giu
5
2010
ANALISI Era stato il rais egiziano il primo ad usare la forza, lo scorso dicembre, contro gli attivisti internazionali. La strage compiuta da Israele in mare lo ha costretto a riaprire il valico di Rafah.
Roma, 04 giugno 2010, Nena News
Si dice che il premier israeliano Benyamin Netanyahu, su insistenza degli americani, stia valutando la possibilità di allentare il blocco totale che strangola la Striscia di Gaza. Pochi in verità credono che Israele, forte dell’appoggio degli Stati Uniti, faccia un deciso passo indietro revocando un assedio che lunedì scorso ha difeso lanciando una sanguinosa operazione militare in acque internazionali contro la flottiglia pacifista. Chi invece non ha retto la pressione è stato il presidente egiziano Hosni Mubarak che negli ultimi tre anni ha collaborato attivamente all’assedio della Striscia di Gaza tenendo sbarrato il valico di Rafah, ad eccezione di occasionali brevi aperture.
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giu
4
2010
Gerusalemme Est blindata, vietato ingresso in moschee a giovani palestinesi. Hamas chiede invio altre navi.
di Barbara Antonelli
Gerusalemme 04 giugno 2010, Nena News
In Cisgiordania si aspetta col fiato sospeso l’arrivo domani a Gaza della nave pacifista “Rachel Corrie”. Intanto oggi si e’ registrata una grande partecipazione dei palestinesi alle manifestazioni organizzate nei villaggi dove ogni venerdì si tengono dimostrazioni contro il muro e l’espansione delle colonie israeliane: a Al Masara (Betlemme), Bi’lin, Ni’lin e Nebi Saleh (Ramallah) e poi nel weekend a Hebron, Beit Ummar, Beit Jalla e in altri villaggi, i comitati popolari per la resistenza non-violenta palestinese hanno deciso di dedicare le proteste del venerdì alla “Freedom Flotilla”, per condannare il brutale e illegale attacco della marina israeliana che ha provocato nove vittime civili e decine di feriti su una nave turca. I manifestanti hanno chiesto che gli attivisti della Rachel Corrie arrivino sani e salvi a Gaza, e la fine immediata dell’assedio.
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mag
12
2010
Biopsie delle vittime condotte in tre università: Roma, Chalmer (Svezia) e Beirut (Libano)
COMUNICATO STAMPA
10 maggio 2010
Metalli tossici ma anche sostanze carcinogene, in grado cioè di provocare mutazioni genetiche. E’ quanto è stato individuato nei tessuti di alcune persone ferite a Gaza durante le operazioni militari israeliane del 2006 e del 2009. Continue reading
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mag
11
2010
Valorizzarlo e’ impossibile sotto assedio israeliano
di Monica Mazzotti
Gaza, 10 maggio 2010 Nena News
La Striscia di Gaza, impoverita e messa sotto assedio da Israele, ha un ricco patrimonio archeologico, testimonianza dei diversi imperi che si sono succeduti nel suo passato. A riprova di questo, nel gennaio scorso, un gruppo di manovali si sono imbattuti in 1.300 monete in argento nelle mura di una città di 3.300 anni a sud della città di Rafah.
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mag
9
2010
Partirà tra pochi giorni la flotta degli attivisti determinati a rompere l’assedio di Gaza
Gaza 06 maggio 2010 Nena-News
Nella Striscia di Gaza sotto assedio, il necessario utilizzo dei generatori di corrente elettrica ha provocato nell’ultimo anno oltre cento morti. A partire dal 2007, Israele ha limitato sempre più la quantità di combustibile per uso industriale consentito nella Striscia, e le consegne di carburante sono scese anche ben al di sotto dei 2,2 milioni di litri permessi ogni settimana, causando lunghe e frequenti interruzioni di corrente, anche di 16 ore consecutive. I generatori fabbricati in Cina hanno portato un po’ di luce per gli abitanti di Gaza lasciati spesso al buio, ma hanno anche lasciato numerose famiglie in lutto. Continue reading
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apr
26
2010
di Stephanie Westbrook
Il 22 aprile, nell’ambito delle celebrazioni globali per la Giornata della Terra, case, uffici ed edifici pubblici in 14 città israeliane hanno spento le luci per un’ora con lo scopo di “aumentare la consapevolezza della necessità vitale di ridurre i consumi di energia”. Le celebrazioni per la Giornata della Terra comprendevano proiezioni di scene di prati verdi, generatori eolici e arcobaleni sulle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, la premiazione Green Globe per “eccezionali contributi per la difesa dell’ambiente” e un concerto in Piazza Rabin a Tel Aviv alimentato da generatori ad olio vegetale, nonché dall’elettricità prodotta, pedalando, da 48 ciclisti. Continue reading
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apr
2
2010
di Paolo Gerbaudo
l governo britannico «deve imparare la lezione» di fronte all’evidenza dell’utilizzo di armamenti «made in the UK» nell’operazione «Piombo fuso» lanciata dall’esercito israeliano contro Gaza nel dicembre 2008. A chiederlo è la commissione parlamentare per il controllo all’esportazione di armi che in una relazione presentata ieri ai Commons ha criticato pesantemente il governo per aver violato la promessa che armi britanniche vendute ad Israele non sarebbero mai state usate contro i palestinesi.
A seguito di mesi di audizioni, la commissione di inchiesta ha stabilito che ogni anno il Regno unito vende ad Israele commesse d’armi per un valore tra 10 e 30 milioni di sterline. 28 milioni di sterline di armamenti furono venduti nel solo 2008, anno dell’attacco a Gaza. Di fronte all’indignazione provocata dall’operazione israeliana, il governo britannico ha revocato cinque commesse di armi. Ma secondo la commissione «ora il governo deve prendere provvedimenti a lungo termine».
Tra gli armamenti britannici che riforniscono l’arsenale di uno degli eserciti più potenti al mondo figurano apparecchiature ad alta tecnologia per i caccia F16, gli elicotteri Apache e i carri armati Merkava, equipaggiamenti per le comunicazioni, per la teleguida dei missili e pure i display elettronici incorporati negli elmetti dei soldati di Israele. Tra le imprese fornitrici spicca l’aerospaziale Bae Systems, che fino a qualche anno fa produceva pure componenti per le bombe a grappolo ed è recentemente finita sotto inchiesta per una tangente da 2 miliardi di sterline versata alle autorità saudite per ottenere una commessa da 80 miliardi di sterline in armamenti.
I nuovi controlli chiesti dalla commissione non sono sufficienti, secondo la Campaign Against Arms Trade che lotta contro il traffico di armi. «È impossibile assicurare che le armi vendute in Israele non siano utilizzate nei territori occupati». L’unica soluzione è «un embargo totale all’esportazione di armi verso Israele».
da il manifesto del 31 marzo 2010
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apr
2
2010
di Michele Giorgio
Dalla Galilea al Neghev, da Gaza alla Cisgiordania. Decine di migliaia di palestinesi ieri hanno partecipato a raduni e manifestazioni per il «Giorno della Terra», in ricordo dei sei palestinesi (con cittadinanza israeliana) uccisi il 30 marzo 1976 dalla polizia che fece fuoco contro i cortei di protesta per le confische di terre arabe in Galilea. Continue reading
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mar
30
2010
di Michele Giorgio
A Gaza è ancora battaglia. Berlusconi: restituire il Golan alla Siria Il segretario generale Moussa lancia l’allarme sul negoziato israelo-palestinese
Lo avevano battezzato «il vertice di Gerusalemme», per il sostegno economico (500 milioni di dollari), e non solo, che verrà stanziato per i palestinesi del settore est della città sotto occupazione israeliana. Invece il summit di ieri a Sirte, in Libia, verrà ricordato per il congelamento, di fatto, dell’iniziativa concepita dai sauditi e lanciata otto anni fa al vertice di Beirut in cui il mondo arabo proclamò di essere pronto a riconoscere Israele in cambio di un ritiro totale dello Stato ebraico dai territori arabi e palestinesi che occupò militarmente nel 1967. Un’offerta ribadita ad ogni vertice ma alla quale i governi israeliani, di ogni colore, dal 2002 a oggi, non hanno mai risposto, affermando così che Tel Aviv non chiede solo pace e riconoscimento ma vuole tenersi il Golan siriano e concedere ai palestinesi un minuscolo Stato a sovranità limitata. Continue reading
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mar
29
2010
“Questa volta siamo andati troppo in là”
di Norman Finkelstein*
Lo sdegno dell’opinione pubblica suscitato dall’invasione di Gaza non è arrivato inaspettato, piuttosto ha segnato il nadir, il punto più basso di una curva che rappresenta il costante declino dell’appoggio ad Israele. Come suggerito dai dati di inchieste condotte da Statunitensi ed Europei, sia Gentili che Ebrei, negli ultimi dieci anni la pubblica opinione è diventata sempre più critica nei confronti della politica di Israele. Le immagini orrende di morte e di distruzione diffuse in tutto il mondo durante e dopo l’invasione hanno accelerato questo sviluppo di criticità.
Un anno dopo, il britannico Financial Times in un suo editoriale recitava: “Il ripetersi sempre più pesante e la brutalità della guerra in questa regione instabile ha spostato l’opinione pubblica internazionale, rammentando ad Israele di non essere sopra alla legge. Israele non può più a lungo dettare i termini della discussione e del confronto.” Continue reading
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mar
28
2010
di Vittorio Arrigoni da Gaza City
Morire per un piatto di sardine o poco più è il rischio a cui vanno incontro coscienti i pescatori di Gaza quando mollano gli ormeggi per allontanarsi dalla riva.
Questa mattina Hazem Gora’ani, 26 anni, pescatore di Deir Al Balah, sud della Striscia, è stato portato all’ospedale Shifa Hospital con gravi ferite alla testa.
“E’ stata necessaria un’operazione urgente per fermare l’emorragia” ci ha spiegato il dottor Samir Kahlout del reparto terapia intensiva, “le condizioni di Hazem sono critiche e instabili”. Continue reading
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mar
18
2010
Tracce di metalli tossici nei capelli sono state rilevate in molti dei bambini palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza in precarie condizioni abitative nelle aree colpite dai bombardamenti israeliani. E’ il risultato di uno studio pilota condotto dal New Weapons Research Group (Nwrg), una commissione indipendente di scienziati ed esperti basata in Italia che studia l’impiego delle armi non convenzionali e i loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree in cui vengono utilizzate. Continue reading
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mar
7
2010
Due articoli interessanti:
Israele fa pressione sui beduini della Valle del Giordano perchè se ne vadano
Al-Hadidiyeh, febbraio 2010: Israele esercita di fatto una pressione sulla comunità dei beduini palestinesi perché se ne vadano dalla Valle del Giordano
La Valle del Giordano è classificata come Area C ed è, perciò, sotto il completo controllo israeliano.
Israele ha imposto in quell’area dure restrizioni all’attività edilizia e al movimento, che applica però solo ai palestinesi, spingendoli di fatto ad andarsene dall’area.
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I proprietari delle case distrutte a Gaza.. in attesa di una speranza..
Gaza – Ma’an – ….si ricordano bene della data della demolizione delle loro case come fosse la data della loro nascita!
Sono migliaia i cittadini le cui case sono state distrutte dall’inizio dell’Intifada di Al-Aqsa. In seguito all’invasione dei terreni adiacenti al confine con la città di Rafah effettuata dalle forze d’occupazione, in quella zona sono state distrutte migliaia di case. Ora, la popolazione è in attesa della ricostruzione delle loro abitazioni, pur sapendo che l’assedio, la divisione politica interna, il blocco della ricostruzione imposto da Israele e il divieto di ingresso al materiale da costruzione possano complessivamente prolungare la loro attesa.
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feb
17
2010
«Come parlare di pace e costruire colonie?» Israele non è una democrazia. Salvo che per gli Ebrei !
Gideon Levy, 22.12.2010 Fonte: L’Humanité – Colloquio con Gideon Lévy di Françoise Germain-Robin
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feb
7
2010
Che cosa c’è che possa assomigliare di più al trascorrere almeno di un terzo, se non dell’intera giornata, senza elettricità? Un milione e mezzo di persone stanno vivendo in questo modo da oltre una settimana in quello che si presenta proprio come l’ultimo capitolo della crisi di elettricità in atto nella Striscia di Gaza. Se c’è un elemento in comune che persiste dappertutto in questa saga, questo è il senso imposto e perpetuo del “vivere ai bordi”..
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feb
3
2010
Le famiglie di Gaza lottano per poter fare visita ai loro parenti nelle carceri israeliane
di Rami Almeghari
da Electronic Intifada del 25 gennaio 2010
Umm Faris Baroud del campo profughi di Shati nella parte occidentale di Gaza City, ogni lunedì si alza presto con la speranza che le sarà permesso di visitare suo figlio Faris, che sta scontando una condanna a vita in uno dei carceri di Israele.
Con le ginocchia malandate e la schiena curva, Umm Faris, con i suoi 88 anni, si era mossa lentamente quando era venuta a darci il benvenuto nella sua modesta casa.
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feb
1
2010
Intervista di Michele Giorgio
Nelle acque di Gaza, la sopravvivenza dei palestinesi dipende dalla discrezionalità della Marina israeliana, che arresta i pescatori e cerca di farne delle spie. Un militare di Tel Aviv «rompe il silenzio» Un capitano svela la strategia della Marina contro i pescatori palestinesi.
È un’atmosfera davvero insolita per parlare del dramma che i pescatori palestinesi vivono ogni giorno nelle acque davanti alla costa di Gaza. Siamo in un caffè di Tel Aviv, all’angolo tra via Mazarik e Piazza Rabin, e ritmi brasiliani allietano la serata dei tanti che affollano il locale. Eppure l’ha scelto apposta, il capitano della Marina israeliana Ido M., 29 anni, che ci ha chiesto di non rivelare la sua identità perché è ancora un riservista. «Con questa confusione nessuno presterà attenzione alla nostra conversazione, per me sarà più semplice non essere identificato», spiega il capitano guardando negli occhi il rappresentante dell’associazione di soldati e ufficiali israeliani «Breaking the silence» («Rompere il silenzio») che ha organizzato l’intervista. Da tempo Ido M., che fino al dicembre 2007 ha avuto il comando di una motovedetta della classe «Dabur», voleva «rompere il silenzio» sul comportamento delle navi da guerra israeliane contro i pescatori di Gaza. Ma è riuscito a farlo solo dopo aver lasciato la carriera militare. «Continuo ad essere richiamato ogni anno per tre settimane ma nel mare di Gaza non vado più, mi rifiuto di farlo e il comando della Marina mi ha assegnato un incarico a terra, in un ufficio», aggiunge il capitano preparandosi a rispondere alle nostre domande.
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gen
29
2010
da Medarabnews
Pur cercando di far ripartire il negoziato di pace tra israeliani e palestinesi, l’amministrazione Obama ha tacitamente avallato – quando non addirittura aiutato – l’inasprimento dell’embargo imposto alla popolazione di Gaza
***
E’ trascorso un anno da quando gli ultimi carri armati israeliani sono usciti dalla Striscia di Gaza con gran fracasso, ponendo termine ai 22 giorni di guerra contro Gaza e lasciando dietro di sé sia un territorio che una popolazione decimati.
Un anno dopo, tanto la situazione umanitaria quanto la sicurezza sono ancora in terribili condizioni nella devastata enclave costiera, eppure l’amministrazione di Barack Obama continua a trascurare la crisi di Gaza, con un approccio che alcuni esperti dicono essere l’estensione della politica della precedente amministrazione.
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gen
26
2010
I soldi risolvono il contenzioso tra Israele e ONU
(senza ammettere la responsabilità legale dell’aggressione)
da Al jazeera.net del 23/01/2010
Un portavoce dell’ONU ha reso noto ieri che Israele ha pagato all’organizzazione 10,5 milioni di dollari per i danni provocati alle proprietà delle Nazioni Unite durante l’aggressione Israeliana di un anno fa sulla striscia di Gaza, senza usare il termine “indennizzo”.
Per l’ONU, con il versamento israeliano, le questioni finanziarie legate ai danni subiti sono chiuse. Il portavoce ha indicato anche che questa somma non basta per ricostruire le scuole distrutte. Esso può essere considerato come “contributo generale”.
Ha ammesso anche che Israele e ONU si sono accordati di mettere da parte la questione della responsabilità giuridica per arrivare ad un accordo finanziario che soddisfi l’ONU.
Un responsabile israeliano presso l’ONU ha dichiarato che Israele non considera la somma pagata un “indennizzo”.
Responsabili dell’ONU hanno reso pubblico tempo fa che l’organizzazione aveva chiesto a Israele indennizzi per precedenti danni subiti, ma questa volta è la prima volta che Israele paga.
Un rapporto dell’ONU aveva valutato i danni subiti sulle strutture dell’ONU durante l’aggressione dell’anno scorso ammontare a poco più di 11 milioni di dollari.
Il danno maggiore si è avuto il giorno 15 Gennaio 2009 quando un missile israeliano al fosforo bianco ha centrato una sede dell’UNRWA causando un danno enorme a un magazzino, a un centro di formazione e ad alcune scuole.
Durante l’aggressione “Piombo Fuso” sono morti più di 1400 palestinesi.
(tradotto da Bilal Murrar)
su Associazione Amicizia Italo-Palestinese
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