola e Caterpillar, e da ultimo con gli studenti dell’università Berkeley che la scorsa settimana hanno sostenuto il disinvestimento da Israele con una risoluzione del Senato.</p>
<p>In tutta Europa, la consolidata campagna contro la Agrexco sta guadagnando forza. L’azienda del governo israeliano esporta il 70% della produzione agricola totale dagli insediamenti illegali nei territori occupati palestinesi, principalmente in Europa.</p>
<p>Una campagna efficace contro Veolia, una società coinvolta nel progetto East Jerusalem Light Rail, che collegherà Gerusalemme ovest agli insediamenti ebraici illegali nella zona occupata di Gerusalemme Est, stringendo ancora più saldamente la morsa israeliana sulle città palestinesi occupate e legando di più le colonie all&#8217;interno dello Stato di Israele, ha costretto l&#8217;azienda a prendere in considerazione l&#8217;abbandono del progetto. Gli attivisti hanno convinto le amministrazioni locali in Inghilterra, Irlanda, Australia e Francia ad impegnarsi per escludere Veolia dai contratti futuri alla luce del suo coinvolgimento nel progetto.</p>
<p>In Palestina, la Giornata della Terra è stata contrassegnata dalle marce di protesta contro la consueta politica di Israele di espropriazione contro i palestinesi. Un incontro pubblico è stato organizzato nella città cisgiordana di Salfit dal BNC, per discutere le strategie del movimento globale BDS che gode di ampio sostegno all&#8217;interno della Palestina.</p>
<p>&#8220;Il movimento BDS è cresciuto in modo esponenziale dall’Appello della società civile palestinese per il BDS lanciato nel 2005 e soprattutto dopo aggressione criminale di Israele su Gaza. Mentre tutte le forme di intervento internazionali sembrano incapaci di costringere Israele a rispettare il diritto internazionale, la campagna BDS sta applicando una nuova forma di pressione su Israele&#8221;, ha dichiarato un portavoce nel corso dell’incontro, aggiungendo che “questa Giornata d&#8217;azione BDS è la più grande di sempre e sarà ora impossibile ignorare questo crescente movimento globale&#8221;.</p>
<h5>da <a href="http://www.bdsmovement.net/?q=node/676">www.bdsmovement.net</a><br />
Traduzione dall&#8217;inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare</h5>
<h4>da <a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Aprile10/01-04-10GiornataDellaTerra.htm">Forum Palestina</a></h4>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F04%2Fgiornata-della-terra-celebrata-in-tutto-il-mondo-con-azioni-che-chiamano-al-boicottaggio-disinvestimento-e-sanzioni-contro-israele%2F&amp;title=Giornata%20della%20Terra%20celebrata%20in%20tutto%20il%20mondo%20con%20azioni%20che%20chiamano%20al%20Boicottaggio%2C%20Disinvestimento%20e%20Sanzioni%20contro%20Israele" id="wpa2a_32"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/04/giornata-della-terra-celebrata-in-tutto-il-mondo-con-azioni-che-chiamano-al-boicottaggio-disinvestimento-e-sanzioni-contro-israele/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La «giornata della terra» si tinge di sangue a Gaza</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/04/la-%c2%abgiornata-della-terra%c2%bb-si-tinge-di-sangue-a-gaza/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/04/la-%c2%abgiornata-della-terra%c2%bb-si-tinge-di-sangue-a-gaza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 09:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Terra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=2105</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Giorgio Dalla Galilea al Neghev, da Gaza alla Cisgiordania. Decine di migliaia di palestinesi ieri hanno partecipato a raduni e manifestazioni per il «Giorno della Terra», in ricordo dei sei palestinesi (con cittadinanza israeliana) uccisi il 30 marzo 1976 dalla polizia che fece fuoco contro i cortei di protesta per le confische di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Michele Giorgio</h5>
<p>Dalla Galilea al Neghev, da Gaza alla Cisgiordania. Decine di migliaia di palestinesi ieri hanno partecipato a raduni e manifestazioni per il «Giorno della Terra», in ricordo dei sei palestinesi (con cittadinanza israeliana) uccisi il 30 marzo 1976 dalla polizia che fece fuoco contro i cortei di protesta per le confische di terre arabe in Galilea.<span id="more-2105"></span><br />
La mobilitazione palestinese di ieri &#8211; parte anche delle iniziative internazionali, molte delle quali a Roma e nel resto d&#8217;Italia, per la campagna Bds (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) di boicottaggio totale di Israele &#8211; si è bagnata a Gaza del sangue di Mohammed al Faramawi, un ragazzo di 15 anni ucciso dall&#8217;esercito israeliano perché si era avvicinato alla linea di confine nel tentativo (forse) di entrare nello stato ebraico e per protestare contro la «zona-cuscinetto» creata dalle forze armate israeliane all&#8217;interno di Gaza alla fine della devastante offensiva militare «Piombo fuso» (1.400 palestinesi uccisi) nel gennaio 2009.<br />
In questa fascia di territorio (circa il 20% di Gaza), larga oltre 300 metri e che corre lungo il confine con Israele, i palestinesi non possono entrare e chi osa sfidare il divieto rischia la vita. I soldati, con l&#8217;aiuto delle tecnologie di osservazione più sofisticate, sparano a vista non solo sui combattenti delle fazioni armate palestinesi che lanciano azioni di guerriglia e nascondono mine nel terreno &#8211; la scorsa settimana nel più cruento degli scontri a fuoco avvenuto da un anno a questa parte sono rimasti uccisi quattro palestinesi e due militari israeliani &#8211; ma anche sui contadini che intendono raggiungere i terreni nella zona «proibita» e i civili disarmati che provano ad infiltrarsi nello stato ebraico in cerca di lavoro. Ieri almeno una ventina di palestinesi sono rimasti feriti a Khan Yunis, Khouza, al Maghazi, Beit Hanun, Beit Lahiya e Rafah &#8211; tra questi, in modo grave, anche un bambino di 9 anni &#8211; nelle sei manifestazioni per il Giorno della Terra organizzate dal neonato «Comitato popolare contro la fascia di sicurezza» ( Cpcfs, composto da forze della sinistra palestinese). «Dobbiamo mobilitate la popolazione su obiettivi concreti, come il recupero di quel 20% di territorio di Gaza che Israele ha trasformato in terra di nessuno. Quelle terre sono le più fertili e possono sfamare tante famiglie», ha spiegato Mahmoud al Zaeq, un fondatori di Cpcfs, convinto che Gaza debba prendere esempio dalle lotte popolari in Cisgiordania.<br />
Il principale raduno per il Giorno della Terra, come vuole la tradizione, si è svolto in Galilea, a Sakhnin, dove erano presenti assieme a migliaia di persone che sventolavano bandiere palestinesi e scandivano slogan contro il governo Netanyahu, anche alcuni parlamentari arabo israeliani. Tra questi, Mohammed Barakeh, presidente di Hadash (comunisti), che ha protestato contro «uno stato che ci ha preso le nostre terre e ora vuole ritirarci le carte d&#8217;indentità». Il suo collega, Ahmed Tibi, ha espresso forte preoccupazione per «un clima generale nei confronti della minoranza araba, uguale se non peggiore di quello del 30 marzo 1976». In serata si è svolta la manifestazione nel Neghev, a sostegno dei diritti dei beduini. In Cisgiordania le marce di protesta sono sfociate in scontri con i soldati a Budrus, uno dei villaggi palestinesi che assieme a quelli di Bilin e Naalin si battono contro il muro israeliano. Momenti di tensione si sono vissuti anche a Qarawat Bani Hassan, nel distretto di Salfit, dove alcune centinaia di dimostranti palestinesi, israeliani e stranieri, in buona parte attivisti della campagna Bds, hanno protestato contro la confisca delle terre di questo villaggio circondato da colonie israeliane e situato in area «C» (il 60% della Cisgiordania sotto il pieno controllo di Israele). Presente anche il premier dell&#8217;Anp Salam Fayyad, che ha indossato per l&#8217;occasione una maglietta da attivista, che rivolgendosi agli abitanti ha ribadito l&#8217;intenzione di costruire entro il 2011 le fondamenta di quello stato palestinese indipendente entro che, invece, un numero crescente di esperti ed analisti ritengono ormai irrealizzabile di fronte ai progetti attuati da Israele sul terreno.</p>
<h4>da <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100331/pagina/09/pezzo/274950/">il manifesto del 31 marzo 2010</a></h4>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F04%2Fla-%25c2%25abgiornata-della-terra%25c2%25bb-si-tinge-di-sangue-a-gaza%2F&amp;title=La%20%C2%ABgiornata%20della%20terra%C2%BB%20si%20tinge%20di%20sangue%20a%20Gaza" id="wpa2a_34"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/04/la-%c2%abgiornata-della-terra%c2%bb-si-tinge-di-sangue-a-gaza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Campagna BDS in Italia contro l&#8217;economia israeliana</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/03/campagna-bds-in-italia-contro-leconomia-israeliana/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/03/campagna-bds-in-italia-contro-leconomia-israeliana/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 23:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1569</guid>
		<description><![CDATA[Prossima tappa Trieste La Camera di commercio Italo-israeliana sponsorizza la fiera dell&#8217;olio capitale a Trieste dal 5 all&#8217;8 marzo E&#8217; assurda, indecente e  vergognosa la notizia che  la fiera Olio Capitale che si terrà a Trieste dal 5 al 8 Marzo avrà tra i suoi sponsor la camera di commercio Italo Israeliana. Il paese che ogni anno distrugge migliaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #095509;"><span style="text-decoration: underline;">Prossima tappa Trieste</span></span></p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #b40404;"><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/jihad-massaker.jpg" rel="lightbox[1569]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1576" title="jihad-massaker" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/jihad-massaker-300x213.jpg" alt="" width="240" height="170" /></a>La Camera                      di commercio Italo-israeliana sponsorizza la fiera dell&#8217;olio                      capitale a Trieste dal 5 all&#8217;8 marzo</span></h3>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; assurda, indecente                        e  vergognosa la notizia che  la fiera                        Olio Capitale che si terrà a Trieste dal 5 al 8 Marzo avrà                        tra i suoi sponsor la camera di commercio Italo                        Israeliana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paese che                        ogni anno distrugge migliaia di alberi da frutta e di olivo                        in particolare per strappare terra ai contadini palestinesi                        e fare posto a colonie di invasati religiosi, avrà                        modo di fare tranquillamente la sua passerella e intrattenere                        rapporti commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;<a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Febbraio10/26-02-10CampagnaBdsTrieste.htm">leggi tutto su Forum Palestina</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F03%2Fcampagna-bds-in-italia-contro-leconomia-israeliana%2F&amp;title=Campagna%20BDS%20in%20Italia%20contro%20l%26%238217%3Beconomia%20israeliana" id="wpa2a_36"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/03/campagna-bds-in-italia-contro-leconomia-israeliana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Salviamo l&#8217;università e la cultura palestinese</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/03/salviamo-luniversita-e-la-cultura-palestinese/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/03/salviamo-luniversita-e-la-cultura-palestinese/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 23:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1566</guid>
		<description><![CDATA[di Daniele Zolo Un gruppo di docenti universitari e di ricercatori italiani, sensibili alla situazione universitaria e scolastica delle nuove generazioni palestinesi, hanno lanciato una originale iniziativa che sta sollevando notevole interesse. L&#8217;iniziativa viene presentata questa settimana da docenti delle Università di Firenze, Pisa e Milano: Angelo Baracca, Giorgio Gallo, Martina Pignatti e Giorgio Forti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Daniele Zolo</p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo di docenti universitari e di ricercatori italiani, sensibili alla situazione universitaria e scolastica delle nuove generazioni palestinesi, hanno lanciato una originale iniziativa che sta sollevando notevole interesse. L&#8217;iniziativa viene presentata questa settimana da docenti delle Università di Firenze, Pisa e Milano: Angelo Baracca, Giorgio Gallo, Martina Pignatti e Giorgio Forti ne sono i principali promotori. L&#8217;occasione è offerta dall&#8217;Israeli Apartheid Week, che è una campagna di denuncia delle discriminazioni alle quali è soggetto il popolo palestinese. Sia nei territori occupati, sia in Galilea, la situazione è molto grave, come dichiarano centri di ricerca non solo palestinesi, ma anche israeliani, come B&#8217;Tselem, il Centro israeliano che documenta le violazioni dei diritti umani nei territori occupati.<span id="more-1566"></span><br />
Il livello culturale e scientifico nelle 11 università palestinesi è stato fortemente condizionato dalla situazione politica, economica e istituzionale dei territori occupati e dalle violenze dell&#8217;esercito israeliano. In termini di perdita di vite umane, dall&#8217;ottobre 2000 al giugno 2008, circa 650 studenti sono stati uccisi, 4800 feriti e oltre 700 imprigionati. Tra i docenti, 37 sono stati uccisi, 55 feriti e 190 reclusi.<br />
Altrettanto gravi sono stati i danni bellici provocati alle strutture scolastiche e universitarie palestinesi, con la conseguenza di una bassa percentuale di studenti iscritti e di una scarsa presenza di docenti. A Gaza, in particolare, la situazione è drammatica: il 50% degli studenti è assente e lo è anche il 40% dei docenti. Durante l&#8217;operazione militare Piombo Fuso l&#8217;aviazione israeliana ha distrutto 280 scuole/asili e 16 edifici universitari. In pochi giorni sono stati uccisi 164 studenti e 12 docenti.<br />
E si devono segnalare inoltre i casi di discriminazione degli studenti non ebrei da parte di università israeliane. Il fenomeno riguarda anche università israeliane aventi sede nei territori palestinesi occupati, come è il caso dell&#8217;Ariel University College affiliato all&#8217;Università Bar Ilan. In questo quadro si fa sempre più probabile un vero e proprio etnocidio del popolo palestinese ed arabo-israeliano, sia nei territori occupati, sia in Galilea, dove vivono in condizioni di soggezione non meno di un milione e trecentomila &#8220;cittadini&#8221; arabi. Le nuove generazioni sono esposte ad una radicale perdita della consapevolezza della propria storia, delle proprie radici etniche e della propria identità culturale e linguistica. Che cosa intendono fare e stanno proponendo i docenti universitari italiani che si sono impegnati nel tentativo di salvare le nuove generazioni palestinesi? Intendono diffondere nei nostri atenei consapevolezza sulle violazioni del diritto allo studio e della libertà accademica del popolo palestinese. L&#8217;operazione va in controtendenza rispetto alla decisione del Governo italiano, che pochi mesi dopo la strage di Gaza ha firmato un accordo con il Governo israeliano per l&#8217;avvio da un Biennio scientifico e tecnologico italo-israeliano.<br />
Con una &#8220;Lettera aperta sulla discriminazione universitaria e culturale del popolo palestinese&#8221;, che sta avendo un inaspettato successo, il gruppo di docenti italiani invita i colleghi universitari ad aderire ad un progetto di intervento a favore delle università palestinesi, cercando il dialogo anche con gli accademici israeliani. L&#8217;obiettivo è l&#8217;intervento concreto a favore di studenti e studiosi palestinesi e arabo-israeliani, promuovendo convenzioni di cooperazione culturale, scientifica e didattica fra atenei italiani e atenei palestinesi. Un ulteriore passo avanti sarà l&#8217;organizzazione di un primo convegno nazionale su questi temi, con la collaborazione di istituzioni nazionali e internazionali, non solo accademiche, disposte a sostenere il progetto degli accademici italiani: aiutare le nuove generazioni palestinesi a raggiungere in assoluta autonomia un livello &#8220;normale&#8221; di scolarizzazione e acculturazione universitaria, nonostante l&#8217;occupazione, l&#8217;assedio e la repressione in corso.<br />
PS. Per ricevere il testo della &#8220;Lettera aperta&#8221; e inviare adesioni, i docenti e i ricercatori italiani possono scrivere a: <a href="mailto:%C2%ABdiritto.studio.palestina@gmail.com">«diritto.studio.palestina@gmail.com</a>»</p>
<p>da <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100304/pagina/08/pezzo/272851/">Il Manifesto del 4 marzo 2010</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F03%2Fsalviamo-luniversita-e-la-cultura-palestinese%2F&amp;title=Salviamo%20l%26%238217%3Buniversit%C3%A0%20e%20la%20cultura%20palestinese" id="wpa2a_38"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/03/salviamo-luniversita-e-la-cultura-palestinese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Parola d&#8217;ordine: stop apartheid</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/03/parola-dordine-stop-apartheid/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/03/parola-dordine-stop-apartheid/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 23:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1564</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Giorgio PALESTINA 40 atenei mobilitati in tutto il mondo: basta al regime che segrega gli arabi Partecipano anche accademici israeliani, ma Tel Aviv: «antisemiti» È scesa in campo addirittura l&#8217;Agenzia ebraica per contrastare conferenze, sit-in, attività culturali ed artistiche legate alla sesta «Israel apartheid week» (Iaw), l&#8217;iniziativa internazionale annuale, cominciata il primo marzo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Michele Giorgio</p>
<p><em>PALESTINA 40 atenei mobilitati in tutto il mondo: basta al regime che segrega gli arabi<br />
Partecipano anche accademici israeliani, ma Tel Aviv: «antisemiti»</em></p>
<p style="text-align: justify;">È scesa in campo addirittura l&#8217;Agenzia ebraica per contrastare conferenze, sit-in, attività culturali ed artistiche legate alla sesta «Israel apartheid week» (Iaw), l&#8217;iniziativa internazionale annuale, cominciata il primo marzo, che denuncia la politica israeliana verso i palestinesi &#8211; paragonandola alla segregazione razziale che i bianchi attuavano nei confronti dei neri in Sudafrica &#8211; in 40 università e 50 città del mondo oltre che nei centri arabo israeliani e, naturalmente, nei Territori occupati. Dopo i risultati ottenuti lo scorso anno dalla campagna internazionale «Bds» (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) di boicottaggio di Israele, le autorità dello Stato ebraico seguono ora con attenzione i consensi che l&#8217;Iaw sta raccogliendo tra studenti e docenti nelle università occidentali e l&#8217;attivismo che ha messo in moto in Europa, anche in Italia, in particolare a Pisa, Roma e Bologna. <span id="more-1564"></span><br />
Nella città toscana domani verrà lanciata un&#8217;iniziativa nazionale di accademici italiani per il diritto allo studio del popolo palestinese che, tuttavia, non invoca il boicottaggio accademico di Israele &#8211; sul quale insistono altre organizzazioni che denunciano la partecipazione di atenei e centri di ricerca israeliani a produzioni belliche e politiche di occupazione militare &#8211; ed esorta i docenti italiani ad avviare relazioni privilegiate con le università in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est.<br />
«Il paragone tra Israele e l&#8217;apartheid sudafricano è senza alcun fondamento», ha tuonato il presidente dell&#8217;Agenzia ebraica, Natan Sharansky accusando di «antisemitismo» i promotori dell&#8217;Iaw. L&#8217;obiettivo dell&#8217;Agenzia ebraica, ha spiegato Sharansky, «è quello di impedire che i nemici possano allontanare gli ebrei da Israele». Da parte loro i giornali israeliani, ad eccezione (parziale) del liberal Haaretz, sparano sull&#8217;Iaw &#8211; descritta dal notista di Maariv Ben-Dror Yemini come un tentativo di rilanciare, in altre forme, la conferenza di Durban sul razzismo &#8211; e puntano l&#8217;indice contro i cittadini israeliani che vi prendono parte, come l&#8217;economista Shir Ever (impegnato ad Amsterdam) e il docente di antropologia Jeff Halper (a Glasgow). «I gruppi che promuovono la Iaw puntano a un solo obiettivo, il completo isolamento internazionale di Israele come Stato razzista che pratica l&#8217;apartheid. Non possiamo accettare queste iniziative e le accuse che ci vengono rivolte, specie quando a farle sono cittadini del nostro paese», ha protestato il professor Gerald Steinberg, dell&#8217;università ultraconservatrice di Bar Ilan.<br />
Altri esponenti della destra hanno messo in rilievo la «partecipazione indiretta» all&#8217;Iaw di istituzioni internazionali, citando, ad esempio, la proiezione a Gaza del film di animazione «Fatenah» prodotto dall&#8217;Oms che racconta la storia (vera) di una giovane donna gravemente ammalata e deceduta per non aver potuto andare all&#8217;estero a curarsi a causa dell&#8217;assedio israeliano di Gaza.<br />
A dare un forte impulso alla Iaw e altre campagne internazionali a favore dei diritti del popolo palestinese, sono state le conseguenze della devastante offensiva israeliana «Piombo fuso» contro Gaza (1.400 palestinesi uccisi, almeno 5mila i feriti e migliaia di abitazioni distrutte o danneggiate). Un&#8217;operazione militare segnata da «crimini di guerra» contro la popolazione civile di Gaza secondo la denuncia del giudice sudafricano Richard Goldstone, incaricato dal Consiglio per i Diritti Umani, contenuta in un rapporto approvato alla fine dello scorso anno dall&#8217;Onu.<br />
Un&#8217;inchiesta che il governo e gran parte dei media israeliani hanno contestato duramente, al punto da prendere di mira anche le Ong e i centri per i diritti umani ebraici che avevano fornito la loro collaborazione alle indagini. In risposta allo sdegno delle autorità governative contro l&#8217;Iaw, ieri il poeta arabo israeliano, Salman Masalha, ha ricordato su Haaretz le pesanti discriminazioni alle quali è soggetta la minoranza araba nello Stato di Israele, sottolineando l&#8217;esistenza di comunità «soltanto per ebrei». «Questo è il solo paese democratico del mondo dove 1/5 della popolazione (gli arabi) che sulla carta gode degli stessi diritti (della maggioranza), non ha rappresentanti (dei suoi partiti) al governo», ha sottolineato Masalha.<br />
Dal Canada, uno dei paesi dove l&#8217;Iaw è maggiormente attaccata dai filo-israeliani, il noto commentatore Thomas Walkom smentisce che i dibattiti in corso nell&#8217;ambito della «settimana» abbiamo un contenuto antisemita. «La Iaw è controversa? Sì. È sbilanciata da un lato? Sì. Ma non è antisemita, a meno che non si voglia per forza pensare che criticare Israele sia un attacco a tutti gli ebrei», ha scritto Walkom sul Toronto Star.</p>
<p style="text-align: justify;">da <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100304/pagina/08/pezzo/272849/">Il Manifesto del 4 marzo 2010</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F03%2Fparola-dordine-stop-apartheid%2F&amp;title=Parola%20d%26%238217%3Bordine%3A%20stop%20apartheid" id="wpa2a_40"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/03/parola-dordine-stop-apartheid/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
<!-- WP Super Cache is installed but broken. The path to wp-cache-phase1.php in wp-content/advanced-cache.php must be fixed! -->
