mag
9
2010
Roma, 01 maggio 2010 (Nena-News)
L’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) chiede attenzione sulla situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane e si rivolge agli “attivisti e ai sostenitori della libertà in tutto il mondo” perché siano fatte pressioni per un miglioramento delle condizioni di detenzione. Continue reading
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apr
22
2010
di ‘Abd el-Ghani ash-Shami
Un nuovo rapporto pubblicato dall’ex prigioniero e ricercatore specializzato sulle questioni dei detenuti palestinesi ‘Abd al-Naser Farwana spiega che gli occupanti israeliani, dal 1967, hanno arrestato circa 750.000 palestinesi di ogni parte della Palestina, tra cui circa 12.000 donne e decine di migliaia di ragazzini.
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mar
11
2010
Foto quiz: puoi individuare la prigione militare?
Relazione sulla lotta per i diritti umani in Israele e in Palestina
di Amir Terkelda
theonlydemocracy
La settimana scorsa mentre guidavo per andare alla prigione militare di Ofer, nella West Bank, per presenziare a un’udienza di Abdallah Abu Rahma di Bili’in, mi è venuto da pensare che la maggior parte della gente che è passata accanto a queste enormi pareti nel fare la spola verso Gerusalemme non si era mai resa conto di stare guidando accanto a una prigione. La qual cosa, a dire il vero non mi sorprende se si considera il paesaggio di cemento della West Bank.
Risolvi il quiz da solo e osserva come si fa: Quale di queste foto rappresenta una prigione militare nei Territori Occupati?

Qual’è le prigione militare? In alto a sinistra: Muro e torre di guardia attorno a Ramallah. In alto a destra: Muro e torre di guardia attorno a Bethelehem. In basso a destra: Muro e torre di guardia attorno a Qalqilya. In basso a sinistra: Prigione Militare di Ofer.

La Prigione Militare di Ofer si trova sull’autostrada 443 per Gerusalemme. La 443 passa attraverso la West Bank ed ha il famigerato nome di “Strada dell’Apartheid”, in quanto in suo utilizzo è vietato ai palestinesi. Sfortunatamente questa è solo una delle tante strade nella West Bank il cui percorso è riservato ai soli israeliani.

Uscendo da Gerusalemme, la strada 443 si dirige a nord-est attraverso la West Bank. I muri servono per prevenire gli attacchi sulla strada. Essi impediscono pure ai palestinesi di avere un facile accesso all’altra parte del villaggio e inoltre, penso che soprattutto questo risparmi gli israeliani dal dover vedere la nostra gente il cui territorio stiamo attraversando.

Blocco sulla strada 443. Ai palestinesi viene impedito l’accesso alla strada 443 da mucchi di detriti, come si può vedere sopra, da porte chiuse a chiave o da blocchi di cemento. La ragione è quella della sicurezza. L’esercito afferma che permettere che i palestinesi possano accedere alla strada (sulla loro terra) è un rischio per la sicurezza degli israeliani che percorrono quella strada.

La strada 443 alla periferia di Gerusalemme. Le case palestinesi sono visibili proprio al di sopra del muro dipinto.
tradotto da Mariano Mingarelli
Associazione Amicizia Italo – Palestinese
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feb
3
2010
Le famiglie di Gaza lottano per poter fare visita ai loro parenti nelle carceri israeliane
di Rami Almeghari
da Electronic Intifada del 25 gennaio 2010
Umm Faris Baroud del campo profughi di Shati nella parte occidentale di Gaza City, ogni lunedì si alza presto con la speranza che le sarà permesso di visitare suo figlio Faris, che sta scontando una condanna a vita in uno dei carceri di Israele.
Con le ginocchia malandate e la schiena curva, Umm Faris, con i suoi 88 anni, si era mossa lentamente quando era venuta a darci il benvenuto nella sua modesta casa.
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gen
23
2010
Il 7 gennaio 2010, dei soldati imprigionarono Musab Musa Raba’i dopo aver aggredito lui e i componenti della sua famiglia mentre stavano obbedendo all’ordine dei militari di allontanare le loro greggi dalla terra di proprietà della loro famiglia.
Gli stessi otto soldati che avevano arrestato Raba’i ed aggredito la sua famiglia, lo portarono in una base militare nei pressi della colonia di Suseya. Per quattro ore, i militari lo percossero nella schiena, in faccia e lo sbatterono contro le pareti. I soldati gli posero domande sui suoi fratelli. Raba’i si rifiutò di fornire qualsiasi informazione e si rifiutò di parlare in ebraico con loro, tanto che se ne andarono su tutte le furie. I soldati gli raccontarono che si sarebbero recati a casa sua nei prossimi giorni e avrebbero picchiato e ucciso lui e i suoi fratelli. Cercarono di costringerlo a dire che loro erano i migliori soldati nell’IDF (Israeli Defence Forces) e lo percossero quando egli si rifiutò.
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gen
17
2010
Premesso che tutti i palestinesi attuano la resistenza non violenta per il fatto stesso di vivere sotto occupazione sopportando abusi disumani con dignità e a testa alta ormai da oltre 60 anni, qui di seguito un’intervista a Neve Gordon sulle forme organizzate di resistenza non violenta palestinese e sui mezzi “leciti” con cui Israele le reprimere.
Schiacciare la protesta pacifica dei palestinesi
di Neve Gordon
The Guardian, 23 dicembre 2009
Mi è stato spesso domandato perché i palestinesi non avessero mai sviluppato un movimento pacifista come l’israeliano Peace Now.
È un quesito in sé problematico, fondato su numerose assunzioni erronee, come la nozione che vi sia una simmetria tra le due parti (palestinese e israeliana) e che Peace Now rappresenti un movimento politicamente efficace. Ma la più importante è la falsa supposizione che i palestinesi abbiano fallito a creare un movimento popolare pacifista.
Nel settembre del 1967 – tre mesi dopo la guerra decisiva nella quale la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme Est furono occupate – i leader palestinesi decisero di lanciare una campagna contro l’introduzione di nuovi libri di testo israeliani nelle scuole palestinesi. Questo movimento non diede vita ad attacchi terroristici, come la letteratura dominante circa l’opposizione palestinese può portare a credere, ma i dissidenti palestinesi adottarono piuttosto delle metodologie ispirate a Mahatma Gandhi e si mobilitarono attraverso uno sciopero generale della scuola: gli insegnanti non andarono a lavorare, i bambini protestarono per le strade contro l’occupazione, e molti commercianti tenettero chiusi i propri negozi.
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