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	<title>Palestina Libera &#187; Diritti Umani</title>
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		<title>Atti nazisti a Gaza</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo dice un deputato inglese ebreo, Gerald Kaufman. (giornata della memoria) Facebook: http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451 Testo tradotto in italiano: Gerald Kaufman, deputato laburista. 15 gennaio 2009. Sono cresciuto come un ebreo ortodosso e un sionista. Su una mensola in cucina c&#8217;era una scatola di latta per il Fondo nazionale ebraico, dentro la quale mettevamo le monete per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Lo dice un deputato inglese ebreo, Gerald Kaufman. (giornata della memoria)</h2>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/jVuWwx7X3TA?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></center></p>
<p>Facebook: <a href="http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451" target="_blank">http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451</a><br />
Testo tradotto in italiano:<br />
Gerald Kaufman, deputato laburista. 15 gennaio 2009.</p>
<p>Sono cresciuto come un ebreo ortodosso e un sionista. Su una mensola in cucina c&#8217;era una scatola di latta per il Fondo nazionale ebraico, dentro la quale mettevamo le monete per aiutare i pionieri a costruire una presenza ebraica in Palestina.<br />
<span id="more-5599"></span><br />
Sono andato la prima volta in Israele nel 1961 e vi sono tornato innumerevoli volte. Ho avuto familiari in Israele e ho amici in Israele. Uno di essi ha combattuto nelle guerre del 1956, 1967 e 1973 ed è stato ferito in due di esse. Il distintivo che indosso viene da una decorazione sul campo a lui insignita, che mi ha regalato. Ho conosciuto la maggior parte dei primi ministri di Israele, a partire dal Primo ministro fondatore David Ben-Gurion. Golda Meir era mia amica, così come lo è stato Yigal Allon, vice primo ministro, che, da generale, conquistò il Negev per Israele nella guerra del 1948 per l&#8217;indipendenza.</p>
<p>I miei genitori vennero in Gran Bretagna come rifugiati provenienti dalla Polonia. La maggior parte dei loro familiari sono stati in seguito uccisi dai nazisti nell&#8217;olocausto. Mia nonna era a letto malata, quando i nazisti giunsero alla sua città natale, Staszow. Un soldato tedesco la uccise sparandole nel suo letto. Mia nonna non è morta per fornire la copertura ai soldati israeliani che ammazzano le nonne palestinesi a Gaza.<br />
L&#8217;attuale governo israeliano sfrutta spietatamente e cinicamente il continuo senso di colpa tra i gentili per la strage degli ebrei nell&#8217;olocausto per giustificare la sua uccisione di palestinesi.</p>
<p>L&#8217;implicazione è che la vita degli ebrei sia preziosa, ma la vita dei palestinesi non conti. Su Sky News pochi giorni fa, al portavoce dell&#8217;esercito israeliano, il Maggiore Leibovich, è stato chiesto in merito all&#8217;uccisione da parte israeliana di, in quel momento, 800 palestinesi (il totale è ora di 1000). Ha risposto all&#8217;istante che «500 di questi erano militanti».</p>
<p>Questa era la risposta di un nazista.</p>
<p>Suppongo che gli ebrei che lottavano per la loro vita nel ghetto di Varsavia avrebbero potuto essere denigrati in quanto militanti.</p>
<p>Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, afferma che il suo governo non avrà rapporti con Hamas, perché sono terroristi. Il padre di Tzipi Livni era Eitan Livni, il capo delle operazioni dell&#8217;organizzazione terroristica Irgun Zvai Leumi, che ha organizzato l&#8217;attentato esplosivo dell&#8217;Hotel King David di Gerusalemme, in cui perirono 91 vittime, di cui quattro ebrei. Israele è stato partorito dal terrorismo ebraico.<br />
Terroristi ebraici impiccarono due sergenti britannici e fecero esplodere i loro cadaveri.<br />
Irgun, insieme con la banda terrorista Stern, nel 1948 massacrò 254 palestinesi nel villaggio di Deir Yassin.<br />
Oggi, gli attuale governanti israeliani indicano che sarebbero disposti, in circostanze per loro accettabili, a negoziare con il presidente palestinese Abbas, di al-Fatah. È troppo tardi per farlo. Essi avrebbero potuto negoziare con il precedente leader di al-Fatah, Yasser Arafat, che era un mio amico. Invece, lo assediarono in un bunker a Ramallah, dove lo visitai. A causa dei fallimenti di al-Fatah, a partire dalla morte di Arafat, Hamas ha vinto le elezioni palestinesi nel 2006. Hamas è una organizzazione sgradevolissima, ma è stata democraticamente eletta, ed è quel che passa il convento.<br />
Il boicottaggio di Hamas, anche da parte del nostro governo, è stato un errore colpevole, dal quale sono derivate terribili conseguenze. Il grande ministro degli Esteri israeliano Abba Eban, con il quale ho fatto campagna per la pace da molte tribune, ha dichiarato: «Fate la pace se parlate con i vostri nemici.»Per quanti palestinesi gli israeliani possano uccidere a Gaza, non possono risolvere questo problema esistenziale con mezzi militari.<br />
Quando e qualora i combattimenti finissero, ci sarebbero ancora un milione e mezzo di palestinesi a Gaza e altri due milioni e mezzo in Cisgiordania. Essi sono trattati alla stregua di immondizia da parte degli israeliani, con centinaia di blocchi stradali e con gli orrendi abitatori degli insediamenti ebraici illegali che li molestano.</p>
<p>Verrà il momento, non molto lontano da ora, in cui supereranno la popolazione ebraica in Israele. È giunto il momento per il nostro governo di render chiaro al governo israeliano che la sua condotta e la sua politica sono inaccettabili, e di imporre un divieto totale di esportare armi a Israele.<br />
È l&#8217;ora della pace, ma la pace vera, non la soluzione attraverso il soggiogamento che è il vero obiettivo degli israeliani, ma che è impossibile per loro da raggiungere.</p>
<p>Essi non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono stupidi.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2012%2F02%2Fatti-nazisti-a-gaza%2F&amp;title=Atti%20nazisti%20a%20Gaza" id="wpa2a_2"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Valle del Giordano, sopravvivenza a rischio</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 01:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Attraverso le demolizioni, la confisca delle risorse idriche, il trasferimento forzato e lo sfruttamento della forza lavoro, Israele porta avanti la propria politica di occupazione ed annessione delle terre della Valle del Giordano.&#8221; Il caso Al-Auja su: Nena News di Marta Fortunato Monitoring Israeli Colonization Activities in Palestinian Territories]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Attraverso le demolizioni, la confisca delle risorse idriche, il trasferimento forzato e lo sfruttamento della forza lavoro, Israele porta avanti la propria politica di occupazione ed annessione delle terre della Valle del Giordano.&#8221;</p>
<p>Il caso Al-Auja su:<br />
<a href="http://nena-news.globalist.it/?p=16717" target="_blank">Nena News</a> di Marta Fortunato<br />
<a href="http://www.poica.org/editor/case_studies/view.php?recordID=4166" target="_blank">Monitoring Israeli Colonization Activities in Palestinian Territories</a></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/JMmOI6_zbMI?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2012%2F01%2Fvalle-del-giordano-sopravvivenza-a-rischio%2F&amp;title=Valle%20del%20Giordano%2C%20sopravvivenza%20a%20rischio" id="wpa2a_4"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Una donna ebrea israeliana ad Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 01:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Israele]]></category>
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		<description><![CDATA[Un po&#8217; datato ma ancora attuale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; datato ma ancora attuale</p>
<p style="text-align: center;"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/EcGm-gxmxHw?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2012%2F01%2Funa-donna-ebrea-israeliana-ad-obama%2F&amp;title=Una%20donna%20ebrea%20israeliana%20ad%20Obama" id="wpa2a_6"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Violenza contro le donne  in luoghi difficili</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2012/01/violenza-contro-le-donne-in-luoghi-difficili/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 16:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Presentazione libri]]></category>

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		<description><![CDATA[GAZA HAIFA TORINO Giovedì 2 febbraio 2012 &#8211; ore 20,30 Belgravia Librerie – Via Vicoforte, 14/d – Torino Presentazione del libro che raccoglie una ricerca condotta nelle città di Torino, Gaza City e Haifa Interverranno Elisabetta Donini e Margherita Granero Donne in Nero di Torino Seguirà la proiezione di parti del video di Sandra Assandri e Franca Balsamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">GAZA HAIFA TORINO</h2>
<p style="text-align: center;">Giovedì 2 febbraio 2012 &#8211; ore 20,30<br />
Belgravia Librerie – Via Vicoforte, 14/d – Torino</p>
<h3 style="text-align: center;">Presentazione del libro che raccoglie una ricerca condotta nelle città<br />
di Torino, Gaza City e Haifa</h3>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="https://lh4.googleusercontent.com/-yL-_QohgUAY/TyVtL4N7chI/AAAAAAAABhg/1RCgpLziXOs/s640/violenzacontroledonne.jpg" alt="" width="445" height="640" /><br />
Interverranno<br />
<strong>Elisabetta Donini</strong> e <strong>Margherita Granero</strong><br />
Donne in Nero di Torino</p>
<p style="text-align: center;">Seguirà la proiezione di parti del video di <strong>Sandra Assandri</strong> e <strong>Franca Balsamo</strong></p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td align="CENTER" valign="bottom">
<h6><img src="https://lh3.googleusercontent.com/-7yNnjMcb9og/TyVuPeDwk0I/AAAAAAAABh4/Ko4J26s0uFc/s800/donneinnero.png" alt="" height="80" /><br />
Donne in Nero &#8211; Torino<br />
</h6>
</td>
<td align="CENTER" valign="bottom">
<h6><img src="https://lh3.googleusercontent.com/-ieMLA3ippWU/TsWODessO3I/AAAAAAAABfE/iJ6cDwQ2qNc/s288/logo%2520LB.jpg" alt="" height="80" /><br />
Belgravia Librerie<br />
</h6>
</td>
<td align="CENTER" valign="bottom">
<h6><img src="https://lh3.googleusercontent.com/-6Ex06Z_pchM/TyVtkxyWfaI/AAAAAAAABhw/xMyNjoxchjU/s288/palestinaliberaLogo.png" alt="" height="80" /><br />
Comitato di Solidarietà con il<br />
Popolo Palestinese &#8211; Torino</h6>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;">Info: 011 3852921; 347 5977883 &#8211; libreria.belgravia@gmail.com</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2012%2F01%2Fviolenza-contro-le-donne-in-luoghi-difficili%2F&amp;title=Violenza%20contro%20le%20donne%20%20in%20luoghi%20difficili" id="wpa2a_8"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tribunali militari israeliani: anche i palestinesi maggiorenni a 18 anni</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/tribunali-militari-israeliani-anche-i-palestinesi-maggiorenni-a-18-anni/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 23:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Palestinesi maggiorenni a 18 anni. Dopo anni di violazioni, l’esercito israeliano ha emesso un’ordinanza che sposta l’età per poter giudicare un minore in un tribunale militare da 15 a 18 anni. La nuova legislazione sarà valida in Giudea e Samaria, ovvero in Cisgiordania. di Emma Mancini, Alternative Information Center (AIC) del 5 ottobre 2011 Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Palestinesi maggiorenni a 18 anni. Dopo anni di violazioni, l’esercito israeliano ha emesso un’ordinanza che sposta l’età per poter giudicare un minore in un tribunale militare da 15 a 18 anni. La nuova legislazione sarà valida in Giudea e Samaria, ovvero in Cisgiordania.</h4>
<p>di Emma Mancini, <a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3192-tribunali-militari-israeliani-anche-i-palestinesi-maggiorenni-a-18-anni">Alternative Information Center (AIC) del 5 ottobre 2011</a><br />
Come ha spiegato un portavoce dell’IDF, da lunedì 3 ottobre i tribunali militari considereranno “minori” tutti coloro che non avranno raggiunto i 18 anni di età. Un importante vittoria per le tante organizzazioni israeliane, palestinesi e internazionali che da anni si battono per il riconoscimento di un diritto basilare dei bambini residenti in Cisgiordania. E che potrebbe segnare un significativo cambiamento nel trattamento dei minori palestinesi, vittime della precedente normativa che discriminava palesemente i palestinesi dagli israeliani: nello Stato di Israele minore è sempre stato considerato chi non ha raggiunto i 18 anni di età.<br />
<span id="more-5268"></span><br />
Nel 2009, una corte militare aveva stabilito che nelle regioni della Giudea e della Samaria (Cisgiordania, ndr) andava applicata una speciale regola: un minore poteva essere arrestato e indagato per un reato penale a partire dai 15 anni di età. Ciò si traduceva per il giudice militare nella possibilità di trascinare in un tribunale un bambino considerandolo come un adulto: le procedure legali previste non differivano da quelle applicate ai maggiorenni, così come il trattamento riservato nelle carceri.</p>
<p>La nuova normativa segna un’importante svolta nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani dei bambini: da oggi in Cisgiordania, in caso di reato penale, chi non avrà raggiunto i 18 anni di età sarà giudicato dai tribunali minorili, non dovrà pagare le spese legali, potrà essere assistito da avvocati dei servizi sociali e durante gli interrogatori potrà essere accompagnato dai genitori. Inoltre, l’IDF ha specificato che i minori di 18 anni giudicati responsabili di un qualche crimine penale saranno detenuti in carceri diverse da quelle per prigionieri adulti.</p>
<p>Plaudono alla normativa le associazioni per i diritti umani, da anni impegnate in battaglie per porre fine alla discriminazione tra bambini residenti in Israele e bambini residenti nei Territori Occupati, dove circa 700 minori ogni anno finiscono davanti ad una corte penale, in genere con l’accusa di aver tirato sassi.</p>
<p>Secondo i dati forniti dall’associazione DCI – Defence for Children International (Palestine Section), in media i bambini detenuti ogni mese nelle carceri israeliani oscillano tra i 300 e i 340, di cui una decina circa in detenzione amministrativa (senza l’accusa di aver concretamente commesso un crimine, vengono incarcerati per “ragioni di sicurezza” perché potenzialmente pericolosi). Per circa il 70% dei bambini, la detenzione dura dai 6 mesi ad un anno, il 14,6% resta invece dietro le sbarre per oltre tre anni (dati DCI 2008).</p>
<p>“Accogliamo positivamente la nuova normativa – ha detto al quotidiano israeliano Ha’aretz Naama Baumgarten-Sharon, ricercatore dell’organizzazione israeliana B’Tselem – ma la situazione resta problematica perché la legge militare non protegge ancora in maniera appropriata i minori. Non esistono ancora procedure speciali per l’arresto di bambini”. L’esercito israeliano è infatti solito procedere agli arresti di minori durante la notte, strappandoli dai loro letti, senza informarne prima la famiglia e impedendo ai genitori di accompagnare il figlio in carcere.</p>
<p>“La modifica riguardante la possibilità per il minore di incontrare un avvocato prima dell’interrogatorio non è abbastanza perché non è possibile accertare se il minore parlerà effettivamente con un legale prima di rispondere alle domande della polizia – ha continuato Baumgarten-Sharon – Il bambino dovrebbe avere il contatto di un avvocato con sé e non so davvero quanti minori girino con il numero di un legale nelle tasche”.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Ftribunali-militari-israeliani-anche-i-palestinesi-maggiorenni-a-18-anni%2F&amp;title=Tribunali%20militari%20israeliani%3A%20anche%20i%20palestinesi%20maggiorenni%20a%2018%20anni" id="wpa2a_10"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il significato dello scambio di prigionieri</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/il-significato-dello-scambio-di-prigionieri/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 22:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[In cambio del soldato israeliano ventiquattrenne Ghilad Shalit, verranno rilasciati più di mille prigionieri palestinesi. Una vittoria per Hamas, ma soprattutto per il governo Netanyahu di Giorgia Grifoni Betlemme (Cisgiordania), 12 ottobre 2011, Nena News “Un risultato nazionale”. Così il leader di Hamas Khaled Meshaal ha descritto lo storico accordo che il movimento per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>In cambio del soldato israeliano ventiquattrenne Ghilad Shalit, verranno rilasciati più di mille prigionieri palestinesi. Una vittoria per Hamas, ma soprattutto per il governo Netanyahu</h4>
<h5>di Giorgia Grifoni</h5>
<p>Betlemme (Cisgiordania), 12 ottobre 2011,<a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13466"> Nena News</a><br />
“Un risultato nazionale”. Così il leader di Hamas Khaled Meshaal ha descritto lo storico accordo che il movimento per la resistenza islamica ha raggiunto con il governo Netanyahu: un israeliano per 1027 palestinesi. Sembrerà paradossale, ma è questo il valore dato ai prigionieri palestinesi. Come nel 1985, quando un migliaio di detenuti, tra cui il fondatore di Hamas -lo sceicco Ahmed Yassin, vennero liberati in cambio di tre soldati israeliani catturati dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Non va meglio per i libanesi: 199 prigionieri morti e 5 vivi vennero rilasciati nel 2008 a Naqura contro le salme dei due militari israeliani rapiti da Hezbollah nel 2006.</p>
<p><span id="more-5260"></span>Sono prigionieri politici, ma Israele li chiama “detenuti di sicurezza” perché non riconosce l’occupazione dei territori palestinesi . Sono catturati in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est, ma per la maggior parte sono incarcerati all’interno della Linea Verde, fatto che già di per sé costituisce una violazione della Quarta Convenzione Internazionale di Ginevra che sancisce il diritto dei prigionieri a rimanere nel territorio occupato. Si stima che siano oltre 6.000 i prigionieri palestinesi detenuti da Israele e che almeno 1/5 degli abitanti dei territori occupati abbiano almeno transitato per le carceri israeliane. Circa 200 di loro sarebbero in “detenzione amministrativa”, soggetti alle autorità militari israeliane per tutta la durata della loro detenzione. Sono quelli senza capi d’imputazione né processi in corso: l’esercito decide di imprigionarli preventivamente per sei mesi, e ha il potere di estenderne il periodo di reclusione senza dover passare per un giudice. Per la legge internazionale, la detenzione amministrativa è applicabile solo in alcuni rari casi che concernono la sicurezza nazionale e i segreti di stato: per Israele, ovviamente, tutto concerne la sicurezza nazionale.</p>
<p>Non sono solo adulti, i detenuti. Circa 6.700 ragazzi tra i 12 e i 18 anni sono stati arrestati dalle autorità israeliane tra il 2000 e il 2009, in netta violazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Nel 2010 erano 280 sparsi tra le carceri dello Stato ebraico e dei Territori occupati: sei di loro sono in detenzione amministrativa. Il numero delle donne palestinesi imprigionate ammontava invece a 36 all’inizio del 2011.</p>
<p>Secondo l’accordo firmato ieri al Cairo da Hamas e dal governo israeliano, tutte le donne e tutti bambini saranno liberati, assieme ai detenuti più vecchi e malati. La liberazione procederà per gradi: in una prima fase-si parla di una settimana a partire da ieri- 450 prigionieri saranno scarcerati assieme a Gilad Shalit, il soldato catturato nel 2006 da un commando palestinese vicino al valico di Kerem Shalom, nella Striscia di Gaza. Il resto di loro vedrà la libertà solo dopo un paio di mesi. Yoram Cohen, capo del Servizio di Sicurezza Interna (Shin Bet), ha spiegato nei dettagli la sorte dei prigionieri che saranno liberati nel primo gruppo: 203 di loro sono destinati all’esilio in mete ancora sconosciute, 110 torneranno alle loro case in Cisgiordania e a Gerusalemme est e 131 rientreranno a Gaza. Tra i prigionieri, ci saranno anche sei arabi israeliani. Non ci saranno però i prigionieri politici più cruciali: l’attivista politico Marwan Barghouthi, accusato di essere stato la mente della Seconda Intifada,e Ahmad Sa’dat, leader del Fplp incriminato per gli attentati compiuti dal suo movimento. Entrambi sono in prigione dal 2002.</p>
<p>Lo storico scambio di prigionieri non poteva avvenire in un momento migliore: per Hamas, per Netanyahu e anche per l’Egitto. E’ dal 2006 che i governi israeliani trattano con Hamas per la liberazione di Shalit: nel 2009 l’accordo era stato quasi raggiunto, ma saltò all’ultimo momento per l’irrigidimento di entrambe le posizioni sul numero dei prigionieri da liberare e sulla destinazione del loro rilascio. Anche allora, come ieri, in un primo momento si parlò della liberazione di Sa’dat e Barghouthi, voce in seguito smentita. Questa volta invece, entrambe le parti sembrano aver allentato la presa: Hamas l’ha spuntata sui nomi dei primi 450 prigionieri, mentre il restante sembra essere a scelta di Israele. Secondo il quotidiano Haaretz, i negoziatori israeliani avrebbero ridotto il numero di prigionieri con destinazione Gaza o estero rispetto a quelli che intendono rispedire in Cisgiordania, mentre Hamas avrebbe rinunciato a insistere sulla liberazione di alcuni prigionieri -di cui ancora non si sa il nome- che erano stati il punto fermo dei precedenti negoziati.</p>
<p>L’accordo firmato ieri e’ storico per Hamas: è riuscito a offuscare le recenti mosse diplomatiche del presidente palestinese Abu Mazen alle Nazioni Unite. L’iniziativa di settembre per l’adesione all’Onu dello Stato di Palestina, sembra ora essere passata in secondo piano. Eppure Hamas, nonostante la gloria di cui si tingerà per essere riuscito a far uscire di prigione più di mille palestinesi in una sola volta – una vittoria che distoglierà per un attimo lo sguardo dalle terribili condizioni in cui versa la Striscia di Gaza e magari ne rafforzerà il consenso in Cisgiordania – sembra aver ceduto troppo ai voleri israeliani. Troppi palestinesi in esilio, alcuni prigionieri abbandonati per strenua opposizione di Tel Aviv. Sembra che il movimento sia stato messo all’angolo: colpa di un momento in cui più di 400 detenuti palestinesi fanno lo sciopero della fame da sedici giorni interrogandosi sul perché Hamas non si unisca alla loro lotta?</p>
<p>Il padrone di casa, l’Egitto che ha ospitato e supervisionato le trattative, ne esce rafforzato. C’era chi lo definiva “fuori controllo” dopo la rivoluzione di gennaio: ha dimostrato di poter essere ancora il tramite tra israeliani e palestinesi nonostante il cambio di guardia, e soprattutto ha mostrato di voler essere un nuovo punto di riferimento nel “nuovo” Medio Oriente.<br />
Il poker d’assi l’ha fatto invece Netanyahu. Alle prese con una forte contestazione interna,esposto all’opinione pubblica mondiale per le violazioni commesse dal suo paese nei confronti dei palestinesi che chiedono un posto all’Onu, è riuscito ha portare a casa il militare più famoso del mondo, in barba a tutti quelli -compresi i genitori di Gilad Shalit – che lo accusavano di non fare abbastanza. Ora ha dalla sua la commozione di un intero paese, oltre ai crediti per non essersi sottomesso alle richieste di Hamas ma al contrario, di essere uscito vincitore da questi negoziati. E a questi punti vanno ad aggiungersi quelli conquistati tra i coloni e gli ortodossi per aver deciso di legalizzare gli avamposti ebraici – illegali persino per la legge israeliana- realizzati su terre private palestinesi in Cisgiordania. Se prossimamente dovesse persino sedersi al tavolo delle trattative con Abu Mazen, entrerebbe nell’Olimpo degli eroi israeliani.</p>
<p>Riuscire a liberare un migliaio di detenuti palestinesi scambiandoli con un israeliano solo è davvero un risultato nazionale: peccato che questo sia l’unico modo di restituire la libertà a un gran numero di persone che, senza di esso, non vedrebbero mai rispettati i propri diritti. Nena News</p>
<h3><a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13438">Incrocio di interessi dietro accordo Israele &#8211; Hamas</a></h3>
<h4>In cambio della scarcerazione di un migliaio di detenuti politici palestinesi, verra&#8217; liberato il caporale israeliano Ghilad Shalit. Invece rimarranno in prigione il leader di Fatah Marwan Barghouti e il segretario generale del Fronte Popolare Ahmed Sadat.</h4>
<p>da Nena News del 12 ottobre 2011</p>
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		<title>Aumenta la protesta dei prigionieri e il sostegno dall&#8217;esterno. Gravi le condizioni di Ahmad Sa&#8217;adat</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 00:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Prigionieri palestinesi: a rischio la salute di Ahmad Sa&#8217;dat Nel quindicesimo giorno di protesta, 420 nuovi prigionieri si sono uniti allo sciopero della fame. Tra strategie da adottare e solidarietà, è allarme per lo stato di salute di Ahmad Sa&#8217;dat, segretario del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in isolamento dal 2009 Di GIORGIA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Prigionieri palestinesi: a rischio la salute di Ahmad Sa&#8217;dat</h3>
<h4>Nel quindicesimo giorno di protesta, 420 nuovi prigionieri si sono uniti allo sciopero della fame. Tra strategie da adottare e solidarietà, è allarme per lo stato di salute di Ahmad Sa&#8217;dat, segretario del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in isolamento dal 2009</h4>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/-nTCgV2Llywk/TpTEd67elFI/AAAAAAAABXU/O04E6fETobg/s800/ahmed_saadat.jpg" alt="" width="640" height="398" /></p>
<p>Di GIORGIA GRIFONI, Betlemme (Cisgiordania), 11 ottobre 2011, <a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13420">Nena News</a><br />
La protesta non si fermerà fino a quando i carcerati non avranno raggiunto tutti gli obiettivi che si sono prefissi due settimane fa. E’ quanto ha riportato oggi il quotidiano al-Ayyam, citando anche una dichiarazione del ministro palestinese per gli affari dei prigionieri, Issa Qaraqei secondo cui 420 detenuti della prigione di Gilbou si sarebbero uniti allo sciopero della fame iniziato il 27 settembre scorso.<span id="more-5241"></span> Sempre secondo il quotidiano di Ramallah, anche i detenuti appartenenti ad Hamas potrebbero unirsi alla protesta per far pressione in favore dei loro compagni che sono in isolamento. Perché i membri di Hamas non abbiano ancora formalmente aderito allo sciopero della fame, è fonte di sconcerto tra gli altri detenuti. In un’intervista rilasciata a Radio Voce della Palestina, Feras Qadura , leader del club degli ex-prigionieri politici palestinesi si è detto allibito per il comportamento di Hamas. “Stanno esitando. E io credo –ha affermato Qadura- che non ci sia posto per l’esitazione ora. L’impatto dello sciopero sarebbe molto più forte se Hamas e la Jihad Islamica partecipassero”.</p>
<p>Secondo Qaraqei, la protesta si starebbe intensificando e i prigionieri starebbero minacciando di eliminare persino l’acqua, l’unica fonte di sostentamento disponibile dopo che l’amministrazione carceraria israeliana li ha privati di succhi, latte e sale per proteggere lo stomaco dagli effetti del digiuno. Già qualche giorno fa alcune associazioni per i diritti umani avevano lanciato un allarme per le condizioni di salute in cui potrebbero versare gli scioperanti: allarme a cui la portavoce dell’amministrazione carceraria israeliana Sivan Weizmann ha risposto ieri con una rassicurazione sul buono stato di salute dei prigionieri.</p>
<p>Si teme soprattutto per Ahmad Sa’dat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, uno dei 50 detenuti ad aver dato inizio allo sciopero il 27 settembre. L’organizzazione palestinese per il supporto e i diritti dei prigionieri “Addameer” ha lanciato ieri un appello in favore di Sa’dat perché venga ricoverato subito in ospedale e la Croce rossa internazionale possa visitarlo in prigione. Alcuni avvocati che sono riusciti a fargli visita il 6 e il 9 ottobre segnalano la sua forte perdita di peso, la mancanza di concentrazione e i frequenti svenimenti, accompagnati da vomito. Secondo un medico indipendente, si tratterebbe di sintomi legati alla confisca del sale che, se non trattati, potrebbero portarlo rapidamente alla perdite del 23% della sua massa corporea e a mettere seriamente in pericolo la sua vita. Oltre alle pressioni fisiche, anche quelle psicologiche contribuiscono ad indebolirlo: Ahmad Sa’dat, arrestato dall’Autorità palestinese nel 2002 –sotto pressione israeliana- per essere il presunto mandante dell’omicidio dell’allora ministro del turismo Ravaham Zeevi, è stato condannato nel 2008 dal tribunale militare israeliano a 30 anni di carcere per essere il capo di un’organizzazione terroristica illegale e quindi responsabile di ogni sua azione. Dal 2009 è detenuto in completo isolamento nel carcere di Nahfa: oltre a leggere, gli è proibito ricevere visite di familiari, amici, compagni di prigione e consulenti legali.</p>
<p>Cresce intanto la solidarietà popolare per la lotta dei prigionieri palestinesi. Per domani è previsto uno sciopero generale in Cisgiordania e, secondo quanto riporta l’attivista italiana a Gaza Silvia Todeschini*, anche in Italia qualcuno si starebbe mobilitando: un sit in è stato organizzato a Roma il 14 ottobre davanti all’ambasciata israeliana in via Michele Mercati, mentre a Milano ne è previsto uno per il pomeriggio del 22, dalle 17 alle 18.30 in piazza dei Mercanti. E tre cittadini italiani, tutti di Udine, starebbero portando avanti il loro sciopero della fame in sostegno dei prigionieri politici, che va a unirsi a quello di decine di persone in Israele e nei Territori palestinesi. Nena News</p>
<h5>*Silvia Todeschini è attivista dell&#8217;ISM a Gaza. Cura il blog <a href="http://libera-palestina.blogspot.com/">Gaza &#8211; Boicotta Israele</a></h5>
<h3>Appello urgente: intervenite per salvare Ahmad Sa’adat</h3>
<h5><a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3201-appello-urgente-intervenite-per-salvare-ahmad-saadat">da AIC dell&#8217;11 ottobre 2011</a></h5>
<p>L’associazione Addameer chiama ad un’azione immediata a favore di Ahmad Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina detenuto in carcere, le cui condizioni di salute stanno velocemente peggiorando dopo 14 giorni di sciopero della fame.</p>
<p>Il 27 settembre, quando Sa’adat insieme ad altri prigionieri del PFLP ha iniziato lo sciopero della fame come forma di protesta contro le terribili condizioni detentive, l’Israeli Prison Service (IPS) ha risposto confiscando bevande come latte e succo di frutta e il sale, lasciando ai detenuti solo l’acqua come forma di nutrimento.</p>
<p>il 6 e il 9 ottobre, avvocati di Addameer e di altre organizzazioni sono finalmente riusciti ad incontrare Ahmad Sa’adat nella prigione di Nafha, dove è costretto in isolamento dall’11 marzo 2009, e a valutare le sue condizioni di salute. I legali hanno riportato che Sa’adat ha già perso cinque chili dall’inizio dello sciopero della fame e mostra segni di estremo affaticamento e di bassi livelli di concentrazione, tanto che si è dovuto interrompere la visita.</p>
<p>Nel corso del secondo incontro, il 9 ottobre, durato mezz’ora, Sa’adat è svenuto e ha vomitato liquido giallo. Secondo il parere di un medico indipendente, questi sintomi possono essere collegati direttamente alla decisione dell’IPS di confiscare il sale ai prigionieri in sciopero della fame. Il medico ha confermato che le persone in sciopero della fame perdono generalmente trai 5 e i 7 chili durante i primi dieci giorni, come successo a Sa’adat, seguiti dalla perdita di altri 7-10 chili di peso nei successivi dieci giorni. Dato il suo peso di partenza e le sue generali condizioni di salute, negativamente influenzati da un isolamento di lunga durata, Ahmad Sa’adat potrebbe perdere il 23% del suo peso corporeo entro venti giorni, ponendolo in serio pericolo.</p>
<p>Addameer è estremamente preoccupata per le attuali condizioni di salute di Sa’adat e crede necessario ricoverarlo immediatamente in ospedale, così che ogni eventuale peggioramento possa essere monitorato. Inoltre, l’IPS dovrebbe riconsegnare il sale a tutti i prigionieri in sciopero della fame per evitare ogni drammatico deterioramento delle loro condizioni di salute. Addameer sollecita pertanto la comunità internazionale, inclusi gli attivisti e i sostenitori dei diritti umani e della giustizia in Palestina, a intervenire a favore di Ahmad Sa’adat:</p>
<p>-  scrivendo una lettera all’IPS chiedendo l’immediato ricovero di Sa’adat e adeguate cure mediche, così come la riconsegna del sale a tutti i prigionieri che aderiscono allo sciopero della fame;<br />
-  scrivendo una lettera al Comitato Internazionale della Croce Rossa chiedendo loro di visitare subito Sa’adat e continuare a farlo regolarmente per monitorare le sue condizioni di salute.</p>
<p>Indirizza la tua lettera a:</p>
<p>Israeli Prison Service &#8211; Sivan Weizman, Spokesperson &#8211; Fax: (+972) 89 19 38 10 &#8211; Email: sivanv@ips.gov.il<br />
IPS Legal Advisor &#8211; Fax: (+972) 89 19 38 40</p>
<p>Comitato Internazionale della Croce Rossa:<br />
Mr. Juan Pedro Schaerer – Capo della delegazione a Tel Aviv &#8211; Fax: (+972) 35 27 03 70<br />
Ms. Barbara Amstad – Capo della missione a Gerusalemme &#8211; Fax: (+972 2) 59 17 920 &#8211; Email: JER_jerusalem@icrc.org</p>
<p>&nbsp;<br />
<a href="http://www.palestinalibera.org/2010/10/liberate-ahmad-sa%E2%80%99adat-agite-contro-lisolamento-dei-prigionieri-palestinesi/">La Campagna per Ahmad Sa&#8217;dat libero &#8211; Chi è Ahmad Sa&#8217;dat</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Faumenta-la-protesta-dei-prigionieri-e-il-sostegno-dallesterno-gravi-le-condizioni-di-ahmad-saadat%2F&amp;title=Aumenta%20la%20protesta%20dei%20prigionieri%20e%20il%20sostegno%20dall%26%238217%3Besterno.%20Gravi%20le%20condizioni%20di%20Ahmad%20Sa%26%238217%3Badat" id="wpa2a_14"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I prigionieri palestinesi in sciopero della fame dal 27 settembre</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 06:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CARCERI ISRAELIANE: CRESCE IL NUMERO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME Le autorità e la stampa israeliane minimizzano. In realtà la campagna di disobbedienza civile portata avanti dai detenuti palestinesi si è estesa a molte carceri israeliane. Da oggi in sciopero anche gli ex carcerati, in segno di solidarietà. Ramallah, 5 ottobre 2011, Nena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>CARCERI ISRAELIANE: CRESCE IL NUMERO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME</h3>
<h4>Le autorità e la stampa israeliane minimizzano. In realtà la campagna di disobbedienza civile portata avanti dai detenuti palestinesi si è estesa a molte carceri israeliane. Da oggi in sciopero anche gli ex carcerati, in segno di solidarietà.</h4>
<p><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/kXlgDpap_0z7e6NMFyH6dInjvNrusdmYrCR_FSAlJP4?feat=embedwebsite"><img class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-MmrGoZg8K_8/TpKKjs-I1YI/AAAAAAAABXA/ATwEIudljcQ/s640/flyer1.jpg" alt="" width="494" height="640" /></a></p>
<p><span id="more-5227"></span>Ramallah, 5 ottobre 2011,<a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13293"> Nena News </a></p>
<p>Si è estesa a migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane la campagna di disobbedienza civile, incluso lo sciopero della fame, iniziata nelle prigioni di Rimon e Nafha 8 giorni fa, per chieder migliori condizioni di vita. Una campagna rafforzata dal secco niet dell’amministrazione israeliana, di soddisfare anche solo parte delle richieste dei detenuti politici, più di 5000 palestinesi, fra cui 200 minorenni, secondo l’associazione per i diritti umani B’Tselem (e inclusi 219 palestinesi in detenzione amministrativa); richieste che i prigionieri palestinesi avanzano da tempo, ma che le autorità israeliane non vogliono ascoltare: la fine della pratica dell’isolamento che Israele utilizza come “punizione collettiva”, la fine delle ispezioni umilianti, fine anche della pratica secondo la quale ai detenuti vengono legati mani e piedi durante le visite di familiari e avvocati; chiedono inoltre permessi per poter studiare. Condizioni che il governo Netanyahu si rifiuta categoricamente di concedere, come confermato dal Ministro palestinese per i prigionieri, Issa Quraqe in seguito all’incontro tenutosi lo scorso martedì tra i rappresentanti dei detenuti, il vicedirettore del carcere israeliano di Ramon e ufficiali dell’intelligence israeliana.</p>
<p>Il primo ministro israeliano annunciò lo scorso giugno un ulteriore inasprimento del già disumano trattamento dei detenuti palestinesi con l’obiettivo di costringere Hamas a liberare il soldato Gilad Shalit, prigioniero a Gaza dal 2006. Tra le misure adottate, figurano anche il divieto all’educazione, alla lettura e alle visite da parte dei familiari; così come restrizioni sulle possibilità ricreative dei detenuti tra cui l’uso della TV; anche membri della stessa famiglia, che si trovavano nella stessa cella, sono stati volutamente separati.<br />
E’ di oggi la notizia, riportata dall’agenzia Ma’an News, secondo cui anche ex-detenuti hanno dato inizio oggi nella città di Nablus (nord della Cisgiordania), a uno sciopero della fame in solidarietà con i prigionieri.</p>
<p>Per sottolineare la campagna di disobbedienza civile, il Palestinian Central Bureau of Statistics (Ufficio Statistiche palestinesi) ha pubblicato oggi un comunicato stampa in lingua araba in cui ricorda che 750,000 palestinesi hanno trascorso un periodo nelle carceri israeliana dal’occupazione del 1967. Nena News</p>
<h3 style="text-align: center;"><a href="http://libera-palestina.blogspot.com/2011/10/sciopero-della-fame-di-chi-sta-fuori.html">Sciopero della fame di chi sta fuori dal carcere in solidarietà con i palestinesi nelle carceri israeliane</a></h3>
<h5>di Silvia Todeschini</h5>
<p style="text-align: left;"><em>«Durante le &#8220;indagini&#8221; mi facevano stare voltato contro il muro con le mani legate ed una gamba alzata. Se appoggiavo la gamba mi picchiavano. Oppure mi sedevano su una sedia con la meni legate dietro e i piedi legati in maniera da farmi tenere le gambe divericate, poi mi davano calci sulla pancia e sull&#8217;inguine. Mi facevano stare tutto il giorno sotto il sole. Se avevo sete una soldatessa versava l&#8217;acqua a pochi centimetri dal mio volto in modo che cadesse per terra. Sono stato 30 giorni in isolamento in una stanza di un metro per un metro. Le &#8220;indagini&#8221; sono durate 70 giorni. Avevo 16 anni»</em><br />
(Saber, Beit Hannoun)</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Fi-prigionieri-palestinesi-in-sciopero-della-fame-dal-27-settembre%2F&amp;title=I%20prigionieri%20palestinesi%20in%20sciopero%20della%20fame%20dal%2027%20settembre" id="wpa2a_16"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nakba 1948 &#8211; 2011. Un utile promemoria</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 00:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Nakba]]></category>

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		<description><![CDATA[1948. L&#8217;esercito israeliano espelle con la violenza 750.000 palestinesi da più di 400 villaggi che vengono distrutti o evacuati. E la Nakba, la catastrofe, quella che Ilan Pappe, storico israeliano, definisce la pulizia etnica di tre quarti dei palestinesi di allora. I profughi non possono più ritornare alle loro case come invece prevede la IV [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1948</strong>. L&#8217;esercito israeliano espelle con la violenza 750.000 palestinesi da più di 400 villaggi che vengono distrutti o evacuati. E la Nakba, la catastrofe, quella che Ilan Pappe, storico israeliano, definisce la pulizia etnica di tre quarti dei palestinesi di allora. I profughi non possono più ritornare alle loro case come invece prevede la IV Convenzione di Ginevra.<br />
<span id="more-4823"></span><br />
<strong>1948</strong>. Le Nazioni Unite approvano la Risoluzione 194 che riconosce ai profughi palestinesi il diritto al ritorno dalle case, dai villaggi e dalle terre da cui erano stati espulsi con la forza.</p>
<p><strong>2011</strong>. Attualmente i profughi palestinesi sono circa 4 milioni, rifugiati in 59 campi profughi in Cisgiordania, Gaza, Libano e negli altri stati arabi confinanti, più ci sono i palestinesi della diaspora sparsi in tutto il mondo Tutti attendono ancora soluzioni concrete, una di queste è il Diritto al Ritorno previsto dalla risoluzione n.194 dell&#8217;Onu e di vedere così riconosciuta da Israele l&#8217;ingiustizia subita nel 1948, mai sanata e ritenuta tutt&#8217;oggi una questione“non negoziabile” dalle autorità israeliane.</p>
<p>La Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato nel 2010 due nuove leggi contenenti disposizioni apartamente discriminatorie rivolte ai palestinesi cittadini di Israele (che vivevano nei Territori Palestinesi Occupati nel ’48, ndr). Una di queste è apertamente diretta a impedire le celebrazioni della Nakba palestinese.</p>
<p>Si tratta dei decreti II e III, che vanno ad aggiungersi ad una precedente legge proposta dal deputato di “Israel Beituna“, Alex Miller, conosciuta con il titolo di “Legge sulla Nakba“, la “Catastrofe” nella quale l’85% del popolo palestinese fu espulso con la forza dalle truppe e dai coloni israeliani. Con la prima legge, Miller aveva chiesto che “apparati, organizzazioni e autorità statali che si rifiutavano di riconoscere il carattere ebraico e democratico dello Stato di Israele, non dovevano ricevere finanziamenti da parte del governo. Chi ha già ricevuto questi fondi, ne subirà la revoca“. </p>
<p>Oggi, giunge la continuazione di quella legge con l’introduzione del divieto di commemorare la Nakba. Sono due leggi dirette anzitutto a reprimere le comunità palestinesi con le rispettive rappresentanze. </p>
<p>Approvata (…), la nuova legge, disciplina quindi il taglio dei finanziamenti pubblici, a enti, organi e istituzioni che intendono commemorare la Nakba. In base ad essa, la competenza decisionale sulla revoca di questi finanziamenti viene riconosciuta direttamente al ministero delle Finanze. (…) La Knesset ha approvato un’ampliamento di quella legge. </p>
<p>Il primo decreto legge è stato denominato “Legge sulle Commissioni di accoglienza nelle città”. “In quei comuni con un numero di abitazioni da 400 in poi, si permette l’istituzione di Commissioni con il potere di vietare a intere famiglie e a singoli cittadini di risiedere nel proprio comune. Il ricorso al divieto è riconosciuto “nel caso in cui dalla Commissione preposta, si riscontri assenza di armonia della famiglia e/o del soggetto in questione, con il resto del tessuto sociale“. </p>
<p>(…) Hanin Zo’ebi, deputato palestinese presso la Knesset ha affermato: “Nessun senso di Stato, né di cittadinanza, e tanto meno di democrazia sono presenti nello Stato di Israele. Stiamo parlando di uno Stato selvaggio che si spinge fino a stuzzicare i punti più sensibili della gente e che istiga i sentimenti storici nazionali tramite l’incitamento al razzismo“. </p>
<p>Il collega di Zo’ebi, Jamal Zahalqah, capo gruppo parlamentare, ha dichiarato: “Attività record della Knesset, che in un solo giorno, approva ben tre leggi razziste. Una che conferisce alle Commissioni il potere di vietare ai palestinesi di vivere in città, una che vieta la libertà d’espressione, con particolare riferimento a quella storica con cui i palestinesi esprimono i propri sentimenti nazionali (la legge sulla Nakba). Per ultimo, la legge che impone ai palestinesi, proprietari di abitazioni sulle quali Israele ha emesso ordini di demolizione, di sostenere le spese dell’abbattimento“. </p>
<p>“E’ il frutto del governo Netanyahu, un governo che cammina e schiamazza come le anatre, dal volto democratico e dal cuore razzista“.</p>
<p>L’obiettivo più importante del piano D era ripulire il futuro Stato ebraico dal rnaggior numero possibile di palestinesi A ciascuna brigata de l’Hagana fu consegnato un elenco di villaggi da occupare. La maggior parte doveva essere distrutta.<br />
(Ilan Pappe, storico israeliano, Storia della Palestina moderna, ed Enaudi, p 59)</p>
<p>l soldati spianarono i fucili e tolsero le sicure. Uno di loro gridò: ‘La terra nostra. Andatevene. Levatevi dai piedi!<br />
(Elias Chacour, Vescovo di Nazareth, Blood Brothers, ed Rubettino, p. 421)</p>
<p>Diedero l’ordine a tutti i padri di famiglia di chiudere le loro case e di andarsene per due settimane. Ricordo, era di sera. Presi con me una coperta e partimmo per le ‘due settimane&#8217; che non sono ancora finite<br />
(Elias Chacour, Vescovo di Nazareth, Ho fiducia in noi, ed. Jaca Book, p.301)</p>
<p>Soldati israeliani armati circondavano i villaggi da tre lati e costringevano gli abitanti a fuggire dal quarto lato. In molti casi, se gli abitanti del villaggio si rifiutavano di andarsene, erano caricati su autocarri e trasportati in Cisgiordania<br />
(Ilan Pappe. storico israeliano, Storia della Palestina moderna, ed Enaudi, p.167)</p>
<p>Le donne e i bambini di Etri Zeitun furono scortati dai soldati del Palmach al confine occidentale del villaggio. Ordinarono loro di andarsene. Quindi i sionisti spararono sopra le foro teste costringendoli a correre. Durante la notte agli uomini fu detto che le loro mogli e i loro figli avevano deciso di lasciare il villaggio e che a loro veniva data la possibilità di unirsi ad essi o essere uccisi<br />
(AAVV, Dossier Palestina NaKba., ed Ripostes, p.190)</p>
<p>Agli arabi della terra di Israele ormai resta solo un ruolo: quello di chi fa le valigie.<br />
(Ben Gurion)</p>
<p>da <a href="http://www.forumpalestina.org/news/2011/Maggio11/12-05-11RicordareNakba.htm">Forum Palestina</a></p>
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		<title>Cisgiordania: revocate 140000 residenze palestinesi</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/05/cisgiordania-revocate-140000-residenze-palestinesi/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 21:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo rivela il quotidiano Haaretz. Dal 1967 al 1994, senza alcun preavviso e con criteri mai rivelati apertamente, Israele ha annullato il diritto a vivere nella loro terra ad un numero tanto elevato di palestinesi della Cisgiordania. Gerusalemme, 11 maggio 2011, Nena News Tra il 1967 e il 1994 Israele ha usato criteri non resi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Lo rivela il quotidiano Haaretz. Dal 1967 al 1994, senza alcun preavviso e con criteri mai rivelati apertamente, Israele ha annullato il diritto a vivere nella loro terra ad un numero tanto elevato di palestinesi della Cisgiordania.</h4>
<p>Gerusalemme, 11 maggio 2011, Nena News<br />
Tra il 1967 e il 1994 Israele ha usato criteri non resi pubblici per annullare lo status di residente in Cisgiordania (territorio che ha occupato militarmente nel 1967 assieme a Gaza e Gerusalemme Est), a circa 140mila palestinesi. Lo rivela il quotidiano israeliano Haaretz riferendo le ammissioni fatte dal consigliere legale dell’ufficio del ministero della giustizia israeliano responsabile per la Samaria e la Giudea (i nomi biblici con i quali gli occupanti israeliani definiscono la Cisgiordania palestinese), al Centro per la Difesa dei Diritti dell’Individuo.</p>
<p><span id="more-4812"></span>Le ammissioni portano alla luce procedure oscure usate nei confronti di palestinesi della Cisgiordania che tra il 1967 e il 1994 si erano recati all’estero. Fino al 1994, anno della nascita dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) e dell’applicazione degli Accordi di Oslo siglati l’anno prima, le autorità militari israeliane imponevano ai palestinesi della Cisgiordania che si recavano in Giordania di lasciare i loro documenti di identità al valico di Allenby. In cambio ricevevano un permesso per attraversare il confine. Quel permesso era valido tre anni e poteva essere rinnovato solo tre volte, ogni volta per un anno. La carta di identità dei palestinesi non rientrati in Cisgiordania sei mesi prima della scadenza del permesso, veniva immediatamente inviata al Registro della popolazione dove veniva timbrata con la sigla NLR (no longer resident, non più residente). Tutti ciò avveniva all’insaputa degli interessati ai quali non erano mai stati comunicati i criteri per il mantenimento dello status di residente in Cisgiordania (in ogni caso arbitrari e decisi da una autorità di occupazione militare in violazione delle Convenzioni internazionali).</p>
<p>Il Centro per la Difesa dei Diritti dell’Individuo ha riferito ieri che il numero dei palestinesi che hanno perduto il diritto a vivere nella loro terra è rimasto segreto sino ad oggi. Si tratta di studenti iscritti in università all’estero, di uomini d’affari, di lavoratori in cerca di una occupazione nel Golfo. In gran parte poi hanno creato una famiglia e, pertanto, le procedure israeliane hanno impedito ad un numero eccezionalmente alto di palestinesi, non solo a 140mila, di poter vivere in Cisgiordania. Allo stesso tempo è stata incentivata la colonizzazione israeliana dei Territori occupati.</p>
<p>E&#8217; da tenere presente che procedure analoghe vengono applicate oggi a Gerusalemme, dove un palestinese che si reca all’estero perde il diritto a risiedere nella città, dove è nato o dove vive (forse da secoli) la sua famiglia, se per sette anni consecutivi non torna a viverci. In questi anni non sono venuti alla luce casi di criteri simili applicati nei confronti dei residenti israeliani.  <a href="http://www.nena-news.com/?p=9683">Nena News</a></p>
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		<title>Il compagno Sa’adat è stato condannato ad ulteriori sei mesi di isolamento</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 22:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha condannato l’azione della corte d’occupazione del 3 maggio 2011 che ha esteso l’isolamento del Segretario Generale del PFLP Ahmad Sa’adat. L’udienza nella prigione di Beersheba, a cui il Compagno Sa’adat ha rifiutato di partecipare dato che era basata su prove segrete, ha emanato un ordine di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/_aT71utejorw/TdkfDqZ9NYI/AAAAAAAABM4/dL7dohGoXBA/s288/SAADATPRISON.jpg" alt="" width="288" height="230" />Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha condannato l’azione della corte d’occupazione del 3 maggio 2011 che ha esteso l’isolamento del Segretario Generale del PFLP Ahmad Sa’adat. L’udienza nella prigione di Beersheba, a cui il Compagno Sa’adat ha rifiutato di partecipare dato che era basata su prove segrete, ha emanato un ordine di isolamento che durerà fino al 3 novembre 2011. Questa azione, che arriva in spregio a numerosi appelli palestinesi, arabi e internazionali che chiedevano la fine dell’uso dell’isolamento e del confinamento solitario contro prigionieri palestinesi e si fa beffe degli standard della legge internazionale, indica chiaramente che le forze d’occupazione israeliane stanno usando l’arma dell’isolamento contro il<br />
<span id="more-4779"></span><br />
Compagno Sa’adat e gli altri prigionieri palestinesi. Tale decisione arriva anche nel momento in cui i prigionieri palestinesi hanno lanciato una serie di scioperi della fame in protesta contro l&#8217;uso dell’isolamento. Lo sciopero è cominciato il 3 maggio alle prigioni di Ramon, Ashkelon e Nafha e continuerà anche il 7, 11, 14, 18, 21, 25 e 28 maggio.Il Fronte ha affermato che queste violazioni contro il Compagno Sa’adat ed i suoi compagni in isolamento non mineranno la volontà dei prigionieri palestinesi e quella del Compagno Sa’adat.</p>
<p>Ha inoltre acclamato la coraggiosa decisione del compagno Sa’adat di boicottare le corti d’occupazione e il suo illuminante rifiuto di riconoscere le illegittime istituzioni delle forze occupanti. Ha inoltre fatto appello per la solidarietà a tutti i livelli con i prigionieri palestinesi e per lo sviluppo di un piano nazionale palestinese che si focalizzi sulla priorità della lotta dei prigionieri, così come sulla mobilitazione araba ed internazionale per sostenere i prigionieri palestinesi e per dichiarare la responsabilità dei crimini di guerra dello stato d’occupazione e dei suoi continui crimini.</p>
<p>da <a href="http://www.pflp.ps/english/?q=il-compagno-saadat-e-stato-condannato-ad-ulteriori">Popular Front for the Liberation of Palestine</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F05%2Fil-compagno-sa%25e2%2580%2599adat-e-stato-condannato-ad-ulteriori-sei-mesi-di-isolamento%2F&amp;title=Il%20compagno%20Sa%E2%80%99adat%20%C3%A8%20stato%20condannato%20ad%20ulteriori%20sei%20mesi%20di%20isolamento" id="wpa2a_22"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Arrestato Ahmed Qatamesh</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 08:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[IMPORTANTISSIMO!!! Il Dr Ahmad Qatamesh (scrittore, attivista, e academico) è stato arrestato da Israele 21 Aprile. Qui sotto la lettera inviata da Omar Barghouthi. per favore, fate circolare e fate pressione per il suo immediato rilascio! Il dott. Ahmed Qatamesh, eminente e rispettato scrittore palestinese, nonché docente universitario e difensore dei diritti umani. Un ingente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>IMPORTANTISSIMO!!!</h3>
<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/_aT71utejorw/Tb0ikn2O7tI/AAAAAAAABFo/D5riEutXIYY/s288/prisoners-day.preview.jpg" alt="" width="185" height="288" /></p>
<h4>Il Dr Ahmad Qatamesh (scrittore, attivista, e academico) è stato arrestato da Israele 21 Aprile. Qui sotto la lettera inviata da Omar Barghouthi. per favore, fate circolare e fate pressione per il suo immediato rilascio!</h4>
<p>Il dott. Ahmed Qatamesh, eminente e rispettato scrittore palestinese, nonché docente universitario e difensore dei diritti umani.<br />
Un ingente numero di unità israeliane lo ha arrestato nelle prime ore del mattino di giovedì 21 aprile, dopo aver  preso in ostaggio sua moglie Suha Barghouti e la loro figlia di 22 anni, assieme ad altre due donne della famiglia.</p>
<p>Le autorità israeliane di occupazione lo tengono detenuto nel centro  detentivo di Ofer, senza alcuna accusa. Gli hanno detto che emetteranno un&#8217;ordinanza di detenzione amministrativa contro di lui, mostrando chiaramente di averlo arrestato per i suoi scritti e le sue opinioni politiche. Le organizzazioni per i diritti umani hanno fermamente condannato come affronto alla giustizia la cosiddetta detenzione amministrativa, dal momento che il detenuto non viene formalmente accusato di alcunché e non gli viene data la possibilità di difendersi o di aver accesso alle accuse mossegli.</p>
<p>Vi prego di far circolare la notizia nelle varie reti di attivisti e di difesa dei diritti umani, chiedendo a tutti di far pressione su Israele affinché venga rilasciato, lui e tutti gli altri prigionieri di coscienza palestinesi.</p>
<p>Saluti,<br />
<em>Omar Barghouti</em></p>
<p>Ahmed Qatamesh è l&#8217;autore di:<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>NON METTERÒ IL VOSTRO CAPPELLO   Diario dalle stanze di interrogatorio israeliane</strong></span><br />
<span style="text-decoration: underline;">Ahmed Qatamesh &#8211; Edizioni della battaglia &#8211; Palermo &#8211; 1998</span> (purtroppo fuori produzione ora)<br />
Toccante testimonianza di Ahmed Qatamesh (personaggio di spicco del FPLP) che è il prigioniero palestinese rimasto più lungo in stato di detenzione amministrativa nelle carceri dell&#8217;occupazione israeliane. Come lui, si trovano incarcerati a tempo indeterminato migliaia di palestinesi: prigionieri politici senza che siano mai mosse loro delle accuse precise e senza alcun processo.</p>
<p>Altri riferimenti su <a href="http://www.alternativenews.org/english/index.php/topics/news/3549-israeli-occupation-forces-arrest-palestinian-writer-ahmad-qatamesh">AIC (alternative Information Center)</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F05%2Farrestato-ahmed-qatamesh%2F&amp;title=Arrestato%20Ahmed%20Qatamesh" id="wpa2a_24"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8230;la tua voce in noi possa varcare il cielo</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/04/la-tua-voce-in-noi-possa-varcare-il-cielo/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 01:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arrigoni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom Flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Il discorso letto da Caterina Donattini e Alessandra Capone ai funerali di Vittorio Arrigoni a nome delle associazioni e le reti di solidarietà con la Palestina Da Il Profeta di Gibran Khalil Gibran: “Salì sulla collina oltre le mura della città e guardò verso il mare; e vide la sua nave risalire nella nebbia. Allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="390"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/UworquWfhd4?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/UworquWfhd4?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h4>Il discorso letto da Caterina Donattini e Alessandra Capone ai funerali di Vittorio Arrigoni a nome delle associazioni e le reti di solidarietà con la Palestina</h4>
<p>Da Il Profeta di Gibran Khalil Gibran: “Salì sulla collina oltre le mura della città e guardò verso il mare; e vide la sua nave risalire nella nebbia. Allora gli si aprirono le porte del cuore e la sua gioia volò lontano sopra il mare. Ma discendendo la collina una grande tristezza cadde su di lui e pesò nel suo cuore:<br />
<span id="more-4553"></span>“Come andarsene in pace e senza pena? Ahimé, non lascerò questa città senza piaga nell’anima. Lunghi furono i giorni sofferti tra le sue mura, lunghe le solitarie notti; e chi senza rimpianto potrà lasciare la sua pena e la sua solitudine? Troppi brani nello spirito ho seminato in queste vie, troppi fanciulli se ne vanno nudi agli altipiani, e io non posso abbandonarli senza peso e dolore. Io non rifiuto un ornamento ma strappo una pelle con le mie stesse mani. Io non lascio dietro di me un pensiero, ma un cuore dolce di fame e di sete. Eppure più a lungo io non potrò tardare. Il mare che vuole ogni cosa mi chiama, e devo imbarcarmi. Con me vorrei portare ogni cosa, ma come potrò farlo? Non può una voce trascinare con sé la lingua e il labbro che le diedero le ali. Da sola dovrà varcare il cielo. E sola e senza nido volerà l’aquila nel sole. Così, quando raggiunse i piedi del colle si volse ancora verso il mare, e vide la sua nave avvicinarsi al porto e sulla prua i marinai, gli uomini della sua terra. E la sua anima disse loro a gran voce. “Figli della mia antica madre, cavalieri dell’onde, quanto a lungo veleggiaste nei miei sogni. Ora approdate al mio risveglio che è il mio sogno più profondo. Sono pronto a salpare e il mio desiderio in attesa è la vela spiegata sotto il vento. E sarò tra voi, navigante in mezzo ai naviganti”.</p>
<p>Vittorio raccontava:</p>
<p>“Mia madre spesso mi parlava di sua zia Stella che, sotto il fascismo, guidò le donne di Lecco nella marcia per il pane davanti al podestà e per questo fu imprigionata. Ci furono notti in cui Stella, con i pescatori, attraversava il lago silenzioso per portare cibo e indumenti faticosamente raccolti ai partigiani che si nascondevano sui monti. Si trattava di un’altra occupazione, quella italiana nazifascista. Per cui nel mio dna, nel mio sangue, ci sono delle particelle che mi spingono a combattere per la libertà e i diritti umani”.</p>
<p>Diceva Che Guevara, “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”. Mentre il mondo osservava inerme la popolazione di Gaza sotto assedio tu ti sei fatto scudo umano contro i cecchini israeliani per permettere ai marinai di Gaza di pescare nelle proprie acque, hai detto: “Ci sono persone che sono pronte a spendere la vita a dispetto dei governi compiacenti e complici del governo sionista israeliano per venire ad abbracciare i fratelli palestinesi. Persone come me, dell’ISM, che devono venire qui per fare da scudi umani e porsi quali forze di interposizione, facendo ciò che dovebbero fare le Nazioni Unite perché il diritto internazionale venga rispettato”. Dicevi al mondo il vero, Vittorio, e le tue parole molto spesso rimanevano inascoltate, in Italia come nel mondo ma tu le ripetevi, instancabile, raccontavi dell’occupazione, della pulizia etnica, dell’apartheid, dei crimini di guerra portati avanti dal governo israeliano giorno dopo giorno contro la popolazione indigena palestinese innocente.</p>
<p>“Se la verità è la prima vittima di una guerra non è mai stato così vero come a Gaza”, dichiaravi, e nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario[1]. Durante l’operazione Piombo Fuso sei rimasto sotto le bombe, insieme alla popolazione di Gaza, dichiarando che la tua vita non aveva valore maggiore di quella di un uomo palestinese. Pochi telegiornali italiani ti hanno dedicato uno spazio perché tu, unico testimone italiano, potessi raccontare ciò che realmente stava accadendo a Gaza in quei giorni, pochi i giornali capaci di esibire le tue parole di verità, ciò che i tuoi occhi raccoglievano nelle dure ore spese a contare i feriti, i morti, gli offesi. Tante le menzogne raccontate al loro posto.</p>
<p>“Come andarsene in pace e senza pena? Ahimé, non lascerò questa città senza piaga nell’anima. Lunghi furono i giorni sofferti tra le sue mura, lunghe le solitarie notti; e chi senza rimpianto potrà lasciare la sua pena e la sua solitudine?”. Sei tra noi,Vittorio, navigante in mezzo ai naviganti. I tuoi sogni avranno in noi una voce. Porteremo avanti la tua lotta di libertà, salperemo sulle navi della Freedom Flotilla, appoggeremo tutte le iniziative per rompere l’assedio di Gaza, continueremo con forza sempre rinnovata la campagna che avevi abbracciato anche tu e che non ti stancavi mai di sostenere per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni contro Israele, dicevi: “Come è possibile dialogare mentre uno dei due dialoganti punta una pistola alla tempia dell&#8217;altro? Israele deve essere &#8220;costretto&#8221; a mollare quella pistola, e davvero sono convinto che il boicottaggio sia l&#8217;arma dei pacifisti, dei non violenti, l&#8217;arma più efficace.” Invocheremo l’unità nazionale in Palestina, in sostegno del movimento del 15 marzo e contro la corruzione che soffoca lo slancio sincero di un popolo verso la dignità, rilanceremo iniziative volte alla conoscenza approfondita del movimento sionista e dell’ideologia razzista e colonialista che ne sta alla base. In Italia e nel mondo occidentale ci spenderemo affinché la Palestina sia liberata, dal fiume sino al mare. Perché l’ingiustizia palestinese porta in sé il germe di qualsiasi ingiustizia sappiamo che il tuo sogno è il fiore della coscienza. Facciamo appello affinchè si uniscano a noi sempre nuove persone, perché rileggano i tuoi articoli, guardino i tuoi video e agiscano. “Dam Victor mish rhis. Ya Victor Irtah Irtah ua ehna nuasil alkitha”. “Il sangue di Vittorio è prezioso” gridavano in questi giorni centinaia di Palestinesi scesi nelle strade in tuo onore. “Vittorio riposa! Noi continueremo la lotta”. Oggi, alle soglie della festa della Liberazione, la nostra responsabilità è anche una promessa: ehna nuasil al qitah. Noi continueremo la lotta: la lotta del povero, del debole dell’oppresso, del contadino, la lotta della Palestina verso la libertà. Laddove non arrivano i governi, dicevi, può agire la popolazione civile. Questa è la lotta che tu ci hai insegnato. E che possa, la tua voce in noi, varcare il cielo.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>[1] Orwell</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fla-tua-voce-in-noi-possa-varcare-il-cielo%2F&amp;title=%26%238230%3Bla%20tua%20voce%20in%20noi%20possa%20varcare%20il%20cielo" id="wpa2a_26"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>In migliaia a Bulciago per salutare Vittorio</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 00:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arrigoni]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="640" height="390"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/MVNiKo_d5lE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="390" src="http://www.youtube.com/v/MVNiKo_d5lE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h3>UNA &#8220;FAMIGLIA UMANA&#8221; PER VITTORIO</h3>
<h4>Oltre in mille a salutare Vittorio Arrigoni a Bulciago, dove si é svolto il funerale. &#8220;Grazie Vik&#8221;, recita la moltitudine della “famiglia umana”, quella in cui Vittorio credeva. Collegamenti video anche da Ramallah e da Gaza. Assenti le istituzioni italiane.</h4>
<p>Roma, 24 aprile 2011, Nena News<br />
Un applauso lungo 10 minuti all’arrivo del feretro e una grande scritta: “Grazie Vik”. Sono partiti questa mattina all’alba da tutta Italia, i pullman organizzati in modo spontaneo da quanti hanno voluto essere  a Bulciago, in provincia di Lecco, per dare l’ultimo saluto a Vittorio Arrigoni, l’attivista, pacifista e giornalista ucciso nella Striscia di Gaza la scorsa settimana. Per essere lì a ricordare un compagno, un amico, Vik-Utopia. Dopo giorni di manifestazioni, presidi, fiaccolate e sit-in che si sono svolti da Nord a Sud. Oltre in mille, molti assiepati nella palestra comunale troppo piccola per contenere tutti; , altri fuori, sul prato per seguire la cerimonia con gli altoparlanti.<br />
<span id="more-4546"></span><br />
Non “un saluto triste” come ha chiesto la famiglia: e dopo la funzione religiosa durata un’ora e concelebrata dall’arcivescovo di Gerusalemme, Hilarion Capucci, é seguito“un momento di ricordo con tutti quelli arrivati a testimoniare il loro affetto per Vittorio”, all’arrivo della banda degli ottoni sulle note di BellaCiao. Il rappresentante dell’ANPI provinciale ha dedicato il 25 aprile, Festa della Liberazione, a Vittorio.</p>
<p>Molti gli attivisti arrivati anche da fuori Italia, dalla Spagna, la Germania, l’Irlanda e la Francia;  molte anche le persone che Vittorio non l’hanno mai conosciuto di persona, solo attraverso i suoi resoconti da Gaza, i suoi articoli, ma che hanno voluto esserci, per l’ultimo saluto. Quella moltitudine “della famiglia umana”, la famiglia umana in cui lo stesso Vittorio credeva “al di là dei confini, delle barriere, delle bandiere”. La frase che la mamma di Vittorio, Egidia Beretta, ha fatto stampare sul manifesto funebre, con i colori della bandiera della pace. Le stesse bandiere, le uniche a sventolare nella palestra.<br />
A fronte del completo silenzio delle istituzioni italiane, assenti sia all’arrivo della salma all’aeroporto che oggi, a Bulciago (hanno presenziato alcuni sindaci italiani). Ci sono i palestinesi a salutarlo, con collegamenti video e audio, nel corso del funerale, che si sono svolti sia da Ramallah, dove ci si é riuniti vicino al Municipio, per trasmettere un messaggio live alla famiglie e da Gaza, dove invece i palestinesi si sono dati appuntamento al Gallery, il locale dove lo steso Vittorio si recava spesso, dietro all’Università Al Aqsa.</p>
<p>Sempre questa mattina, anche l’Autorità Palestinese ha organizzato una commemorazione ufficiale, davanti al Mausoleo dove è sepolto Arafat, alla quale é intervenuto il presidente Mahmoud Abbas.</p>
<p>La famiglia di Vittorio, ha inoltre diffuso un invito a non inviare fiori, ma per chi volesse, donazioni per la Palestina. La Palestina di Vittorio. <a href="http://www.nena-news.com/?p=9267">Nena News</a></p>
<p><object width="640" height="390"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Q3Amx2nMDQo?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="390" src="http://www.youtube.com/v/Q3Amx2nMDQo?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h3>Bulciago. “Un lungo e interminabile minuto di silenzio, rotto o interrotto da parole di verità.&#8221;</h3>
<p>Migliaia di persone oggi pomeriggio sono ritrovate nella palestra di Bulciago, il paese di cui Vittorio era originario, per celebrare il funerale.</p>
<p>Per la cerimonia sono arrivati attivisti da tutta Italia, ma anche dagli altri paesi europei e dai paesi arabi, inclusa una delegazione di amici da Gaza. La Messa è celebrata oltre che dai parroci della zona, anche da monsignor Hilarion Capucci, vescovo di Gerusalemme. «Vittorio non era mosso da un ideale cristiano e non vogliamo fare di lui un martire cristiano – ha detto all’omelia il parroco di Bulciago don Roberto Crotta – ma come noi credeva negli ideali di giustizia e pace e li difendeva senza usare le armi». E il sacrificio di Arrigoni adesso potrebbe non rimanere vano. “Sono decine i giovani che hanno fatto sapere alla madre di Vittorio – ha annunciato il celebrante dall’altare – di essere pronti a partire per Gaza per testimoniare l’ingiustizia che opprime quella terra: è il germoglio di speranza che la Palestina sta attendendo”. &#8221;Per noi &#8211; ha detto mons. Capucci &#8211; Vittorio e&#8217; un martire, un eroe e un santo, come un vescovo che ha difeso il suo gregge e il suo gregge era il popolo palestinese&#8221;. Dopo il rito religioso e&#8217; cominciato il ricordo laico di amici e compagni di lotta di Vik Utopia. “Un lungo e interminabile minuto di silenzio, rotto o interrotto da parole di verità, di condivisione e di commozione, come quelle di Ibrahim Nasrallah, che ha scritto per Vittorio, “Hanno ucciso tutti”, una poesia scandita tre volte dalle parole Per te sia buono il mattino” hanno scritto gli attivisti italiani dell’International Solidarietà Movement. L’Anpi ha deciso di dedicare il 25 aprile di quest’anno a Vittorio Arrigoni</p>
<p>Anche ai funerali di oggi, così come mercoledì sera a Fiumicino, ha colpito la totale latitanza della politica e delle istituzioni. Vittorio per le gli apparati dello Stato rimane un morto minore, tutto sommato un nemico, uno che combatteva dalla parte sbagliata del fronte. Per cui la “politica” e le istituzioni hanno preferito non esporsi e infastidire le autorità israeliane. Nel 2004 ai funerali del mercenario Quattrocchi ucciso in Iraq, c’erano state le corone di fiori del presidente della Repubblica, la presenza dell’allora presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e dell’allora vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini. Il rito era stato celebrato dall&#8217;arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone. <a href="http://www.forumpalestina.org/news/2011/Aprile11/24-04-11MigliaiaFuneraliVittorio.htm">Forum Palestina</a></p>
<h3><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/04/14/visualizza_new.html_901576234.html">L&#8217;ultimo saluto a Vik, funerali a Bulciago</a></h3>
<p> &#8211; ANSA, 24 aprile 2011</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fil-saluto-a-vittorio-in-migliaia-a-bulciago-da-tutto-il-mondo%2F&amp;title=In%20migliaia%20a%20Bulciago%20per%20salutare%20Vittorio" id="wpa2a_28"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Vittorio non è mai stato così vivo come ora</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 20:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Arrigoni]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tortura]]></category>

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		<description><![CDATA[Il messaggio della madre di Vittorio, affidato a tutti noi, perché si possa restare umani. Non abbassando mai la testa, senza mai arrendersi alla menzogna. Bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla mente il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/_aT71utejorw/Ta4MY9NyAII/AAAAAAAABEU/0JUyejbSxqI/s800/vittorio-BN.jpg" alt="" width="140" height="210" /><br />
Il messaggio della madre di Vittorio, affidato a tutti noi, perché si possa restare umani. Non abbassando mai la testa, senza mai arrendersi alla menzogna.</p>
<p>Bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla mente il Vittorio del Natale 2005, imprigionato nel carcere dell’aeroporto Ben Gurion, le cicatrici dei manettoni che gli hanno segato i polsi, i contatti negati con il consolato, il processo farsa.</p>
<h5>di Egidia Beretta Arrigoni</h5>
<p>*****<br />
<span id="more-4514"></span><br />
E la Pasqua dello stesso anno quando, alla frontiera giordana subito dopo il ponte di Allenbay, la poliziaisrae liana lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele, lo caricò su un bus e in sette, una era una poliziotta, lo picchiarono «con arte», senza lasciare segni esteriori, da veri professionisti qual sono, scaraventandolo poi a terra e lanciandogli sul viso, come ultimo sfregio, i capelli strappatagli con i loro potenti anfibi.<br />
Vittorio era un indesiderato in Israele. Troppo sovversivo, per aver manifestato con l’amico Gabriele l’anno prima con le donne e gli uomini nel villaggio di Budrus contro il muro della vergogna, insegnando e cantando insieme il nostro più bel canto partigiano: «O bella ciao, ciao&#8230;»</p>
<p>Non vidi allora televisioni, nemmeno quando, nell’autunno 2008, un commando assalì il peschereccio al largo di Rafah, in acque palestinesi e Vittorio fu rinchiuso a Ramle e poi rispedito a casa in tuta e ciabatte. Certo, ora non posso che ringraziare la stampa e la tv che ci hanno avvicinato con garbo, che hanno «presidiato» la nostra casa con riguardo, senza eccessi e mi hanno dato l’occasione per parlare di Vittorio e delle sue scelte ideali.</p>
<p>Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. Lo vedo e lo sento già dalle parole degli amici, soprattutto dei giovani, alcuni vicini, altri lontanissimi che attraverso Vittorio hanno conosciuto e capito, tanto più ora, come si può dare un senso ad «Utopia», come la sete di giustizia e di pace, la fratellanza e la solidarietà abbiano ancora cittadinanza e che, come diceva Vittorio, «la Palestina può anche essere fuori dell’uscio di casa». Eravamo lontani con Vittorio, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal suo amato mar Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il testimone. Restiamo umani.</p>
<p>da <a href="http://www.contropiano.org/esteri/item/842-vittorio-non-e-mai-stato-cosi-vivo-come-ora?lang=it">Contropiano del 17 aprile 2011</a></p>
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		<title>Una mattinata in un posto di blocco israeliano</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 21:12:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alain Salomon e Katia Salomon* PARIGI &#8211; Siamo appena tornati da una settimana in Israele e Palestina. Noi organizziamo un festival di musica da camera nel sud-ovest della Francia e siamo interessati a portare studenti israeliani e palestinesi al nostro master classes. Non abbiamo avuto problemi a raggiungere Ramallah da Gerusalemme con i mezzi pubblici. Ma abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Alain Salomon e Katia Salomon*</h5>
<p>PARIGI &#8211; Siamo appena tornati da una settimana in Israele e Palestina. Noi organizziamo un festival di musica da camera nel sud-ovest della Francia e siamo interessati a portare studenti israeliani e palestinesi al nostro <em>master classes</em>. Non abbiamo avuto problemi a raggiungere Ramallah da Gerusalemme con i mezzi pubblici. Ma abbiamo avuto problemi durante il nostro viaggio di ritorno. Abbiamo raggiunto il checkpoint di Kalandia tra Ramallah e Gerusalemme venerdì 11 marzo alle 9,30 del mattino. Abbiamo scelto di scendere dal bus con tutti gli altri anche se, come stranieri, potevamo rimanere su.<span id="more-4359"></span></p>
<p>Siamo rimasti sbalorditi da quello che abbiamo visto: strutture in cemento, filo spinato, telecamere. Mentre eravamo in fila si vedeva un soldato israeliano, donna, all&#8217;interno di un fortino di cemento che ci guardava. Davanti a noi c&#8217;era un tunnel di barre della larghezza giusto per una persona. Alla sua estremità un tornello bloccato elettronicamente da qualche parte.</p>
<p>Appena siamo entrati in questo spazio angusto ho guardato il filo spinato più avanti. Noi siamo ebrei e abbiamo cominciato a piangere. Come era possibile che il nostro popolo, che ha affrontato tanta sofferenza, può infliggere questo calvario, con l&#8217;intenzione di umiliare e intimidire un altro popolo?<br />
Poi siamo stati presi dalla paura. Se ci fosse stato un aumento di panico o un incendio, saremmo stati tutti calpestati,perché non c&#8217;era scampo. Le storie delle donne che partoriscono qui, alcune perdendo i loro bambini, sono venute dolorosamente alla mente.</p>
<p>Dopo quello stretto corridoio siamo entrati in una piccola area, di nuovo di fronte a un tornello metallico. Molti di noi eravamo bagnati poiché aveva piovuto in mattinata e faceva freddo. Non c&#8217;erano molte persone in attesa, ma solo una o due persone erano lasciate passare ogni 10 minuti o giù di lì.</p>
<p>In questo spazio non c&#8217;era, da nessuna parte, una panchina per far riposare anziani e bambini. Un bambino ha cominciato a piangere, un altro si lamentava che i suoi piedi erano congelati perché i suoi stivali erano bagnati. Le donne anziane hanno chiesto agli uomini di lasciarle andare per prime, ma gli uomini hanno rifiutato. Gli uomini volevano mantenere il loro posto in fila per arrivare in tempo per la preghiera alla moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme.</p>
<p>Abbiamo cominciato a parlare in inglese con la gente intorno a noi. Non abbiamo nascosto che eravamo ebrei. Una coppia con un bambino ci ha mostrato le loro carte di appuntamento per una consulto in ospedale a mezzogiorno, un obiettivo improbabile ora, anche se erano arrivati ​​alle 9,30, come noi. Poiché mezzogiorno si avvicinava alcuni uomini sono ritornati indietro: era troppo tardi per la preghiera.</p>
<p>Alle 12,10 era finalmente il nostro turno. Abbiamo potuto vedere chi controllava il tornello. C&#8217;erano diversi giovani soldati israeliani all&#8217;interno. Sembravano divertirsi, ridevano, si prendevano in giro, come tutti i giovani. Vogliamo credere che non avevano idea della sofferenza morale e fisica che stavano infliggendo con il loro processo di controllo molto lento. Hanno l&#8217;ordine di rallentare tutto il venerdì mattina al fine di scoraggiare gli uomini che vengono a pregare? O forse per ridurre il numero di persone che vogliono trascorrere il fine settimana con le loro famiglie?</p>
<p>Si può facilmente immaginare i sentimenti di risentimento che nascono da questa esperienza. Questo trattamento è ingiustificato dal punto di vista della leggittima sicurezza; è degradante e inumano e non comprensibile, come proveniente da una nazione che vuole essere percepita come democratica, una nazione tra le nazioni.</p>
<p>*Alain Salomon è un ex professore associato di architettura alla Columbia University e presidente di un festival di musica da camera nel sud-ovest France. Katia Salomon è a capo dell&#8217;associazione che gestisce le biblioteche del carcere di Fleury-Mérogis in Francia, le più grandi d&#8217;Europa.</p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/2011/03/31/opinion/31iht-edsalomon31.html?_r=2">New York Times Mercoledì, 30 Marzo 2011</a><br />
<a href="http://www.nena-news.com/?p=8634">Nena News</a><br />
Traduzione <em>Ter</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Funa-mattinata-in-un-posto-di-blocco-israeliano%2F&amp;title=Una%20mattinata%20in%20un%20posto%20di%20blocco%20israeliano" id="wpa2a_32"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Le prigioniere politiche palestinesi costrette a partorire ammanettate&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 15:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Fabrizia Falcione Vienna &#8211; Ips. Negare rappresentanza legale e cure mediche alle prigioniere palestinesi detenute in Israele è realtà ricorrente. Esse sono detenute in condizioni squallide e vengono lasciate in celle infestate anche da ratti. L&#8217;intervista che segue è stata rilasciata a Ips da Fabrizia Falcione, dirigente dei progetti di Unifem, agenzia Onu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Intervista a Fabrizia Falcione</h5>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/_aT71utejorw/SspZQ5cxm9I/AAAAAAAAAik/he484SUzR3Q/s288/jihad-massaker.jpg" alt="" width="288" height="205" /></p>
<h4>Vienna &#8211; <a href="http://www.ipsnews.net/news.asp?idnews=54796">Ips</a>. Negare rappresentanza legale e cure mediche alle prigioniere palestinesi detenute in Israele è realtà ricorrente. Esse sono detenute in condizioni squallide e vengono lasciate in celle infestate anche da ratti.<br />
L&#8217;intervista che segue è stata rilasciata a Ips da Fabrizia Falcione, dirigente dei progetti di Unifem, agenzia Onu per i diritti delle donne. Dalla conversazione emergono dettagli raccapriccianti sulle violazioni della legislazione internazionale umanitaria, ai danni dei prigionieri politici palestinesi, tra i quali anche donne e bambini.<span id="more-4336"></span></h4>
<p>Sin dal 1967, oltre 700mila palestinesi sono stati arrestati o detenuti in prigioni e centri di detenzione israeliani. Circa 10mila sono donne.<br />
Oggi, sono 37 le donne palestinesi detenute da Israele su un totale di 7.500. La ragione di queste detenzioni è anzitutto politica &#8211; gran parte delle prigionere palestinesi sono deputate del Consiglio legislativo (Clp).<br />
Il ruolo di Falcione prevede anche l&#8217;assistenza legale alle prigioniere e supporto psicosociale ai familiari dei prigionieri. Inoltre, predisporre le garanzie per il reinserimento familiare e sociale di quanti vengono rilasciati. La settimana appena trascorsa, Falcione ha preso parte a un incontro a tema, organizzato dall&#8217;ONU per discutere la questione dei prigionieri politici palestinesi nelle prigioni di Israele. La presente intervista risale ai due giorni di incontro.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ips: Quali sono, a suo parere, le preoccupazioni nell&#8217;immediato per la sorte delle prigioniere palestinesi nelle carceri di Israele?</strong><br />
<strong>F:</strong> La situazione di donne e minori palestinesi nei centri di detenzione israeliani è davvero critica, in termini numerici, perché di fronte alle centinaia di migliaia di prigionieri politici palestinesi maschi, sembrano inesistenti. Tuttavia, la condizione delle prigioniere è peggiore degli uomini: la situazione delle violazioni nei loro confronti, infatti, va affrontata nel complesso e in una prospettiva di genere. Sebbene inferiori numericamente, donne e ragazze continuano ad essere arrestate, tra necessità ignorate e diritti violati.</p>
<p><strong>Ips: Lei ha parlato dei problemi fisici e psicologici che le prigioniere donne devono affrontare. Può spiegare meglio?</strong><br />
<strong>F:</strong> Assistiamo a negligenza medica e all&#8217;assenza di servizi medici specifici (specialistici) e nessuna somministrazione dei trattamenti di cui hanno bisogno le prigioniere malate.<br />
Le palestinesi sono detenute principalmente tra i penitenziari israeliani di Hasharon e Damon &#8211; entrambi fuori dai Territori palestinesi occupati, e questo in piena violazione all&#8217;art.76 della IV Convenzione di Ginevra.<br />
Sia ex le detenute che sono rimaste incarcerate in quelle strutture sia i familiari di quanti restano in prigione, hanno raccontato di celle infestate da insetti, scarafaggi e ratti. Una detenuta rilasciata pochi mesi fa ha raccontato: &#8220;Non riuscirei a descrivere le condizioni nella cella. Era come una tomba sottoterra&#8230;piena di insetti, lenzuola bagnate e dall&#8217;odore stomachevole, straripante di rifiuti tanto da riuscire appena a fare le abluzioni per pregare.<br />
Mancanza di assistenza medica di base, e nessun&#8217;assistenza ginecologica. Le donne hanno bisogno di un regolare monitoraggio, lo stesso che viene riconosciuto dal Comitato per l&#8217;eliminazione delle discriminazioni contro le donne, il Cedaw.<br />
La stragrande maggioranza delle donne detenute politiche da Israele soffre di varie patologie.</p>
<p><strong>Ips: E&#8217; vero che le detenute incinte vengono fatte partorire ammanettate?</strong><br />
<strong> F: </strong>Si, è proprio così. Le detenute incinte vengono ammanettate durante il parto e lasciate così nel periodo successivo. C&#8217;è una assoluta assenza di cure e trattamenti, in particolare nel periodo di gravidanza. Una volta compiuti due anni, i bambini vengono allontanati dalle madri. Nelle prigioni israeliane i diritti delle detenute sono riconosciuti, ma non rispettati.</p>
<p><strong>Ips: Quali sono le preoccupazioni psicologiche?</strong><br />
<strong> F:</strong> Le donne patiscono oltraggi e offese al proprio retaggio culturale e ai diritti religiosi. Un&#8217;ex detenuta ha raccontato: &#8220;Mi hanno privata del velo dandomi un&#8217;uniforme di colore marrone, a maniche corte e quando ho chiesto di avere una maglia a maniche lunghe da poter indossare di sotto, me l&#8217;hanno negata. Costretta a spostarmi tra le celle tra gli occhi di guardie uomini&#8230;mi sono sentita umiliata e sono stata insultata&#8221;.<br />
La privacy nei confronti delle donne è violata anche nel corso delle perquisizioni all&#8217;interno delle celle, condotte da guardie uomini. Non viene preso in considerazione alcun rispetto per l&#8217;aspetto religioso. Ogni giorno, anche al mattino presto, si fa la conta delle detenute e, tra le forme di punizione vi è anche quella svegliare bruscamente le detenute che, dal sonno, non rispondono al momento.<br />
Sulla negazione del diritto di ricevere le visite dai familiari: queste visite sono previste due volte al mese, ma solo in teoria. Nella pratica, infatti, sono state drasticamente ridotte. Gran parte delle prigioni sono ubicate fuori dai Territori palestinesi occupati.<br />
Si tratta di tragitti che durano 10 ore, non solo per la distanza geografica, ma anche per il serrato controllo sul movimento dei palestinesi da parte di Israele. Quando si riesce a portare a compimento il viaggio, quindi quando si raggiunge il penitenziario, il tempo concesso per la visita non supera i 30 minuti. E&#8217; permesso parlare attraverso divisori di vetro, senza alcun contatto fisico, nemmeno tra madre e figlio. Questo ha chiaramente effetti su entrambe le parti, e nella donna, tutto questo produce una devastazione di quelle che sono le relazioni familiari e sociali. Prevedibile sulle detenute l&#8217;impatto psicologico.</p>
<p><strong>Ips: Qual è con esattezza il crimine nei confronti di queste donne?</strong><br />
<strong> F: </strong>Molte donne vendono imprigionate senza essere state sottoposte a un processo. Il loro arresto avviene spesso per affiliazione a organizzazioni messe al bando da Israele, che si avvale della ricorrente presunzione di dover proteggere la sicurezza nazionale dello Stato ebraico.<br />
Le prigioniere politiche che non sono state sottoposte a un processo sono detenute a Neve Teza, in una sezione insieme a quelle già condannate. Questo contraddice il &#8220;Decreto Onu 85 sugli Standard basilari per il trattamento dei prigionieri&#8221; che dispone: &#8220;I prigionieri che non sono stati ancora sottoposti a giudizio, dovranno essere detenuti separatamente da coloro che sono già stati condannati&#8221;.<br />
Questo permette a Israele di minacciare e umiliare le donne palestinesi sia verbalmente sia di fisicamente.<br />
Inoltre, a prigioniere e detenute palestinesi vengono vietati la detenzione e l&#8217;utilizzo di oggetti come le penne: non possono leggere e non viene loro riconosciuto il diritto ad alcuna pausa ricreativa.</p>
<p>da <a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17830">Infopal del 19 marzo 2011</a></p>
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		<title>Vi auguro un Egitto!</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 13:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi auguro un Egitto, di modo che possiate decolonizzare la vostra mente, perché solo allora riuscirete a visualizzare la vera libertà, la vera giustizia, la vera uguaglianza, e la vera dignità. Lettera aperta all&#8217;Occidente di Omar Barghouti* Roma, 01 aprile 2011, Nena News Vi auguro empowerment per resistere; per lottare per la giustizia sociale ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Vi auguro un Egitto, di modo che possiate decolonizzare la vostra mente, perché solo allora riuscirete a visualizzare la vera libertà, la vera giustizia, la vera uguaglianza, e la vera dignità.</h4>
<h5>Lettera aperta all&#8217;Occidente di Omar Barghouti*</h5>
<p>Roma, 01 aprile 2011, Nena News<br />
Vi auguro <em>empowerment</em> per resistere; per lottare per la giustizia sociale ed economica; per conquistare la vostra vera libertà e uguali diritti.</p>
<p><span id="more-4291"></span><br />
Vi auguro la volontà e la capacità di evadere dalle vostre mura di prigione ben nascoste. Vedete, nella nostra parte del mondo, mura di prigione e spesse porte inviolabili sono anche troppo evidenti, ovvie, insopportabili, soffocanti; ecco perché restiamo indocili, ribelli, irati, e sempre attivi nel preparare il nostro giorno di libertà, di luce, quando metteremo insieme una massa critica di potere popolare sufficiente ad attraversare tutte le linee rosse categoriche. Allora potremo sbriciolare le vecchie, brutte, fredde, pesanti catene arrugginite che ci hanno imprigionato mente e corpo per tutta la nostra vita come il lezzo incontenibile di un cadavere putrescente nella nostra claustrofobica cella carceraria.</p>
<p>Le vostre celle sono invece del tutto diverse. I muri sono ben nascosti per non provocarvi la volontà di resistere. E non hanno porte: potete aggirarvi “liberamente” intorno, senza mai riconoscere la prigione più vasta nella quale siete pur sempre confinati.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, di modo che possiate decolonizzare la vostra mente, perché solo allora riuscirete a visualizzare la vera libertà, la vera giustizia, la vera uguaglianza, e la vera dignità.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, per poter stracciare il foglio con la domanda a scelta multipla “che cosa vuoi?”, giacché tutte le risposte che vi sono date sono sbagliate in pieno. La vostra unica scelta sembra fra un male e un male minore.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, perché possiate gridare come i tunisini, gli egiziani, i libici, i bahrainiti, gli yemeniti, e certamente i palestinesi, “No! Non vogliamo scegliere la risposta meno sbagliata. Vogliamo una scelta del tutto altra, che non è nel vostro dannato elenco”. Data la scelta fra schiavitù e morte, noi univocamente optiamo per la libertà e una vita dignitosa — niente schiavitù e niente morte.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, perché sappiate ricostruire collettivamente, democraticamente, e responsabil-mente le vostre società; ristabilire regole che servano alla gente, non al capitale selvaggio e al suo braccio bancario; porre fine al razzismo e a ogni sorta di discriminazione; guardare più avanti e vivere in armonia con l’ambiente; eliminare guerre e crimini di guerra, anziché posti di lavoro, sussidi e servizi pubblici; investire nell’istruzione e nella sanità, non in combustibili fossili e ricerca sugli armamenti; rovesciare la tirannia repressiva delle multinazionali; e sparire dall’Afghanistan, dall’Iraq, e da tutti gli altri luoghi dove sotto la cappa della “esportazione della democrazia” le vostre ipocrite crociate hanno diffuso disintegrazione sociale e culturale, povertà estrema e disperazione senza fondo.</p>
<p>Vi auguro un Egitto, di modo che possiate adempiere agli obblighi legali e morali dei vostri paesi per aiutare a ricostruire le economie e le società violentate, de-sviluppate delle vostre ex- o attuali – colonie, di modo che i loro giovani possano trovare la propria patria di nuovo vitale, vivibile e amabile, anziché rischiare la morte — o peggio — in alto mare per raggiungere i vostri litorali avvolti nel miraggio, abbandonando i loro cari e luoghi che hanno chiamato casa. Vedete, loro sono “qui” perché voi foste là… e sappiamo tutti che cosa avete fatto là!</p>
<p>Vi auguro un Egitto, perché possiate ravvivare lo spirito della lotta anti-apartheid sud-africana, rendendo Israele responsabile di fronte al diritto internazionale e ai principi universali dei diritti umani, adottando il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni, invocati da una schiacciante maggioranza della società civile palestinese. Non c’è modo più efficace, nonviolento per por fine all’occupazione, alla discriminazione razziale e al rifiuto pluridecennale da parte d’Israele del diritto sancito dall’ONU al ritorno dei profughi palestinesi. La nostra oppressione e la vostra sono intimamente interrelate e intrecciate — non è mai una partita a somma zero! La nostra lotta per i diritti e le libertà universali non è un nostro mero slogan auto-gratificante; è piuttosto una lotta per una vera emancipazione e auto-determinazione, un’idea il cui tempo è rumorosamente arrivato. Dopo l’Egitto, è la nostra volta.</p>
<p>È la volta della libertà palestinese e della giustizia. È la volta di tutta la gente di questo mondo, particolarmente la più sfruttata e calpestata, per riaffermare la nostra comune umanità e reclamare il controllo sul nostro comune destino. Vi auguro un Egitto!</p>
<p>*<em>Omar Barghouti è un attivista palestinese per i diritti umani, ex-residente in Egitto, e autore di Divestment and Sanctions (BDS): The Global Struggle for Palestinian Rights (Haymarket Books, 2011) (Boicotaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS): la lotta globale per i diritti palestinesi).</em><br />
<a href="http://www.nena-news.com/?p=8559">da Nena News</a><br />
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis (www.serenoregis.org)<br />
Titolo originale: I WISH YOU EGYPT: AN OPEN LETTER TO PEOPLE OF CONSCIENCE IN THE WEST</p>
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		<title>Gaza: il lungo e complicato viaggio della farina</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 20:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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		<description><![CDATA[Ennesima denuncia dell&#8217;agenzia ONU e di altre organizzazioni, per i metodi e le procedure imposte da Israele al passaggio degli aiuti umanitari in entrata a Gaza. Nell’unico valico ormai rimasto aperto, Kerem Shalom, ogni giorno è il caos. Con costi raddoppiati. Gerusalemme, 31 Marzo 2011, Nena News 270 tonnellate ogni giorno: sono le quantità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Ennesima denuncia dell&#8217;agenzia ONU e di altre organizzazioni, per i metodi e le procedure imposte da Israele al passaggio degli aiuti umanitari in entrata a Gaza. Nell’unico valico ormai rimasto aperto, Kerem Shalom, ogni giorno è il caos. Con costi raddoppiati.</h4>
<p><span id="more-4279"></span>Gerusalemme, 31 Marzo 2011, Nena News<br />
270 tonnellate ogni giorno: sono le quantità di farina, che l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, l’UNRWA, distribuisce quotidianamente a circa 750.000 residenti della Striscia di Gaza. Un carico che deve essere controllato, quindi caricato e scaricato dai camion in attesa al valico di Kerem Shalom, almeno 8 volte: perché così vogliono le autorità israeliane; una delle infinite e complicate procedure, parte del complesso e farraginoso sistema di sicurezza messo in atto da Israele sulle merci a cui è consentito l’accesso nella Striscia sotto assedio.</p>
<p>Oltre la metà dei palestinesi di Gaza non raggiunge standard adeguati di sicurezza alimentare, denuncia il World Food Programme. E il fatto che al momento Kerem Shalom sia l’unico valico attraverso il quale è consentito l’accesso delle merci così come degli aiuti alimentari che entrano a Gaza, complica ulteriormente la situazione. Kerem Shalom è infatti un valico molto piccolo, denunciano gli operatori dell’UNRWA e i guidatori dei camion carichi di aiuti umanitari, sono costretti a lunghe attese sotto il sole, 5 volte a settimana. L’entrata di 200 carichi quotidiani, spinge al limite le capacità del posto di blocco controllato da Israele. Che unilateralmente, ha deciso di chiudere per sempre l’altro valico, Karni, l’unico commerciale, che consentiva l’ingresso di una maggiore quantità di camion: chiuso già dal 2007 ai carichi umanitari, tranne che al passaggio di grano, Israele ne ha annunciato la definitiva chiusura lo scorso 2 marzo. Rimane quindi solo Kerem Shalom, 5 volte più piccolo di Karni, e che chiude subito dopo mezzogiorno. UNRWA denuncia in questi giorni che il trasferimento dell’ingresso di farina di grano da Kerem Shalom ha fatto aumentare il costo della logistica e del trasporto di almeno un 20%.</p>
<p>Maj Guy Inbar, coordinatore delle attività del governo israeliano in territorio palestinese (COGAT), afferma che questo valico è molto più sicuro di quello di Karni. Dal momento che molti dei razzi lanciati dall’interno di Gaza, sono partiti dall’area di Shujayah (a est di Gaza City), nei pressi di Karni.</p>
<h5>Procedure interminabili e farraginose</h5>
<p>I contaneir di aiuti umanitari da paesi stranieri arrivano al porto israeliano di Ashdod, e da lì vengono trasportati ai vicini magazzini UNRWA. Dove gli operatori li trasferiscono su carrelli elevatori. Qui, soprattutto merci alimentari e forniture medico-sanitarie, vengono impacchettate a mano con della plastica, per fare in modo che non si deteriorino prima di raggiungere – dopo un lungo viaggio sotto il sole, e l’attesa al valico per i controlli israeliani – i 12 centri di distribuzione dell’agenzia ONU, dentro Gaza. Un procedimento che come l’UNRWA ha denunciato più e più volte è costoso oltre che complicato.</p>
<h5>Costi di trasporto raddoppiati</h5>
<p>Il trasporto delle merci secondo le procedure israeliane (in blocchi plastificati) costa all’UNRWA il doppio rispetto al trasporto in container da 38 metri cubi, e il rischio che i prodotti si danneggino, rimane comunque molto alto. Inoltre le tasse di importazioni, percepite da compagnie private (israeliane) che operano a Kerem Shalom, rimangono molto elevate. Alle richieste delle agenzie umanitarie sul perché questa procedura sia migliore dell’uso dei container  e quindi obbligatoria, il Ministro della Difesa Israeliano non ha mai risposto.</p>
<p>Secondo quanto stimato da UNRWA, il trasporto attuale di merci (compresi generi alimentari) con le procedure attuali, rispetto a quello tramite container, ha comportato una spesa aggiuntiva di 2,1 milioni di dollari nel 2010 e 730.000 dollari nei soli mesi di gennaio e febbraio, dall’inizio del 2011.“Costi significativi” fa notare il portavoce UNRWA a Gerusalemme, Chris Gunness, “in un momento in cui l’UNRWA affronta carenze di budget che ammontano a oltre 50 milioni (di dollari)”.</p>
<p>Inoltre sempre secondo le denunce di UNRWA, a Kerem Shalom, non vi è alcun magazzino in grado di ospitare correttamente quelle merci, compresi farmaci e medicinali, soggette a facile deterioramento. Una indagine recente condotta da AIDA, un network che racchiude oltre 80 ONG che operano nei territori palestinesi sotto occupazione, i costi per le organizzazioni umanitarie destinati ad affrontare le restrizioni sul movimento degli operatori e delle merci imposte da Israele, si aggira intorno ai 4,5 milioni di dollari all’anno. <a href="http://www.nena-news.com/?p=8534">Nena News</a></p>
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		<title>Centinaia di prigionieri in sciopero della fame contro le politiche disumane di Israele</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 21:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono centinaia i prigionieri palestinesi che oggi iniziano uno sciopero della fame contro le politiche disumane adottate nei loro confronti dalle autorità carcerarie israeliane. Anche questa volta, a riportare il messaggio dei prigionieri palestinesi è la Società dei detenuti, la quale specifica che i palestinesi coinvolti in quest&#8217;azione sono rinchiusi nelle prigionieri israeliane di Raymond, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono centinaia i prigionieri palestinesi che oggi iniziano uno sciopero della fame contro le politiche disumane adottate nei loro confronti dalle autorità carcerarie israeliane.<br />
<span id="more-4250"></span><br />
Anche questa volta, a riportare il messaggio dei prigionieri palestinesi è la Società dei detenuti, la quale specifica che i palestinesi coinvolti in quest&#8217;azione sono rinchiusi nelle prigionieri israeliane di Raymond, Eichel e &#8216;Ashqelon e in alcune sezioni del carcere del Negev.</p>
<p>Si tratta di uno sciopero della fame condiviso da tutti i prigionieri palestinesi contro la politica di repressione e contro il divieto di visita dei familiari.<br />
L&#8217;iniziativa dei prigionieri palestinesi intende anche denunciare la politica delle detenzioni in isolamento. Inoltre, da oggi, essi vogliono esprimere solidarietà al Segretario generale del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp), Ahmed Sa&#8217;daat, contro cui la giustizia israeliana, lo scorso 24 marzo, ha disposto la proroga dell&#8217;isolamento.</p>
<p>&#8220;Nessuna legislazione internazionale può tollerare il nostro stato&#8221;, si legge nel comunicato relativo allo sciopero della fame. Intanto cresce anche il numero dei prigionieri palestinesi in condizioni di salute critiche. I prigionieri palestinesi hanno voluto ricordare Akram &#8216;Abdel &#8216;Aziz Mansour, detenuto da circa 31 anni, e trasferito in un ospedale perché in gravi condizioni di salute.<br />
da<a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17906"> Infopal</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F03%2Fcentinaia-di-prigionieri-in-sciopero-della-fame-contro-le-politiche-disumane-di-israele%2F&amp;title=Centinaia%20di%20prigionieri%20in%20sciopero%20della%20fame%20contro%20le%20politiche%20disumane%20di%20Israele" id="wpa2a_40"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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