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	<title>Palestina Libera &#187; Libano</title>
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		<title>Il Ritorno, un Diritto</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 19:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Incontro]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Profughi]]></category>

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		<description><![CDATA[Premio Chiarini rinviato al 25 febbraio 2012 Sabra e Chatila 1982 &#8211; 2012 Terza edizione del Premio Stefano Chiarini Modena, sabato 25 febbraio 2012 ore 15.30 presso Polisportiva Gino Nasi, Via Tarquinia 55 Il Premio Chiarini, dedicato alla figura del giornalista del Manifesto Stefano Chiarini prematuramente scomparso cinque anni fa, si propone di istituire un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Premio Chiarini rinviato al 25 febbraio 2012</h1>
<h2>Sabra e Chatila 1982 &#8211; 2012</h2>
<h3>Terza edizione del Premio Stefano Chiarini</h3>
<p style="text-align: center;">Modena, sabato 25 febbraio 2012 ore 15.30<br />
presso Polisportiva Gino Nasi, Via Tarquinia 55<br />
<img src="https://lh3.googleusercontent.com/-BSm6dQzkgTM/TyWbVdnkDeI/AAAAAAAABiM/QsKoY4HljEs/s800/Premio%2520Chiarini2012.jpg" alt="" width="600" /></p>
<p>Il Premio Chiarini, dedicato alla figura del giornalista del Manifesto Stefano Chiarini prematuramente scomparso cinque anni fa, si propone di istituire un riconoscimento all’impegno sul tema del Medio Oriente e in particolare della Palestina, con una speciale attenzione per il mondo dei media e della cultura.</p>
<p>Dopo l’ex ambasciatore Sergio Romano e il cantautore Eugenio Bennato quest’anno il Premio “Stefano Chiarini” per l’impegno in favore dei diritti del popolo palestinese e per la pace nel Mediterraneo è stato assegnato a <strong><a href="http://sabraechatila.wordpress.com/2011/12/21/premio-chiarini-2012-vince-vauro/" target="_blank">Vauro Senesi</a></strong>.</p>
<p>Con la decisione di assegnare il Premio (che consiste in una targa e nel pagamento per un anno dell’adozione di un bambino palestinese rifugiato in Libano) a Vauro la giuria ha voluto sottolineare la coerenza e l’efficacia dei messaggi che il giornalista-vignettista ha in questi anni veicolato attraverso articoli e soprattutto con le sue pungenti vignette.</p>
<p>Vauro Senesi rappresenta per la giuria del Premio quell’immagine di intellettuale libero, non timoroso di colpire i poteri forti e di schierarsi dalla parte dei più deboli e degli oppressi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="https://lh3.googleusercontent.com/-smDfeb18ZEE/TdDULbqNCdI/AAAAAAAABG0/SMWTV-cqe78/s400/Roma%2520Vauro.JPG" alt="" width="350" /></p>
<p>Il Comitato di gestione del “Premio Chiarini” ha anche deciso di assegnare un riconoscimento a <a href="http://www.radiocittaperta.it/" target="_blank">Radio Città Aperta</a> per il suo impegno nel campo dell’informazione sempre dalla parte della causa palestinese e della libertà dei popoli arabi e del Mediterraneo. La storica radio romana infatti in questi anni non ha mai fatto mancare la sua voce nel denunciare l’occupazione israeliana delle terre arabe e i tentativi di fare del Mar Mediterraneo una portaerei al servizio delle mire neocoloniali degli Stati Uniti. Per la Radio Città Aperta il riconoscimento verrà ritirato dalla neo direttore Mila Pernice.</p>
<p>Con la partecipazione di:</p>
<p><em>Vauro Senesi</em></p>
<p><em>Mila Pernice</em> (Radio Roma Città Aperta)</p>
<p><em>Wassim Dahmash</em> (Docente Univ. Cagliari)</p>
<p><em>Kassem Al Aina</em> (Ass. Assumoud Libano)</p>
<p><em>Stefania Limiti</em> e <em>Maurizio Musolino</em> (comitato “Per non dimenticare Sabra e Chatila”)</p>
<p>esponenti di varie forze politiche.</p>
<p style="text-align: center;">E’ prevista la proiezione in anteprima del filmato: “<strong>L’oppio del silenzio</strong>” di <em>Hakeem abu Jaleela</em></p>
<p style="text-align: center;">Al termine: gnocco, tigelle e lambrusco<br />
Prenotazione obbligatoria: Mirca (339/3758378), Goretta (349/2124576)</p>
<p style="text-align: center;">A cura di <a href="http://nuke.alkemia.com/Home1/Iniziativeedincontripolitici/tabid/363/Default.aspx" target="_blank">Alkemia</a>, <a href="http://sabraechatila.wordpress.com/" target="_blank">Comitato “Per non dimenticare Sabra e Chatila”,</a> ARCI</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2012%2F01%2Fil-ritorno-un-diritto%2F&amp;title=Il%20Ritorno%2C%20un%20Diritto" id="wpa2a_2"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Regala un calendario, sostieni il Premio Chiarini</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 23:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari Amici della Palestina, è pronto il calendario dell’anno 2012 che abbiamo realizzato per sostenere gli sforzi organizzativi della prossima edizione del Premio Chiarini che si terrà anche quest’anno a Modena, dopo il successo della scorsa edizione. Vi chiediamo di aiutarci a venderlo tra i vostri amici e nelle realtà sensibili al tema dei Rifugiati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari Amici della Palestina,<br />
è pronto il calendario dell’anno 2012 che abbiamo realizzato per sostenere gli sforzi organizzativi della prossima edizione del Premio Chiarini che si terrà anche quest’anno a Modena, dopo il successo della scorsa edizione.</p>
<p><center><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/_mbrRhyEH2BjZ69yI2i-yInjvNrusdmYrCR_FSAlJP4?feat=embedwebsite"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/-EWwkoQj_dI0/Tratc9RqOOI/AAAAAAAABZ4/Vpkj7PePqSk/s400/2012%252520cal%252520ALKEMIA.png" alt="" width="400" height="300" /></a></center></p>
<p>Vi chiediamo di aiutarci a venderlo tra i vostri amici e nelle realtà sensibili al tema dei Rifugiati palestinesi.<br />
Il vostro contributo è fondamentale perché in questo momento non ci sono fondi disponibili per affrontare le necessità dell&#8217;iniziativa di febbraio.<br />
Il prezzo di sottoscrizione è di 10 euro: una cifra inferiore ci permetterebbe solo di coprire i costi.Il calendario è stato realizzato in collaborazione con il Laboratorio multimediale Alkemia ed è frutto in particolare dell’impegno di Mirca Garuti e Alessia Leonello.<br />
Mettetevi in contatto con noi o con <a href="http://nuke.alkemia.com/" target="_blank">Alkemia</a> o con <a href="http://sabraechatila.wordpress.com/" target="_blank">Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila</a>.</p>
<p>Grazie della collaborazione, sempre con la Palestina</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F11%2Fregala-un-calendario-sostieni-il-premio-chiarini%2F&amp;title=Regala%20un%20calendario%2C%20sostieni%20il%20Premio%20Chiarini" id="wpa2a_4"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un pezzo di Palestina è in Libano</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/09/un-pezzo-di-palestina-e-in-libano/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 23:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Riconoscimento ONU Stato Palestina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefania Limiti Mentre il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu si prepara, sotto la pressione degli Stati Uniti, a bocciare la richiesta di adesione di uno Stato palestinese all&#8217;Onu, centinaia di migliaia di profughi palestinesi in Libano reclamano il loro diritto al ritorno. Roma, 27 settembre 2011, Nena News Nel 2003 l’ufficio centrale di statistica palestinese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Stefania Limiti</h5>
<h4>Mentre il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu si prepara, sotto la pressione degli Stati Uniti, a bocciare la richiesta di adesione di uno Stato palestinese all&#8217;Onu, centinaia di migliaia di profughi palestinesi in Libano reclamano il loro diritto al ritorno.</h4>
<p>Roma, 27 settembre 2011, <a href="http://www.nena-news.com/?p=13067">Nena News</a><br />
Nel 2003 l’ufficio centrale di statistica palestinese (Pcbs) calcolava che nel mondo ci sono 9.6 milioni di palestinesi: quasi cinque milioni (4.8 per l’esattezza) quelli della diaspora – una delle grandi tragedie del ‘900 completamente rimossa – che vivono in Giordania, Libano, Siria ma anche in altri stati arabi, Europa e Stati uniti: un milione e centomila vivono in Israele, i cosiddetti «arabo-israeliani», 3.7 quelli che risiedono nei Territori occupati – 380 sono le scuole gestite dall’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, un dato che segnala la gran quantità di bambini palestinesi costretti ad affrontare lo studio in condizioni di grande difficoltà.<br />
<span id="more-5119"></span><br />
Ciascun palestinese della diaspora, in genere, spera di poter tornare a visitare un giorno, o a vivere, nella terra dove loro o i loro cari sono stati cacciati. Il loro caso non compare in nessuna agenda internazionale. In particolare, le autorità del Libano, dove i palestinesi da sempre hanno segnato con la loro cultura e il loro protagonismo la vita del paese, portando progresso ma anche le inevitabili divisioni, vorrebbero volentieri disfarsene: non a caso la competenza su di loro è assegnata al ministero dell’Interno, come fossero un fatto di ordine pubblico e non a quello degli Affari sociali. I Palestinesi in Libano sono stranieri di serie b, senza la possibili di andarsene: non hanno neanche un passaporto ma solo la carta rilasciata dall’Onu che attesta il loro status di profugo. Come risolvere la grande questione dei rifugiati, se non riconoscendo il loro diritto al ritorno, proprio come prevede la risoluzione dell’Onu numero 194? – strano caso del destino, lo stesso numero d’ordine che verrebbe assegnato allo Stato palestinese, se venisse riconosciuto dal Palazzo di Vetro il suo diritto alla esistenza.<br />
Pensate: la validità di quella risoluzione (che stabilisce il diritto al ritorno e al risarcimento economico e morale dei profughi della Palestina) è stata riafferma da ben 120 votazione nel corso di questi anni – anche se, più delle tre cifre, colpisce il fatto che è stata sempre, pervicacemente, disattesa. Fu approvata l’11 dicembre del 1948, verso la fine della guerra arabo-israeliana ed esprime apprezzamento per gli sforzi dell’inviato delle Nazioni Unite Folke Bernadotte dopo il suo assassinio da parte dei membri della Banda Stern.</p>
<p>Uno dei grandi interrogativi che pesa sulla iniziativa diplomatica dell’Autorità palestinese riguarda i confini: come chiamare Stato il residuo delle terre di Cisgiordania e Gaza, prive di contiguità territoriale, rosicchiate dagli insediamenti israeliani che hanno ridotto progressivamente i confini della Palestina stabiliti nel 1967? Ma l’interrogativo che angoscia i rifugiati riguarda la loro esistenza: se il riconoscimento dello Stato palestinese li dimenticasse, ci ha spiegato a Beirut il ricercatore indipendente Jaber Suleiman, del Gruppo Ritorneremo, (autore di Marginalised Community: the case of Palestinian Refugees in Lebanon, edito dal Development Research Centre on Migration, Globalisation and Poverty, aprile 2006) allora non sarebbe un evento da salutare con entusiasmo. Per Talal Salman, stimato intellettuale libanese, direttore di As Safyr, uno storico giornale indipendente di Beirut, i negoziati sono una perdita di tempo: Israele non ha nessuna intenzione di fare la pace, gli Stati Uniti non hanno intenzione di convincerli, e senza una soluzione per loro, i rifugiati, non si chiuderà mai la piaga dell’occupazione.</p>
<p>I profughi in Libano vivono in condizioni davvero estreme ma non rinunciano alla loro dignità e alla loro storia: nei campi accolgono le delegazioni con le musiche tradizionali cantate da ragazze e ragazzi in abiti tradizionali, allevano i loro figli cercando di preservarli dall’angoscia che nasce quando non c’è futuro, e di strapparli alla rapacità di alcuni gruppi di terroristi radicali, un fenomeno controllato ma non certo inesistente. E pensano alla loro Palestina le giovani educatrici che organizzano i corsi anti-violenza per bambini e donne del campo di El Buss, nel sud del Libano, i medici e gli insegnanti che si prendono cura della gente in ogni misero campo o gli attivisti dalla Ong Beit Atfal Assoumud (partner del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila nel viaggio), un poderoso, laico argine, insieme al suo leader, Kassem Aina, al lavoro dei gruppi estremisti fondamentalisti.<br />
In questi giorni colpisce la violenza di alcuni commentatori ospitati dai maggiori quotidiani italiani i quali hanno spesso un argomento su cui poggiare la loro invettiva contro l’esistenza di uno Stato palestinese – pur sapendo che non c’è più terra disponibile per realizzarlo, se Israele non si ritira dai propri insediamenti: tirano fuori un mito creato a tavolino, insieme ad una massiccia offensiva mediatica contro il presidente Yasser Arafat, indicato come il responsabile del fallimento del negoziato e del rifiuto di Ehud Barak. Un’interessata bugia per nascondere il nodo del conflitto: il fatto che Israele non intende affatto tornare ai confini del 1967 e restituire ai palestinesi quel misero 23% costituito dai territori occupati. Piuttosto vuole annettersi circa la metà della Cisgiordania e concentrare gli abitanti arabi in bantustan, attorno ai centri abitati e ai villaggi, separati gli uni dagli altri e circondati dalle truppe israeliane. In altri termini Tel Aviv punta all’annessione del «massimo di territorio con il minimo di arabi».</p>
<p>Robert Malley, membro del team Usa a Camp David, oltre alle critiche di noti commentatori israeliani come Meron Benvenisti e Uri Avnery, sostenne in quei giorni di attivismo del presidente Clinton che Yasser Arafat aveva più volte messo in guardia Bill Clinton sui pericoli di un vertice convocato senza un’adeguata preparazione soprattutto dopo che il premier israeliano Ehud Barak si era rifiutato di attuare una serie di precedenti accordi firmati tre mesi prima con l’Autorità palestinese, come il terzo ritiro parziale dalla West Bank, il trasferimento all’Anp di tre villaggi vicini a Gerusalemme est e la liberazione di 1500 prigionieri palestinesi. Il presidente Clinton riuscì infine a convincere Arafat ad andare a Camp David, dove non vi fu alcuna proposta scritta da parte di Ehud Barak dal momento che le presunte offerte furono presentate come vaghe «idee dei mediatori Usa», promettendogli, inutilmente, che, se il summit fosse fallito nessuna delle parti in causa, a cominciare dagli Usa, avrebbe potuto gettarne la responsabilità sulle altre. A dieci anni dal quel falso negoziato, siamo ancora alle prese con una grande illusione: quella della volontà di Israele, paese che occupa militarmente terre di altri, di costruire la pace. Nena News</p>
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		<title>Gli appetiti intorno alla Siria</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/04/gli-appetiti-intorno-alla-siria/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 22:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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		<description><![CDATA[Accanto alla battaglia per la democrazia, nel mondo arabo si sta giocando una partita fra le potenze capitaliste occidentali per il controllo di quei Paesi, in contrapposizione alla crescente egemonia cinese sul mondo. di Maurizio Musolino Roma, 31 marzo 2011, Nena News Cosa potrà accadere nelle prossime ore in Siria è difficile prevederlo, anche perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Accanto alla battaglia per la democrazia, nel mondo arabo si sta giocando una partita fra le potenze capitaliste occidentali per il controllo di quei Paesi, in contrapposizione alla crescente egemonia cinese sul mondo.</h4>
<p><span id="more-4286"></span></p>
<h5>di Maurizio Musolino</h5>
<p>Roma, 31 marzo 2011, Nena News<br />
Cosa potrà accadere nelle prossime ore in Siria è difficile prevederlo, anche perché sui fatti di questi giorni si intrecciano molti – e diversi fra loro, spesso contraddittori – fattori. Di sicuro le proteste che nei giorni scorsi hanno infiammato le strade siriane fino a portare alle dimissioni del Governo si inseriscono nel più vasto moto di ribellione che ha coinvolto gran parte dei paesi arabi.</p>
<p>Proteste che si sono accese per denunciare condizioni di vita precarie, spesso al limite della sopravvivenza, e di cui il principale responsabile è la crisi economica mondiale. Una crisi che in questa regione si è sommata agli effetti devastanti che gli abbiamo regalato noi dall’opulento Occidente: in parole povere in questi mesi i cosiddetti paesi avanzati hanno cercato di scaricare sui paesi più poveri alcuni degli effetti della crisi: la disoccupazione, la sospensione delle rimesse, le speculazioni su alcuni prodotti come le farine.</p>
<p>Ma sarebbe sbagliato non vedere come a questo si sia man mano sommata una sempre crescente richiesta di democrazia. Una democrazia astratta non meglio definita, che spesso si è concretizzata con la richiesta di un cambiamento della classe dirigente che da decenni governa la maggior parte dei paesi della regione. Qui sarebbe opportuno aprire una discussione veramente libera sul concetto di “democrazia” nel XXI secolo, ma non è questo il luogo. Di sicuro credo che nessuno possa identificare la “democrazia” esclusivamente sui nostri modelli. Altrimenti davvero la vicenda Berlusconi non avrebbe insegnato nulla. Quindi siamo di fronte a rivolte per il pane e il cambiamento. Insisto a chiamarle rivolte, perché di questo si tratta. Le rivoluzioni sono ben altra cosa. Le rivoluzioni presuppongono la volontà di sovvertire un sistema e di dotarsi di classi dirigenti nuove e non colluse con i vecchi regimi. Cosa ben lontana da quello che sta accadendo nei paesi arabi in queste settimane.</p>
<p>Detto questo, occorre sottolineare un altro fattore. Sarebbe sbagliato tacere che in quell’area si sta giocando anche una grossissima partita fra le potenze capitaliste occidentali per il controllo e l’influenza di questi Paesi. Una partita tutta interna alle forze occidentali e in chiave di contrapposizione alla sempre crescente egemonia cinese sul mondo. Ne è dimostrazione l’interventismo della Francia e le divisioni all’interno della stessa Nato. Una battaglia che coinvolge e spesso utilizza anche pezzi dei regimi arabi e in Libia questo è evidente a chiunque non intende chiudersi occhi e orecchie. Non è sicuramente ininfluente il fatto che da mesi in Siria si svolge una durissima battaglia fra chi vorrebbe intensificare le privatizzazioni aprendo ai capitali occidentali e chi mette un freno a queste scelte temendo una perdita di autonomia e quindi di indipendenza. Fatti che hanno scatenato appetiti.</p>
<p>Fatta questa utile premessa, ogni paese ha la sua peculiarità: voglio dire che la Siria non è né l’Egitto, né la Libia. In questi anni la Siria è stato fra i pochi paesi che si sono opposti al dominio Usa nel mondo e ha rigettato i piani di Bush sul “grande medioriente”. Una colpa imperdonabile per alcuni, che adesso potrebbe essere fatta pagare caramente a Bashar Al Assad. Chi è stato a Damasco in questi ultimi anni non ha potuto non vedere un Paese in crescita dove fra la gente si respirava un clima molto diverso da quello che regnava nelle altre capitali arabe. Non era certo il Paese dei balocchi, nessun esempio di “socialismo reale in chiave araba”, ma semplicemente uno stato nazione che cercava la sua strada verso lo sviluppo e il benessere. Con tutti i limiti e gli errori possibili. Limiti ed errori che il popolo siriano deve poter correggere, senza influenze straniere.</p>
<p>Per tutto questo una funzione fondamentale la avrà nelle prossime ore proprio il popolo siriano, che dovrà far sentire la sua voce e assumersi in proprio le responsabilità. Le manifestazioni di oggi in sostegno al presidente sono un segno importante, non minore di quelle che hanno caratterizzato le giornate trascorse. Sono le facce di una complessità reale, dalla quale non possiamo prescindere. Mai.</p>
<p>Infine un ultimo elemento da non sottovalutare: l’aspetto della laicità che è caratteristica della Siria odierna. La Siria è rimasto fra i pochissimi stati laici della regione e questo fa paura e da fastidio a chi spera, dall’Iran a Israele, passando per l’Arabia Saudita di creare stati confessionali in tutta la regione. Questa considerazione legata all’alleanza che si sta determinando fra Fratelli musulmani (islam politico del tutto compatibile con le regole del mercato liberale) e forze neoconservatrici in Egitto (le stesse che per decenni hanno appoggiato Mubarak) sono un campanello di allarme per tutto il mondo progressista e rendono legittimi sospetti che qualcuno voglia strumentalizzare e influire su quanto accade in Siria. Il presidente Bashar dovrebbe annunciare nelle prossime ore importanti aperture democratiche e risposte univoche alla crisi che strozza i lavoratori salariati. Vediamo cosa succede e vediamo la risposta che si darà il suo popolo. Ma non dismettiamo la capacità di analizzare e valutare le notizie che arrivano da quella parte del mondo come da altri paesi al netto delle operazioni di disinformazione che da sempre hanno caratterizzato le sporche manovre neocoloniali.</p>
<p>Infine una considerazione sulle possibili conseguenze di una Siria destabilizzata. E’ impensabile che quello che accade in Siria non abbia riflessi diretti sull’intero Medio Oriente e soprattutto sul Libano. Chi vuole mettere le mani su Damasco da anni ha cercato in tutti i modi di destabilizzare e di influenzare le politiche di Beirut. E mentre in Siria e in Libia si rende artificiosamente paladino dei diritti e della democrazia, in Libano sostiene una organizzazione dello stato a dir poco feudale, tutta basata sulle confessioni. Il popolo libanese sta vivendo anche lui una crisi durissima e il Partito comunista di quel paese è in prima linea a denunciare le politiche neoliberiste che governano l’economia libanese. Ma il Libano – non bisogna mai dimenticarlo – subisce come la Palestina e la stessa Siria una occupazione del proprio territorio da parte di Israele, stato che quotidianamente offende con incursioni aeree lo spazio nazionale libanese. Di questo ne sono al corrente tutti, ma nessuno dice e fa nulla. Nessuno invoca le Nazioni Unite.</p>
<p>Queste considerazioni non vogliono dare ricette o linee. Sono solo personali considerazioni che sottolineano la necessità di avvicinarsi a quanto accade in questi paesi con cautela e realmente senza pregiudizi. Occorre studiare, dotarsi di elementi per comprendere, solo poi potremmo giudicare e decidere da che parte stare. <a href="http://www.nena-news.com/?p=8495">Nena News</a></p>
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		<title>Romanzo sulla verità di Sabra e Chatila: Sabra Zoo</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 22:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
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		<description><![CDATA[di Matthew Cassel, The Electronic Intifada, 17 settembre 2010 L&#8217;invasione israeliana del Libano e la successiva occupazione, lunga 22 anni, sono state al centro di tre film israeliani acclamati negli ultimi anni: Lebanon, Valzer con Bashir e Beaufort che raccontano la storia di questo periodo dal punto di vista degli occupanti. Tutti i giovani in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" href="https://lh5.googleusercontent.com/_aT71utejorw/TZT1Tk1Gr6I/AAAAAAAABA4/5Bu0OotFdyI/s1600/100917-sabra-zoo.jpg" rel="lightbox[4283]"><img src="https://lh5.googleusercontent.com/_aT71utejorw/TZT1Tk1Gr6I/AAAAAAAABA4/5Bu0OotFdyI/s320/100917-sabra-zoo.jpg" border="0" alt="" width="209" height="320" /></a></div>
<div style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"></div>
<p><b>di Matthew Cassel</b>, <a href="http://electronicintifada.net/v2/article11526.shtml">The Electronic Intifada</a>, 17 settembre 2010</p>
<p>L&#8217;invasione israeliana del Libano e la successiva occupazione, lunga 22 anni, sono state al centro di tre film israeliani acclamati negli ultimi anni: <em>Lebanon</em>, <em>Valzer con Bashir</em> e <em>Beaufort</em> che raccontano la storia di questo periodo dal punto di vista degli occupanti.</p>
<p>Tutti i giovani in servizio nell&#8217;esercito israeliano, i protagonisti dei film, si interrogano sul loro ruolo in Libano. Tuttavia, questo punto di vista narrativo conduce lo spettatore a entrare in sintonia con l&#8217;occupante e quindi questi film fanno poco altro che rafforzare una falsificazione semplicistica della storia di Israele come un Paese sempre in conflitto, quando necessario, impegnato in battaglie di auto-difesa. Questo è il racconto che continua a dominare i media occidentali.</p>
<p><span id="more-4283"></span><br />
Nessuno di questi film fa il minimo tentativo di umanizzare le vittime di Israele o di raccontare la storia dalla loro prospettiva. Il primo romanzo dell&#8217;autore britannico Mischa Hiller, <em>Sabra Zoo</em>, è invece raccontato attraverso gli occhi di un giovane di nome Ivan. Sabra Zoo segue le avventure di questo ragazzo, di madre olandese e padre palestinese, che serve come ufficiale l&#8217;OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) a Beirut durante il periodo più intenso di invasione israeliana del Libano.</p>
<p>La storia emozionante di Ivan inizia nelle settimane successive l&#8217;evacuazione dell&#8217;OLP, dopo più di un decennio di base in Libano, e termina poco dopo l&#8217;invasione israeliana di Beirut. L&#8217;evacuazione dell&#8217;OLP è stata seguita dai massacri infami a Sabra e Shatila, campi profughi palestinesi nel sud di Beirut, compiuti 28 anni fa da parte delle milizie di estrema destra alleata con Israele. A causa del suo background multiculturale e passaporto europeo, Ivan funge da interprete per organizzazioni non governative (ONG) straniere che lavoravano a Sabra e Shatila, è impegnato in lavori umili e in attività pericolose per una presunta attività operativa svolta segretamente dall&#8217;OLP a Beirut ovest.</p>
<p>Sabra Zoo conduce il lettore attraverso i vari aspetti dell&#8217;invasione israeliana del Libano nel 1982 nel mezzo della guerra civile del paese lunga 15 anni. Inoltre, Hiller tenta di riportare la storia attraverso il suo protagonista. Diciottenne, Ivan agisce come molti altri giovani, costantemente preoccupato di sesso e alcol. A tratti nel romanzo, tuttavia, il personaggio di Ivan, si presenta come insensibile e incredibile per il modo in cui si getta dagli orrori vissuti dagli individui nei campi alle sue più immediate ossessioni.</p>
<p>Eppure, come la maggior parte di testimoni della guerra in giovane età, Ivan dimostra una saggezza che altri raggiungono solo molto più tardi nella vita, se mai la raggiungono del tutto. Lui è profondamente provato dai bambini palestinesi e dalle famiglie colpite da bombe a grappolo e altri ordigni ed è sconvolto quando deve tradurre prognosi infelici dei medici per i pazienti e le loro famiglie. Tuttavia, non si tira indietro. Ivan mostra un coraggio incredibile, imparando ad affrontare l&#8217;assedio e l&#8217;attacco, pur continuando i suoi lavori. Il personaggio di Ivan è anche in grado di offrire ai lettori uno scorcio della percezione occidentale della guerra attraverso gli occhi dei lavoratori delle ONG straniere e dei giornalisti con i quali collabora.</p>
<p>Un cameraman straniero reporter per la guerra, racconta ad Ivan, mentre edita un video delle vittime di bombe a grappolo, che farlo è una &#8220;perdita di tempo&#8221;. Egli spiega: &#8220;La gente in Occidente non vuole vedere la realtà troppo durante la cena. Tutta la roba cruenta è eliminata a Londra o a New York &#8230; Credo che se mostrassero gli effetti reali della guerra non ne avremmo più.&#8221; Attraverso questo personaggio, Hiller presenta una universalità di cui, ogni giornalista occidentale che si è occupato del conflitto in questa regione, è consapevole: gli effetti terribili della guerra come si è visto sul campo sono molto diversi da quelli immaginari igienizzati che i media vendono in Occidente.</p>
<p>Tuttavia, attraverso il libro Hiller lascia il lettore frustrato non raccontando chi ha sparato le bombe a grappolo e rendendo difficile capire chi sta assediando Beirut. La parte più problematica si ha quando Hiller introduce il lettore alla Nakba, o &#8220;la catastrofe&#8221;, come Ivan traduce mentre lavora con i rifugiati nel campo, senza menzione della pulizia etnica, determinata dalle milizie sioniste, che ha costretto 750.000 palestinesi a lasciare le loro case in quella che è oggi considerata Israele. Riportato che, indubbiamente, &#8220;il ritorno era Palestina&#8221;, la storia non va a descrivere le circostanze in cui i palestinesi, che presto saranno massacrati nei campi profughi, hanno dovuto lasciare le loro case la prima volta. Mentre un lettore che ha familiarità con la storia di questa regione può facilmente dedurre che Israele è responsabile per la Nakba, per le bombe a grappolo e l&#8217;assedio di Beirut, altri potrebbero essere lasciati in sospeso. Si tratta di un romanzo e non di un testo di storia, ma come un romanzo storico, tale contesto è importante.</p>
<p>Nonostante questo, Sabra Zoo rende in maniera visceralmente chiara la brutalità dell&#8217;invasione di Israele, a differenza della storia distorta presentata in Valzer con Bashir, incentrato anch&#8217;esso sul massacro. Il ritratto che fa Waltz di soldati israeliani benevoli che sparavano semplicemente qualche colpo sulla strada per Beirut e bengala sopra il campo, ed erano per lo più ignari del massacro che stava accadendo sotto, è in contraddizione con la storia e narrazione di Hiller. Quando Israele è finalmente entrato a Beirut dopo una brutale aggressione che ha ucciso circa 20.000 libanesi e palestinesi ed ha causato il ferimento di molti altri, l&#8217;OLP aveva già lasciato Beirut e quindi l&#8217;esercito invasore non ha trovato alcuna resistenza nella capitale libanese. &#8220;&#8216;Chi resisterà adesso?&#8217;&#8221; chiese l&#8217;amico dell&#8217;OLP di Ivan, spaventato dopo che i combattenti avevano lasciato le loro armi alle autorità libanesi. La narrazione di Hiller espone la vigliaccheria assoluta dell&#8217;invasione di Israele di una città incapace di difendersi e la sua responsabilità per uno degli eventi più raccapriccianti degli ultimi decenni.</p>
<p>Rinarrare la storia di un evento che ebbe luogo 28 anni fa può sembrare banale per alcuni che vogliono rimanere incentrati sul presente e futuro, piuttosto che sugli eventi del passato. Ma prima che Beirut &#8211; oggi una delle più popolari destinazioni turistiche del mondo &#8211; diventi una città che può essere goduta da parte degli stranieri e dei suoi abitanti, coloro che l&#8217;hanno devastata con l&#8217;impunità, e minacciano di farlo ancora una volta, devono essere prima portati davanti alla giustizia. Sabra Zoo è una lettura consigliata per tutti coloro che sperano di capire meglio dell&#8217;invasione israeliana di Beirut e della lunga lotta per la giustizia dei rifugiati palestinesi che continua ancora oggi.</p>
<p>Matthew Cassel ha sede a Beirut, in Libano ed è Assistant Editor di Electronic Intifada. Il suo sito è http://justimage.org.L&#8217;invasione israeliana del Libano e la successiva occupazione, lunga 22 anni, sono state al centro di tre film israeliani acclamati negli ultimi anni: Lebanon, Valzer con Bashir e Beaufort che raccontano la storia di questo periodo dal punto di vista degli occupanti. Tutti i giovani in servizio nell&#8217;esercito israeliano, i protagonisti dei film, si interrogano sul loro ruolo in Libano. Tuttavia, questo punto di vista narrativo conduce lo spettatore a entrare in sintonia con l&#8217;occupante e quindi questi film fanno poco altro che rafforzare una falsificazione semplicistica della storia di Israele come un Paese sempre in conflitto, quando necessario, impegnato in battaglie di auto-difesa. Questo è il racconto che continua a dominare i media occidentali.</p>
<p>Nessuno di questi film fa il minimo tentativo di umanizzare le vittime di Israele o di raccontare la storia dalla loro prospettiva. Il primo romanzo dell&#8217;autore britannico Mischa Hiller, Sabra Zoo, è invece raccontato attraverso gli occhi di un giovane di nome Ivan. Sabra Zoo segue le avventure di questo ragazzo, di madre olandese e padre palestinese, che serve come ufficiale l&#8217;OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) a Beirut durante il periodo più intenso di invasione israeliana del Libano.</p>
<p>La storia emozionante di Ivan inizia nelle settimane successive l&#8217;evacuazione dell&#8217;OLP, dopo più di un decennio di base in Libano, e termina poco dopo l&#8217;invasione israeliana di Beirut. L&#8217;evacuazione dell&#8217;OLP è stata seguita dai massacri infami a Sabra e Shatila, campi profughi palestinesi nel sud di Beirut, compiuti 28 anni fa da parte delle milizie di estrema destra alleata con Israele. A causa del suo background multiculturale e passaporto europeo, Ivan funge da interprete per organizzazioni non governative (ONG) straniere che lavoravano a Sabra e Shatila, è impegnato in lavori umili e in attività pericolose per una presunta attività operativa svolta segretamente dall&#8217;OLP a Beirut ovest.</p>
<p>Sabra Zoo conduce il lettore attraverso i vari aspetti dell&#8217;invasione israeliana del Libano nel 1982 nel mezzo della guerra civile del paese lunga 15 anni. Inoltre, Hiller tenta di riportare la storia attraverso il suo protagonista. Diciottenne, Ivan agisce come molti altri giovani, costantemente preoccupato di sesso e alcol. A tratti nel romanzo, tuttavia, il personaggio di Ivan, si presenta come insensibile e incredibile per il modo in cui si getta dagli orrori vissuti dagli individui nei campi alle sue più immediate ossessioni.</p>
<p>Eppure, come la maggior parte di testimoni della guerra in giovane età, Ivan dimostra una saggezza che altri raggiungono solo molto più tardi nella vita, se mai la raggiungono del tutto. Lui è profondamente provato dai bambini palestinesi e dalle famiglie colpite da bombe a grappolo e altri ordigni ed è sconvolto quando deve tradurre prognosi infelici dei medici per i pazienti e le loro famiglie. Tuttavia, non si tira indietro. Ivan mostra un coraggio incredibile, imparando ad affrontare l&#8217;assedio e l&#8217;attacco, pur continuando i suoi lavori. Il personaggio di Ivan è anche in grado di offrire ai lettori uno scorcio della percezione occidentale della guerra attraverso gli occhi dei lavoratori delle ONG straniere e dei giornalisti con i quali collabora.</p>
<p>Un cameraman straniero reporter per la guerra, racconta ad Ivan, mentre edita un video delle vittime di bombe a grappolo, che farlo è una &#8220;perdita di tempo&#8221;. Egli spiega: &#8220;La gente in Occidente non vuole vedere la realtà troppo durante la cena. Tutta la roba cruenta è eliminata a Londra o a New York &#8230; Credo che se mostrassero gli effetti reali della guerra non ne avremmo più.&#8221; Attraverso questo personaggio, Hiller presenta una universalità di cui, ogni giornalista occidentale che si è occupato del conflitto in questa regione, è consapevole: gli effetti terribili della guerra come si è visto sul campo sono molto diversi da quelli immaginari igienizzati che i media vendono in Occidente.</p>
<p>Tuttavia, attraverso il libro Hiller lascia il lettore frustrato non raccontando chi ha sparato le bombe a grappolo e rendendo difficile capire chi sta assediando Beirut. La parte più problematica si ha quando Hiller introduce il lettore alla Nakba, o &#8220;la catastrofe&#8221;, come Ivan traduce mentre lavora con i rifugiati nel campo, senza menzione della pulizia etnica, determinata dalle milizie sioniste, che ha costretto 750.000 palestinesi a lasciare le loro case in quella che è oggi considerata Israele. Riportato che, indubbiamente, &#8220;il ritorno era Palestina&#8221;, la storia non va a descrivere le circostanze in cui i palestinesi, che presto saranno massacrati nei campi profughi, hanno dovuto lasciare le loro case la prima volta. Mentre un lettore che ha familiarità con la storia di questa regione può facilmente dedurre che Israele è responsabile per la Nakba, per le bombe a grappolo e l&#8217;assedio di Beirut, altri potrebbero essere lasciati in sospeso. Si tratta di un romanzo e non di un testo di storia, ma come un romanzo storico, tale contesto è importante.</p>
<p>Nonostante questo, Sabra Zoo rende in maniera visceralmente chiara la brutalità dell&#8217;invasione di Israele, a differenza della storia distorta presentata in Valzer con Bashir, incentrato anch&#8217;esso sul massacro. Il ritratto che fa Waltz di soldati israeliani benevoli che sparavano semplicemente qualche colpo sulla strada per Beirut e bengala sopra il campo, ed erano per lo più ignari del massacro che stava accadendo sotto, è in contraddizione con la storia e narrazione di Hiller. Quando Israele è finalmente entrato a Beirut dopo una brutale aggressione che ha ucciso circa 20.000 libanesi e palestinesi ed ha causato il ferimento di molti altri, l&#8217;OLP aveva già lasciato Beirut e quindi l&#8217;esercito invasore non ha trovato alcuna resistenza nella capitale libanese. &#8220;&#8216;Chi resisterà adesso?&#8217;&#8221; chiese l&#8217;amico dell&#8217;OLP di Ivan, spaventato dopo che i combattenti avevano lasciato le loro armi alle autorità libanesi. La narrazione di Hiller espone la vigliaccheria assoluta dell&#8217;invasione di Israele di una città incapace di difendersi e la sua responsabilità per uno degli eventi più raccapriccianti degli ultimi decenni.</p>
<p>Rinarrare la storia di un evento che ebbe luogo 28 anni fa può sembrare banale per alcuni che vogliono rimanere incentrati sul presente e futuro, piuttosto che sugli eventi del passato. Ma prima che Beirut &#8211; oggi una delle più popolari destinazioni turistiche del mondo &#8211; diventi una città che può essere goduta da parte degli stranieri e dei suoi abitanti, coloro che l&#8217;hanno devastata con l&#8217;impunità, e minacciano di farlo ancora una volta, devono essere prima portati davanti alla giustizia. Sabra Zoo è una lettura consigliata per tutti coloro che sperano di capire meglio dell&#8217;invasione israeliana di Beirut e della lunga lotta per la giustizia dei rifugiati palestinesi che continua ancora oggi.</p>
<p><em>Matthew Cassel ha sede a Beirut, in Libano ed è Assistant Editor di Electronic Intifada. Il suo sito è </em><a style="font-style: italic;" href="http://justimage.org/">http://justimage.org</a><em>.</em></p>
<p>Traduzione di <em>Ter</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fromanzo-sulla-verita-di-sabra-e-chatila-sabra-zoo%2F&amp;title=Romanzo%20sulla%20verit%C3%A0%20di%20Sabra%20e%20Chatila%3A%20%3Cem%3ESabra%20Zoo%3C%2Fem%3E" id="wpa2a_10"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dichiarazione finale dell’incontro straordinario del Forum della Sinistra Araba</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/03/dichiarazione-finale-dell%e2%80%99incontro-straordinario-del-forum-della-sinistra-araba/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 21:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia - Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Stati arabi]]></category>

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		<description><![CDATA[I compiti della sinistra araba nelle attuali rivoluzioni sociali e i passi per affrontare l&#8217;assalto imperialista-israeliano Il forum della sinistra araba si è riunito, su proposta del Partito Comunista Libanese, in seduta straordinaria per discutere sui compiti della sinistra araba nelle attuali rivoluzioni sociali e i passi per affrontare l’assalto imperialista – israeliano. L’incontro è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>I compiti della sinistra araba nelle attuali rivoluzioni sociali e i passi per affrontare l&#8217;assalto imperialista-israeliano</h3>
<p>Il forum della sinistra araba si è riunito, su proposta del Partito Comunista Libanese, in seduta straordinaria per discutere sui compiti della sinistra araba nelle attuali rivoluzioni sociali e i passi per affrontare l’assalto imperialista – israeliano. L’incontro è avvenuto nelle eccezionali circostanze nella nostra regione dopo il successo delle rivoluzioni tunisina ed egiziana nel rovesciare Zein Al-Abideen Bin Ali e Hosni Mubarak. <span id="more-4083"></span>La discussione si è focalizzata sull’importanza del proseguimento delle due rivoluzioni e sulla risposta ai complotti controrivoluzionari  organizzati dalle forze reazionarie arabe e sostenuti dalle potenze imperialiste, USA e sionisti in testa. Questi complotti controrivoluzionari mirano a snaturare i giovani movimenti rivoluzionari per impedire loro il conseguimento dei loro pieni obiettivi, vale a dire il rovesciamento dei regimi dispotici e la costruzione di paesi democratici nei quali costruire e difendere la giustizia sociale, l’eguaglianza e l’indipendenza nazionale.</p>
<p>Queste due rivoluzioni, Egitto e Tunisia, costituiscono un salto di qualità nella vita politica araba, dimostrando che un cambiamento progressista è possibile. Hanno anche dimostrato che è possibile vincere contro regimi dispotici caratterizzati da oppressione, sfruttamento, impoverimento della popolazione, completo asservimento delle economie nazionali al FMI e alla Banca Mondiale, completo asservimento delle politiche al progetto imperialista-sionista. E così vediamo il vento del cambiamento scuotere i troni dei governanti di Yemen, Bahrain, Algeria, Iraq, Giordania a Libia , e altri paesi arabi.</p>
<p>La militanza e i movimenti di massa che vediamo hanno aperto un nuovo orizzonte nel mondo arabo. Un orizzonte creato dalla lotta dei giovani e dei lavoratori di Egitto e Tunisia, con una significativa ed effettiva partecipazione delle donne arabe. Questo offre l’opportunità e la sfida alle forze della sinistra araba di unirsi con un programma di cambiamento democratico e sociale con due punti principali correlati tra loro. Primo, tale programma è necessario per affrontare le forze reazionarie interne che tentano di sfruttare il risveglio popolare di massa in Egitto e Tunisia per i loro fini, che non comprendono alcun cambiamento radicale nello status corrente del mondo arabo. Al contrario, tali forze riprodurrebbero gli stessi regimi in forma nuova. Secondo, tale programma unitario delle forze arabe di sinistra è anche necessario per rispondere agli attacchi degli imperialisti americani e dei sionisti occupanti con uno strumento di cambiamento reale ed effettivo.</p>
<p>Nell’attuale momento rivoluzionario, le forze della sinistra araba riunite a Beirut hanno deciso di dedicare il loro incontro straordinario ai Martiri delle rivoluzioni egiziana e tunisina e delle altre intifada arabe.<br />
I presenti hanno concordato quanto segue:</p>
<p>1. Il forum della sinistra araba, nel suo meeting straordinario, ribadisce il suo appoggio, e quello dei partiti della sinistra araba, alle rivoluzioni egiziana e tunisina, riaffermando che queste rivoluzioni sono l’inevitabile conclusione di anni di lotta, dagli anni ’70,  contro quei due regimi dittatoriali, corrotti e servi degli USA. I presenti salutano con rispetto i martiri e i feriti  delle due rivoluzioni – quei giovani che hanno resistito coraggiosamente ai regimi sanguinari  e i loro mezzi di tortura, oppressione e dominazione. Salutano anche i martiri delle altre intifada popolari contro i regimi oppressivi di Yemen, Bahrain, Iraq, Giordania e Kuwait. Infine, il forum ha esteso il saluto ai martiri della resistenza in Palestina e Libano. Il forum si impegna ad organizzare iniziative per la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi, siriani, e altri arabi nelle galere sioniste.</p>
<p>2. Il compito primario delle forze arabe di sinistra oggi è il rafforzamento e il consolidamento dell’attuale momento rivoluzionario. Questo momento va ulteriormente radicalizzato con l’accordo su un programma di cambiamento che leghi metodologicamente la lotta per la liberazione e l’indipendenza a quella per il cambiamento democratico e sociale. Tale programma si basa sulla posizione della sinistra in tale cambiamento interno, e sulla resistenza all’occupazione e alla aggressione imperialista capeggiata, al solito, da USA e Israele. Il concetto di movimenti di resistenza nazionale conferisce a tali movimenti una dimensione di liberazione, che a sua volta getta le basi di un nuovo movimento di liberazione arabo nel quale la lotta per il cambiamento interno contro i regimi dispotici è legata con quella contro l’occupazione e i complotti Israelo-imperialisti. Il fine di tale lotta è il conseguimento di sistemi di governo nazionali, laici e democratici, che anch’essi resistano contro l’occupazione e affrontino i complotti e le politiche americane e sioniste. In questo contesto, il Forum riafferma la sua determinazione a tenere un altro incontro dedicato alla discussione degli sviluppi della crisi economica internazionale e le sue conseguenze sui paesi arabi, per elaborare una visione alternativa in una dimensione socialista.</p>
<p>3. Il Forum della sinistra araba riafferma l’importanza fondamentale e cruciale della causa palestinese che è e rimane il nodo centrale della lotta tra arabi e sionisti. Per affrontare i complotti sionisti c’è bisogno di 1) riunificate le forze palestinesi; 2) riorganizzare il lavoro dell’OLP su basi democratiche; 3) riaffermare i diritti palestinesi, compreso quello di un paese indipendente nel loro territorio con capitale Gerusalemme, e il diritto al ritorno dei rifugiati secondo la risoluzione 194 dell’ONU. Il Forum della sinistra araba ribadisce anche che tali obiettivi possono essere conseguiti unicamente mediante la resistenza in tutte le sue forme. Il Forum ha anche duramente condannato le politiche americane contro i diritti del popolo palestinese, non ultimo il veto USA al Consiglio di Sicurezza  contro la condanna delle politiche israeliane di insediamento e pulizia etnica.</p>
<p>4. Il Forum esprime appoggio alla lotta per il cambiamento democratico in Bahrain, Libia, Algeria, Giordania, Yemen e Kuwait, e a tutti i popoli arabi, e condanna la brutale repressione delle dimostrazioni. I presenti  sottolineano il loro appoggio al popolo iracheno contro l’occupazioneed il terrorismo, e contro la suddivisione del paese e del sistema politico su linee religiose ed etniche. Infine il Forum dichiara l’appoggio alla lotta del popolo di Sundance contro il complotto imperialista per dividere il loro paese.<br />
Il Forum  indica la priorità della lotta per diritti civili e democratici, a partire dalla libertà di organizzazione politica e sindacale, il diritto di sciopero e di manifestazione per i lavoratori e altri settori oppressi, per conseguire i loro obiettivi, primo fra tutti il lavoro.</p>
<p>5. Il Forum saluta la resistenza del popolo libanese contro l’aggressione israeliana sostenuta dagli USA. Inoltre, il Forum appoggia la lotta della sinistra libanese per l’abbattimento del sistema politico religioso, che è stato e rimane la causa principale di una identificazione religiosa , per la quale leaders “religiosi”chiedono di continuo a forze esterne di interferire nelle questioni interne libanesi.</p>
<p>6. Il Forum sottolinea e riconosce il ruolo fondamentale dei giovani nelle rivoluzioni egiziana e tunisina e nelle altre intifada arabe. Occorre che le forze di sinistra si pongano come i reali sostenitori dei loro sogni e delle loro aspirazioni. Occorre inserire le richieste, le preoccupazioni e le aspirazioni nei programmi delle forze e di partiti di sinistra. E’ anche necessario valutare i programmi precedenti e svilupparne uno per il lavoro tra i giovani e gli studenti, i cui fondamenti sono: 1) la formazione di quadri giovani e studenti di sinistra, per sostenere ed arricchire le loro lotte per la democrazia, i diritti civili e la giustizia sociale, e 2) dare a questi quadri un ruolo più ampio ed importante nei gruppi dirigenti dei partiti di sinistra. Ciò sarebbe di aiuto per la costruzione e il lancio di una vera alternativa basata sul cambiamento e la liberazione, come reale cambiamento rispetto agli attuali regimi oppressivi, e basata sulla resistenza alla occupazione e ai complotti imperialisti americani ed israeliani. Su queste linee il forum ha confermato la decisione, presa nel meeting precedente, di tenere un campo della gioventù araba di sinistra  dal tema Il ruolo dei giovani nelle rivoluzioni sociali e nella resistenza all’occupazione, dal 14 al 20 Settembre 2011, in coincidenza col 29 anniversario del lancio del Fronte di Resistenza Libanese, puntando a farlo divenire un evento annuale fisso.</p>
<p>7.Il Forum ha concordato lo sviluppo di un piano mediatico comune entro un mese. Tale piano comprenderà l’utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione ai fini della lotta. Si è anche concordato di collegare i siti dei vari partiti e forze partecipanti. Oltre a ciò si è deciso un piano per un centro di informazione arabo di sinistra, e uno per una TV.</p>
<p>8. Si è deciso di indire per Domenica 20 Marzo la giornata araba di protesta contro le brutali politiche di repressione e le politiche di povertà generalizzata, alienazione ed asservimento adottate e seguite dai regimi arabi.</p>
<p>9. Il Forum  considera la relazione presentata dal PC libanese e il documento finale come basi per la stesura del programma.</p>
<p><em>Traduzione di M.B. per <a href="http://www.contropiano.org/Documenti/2011/Marzo11/04-03-11ForumSinistraAraba.htm">Contropiano</a></em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F03%2Fdichiarazione-finale-dell%25e2%2580%2599incontro-straordinario-del-forum-della-sinistra-araba%2F&amp;title=Dichiarazione%20finale%20dell%E2%80%99incontro%20straordinario%20del%20Forum%20della%20Sinistra%20Araba" id="wpa2a_12"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Libano, piccolo storico passo</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/08/libano-piccolo-storico-passo/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 14:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Giorgio Approvata la legge per coloro che furono esiliati da Israele nel &#8217;48 Ora i rifugiati palestinesi potranno svolgere decine di lavori che gli erano preclusi Un «passo modesto», un percorso ancora lungo. Smorzano gli entusiasmi, in Libano, i sostenitori dei diritti civili per i profughi. Due giorni fa il voto del Parlamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di Michele Giorgio</h5>
<p>Approvata la legge per coloro che furono esiliati da Israele nel &#8217;48 Ora i rifugiati palestinesi potranno svolgere decine di lavori che gli erano preclusi<br />
Un «passo modesto», un percorso ancora lungo. Smorzano gli entusiasmi, in Libano, i sostenitori dei diritti civili per i profughi. Due giorni fa il voto del Parlamento libanese ha trasformato in legge un decreto governativo che consente a centinaia di migliaia di palestinesi presenti nel paese dalla Nakba (1948), di poter finalmente svolgere decine di lavori finora preclusi. I commenti però sono tiepidi: nessuno nega l&#8217;importanza di uno sviluppo atteso da anni, ma troppe barriere continuano a condizionare l&#8217;ingresso dei rifugiati nel mondo del lavoro. Di fatto i cambiamenti potrebbero rivelarsi minimi, considerata la diffidenza che una larga porzione di libanesi continua ad avere nei confronti dei palestinesi.<span id="more-3013"></span><br />
«Siamo di fronte a un passo modesto compiuto dal Parlamento lungo un percorso di mille miglia, ma con le condizioni (nel paese) sono queste e non hanno permesso di raggiungere i risultati sperati», ha spiegato ieri al quotidiano as-Safir il leader druso Walid Junblatt, uno dei più attivi nel chiedere l&#8217;emendamento della legge che impediva di lavorare ai 400 mila profughi palestinesi espulsi 62 anni fa da Israele o fuggiti dalla loro terra.<br />
Già negli anni passati le autorità di Beirut avevano eliminato qualche restrizione, ma solo il voto dell&#8217;altro giorno ha aperto spazi a miglioramenti veri della condizione dei profughi e, più in generale, al riconoscimento di diritti civili ai palestinesi. La proposta di legge completa, che difficilmente verrà approvata, prevede anche l&#8217;abolizione del divieto di proprietà della terra e il diritto di accedere al servizio sanitario nazionale. Due questioni su cui il parlamento non si è ancora pronunciato e su cui il dibattito è ancora aperto e infuocato.<br />
«La strada da percorrere rimane molto lunga e la legge appena approvata continua a prevedere, in forma mascherata, forti limitazioni all&#8217;accesso al lavoro» per i palestinesi, avverte Sari Hanafi, docente di sociologia dell&#8217;Università Americana di Beirut e principale promotore della marcia per i diritti dei palestinesi terminata lo scorso 27 giugno davanti al Parlamento. «La legge &#8211; dice Hanafi al manifesto &#8211; prevede che l&#8217;esercizio delle professioni indipendenti debba comunque avere l&#8217;accordo preventivo degli ordini professionali». Il ministero del lavoro, aggiunge il sociologo, «rimane responsabile per l&#8217;assegnazione dei permessi ponendo così un freno alle speranze dei palestinesi». Non è secondario inoltre che il datore di lavoro sia obbligato a offrire un contratto al lavoratore palestinese, iscriverlo alla Cassa nazionale di sicurezza sociale e a stipulare a suo nome una polizza di assicurazione sanitaria e una copertura contro gli incidenti sul lavoro. Garanzie sacrosante a tutela dei lavoratori, ma che rischiano di tenere lontani i palestinesi da quelle occupazioni occasionali non contrattualizzate che almeno in una fase iniziale appaiono lo sbocco più scontato per la loro offerta di lavoro.<br />
Sino a quando non cambierà l&#8217;atteggiamento dei libanesi cristiani e dei loro rappresentanti in Parlamento, i palestinesi non otterranno i diritti civili che chiedono da tempo, in attesa (lo ripetono a ogni occasione) di poter rientrare nella loro terra d&#8217;origine, come prevede la risoluzione 194 del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu che Israele rifiuta categoricamente di applicare. Spaccati tra alleati del movimento sciita Hezbollah e alleati del Partito sunnita di Saad Hariri, i libanesi cristiani si ritrovano saldamente uniti nell&#8217;escludere non solo qualsiasi ipotesi di naturalizzare i profughi &#8211; cosa che spostarebbe l&#8217;equilibrio confessionale ancora di più a favore dei musulmani &#8211; ma anche un miglioramento effettivo della condizione di vita dei palestinesi, anticamera secondo loro di un progressivo assorbimento. I deputati cristiani hanno ottenuto che qualsiasi emendamento alle leggi vigenti venga deciso in Parlamento sulla base del «consenso nazionale» e non a colpi di maggioranza.<br />
Il ministro del lavoro Boutros Harb (cristiano), incurante dell&#8217;approvazione della nuova legge, continua a ripetere che «parlare di diritti civili per i palestinesi è un errore, perché rinvia alla nozione politica di cittadinanza, che è un diritto esclusivo dei libanesi». A suo avviso si dovrebbe parlare piuttosto di «diritti umanitari e sociali», per non suscitare equivoci. E&#8217; impensabile perciò, almeno a breve termine, l&#8217;allargamento del diritto alla proprietà anche ai profughi palestinesi. Sempre Harb spiega che «non è necessario» per un palestinese acquistare una abitazione poiché «il diritto all&#8217;affitto assicura lo stesso servizio sociale del diritto di essere proprietari di un alloggio».</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100819/pagina/08/pezzo/285042/">da il manifesto del 19 agosto 2010</a></p>
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		<title>Il Libano spaccato su diritti civili a palestinesi</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/06/il-libano-spaccato-su-diritti-civili-a-palestinesi/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 08:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>

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		<description><![CDATA[I partiti della destra cristiana contro emendanti alle leggi che oggi negano una esistenza dignitosa ai profughi. Roma, 16 giugno 2010, Nena News Continua nel Parlamento libanese il dibattito sulla proposta volta ad emendare le leggi che oggi negano diritti civili fondamentali ai circa 400mila profughi palestinesi che dal 1948 vivono nel Paese dei Cedri. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>I partiti della destra cristiana contro emendanti alle leggi che oggi negano una esistenza dignitosa ai profughi.</h4>
<p>Roma, 16 giugno 2010, <a href="http://www.nena-news.com/?p=1665">Nena News</a><br />
Continua nel Parlamento libanese il dibattito sulla proposta volta ad emendare le leggi che oggi negano diritti civili fondamentali ai circa 400mila profughi palestinesi che dal 1948 vivono nel Paese dei Cedri.</p>
<p>La stampa locale riferisce che ieri, alla seconda seduta sull’argomento dopo la prima tenuta a febbraio, il presidente del Parlamento, lo sciita Nabih Berri, ha fatto fatica a contenere le proteste e le urla di oppositori e sostenitori del miglioramento della condizione dei rifugiati palestinesi. In discussione ci sono la possibilità per i profughi di poter acquistare proprietà,  svolgere attività professionali, fare decine di lavori dai quali oggi sono preclusi.<br />
<span id="more-2773"></span><br />
Promotori degli emendamenti sono i deputati Walid Jumblatt,  Elie Aoun and Alaaeddine Terro che godono del sostegno dei sunniti di Mustaqbal (il partito del premier Saad Hariri) e degli sciiti dei movimenti Hezbollah e Amal. Contro si sono schierati i deputati cristiani della Corrente dei Liberi Patrioti (guidata dall’ex generale Michel Aoun, uno degli alleati di Hezbollah) e quelli della destra estrema cristiana di Forze Libanesi e Falange. I deputati cristiani chiedono che eventuali emendamenti alle leggi vigenti in materia vengano decisi con il «consenso nazionale» e non attraverso votazioni in Parlamento. Una richiesta che, se accolta, di fatto impedirebbe qualsiasi novità legislativa a favore dei profughi palestinesi.</p>
<p>Lo scontro in Parlamento riflette l’opposizione che da sempre i cristiani libanesi (e non solo loro) hanno nei confronti di qualsiasi possibilità di miglioramento della condizione dei profughi che, a loro avviso, potrebbe portare alla «naturalizzazione» dei palestinesi (che sono musulmani sunniti) e ad alterare l’attuale composizione demografica e confessionale del Paese dei Cedri dove oggi i cristiani non superano il 30% della popolazione (dato non ufficiale). Una posizione che gli attivisti dei diritti civili ritengono fondata, in realtà, su un «pregiudizio razzista» e, in ogni caso, insostenibile di fronte a quanto prevedono le leggi internazionali.</p>
<p>Da parte loro i palestinesi ribadiscono che il loro obiettivo era e rimane quello di tornare nella loro terra d’origine sulla base della Risoluzione 194 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e assicurano di non puntare a diventare residenti permanenti o cittadini libanesi. Allo stesso tempo chiedono il miglioramento delle loro condizioni di vita «in attesa della attuazione della 194».</p>
<p>I palestinesi sono stati largamente coinvolti nella guerra civile che ha devastato il Libano tra il 1975 e il 1990 e vittime di massacri che hanno fatto migliaia di vittime. (red) Nena News</p>
<p>Vedi anche altri articoli su Nena &#8211; News:<br />
<a href="http://www.nena-news.com/?p=1660">GAZA: DAL LIBANO NAVE DI DONNE CONTRO BLOCCO</a><br />
<a href="http://www.nena-news.com/?p=742">NAKBA;PROFUGHI IN LIBANO:”NON RINUNCIAMO A DIRITTO RITORNO”</a><br />
<a href="http://www.nena-news.com/?p=597">LIBANO, SLEIMAN RIBADISCE LEGALITA’ ARMI HEZBOLLAH</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F06%2Fil-libano-spaccato-su-diritti-civili-a-palestinesi%2F&amp;title=Il%20Libano%20spaccato%20su%20diritti%20civili%20a%20palestinesi" id="wpa2a_16"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Israele viola la sovranità e umilia il Libano</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/01/prima-di-partire-il-gen-graziano-unifil-accusa-israele-di-violare-la-sovranita-e-umiliare-il-libano/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 15:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[UNIFIL]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima di partire, il Gen. Graziano (UNIFIL) accusa Israele di violare la sovranità e umiliare il Libano di Leila Mazboudi * Prima di rientrare nel suo paese il comandante della Forza d’interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) ha criticato Israele, accusandolo di violare le risoluzioni delle Nazioni Unite e di umiliare i Libanesi. Parlando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><strong><span style="color: #333300;">Prima di partire, il Gen. Graziano (UNIFIL) accusa Israele di violare la sovranità e umiliare il Libano</span></strong></h3>
<p><strong>di                      Leila Mazboudi *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prima di rientrare nel suo paese il comandante della Forza                        d’interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL)                        ha criticato Israele, accusandolo di violare le risoluzioni                        delle Nazioni Unite e di umiliare i Libanesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlando ai microfoni della radio militare israeliana il                        gen. Claudio Graziano ha denunciato: “gli sconfinamenti                        dei caccia israeliani nello spazio aereo libanese ledono                        la credibilità delle forze dell’UNIFIL e infliggono                        un’umiliazione ai Libanesi”. “benchè                        l’esercito israeliano consideri questi voli una tappa                        necessaria per impedire il traffico d’armi e mirino                        a raccogliere informazioni, costituiscono una violazione                        della sovranità dello Stato e perfino un’umiliazione                        per il Libano”, ha insistito il generale italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1127"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Graziano ha negato le illazioni israeliane relative a Hezbollah                        e ha dichiarato che “per tutti gli anni precedenti                        non c’è stato contrabbando d’armi verso                        il sud” del Libano. Ha anche sottolineato che “in                        questi ultimi anni non ci sono neanche mai stati scontri                        tra le forze internazionali e Hezbollah”.</p>
<p style="text-align: justify;">Graziano ha fatto appello ad Israele di ritirarsi dalla                        parte nord del villaggio di Ghajar, accusandolo di “violare                        attualmente le risoluzioni delle Nazioni Unite con il rifiuto                        dell’accordo che esse hanno pattuito con il Libano”.</p>
<p style="text-align: justify;">Graziano terminerà il suo mandato il 28 gennaio                        prossimo e gli succederà il generale spagnolo Alberto                        Asarta Cuevas.</p>
<p style="text-align: justify;">Il generale italiano ha smentito a più riprese le                        accuse israeliane ad Hezbollah sul traffico d’armi,                        attirandosi gli strali dei responsabili israeliani che hanno                        fatto di tutto per impedire la sua riconferma alla testa                        dell’UNIFIL.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sa che le accuse israeliane non sono mai state suffragate                        né dimostrate dalla benché minima prova.</p>
<p><em>Fonte : Al-Manar</em></p>
<p><em>* CAPJPO-EuroPalestine.org</em></p>
<p><em><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Gennaio10/27-01-10GrazianoUnifil.htm">da Forum Palestina</a><br />
</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F01%2Fprima-di-partire-il-gen-graziano-unifil-accusa-israele-di-violare-la-sovranita-e-umiliare-il-libano%2F&amp;title=Israele%20viola%20la%20sovranit%C3%A0%20e%20umilia%20il%20Libano" id="wpa2a_18"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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