Un’iniziativa della Rete Internazionale per la Resistenza popolare nonviolenta:
Venerdì 19 marzo iniziative locali e internazionali contro il divieto israeliano
La mattina del 15 marzo 2010 le autorità militari israeliane hanno dichiarato “zone militari chiuse” i villaggi di Bil’in e Nil’in ogni venerdì, dalle 8 del mattino alle 8 di sera, per un periodo di sei mesi. Continue reading
La settimana scorsa mentre guidavo per andare alla prigione militare di Ofer, nella West Bank, per presenziare a un’udienza di Abdallah Abu Rahma di Bili’in, mi è venuto da pensare che la maggior parte della gente che è passata accanto a queste enormi pareti nel fare la spola verso Gerusalemme non si era mai resa conto di stare guidando accanto a una prigione. La qual cosa, a dire il vero non mi sorprende se si considera il paesaggio di cemento della West Bank.
Risolvi il quiz da solo e osserva come si fa: Quale di queste foto rappresenta una prigione militare nei Territori Occupati?
Qual’è le prigione militare? In alto a sinistra: Muro e torre di guardia attorno a Ramallah. In alto a destra: Muro e torre di guardia attorno a Bethelehem. In basso a destra: Muro e torre di guardia attorno a Qalqilya. In basso a sinistra: Prigione Militare di Ofer.
La Prigione Militare di Ofer si trova sull’autostrada 443 per Gerusalemme. La 443 passa attraverso la West Bank ed ha il famigerato nome di “Strada dell’Apartheid”, in quanto in suo utilizzo è vietato ai palestinesi. Sfortunatamente questa è solo una delle tante strade nella West Bank il cui percorso è riservato ai soli israeliani.
Uscendo da Gerusalemme, la strada 443 si dirige a nord-est attraverso la West Bank. I muri servono per prevenire gli attacchi sulla strada. Essi impediscono pure ai palestinesi di avere un facile accesso all’altra parte del villaggio e inoltre, penso che soprattutto questo risparmi gli israeliani dal dover vedere la nostra gente il cui territorio stiamo attraversando.
Blocco sulla strada 443. Ai palestinesi viene impedito l’accesso alla strada 443 da mucchi di detriti, come si può vedere sopra, da porte chiuse a chiave o da blocchi di cemento. La ragione è quella della sicurezza. L’esercito afferma che permettere che i palestinesi possano accedere alla strada (sulla loro terra) è un rischio per la sicurezza degli israeliani che percorrono quella strada.
La strada 443 alla periferia di Gerusalemme. Le case palestinesi sono visibili proprio al di sopra del muro dipinto.
Giù un pezzo di muro a Bilin, la resistenza modello compie cinque anni
di Michele Giorgio I pacifisti abbattono una parte della barriera. Per bloccare il corteo l’esercito israeliano usa anche idranti spara-liquami
Sono arrivati da ogni angolo della Cisgiordania, da Israele e dall’estero gli oltre 1.500 attivisti che ieri a Bilin hanno festeggiato i cinque anni della lotta del villaggio palestinese divenuto il simbolo della resistenza popolare contro il muro israeliano. Una folla colorata che si è unita agli abitanti del villaggio per ribadire che la battaglia per ottenere lo smantellamento della barriera che ha tagliato fuori Bilin da buona parte dei suoi terreni agricoli continuerà. Continue reading
Con mezzo governo Berlusconi è andato in Israele per fare affari e per promettere che non ne farà più col nemico iraniano. Diligentemente è andato a visitare il museo della Shoah, scrivendo un’apposita frase che attesta il suo orrore per quella ignominia. Poi dall’hotel King David dove con il suo seguito occupava una “suite regale” con altre 170 stanze e vestiva un accappatoio bianco con su scritto a lettere d’oro “Silvio Berlusconi”, si è spostato alla Knesset per dire che Israele è la migliore democrazia del mondo e che bene ha fatto a punire i palestinesi con l’operazione “Piombo fuso” e con il massacro di Gaza, nonostante la condanna ufficiale dell’ONU da cui l’Italia del resto già si era dissociata votando contro di essa.
Berlusconi: «Giusta la reazione di Israele contro Gaza». Poi incontra Abu Mazen a Betlemme ma non si accorge della barriera dell’apartheid. La palestinese Hanan Ashrawi: scandaloso, prenda ripetizioni di storia
I galloni di alleato più fedele di Israele Silvio Berlusconi non se li è guadagnati ieri mattina alla Knesset, dove ha attaccato il rapporto del giudice dell’Onu Richard Goldstone che ha indagato sulla devastante offensiva israeliana «Piombo fuso» di un anno fa a Gaza in cui sono stati uccisi 1.400 palestinesi, tra i quali centinaia di civili. Non se li è guadagnati accusando la conferenza internazionale «Durban II» di voler «sanzionare Israele con intollerabili accuse di razzismo e di violenza». Quei gradi Berlusconi li ha ottenuti ieri pomeriggio a Betlemme quando, con la bandierina di Israele appuntata sul bavero della giacca, ha penosamente affermato di non aver visto il muro di cemento armato costruito dalle forze armate israeliane intorno alla città palestinese.
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attuato ieri una liquidazione totale delle speranze di pace in Terra Santa. Una pesantissima banalizzazione del processo di pace e un’irrisione delle Nazioni Unite che rischiano di trascinare l’Italia fuori dal consesso dei Paesi e delle Istituzioni internazionali che tessono da anni il faticoso cammino della pace.
Berlusconi “non si accorge” del Muro di segregazione sui Territori Palestinesi
Era intento a studiare i suoi appunti e a ”riordinare in testa le idee” in vista dell’incontro con il presidente dell’Anp Abu Mazen. E cosi’, dalla sua auto, non ha notato il muro costruito da Israele in Cisgiordania al confine con i territori. Il premier Silvio Berlusconi si e’ giustificato cosi’, al termine dell’incontro con Abu Mazen, rispondendo, in conferenza stampa, ad una domanda su quale effetto gli avesse fatto vedere il muro voluto da Israele.
”Non me ne sono accorto – ha detto – in quanto stavo prendendo appunti sulle cose che avrei dovuto dire al presidente. So di deluderla – si e’ rivolto Berlusconi al giornalista che gli aveva posto la domanda – e me ne scuso”. (Fonte ANSA)
Sabah Haider è stata nella West Bank per dieci giorni durante il periodo di Natale e di Capodanno 2010 per insegnare a realizzare film a un centinaio di ragazzi dell’orfanotrofio SOS Village a Betlemme. Qui ci sono alcuni delle foto che lei ha scattato a Betlemme, Gerusalemme, Hebron e Nablus.
Gennaio 2010, di Sabah Haider
Le immagini fanno luce sulla incessante condizione dei palestinesi nei territori occupati, poiché la barriera che separa Israele dalla West Bank continua a crescere. Il muro è drammaticamente più grande e più lungo del muro di Berlino ed è stato definito illegale dalla Corte di Giustizia Internazionale nel 2004, che ha dichiarato che esso viola la legge internazionale e deve essere rimosso. Graffiti di protesta internazionali, in tutte le lingue, coprono il lato della West Bank del muro.
Un tour alternativo di 9 giorni – 8 notti
da sabato 30 ottobre a domenica 7 novembre 2010
Un viaggio in una terra contesa, complessa e discussa, ma ancora magnifica, affascinante e magica. Visiteremo alcune delle principali città palestinesi incominciando da Gerusalemme, luogo simbolo delle tre religioni monoteiste. Ci inoltreremo nei vicoli della Città Vecchia e nei [...]
Giovedì 29 luglio – ore 21,30
nell’ambito di ARCIpelago | Estate Resistente 2010
Corso Valdocco 4/a Torino
“PALESTINA: L’INFORMAZIONE È CORRETTA?”
Videoproiezione a cura di Arci ed associazione FluxLab in collaborazione con Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese di Torino
ARCI Torino www.arcitorino.it
Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà
www.museodiffusotorino.it