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	<title>Palestina Libera &#187; Prigionieri</title>
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		<title>Prigionieri palestinesi: lettera da inviare al primo ministro Netanyahu</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 23:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appello di Addameer, organizzazione palestinese per i diritti dei prigionieri Riportiamo la lettera che l’associazione palestinese per la difesa dei detenuti nelle carceri israeliane chiede di inviare al primo ministro israeliano Netanyahu e alle ambasciate israeliane dei propri Paesi. L’obiettivo è fare pressione sulle autorità d’Israele affinché migliorino le condizioni di vita nelle carceri. Vedi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Appello di Addameer, organizzazione palestinese per i diritti dei prigionieri</h4>
<p>Riportiamo la lettera che l’associazione palestinese per la difesa dei detenuti nelle carceri israeliane chiede di inviare al primo ministro israeliano Netanyahu e alle ambasciate israeliane dei propri Paesi. L’obiettivo è fare pressione sulle autorità d’Israele affinché migliorino le condizioni di vita nelle carceri. </p>
<p><a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3191-prigionieri-palestinesi-lettera-da-inviare-al-primo-ministro-netanyahu">Vedi su Alternative Information Center</a></p>
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		<title>Tribunali militari israeliani: anche i palestinesi maggiorenni a 18 anni</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 23:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Palestinesi maggiorenni a 18 anni. Dopo anni di violazioni, l’esercito israeliano ha emesso un’ordinanza che sposta l’età per poter giudicare un minore in un tribunale militare da 15 a 18 anni. La nuova legislazione sarà valida in Giudea e Samaria, ovvero in Cisgiordania. di Emma Mancini, Alternative Information Center (AIC) del 5 ottobre 2011 Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Palestinesi maggiorenni a 18 anni. Dopo anni di violazioni, l’esercito israeliano ha emesso un’ordinanza che sposta l’età per poter giudicare un minore in un tribunale militare da 15 a 18 anni. La nuova legislazione sarà valida in Giudea e Samaria, ovvero in Cisgiordania.</h4>
<p>di Emma Mancini, <a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3192-tribunali-militari-israeliani-anche-i-palestinesi-maggiorenni-a-18-anni">Alternative Information Center (AIC) del 5 ottobre 2011</a><br />
Come ha spiegato un portavoce dell’IDF, da lunedì 3 ottobre i tribunali militari considereranno “minori” tutti coloro che non avranno raggiunto i 18 anni di età. Un importante vittoria per le tante organizzazioni israeliane, palestinesi e internazionali che da anni si battono per il riconoscimento di un diritto basilare dei bambini residenti in Cisgiordania. E che potrebbe segnare un significativo cambiamento nel trattamento dei minori palestinesi, vittime della precedente normativa che discriminava palesemente i palestinesi dagli israeliani: nello Stato di Israele minore è sempre stato considerato chi non ha raggiunto i 18 anni di età.<br />
<span id="more-5268"></span><br />
Nel 2009, una corte militare aveva stabilito che nelle regioni della Giudea e della Samaria (Cisgiordania, ndr) andava applicata una speciale regola: un minore poteva essere arrestato e indagato per un reato penale a partire dai 15 anni di età. Ciò si traduceva per il giudice militare nella possibilità di trascinare in un tribunale un bambino considerandolo come un adulto: le procedure legali previste non differivano da quelle applicate ai maggiorenni, così come il trattamento riservato nelle carceri.</p>
<p>La nuova normativa segna un’importante svolta nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani dei bambini: da oggi in Cisgiordania, in caso di reato penale, chi non avrà raggiunto i 18 anni di età sarà giudicato dai tribunali minorili, non dovrà pagare le spese legali, potrà essere assistito da avvocati dei servizi sociali e durante gli interrogatori potrà essere accompagnato dai genitori. Inoltre, l’IDF ha specificato che i minori di 18 anni giudicati responsabili di un qualche crimine penale saranno detenuti in carceri diverse da quelle per prigionieri adulti.</p>
<p>Plaudono alla normativa le associazioni per i diritti umani, da anni impegnate in battaglie per porre fine alla discriminazione tra bambini residenti in Israele e bambini residenti nei Territori Occupati, dove circa 700 minori ogni anno finiscono davanti ad una corte penale, in genere con l’accusa di aver tirato sassi.</p>
<p>Secondo i dati forniti dall’associazione DCI – Defence for Children International (Palestine Section), in media i bambini detenuti ogni mese nelle carceri israeliani oscillano tra i 300 e i 340, di cui una decina circa in detenzione amministrativa (senza l’accusa di aver concretamente commesso un crimine, vengono incarcerati per “ragioni di sicurezza” perché potenzialmente pericolosi). Per circa il 70% dei bambini, la detenzione dura dai 6 mesi ad un anno, il 14,6% resta invece dietro le sbarre per oltre tre anni (dati DCI 2008).</p>
<p>“Accogliamo positivamente la nuova normativa – ha detto al quotidiano israeliano Ha’aretz Naama Baumgarten-Sharon, ricercatore dell’organizzazione israeliana B’Tselem – ma la situazione resta problematica perché la legge militare non protegge ancora in maniera appropriata i minori. Non esistono ancora procedure speciali per l’arresto di bambini”. L’esercito israeliano è infatti solito procedere agli arresti di minori durante la notte, strappandoli dai loro letti, senza informarne prima la famiglia e impedendo ai genitori di accompagnare il figlio in carcere.</p>
<p>“La modifica riguardante la possibilità per il minore di incontrare un avvocato prima dell’interrogatorio non è abbastanza perché non è possibile accertare se il minore parlerà effettivamente con un legale prima di rispondere alle domande della polizia – ha continuato Baumgarten-Sharon – Il bambino dovrebbe avere il contatto di un avvocato con sé e non so davvero quanti minori girino con il numero di un legale nelle tasche”.</p>
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		<title>Il significato dello scambio di prigionieri</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/il-significato-dello-scambio-di-prigionieri/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 22:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In cambio del soldato israeliano ventiquattrenne Ghilad Shalit, verranno rilasciati più di mille prigionieri palestinesi. Una vittoria per Hamas, ma soprattutto per il governo Netanyahu di Giorgia Grifoni Betlemme (Cisgiordania), 12 ottobre 2011, Nena News “Un risultato nazionale”. Così il leader di Hamas Khaled Meshaal ha descritto lo storico accordo che il movimento per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>In cambio del soldato israeliano ventiquattrenne Ghilad Shalit, verranno rilasciati più di mille prigionieri palestinesi. Una vittoria per Hamas, ma soprattutto per il governo Netanyahu</h4>
<h5>di Giorgia Grifoni</h5>
<p>Betlemme (Cisgiordania), 12 ottobre 2011,<a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13466"> Nena News</a><br />
“Un risultato nazionale”. Così il leader di Hamas Khaled Meshaal ha descritto lo storico accordo che il movimento per la resistenza islamica ha raggiunto con il governo Netanyahu: un israeliano per 1027 palestinesi. Sembrerà paradossale, ma è questo il valore dato ai prigionieri palestinesi. Come nel 1985, quando un migliaio di detenuti, tra cui il fondatore di Hamas -lo sceicco Ahmed Yassin, vennero liberati in cambio di tre soldati israeliani catturati dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Non va meglio per i libanesi: 199 prigionieri morti e 5 vivi vennero rilasciati nel 2008 a Naqura contro le salme dei due militari israeliani rapiti da Hezbollah nel 2006.</p>
<p><span id="more-5260"></span>Sono prigionieri politici, ma Israele li chiama “detenuti di sicurezza” perché non riconosce l’occupazione dei territori palestinesi . Sono catturati in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est, ma per la maggior parte sono incarcerati all’interno della Linea Verde, fatto che già di per sé costituisce una violazione della Quarta Convenzione Internazionale di Ginevra che sancisce il diritto dei prigionieri a rimanere nel territorio occupato. Si stima che siano oltre 6.000 i prigionieri palestinesi detenuti da Israele e che almeno 1/5 degli abitanti dei territori occupati abbiano almeno transitato per le carceri israeliane. Circa 200 di loro sarebbero in “detenzione amministrativa”, soggetti alle autorità militari israeliane per tutta la durata della loro detenzione. Sono quelli senza capi d’imputazione né processi in corso: l’esercito decide di imprigionarli preventivamente per sei mesi, e ha il potere di estenderne il periodo di reclusione senza dover passare per un giudice. Per la legge internazionale, la detenzione amministrativa è applicabile solo in alcuni rari casi che concernono la sicurezza nazionale e i segreti di stato: per Israele, ovviamente, tutto concerne la sicurezza nazionale.</p>
<p>Non sono solo adulti, i detenuti. Circa 6.700 ragazzi tra i 12 e i 18 anni sono stati arrestati dalle autorità israeliane tra il 2000 e il 2009, in netta violazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Nel 2010 erano 280 sparsi tra le carceri dello Stato ebraico e dei Territori occupati: sei di loro sono in detenzione amministrativa. Il numero delle donne palestinesi imprigionate ammontava invece a 36 all’inizio del 2011.</p>
<p>Secondo l’accordo firmato ieri al Cairo da Hamas e dal governo israeliano, tutte le donne e tutti bambini saranno liberati, assieme ai detenuti più vecchi e malati. La liberazione procederà per gradi: in una prima fase-si parla di una settimana a partire da ieri- 450 prigionieri saranno scarcerati assieme a Gilad Shalit, il soldato catturato nel 2006 da un commando palestinese vicino al valico di Kerem Shalom, nella Striscia di Gaza. Il resto di loro vedrà la libertà solo dopo un paio di mesi. Yoram Cohen, capo del Servizio di Sicurezza Interna (Shin Bet), ha spiegato nei dettagli la sorte dei prigionieri che saranno liberati nel primo gruppo: 203 di loro sono destinati all’esilio in mete ancora sconosciute, 110 torneranno alle loro case in Cisgiordania e a Gerusalemme est e 131 rientreranno a Gaza. Tra i prigionieri, ci saranno anche sei arabi israeliani. Non ci saranno però i prigionieri politici più cruciali: l’attivista politico Marwan Barghouthi, accusato di essere stato la mente della Seconda Intifada,e Ahmad Sa’dat, leader del Fplp incriminato per gli attentati compiuti dal suo movimento. Entrambi sono in prigione dal 2002.</p>
<p>Lo storico scambio di prigionieri non poteva avvenire in un momento migliore: per Hamas, per Netanyahu e anche per l’Egitto. E’ dal 2006 che i governi israeliani trattano con Hamas per la liberazione di Shalit: nel 2009 l’accordo era stato quasi raggiunto, ma saltò all’ultimo momento per l’irrigidimento di entrambe le posizioni sul numero dei prigionieri da liberare e sulla destinazione del loro rilascio. Anche allora, come ieri, in un primo momento si parlò della liberazione di Sa’dat e Barghouthi, voce in seguito smentita. Questa volta invece, entrambe le parti sembrano aver allentato la presa: Hamas l’ha spuntata sui nomi dei primi 450 prigionieri, mentre il restante sembra essere a scelta di Israele. Secondo il quotidiano Haaretz, i negoziatori israeliani avrebbero ridotto il numero di prigionieri con destinazione Gaza o estero rispetto a quelli che intendono rispedire in Cisgiordania, mentre Hamas avrebbe rinunciato a insistere sulla liberazione di alcuni prigionieri -di cui ancora non si sa il nome- che erano stati il punto fermo dei precedenti negoziati.</p>
<p>L’accordo firmato ieri e’ storico per Hamas: è riuscito a offuscare le recenti mosse diplomatiche del presidente palestinese Abu Mazen alle Nazioni Unite. L’iniziativa di settembre per l’adesione all’Onu dello Stato di Palestina, sembra ora essere passata in secondo piano. Eppure Hamas, nonostante la gloria di cui si tingerà per essere riuscito a far uscire di prigione più di mille palestinesi in una sola volta – una vittoria che distoglierà per un attimo lo sguardo dalle terribili condizioni in cui versa la Striscia di Gaza e magari ne rafforzerà il consenso in Cisgiordania – sembra aver ceduto troppo ai voleri israeliani. Troppi palestinesi in esilio, alcuni prigionieri abbandonati per strenua opposizione di Tel Aviv. Sembra che il movimento sia stato messo all’angolo: colpa di un momento in cui più di 400 detenuti palestinesi fanno lo sciopero della fame da sedici giorni interrogandosi sul perché Hamas non si unisca alla loro lotta?</p>
<p>Il padrone di casa, l’Egitto che ha ospitato e supervisionato le trattative, ne esce rafforzato. C’era chi lo definiva “fuori controllo” dopo la rivoluzione di gennaio: ha dimostrato di poter essere ancora il tramite tra israeliani e palestinesi nonostante il cambio di guardia, e soprattutto ha mostrato di voler essere un nuovo punto di riferimento nel “nuovo” Medio Oriente.<br />
Il poker d’assi l’ha fatto invece Netanyahu. Alle prese con una forte contestazione interna,esposto all’opinione pubblica mondiale per le violazioni commesse dal suo paese nei confronti dei palestinesi che chiedono un posto all’Onu, è riuscito ha portare a casa il militare più famoso del mondo, in barba a tutti quelli -compresi i genitori di Gilad Shalit – che lo accusavano di non fare abbastanza. Ora ha dalla sua la commozione di un intero paese, oltre ai crediti per non essersi sottomesso alle richieste di Hamas ma al contrario, di essere uscito vincitore da questi negoziati. E a questi punti vanno ad aggiungersi quelli conquistati tra i coloni e gli ortodossi per aver deciso di legalizzare gli avamposti ebraici – illegali persino per la legge israeliana- realizzati su terre private palestinesi in Cisgiordania. Se prossimamente dovesse persino sedersi al tavolo delle trattative con Abu Mazen, entrerebbe nell’Olimpo degli eroi israeliani.</p>
<p>Riuscire a liberare un migliaio di detenuti palestinesi scambiandoli con un israeliano solo è davvero un risultato nazionale: peccato che questo sia l’unico modo di restituire la libertà a un gran numero di persone che, senza di esso, non vedrebbero mai rispettati i propri diritti. Nena News</p>
<h3><a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13438">Incrocio di interessi dietro accordo Israele &#8211; Hamas</a></h3>
<h4>In cambio della scarcerazione di un migliaio di detenuti politici palestinesi, verra&#8217; liberato il caporale israeliano Ghilad Shalit. Invece rimarranno in prigione il leader di Fatah Marwan Barghouti e il segretario generale del Fronte Popolare Ahmed Sadat.</h4>
<p>da Nena News del 12 ottobre 2011</p>
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		<title>Accordo tra Hamas e Israele per la liberazione di 1027 prigionieri palestinesi in cambio di Shalit</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/accordo-tra-hamas-e-israele-per-la-liberazione-di-1027-prigionieri-palestinesi-in-cambio-di-shalit/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 01:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo due settimane di sciopero della fame dei prigionieri palestinesi, pare ci sia un accordo tra Hamas e Israele che porterà alla liberazione di 1027 prigionieri palestinesi in due momenti, 450 entro una settimana e 550 in due mesi. Si darà la precedenza ai prigionieri detenuti nelle carceri da più di 20 anni. Pare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Dopo due settimane di sciopero della fame dei prigionieri palestinesi, pare ci sia un accordo tra Hamas e Israele che porterà alla liberazione di 1027 prigionieri palestinesi in due momenti, 450 entro una settimana e 550 in due mesi. Si darà la precedenza ai prigionieri detenuti nelle carceri da più di 20 anni. Pare che dell&#8217;accordo di scambio non facciano parte Ahmad Sa&#8217;dat e Marwan Barghouti. Hamas libererà Shalit.</h4>
<h3>Hamas hails Palestinian prisoners deal</h3>
<h4>Khaled Meshaal says 1,027 prisoners to be released in exchange for Israeli soldier Gilad Shalit in Egypt-brokered deal.</h4>
<p><a href="http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2011/10/20111011175925656823.html?utm_content=automateplus&amp;utm_campaign=Trial6&amp;utm_source=SocialFlow&amp;utm_term=tweets&amp;utm_medium=MasterAccount">da Al Jazeera dell&#8217;11 ottobre 2011</a></p>
<p>Khaled Meshaal, the leader of Hamas, has said that more than 1,000 Palestinian prisoners in Israeli prisons will be released in exchange for the captured Israeli soldier Gilad Shalit.</p>
<p>Hamas reached a deal with Israel on Tuesday for the release 1,027 prisoners in exchange for Shalit, who was captured in 2006 and has since been held in the Gaza Strip, Meshaal said in a televised address.</p>
<p><span id="more-5251"></span>&#8220;This is a national achievement that we should be proud of,&#8221; said Meshaal who was speaking from Damascus, the Syrian capital.</p>
<p>The Israeli Cabinet approved the prisoner swap after a stormy late-night meeting, with 26 ministers voting in favour and three opposing it.</p>
<p>In Gaza, thousands poured out onto the streets in Jabaliya where celebratory gunfire and car horns could be heard all around, Al Jazeera&#8217;s Nicole Johnston said.</p>
<p>&#8220;It&#8217;s really important to remember that the first part of the siege on Gaza really started after the capture of Gilad Shalit and intensified after Hamas won the elections and took power in Gaza,&#8221; Johnston said.</p>
<p>&#8220;The people in Gaza have had very much to bear the brunt of the capture of Shalit with a five-year-long siege, which means they haven&#8217;t been let out of Gaza, exports and imports have been severely restricted, and for some time hardly anything was allowed in.&#8221;</p>
<p>Procedural logistics</p>
<p>Meshaal said the detainees, among them 27 women, will be freed in two phases: the first phase will see the release of 450 &#8220;in one week&#8221; and in the second phase another 550 will be freed &#8220;in two months&#8221;.</p>
<p>The list of 1,027 includes 315 prisoners who have been sentenced to life, the result of negotiators giving &#8220;priority to those who have spent over 20 years&#8221; in jail, he said.</p>
<p>&#8220;We were very keen for this deal to include prisoners from across different categories, from different age groups and from the West Bank and Gaza, from Jerusalem and the Golan [Heights].&#8221;</p>
<p>He also stressed that the deal reflected the unity of the Palestinian people, and vowed to fight until &#8220;the day all Palestinians imprisoned in Israel are freed.</p>
<p>Two high-profile prisoners &#8212; Marwan Barghouti, the influential Fatah leader, and Ahmed Sa&#8217;adat, head of the Popular Front for the Liberation of Palestine &#8212; will not be released as part of the swap deal, Yoram Cohen, the head of Israel&#8217;s Shin Bet intelligence service, said.</p>
<p>Egyptian mediation</p>
<p>Meshaal&#8217;s address came soon after that of Binyamin Netanyahu, the Israeli prime minister, in which he said &#8220;Our son will be home in the coming days,&#8221; in reference to Shalit.</p>
<p>Negotiations were initiated in Cairo on Thursday under the mediation of Egyptian security and intelligence officials, and an agreement was signed earlier on Tuesday, Netanyahu said.</p>
<p>Later in a tweet, Netanyahu thanked &#8220;the Egyptian government and its security forces for their role in mediation and concluding the deal&#8221;.</p>
<p>Meshaal, the Hamas chief, also thanked Egypt, as well as Qatar, Turkey, Syria and Germany which he said had all been involved in the negotiations.</p>
<p>Egypt is lapping up all the credit and praise, at a time where the interim ruling military council has been facing much criticism from its public, Al Jazeera&#8217;s Sherine Tadros reported from Cairo.</p>
<p>Israel had made previous attempts to free Shalit through a prisoner swap with Hamas, but talks became bogged down over disagreements about who Israel might free, with both sides blaming one another.</p>
<p>&#8220;In previous times when we felt very close to a Shalit deal &#8211; especially a year ago when I was in fact in Gaza &#8211; the major sticking point was that the Palestinians felt it was the Egyptians who had faltered on what they offered Israelis,&#8221; our correspondent said.</p>
<p>&#8220;But the Arab Spring in Egypt has changed dynamics to a point where both the sides felt they could deal with the Egyptians.&#8221;</p>
<p>The authorities in Cairo knew how important it was for them to have this kind of trust, and they could expect to make a lot of political capital out of the deal, she added.</p>
<p>&#8216;Unifying moment&#8217;</p>
<p>Reporting from Jerusalem, Al Jazeera&#8217;s Cal Perry said both Meshaal and Netanyahu had said &#8220;oddly similar things&#8221;.</p>
<p>&#8220;They both said that this deal was a unifying moment, both claiming a victory in their own right.&#8221;</p>
<p>The swap deal comes at a pragmatic time for Netanyahu, who is struggling with his country&#8217;s deteriorating relations with Cairo, our correspondent said.</p>
<p>Secondly, as prime minister of a country where military service is mandatory, Netanyahu had been under immense pressure from the Shalit family to secure his release, he added.</p>
<p>&#8220;Every Israeli rallies around the armed forces here and nationally it&#8217;s a huge issue &#8211; Shalit, the man himself, has become the issue.&#8221;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Faccordo-tra-hamas-e-israele-per-la-liberazione-di-1027-prigionieri-palestinesi-in-cambio-di-shalit%2F&amp;title=Accordo%20tra%20Hamas%20e%20Israele%20per%20la%20liberazione%20di%201027%20prigionieri%20palestinesi%20in%20cambio%20di%20Shalit" id="wpa2a_8"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Aumenta la protesta dei prigionieri e il sostegno dall&#8217;esterno. Gravi le condizioni di Ahmad Sa&#8217;adat</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 00:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<description><![CDATA[Prigionieri palestinesi: a rischio la salute di Ahmad Sa&#8217;dat Nel quindicesimo giorno di protesta, 420 nuovi prigionieri si sono uniti allo sciopero della fame. Tra strategie da adottare e solidarietà, è allarme per lo stato di salute di Ahmad Sa&#8217;dat, segretario del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in isolamento dal 2009 Di GIORGIA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Prigionieri palestinesi: a rischio la salute di Ahmad Sa&#8217;dat</h3>
<h4>Nel quindicesimo giorno di protesta, 420 nuovi prigionieri si sono uniti allo sciopero della fame. Tra strategie da adottare e solidarietà, è allarme per lo stato di salute di Ahmad Sa&#8217;dat, segretario del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in isolamento dal 2009</h4>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/-nTCgV2Llywk/TpTEd67elFI/AAAAAAAABXU/O04E6fETobg/s800/ahmed_saadat.jpg" alt="" width="640" height="398" /></p>
<p>Di GIORGIA GRIFONI, Betlemme (Cisgiordania), 11 ottobre 2011, <a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13420">Nena News</a><br />
La protesta non si fermerà fino a quando i carcerati non avranno raggiunto tutti gli obiettivi che si sono prefissi due settimane fa. E’ quanto ha riportato oggi il quotidiano al-Ayyam, citando anche una dichiarazione del ministro palestinese per gli affari dei prigionieri, Issa Qaraqei secondo cui 420 detenuti della prigione di Gilbou si sarebbero uniti allo sciopero della fame iniziato il 27 settembre scorso.<span id="more-5241"></span> Sempre secondo il quotidiano di Ramallah, anche i detenuti appartenenti ad Hamas potrebbero unirsi alla protesta per far pressione in favore dei loro compagni che sono in isolamento. Perché i membri di Hamas non abbiano ancora formalmente aderito allo sciopero della fame, è fonte di sconcerto tra gli altri detenuti. In un’intervista rilasciata a Radio Voce della Palestina, Feras Qadura , leader del club degli ex-prigionieri politici palestinesi si è detto allibito per il comportamento di Hamas. “Stanno esitando. E io credo –ha affermato Qadura- che non ci sia posto per l’esitazione ora. L’impatto dello sciopero sarebbe molto più forte se Hamas e la Jihad Islamica partecipassero”.</p>
<p>Secondo Qaraqei, la protesta si starebbe intensificando e i prigionieri starebbero minacciando di eliminare persino l’acqua, l’unica fonte di sostentamento disponibile dopo che l’amministrazione carceraria israeliana li ha privati di succhi, latte e sale per proteggere lo stomaco dagli effetti del digiuno. Già qualche giorno fa alcune associazioni per i diritti umani avevano lanciato un allarme per le condizioni di salute in cui potrebbero versare gli scioperanti: allarme a cui la portavoce dell’amministrazione carceraria israeliana Sivan Weizmann ha risposto ieri con una rassicurazione sul buono stato di salute dei prigionieri.</p>
<p>Si teme soprattutto per Ahmad Sa’dat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, uno dei 50 detenuti ad aver dato inizio allo sciopero il 27 settembre. L’organizzazione palestinese per il supporto e i diritti dei prigionieri “Addameer” ha lanciato ieri un appello in favore di Sa’dat perché venga ricoverato subito in ospedale e la Croce rossa internazionale possa visitarlo in prigione. Alcuni avvocati che sono riusciti a fargli visita il 6 e il 9 ottobre segnalano la sua forte perdita di peso, la mancanza di concentrazione e i frequenti svenimenti, accompagnati da vomito. Secondo un medico indipendente, si tratterebbe di sintomi legati alla confisca del sale che, se non trattati, potrebbero portarlo rapidamente alla perdite del 23% della sua massa corporea e a mettere seriamente in pericolo la sua vita. Oltre alle pressioni fisiche, anche quelle psicologiche contribuiscono ad indebolirlo: Ahmad Sa’dat, arrestato dall’Autorità palestinese nel 2002 –sotto pressione israeliana- per essere il presunto mandante dell’omicidio dell’allora ministro del turismo Ravaham Zeevi, è stato condannato nel 2008 dal tribunale militare israeliano a 30 anni di carcere per essere il capo di un’organizzazione terroristica illegale e quindi responsabile di ogni sua azione. Dal 2009 è detenuto in completo isolamento nel carcere di Nahfa: oltre a leggere, gli è proibito ricevere visite di familiari, amici, compagni di prigione e consulenti legali.</p>
<p>Cresce intanto la solidarietà popolare per la lotta dei prigionieri palestinesi. Per domani è previsto uno sciopero generale in Cisgiordania e, secondo quanto riporta l’attivista italiana a Gaza Silvia Todeschini*, anche in Italia qualcuno si starebbe mobilitando: un sit in è stato organizzato a Roma il 14 ottobre davanti all’ambasciata israeliana in via Michele Mercati, mentre a Milano ne è previsto uno per il pomeriggio del 22, dalle 17 alle 18.30 in piazza dei Mercanti. E tre cittadini italiani, tutti di Udine, starebbero portando avanti il loro sciopero della fame in sostegno dei prigionieri politici, che va a unirsi a quello di decine di persone in Israele e nei Territori palestinesi. Nena News</p>
<h5>*Silvia Todeschini è attivista dell&#8217;ISM a Gaza. Cura il blog <a href="http://libera-palestina.blogspot.com/">Gaza &#8211; Boicotta Israele</a></h5>
<h3>Appello urgente: intervenite per salvare Ahmad Sa’adat</h3>
<h5><a href="http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3201-appello-urgente-intervenite-per-salvare-ahmad-saadat">da AIC dell&#8217;11 ottobre 2011</a></h5>
<p>L’associazione Addameer chiama ad un’azione immediata a favore di Ahmad Sa’adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina detenuto in carcere, le cui condizioni di salute stanno velocemente peggiorando dopo 14 giorni di sciopero della fame.</p>
<p>Il 27 settembre, quando Sa’adat insieme ad altri prigionieri del PFLP ha iniziato lo sciopero della fame come forma di protesta contro le terribili condizioni detentive, l’Israeli Prison Service (IPS) ha risposto confiscando bevande come latte e succo di frutta e il sale, lasciando ai detenuti solo l’acqua come forma di nutrimento.</p>
<p>il 6 e il 9 ottobre, avvocati di Addameer e di altre organizzazioni sono finalmente riusciti ad incontrare Ahmad Sa’adat nella prigione di Nafha, dove è costretto in isolamento dall’11 marzo 2009, e a valutare le sue condizioni di salute. I legali hanno riportato che Sa’adat ha già perso cinque chili dall’inizio dello sciopero della fame e mostra segni di estremo affaticamento e di bassi livelli di concentrazione, tanto che si è dovuto interrompere la visita.</p>
<p>Nel corso del secondo incontro, il 9 ottobre, durato mezz’ora, Sa’adat è svenuto e ha vomitato liquido giallo. Secondo il parere di un medico indipendente, questi sintomi possono essere collegati direttamente alla decisione dell’IPS di confiscare il sale ai prigionieri in sciopero della fame. Il medico ha confermato che le persone in sciopero della fame perdono generalmente trai 5 e i 7 chili durante i primi dieci giorni, come successo a Sa’adat, seguiti dalla perdita di altri 7-10 chili di peso nei successivi dieci giorni. Dato il suo peso di partenza e le sue generali condizioni di salute, negativamente influenzati da un isolamento di lunga durata, Ahmad Sa’adat potrebbe perdere il 23% del suo peso corporeo entro venti giorni, ponendolo in serio pericolo.</p>
<p>Addameer è estremamente preoccupata per le attuali condizioni di salute di Sa’adat e crede necessario ricoverarlo immediatamente in ospedale, così che ogni eventuale peggioramento possa essere monitorato. Inoltre, l’IPS dovrebbe riconsegnare il sale a tutti i prigionieri in sciopero della fame per evitare ogni drammatico deterioramento delle loro condizioni di salute. Addameer sollecita pertanto la comunità internazionale, inclusi gli attivisti e i sostenitori dei diritti umani e della giustizia in Palestina, a intervenire a favore di Ahmad Sa’adat:</p>
<p>-  scrivendo una lettera all’IPS chiedendo l’immediato ricovero di Sa’adat e adeguate cure mediche, così come la riconsegna del sale a tutti i prigionieri che aderiscono allo sciopero della fame;<br />
-  scrivendo una lettera al Comitato Internazionale della Croce Rossa chiedendo loro di visitare subito Sa’adat e continuare a farlo regolarmente per monitorare le sue condizioni di salute.</p>
<p>Indirizza la tua lettera a:</p>
<p>Israeli Prison Service &#8211; Sivan Weizman, Spokesperson &#8211; Fax: (+972) 89 19 38 10 &#8211; Email: sivanv@ips.gov.il<br />
IPS Legal Advisor &#8211; Fax: (+972) 89 19 38 40</p>
<p>Comitato Internazionale della Croce Rossa:<br />
Mr. Juan Pedro Schaerer – Capo della delegazione a Tel Aviv &#8211; Fax: (+972) 35 27 03 70<br />
Ms. Barbara Amstad – Capo della missione a Gerusalemme &#8211; Fax: (+972 2) 59 17 920 &#8211; Email: JER_jerusalem@icrc.org</p>
<p>&nbsp;<br />
<a href="http://www.palestinalibera.org/2010/10/liberate-ahmad-sa%E2%80%99adat-agite-contro-lisolamento-dei-prigionieri-palestinesi/">La Campagna per Ahmad Sa&#8217;dat libero &#8211; Chi è Ahmad Sa&#8217;dat</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Faumenta-la-protesta-dei-prigionieri-e-il-sostegno-dallesterno-gravi-le-condizioni-di-ahmad-saadat%2F&amp;title=Aumenta%20la%20protesta%20dei%20prigionieri%20e%20il%20sostegno%20dall%26%238217%3Besterno.%20Gravi%20le%20condizioni%20di%20Ahmad%20Sa%26%238217%3Badat" id="wpa2a_10"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I prigionieri palestinesi in sciopero della fame dal 27 settembre</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/10/i-prigionieri-palestinesi-in-sciopero-della-fame-dal-27-settembre/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 06:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[CARCERI ISRAELIANE: CRESCE IL NUMERO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME Le autorità e la stampa israeliane minimizzano. In realtà la campagna di disobbedienza civile portata avanti dai detenuti palestinesi si è estesa a molte carceri israeliane. Da oggi in sciopero anche gli ex carcerati, in segno di solidarietà. Ramallah, 5 ottobre 2011, Nena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>CARCERI ISRAELIANE: CRESCE IL NUMERO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME</h3>
<h4>Le autorità e la stampa israeliane minimizzano. In realtà la campagna di disobbedienza civile portata avanti dai detenuti palestinesi si è estesa a molte carceri israeliane. Da oggi in sciopero anche gli ex carcerati, in segno di solidarietà.</h4>
<p><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/kXlgDpap_0z7e6NMFyH6dInjvNrusdmYrCR_FSAlJP4?feat=embedwebsite"><img class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-MmrGoZg8K_8/TpKKjs-I1YI/AAAAAAAABXA/ATwEIudljcQ/s640/flyer1.jpg" alt="" width="494" height="640" /></a></p>
<p><span id="more-5227"></span>Ramallah, 5 ottobre 2011,<a href="http://nena-news.globalist.it/?p=13293"> Nena News </a></p>
<p>Si è estesa a migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane la campagna di disobbedienza civile, incluso lo sciopero della fame, iniziata nelle prigioni di Rimon e Nafha 8 giorni fa, per chieder migliori condizioni di vita. Una campagna rafforzata dal secco niet dell’amministrazione israeliana, di soddisfare anche solo parte delle richieste dei detenuti politici, più di 5000 palestinesi, fra cui 200 minorenni, secondo l’associazione per i diritti umani B’Tselem (e inclusi 219 palestinesi in detenzione amministrativa); richieste che i prigionieri palestinesi avanzano da tempo, ma che le autorità israeliane non vogliono ascoltare: la fine della pratica dell’isolamento che Israele utilizza come “punizione collettiva”, la fine delle ispezioni umilianti, fine anche della pratica secondo la quale ai detenuti vengono legati mani e piedi durante le visite di familiari e avvocati; chiedono inoltre permessi per poter studiare. Condizioni che il governo Netanyahu si rifiuta categoricamente di concedere, come confermato dal Ministro palestinese per i prigionieri, Issa Quraqe in seguito all’incontro tenutosi lo scorso martedì tra i rappresentanti dei detenuti, il vicedirettore del carcere israeliano di Ramon e ufficiali dell’intelligence israeliana.</p>
<p>Il primo ministro israeliano annunciò lo scorso giugno un ulteriore inasprimento del già disumano trattamento dei detenuti palestinesi con l’obiettivo di costringere Hamas a liberare il soldato Gilad Shalit, prigioniero a Gaza dal 2006. Tra le misure adottate, figurano anche il divieto all’educazione, alla lettura e alle visite da parte dei familiari; così come restrizioni sulle possibilità ricreative dei detenuti tra cui l’uso della TV; anche membri della stessa famiglia, che si trovavano nella stessa cella, sono stati volutamente separati.<br />
E’ di oggi la notizia, riportata dall’agenzia Ma’an News, secondo cui anche ex-detenuti hanno dato inizio oggi nella città di Nablus (nord della Cisgiordania), a uno sciopero della fame in solidarietà con i prigionieri.</p>
<p>Per sottolineare la campagna di disobbedienza civile, il Palestinian Central Bureau of Statistics (Ufficio Statistiche palestinesi) ha pubblicato oggi un comunicato stampa in lingua araba in cui ricorda che 750,000 palestinesi hanno trascorso un periodo nelle carceri israeliana dal’occupazione del 1967. Nena News</p>
<h3 style="text-align: center;"><a href="http://libera-palestina.blogspot.com/2011/10/sciopero-della-fame-di-chi-sta-fuori.html">Sciopero della fame di chi sta fuori dal carcere in solidarietà con i palestinesi nelle carceri israeliane</a></h3>
<h5>di Silvia Todeschini</h5>
<p style="text-align: left;"><em>«Durante le &#8220;indagini&#8221; mi facevano stare voltato contro il muro con le mani legate ed una gamba alzata. Se appoggiavo la gamba mi picchiavano. Oppure mi sedevano su una sedia con la meni legate dietro e i piedi legati in maniera da farmi tenere le gambe divericate, poi mi davano calci sulla pancia e sull&#8217;inguine. Mi facevano stare tutto il giorno sotto il sole. Se avevo sete una soldatessa versava l&#8217;acqua a pochi centimetri dal mio volto in modo che cadesse per terra. Sono stato 30 giorni in isolamento in una stanza di un metro per un metro. Le &#8220;indagini&#8221; sono durate 70 giorni. Avevo 16 anni»</em><br />
(Saber, Beit Hannoun)</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F10%2Fi-prigionieri-palestinesi-in-sciopero-della-fame-dal-27-settembre%2F&amp;title=I%20prigionieri%20palestinesi%20in%20sciopero%20della%20fame%20dal%2027%20settembre" id="wpa2a_12"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Barghouti: futuro premier ANP deve avere consenso popolo</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/05/4819/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 00:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Hamas - Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Unità palestinese]]></category>

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		<description><![CDATA[In un’intervista al quotidiano egiziano al Ahram, il «comandante dell’Intifada» in carcere dal 2002 in Israele, esorta il futuro esecutivo Fatah-Hamas a fondare il suo programma sul documento elaborato dai prigionieri politici palestinesi. Roma, 19 maggio 2011, Nena News In un’intervista pubblicata ieri dal quotidiano egiziano al Ahram, il segretario generale di Fatah in Cisgiordania [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’intervista al quotidiano egiziano al Ahram, il «comandante dell’Intifada» in carcere dal 2002 in Israele, esorta il futuro esecutivo Fatah-Hamas a fondare il suo programma sul documento elaborato dai prigionieri politici palestinesi.</p>
<p>Roma, 19 maggio 2011, Nena News<br />
In un’intervista pubblicata ieri dal quotidiano egiziano al Ahram, il segretario generale di Fatah in Cisgiordania Marwan Barghouti (in carcere in Israele dal 2002), conosciuto come il «comandante dell’Intifada», esprime soddisfazione per la riconciliazione tra Fatah e Hamas e sollecita la nomina di un premier palestinese che abbia la piena fiducia e il consenso dell’intera popolazione.<br />
<span id="more-4819"></span><br />
«E’ compito di Fatah e Hamas garantire la realizzazione pratica della riconciliazione ottenuta grazie all’impegno dei fratelli egiziani», ha detto Barghouti sollecitando i due movimenti politici e il futuro esecutivo palestinese ad adottare come programma il documento elaborato qualche anno fa dai detenuti politici palestinesi in carcere in Israele che da un lato propone come soluzione i «due Stati» (Israele e Palestina) ma dall’altro ribadisce il diritto al ritorno per i profughi e la sovranità palestinese sulla zona araba di Gerusalemme. «In esso ci sono soluzioni concrete ad importanti problemi», ha spiegato.<br />
Barghouti ha aggiunto che la persona migliore a ricoprire la carica di primo ministro è quella «che gode del consenso di tutti i palestinesi e di tutte le forze politiche, una persona che dovrà servire soltanto gli interessi nazionali». Il leader palestinese ha espresso pieno appoggio alla decisione del presidente dell’Anp Abu Mazen di andare alla dichiarazione unilaterale dell’indipenenza palestinese il prossimo settembre alle Nazioni Unite. “Non possiamo più aspettare – ha affermato – perciò tutti i palestinesi e gli arabi devono unirsi per garantire l’ingresso pieno della Palestina nell’Onu, con uno Stato nei confini del 1967 (i territori di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est occupati da Israele)”.</p>
<p>Un altro quotidiano arabo, al Quds al Arabi, riferiva ieri che Fatah e Hamas stanno discutendo della formazione del governo di unità nazionale chiamato, tra le altre cose, ad organizzare le elezioni parlamentari e presidenziali entro un anno (le elezioni amministrative previste a luglio invece sono state rinviate ad ottobre). Il giornale non forniva nomi ma ribadisce che Fatah vorrebbe confermare l’attuale premier Salam Fayyad (un indipendente gradito ai paesi occidentali) mentre Hamas insiste che il nuovo primo ministro venga scelto a Gaza. Il movimento islamico però potrebbe lasciare a Fatah la facoltà di nominare il premier. Nei giorni scorsi si era fatto con insistenza il nome di Jamal al Khudari, il presidente del Comitato popolare di Gaza contro l’assedio israeliano.  <a href="http://www.nena-news.com/?p=9859">Nena News</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F05%2F4819%2F&amp;title=Barghouti%3A%20futuro%20premier%20ANP%20deve%20avere%20consenso%20popolo" id="wpa2a_14"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il compagno Sa’adat è stato condannato ad ulteriori sei mesi di isolamento</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 22:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha condannato l’azione della corte d’occupazione del 3 maggio 2011 che ha esteso l’isolamento del Segretario Generale del PFLP Ahmad Sa’adat. L’udienza nella prigione di Beersheba, a cui il Compagno Sa’adat ha rifiutato di partecipare dato che era basata su prove segrete, ha emanato un ordine di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/_aT71utejorw/TdkfDqZ9NYI/AAAAAAAABM4/dL7dohGoXBA/s288/SAADATPRISON.jpg" alt="" width="288" height="230" />Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha condannato l’azione della corte d’occupazione del 3 maggio 2011 che ha esteso l’isolamento del Segretario Generale del PFLP Ahmad Sa’adat. L’udienza nella prigione di Beersheba, a cui il Compagno Sa’adat ha rifiutato di partecipare dato che era basata su prove segrete, ha emanato un ordine di isolamento che durerà fino al 3 novembre 2011. Questa azione, che arriva in spregio a numerosi appelli palestinesi, arabi e internazionali che chiedevano la fine dell’uso dell’isolamento e del confinamento solitario contro prigionieri palestinesi e si fa beffe degli standard della legge internazionale, indica chiaramente che le forze d’occupazione israeliane stanno usando l’arma dell’isolamento contro il<br />
<span id="more-4779"></span><br />
Compagno Sa’adat e gli altri prigionieri palestinesi. Tale decisione arriva anche nel momento in cui i prigionieri palestinesi hanno lanciato una serie di scioperi della fame in protesta contro l&#8217;uso dell’isolamento. Lo sciopero è cominciato il 3 maggio alle prigioni di Ramon, Ashkelon e Nafha e continuerà anche il 7, 11, 14, 18, 21, 25 e 28 maggio.Il Fronte ha affermato che queste violazioni contro il Compagno Sa’adat ed i suoi compagni in isolamento non mineranno la volontà dei prigionieri palestinesi e quella del Compagno Sa’adat.</p>
<p>Ha inoltre acclamato la coraggiosa decisione del compagno Sa’adat di boicottare le corti d’occupazione e il suo illuminante rifiuto di riconoscere le illegittime istituzioni delle forze occupanti. Ha inoltre fatto appello per la solidarietà a tutti i livelli con i prigionieri palestinesi e per lo sviluppo di un piano nazionale palestinese che si focalizzi sulla priorità della lotta dei prigionieri, così come sulla mobilitazione araba ed internazionale per sostenere i prigionieri palestinesi e per dichiarare la responsabilità dei crimini di guerra dello stato d’occupazione e dei suoi continui crimini.</p>
<p>da <a href="http://www.pflp.ps/english/?q=il-compagno-saadat-e-stato-condannato-ad-ulteriori">Popular Front for the Liberation of Palestine</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F05%2Fil-compagno-sa%25e2%2580%2599adat-e-stato-condannato-ad-ulteriori-sei-mesi-di-isolamento%2F&amp;title=Il%20compagno%20Sa%E2%80%99adat%20%C3%A8%20stato%20condannato%20ad%20ulteriori%20sei%20mesi%20di%20isolamento" id="wpa2a_16"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il compagno Sa&#8217;adat esprime la speranza per una nuova era di democrazia e unità palestinese</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 21:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Appello]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Unità palestinese]]></category>

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		<description><![CDATA[Il compagno Ahmad Sa&#8217;adat, segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, ha dichiarato in un comunicato stampa del 6 maggio 2011, dalla sua cella in isolamento nelle prigioni dell&#8217;occupante, che spera che la firma di un accordo di riconciliazione tra Fateh e Hamas porti ad un accordo più generale tra tutte le fazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il compagno Ahmad Sa&#8217;adat, segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, ha  dichiarato in un comunicato stampa del 6 maggio 2011, dalla sua cella in isolamento nelle prigioni dell&#8217;occupante, che spera che la firma di un accordo di riconciliazione tra  Fateh e Hamas porti ad un accordo più generale tra tutte le fazioni e le forze sociali e politiche per voltare pagina una volta per sempre sulle divisioni e sulla mancanza di democrazia.<br />
<span id="more-4767"></span><br />
Il compagno Sa&#8217;dat ha fatto gli auguri a sua figlia Sumoud per il suo compleanno nel messaggio dicendo che il suo compleanno cade in un periodo di grande cambiamento e festeggiamenti nel mondo arabo e vicino al giorno festa internazionale dei lavoratori.</p>
<p>Ha anche affermato che spera che  questo accordo costituisca una nuova pagina nelle relazioni nazionali ed un approfondimento del livello di democrazia riflesso nella pratica, per ridare speranza al nostro popolo e valorizzare la sua fermezza e la sua resistenza nell&#8217;affrontare l&#8217;occupante. Ha anche espresso la convinzione che una reale e completa democrazia era ormai necessaria per ricostruire le istituzioni palestinesi- in particolare l&#8217;O.L.P.- sulla base della democrazia, di obiettivi nazionali, del diritto al ritorno e dell&#8217;unità del nostro popolo.</p>
<p>Il compagno Sa&#8217;dat ha elogiato tutti gli sforzi sinceri fatti per ottenere questo accordo da parte delle forze palestinesi, in particolare la gioventù palestinese e il movimento rivoluzionario arabo, in particolare il movimento rivoluzionario giovanile egiziano, e il nuovo governo egiziano. Ha  notato che questo accordo è il frutto della rivoluzione egiziana e che spera di vedere l&#8217;approfondimento della democrazia e la liquidazione di ciò che rimane del vecchio regime, e lo stabilimento di un sistema democratico nazionale che sia capace di assumersi responsabilità e dirigenza nel movimento di liberazione nazionale democratico arabo, e di giocare un ruolo primario per unificare la nazione araba ed elevare il suo sviluppo in tutte le aree. Il compagno Sa&#8217;adat si è anche congratulato con la classe lavoratrice palestinese in occasione del primo maggio, esprimendo la sua speranza che l&#8217;annuncio di un accordo di riconciliazione nazionale rifletta progressi verso la ricostruzione dell&#8217;Unione Generale dei Lavoratori Palestinesi come forza militante nazionale in modo da poter soddisfare le loro domande di libertà e  dignità.</p>
<p>Ha sottolineato il bisogno di sostenere la riconciliazione nazionale, fermare l&#8217;incitamento dei media e liberare tutti i prigionieri politici e i detenuti membri della resistenza incarcerati nelle prigioni palestinesi, chiedendo che questo passaggio venga implementato immediatamente in quanto necessario per raggiungere delle basi significative per la riconciliazione.</p>
<p>da <a href="http://www.pflp.ps/english/?q=il-compagno-saadat-esprime-la-speranza-una-nuova-e">Popular Front for the Liberation of Palestina</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F05%2Fil-compagno-saadat-esprime-la-speranza-per-una-nuova-era-di-democrazia-e-unita-palestinese%2F&amp;title=Il%20compagno%20Sa%26%238217%3Badat%20esprime%20la%20speranza%20per%20una%20nuova%20era%20di%20democrazia%20e%20unit%C3%A0%20palestinese" id="wpa2a_18"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fatah &#8211; Hamas, si lavora al rilascio dei detenuti politici</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/05/fatah-hamas-si-lavora-al-rilascio-dei-detenuti-politici/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 00:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Hamas - Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Unità palestinese]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; uno degli aspetti più delicati della riconciliazione. Le due parti infatti affermavano di detenere solo criminali. Presto Abu Mazen e Khaled Mashaal andranno a Gaza. Fatah e Hamas stanno lavorando alla liberazione dei prigionieri politici che si trovano in carcere, rispettivamente in Cisgiordania e a Gaza. Si tratta di uno degli aspetti più delicati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>E&#8217; uno degli aspetti più delicati della riconciliazione. Le due parti infatti affermavano di detenere solo criminali. Presto Abu Mazen e Khaled Mashaal andranno a Gaza.</h4>
<p>Fatah e Hamas stanno lavorando alla liberazione dei prigionieri politici che si trovano in carcere, rispettivamente in Cisgiordania e a Gaza. Si tratta di uno degli aspetti più delicati della riconciliazione che i due principali movimenti politici palestinesi hanno raggiunto con un accordo firmato lo scorso 4 maggio al Cairo. Le due parti infatti hanno sempre affermato di non aver mai incarcerato persone per motivi politici ma soltanto «criminali» che avevano violato la legge.<br />
<a href="http://"></a><span id="more-4723"></span><br />
Un numero imprecisato di attivisti e simpatizzanti di Hamas si troverebbero detenuti in Cisgiordania nella prigione di Juneid (Nablus), assieme ad alcuni militanti del Jihad islami. La loro probabile liberazione fa infuriare Israele che in questi ultimi anni ha goduto di un pieno «coordinamento di sicurezza», in chiave anti-Hamas, con i servizi segreti dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) di Abu Mazen, composta in maggioranza da esponenti di Fatah. A Gaza city sono detenuti, secondo varie fonti, alcune decine di attivisti di Fatah. Uno di questi, il mese scorso, è morto in circostanze non ancora chiarite.</p>
<p>Intanto il premier islamico Ismail Haniyeh ha annunciato che sono in corso preparativi per accogliere a Gaza city Abu Mazen e che è stata rafforzata la sicurezza intorno alla sua residenza rimasta disabitata dal 2007 ad oggi. Assieme ad Abu Mazen dovrebbe raggiungere Gaza anche il leader di Hamas Khaled Mashaal, in esilio da molti anni a Damasco assieme ad altri esponenti di primo piano dell’organizzazione. Haniyeh ha anche comunicato che grazie a finanziamenti promessi da istituti di credito islamici e ottenuti ufficialmente dal suo governo, a Gaza è cominciata la ricostruzione attesa per due anni dopo l’offensiva israeliana «Piombo fuso» (1.400 palestinesi uccisi, migliaia di abitazioni distrutte). Per presunti “motivi di sicurezza”, negli ultimi due anni Israele ha vietato l’ingresso nella Striscia di Gaza dei materiali necessari per la ricostruzione. Solo le Nazioni Unite hanno potuto eseguire limitati lavori di costruzione e riparazioni di edifici e scuole.</p>
<p><a href="http://www.nena-news.com/?p=9658">Nena News</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F05%2Ffatah-hamas-si-lavora-al-rilascio-dei-detenuti-politici%2F&amp;title=Fatah%20%26%238211%3B%20Hamas%2C%20si%20lavora%20al%20rilascio%20dei%20detenuti%20politici" id="wpa2a_20"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Arrestato Ahmed Qatamesh</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/05/arrestato-ahmed-qatamesh/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 08:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[IMPORTANTISSIMO!!! Il Dr Ahmad Qatamesh (scrittore, attivista, e academico) è stato arrestato da Israele 21 Aprile. Qui sotto la lettera inviata da Omar Barghouthi. per favore, fate circolare e fate pressione per il suo immediato rilascio! Il dott. Ahmed Qatamesh, eminente e rispettato scrittore palestinese, nonché docente universitario e difensore dei diritti umani. Un ingente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>IMPORTANTISSIMO!!!</h3>
<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/_aT71utejorw/Tb0ikn2O7tI/AAAAAAAABFo/D5riEutXIYY/s288/prisoners-day.preview.jpg" alt="" width="185" height="288" /></p>
<h4>Il Dr Ahmad Qatamesh (scrittore, attivista, e academico) è stato arrestato da Israele 21 Aprile. Qui sotto la lettera inviata da Omar Barghouthi. per favore, fate circolare e fate pressione per il suo immediato rilascio!</h4>
<p>Il dott. Ahmed Qatamesh, eminente e rispettato scrittore palestinese, nonché docente universitario e difensore dei diritti umani.<br />
Un ingente numero di unità israeliane lo ha arrestato nelle prime ore del mattino di giovedì 21 aprile, dopo aver  preso in ostaggio sua moglie Suha Barghouti e la loro figlia di 22 anni, assieme ad altre due donne della famiglia.</p>
<p>Le autorità israeliane di occupazione lo tengono detenuto nel centro  detentivo di Ofer, senza alcuna accusa. Gli hanno detto che emetteranno un&#8217;ordinanza di detenzione amministrativa contro di lui, mostrando chiaramente di averlo arrestato per i suoi scritti e le sue opinioni politiche. Le organizzazioni per i diritti umani hanno fermamente condannato come affronto alla giustizia la cosiddetta detenzione amministrativa, dal momento che il detenuto non viene formalmente accusato di alcunché e non gli viene data la possibilità di difendersi o di aver accesso alle accuse mossegli.</p>
<p>Vi prego di far circolare la notizia nelle varie reti di attivisti e di difesa dei diritti umani, chiedendo a tutti di far pressione su Israele affinché venga rilasciato, lui e tutti gli altri prigionieri di coscienza palestinesi.</p>
<p>Saluti,<br />
<em>Omar Barghouti</em></p>
<p>Ahmed Qatamesh è l&#8217;autore di:<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>NON METTERÒ IL VOSTRO CAPPELLO   Diario dalle stanze di interrogatorio israeliane</strong></span><br />
<span style="text-decoration: underline;">Ahmed Qatamesh &#8211; Edizioni della battaglia &#8211; Palermo &#8211; 1998</span> (purtroppo fuori produzione ora)<br />
Toccante testimonianza di Ahmed Qatamesh (personaggio di spicco del FPLP) che è il prigioniero palestinese rimasto più lungo in stato di detenzione amministrativa nelle carceri dell&#8217;occupazione israeliane. Come lui, si trovano incarcerati a tempo indeterminato migliaia di palestinesi: prigionieri politici senza che siano mai mosse loro delle accuse precise e senza alcun processo.</p>
<p>Altri riferimenti su <a href="http://www.alternativenews.org/english/index.php/topics/news/3549-israeli-occupation-forces-arrest-palestinian-writer-ahmad-qatamesh">AIC (alternative Information Center)</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F05%2Farrestato-ahmed-qatamesh%2F&amp;title=Arrestato%20Ahmed%20Qatamesh" id="wpa2a_22"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>&#8220;Le prigioniere politiche palestinesi costrette a partorire ammanettate&#8221;</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/04/le-prigioniere-politiche-palestinesi-costrette-a-partorire-ammanettate/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/04/le-prigioniere-politiche-palestinesi-costrette-a-partorire-ammanettate/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 15:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Fabrizia Falcione Vienna &#8211; Ips. Negare rappresentanza legale e cure mediche alle prigioniere palestinesi detenute in Israele è realtà ricorrente. Esse sono detenute in condizioni squallide e vengono lasciate in celle infestate anche da ratti. L&#8217;intervista che segue è stata rilasciata a Ips da Fabrizia Falcione, dirigente dei progetti di Unifem, agenzia Onu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Intervista a Fabrizia Falcione</h5>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/_aT71utejorw/SspZQ5cxm9I/AAAAAAAAAik/he484SUzR3Q/s288/jihad-massaker.jpg" alt="" width="288" height="205" /></p>
<h4>Vienna &#8211; <a href="http://www.ipsnews.net/news.asp?idnews=54796">Ips</a>. Negare rappresentanza legale e cure mediche alle prigioniere palestinesi detenute in Israele è realtà ricorrente. Esse sono detenute in condizioni squallide e vengono lasciate in celle infestate anche da ratti.<br />
L&#8217;intervista che segue è stata rilasciata a Ips da Fabrizia Falcione, dirigente dei progetti di Unifem, agenzia Onu per i diritti delle donne. Dalla conversazione emergono dettagli raccapriccianti sulle violazioni della legislazione internazionale umanitaria, ai danni dei prigionieri politici palestinesi, tra i quali anche donne e bambini.<span id="more-4336"></span></h4>
<p>Sin dal 1967, oltre 700mila palestinesi sono stati arrestati o detenuti in prigioni e centri di detenzione israeliani. Circa 10mila sono donne.<br />
Oggi, sono 37 le donne palestinesi detenute da Israele su un totale di 7.500. La ragione di queste detenzioni è anzitutto politica &#8211; gran parte delle prigionere palestinesi sono deputate del Consiglio legislativo (Clp).<br />
Il ruolo di Falcione prevede anche l&#8217;assistenza legale alle prigioniere e supporto psicosociale ai familiari dei prigionieri. Inoltre, predisporre le garanzie per il reinserimento familiare e sociale di quanti vengono rilasciati. La settimana appena trascorsa, Falcione ha preso parte a un incontro a tema, organizzato dall&#8217;ONU per discutere la questione dei prigionieri politici palestinesi nelle prigioni di Israele. La presente intervista risale ai due giorni di incontro.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ips: Quali sono, a suo parere, le preoccupazioni nell&#8217;immediato per la sorte delle prigioniere palestinesi nelle carceri di Israele?</strong><br />
<strong>F:</strong> La situazione di donne e minori palestinesi nei centri di detenzione israeliani è davvero critica, in termini numerici, perché di fronte alle centinaia di migliaia di prigionieri politici palestinesi maschi, sembrano inesistenti. Tuttavia, la condizione delle prigioniere è peggiore degli uomini: la situazione delle violazioni nei loro confronti, infatti, va affrontata nel complesso e in una prospettiva di genere. Sebbene inferiori numericamente, donne e ragazze continuano ad essere arrestate, tra necessità ignorate e diritti violati.</p>
<p><strong>Ips: Lei ha parlato dei problemi fisici e psicologici che le prigioniere donne devono affrontare. Può spiegare meglio?</strong><br />
<strong>F:</strong> Assistiamo a negligenza medica e all&#8217;assenza di servizi medici specifici (specialistici) e nessuna somministrazione dei trattamenti di cui hanno bisogno le prigioniere malate.<br />
Le palestinesi sono detenute principalmente tra i penitenziari israeliani di Hasharon e Damon &#8211; entrambi fuori dai Territori palestinesi occupati, e questo in piena violazione all&#8217;art.76 della IV Convenzione di Ginevra.<br />
Sia ex le detenute che sono rimaste incarcerate in quelle strutture sia i familiari di quanti restano in prigione, hanno raccontato di celle infestate da insetti, scarafaggi e ratti. Una detenuta rilasciata pochi mesi fa ha raccontato: &#8220;Non riuscirei a descrivere le condizioni nella cella. Era come una tomba sottoterra&#8230;piena di insetti, lenzuola bagnate e dall&#8217;odore stomachevole, straripante di rifiuti tanto da riuscire appena a fare le abluzioni per pregare.<br />
Mancanza di assistenza medica di base, e nessun&#8217;assistenza ginecologica. Le donne hanno bisogno di un regolare monitoraggio, lo stesso che viene riconosciuto dal Comitato per l&#8217;eliminazione delle discriminazioni contro le donne, il Cedaw.<br />
La stragrande maggioranza delle donne detenute politiche da Israele soffre di varie patologie.</p>
<p><strong>Ips: E&#8217; vero che le detenute incinte vengono fatte partorire ammanettate?</strong><br />
<strong> F: </strong>Si, è proprio così. Le detenute incinte vengono ammanettate durante il parto e lasciate così nel periodo successivo. C&#8217;è una assoluta assenza di cure e trattamenti, in particolare nel periodo di gravidanza. Una volta compiuti due anni, i bambini vengono allontanati dalle madri. Nelle prigioni israeliane i diritti delle detenute sono riconosciuti, ma non rispettati.</p>
<p><strong>Ips: Quali sono le preoccupazioni psicologiche?</strong><br />
<strong> F:</strong> Le donne patiscono oltraggi e offese al proprio retaggio culturale e ai diritti religiosi. Un&#8217;ex detenuta ha raccontato: &#8220;Mi hanno privata del velo dandomi un&#8217;uniforme di colore marrone, a maniche corte e quando ho chiesto di avere una maglia a maniche lunghe da poter indossare di sotto, me l&#8217;hanno negata. Costretta a spostarmi tra le celle tra gli occhi di guardie uomini&#8230;mi sono sentita umiliata e sono stata insultata&#8221;.<br />
La privacy nei confronti delle donne è violata anche nel corso delle perquisizioni all&#8217;interno delle celle, condotte da guardie uomini. Non viene preso in considerazione alcun rispetto per l&#8217;aspetto religioso. Ogni giorno, anche al mattino presto, si fa la conta delle detenute e, tra le forme di punizione vi è anche quella svegliare bruscamente le detenute che, dal sonno, non rispondono al momento.<br />
Sulla negazione del diritto di ricevere le visite dai familiari: queste visite sono previste due volte al mese, ma solo in teoria. Nella pratica, infatti, sono state drasticamente ridotte. Gran parte delle prigioni sono ubicate fuori dai Territori palestinesi occupati.<br />
Si tratta di tragitti che durano 10 ore, non solo per la distanza geografica, ma anche per il serrato controllo sul movimento dei palestinesi da parte di Israele. Quando si riesce a portare a compimento il viaggio, quindi quando si raggiunge il penitenziario, il tempo concesso per la visita non supera i 30 minuti. E&#8217; permesso parlare attraverso divisori di vetro, senza alcun contatto fisico, nemmeno tra madre e figlio. Questo ha chiaramente effetti su entrambe le parti, e nella donna, tutto questo produce una devastazione di quelle che sono le relazioni familiari e sociali. Prevedibile sulle detenute l&#8217;impatto psicologico.</p>
<p><strong>Ips: Qual è con esattezza il crimine nei confronti di queste donne?</strong><br />
<strong> F: </strong>Molte donne vendono imprigionate senza essere state sottoposte a un processo. Il loro arresto avviene spesso per affiliazione a organizzazioni messe al bando da Israele, che si avvale della ricorrente presunzione di dover proteggere la sicurezza nazionale dello Stato ebraico.<br />
Le prigioniere politiche che non sono state sottoposte a un processo sono detenute a Neve Teza, in una sezione insieme a quelle già condannate. Questo contraddice il &#8220;Decreto Onu 85 sugli Standard basilari per il trattamento dei prigionieri&#8221; che dispone: &#8220;I prigionieri che non sono stati ancora sottoposti a giudizio, dovranno essere detenuti separatamente da coloro che sono già stati condannati&#8221;.<br />
Questo permette a Israele di minacciare e umiliare le donne palestinesi sia verbalmente sia di fisicamente.<br />
Inoltre, a prigioniere e detenute palestinesi vengono vietati la detenzione e l&#8217;utilizzo di oggetti come le penne: non possono leggere e non viene loro riconosciuto il diritto ad alcuna pausa ricreativa.</p>
<p>da <a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17830">Infopal del 19 marzo 2011</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fle-prigioniere-politiche-palestinesi-costrette-a-partorire-ammanettate%2F&amp;title=%26%238220%3BLe%20prigioniere%20politiche%20palestinesi%20costrette%20a%20partorire%20ammanettate%26%238221%3B" id="wpa2a_24"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Centinaia di prigionieri in sciopero della fame contro le politiche disumane di Israele</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/03/centinaia-di-prigionieri-in-sciopero-della-fame-contro-le-politiche-disumane-di-israele/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/03/centinaia-di-prigionieri-in-sciopero-della-fame-contro-le-politiche-disumane-di-israele/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 21:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4250</guid>
		<description><![CDATA[Sono centinaia i prigionieri palestinesi che oggi iniziano uno sciopero della fame contro le politiche disumane adottate nei loro confronti dalle autorità carcerarie israeliane. Anche questa volta, a riportare il messaggio dei prigionieri palestinesi è la Società dei detenuti, la quale specifica che i palestinesi coinvolti in quest&#8217;azione sono rinchiusi nelle prigionieri israeliane di Raymond, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono centinaia i prigionieri palestinesi che oggi iniziano uno sciopero della fame contro le politiche disumane adottate nei loro confronti dalle autorità carcerarie israeliane.<br />
<span id="more-4250"></span><br />
Anche questa volta, a riportare il messaggio dei prigionieri palestinesi è la Società dei detenuti, la quale specifica che i palestinesi coinvolti in quest&#8217;azione sono rinchiusi nelle prigionieri israeliane di Raymond, Eichel e &#8216;Ashqelon e in alcune sezioni del carcere del Negev.</p>
<p>Si tratta di uno sciopero della fame condiviso da tutti i prigionieri palestinesi contro la politica di repressione e contro il divieto di visita dei familiari.<br />
L&#8217;iniziativa dei prigionieri palestinesi intende anche denunciare la politica delle detenzioni in isolamento. Inoltre, da oggi, essi vogliono esprimere solidarietà al Segretario generale del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp), Ahmed Sa&#8217;daat, contro cui la giustizia israeliana, lo scorso 24 marzo, ha disposto la proroga dell&#8217;isolamento.</p>
<p>&#8220;Nessuna legislazione internazionale può tollerare il nostro stato&#8221;, si legge nel comunicato relativo allo sciopero della fame. Intanto cresce anche il numero dei prigionieri palestinesi in condizioni di salute critiche. I prigionieri palestinesi hanno voluto ricordare Akram &#8216;Abdel &#8216;Aziz Mansour, detenuto da circa 31 anni, e trasferito in un ospedale perché in gravi condizioni di salute.<br />
da<a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17906"> Infopal</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F03%2Fcentinaia-di-prigionieri-in-sciopero-della-fame-contro-le-politiche-disumane-di-israele%2F&amp;title=Centinaia%20di%20prigionieri%20in%20sciopero%20della%20fame%20contro%20le%20politiche%20disumane%20di%20Israele" id="wpa2a_26"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>8 marzo. Palestina: Libertà per le prigioniere politiche</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/03/8-marzo-palestina-liberta-per-le-prigioniere-politiche/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 23:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Appello della ONG palestinese Addameer: 36 donne rimangono ancora rinchiuse nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani, vittime di abusi fisici, verbali e psicologici. Alcune di loro usate in modo strumentale per arrestare mariti, figli, fratelli. Ramallah, 08 Marzo 2011, Nena News Secondo i dati diffusi da Addameer, la ONG palestinese nata nel 1992 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/_aT71utejorw/STBcpl-jgmI/AAAAAAAAASw/uouR18ftDOw/s288/jihad-massaker.jpg" alt="" width="288" height="205" /></p>
<h4>Appello della ONG palestinese Addameer: 36 donne rimangono ancora rinchiuse nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani, vittime di abusi fisici, verbali e psicologici. Alcune di loro usate in modo strumentale per arrestare mariti, figli, fratelli.</h4>
<p>Ramallah, 08 Marzo 2011, Nena News</p>
<p>Secondo i dati diffusi da <a href="http://www.addameer.org/index_eng.html">Addameer</a>, la ONG palestinese nata nel 1992 a sostegno delle migliaia di detenuti palestinesi, circa 10.000 donne palestinesi sono state arrestate e detenute dal 1967 ad oggi, sottoposte ad ordini militari, applicati da Israele ai palestinesi che vivono nella Cisgiordania occupata.<span id="more-4142"></span><br />
Alla data del 1 febbraio 2011, 36 donne rimangono ancora rinchiuse nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani, in strutture al di là dei territori occupati nel 1967, quindi in aperta violazione della Quarta Convenzione di Ginevra. Tre di loro poi sono in detenzione amministrativa.<br />
La maggioranza di loro – come avviene per i prigionieri politici di sesso maschile – sono vittime di abusi fisici, verbali e psicologici, maltrattamenti durante l’arresto, la detenzione e gli interrogatori, che includono percosse, minacce, perquisizioni corporali.</p>
<p>Secondo i dati forniti da Addameer, i prigionieri di sesso femminile, vengono detenuti nelle carceri israeliane di Neve Tertza e Hasharon-Telmond, dove rimangono in detenzione nella stessa sezione o nella stessa cella con donne israeliane accusate di crimini anche molto gravi, come omicidi.<br />
Inoltre le carceri israeliane mancano di un approccio di genere: le donne palestinesi si ritrovano in celle sovraffollate, private dei più basilari requisiti di igiene e assistenza sanitaria, senza la possibilità di avere visite specialistiche, di ricevere visite dai familiari o di accedere al sistema educativo.</p>
<p>Molte di loro infine vengono arrestate o sottoposte ad interrogatori in modo strumentale, per far pressione sui loro mariti, fratelli, figli. Soprattutto nel caso si tratti di minori. Lo aveva già evidenziato la ONG B’Tselem: in alcuni casi di minori arrestati a Gerusalemme Est, sono seguiti anche provvedimenti intimidatori nei confronti delle loro madri; come nel caso di Nabil, 12 anni e mezzo, del quartiere di Silwan, fermato il 17 ottobre 2010 e rilasciato lo stesso giorno agli arresti domiciliari; 4 giorni dopo sua madre è stata convocata e interrogata dal Ministero del Welfare israeliano per determinare la sua “negligenza” verso il figlio.</p>
<p>In occasione della Giornata Internazionale delle Donne, la ONG Addameer rilancia un appello per il rilascio immediato di tutte le prigioniere politiche palestinesi e invita a firmare la petizione online al seguente link:</p>
<p><a href="http://www.thepetitionsite.com/6/free-Palestinian-women-political-prisoners/">http://www.thepetitionsite.com/6/free-Palestinian-women-political-prisoners/</a></p>
<p>Di seguito un video realizzato lo scorso anno dall’Alternative Information Center: è la storia di Hiba Hamidat e Jehan Dahada, due donne palestinesi interrogate al Russian Compound (il Compound Russo) a Gerusalemme e che hanno trascorso diversi mesi nelle carceri israeliane, con l’accusa di aver partecipato a manifestazioni politiche e alle attività di gruppi e movimenti in difesa dei prigionieri politici:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/h8TKMIVhIVA?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/h8TKMIVhIVA?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><a href="http://www.nena-news.com/?p=7726">Nena News dell&#8217;8 marzo 2011</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F03%2F8-marzo-palestina-liberta-per-le-prigioniere-politiche%2F&amp;title=8%20marzo.%20Palestina%3A%20Libert%C3%A0%20per%20le%20prigioniere%20politiche" id="wpa2a_28"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Medici e tortura. Il caso di Israele</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/03/medici-e-tortura-il-caso-di-israele/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 15:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Tortura]]></category>

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		<description><![CDATA[Nonostante il divieto internazionale, la tortura e i trattamenti crudeli, disumani e degradanti sono largamente praticati in gran parte del mondo in nome della difesa dello Stato di Valentina Spada e Ilaria Camplone* Uno studio, contenuto in una tesi di laurea in medicina presso il Centro di Salute Internazionale (CSI) [1] dell’Università di Bologna, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Nonostante il divieto internazionale, la tortura e i trattamenti crudeli, disumani e degradanti sono largamente praticati in gran parte del mondo in nome della difesa dello Stato</h4>
<h5>di Valentina Spada e Ilaria Camplone*</h5>
<p>Uno studio, contenuto in una tesi di laurea in medicina presso il Centro di Salute Internazionale (CSI) [1] dell’Università di Bologna, ha preso in considerazione il caso di Israele e il Territorio Palestinese Occupato.<span id="more-4048"></span><br />
Le Nazioni Unite [2] definiscono la tortura “ogni atto che provochi dolore e sofferenza, fisiche o psichiche, inflitto intenzionalmente” a scopo estorsivo (ottenere informazioni), punitivo, intimidatorio o per qualsivoglia motivo basato su forme di discriminazione, da parte di un funzionario pubblico, che può esserne autore materiale, istigatore o spettatore acquiescente. Queste pratiche, che rappresentano una delle violazioni più esplicite e palesi dei diritti umani, rappresentano una costante quotidiana nella vita della popolazione palestinese e sono l’espressione non solo di violenza fisica diretta ma anche di quella indiretta o “strutturale” [3]. Nonostante le dimensioni del fenomeno siano difficilmente quantificabili, le Nazioni Unite sono consapevoli del suo verificarsi e sollecitano sistematicamente Israele a svolgere indagini sui casi denunciati e a evitare di creare “eccezioni” alle regole internazionali [4].</p>
<p>In tale contesto la ricerca del CSI non soltanto analizza le conseguenze fisiche e mentali della tortura ma tenta di individuare le “cause delle cause”, mettendo in luce soprattutto i meccanismi, i processi e gli attori attraverso cui queste pratiche si possono realizzare. In particolare essa si sofferma sul ruolo dei medici, che finiscono per rappresentare una “rete di sicurezza” per i perpetratori e un punto di controllo fondamentale dell’ingranaggio che rende possibile la tortura. Allo stesso tempo, i medici costituiscono un gruppo con autonomia professionale, con un mandato chiaro sancito da codici nazionali e internazionali, da convenzioni, da un ethos e da un’etica che promuove la centralità del paziente e proibisce loro di partecipare a questo tipo di pratiche.</p>
<p>Come rilevano le analisi delle testimonianze raccolte negli anni da diverse organizzazioni locali, le torture e i maltrattamenti dei prigionieri palestinesi avvengono soprattutto durante situazioni di detenzione e di interrogatorio. Una delle stime più attendibili proviene dalla organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem che afferma che circa l’85% degli interrogati dai servizi segreti interni israeliani (lo Shabak o General Security Service) ha subito una qualche forma di tortura [5]. Una percentuale assolutamente preoccupante, soprattutto se si considera l’elevato numero di detenuti palestinesi (150.000 dal 1990 al 2006; 6891 effettivi a dicembre 2009 [6]) e la facilità con cui si può essere arrestati e imprigionati senza processo per lunghi periodi per motivi politici, legati alla “sicurezza”, spesso senza accuse provate (le cosiddette “administrative detentions“).</p>
<p>Uno studio recente di B’tselem presenta i dati relativi a un campione di 73 detenuti i analizzando sia i regimi di interrogatorio routinari (Tabella 1), sia i metodi definiti “speciali”, non sistematici ma comunque non infrequenti (Tabella 2). Va sottolineato che le procedure di interrogatorio possono essere anche molto lunghe (una media di 35 giorni) [7] e che gli abusi, le deprivazioni e i maltrattamenti iniziano al momento dell’arresto e proseguono per tutto il periodo di detenzione, spesso combinati e in maniera del tutto funzionale a fiaccare lo spirito del prigioniero.</p>
<h3>Tabella 1</h3>
<table border="0" cellspacing="1" cellpadding="5" width="700" bordercolor="#000000">
<colgroup>
<col width="433"></col>
<col width="70"></col>
</colgroup>
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="600">
<h5>Metodi ROUTINARI</h5>
</td>
<td width="100">
<h5>%</h5>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="600">Isolamento dal mondo esterno durante tutto/la maggior parte del periodo di interrogatorio</td>
<td width="100">68</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="600">Detenzione in condizioni di confinamento solitario e deprivazione sensoriale<br />
durante tutto/ la maggior parte del periodo di interrogatorio</td>
<td width="100">88</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="600">Sonno disturbato</td>
<td width="100">45</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="600">Scarsa qualità del cibo</td>
<td width="100">73</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="600">Ammanettamenti protratti in una posizione dolorosa definita <em>shabah</em></td>
<td width="100">96</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="600">Ispezioni corporali in condizioni di nudità</td>
<td width="100">29</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="600">Insulti e altre umiliazioni</td>
<td width="100">73</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="600">Minacce</td>
<td width="100">64</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="600">Detenzione in sezioni con informatore</td>
<td width="100">82</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3>Tabella 2</h3>
<table border="0" cellspacing="1" cellpadding="5" width="600" bordercolor="#000000">
<colgroup>
<col width="337"></col>
<col width="55"></col>
</colgroup>
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="500">
<h5>METODI SPECIALI</h5>
</td>
<td width="100">
<h5>%</h5>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="500">Privazione del sonno</td>
<td width="100">21</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="500">Pestaggi violenti</td>
<td width="100">23</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="500">Ammanettamenti dolorosi</td>
<td width="100">7</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="500">Spintonamenti violenti</td>
<td width="100">8</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="500">Torsione violenta del collo</td>
<td width="100">11</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="500">Posizione della “rana”</td>
<td width="100">4</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="500">Flessione forzata della schiena</td>
<td width="100">7</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ciò che appare chiaro è il carattere sistematico di questi metodi, reso possibile da un processo di “burocratizzazione della tortura”: pur variando nel corso dei decenni i gradi e le forme, la politica ufficiale e non ufficiale di Israele ha sempre legittimato, attraverso linee guida e autorizzazioni, l’uso di metodi di tortura fino a che queste sono divenute pratiche di routine negli interrogatori dei prigionieri palestinesi.</p>
<p>In Israele, i medici entrano a contatto con i prigionieri palestinesi al momento dell’arresto da parte dello Shabak e in occasione di visite mediche, prima, durante e dopo gli interrogatori. Al regime di interrogatorio visto sopra vengono affiancati dei metodi “speciali” caratterizzati da un significativo uso di violenza diretta e le cui conseguenze sono difficilmente ignorabili dall’occhio medico: a questo proposito, nel rapporto del Public Committee Against Torture in Israel (Ticking Bombs [8]) vengono raccolte le testimonianze agghiaccianti di nove vittime e sottolineati ruolo e responsabilità del personale sanitario.</p>
<p>Dall’analisi delle testimonianze, dei report e delle interviste emergono le responsabilità di questi medici, i quali:</p>
<p>accertano lo stato di salute dei detenuti in modo da modulare le tecniche di interrogatorio;</p>
<ul>
<li>non sembrano essere consapevoli dell’esistenza del problema della partecipazione medica nella tortura;</li>
<li> non riconoscono i segni fisici e psichici della tortura sui loro pazienti;</li>
<li> non attuano procedure terapeutiche adeguate;</li>
<li> non documentano né certificano le avvenute torture;</li>
<li> non proteggono attivamente le vittime;</li>
<li> non propongono alcuna azione volta a contrastare queste pratiche e non si oppongono al sistema che le permette.</li>
</ul>
<p>Lo studio del CSI non si è limitato ad indagare le attività di questa particolare categoria professionale, ma ha anche esplorato le ragioni per cui l’etica “sul campo” non coincide con quella teorica, in modo tale da poter elaborare strategie di contrasto del fenomeno a partire dai medici.</p>
<p>A livello individuale si è cercato di capire chi sono e come lavorano questi medici. Il personale sanitario appartiene all’Esercito, al Corpo Penitenziario o a quello della Polizia. Lo Shabak, che interroga i suoi prigionieri in sezioni detentive isolate, necessita tuttavia di servizi medici supplementari e continuativi per assistere, trattare e accertare lo stato di salute dei palestinesi sotto interrogatorio. Pertanto, lo Shabak retribuisce direttamente i sanitari che assistono all’interrogatorio, creando, dal punto di vista del medico, una situazione cosiddetta di “dual loyalty“, cioé una condizione di conflitto tra la lealtà dovuta al paziente detenuto e quella dovuta all’istituzione per cui lavorano.</p>
<p>Sulla condizione di “dual loyalty” pesano particolarmente la dimensione sociale e istituzionale di questi medici: molti di loro, infatti, sono russi, immigrati di recente, provenienti dalle classi sociali più basse, con difficoltà linguistiche, non completamente integrati nella comunità medica e desiderosi di farsi accettare socialmente. Essi non sono iscritti all’Associazione Medica Israeliana, (IMA, l’equivalente albo dei medici italiano) e la prigione è l’unico contesto lavorativo in cui è consentito loro di lavorare senza licenza. Ciò significa che sono ricattabili e quindi non disponibili ad entrare in contrasto con l’istituzione a difesa del paziente. Una scelta di questo tipo, infatti, metterebbe a serio rischio la loro posizione lavorativa e sociale.</p>
<p>Le Associazioni mediche nazionali hanno storicamente svolto un ruolo fondamentale quando hanno saputo evitare la retorica e proporre iniziative pratiche. Non sembra questo il caso dell’IMA: essa tuttavia, pur offrendo una “hot line” per denunciare le violazioni, non dimostra di indagare approfonditamente le denunce, di sanzionare i colpevoli, di offrire alternative o supporto legale, economico e sociale ai medici che si rifiutano di collaborare in queste pratiche e, oltretutto, nega l’esistenza del problema, arrivando fino a tentare di screditare chi provi a combattere il fenomeno [9].</p>
<p>L’ultima cornice di riferimento presa in considerazione è stata quella sociopolitica. Stanley Cohen, sociologo ebreo, sottolinea come in Israele (analogamente ad altri contesti) la risposta alla tortura delle autorità sia strutturata su tre filoni [10]: uno negazionista (“Non c’è tortura in Israele”, i fatti sono semplicemente falsi, le accuse frutto di macchinazioni, fantasie e disinformazione); uno mistificatorio (“Non è tortura, ma pressione fisica moderata”, i fatti sono reinterpretati, diversamente ricollocati) e uno giustificatorio (“Il nostro è uno stato di eccezione”, gli atti proibiti sono giustificati legalmente e moralmente in nome della necessità a difendersi). Accanto a questi, si pone “a trincea” l’inevitabilità dell’occupazione, le cui conseguenze (tra cui la tortura) sono certamente dolorose ma purtroppo inevitabili se si vuole difendere Israele. Per proteggere l’“insider” dunque è necessario eliminare l’“outsider”, il Nemico, quell’Altro che diventa solo un oggetto pericoloso che è possibile torturare in nome di una salvezza interna. Secondo quest’ottica, Israele e la Palestina sembrano così essere un emblema del panorama globale: “lo stato di emergenza”, la “sicurezza pubblica” richiedono mezzi e strumenti diversi nella “guerra contro il terrore”, rendendo giustificabile la tortura così come le bombe su Bagdad, Falluja e Gaza.</p>
<p>La partecipazione dei medici nella tortura non nasce quindi isolata rispetto al contesto sociale: la società cerca nella medicina gli strumenti e le conoscenze per realizzare i suoi fini e la medicina si mette al suo servizio. Come fa notare Gianni Tognoni, il medico, in quest’ottica, non fa nulla di “inumano, né degradante”, anzi, adempie a “un compito oneroso ma dovuto, quello di proteggere gli umani da coloro che ne rappresentano la degradazione, l’inumano” [11].</p>
<p>La complessità dei meccanismi che rendono possibile la tortura e la partecipazione dei medici in essa mostra la necessità di interventi distali, a livello della comunità internazionale, che costringano gli Stati che la compongono a rendere conto del proprio operato. Allo stesso tempo, la pratica della tortura richiama la comunità medica a un’ “etica della responsabilità”: ai singoli medici chiede di estendere il proprio mandato oltre l’esame obiettivo e la prescrizione della terapia, reclamando “politicità nella tecnicità”; alle associazioni mediche di rifuggire l’ipocrisia, di imporre doveri e tutelare i diritti dei propri membri; alle istituzioni formative di insegnare agli studenti a leggere le tensioni morali insite nel lavoro medico; alla ricerca, infine, di cambiare linguaggio e smascherare i nomi tecnici dietro cui si nascondono iniquità e discriminazioni.</p>
<p><strong>*Valentina Spada e Ilaria Camplone, Centro di Salute Internazionale (CSI) dell’Università di Bologna</strong></p>
<p>Bibliografia</p>
<ol>
<li> The <a href="http://www.csiunibo.org/">Centre for International Health</a> of the University of Bologna</li>
<li> United Nations. <a href="http://www2.ohchr.org/english/law/cat.htm">Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment</a>.  Visitato il 05.02.10.</li>
<li> Stefanini A. <a href="http://saluteinternazionale.info/2010/01/in-palestina-non-uccidono-soltanto-le-bombe/">In Palestina non uccidono soltanto le bombe. Saluteinternazionale, 08.01.2010</a>. Visitato il 12.02.10.</li>
<li> Si noti per esempio le valutazioni dell’UN Committee Against Torture (CAT), Concluding observations of the Committee against Torture: Israel, 23 June 2009, (CAT/C/ISR/CO/4). Visitato il 05.02.10; oppure il Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967, John Dugard, 21 January 2008 (A/HRC/7/17), visitato il 05.02.10.</li>
<li> B’Tselem, Routine Torture: Interrogation Methods of the General Security Service. Jerusalem 1998.</li>
<li> B’Tselem and HaMoked, Absolute Prohibition – The Torture and Ill-Treatment of Palestinian Detainees. Jerusalem 2007.</li>
<li> Ibidem</li>
<li> PCATI, Ticking Bombs- Testimonies of Torture Victims in Israel. Jerusalem 2007.</li>
<li> Yudkin JS. The responsibilities of the World Medical Association president. Lancet 2009;373:1155-6.</li>
<li> Cohen S. The social response to torture in Israel in Marton R e Gordon N in Torture, Medical Ethics and The case of Israel. London: Zed Books, 1995.</li>
<li> Tognoni G. Medici, Medicina e Tortura. In: La tortura oggi nel mondo. Associazione Internazionale Basso, Edup.2006.</li>
</ol>
<p><a href="http://saluteinternazionale.info/2010/03/medici-e-tortura-il-caso-di-israele/">Pubblicato su Salute Internazionale il 15 marzo 2010</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F03%2Fmedici-e-tortura-il-caso-di-israele%2F&amp;title=Medici%20e%20tortura.%20Il%20caso%20di%20Israele" id="wpa2a_30"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Liberate Ahmad Sa’adat! Agite contro l&#8217;isolamento dei prigionieri palestinesi!</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/10/liberate-ahmad-sa%e2%80%99adat-agite-contro-lisolamento-dei-prigionieri-palestinesi/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/10/liberate-ahmad-sa%e2%80%99adat-agite-contro-lisolamento-dei-prigionieri-palestinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 21:55:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Appello]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=3178</guid>
		<description><![CDATA[Giorni per azioni a livello internazionale OTTOBRE 5-15, 2010 http://www.israeli-occupation.org/2010-09-07/take-action-against-isolation-free-ahmad-saadat/ http://freeahmadsaadat.org/ E&#8217; prevista una nuova udienza per il leader politico palestinese Ahmad Sa’adat a metà ottobre. Sarà l&#8217;occasione di protestare contro il suo isolamento e contro quello di tutti i prigionieri politici palestinesi. Scrivete lettere di protesta ed organizzate azioni di protesta nel periodo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Giorni per azioni a livello internazionale</h3>
<h3>OTTOBRE 5-15, 2010</h3>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh3.googleusercontent.com/-Wehyf3blRh0/TJ0emWugkkI/AAAAAAAAAwA/8ZjaIWEHuJc/s800/Free_Ahmad_Sa__adat_2_by_Latuff2.jpg" alt="" width="150" height="83" /></p>
<p><a href="http://www.israeli-occupation.org/2010-09-07/take-action-against-isolation-free-ahmad-saadat/">http://www.israeli-occupation.org/2010-09-07/take-action-against-isolation-free-ahmad-saadat/</a></p>
<p><a href="http://freeahmadsaadat.org/">http://freeahmadsaadat.org/</a></p>
<h5>E&#8217; prevista una nuova udienza per il leader politico palestinese Ahmad Sa’adat a metà ottobre. Sarà l&#8217;occasione di protestare contro il suo isolamento e contro quello di tutti i prigionieri politici palestinesi. Scrivete lettere di protesta ed organizzate azioni di protesta nel periodo che va dal 5 al 15 ottobre 2010 in sostegno dei prigionieri politici palestinesi e della loro lotta per la libertà, richiedete la fine del loro isolamento!</h5>
<p><a href="http://www.freeahmadsaadat.org/indexb.html"><span id="more-3178"></span>www.freeahmadsaadat.org/indexb.html</a></p>
<p>Ahmad Sa’adat, il segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina è tenuto prigioniero in totale isolamento, trasferito di prigione in prigione fin dal 16 marzo 2009. Il suo isolamento è stato rinnovato più volte dalle corti israeliane. Si trova correntemente in isolamento presso la prigione di Ramon nel deserto del Naqab.<strong> Sebbene si trovi già all&#8217;interno della sezione d&#8217;isolamento della prigione Sa&#8217;adat è sottoposto ad ulteriore isolamento all&#8217;interno della sezione stessa, viene privato anche del contatto con gli altri prigionieri in isolamento, così come dei diritti umani più fondamentali.</strong><br />
Gli è stata confiscata la collezione di libri personale, può leggere i giornali in sola lingua ebraica una volta alla settimana. Non ha accesso ad altri giornali (in inglese o in arabo). Le visite dei familiari gli vengono costantemente negate. La moglie ha potuto visitarlo solamente due volte nell&#8217;intero periodo di isolamento. Ugualmente le visite degli avvocati gli sono negate. Non può effettuare alcun acquisto presso i negozi all&#8217;interno della prigione, anche le sigarette gli sono quindi negate. Gli è permessa una sola ora d&#8217;aria durante la quale viene tenuto ammanettato ai polsi ed incatenato alle caviglie nel cortile della prigione. Le amministrazioni delle prigioni tentano di criminalizzare ed ostacolare le relazioni umane e sociali tra prigionieri e tra prigionieri e le loro famiglie.</p>
<p><strong>Sa’adat nel 2009 ha lanciato uno sciopero della fame di 9 giorni contro l&#8217;isolamento. Tale isolamento danneggia gravemente la salute fisica e psicologica dei prigionieri palestinesi ed è uno strumento con cui le forze d&#8217;occupazione puniscono ed isolano i prigionieri politici palestinesi. Alcuni prigionieri sono stati soggetti di isolamento per anni con gravi conseguenze. Agisci contro l&#8217;isolamento dei prigionieri e richiedi la liberazione di Sa&#8217;adat e di tutti i prigionieri palestinesi !<br />
</strong><a href=" http://www.freeahmadsaadat.org/october.html">www.freeahmadsaadat.org/october.html</a></p>
<h5>AGISCI OGGI! COSA FARE:</h5>
<p><strong>1. La Campagna di Solidarietà con Ahmed Sa&#8217;adat chiede ai suoi sostenitori di scrivere lettere all&#8217;Israeli Prison Service chiedendo di porre fine all&#8217;isolamento, alle violazione dei diritti umani, e liberare tutti i prigionieri Palestinesi. </strong><br />
Scrivi una mail al Bureau of the Minister of Public Security: sar@mops.gov.il e al Public Complaints<br />
Department at mevaker@mops.gov.il, copiando gli indirizzi seguenti:</p>
<p>Mr. Benjamin Netanyahu, Prime Minister, Office of the Prime Minister, 3,<br />
Kaplan Street, PO Box 187, Kiryat Ben-Gurion, Jerusalem, Israel, Fax: +972-<br />
2-651 2631, Email: pm_eng@pmo.gov.il</p>
<p>Mr. Menachem Mazuz, Attorney General, Fax: + 972 2 627 4481; + 972 2 628<br />
5438; +972 2 530 3367</p>
<p>Brigadier General Avihai Mandelblit, Military Judge Advocate General, 6<br />
David Elazar Street, Hakirya, Tel Aviv, Israel, Fax: +972 3 608 0366, +972<br />
3 569 4526, Email: arbel@mail.idf.il, avimn@idf.gov.il</p>
<p>Permanent Mission of Israel to the United Nations Office and Specialized<br />
Institutions in Geneva, Avenue de la Paix 1-3, 1202 Geneva, Fax: +41 22 716<br />
05 55, Email: mission-israel@geneva.mfa.gov.il</p>
<p><strong>Potete utilizzare il testo predisposto che trovate presso: <a href="http://www.freeahmadsaadat.org/action3.html">www.freeahmadsaadat.org/action3.html</a></strong></p>
<p><strong>2. Scrivi una lettera ad Ahmed Sa’adat, fagli sapere che il mondo sta chiedendo la sua liberazione.<br />
</strong>Scrivi una mail alla Campagna per liberare Ahmad Sa&#8217;adat: info@freeahmadsaadat.org dove inserisci il testo della lettera (noi la invieremo) oppure scrivi direttamente al suo indirizzo personale:<br />
<strong>Ahmad Sa’adat, Ramon Prison, Ramon area, PO Box<br />
699, Postal Code 80600, Israel.</strong></p>
<p><strong>3. I giorni che vanno dal 5 aal 15 ottobre 2010 saranno i giorni di azione internazionale in sostegnod i Sa&#8217;adat e tutti i prigionieri palestinesi e contro l&#8217;isolamento. Unisciti a noi! Organizza un evento, una protesta, un&#8217;iniziativa nella tua città!<br />
Faccelo sapere inviandoci una mail: <a href="http://www.freeahmadsaadat.org/contact.html">http://www.freeahmadsaadat.org/contact.html</a> oppure info@freeahmadsaadat.org in modo che noi potremo pubblicizzarli in rete.</strong></p>
<p><strong>4. Distribuisci i volantini per la liberazione di Sa&#8217;adat nella tua città:<br />
<a href="http://www.freeahmadsaadat.org/saadat-flyer.pdf ">http://www.freeahmadsaadat.org/saadat-flyer.pdf </a></strong></p>
<p><strong>5. Organizza proteste davanti al consolato/ambasciata israeliani</strong> nel tuo paese e richiedi l&#8217;immediata liberazione di Sa&#8217;adat e di tutti i prigionieri politici palestinesi.</p>
<h5>Ahmad Sa’adat e circa 7,000 prigionieri palestinesi fanno fronte ogni giorno direttamente all&#8217;oppressione ed ai crimini israeliani. Oggi siamo chiamati ad agire contro gli abusi perpetrati contro i prigionieri palestinesi nelle prigioni israeliane richiedendo la liberazione di tutti i prigionieri e della Palestina intera!</h5>
<h5>The Campaign to Free Ahmad Sa’adat <a href="http://www.freeahmadsaadat.org">www.freeahmadsaadat.org</a></h5>
<h2 style="text-align: center;">CHI E&#8217; AHMAD SAADAT?</h2>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh3.googleusercontent.com/-ApR3Xmc6G3E/TJ0e0WjkERI/AAAAAAAAAwE/jsABBiJS7ec/s800/Free_Ahmad_Sa__adat_3_by_Latuff2.jpg" alt="" width="505" height="600" /></p>
<p>Ahmad Sa&#8217;adat è nato nel 1954 presso Al Bireh. Figlio di profughi del 1948 originari di Dayr Tarif (vicino a Ramleh, bellissime valli della Galilea). Nel 1969 entrò formalmente a far parte del PFLP (Fronte di Liberazione Popolare della Palestina, partito di ispirazione Marxista). Arrestato nel 1969 (3 mesi) arrestato nel 1970 (28 mesi). Arrestato nel 1973 (10 mesi) nel 1975 (45 giorni). Arrestato nel 1976 (4 anni), nel 1989 (detenzione amministrativa, 9 mesi), nel 1992 (detenzione amministrativa, 13 mesi). Eletto leader del Fronte popolare per la West Bank nel 1994.</p>
<p>Arrestato dall&#8217;Autorità Palestinese nel 1996 durante la serie di retate a danno di membri del Fronte Popolare che seguirono l&#8217;attacco a coloni israeliani presso Beit el Surda l&#8217;11 Dicembre. Rilasciato il 27 Febbraio 1997 dopo uno sciopero della fame che lo condusse praticamente in fin di vita, l&#8217;Autorità Palestinese ebbe paura che potesse morire in prigione e che la cosa scatenasse rivolte in tutto il territorio. Dopo il rilascio trascorse diversi giorni in coma. Nel 2000 Abu Ali Mustafa succede a George Habash alla guida del partito PFLP. Il 27 Agosto 2001 Abu Ali Mustafa viene assassinato dagli israeliani con un&#8217;operazione di bombardamento mirato sul suo ufficio di Ramallah. Il 3 Ottobre 2001 Sa&#8217;adat succede ad Abu Ali Mustafa nella guida del partito. Dopo che 4 membri del PFLP uccidono il Ministro del Turismo Israeliano Rehavam Zeevi &#8211; conosciuto per il suo sostegno alle uccisioni mirate dei palestinesi e alla loro espulsione dalle proprie terre &#8211; Israele accusa Sa&#8217;adat di essere stato il mandante dell&#8217;omicidio. L&#8217;Autorità Palestinese sotto pressione israeliana dichiara le brigate armate legate al Fronte Popolare fuori legge (Le Brigate Abu Ali Mustafa) e riesce ad arrestare Sa&#8217;adat con l&#8217;inganno di un incontro con il capo dell&#8217;intelligence dell&#8217;Autorità, Tawfiq Tirawi, presso un hotel di Ramallah. Grosse manifestazioni e scontri seguono l&#8217;arresto di Sa&#8217;adat in tutto il paese. In seguito la cellula delle Brigate Abu Ali Mustafa ritenuta responsabile dell&#8217;omicidio del MInistro Israeliano viene arrestata dall&#8217;Autorità Palestinese presso Nablus. Sono rinchiusi insieme a Sa&#8217;adat presso il Muqata, gli uffici amministrativi e rappresentativi dell&#8217;Autorità Palestinese presso Ramallah: è il 21 febbraio 2002. Dopo un mese, in marzo, scatta l&#8217;operazione militare israeliana chiamata Defensive Shield. Il Muqata viene severamente colpito ed Arafat è posto sotto assedio, è il 29 marzo 2002. Sa&#8217;adat e i 4 militanti del PFLP sono ugualmente sotto assedio negli stessi stabili, insieme ad Arafat. Iniziano trattative tra Autorità Palestinese ed Israele, Sa&#8217;adat ed i 5 combattenti del Fronte Popolare in questo contesto diventano chiaramente una preziosa merce di scambio. Il contenuto delle trattative non è mai stato reso pubblico, ma sembra ovvio da quanto accadde in seguito: il 1 maggio 2002 Sa&#8217;adat e i 4 combattenti vengono trasferiti presso una prigione a Gerico posta sotto tutela dalle forze britanniche e statunitensi. Il 2 maggio 2002 le forze militari israeliane abbandonano l&#8217;assedio alla Muqata ed Arafat ne esce indenne. Manifestazioni in tutto il paese.<br />
I 4 membri delle brigate Abu Ali Mustafa erano stati processati da un tribunale miitare del PA all&#8217;interno del muqata prima del trasferimento presso Gerico. Furono giudicati colpevoli e condanati a 18 anni di prigione. Sa&#8217;adat viene definito da Arafat leader politico e non militare, per questo viene rinviato a giudizio presso un tribunale civile palestinese. Viene giudicato dall&#8217;alta corte di giustizia a Gaza e non viene trovata nessun&#8217;evidenza di un suo coinvolgimento nell&#8217;attentato del Ministro del Turismo Israeliano. L&#8217;Alta Corte di Giustizia richiede il suo immediato rilascio. Non viene rilasciato, Israele minaccia di ucciderlo in caso ciò avvenga. Interviene a suo favore anche Amnesty Interational. 20 Agosto 2002, le forze armate israeliane trucidano il fratello più giovane di Sa&#8217;adat, presso la sua casa di Ramallah. La moglie di Sa&#8217;adat viene arrestata presso l&#8217;Allenby Bridge e le viene negato di recarsi al World Social Forum.</p>
<p>Il 14 marzo 2006 gli israeliani si impossessano della prigione di Gerico, (che ricordo era sotto tutela US e UK) trasferendo centinaia di prigionieri politici in Israele. Tra loro, chiaramente, Sa&#8217;adat che nel 2008 venne illeggittimamente condannato a 30 anni di prigione da una Corte Militare Israeliana.</p>
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		<title>L’OLP chiede sostegno per i prigionieri politici</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 11:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma, 01 maggio 2010 (Nena-News) L’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) chiede attenzione sulla situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane e si rivolge agli “attivisti e ai sostenitori della libertà in tutto il mondo” perché siano fatte pressioni per un miglioramento delle condizioni di detenzione. “Circa 7.500 prigionieri, di cui 340 sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Roma, 01 maggio 2010 (<a href="http://www.nena-news.com/?p=67">Nena-News</a>)</h4>
<p>L’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) chiede attenzione sulla situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane e si rivolge agli “attivisti e ai sostenitori della libertà in tutto il mondo” perché siano fatte pressioni per un miglioramento delle condizioni di detenzione.<span id="more-2335"></span> “Circa 7.500 prigionieri, di cui 340 sono bambini e 37 donne, sono detenuti nelle carceri israeliane; 1.500 di loro sono malati, mentre 60 bambini hanno urgente bisogno di cure”, ricorda l’Olp in un comunicato aggiungendo che “i prigionieri sono stati incarcerati con crudeltà, trattati ingiustamente, e che le loro esigenze mediche e sanitarie non sono state rispettate”. In base ai dati disponibili, negli ultimi tre anni a circa 735 prigionieri provenienti dalla Striscia di Gaza è stato negato il diritto alle visite, come anche a centinaia di prigionieri di Gerusalemme e dei territori occupati nel 1948, che sono stati isolati dal resto dei detenuti. L’Organizzazione per la liberazione della Palestina non ha mancato di fare riferimento alla recente Ordinanza israeliana 1650 in base alla quale, fra i palestinesi che rischiano di risultare “illegali” in Cisgiordania, Israele ha intenzione di deportare sette prigionieri dopo che avranno scontato la condanna. Infine l’Olp invita la comunità internazionale, la Croce Rossa, e le Nazioni Unite ad adoperarsi per l’attuazione della quarta Convezione di Ginevra e perché Israele ponga fine alle pratiche illegali contro i prigionieri e le loro famiglie.</p>
<p>La questione dei prigionieri sarà al centro anche dell’ottava “Conferenza Internazionale sul Diritto al Ritorno” dei profughi palestinesi, prevista per l’8 maggio a Berlino. Saranno presenti Aziz Dweik, Presidente del Consiglio Legislativo Palestinese, diverse personalità provenienti dall’Europa e dal mondo, tra cui politici, accademici, attivisti di ONG e delegazioni palestinesi da tutto il continente europeo. L’intento della Conferenza, organizzata tra gli altri dal “Centro britannico per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi” e dall’ “Assemblea palestinese in Germania”, sarà quello di esprimere un “forte sostegno al popolo palestinese e alla sua causa” nel 62° anniversario della Nakba. Lo slogan della Conferenza: “il nostro ritorno e la libertà per i nostri prigionieri sono inevitabili”. (red)</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F05%2Fl%25e2%2580%2599olp-chiede-sostegno-per-i-prigionieri-politici%2F&amp;title=L%E2%80%99OLP%20chiede%20sostegno%20per%20i%20prigionieri%20politici" id="wpa2a_34"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Giornata del Prigioniero. Dal &#8217;67 a oggi, 750 mila palestinesi arrestati da Israele</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/04/giornata-del-prigioniero-dal-67-a-oggi-750-mila-palestinesi-arrestati-da-israele/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 20:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[di &#8216;Abd el-Ghani ash-Shami Un nuovo rapporto pubblicato dall&#8217;ex prigioniero e ricercatore specializzato sulle questioni dei detenuti palestinesi &#8216;Abd al-Naser Farwana spiega che gli occupanti israeliani, dal 1967, hanno arrestato circa 750.000 palestinesi di ogni parte della Palestina, tra cui circa 12.000 donne e decine di migliaia di ragazzini. Il rapporto statistico, pubblicato in occasione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>di &#8216;Abd el-Ghani ash-Shami</h5>
<p>Un nuovo rapporto pubblicato dall&#8217;ex prigioniero e ricercatore specializzato sulle questioni dei detenuti palestinesi &#8216;Abd al-Naser Farwana spiega che gli occupanti israeliani, dal 1967, hanno arrestato circa 750.000 palestinesi di ogni parte della Palestina, tra cui circa 12.000 donne e decine di migliaia di ragazzini.<br />
<span id="more-2195"></span><br />
Il rapporto statistico, pubblicato in occasione della Giornata del prigioniero palestinese, che cade ogni anno il 17 aprile, evidenzia che vi sono circa 70.000 prigionieri messi in carcere da Israele a partire dall&#8217;Intifada di al-Aqsa (scoppiata il 28 settembre 2000), tra cui si contano circa 850 donne e 8.000 ragazzini.</p>
<p>Farwana chiarisce che gli arresti non si limitano ai membri di una specifica parte politica o di un settore della società, ma interessano tutti, indistintamente, comprendendo bambini, ragazzi, vecchi, ragazze, madri e mogli, malati e invalidi, operai e accademici, parlamentari ed ex ministri, leader politici, sindacali, professionali eccetera.</p>
<p>Farwana osserva perciò che quello di &#8220;prigioniero&#8221; è, nello specifico lessico palestinese, il termine più chiaro e stabile, essendo ormai entrato a far parte della cultura palestinese, poiché non vi è famiglia palestinese in cui uno o più membri non siano stati arrestati. Pertanto la questione dei prigionieri è diventata una questione centrale per il popolo palestinese, interessando ogni famiglia palestinese.</p>
<p>Farwana rivela nel suo rapporto che il totale dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, al 15 aprile 2010, è di circa 7.000, tra cui 35 donne e 337 ragazzini, oltre a 257 &#8220;detenuti amministrativi&#8221;. Tra costoro, vi sono anche ben 15 parlamentari ed ex ministri, nonché leader politici. Tutti sono distribuiti in circa venti carceri, istituti penitenziari e centri di detenzione, i più noti dei quali sono quelli di Nafha, Rimon, Ashqelon, Beersheba (Bi&#8217;r as-Sab&#8217;), Hedarim, Jalbu&#8217;, Shatta, ar-Ramla, ad-Damon, Hisharun, più i penitenziari del Negev, di Ofer, di Megiddo&#8230;</p>
<p>Circa 5.110 detenuti (il 73% del totale) scontano pene di diversa durata: 791 prigionieri scontano uno o più ergastoli, 579 sono i prigionieri condannati a pene superiori ai vent&#8217;anni e 1.065 scontano pene comprese tra i dieci e i vent&#8217;anni.</p>
<p>Ve ne sono poi 1.633 (il 23,3% del totale) in attesa di giudizio, con i &#8220;detenuti amministrativi&#8221; che sono 257 (il 3,7% del totale), mentre otto sono agli arresti in base alla legge sui combattenti illegali.</p>
<p>Da quando è scoppiata l&#8217;Intifada di al-Aqsa, le autorità d&#8217;occupazione hanno emesso a carico di palestinesi circa 20.000 condanne alla &#8220;detenzione amministrativa&#8221;, tra nuovi arresti e rinnovi di precedenti arresti, così 257 palestinesi sono ancora in carcere in base a questo tipo di detenzione.</p>
<p>Per quanto riguarda i ragazzini, il curatore del rapporto evidenzia che gli occupanti israeliani, dall&#8217;inizio dell&#8217;Intifada di al-Aqsa, ne hanno arrestati circa 8.000, di cui 337 sono ancora in carcere, rappresentando oggi una percentuale del 4,8% del totale dei prigionieri. Tra costoro, 298 hanno un&#8217;età compresa tra sedici e diciotto anni e 39 hanno meno di sedici anni, ma sono egualmente esposti a tutti i maltrattamenti, le punizioni, i diritti negati ecc. che devono sopportare gli adulti, pertanto il loro futuro è fortemente a rischio e la loro situazione è in contrasto senz&#8217;altro con tutte le norme e i patti internazionali sui diritti dell&#8217;infanzia.</p>
<p>Il 97% dei ragazzini arrestati sono stati sottoposti a torture: sacchetti in testa, terrore, botte. Vi sono tra coloro circa 400 prigionieri che hanno compiuto diciott&#8217;anni in galera e continuano ad essere in galera; altri invece sono stati arrestati che erano ragazzini, ma poi hanno passato in carcere più anni di quelli che ne avevano passati fuori.</p>
<p>Per quanto riguarda le prigioniere, Farwana riferisce che le forze d&#8217;occupazione israeliane, a partire dall&#8217;Intifada di al-Aqsa, hanno arrestato circa 850 donne. Oggi in carcere ve ne sono 35: una è di Gaza (Wafa&#8217; al-Bus), in isolamento nel carcere di ar-Ramla da alcuni mesi; quattro sono di al-Quds (Gerusalemme), tre della Palestina occupata nel 1948 [Israele, ndr] e le altre di varie località della Cisgiordania. Tutte si trovano in luoghi inadatti per delle donne, senza alcuna attenzione al fatto che sono donne, ai loro bisogni, quindi senza alcun rispetto dei loro diritti sanciti nei trattati internazionali. Cinque di queste prigioniere scontano pene all&#8217;ergastolo: Ahlam at-Tamimi, Qahira as-Sa&#8217;di, Sana&#8217; Shahadeh, Du&#8217;a&#8217; al-Jayyusi e Amina Muna.</p>
<p>Quattro di queste prigioniere hanno partorito in carcere, senza poter godere di condizioni adeguate a livello medico e senza che i familiari potessero star loro accanto durante il parto in ospedale. Queste &#8216;madri in carcere&#8217; sono: Mirfat Taha, di al-Quds (Gerusalemme), il cui bambino è nato l&#8217;8 febbraio 2003; Manal Ghanim, che ha partorito il 10 ottobre 2003; Samar Subayh, del campo profughi di Jabaliya (Gaza), che ha messo al mondo un figlio il 30 aprile 2006; Fatima Az-Zaqq, il cui figlio Yusuf ha visto la luce il 17 gennaio 2008. Tutte, adesso, sono state liberate.</p>
<p>Per quanto riguarda invece la distribuzione geografica dei prigionieri, Farwana osserva che la stragrande maggioranza (5.873, ovvero l&#8217;83,9%) è della Cisgiordania, mentre quelli della Striscia di Gaza sono 735 (il 10,5% del totale); invece, quelli di al-Quds (Gerusalemme) e della Palestina occupata nel &#8217;48 [Israele, ndr] sono 392 e rappresentano il 5,6% del totale, per non parlare poi delle decine di detenuti di vari Paesi arabi.</p>
<p>Per quanto concerne gli aspetti sociali, il rapporto sottolinea che la maggioranza dei prigionieri sono ragazzi non sposati tra i diciotto e i trent&#8217;anni: 4.760 (il 68% del totale) sono per l&#8217;appunto non sposati.</p>
<p>Vi sono poi 313 detenuti in carcere da prima degli &#8220;Accordi di Oslo&#8221; e dell&#8217;edificazione dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (4 maggio 1994): 126 sono della Cisgiordania, 125 della Striscia di Gaza, 41 di al-Quds (Gerusalemme), 20 della Palestina occupata nel 1948 [Israele, ndr] e uno del Golan [al-Julan, ndr] siriano occupato.</p>
<p>Tra i &#8220;veterani&#8221; ve ne sono 115 che sono in carcere da più di vent&#8217;anni di fila. Essi sono noti come &#8220;i decani della prigionia&#8221;. Tra questi vi sono i cosiddetti &#8220;Generali della perseveranza&#8221; che comprende quattordici prigionieri, e sono quelli che hanno trascorso in carcere più di un quarto di secolo consecutivamente: questa denominazione gli è stata attribuita in virtù della loro pazienza e perseveranza dimostrate nel sopportare ogni difficoltà. Si tratta di Na&#8217;il al-Barghouthi (di Ramallah, in carcere dal 4 aprile 1978), Fakhri al-Barghouthi (di Ramallah, in carcere dal 23 giugno 1978), Akram Mansour (di Qalqiliya, agli arresti dal 2 agosto 1979), Fu&#8217;ad ar-Razim (di al-Quds/Gerusalemme, in carcere dal 30 gennaio 1981), Ibrahim Jaber (di al-Khalil/Hebron, arrestato l&#8217;8 gennaio 1982), Hasan Salama (di Ramallah, in prigione dall&#8217;8 agosto 1982), &#8216;Uthman Maslah (di Salfit, arrestato il 15 ottobre 1982), Sami, Karim e Maher Younis (della Palestina del &#8217;48/Israele), in carcere dal gennaio del 1983, Salim al-Kayyal (in carcere dal 30 maggio 1983), Hafid Qandas (di Yafa/Giaffa, arrestato il 15 maggio 1984, &#8216;Isa &#8216;Abd Rabbo (di Betlemme, in carcere dal 20 ottobre 1984), Ahmad Farid Shahadeh (di Ramallah, agli arresti dal 16 febbraio 1985). È degno di nota che tre di questi &#8220;Generali della perseveranza&#8221; sono nelle carceri di Israele da oltre trent&#8217;anni.</p>
<p>Per ciò che attiene alle condizioni sanitarie dei prigionieri, il rapporto, senza timore d&#8217;esagerare, consente di affermare che tutti costoro soffrono di varie malattie causate dalle dure condizioni in cui versano le prigioni (incuria sanitaria, cure vietate ecc.). Alcuni di questi malati soffrono di patologie gravissime, ed alcuni sono addirittura in stato terminale, come quelli che, e sono decine, sono malati di cancro.</p>
<p>Farwana, nel suo rapporto, fa riflettere sul fatto che Israele è l&#8217;Unico Stato al mondo che ha reso le torture fisiche e psicologiche, proibite in ogni loro forma a livello internazionale, una cosa legale tra i suoi apparati di sicurezza e giudiziari, fornendo loro addirittura copertura. Gli apparati di sicurezza israeliani praticano la tortura contro i prigionieri palestinesi in circa settanta modi diversi, a livello corporale e psicologico: percosse, congelamento, terrore, scosse, stare in piedi a oltranza, privazione del sonno e del cibo, isolamento, pressioni sui testicoli, rottura delle costole, percosse sulle ferite, imprigionamento dei parenti (puniti anche davanti al prigioniero), sputi in faccia, incaprettamento, botte allo stomaco e alla testa eccetera.</p>
<p>Farwana ha dichiarato che nel periodo per il quale esistono statistiche ufficiali si può dire che vi sia una stretta relazione tra l&#8217;arresto e le torture, poiché tutti quelli che sono stati arrestati sono stati in qualche modo torturati, psicologicamente o corporalmente, oppure sono stati sottoposti a danneggiamenti morali e ad umiliazioni di fronte ad un pubblico o a membri della loro famiglia.</p>
<p>Nel suo rapporto Farwana ricorda che, in base alla documentazione a sua disposizione, dal 1967 i martiri tra i prigionieri sono 197, l&#8217;ultimo dei quali è stato &#8216;Ubayda Maher al-Qudsi ad-Duweyk (25 anni, di al-Khalil/Hebron), arrestato e ferito il 26 agosto 2009, ma deceduto il 13 settembre 2009 perché rimasto senza le cure necessarie.</p>
<p>Tra i prigionieri che hanno trovato il martirio in carcere se ne contano 49 a causa dell&#8217;incuria sanitaria, 70 a causa delle torture, 71, intenzionalmente, dopo l&#8217;arresto e 7 a causa di un eccessivo utilizzo della forza o ammazzati con una revolverata dentro il carcere.</p>
<h4><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Aprile10/22-04-10GiornataPrigioniero.htm">da Forum Palestina</a></h4>
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		<title>17 aprile: Giornata dei prigionieri palestinesi</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/04/17-aprile-giornata-dei-prigionieri-palestinesi/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 22:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Tortura]]></category>

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		<description><![CDATA[Detenuto palestinese muore in un carcere israeliano. Nessuna risoluzione del Parlamento Europeo come quella contro Cuba? Un detenuto palestinese di 27 anni è morto in un carcere israeliano. Lo hanno reso noto le autorità di Te Aviv. Raed Hamad è stato trovato morto nella sua cella ieri l&#8217;altro a tarda ora: sul suo corpo, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2175"></span></p>
<h3>Detenuto palestinese muore in un carcere israeliano. Nessuna risoluzione del Parlamento Europeo come quella contro Cuba?</h3>
<p>Un detenuto palestinese di 27 anni è morto in un carcere israeliano. Lo hanno reso noto le autorità di Te Aviv. Raed Hamad è stato trovato morto nella sua cella ieri l&#8217;altro a tarda ora: sul suo corpo, ha annunciato l&#8217;avvocato, sarà effettuata l&#8217;autopsia per accertare le cause del decesso. Issa Karake, ministro palestinese per le questioni carcerarie, ha dichiarato che il detenuto era in reclusione solitaria da diciotto mesi e questo ha aggravato le sue condizioni. L&#8217;avvocato di Hamad, Tareq Barghouth, ha dichiarato che il suo cliente aveva bisogno di sostegno psicologico ma nessuno glielo ha fornito nei suoi cinque anni di detenzione. Israele ha quasi 7.500 palestinesi prigionieri nelle proprie carceri e l&#8217;Anp (Autorità nazionale palestinese) ne reclama il rilascio. Il 17 aprile tra l&#8217;altro si è celebrata la giornata del detenuto politico palestinese: i movimenti Hamas e al Fatah hanno partecipato insieme alla cerimonie nella Striscia di Gaza.</p>
<h4><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Aprile10/19-04-10DetenutoPalestineseMuore.htm">da Forum Palestina</a></h4>
<h3>La situazione dei prigioneri palestinesi nelle carceri israeliane</h3>
<p>Il 17 aprile di ogni anno, i palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania occupata, commemorano la <em>Giornata del prigioniero palestinese</em>, istituita nel 1974 dal Consiglio Nazionale Palestinese. Tra le azioni più incisive della commemorazione di quest’anno, vi è lo sciopero della fame attuato dai prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Si tratta di una protesta contro le misure razziste che i soldati israeliani impongono ai familiari dei prigionieri. Tra questi abusi attualmente vige il divieto delle visite. I soldati e le guardie carcerarie israeliane intimano alle madri dei prigionieri di svestirsi completamente prima di recarsi a far visita ai loro cari. Questa misura provocatoria vuole chiaramente creare un sentimento di ostilità tra i prigionieri, i quali hanno dichiarato: “<em>Con lo sciopero della fame chiediamo di fermare simili sconcertanti pratiche</em>”.Le fazioni e le istituzioni della società civile palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania hanno invitato tutti a sostentere i prigionieri con qualunque inziativa e chiedendone la liberazione. Tra i primi eventi organizzati nella giornata di sabato, vi è stato un sit-in organizzato dai familiari dei prigionieri della Striscia di Gaza, davanti la sede della Croce Rossa. Hanno portato con loro le foto dei figli detenuti ed hanno esibito striscioni con appelli rivolti alla comunità internazionale. Le richieste, ancora una volta, sono quelle di esercitare pressioni su Israele affinché rispetti i diritti di detenuti e prigionieri a partire dal diritto di visita dei loro familiari.</p>
<p><strong>Il divieto di visita imposto da Israele ai familiari.</strong> Sono quasi 4 anni ormai che le forze d’occupazione impogono totale divieto di visita ai familiari dei prigioniei della Striscia di Gaza. Questo divieto entrò in vigore a seguito del rapimento, da parte dei resistenti palestinesi, del soldato israeliano Gilad Shalit. Oltre alla negazione del diritto di visita, anche le degradanti condizioni in cui Israele detiene i prigionieri palestinesi rappresentano una violazione della Convenzione di Ginevra. Sono circa 7.500 i prigionieri palestinesi attualmente nelle prigioni israeliane. 37 sono donne, 15 deputati del Consiglio Legislativo (Clp). Tra queste cifre ci sono anche i bambini palestinesi detenuti da Israele: sono 330 e sono sottoposti a tortura ed altri metodi di abuso. Come gli adulti, anche i bambini vengono maltrattati durante gli interrogatori e sono costretti in piccolo celle, spesso sovraffollate.</p>
<p><strong>I metodi di tortura.</strong> Percosse, mani e gambe legate e bende sugli occhi, scosse elettriche, privazione del sonno, insulti ed umiliazioni di ogni tipo.Anche i bambini vengono sottoposti a metodi disumani e degradanti, in contravvenzione agli standard legali sull’infanzia. Si registrano: negazione dei pasti, sporcizia e costrizione in ambienti infestati da insetti, detenzioni in celle senza ventilazione e/o illuminazione.Mancanza di assistenza sanitaria adeguata, negazione di ricambio del vestiario (spesso proprio quello che portano i familiari in visita), assenza della possibilità di avere la consulenza di uno psicologo.Si sono riportati anche casi di furto di beni personali, come denaro, in seguito ad irruzioni improvvise e violente da parte dei soldati israeliani nelle celle di detenuti e prigionieri palestinesi. Nelle prigioni israeliane infine, vige il divieto all’istruzione.</p>
<p><strong>L’Alta Corte.</strong> 5,000 sono i prigionieri palestinesi perseguiti e condannati: 790 stanno scontando pluriergastoli. 1.900 sono i detenuti (quindi senza condanna perché, nella maggioranza dei casi, senza alcuna accusa). I palestinesi in detenzione amministrativa sono 290 dall’inizio del 2010. 9 palestinesi, provenienti dalla Striscia di Gaza, sono stati sottoposti alla &#8220;Legge del combattente illegale&#8221;.</p>
<p>Distribuzione geografica dei prigionieri palestinesi. 765 provengono dalla Striscia di Gaza; 395 provengono da Gerusalemme est e dai territori occupati nel 1948; il resto, e dunque la maggioranza, proviene dalla Cisgiordania. Qui, le forze di occupazione israeliana effettuano quotidiane incursioni ed arresti indiscriminati.</p>
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		<title>Israele: la sola democrazia del Medio Oriente?</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/03/israele-la-sola-democrazia-del-medio-oriente/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 22:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Muro]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto quiz: puoi individuare la prigione militare? Relazione sulla lotta per i diritti umani in Israele e in Palestina di Amir Terkelda theonlydemocracy La settimana scorsa mentre guidavo per andare alla prigione militare di Ofer, nella West Bank, per presenziare a un’udienza di Abdallah Abu Rahma di Bili’in, mi è venuto da pensare che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #b40404;"><strong>Foto quiz: puoi individuare la prigione militare? </strong></span></h3>
<p style="text-align: center;">Relazione sulla lotta per i diritti umani in Israele e in Palestina</p>
<p>di Amir Terkelda<br />
<a href="http://theonlydemocracy.org/2010/03/photo-quiz-can-you-identify-the-military-prison/">theonlydemocracy</a></p>
<p style="text-align: justify;">La settimana scorsa mentre guidavo per andare alla prigione militare di Ofer, nella West Bank, per presenziare a un’udienza di Abdallah Abu Rahma di Bili’in, mi è venuto da pensare che la maggior parte della gente che  è passata accanto a queste enormi pareti nel fare la spola verso Gerusalemme non si era mai resa conto di stare guidando accanto a una prigione. La qual cosa, a dire il vero non mi sorprende se si considera il paesaggio di cemento della West Bank.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Risolvi il quiz da solo e osserva come si fa: Quale di queste foto rappresenta una prigione militare nei Territori Occupati?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto-quiz05ab.png" rel="lightbox[1640]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1641" title="foto-quiz05ab" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto-quiz05ab.png" alt="" width="450" height="351" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qual’è le prigione militare? In alto a sinistra: Muro e torre di guardia attorno a Ramallah. In alto a destra: Muro e torre di guardia attorno a Bethelehem. In basso a destra: Muro e torre di guardia attorno a Qalqilya. In basso a sinistra: Prigione Militare di Ofer.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto_quiz01ab.jpg" rel="lightbox[1640]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1642" title="foto_quiz01ab" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto_quiz01ab.jpg" alt="" width="450" height="306" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La Prigione Militare di Ofer  si trova sull’autostrada 443 per Gerusalemme. La 443 passa attraverso la West Bank ed ha il famigerato nome di “Strada dell’Apartheid”, in quanto in suo utilizzo è vietato ai palestinesi. Sfortunatamente questa è solo una delle tante strade nella West Bank il cui percorso è riservato ai soli israeliani.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto_quiz02ab.jpg" rel="lightbox[1640]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1643" title="foto_quiz02ab" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto_quiz02ab.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Uscendo da Gerusalemme, la strada 443 si dirige a nord-est attraverso la West Bank. I muri servono per prevenire gli attacchi sulla strada. Essi impediscono pure ai palestinesi di avere un facile accesso all’altra parte del villaggio e inoltre, penso che soprattutto questo risparmi gli israeliani dal dover vedere  la nostra gente il cui territorio stiamo attraversando.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto_quiz03ab.jpg" rel="lightbox[1640]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1644" title="foto_quiz03ab" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto_quiz03ab.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Blocco sulla strada 443. Ai palestinesi viene impedito l’accesso alla strada 443 da mucchi di detriti, come si può vedere sopra, da porte chiuse a chiave o da blocchi di cemento. La ragione è quella della sicurezza. L’esercito afferma che permettere che i palestinesi possano accedere alla strada (sulla loro terra) è un rischio per la sicurezza degli israeliani che percorrono quella strada.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto_quiz04ab.jpg" rel="lightbox[1640]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1645" title="foto_quiz04ab" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/foto_quiz04ab.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La strada 443 alla periferia di Gerusalemme. Le case palestinesi sono visibili proprio al di sopra del muro dipinto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>tradotto da Mariano Mingarelli<br />
<a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1831:foto-quizpuoi-individuare-la-prigione-militare&amp;catid=25:dalla-palestina&amp;Itemid=75">Associazione Amicizia Italo &#8211; Palestinese</a><br />
</em></p>
<h3><em><strong> </strong></em></h3>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F03%2Fisraele-la-sola-democrazia-del-medio-oriente%2F&amp;title=Israele%3A%20la%20sola%20democrazia%20del%20Medio%20Oriente%3F" id="wpa2a_40"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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