<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Palestina Libera &#187; Rapporto Goldstone</title>
	<atom:link href="http://www.palestinalibera.org/tag/rapporto-goldstone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.palestinalibera.org</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Feb 2012 23:39:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Goldstone non può annullare il suo rapporto</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/04/goldstone-non-puo-annullare-il-suo-rapport/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/04/goldstone-non-puo-annullare-il-suo-rapport/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 14:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4380</guid>
		<description><![CDATA[Le indagini dell&#8217;esercito israeliano non possono valere per i crimini di guerra, Goldstone sa che le inchieste devono essere condotte da un organo indipendente, dato il conflitto inerente ad un potere militare che esamina il suo stesso ruolo. Analisi di Chantal Meloni* Roma, 06 aprile 2011, Nena News L’articolo firmato dal giudice Richard Goldstone ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Le indagini dell&#8217;esercito israeliano non possono valere per i crimini di guerra, Goldstone sa che le inchieste devono essere condotte da un organo indipendente, dato il conflitto inerente ad un potere militare che esamina il suo stesso ruolo.</h4>
<h5>Analisi di Chantal Meloni*</h5>
<p><span id="more-4380"></span>Roma, 06 aprile 2011, Nena News<br />
L’articolo firmato dal giudice Richard Goldstone ed apparso sul Washington Post il 2 aprile scorso sta generando una enorme quantità di commenti, dubbi, critiche e prese di posizione. Una grande confusione si potrebbe dire.</p>
<p>Vi è addirittura chi – come il primo ministro israeliano – si spinge a dire che, alla luce di quanto recentemente dichiarato da Goldstone, l’omonimo rapporto dovrebbe essere cestinato. Che l’Onu dovrebbe ritirare le risoluzioni adottate con tanto di scuse ad Israele per l’onta a cui è stato sottoposto a causa delle dure conclusioni di tale documento.</p>
<p>Per chi non le ricordasse, le conclusioni della Missione nominata dall’ONU e guidata dal giudice Goldstone (tecnicamente una Fact Finding Mission, una sorta di commissione di indagine, quindi non un organo giudiziario), furono nel senso che “ciò che è avvenuto in poco più di tre settimane alla fine 2008, inizio 2009 [a Gaza] è stato un attacco deliberatamente sproporzionato organizzato per punire, umiliare e terrorizzare una popolazione civile, diminuire radicalmente la sua capacità economica sia di lavorare sia di provvedere a se stessa, e di imporle con la forza un senso di sempre crescente dipendenza e vulnerabilità” (si veda il UN Fact-Finding Mission Report).</p>
<p>Per sommi capi, i principali risultati della Missione guidata dal giudice Goldstone erano che:<br />
a) Il blocco di Gaza è illegale e può integrare un crimine contro l’umanità (il crimine di ‘persecution’);</p>
<p>b) Numerosissimi incidenti integranti presunti crimini di guerra furono commessi da parte Israeliana (il Rapporto evidenzia un dettagliato, ma dichiaratamente non esaustivo, campione di 36 incidenti);</p>
<p>c) Il lancio di razzi da Gaza verso il sud di Israele, in quanto attacco indiscriminato, integra crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità;</p>
<p>d) Diverse violazioni dei diritti umani e presunti crimini furono commessi da parte palestinese nei confronti di palestinesi nel corso del conflitto interno tra le fazioni politiche rivali.</p>
<p>Quanto alle responsabilità israeliane nel corso dell’attacco contro la Striscia di Gaza (denominato ‘Operazione Piombo Fuso’), il Rapporto denunciava la violazione dei fondamentali principi di diritto internazionale dei conflitti armati, quali il principio di necessità, distinzione e proporzionalità, come evidenziato in particolare dall’elevatissimo numero di vittime civili, nonché i numerosi attacchi deliberati e intenzionali contro i civili (quindi non “effetti collaterali”), come le uccisioni di civili in fuga con la bandiera bianca.</p>
<p>Amnesty International, solo per citare una delle numerose fonti indipendenti, denunciò l’uccisione intenzionale di 940 civili tra cui 300 bambini e 115 donne. Tale spaventoso numero di vittime civili farebbe presumere, a parere della Missione, regole di ingaggio e ordini illegittimi, nel senso di aver concesso ai soldati una soglia troppo bassa per il ricorso alla forza letale.</p>
<p>Il Rapporto evidenziava inoltre la distruzione di palazzi ed edifici senza necessità militare, incluse moschee, scuole, ospedali, il Consiglio legislativo palestinese e la prigione. Persino scuole dell’Onu, dove si erano rifugiati migliaia di civili sfollati, furono colpite. La Missione trovava anche evidenza dell’uso improprio del fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano e, in generale, riteneva che non fossero state prese le adeguate cautele per proteggere la popolazione civile palestinese prima degli attacchi.</p>
<p>La Missione raccomandava quindi:<br />
(1) di procedere con l’accertamento delle responsabilità;<br />
(2) di riconoscere il risarcimento alle vittime;<br />
(3) di eliminare il blocco di Gaza e permetterne la ricostruzione.</p>
<p>Inoltre, “In vista della gravità delle violazioni di diritto umanitario internazionale e dei diritti umani riportate” si chiedeva la trasmissione del rapporto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu ed al Procuratore della Corte Penale Internazionale.</p>
<p>Alla luce delle recenti esternazioni del giudice Goldstone e del dibattito che ne sta seguendo, è necessario dunque chiedersi se qualcosa è cambiato rispetto alla validità del Rapporto della Fact Finding Mission e del suo seguito nelle appropriate sedi internazionali. Prescindendo dalle reali intenzioni di Goldstone, a noi ovviamente imperscrutabili, non si può non rilevare che l’attuale dibattito sui media – tendente a ridimensionare l’importanza del Rapporto in questione – appare decisamente mal-posto e fuori fuoco.</p>
<p>Certo, interesserebbe sapere quali siano le informazioni sulla base delle quali Goldstone afferma sul Washington Post che “se avessi saputo quello che so oggi, il Rapporto Goldstone sarebbe stato un documento diverso”. L’articolo tuttavia non dà elementi che sostanzino tale affermazione. Goldstone dichiara che le indagini dell’esercito israeliano dimostrerebbero la validità di singoli incidenti messi in luce dal Rapporto, e la relativa responsabilità individuale di alcuni soldati, ma indicherebbero altresì che “i civili non furono attaccati intenzionalmente come policy”.</p>
<p>Stupisce sommamente tale conclusione. Stupisce perchè, come si spiegherà di seguito, le serie denunce di gravissimi crimini sono rimaste assolutamente senza seguito, non solo da parte delle autorità di Gaza (come Goldstone fa giustamente notare), ma anche da parte di quelle israeliane.</p>
<p>Occorre fare un passo indietro e ricordare alcuni passaggi fondamentali che sono seguiti alla presentazione e votazione del Rapporto Goldstone in sede Onu. In particolare, con la Risoluzione 64/10 del 5 Novembre 2009 l’Assemblea Generale dell’ONU ha accolto le conclusioni del Rapporto e ha raccomandato di istituire:<br />
“Indagini che siano indipendenti credibili e in conformità con gli standard internazionali, sulle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani riportate dalla Fact Finding Mission, al fine di assicurare giustizia”.</p>
<p>Tali indagini avrebbero dovuto essere svolte da entrambe le parti (israelina e palestinese) entro un breve periodo, inizialmente fissato in tre mesi e successivamente esteso di altri cinque mesi (con  una successiva risoluzione sempre della Assemblea Generale dell’Onu)</p>
<p>Parallelamente il Consiglio dei  Diritti Umani dell’Onu nominava un Comitato di Esperti Indipendenti (presieduto dal Professor Christian Tomuschat, emerito di diritto internazionale presso l’Università Humboldt di Berlino) con il mandato di “monitorare e valutare ogni procedimento legale a livello domestico sia da parte israeliana che palestinese (…) inclusa la loro indipendenza, effettività, genuinità e la loro conformità con gli standard internazionali”.</p>
<p>Il Rapporto del Comitato di Esperti, presentato a Ginevra il 27 Settembre 2010 al Consiglio dei Diritti Umani, evidenziava gravi limiti del sistema giudiziario israeliano nel condurre le indagini relative all’operazione “Piombo Fuso” a Gaza; allo stesso tempo metteva in luce inazione (da parte delle autorità di Gaza) e parziali insufficienze (da parte delle autorità di Ramallah) del sistema giudiziario palestinese (si veda il Rapporto  del UN Committee of Independent Experts).<br />
In merito alle indagini israeliane il Rapporto dava atto dell’apertura di diverse indagini militari, ma esprimeva forti preoccupazioni in merito a diversi aspetti di tali indagini ed in particolare:<br />
-      sotto il profilo della mancanza di indipendenza delle indagini a causa del ruolo bicefalo del Military Advocate General (consulente giuridico dell’esercito nella fase di pianificazione delle operazioni militari e colui che, in seguito, decide se aprire o meno l’indagine);<br />
-      per la  mancanza di trasparenza di tali indagini (le vittime infatti non sono di regola informate)<br />
-      sulla mancata tempestività delle indagini.</p>
<p>È significativo notare che l’unica condanna penale è stata per il furto di una carta di credito. Recentemente si è aggiunta un’altra condanna, a tre mesi con pena sospesa, nei confronti di due soldati per l’uso di un bambino come scudo umano. A ciò si possono aggiungere un piccolissimo numero (si contano sulle dita di una mano) di soldati incriminati relativamente ad incidenti isolati e spesso “minori”. Le conclusioni sono sotto gli occhi di tutti: non è degna di questo nome una giustizia tanto debole che appare più volta a nascondere responsabilità che ad accertarle.</p>
<p>Il punto fondamentale  del Rapporto del  Comitato di Esperti affermava chiaramente che “Israele non ha condotto alcuna indagine sulle decisioni prese ai massimi livelli riguardo alla progettazione e esecuzione dell’operazione a Gaza. Una delle denunce centrali della Fact Finding Mission era che la sistematica e deliberata natura della distruzione a Gaza ha lasciato la Missione senza dubbi sul fatto che ‘la responsabilità risiede in primo luogo a livello di coloro che hanno progettato, pianificato, ordinato e supervisionato l’operazione’. Tali presunte gravi violazioni vanno oltre la responsabilità individuale dei soldati e persino  dei comandanti, e includono accuse rivolte a coloro che hanno preso le decisioni ai gradi più alti della catena di comando”. (Par. 64)</p>
<p>E sul fatto che indagini militari non siano lo strumento appropriato per indagare crimini di tale natura e portata, il Comitato affermava che “L’indagine deve essere condotta da un organo davvero indipendente, dato l’intrinseco conflitto inerente ad un potere militare che esamina il suo stesso ruolo nel progettare ed eseguire ‘Operazione Piombo Fuso”. (Par. 64)</p>
<p>Che il sistema giudiziario israeliano non garantisca la conduzione di effettive indagini nei confronti dei presunti gravi crimini commessi dall’esercito è stato del resto già molte volte denunciato tanto a livello di organizzazioni internazionali indipendenti (si vedano tra gli altri i report di Amnesty International e Human Rights Watch) che di organizzazioni peri diritti umani israeliane (cfr il report di B’Tselem) e palestinesi (cfr il report del Palestinian Centre for Human Rights).<br />
Lo stesso Rapporto Goldstone prevedeva che, in caso di fallimento delle indagini a livello domestico, si facesse ricorso ai meccanismi della giustizia penale internazionale.</p>
<p>A oltre due anni dai fatti l’intervento della Corte Penale Internazionale è necessario e urgente. La Corte dell’Aia è senza dubbio il foro adeguato per indagare ed eventualmente processare i responsabili dei presunti crimini commessi da entrambe le parti del conflitto, come evidenziato dal Rapporto Goldstone.<br />
Va in questa direzione la recentissima risoluzione del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, che il 21 marzo scorso ha richiesto che l’Assemblea Generale investa il Consiglio di Sicurezza dell’Onu della questione (cfr. UNHRC Resolution). Ai fini della giurisdizione della Corte è auspicabile che sia il Consiglio di Sicurezza a deferire la questione al Procuratore della Corte dell’Aia, mediante una risoluzione adottata in forza del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite (come recentemente avvenuto nel caso della Libia).</p>
<p>Spetta alla comunità internazionale far sì che il rapporto Goldstone non venga ora sotterrato. Le parole di Richard Goldstone sul Washington Post non possono e non devono distogliere l’attenzione dalla sostanza dei fatti. Le troppe vittime di questo conflitto attendono ancora – da oltre due anni – di vedere un barlume di giustizia. Non solo non è stata svolta alcuna indagine adeguata, ma neanche alcun risarcimento è stato accordato, nemmeno in quei casi ove, per stessa ammissione dell’esercito israeliano, errori sono stati commessi: civili innocenti feriti e uccisi, le loro case, scuole, ospedali, fabbriche, le loro vite distrutte.<br />
A tal proposito, ci piace richiamare le efficaci parole che lo stesso giudice Goldstone ha pronunciato nel settembre del 2009, in occasione della presentazione all’Onu del Rapporto che porta il suo nome:</p>
<p>“Una cultura dell’impunità è esistita troppo a lungo nella regione. La mancanza di accertamento delle responsabilità per crimini  di guerra e possibili crimini contro l’umanità ha raggiunto il suo punto di crisi; la perdurante mancanza di giustizia sta mettendo a repentaglio ogni speranza di riuscita di un processo di pace e sta rinforzando un clima di violenza”(Justice Richard Goldstone, at the United Nations Human Rights Council, 2009). <a href="http://www.nena-news.com/?p=8710">Nena News</a></p>
<p>*<em>Ricercatrice di diritto penale presso l’Università degli Studi di Milano</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fgoldstone-non-puo-annullare-il-suo-rapport%2F&amp;title=Goldstone%20non%20pu%C3%B2%20annullare%20il%20suo%20rapporto" id="wpa2a_2"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/04/goldstone-non-puo-annullare-il-suo-rapport/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La vergognosa inversione ad U di Goldstone</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/04/la-vergognosa-inversione-ad-u-di-goldstone/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/04/la-vergognosa-inversione-ad-u-di-goldstone/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 06:49:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>
		<category><![CDATA[Sionismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4364</guid>
		<description><![CDATA[Ilan Pappe*, The Electronic Intifada, 4 aprile 2011 &#8220;Se avessi saputo allora quello che so adesso, il rapporto Goldstone sarebbe stato un documento diverso&#8221;.  Così si apre il tanto discusso articolo del giudice Richard Goldstone in The Washington Post. Ho la netta sensazione che l&#8217;editore potrebbe avere manomesso il testo e che nella frase originale si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Ilan Pappe*, <a href="http://electronicintifada.net/v2/article11895.shtml">The Electronic Intifada</a>, 4 aprile 2011</h5>
<p>&#8220;Se avessi saputo allora quello che so adesso, il rapporto Goldstone sarebbe stato un documento diverso&#8221;.  Così si apre il tanto discusso articolo del giudice Richard Goldstone in <em>The Washington Post</em>. Ho la netta sensazione che l&#8217;editore potrebbe avere manomesso il testo e che nella frase originale si sarebbe dovuto leggere qualcosa tipo: &#8220;Se avessi saputo allora che la relazione mi avrebbe trasformato in un Ebreo che odia se stesso agli occhi della mia amata Israele e della mia comunità ebraica in Sud Africa, il rapporto Goldstone non sarebbe mai stato scritto&#8221;. E se questa non era la frase originale, è certamente il sottotesto dell&#8217; articolo di Goldstone.</p>
<p><span id="more-4364"></span>Questa vergognosa inversione a U non è avvenuta questa settimana. Essa arriva dopo più di un anno e mezzo di un&#8217;intensa campagna di intimidazioni e di diffamazioni contro il giudice, una campagna come quella che in passato ha distrutto gente potente come il senatore statunitense William Fulbright, che è stato distrutto politicamente per il suo coraggioso tentativo di divulgare i rapporti illegali dell&#8217;AIPAC con lo Stato di Israele.</p>
<p>Già nell&#8217;ottobre 2009, Goldstone ha detto alla CNN, &#8220;Ho un grande amore per Israele&#8221; e &#8220;Ho lavorato per molte cause israeliane e continuerò a farlo&#8221; (Video: &#8220;<a href="http://edition.cnn.com/video/#/video/world/2009/10/04/gps.richard.goldstone.cnn">Fareed Zakaria GPS</a>&#8220;, 4 ottobre 2009).</p>
<p>Tenuto conto del fatto che al momento in cui ha fatto questa dichiarazione d&#8217;amore non aveva alcuna nuova prova, come egli sostiene ora, viene da chiedersi come questo amore non sia stato almeno indebolito da ciò che ha scoperto quando scriveva, insieme ad altri membri della Commissione delle Nazioni Unite, la sua relazione iniziale.</p>
<p>Ma il peggio doveva venire ed esattamente un anno fa, nell&#8217;aprile 2010, quando la campagna contro di lui ha raggiunto nuovi picchi, o meglio, bassezze. È stata condotta dal presidente della Federazione Sionista sudafricana, Avrom Krengel, che ha cercato di impedire a  Goldstone di partecipare al <em>bar mitzvah</em> del nipote a Johannesburg dal momento che &#8220;Goldstone ha causato un danno irreparabile all&#8217;intero popolo ebraico&#8221;.</p>
<p>La Federazione Sionista sudafricana ha minacciato il picchetto al di fuori della sinagoga durante la cerimonia. Peggiore è stata l&#8217;interferenza del Rabbino Capo del Sud Africa, Warren Goldstein, che ha castigato Goldstone per &#8220;aver fatto il maggior danno per lo Stato di Israele&#8221;. Lo scorso febbraio, Goldstone ha detto che &#8220;Hamas ha perpetrato crimini di guerra, ma non Israele&#8221;, in un&#8217;intervista che non è stata trasmessa, secondo un rapporto del 3 aprile del sito web del canale 2 di Israele. Non è stato sufficiente: gli israeliani hanno chiesto molto di più.</p>
<p>I lettori si potrebbero chiedere &#8220;e quindi?&#8221; e &#8220;perché Goldstone non poteva sopportare il fervore?&#8221; Buone domande, ma purtroppo la <em>Zionization</em> delle comunità ebraiche e la falsa identificazione di ebraicità con il sionismo è ancora un potente disincentivo che impedisce agli ebrei liberali di affrontare con coraggio Israele ed i suoi crimini.</p>
<p>Ogni tanto molti ebrei liberali sembrano liberarsi e permettere alla loro coscienza, piuttosto che alla loro paura, di trascinarli. Tuttavia, molti sembrano incapaci di rimanere ancorati alle loro inclinazioni più universaliste per lungo tempo quando è coinvolta Israele. Il rischio di essere definito come un &#8220;Ebreo che odia se stesso&#8221; con tutte le implicazioni di una tale accusa è una prospettiva reale e spaventosa per loro. Bisogna trovarsi in tale posizione per comprendere la potenza di questo terrore.</p>
<p>Solo poche settimane fa, l&#8217;intelligence militare israeliana ha annunciato di aver creato una speciale unità per monitorare, confrontare ed eventualmente dare la caccia, a persone e entità sospettate di &#8220;delegittimare&#8221; Israele all&#8217;estero. Alla luce di questo, magari un bel po&#8217; di gente debole di cuore ha ritenuto che non valeva la pena affrontare Israele.</p>
<p>Avremmo dovuto riconoscere che Goldstone era uno di loro quando ha dichiarato che, nonostante la sua relazione, egli rimane un sionista. Questo aggettivo, &#8220;sionista&#8221;, è molto più pieno di significato e carico di quanto è assunto di solito. Non si può pretendere di essere sionista se ci si oppone all&#8217;ideologia dello Stato dell&#8217;apartheid di Israele. [...]. &#8220;Sono un sionista&#8221; è una dichiarazione di lealtà verso uno stato d&#8217;animo che non può accettare il Rapporto Goldstone  2009. Si può essere un sionista o incolpare Israele per crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità &#8211; a fare entrambe le cose, si crepa prima piuttosto che dopo.</p>
<p>Che questo <em>mea culpa</em> non ha nulla a che fare con fatti nuovi è chiaro quando si esamina la &#8220;prova&#8221; portata da Goldstone per spiegare la sua ritrattazione. A essere onesti, si dovrebbe dire che non è necessario essere il massimo esperto mondiale in materia di diritto internazionale per sapere che  Israele ha commesso crimini di guerra a Gaza nel 2009. I rapporti di organismi come Breaking the Silence e dei rappresentanti delle Nazioni Unite sul terreno hanno attestato questo, prima e dopo il rapporto Goldstone. Non era l&#8217;unica prova.</p>
<p>Le foto e le immagini che abbiamo visto sui nostri schermi e quelli che abbiamo visto sul terreno raccontavano solo una storia di una politica criminale intenzionata ad uccidere, ferire e mutilare come punizione collettiva. &#8220;I palestinesi stanno per portare su di sé un Olocausto&#8221;, ha promesso Matan Vilnai, vice ministro della difesa israeliano, alla popolazione di Gaza il 29 febbraio 2008.</p>
<p>C&#8217;è solo un nuovo elemento di prova che Goldstone porta ed è una indagine interna all&#8217;esercito israeliano che spiega che uno dei casi sospetti come crimine di guerra è stato dovuto ad un errore da parte dell&#8217;esercito israeliano che è ancora oggetto di indagine. Questa deve essere una carta vincente: una rivendicazione da parte dell&#8217;esercito israeliano che le uccisioni di massa di palestinesi sono state un &#8220;errore&#8221;.</p>
<p>Sin dalla creazione dello Stato d&#8217;Israele, le decine di migliaia di palestinesi uccisi da Israele erano terroristi o uccisi per &#8220;errore&#8221;. Quindi, 29 su 1.400 morti sono stati uccisi da un errore sfortunato? Solo l&#8217;impegno ideologico potrebbe basare una revisione della relazione su un&#8217;inchiesta interna dell&#8217;esercito israeliano e concentrarsi solo su una delle decine di casi di uccisioni e massacri illegali. Quindi non può essere una nuova prova che ha portato Goldstone a scrivere questo articolo. Piuttosto, è il desiderio di tornare alla zona di comfort sionista che ha sollecitato questo articolo bizzarro e difettoso.</p>
<p>Questo è chiaro anche dal modo in cui, in questo articolo, si intensifica il suo lessico contro Hamas e nella <em>de-escalation</em> delle sue parole nei confronti di Israele. Egli spera con questo di essere assolto dalla giusta furia di Israele. Ma è sbagliato, molto sbagliato. Solo dopo poche ore dalla pubblicazione dell&#8217;articolo perché il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, il primo ministro Benjamin Netanyahu e, naturalmente, il Premio Nobel della Pace il presidente Shimon Peres hanno affidato a Goldstone un nuovo ruolo nella vita: ci si aspetta che egli si muova da un campus ad all&#8217;altro e salti da una sede pubblica alla successiva al servizio di un nuovo e pio Israele. Egli può scegliere di non farlo, ma poi, come ritorsione, potrebbe non essergli consentito di partecipare al <em>bar mitzvah</em> del nipote.</p>
<p>Goldstone e suoi colleghi hanno scritto un rapporto molto dettagliato, ma erano piuttosto dimessi nelle loro conclusioni. [...]. Inizialmente è stata l&#8217; opinione pubblica occidentale che ha capito le implicazioni della relazione Goldstone. La legittimità internazionale di Israele ha subito un colpo senza precedenti. Goldstone è rimasto scioccato di apprendere che il risultato della sua relazione è stato questo.</p>
<p>È una storia già vista. Nel tardo 1980, lo storico israeliano Benny Morris ha scritto un analogo, sterile resoconto della pulizia etnica della Palestina del 1948. Accademici palestinesi come Edward Said, Nur Masalha e Walid Khalidi hanno sottolineato le implicazioni significative per l&#8217;identità  e l&#8217;immagine di Israele e la natura del materiale d&#8217;archivio che Morris ha portato alla luce.</p>
<p>Anche Morris era stato messo sotto pressione e ha chiesto di essere riammesso alla tribù. È andato molto oltre con il suo <em>mea culpa</em> ed è  riemerso come un estremista anti-arabo e un razzista anti-musulmano, suggerendo di rinchiudere gli arabi in gabbie e promuovendo l&#8217;idea di un&#8217;altra pulizia etnica. Anche Goldstone può andare in quella direzione, o almeno questo è ciò che gli israeliani si aspettano da lui ora.</p>
<p>Professionalmente, sia Morris sia Goldstone hanno cercato di retrocedere a una posizione che sosteneva, come fa Goldstone nell&#8217;articolo del <em>The Washington Post</em>, che Israele può essere giudicato solo per le sue intenzioni non per le conseguenze delle sue azioni. Pertanto, solo l&#8217;esercito israeliano, in entrambi i casi, può essere una fonte affidabile per sapere quali fossero queste intenzioni. Pochissime persone al mondo, intelligenti e dignitose, accetterebbero una analisi così bizzarra e questa spiegazione.</p>
<p>Goldstone non è ancora entrato nella frangia estremista dell&#8217;ultra-sionismo come ha fatto Morris. Ma se non fa attenzione il futuro promette un piacevole viaggio con artisti del calibro di Morris, Alan Dershowitz (che ha già detto che Goldstone è un &#8220;Ebreo pentito&#8221;) tra le riunioni annuali del Rottweiler AIPAC e le convenzioni <em>wacky</em> dei sionisti cristiani. [...].</p>
<p>Conquistare l&#8217;amore sionista nel breve periodo è molto meno importante che perdere il rispetto del mondo nel lungo periodo. La Palestina deve scegliere i suoi amici con attenzione: essi non possono essere deboli di cuore né possono pretendere di essere sionisti e anche campioni della pace, della giustizia e dei diritti umani in Palestina.</p>
<p>*<em>Ilan Pappe è professore di Storia e Direttore del Centro europeo per gli studi Palestina presso l&#8217;Università di Exeter. Il suo libro più recente è &#8220;Out of the Frame: The Struggle for Academic Freedom in Israel&#8221; (Pluto Press, 2010).</em></p>
<p>Traduzione di <em>Ter</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fla-vergognosa-inversione-ad-u-di-goldstone%2F&amp;title=La%20vergognosa%20inversione%20ad%20U%20di%20Goldstone" id="wpa2a_4"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/04/la-vergognosa-inversione-ad-u-di-goldstone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quali conseguenze dopo la retromarcia di Goldstone</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/04/quali-conseguenze-dopo-la-retromarcia-di-goldstone/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/04/quali-conseguenze-dopo-la-retromarcia-di-goldstone/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 16:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4346</guid>
		<description><![CDATA[Nonostante gli sforzi di Netanyahu e l’intensa campagna mediatica, Israele non riuscirà a far annullare in toto il Rapporto Goldstone; le conseguenze delle dichiarazioni del giudice africano sono però gravissime: riducono la possibilità di indagini internazionali. E aprono la strada all’impunità di politici e ufficiali che si sono macchiati di crimini di guerra. Gerusalemme 04, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Nonostante gli sforzi di Netanyahu e l’intensa campagna mediatica, Israele non riuscirà a far annullare in toto il Rapporto Goldstone; le conseguenze delle dichiarazioni del giudice africano sono però gravissime: riducono la possibilità di indagini internazionali. E aprono la strada all’impunità di politici e ufficiali che si sono macchiati di crimini di guerra.</h4>
<p><span id="more-4346"></span>Gerusalemme 04, Aprile 2011, Nena News<br />
Gli sforzi di Israele e del Primo Ministro Netanyahu, non serviranno forse a far annullare in toto il Rapporto Goldstone, dopo la retromarcia del giudice che indagò sull’Operazione Piombo Fuso, illustrata nella lettera pubblicata lo scorso venerdì sul Washington Post. Questa è l’opinione espressa oggi da fonti del Ministro degli Affari esteri israeliano e riportate dal quotidiano Ha’aretz, secondo cui “potrebbe essere invece possibile per l’Assemblea Generale ONU, adottare una nuova risoluzione”, anullando così di fatto la precedente, approvata un anno fa. Sebbene l’intento ultimo di Netanyahu sia quello  proprio di annullare il Rapporto Goldstone, più volte screditato dalle autorità israeliane, non solo per “risarcire dei danni morali” subiti dallo Stato ebraico, ma per aprire la strada alla legittimazione di nuove violazioni in future offensive militari contro la Striscia di Gaza. Se infatti il governo israeliano riuscisse, come paventato da molta stampa, a convincere il giudice Goldstone a “trasformare” la sua lettera aperta apparsa sul Washington Post in una lettera ufficiale da inviare al Segretario generale ONU Ban-Ki moon e al Commissario Diritti Umani, le carte in tavola cambierebbero: si tratterebbe non più di una riflessione personale, ma di un documento ufficiale, con maggiore valenza sia politica che giuridica, che potrebbe bloccare future azioni da parte delle Nazioni Unite, non solo in merito a Operazione Piombo Fuso, ma ad operazioni militari future.</p>
<p>Le affermazioni del Giudice Goldstone, oltre che a dare al via alla campagna per l’annullamento del rapporto, sono strumentali a fare il gioco di Israele, a mostrare cioè al mondo intero – per usare il commento dell’editorialista di Ha’aretz, Akiva Eldar – che Israele può attaccare la popolazione civile di Gaza e apparire in ogni caso “vittima”. Ieri molti giornali israeliani, tra cui Yediot Ahronot e Maariv titolavano, sotto l’immagine del Giudice sudafricano, «Mi sono sbagliato», «Goldstone, scusati!». Oggi le affermazioni di alcuni dei vertici militari, pubblicate sul Jerusalem Post, vanno ancora oltre. Perché la ritrattazione di Richard Goldstone, riduce di fatto la possibilità che indagini future di questo tipo – come  la missione di cui Rapporto é il frutto appunto – possano essere condotte e rese internazionalmente credibili, legittimando la validità – al contrario – delle inchieste interne svolte dalle forze armate (pur essendo un attore coinvolto nel conflitto). Vale a dire, chiosando le parole di un ufficiale senior dell’IDF (esercito israeliano) che se Israele decidesse di compiere una Operazione Piombo Fuso 2, questa volta il sistema giudiziario e legale israeliano, sarebbe l’unico garante a verifica di eventuali violazioni derivanti da azioni militari. Con l’impegno che sia lo stesso esercito a fornire, in tempo reale, la documentazione relativa alle operazioni condotte nella Striscia, cosa che Israele non ha fatto nel caso di Operazione Piombo Fuso; sono infatti occorsi 3 mesi perché i documenti fossero resi pubblici e attualmente la polizia militare ancora ha indagini aperte su tre diversi casi aperti in seguito alle denunce avanzate dopo la pubblicazione del Rapporto Goldstone.</p>
<p>Oltre ad assolvere Israele dall’aver ucciso la popolazione civile ( per Goldstone Israele é colpevole solo di non aver cooperato con le indagini della Missione ONU), le affermazioni di Goldstone, che criminalizzano solo il movimento islamico Hamas, che controlla Gaza dal 2007, accusato di aver colpito deliberatamente civili israeliani con il lancio di razzi su vari centri abitato, fanno da fondamento giuridico strumentale a evitare che politici o ufficiali israeliani, possano essere in futuro  accusati di aver commesso crimini di guerra,  nel corso di visite in altri paesi.  Non va dimenticato infatti che gli ufficiali delle forze armate israeliane, sono stati sottoposti, a partire da Operazione Piombo Fuso, proprio a rigide restrizioni, per il timore di essere “arrestati” in paesi esteri, quali la Spagna e l’Inghilterra, che applicano alle loro legislazioni, la giurisdizione internazionale per i crimini di guerra. Il Ministero degli Esteri suggerì a tutti i ministri che dovevano recarsi in Gran Bretagna, di fissare incontri con membri del governo inglese, per usufruire dell’immunità diplomatica. Dopo il mandato di arresto emesso da una Corte britannica contro Tzipi Livni. L’allora Ministro degli Esteri (che appoggiò incondizionatamente l’Operazione Piombo Fuso),   nel 2009 fu costretta a cancellare una sua visita a Londra per il timore di essere arrestata, in seguito ad un mandato emesso dal Tribunale di Sua Maestà, dopo un’azione promossa da attivisti in difesa dei diritti umani dei palestinesi. In Inghilterra (ma questo vale anche in altri paesi), esiste il Criminal Justice Act, un atto del 1988 che attribuisce al sistema legale britannico, la giurisdizione universale per i crimini di guerra. <a href="http://www.nena-news.com/?p=8652">Nena News</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fquali-conseguenze-dopo-la-retromarcia-di-goldstone%2F&amp;title=Quali%20conseguenze%20dopo%20la%20retromarcia%20di%20Goldstone" id="wpa2a_6"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/04/quali-conseguenze-dopo-la-retromarcia-di-goldstone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Israele canta vittoria dopo la retromarcia di Goldstone</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2011/04/israele-canta-vittoria-dopo-il-retromarcia-di-goldstone/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2011/04/israele-canta-vittoria-dopo-il-retromarcia-di-goldstone/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 16:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom Flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=4344</guid>
		<description><![CDATA[Il giudice che indagò su &#8220;Piombo fuso&#8221; ha scritto sul Washington Post di aver erroneamente riportato l&#8217;uccisione intenzionale di civili palestinesi da parte di Israele. La sua marcia indietro potrebbe dare luce verde a nuove offensive militari contro Gaza. Gerusalemme, 03 aprile 2011, Nena News Israele canta vittoria. Sui giornali dello Stato ebraico oggi campeggia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Il giudice che indagò su &#8220;Piombo fuso&#8221; ha scritto sul Washington Post di aver erroneamente riportato l&#8217;uccisione intenzionale di civili palestinesi da parte di Israele. La sua marcia indietro potrebbe dare luce verde a nuove offensive militari contro Gaza.</h4>
<p><span id="more-4344"></span>Gerusalemme, 03 aprile 2011, Nena News<br />
Israele canta vittoria. Sui giornali dello Stato ebraico oggi campeggia il titolo «Quel Rapporto deve essere messo da parte una volta per tutte, appartiene alla spazzatura della storia». Sono parole di Benyamin Netanyahu, con le quali il premier israeliano ha dato il via alla campagna per l’annullamento del Rapporto Goldstone, l’inchiesta svolta dal giudice sudafricano Richard Goldstone sull’offensiva militare «Piombo fuso» contro Gaza (dicembre 2008-gennaio 2009) in cui furono uccisi 1.400 palestinesi. Il passo israeliano segue l’articolo di Goldstone  pubblicato venerdì dal Washington Post nel quale il giudice, con una clamorosa retromarcia, afferma che il suo rapporto sarebbe stato diverso, per quanto concerne le accuse mosse a Israele relative a crimini di guerra, se avesse avuto a disposizione le informazioni che possiede adesso. Goldstone, nel suo articolo apparso sul quotidiano americano, afferma di aver erroneamente riportato l’uccisione intenzionale di civili palestinesi da parte di Israele, con riferimento particolare alla morte di 29 membri della famiglia al Samouni (conseguenza, secondo la versione dall’Esercito israeliano, di una erronea intepretazione di dati giunti da un drone). Goldstone in sostanza afferma che le inchieste interne svolte dalle Forze Armate israeliane sono valide e credibili (pur essendo state svolte da una parte coinvolta nelconflitto) e, di conseguenza, assolve lo Stato ebraico, responsabile, spiega, soltanto di non aver cooperato con la sua commissione d’inchiesta. Dal suo articolo per il Washington Post di fatto esce con le ossa rotte solo il movimento islamico Hamas, che controlla Gaza dal 2007, accusato di aver colpito deliberatamente civili israeliani con il lancio di razzi su vari centri abitati. Hamas replica di aver pienamente cooperato con Goldstone e afferma che, in ogni caso, Israele commise crimini di guerra a Gaza durante «Piombo fuso».</p>
<p>In queste ore non pochi vedono nella marcia indietro di Goldstone, il risultato delle pressioni alle quale il giudice è stato sottoposto in questi due anni da diverse comunità ebraiche, in particolare in Sudafrica. Altri temono che l’assoluzione di fatto di Israele apra la strada a nuove devastanti operazioni militari contro Gaza, con l’approvazione di fatto della comunità internazionale. Per Netanyahu invece il mea culpa di Goldstone è la prova che il Rapporto è fondato su forti pregiudizi anti-israeliani e quindi deve essere annullato. L’Esercito israeliano ha detto che Goldstone dovrebbe ora recarsi nei vari paesi del mondo che, sulla base, del suo rapporto, hanno poi condannato lo Stato ebraico.</p>
<p>La retromarcia di Goldstone arriva mentre è già in corso una intesa offensiva diplomatica da parte di Israele all’Onu per impedire la proclamazione unilaterale di indipendenza palestinese e per fermare la partenza della Flotilla 2 per Gaza. Netanyahu venerdì ha telefonato al Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon che esortarlo ad intervenire perché, ha detto, nella Flotilla 2 «sono presenti gruppi islamici estremisti» che intenderebbero destabilizzare la situazione. Il premier ha poi affermato il «diritto di Israele» di attuare un blocco navale davanti le coste di Gaza «per impedire il traffico di armi». La Croce Rossa e altre organizzazioni internazionali invece considerano il blocco israeliano di Gaza illegale perché costituisce una punizione collettiva dei civili palestinesi.<br />
La risposta a Netanyahu non è tardata ad arrivare. «La Freedom Flotilla 2 sarà una spedizione del tutto pacifica e non ci faremo intimidire dalle minacce israeliane…Vogliamo rassicurare sulla legalità della missione, in assoluta conformità con le leggi internazionali». Con questo comunicato la  European Campaign to end the siege on Gaza (Ecesg), ha ribadito ieri che le 15 navi, tra le quali l’italiana “Stefano Chiarini”, partiranno come previsto il mese prossimo per Gaza.<br />
Circa un anno fa, il 31 maggio, commando israeliani arrembarono in acque internazionali la «Freedom Flotilla» e uccisero sulla nave turca Mavi Marmara nove passeggeri. L’accaduto generò forte sdegno e mise in crisi i rapporti tra Tel Aviv e Ankara. Gli investigatori del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu definirono «brutale e sproporzionata» l’azione israeliana. Tuttavia, grazie al sostegno degli Stati Uniti e di diversi paesi europei, Israele ebbe modo nei mesi successivi di evitare qualsiasi sanzione. Il governo Netanyahu ha poi allentato leggermente il blocco di Gaza e formato due commissioni d’inchiesta (militare e civile) sui fatti del 31 maggio: entrambe hanno assolto i membri del commando sceso sulla Mavi Marmara sostenendo che avevano sparato «per legittima difesa».  <a href="http://www.nena-news.com/?p=8627">Nena News</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2011%2F04%2Fisraele-canta-vittoria-dopo-il-retromarcia-di-goldstone%2F&amp;title=Israele%20canta%20vittoria%20dopo%20la%20retromarcia%20di%20Goldstone" id="wpa2a_8"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2011/04/israele-canta-vittoria-dopo-il-retromarcia-di-goldstone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nuove colonie, è scontro</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/03/nuove-colonie-e-scontro/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/03/nuove-colonie-e-scontro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 11:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[colonie]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1652</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Giorgio da Il Manifesto Ashton, in Palestina il 17 marzo, chiede uno stop agli insediamenti Biden critica l&#8217;annuncio dei 1600 insediamenti. Voci discordanti nel governo Uno stato palestinese «funzionale, indipendente, non frammentato». È quello che, a dar credito alle parole pronunciate ieri a Ramallah da Joe Biden, gli Stati uniti intenderebbero aiutare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Michele Giorgio<br />
<a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100311/pagina/08/pezzo/273381/">da <em>Il Manifesto</em></a></p>
<h4>Ashton, in Palestina il 17 marzo, chiede uno stop agli insediamenti  Biden critica l&#8217;annuncio dei 1600 insediamenti. Voci discordanti nel governo</h4>
<p>Uno stato palestinese «funzionale, indipendente, non frammentato». È quello che, a dar credito alle parole pronunciate ieri a Ramallah da Joe Biden, gli Stati uniti intenderebbero aiutare a realizzare in tempi stretti. Le dichiarazioni del vicepresidente Usa si scontrano con la passività che l&#8217;amministrazione Obama mostra verso le politiche di colonizzazione ed occupazione di Israele che stanno affondando la soluzione dei «due stati», come la tanta contestata ultima decisione di costruire altre 1.600 case per coloni ebrei nel settore palestinese di Gerusalemme. <span id="more-1652"></span><br />
«È compito di entrambe le parti creare un&#8217;atmosfera di sostegno per i negoziati e non complicare la situazione», ha avvertito Biden che, allo stesso tempo, si è guardato bene dal chiedere la fine della colonizzazione. Si è lamentato solo per la scelta delle autorità israeliane di autorizzare un altro progetto edilizio, illegale per le risoluzioni internazionali, proprio nei giorni della sua visita nello stato ebraico e in Cisgiordania. «Questo annuncio in coincidenza con il rilancio dei negoziati indiretti, costituisce il genere di misura che mina la fiducia necessaria» per il dialogo israelo-palestinese, ha spiegato Biden, preoccupandosi evidentemente solo delle conseguenze per i «proximity talks», i negoziati indiretti mediati dagli Usa che israeliani e palestinesi avranno nei prossimi mesi con scarse possibilità di successo. «La decisione del governo israeliano di procedere con i progetti di costruzione di nuove unità abitative pregiudica la fiducia di cui abbiamo bisogno ora per iniziare negoziati proficui», ha ripetuto a Ramallah il vicepresidente Usa.<br />
In apparenza quella di ieri è stata una giornata difficile per il governo guidato da Benyamin Netanyahu. L&#8217;Alto rappresentante della politica estera dell&#8217;Ue, Catherine Ashton, ha chiesto a Israele «di frenare decisioni unilaterali e azioni che possano compromettere lo status finale dei negoziati». Ha anche ribadito che «l&#8217;Unione europea considera gli insediamenti illegali rispetto al diritto internazionale». Ashton dovrebbe visitare il Medioriente il 17 marzo e per l&#8217;occasione sarà autorizzata da Israele, «in via eccezionale», ad entrare a Gaza attraverso il valico di Erez. Anche il segretario generale dell&#8217;Onu, Ban Ki-moon, ha condannato la costruzione di 1.600 nuove case a Gerusalemme che mina, ha detto, «tutti gli sforzi per l&#8217;attuazione di un processo di pace». Polemiche legate all&#8217;annuncio dell&#8217;ulteriore sviluppo della colonizzazione sono divampate anche in Israele con critiche sui maggiori media locali e di esponenti dell&#8217;opposizione e della stessa coalizione dei partiti al governo. Netanyahu ha detto di essere stato sorpreso dal comunicato sulle nuove abitazioni diffuso martedì dal ministro dell&#8217;interno, Eli Ishai, che da parte sua ha ammesso, scusandosi, che il momento «non era quello giusto». Il ministro della difesa e leader laburista, Ehud Barak, ha espresso «collera per un comunicato superfluo che turba i negoziati di pace con i palestinesi».<br />
In casa israeliana però non si contesta la legalità del progetto edilizio, anzi. Le critiche si concentrano su di un annuncio fatto al «momento sbagliato». Senza dimenticare che Ehud Barak protesta ma lui stesso ha approvato progetti imponenti per la realizzazione della «grande Gerusalemme» nei Territori Occupati. E in ogni caso Biden ha subito lanciato un messaggio rassicurante agli alleati israeliani. Nel pieno della polemica sulle colonie si è dichiarato «sionista convinto». «Non occorre essere ebrei per sentirsi sionisti», ha spiegato il vicepresidente Usa mentre deponeva una corona di fiori sulla tomba di Theodor Herzl, il padre del movimento sionista.<br />
I colloqui a Ramallah non hanno toccato la questione del pesante blocco israeliano che soffoca Gaza, lasciata al suo destino dopo la devastante offensiva «Piombo fuso» di un anno fa, assieme al suo milione e mezzo di abitanti. La parola Gaza non è uscita di bocca neppure al presidente palestinese Abu Mazen. Niente di positivo per Gaza anche all&#8217;Europarlamento che ieri non ha approvato il rapporto del giudice dell&#8217;Onu Richard Goldstone su «Piombo fuso» e, invece, ha adottato &#8211; su pressione del Congresso ebraico europeo, riferiva ieri il quotidiano Haaretz &#8211; una risoluzione che si limita a chiedere indagini indipendenti a Israele e Hamas sui «presunti crimini di guerra». Proseguono intanto gli arresti di attivisti palestinesi della lotta non violenta contro l&#8217;occupazione. L&#8217;ultimo è il noto accademico Mazin Qumsiyeh che martedì al suo ritorno a casa nel villaggio di Beit Sahour (Cisgiordania) ha trovato ad aspettarlo l&#8217;esercito israeliano.</p>
<h5 style="text-align: center;">A proposito del Rapporto Goldostone vedi su <em>Forum Palestina</em></h5>
<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.forumpalestina.org/news/2010/Marzo10/11-03-10RisoluzioneParlamentoEuropeo.htm">Risoluzione                      del Parlamento europeo sull&#8217;attuazione delle raccomandazioni                      della relazione Goldstone su Israele/Palestina</a></h2>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F03%2Fnuove-colonie-e-scontro%2F&amp;title=Nuove%20colonie%2C%20%C3%A8%20scontro" id="wpa2a_10"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/03/nuove-colonie-e-scontro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Gideon Levy</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/02/intervista-a-gideon-levy/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/02/intervista-a-gideon-levy/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 19:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1399</guid>
		<description><![CDATA[«Come parlare di pace e costruire colonie?» Israele non è una democrazia. Salvo che per gli Ebrei ! Gideon Levy, 22.12.2010 Fonte: L&#8217;Humanité &#8211; Colloquio con Gideon Lévy di Françoise Germain-Robin Nato nel 1955, a Tel-Aviv, giornalista israeliano e membro della direzione del quotidiano Haaretz, Gideon Levy denuncia implacabilmente le violazioni commesse contro i Palestinesi e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } --></p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #b40404;"><strong>«Come parlare di pace e costruire colonie?» Israele non è una democrazia. Salvo che per gli Ebrei !</strong></span></h3>
<p style="text-align: center;"><em>Gideon Levy, 22.12.2010 Fonte: <a href="http://www.humanite.fr/2010-02-02_International_Gideon-Levy-Comment-parler-de-paix-et-construire-des">L&#8217;Humanité</a> &#8211; Colloquio con Gideon Lévy di Françoise Germain-Robin</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><span id="more-1399"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/GLevy.jpg" rel="lightbox[1399]"><img class="alignleft size-full wp-image-1401" title="GLevy" src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/media/GLevy.jpg" alt="" width="176" height="238" /></a>Nato nel 1955, a Tel-Aviv, giornalista israeliano e membro della direzione del quotidiano Haaretz, Gideon Levy denuncia implacabilmente le violazioni commesse contro i Palestinesi e il ricorso sistematico ad una violenza che disumanizza i popoli, aizzati l’uno contro l’altro. Gideon Levy occupa un posto particolare nella stampa israeliana, quello dell’imprecatore. I suoi editoriali e le sue cronache nel quotidiano Haaretz sono altrettanti atti d’accusa contro la politica di occupazione e colonizzazione del suo paese, Israele, contro i territori palestinesi. E’ uno dei pochi giornalisti che si sono espressi contro la guerra a Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;">Di passaggio a Parigi, dove presentava la raccolta di suoi articoli pubblicata da Éric Hazan [1], ha dedicato un ampio spazio di tempo a L’Humanité.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Quando leggiamo i suoi articoli, ci diciamo che lei va giù pesante nella critica ad Israele, molto più di quanto non possa permettersi la maggior parte dei giornalisti francesi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lo so, una volta ho rilasciato un’intervista a TF1 e dopo il giornalista mi ha telefonato per scusarsi di non poter diffondere i miei discorsi perché se lo avesse fatto sarebbe stato accusato di antisemitismo e avrebbe avuto delle noie. Io ho la fortuna di essere in un giornale che mi lascia piena libertà e mi ha sempre sostenuto, anche se capita spesso che dei lettori protestino e anche disdicano l’abbonamento a causa dei miei articoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Siete molti in questa situazione?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non sono proprio l’unico, ma quasi. C’è anche Hamira Hass. Oltre a noi due, non vedo altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- C’era anche Amnon Kapeliouk, che era un grande amico, ed è morto l’estate scorsa.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si, lui aveva aperto la strada molto prima di me. Lui era a Yediot Aharonot, ma non scriveva più in questi ultimi anni. Collaborava ancora con Le Monde Diplomatique. Una settimana prima della sua morte ha chiesto di parlarmi e io gli ho telefonato, ma il suo spirito non c’era già più.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Perché lei occupa uno spazio così particolare? E’ a causa della sua formazione?</em></p>
<p style="text-align: justify;">No. C’è un unico motivo per il mio atteggiamento. Alla fine degli anni ’80, al tempo della prima Intifada, ho cominciato a visitare i territori occupati, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Settimana dopo settimana, ho capito che si svolgeva un dramma, ma un dramma del quale nessuno in Israele voleva sentir parlare. Se non fossi andato nei territori occupati a quel tempo, non sarei diventato quel che sono. Sarei come la maggioranza degli Israeliani.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Il suo ambiente familiare è di sinistra?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente no. A differenza di Hamira Hass, la cui famiglia era comunista, io vengo da una famiglia totalmente apolitica. I miei genitori venivano dall’Europa e appartenevano alla classe media. Mio padre era un Tedesco dei Sudeti, un tipico rifugiato. Ha vissuto sessant’anni in Israele senza riuscire a trovare il suo posto. Aveva lasciato tutto laggiù, la sua vita, i suoi genitori, la sua fidanzata. Aveva studiato diritto ma non ha potuto praticarlo in Israele, era troppo diverso. Ha lavorato in una fattoria. Ma non parlava mai di tutto questo. Aveva chiuso la porta del passato e non voleva affatto riaprirla. Era traumatizzato dall’esilio. Ha incontrato mia madre in Israele. Lei era nata in Cecoslovacchia ed era venuta nel 1939, all’età di sedici anni. Si sono incontrati nel 1945. Lei era infermiera, ma non ha mai esercitato. Si parlava tedesco in casa mia, ma non si parlava né del passato né di politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Dov’è nato?</em></p>
<p style="text-align: justify;">A Tel-Aviv. Amo questa città. E’ la mia città. Vi succedono molte cose, è molto viva. E’ contemporaneamente una Babele  e una bolla. Ho bisogno di questa bolla per riprendermi quando torno dai territori, a differenza di Hamira Hass che vive a Ramallah e detesta Tel-Aviv. Io, ne ho bisogno. Della sua agitazione, dei suoi caffè, della sua cultura, della sua atmosfera. Molti di quelli che vengono a manifestare la loro solidarietà con i Palestinesi non vanno mai a Tel-Aviv, si accontentano di passare per l’aeroporto. Fanno male. E’ molto diverso da Gerusalemme, dove la tensione è continua: tra Askenaziti e Sefarditi, tra laici e religiosi, con i Palestinesi. Ovunque uno si volti, a Gerusalemme, sente l’occupazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> &#8211; Com’è diventato giornalista?<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Era uno dei miei sogni da bambino: volevo essere autista di bus, primo ministro o giornalista! Così ho fatto Scienze &#8211; politiche e durante il servizio militare ho lavorato per la televisione dell’esercito. Poi ho fatto un’incursione in politica, lavorando per Shimon Peres. Questo è durato dal 1978 al 1982, a 16 ore al giorno! All’epoca Peres era il capo dell’opposizione, avevo fiducia in lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora so che ha una grandissima responsabilità nella colonizzazione e in molte cattive cose. Mostra al mondo una bella immagine di Israele, ma è un bluff. Non ha meritato il Nobel per la pace. Come si può parlare di pace e al tempo stesso costruire colonie? E’ quel che si sta facendo ed è proprio lui che ha cominciato: era ministro della difesa quand’è stata costruita la prima colonia ad Hebron e lui ha lasciato fare. Chiunque costruisca colonie non vuole la pace, non può essere un uomo di pace.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Come spiega che la colonizzazione sia proseguita dopo gli accordi di Oslo, che si riteneva conducessero alla pace?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Perché non c’era una sola parola sulle colonie in quegli accordi. E’ uno dei motivi del loro fallimento. Penso che sia un grosso errore di Arafat non aver preteso l’arresto della costruzione di colonie. E’ un errore che capisco, perché voleva arrivare a qualcosa che fosse basato sulla fiducia reciproca, vedeva quello come un primo passo. Ma è un errore storico, perché, all’epoca, sarebbe stato più facile che adesso smantellare le colonie: ce n’erano molte meno, neanche la metà.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Che cosa pensa di questa frase di Mofaz [2] che dice che i suoi articoli su Haaretz provano che Israele è una democrazia?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non ho sentito questa frase. Ma non è una prova, e Israele non è una democrazia. Salvo che per gli Ebrei! Come ebreo è vero, ho tutta la libertà di scrivere ciò che voglio. Senz’altro più di quanta ne avrei in Europa. Non sono sicuro che se fossi stato cittadino di un paese europeo in guerra, mi avrebbero lasciato pubblicare un articolo contro la guerra fin dal primo giorno. E’ quel che ho fatto l’anno scorso, nel primo giorno della guerra contro Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Dove nasce questo suo proclamato amore per Gaza? E’ abbastanza controcorrente in Israele.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che amo, è il popolo di Gaza. E’ un popolo che trovo molto bello. Perché ha sofferto tanto, da tanto tempo, e ha saputo, dentro questa miseria e queste umiliazioni che gli sono state imposte, conservare la sua dignità e la sua umanità. La maggior parte degli abitanti di Gaza sono rifugiati del 1948, non bisogna dimenticarlo. Hanno vissuto per decenni cose orribili e non si sono abbattuti. Non sono dei grandi combattenti &#8211; e in ogni caso cosa possono fare contro la potenza dell’esercito israeliano? Ma loro resistono, cercando, malgrado tutto ciò che devono sopportare, di condurre una vita normale. In questo grande campo di concentramento che è la striscia di Gaza, loro sono molto poveri, ma restano umani e calorosi. Sono rinchiusi, ma restano aperti agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Come spiega che abbiano votato in maggioranza per Hamas  ?<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Perché erano delusi da Fatah e dall’OLP, che non avevano portato la pace promessa, né la sicurezza, né la fine dell’occupazione. Hamas era l’unica alternativa. I dirigenti di Hamas si presentavano come più puliti. Si attribuivano l’immagine di veri resistenti, mentre Fatah continuava ad accettare negoziati senza contenuto, “per l’immagine”, con Israele. A mio avviso, molti hanno votato per Hamas con rincrescimento, per disperazione, perché vedevano nero per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- E lei, come lo vede lei?<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nero, e anche molto nero. Non solo per i Palestinesi. Anche per noi, Israeliani. Non ci sono prospettive, perché Israele non ha pagato alcun prezzo per l’occupazione e la colonizzazione dei territori palestinesi. Perciò, questo continuerà. Non c’è sufficiente pressione perché questo cambi, né dall’interno, dove l’area pacifista è molto debole, né dall’esterno. Obama non è riuscito a piegare Netanyahu e si disinteressa della questione. L’Europa lo segue e non fa niente. L’Europa porta una responsabilità molto pesante per quanto è capitato a Gaza e nella prosecuzione del blocco che strangola un milione e mezzo di Palestinesi. Essa aveva loro promesso che il blocco sarebbe stato tolto, che ci sarebbero stati fondi e mezzi per la ricostruzione. Continua a non esserci niente e Gaza è di nuovo completamente dimenticata. Ci vorranno di nuovo dei Qassam perché qualcuno se ne interessi? E’ questo che è terribile.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Non c’è speranza di vedere la giustizia internazionale occuparsene, dopo il rapporto Goldstone ?<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">No, gli Stati Uniti lo bloccheranno. Il rapporto dice che ci sono stati crimini di guerra, il che significa che ci sono dei criminali di guerra. Normalmente, dovrebbe essere Israele a giudicarli, come chiede il rapporto stesso. Ma Israele rifiuta e quindi deve essere il mondo a farlo. Dov’è oggi quel mondo che ha applaudito il giudice Goldstone quando si occupava dei Balcani e del Rwanda? Perché l’atteggiamento è così diverso quando si tratta di Israele? Eppure è lo stesso giudice, con la stessa competenza e la stessa serietà. Ma gli Americani non lo lasceranno andare fino in fondo perché sostengono Israele e perché hanno paura per se stessi, a causa dei loro propri crimini in Iraq e in Afghanistan.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Che ne è dei negoziati per lo scambio del soldato Shalit contro prigionieri palestinesi, tra i quali  Marwan Barghouti e forse anche Salah Hamouri  ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo che ci sono 11.000 prigionieri palestinesi nelle nostre prigioni, che in maggioranza, come Salah Hamouri, non hanno fatto niente e sono prigionieri politici. Per quanto riguarda Barghouti, non sono sicuro che Israele accetti di liberarlo. Netanyahu lo considera una minaccia perché può diventare un partner per la pace. Io lo conosco molto bene. Siamo andati insieme a Strasburgo e in Spagna dopo Oslo. E’ un vero uomo di pace, ma ha sempre detto: “Se voi non volete smetterla con l’occupazione, noi condurremo la lotta armata” Credo che solo lui sia capace di riunificare i Palestinesi, ma non sono sicuro che Abu Mazen ci tenga molto a vederlo libero.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Il suo pessimismo è quindi totale?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>No. Credo che si debba essere realisti e credere ai miracoli. E anche che si debba agire, che si debba continuare a disturbare Israele, a punzecchiare la sua pelle d’elefante moltiplicando le campagne di solidarietà, svegliando l’opinione pubblica.<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: xx-small;"><em>[1] Gaza, articoli per Haaretz, 2006-2009, di Gideon Levy, tradotti dall&#8217;ebraico da Catherine Neuve-Eglise. Éditions la Fabrique, 240 p.<br />
[2] Shaul Mofaz, generale, già ministro della Difesa ed ex capo di stato maggiore sotto Sharon, oggi è il numero due del partito Kadima di Tzipi Livni. E’ autore di un piano di pace che prevede la creazione provvisoria di uno Stato Palestinese, le cui frontiere diventerebbero definitive entro tre anni.</em></span></span></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F02%2Fintervista-a-gideon-levy%2F&amp;title=Intervista%20a%20Gideon%20Levy" id="wpa2a_12"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/02/intervista-a-gideon-levy/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Hanno aiutato Goldstone, fermiamo quei traditori</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/02/hanno-aiutato-goldstone-fermiamo-quei-traditori/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/02/hanno-aiutato-goldstone-fermiamo-quei-traditori/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 22:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1216</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Giorgio Caccia alle streghe contro le associazioni umanitarie che hanno collaborato alle indagini sui massacri a Gaza Buona parte della stampa lo denuncia con allarme, la Knesset ne dibatte per ore: un nuovo insidioso nemico minaccia gli israeliani e le fondamenta dello Stato ebraico. È il New Israel Fund (Nif), un fondo presieduto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>di Michele Giorgio</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Caccia alle streghe contro le associazioni umanitarie che hanno collaborato alle indagini sui massacri a Gaza</em></p>
<p style="text-align: justify;">Buona parte della stampa lo denuncia con allarme, la Knesset ne dibatte per ore: un nuovo insidioso nemico minaccia gli israeliani e le fondamenta dello Stato ebraico. È il New Israel Fund (Nif), un fondo presieduto dall&#8217;ex parlamentare del «Meretz», Naomi Chazan, che finanzia, con donazioni provenienti dall&#8217;estero, decine di ong israeliane attive nella tutela dei diritti umani e nella promozione della democrazia e dell&#8217;uguaglianza sociale ed economica, senza differenze tra cittadini ebrei e arabi. Dopo aver operato per oltre 30 anni senza problemi, il Nif si ritrova accusato di «tradimento» per aver svolto attività «a favore del nemico», ossia il giudice ebreo sudafricano Richard Goldstone che ha guidato l&#8217;inchiesta dell&#8217;Onu sull&#8217;offensiva israeliana «Piombo fuso» dello scorso anno a Gaza, in cui sono stati uccisi 1.400 palestinesi.<br />
<span id="more-1216"></span>La notizia di una prossima indagine parlamentare sull&#8217;«operato» del Nif, ieri apriva la prima pagina del quotidiano Jerusalem Post, vicino al governo, dopo che «Im Tirtzu», un&#8217;associazione di «studenti» sino ad oggi sconosciuta, ha portato alla Knesset una indagine dalla quale emerge che il 92% delle accuse fatte da Golstone ai comandi militari israeliani sarebbe frutto di ricerche e testimonianze di attivisti di 16 ong ed associazioni israeliane, tra le quali Betselem, Associazione per i diritti civili in Israele (Acri) e Alternative information center. Il dibattito alla Knesset ha evidenziato una assoluta identità di vedute dei parlamentari di partiti di governo e dell&#8217;opposizione nell&#8217;inquadrare il Nif come un «nemico» da neutralizzare. A spingere per l&#8217;inchiesta parlamentare è soprattutto Otniel Schneller, un deputato di «Kadima», che da tempo punta l&#8217;indice verso le ong israeliane che «lavorano contro lo Stato».<br />
La stessa accusa formulata qualche settimana fa da «Ngo-Monitor», un gruppo nato per indagare sui finanziamenti «stranieri» alle ong locali. Per Hagai El-Ad, il direttore di Acri, l&#8217;attacco al Nif è solo l&#8217;ultimo atto di una caccia alle streghe di stile maccartista volta a spegnere il dissenso in Israele, parallela ai recenti arresti di attivisti israeliani e palestinesi impegnati nella lotta non violenta all&#8217;occupazione. Tredici ong locali hanno denunciato la convocazione di loro operatori da parte dei servizi di sicurezza, dopo la presentazione all&#8217;Onu del rapporto su «Piombo fuso».<br />
E Ieri il Segretario generale dell&#8217;Onu ha riferito all&#8217;Assemblea generale i dubbi sull&#8217;imparzialità delle indagini con le quali sia Israele sia Hamas hanno risposto al rapporto Goldstone. Con un linguaggio molto prudente Ban-Ki-moon si è limitato a dire che «nessuna valutazione può essere espressa» sulla risposta al documento Goldstone da parte delle parti interessate».<br />
Il governo israeliano nei giorni scorsi ha presentato un controrapporto al Palazzo di Vetro e lanciato attacchi velenosi a Goldstone. Anche Hamas aveva bocciato l&#8217;indagine, accusando il giudice Onu di mettere sullo stesso piano aggressore e aggredito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100206/pagina/09/pezzo/270881/">da Il Manifesto del 7/0/2010</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F02%2Fhanno-aiutato-goldstone-fermiamo-quei-traditori%2F&amp;title=Hanno%20aiutato%20Goldstone%2C%20fermiamo%20quei%20traditori" id="wpa2a_14"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/02/hanno-aiutato-goldstone-fermiamo-quei-traditori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Appello ebraico di EJJP</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/02/appello-ebraico-di-ejjp/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/02/appello-ebraico-di-ejjp/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 22:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1207</guid>
		<description><![CDATA[Appello ebraico al Consiglio di Sicurezza in sostegno del report di Goldstone Il 27 dicembre 2008, Israele ha invaso la Striscia di Gaza, già bloccata e alla fame. L&#8217;operazione Piombo Fuso, terminata il 18 gennaio 2009, ha causato distruzioni massive ed un massacro di 1.400 persone, 313 dei quali bambini e ragazzi. In seguito, giustamente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<h3 style="text-align: center;" lang="en-GB"><strong>Appello ebraico al Consiglio di Sicurezza in sostegno del report di Goldstone</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Il 27 dicembre 2008, Israele ha invaso la Striscia di Gaza, già bloccata e alla fame. L&#8217;operazione Piombo Fuso, terminata il 18 gennaio 2009, ha causato distruzioni massive ed un massacro di 1.400 persone, 313 dei quali bambini e ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1207"></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="en-GB">In seguito, giustamente, il Consiglio dei Diritti Umani dell&#8217;ONU ha incaricato il giudice Richard Goldstone di determinare se erano stati compiuti crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità durante l&#8217;intervento israeliano. Il giudice Goldstone e la sua commissione hanno concluso che erano realmente stati compiuti crimini di guerra, e che è pure possibile che siano stati compiuti crimini contro l&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="en-GB">Dopo che la pubblicazione del report, Israele e I suoi potenti sostenitori, facendo mostra di parlare a nome dell&#8217;intera popolazione ebraica, hanno lanciato una campagna per la condannarlo, cambiare le norme di guerra e  diffamare il giudice Goldstone, ebreo orgoglioso di esserlo e sionista convinto.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="en-GB">Esprimiamo il nostro elogio per l&#8217;onestà, la coscienziosità e il coraggio della Commissione Goldstone, e condanniamo il tentativo israeliano di etichettare il report, e Goldstone medesimo, come antisemiti.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="en-GB">Riteniamo nostro dovere morale, in quanto ebrei, chiedere che Israele sia chiamato a render conto dell&#8217;operazione a Gaza e di come sono trattati gli abitanti della Striscia. Il blocco di Gaza è illegale. Le organizzazioni ebraiche europee che fanno parte di EJJP, incontrandosi in un convegno a Parigi, dichiarano di sostenere il report di Godlstone. Chiediamo che siano implementate le sue raccomandazioni e che il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU agisca in base a queste. Mentre Israele ripete le minacce di invadere la Striscia, chiediamo agli ebrei e alle organizzazioni ebraiche di tutto il mondo di unirsi a noi e di respingere la spietata punizione collettiva degli abitanti di Gaza. Chiediamo che sia applicata la legge internazionale e che si ponga termine all&#8217;assedio.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: right;" lang="en-GB"><em>Convegno di European Jews for a Just Peace (EJJP), Parigi, 31 gennaio 2010</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F02%2Fappello-ebraico-di-ejjp%2F&amp;title=Appello%20ebraico%20di%20EJJP" id="wpa2a_16"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/02/appello-ebraico-di-ejjp/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Inchiesta Goldstone</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/02/inchiesta-goldstone/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/02/inchiesta-goldstone/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 21:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1151</guid>
		<description><![CDATA[Israele consegna la sua risposta Israele ha presentato ieri all&#8217;Onu un controrapporto di 40 pagine in risposta alle accuse di «crimini di guerra» commessi a Gaza un anno fa contenute nel documento stilato nei mesi scorsi dalla commissione guidata dal magistrato sudafricano Richard Goldstone sull&#8217;offensiva militare Piombo fuso (1.400 palestinesi uccisi tra i quali centinaia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><strong>Israele consegna la sua risposta</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Israele ha presentato ieri all&#8217;Onu un controrapporto di 40 pagine in risposta alle accuse di «crimini di guerra» commessi a Gaza un anno fa contenute nel documento stilato nei mesi scorsi dalla commissione guidata dal magistrato sudafricano Richard Goldstone sull&#8217;offensiva militare Piombo fuso (1.400 palestinesi uccisi tra i quali centinaia di civili). Il testo, elaborato dalle stesse forze armate israeliane e non da una commissione indipendente come aveva richiesto Goldstone, contesta con documenti e foto il lavoro svolto dal magistrato sudafricano e nega qualsiasi episodio di fuoco deliberato sui civili palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100130/pagina/08/pezzo/270296/">Breve da Il Manifesto del 30/01/2010</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>vedi anche <a href="http://www.palestinalibera.org/2010/01/il-rapporto-goldstone-%C2%ABincoraggia-lantisemitismo%C2%BB-loffensiva-di-tel-aviv/">articolo precedente</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per una sintesi del Rapporto Goldstone <a href="http://www.forumpalestina.org/news/2009/Ottobre09/13-10-09RapportoGoldstone.htm">vedi Forum Palestina</a></em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F02%2Finchiesta-goldstone%2F&amp;title=Inchiesta%20Goldstone" id="wpa2a_18"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/02/inchiesta-goldstone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Israele. Rapporto dell&#8217;Onu e non solo: accuse anche alla Turchia</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/01/israele-rapporto-dellonu-e-non-solo-accuse-anche-alla-turchia/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/01/israele-rapporto-dellonu-e-non-solo-accuse-anche-alla-turchia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 23:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1144</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Giorgio «L&#8217;era del prostrarsi davanti a tutti è finita», aveva proclamato, perentorio, il ministro degli esteri e leader dell&#8217;estrema destra, Avigdor Lieberman annunciando nelle scorse settimane a 150 ambasciatori riuniti a Gerusalemme le linee della «nuova diplomazia» israeliana. Una dimostrazione della «svolta» si è avuta ieri con le dure critiche al rapporto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Michele Giorgio</em></p>
<p style="text-align: justify;">«L&#8217;era del prostrarsi davanti a tutti è finita»,                        aveva proclamato, perentorio, il ministro degli esteri e                        leader dell&#8217;estrema destra, Avigdor Lieberman annunciando                        nelle scorse settimane a 150 ambasciatori riuniti a Gerusalemme                        le linee della «nuova diplomazia» israeliana.                        Una dimostrazione della «svolta» si è                        avuta ieri con le dure critiche al rapporto del giudice                        dell&#8217;Onu, Richard Goldstone, sull&#8217;offensiva «Piombo                        fuso» di un anno fa a Gaza, lanciate dai leader israeliani                        da diverse capitali in occasione della giornata internazionale                        della Memoria. Un attacco che proseguirà oggi al                        Palazzo di Vetro, dove Israele presenterà i risultati                        di una sua inchiesta su «Piombo fuso» volta                        a confutare le accuse di «crimini di guerra»                        allo stato ebraico formulate da Goldstone.<br />
<span id="more-1144"></span> L&#8217;altro fronte della «nuova diplomazia» di Lieberman                        rimane la Turchia &#8211; nel mirino c&#8217;è in particolare                        il premier Recep Tayyip Erdogan &#8211; accusata di «fomentare                        l&#8217;antisemitismo» con le sue critiche alle politiche                        israeliane contro i palestinesi. Il vice ministro degli                        esteri Danny Ayalon, dopo aver pesantemente umiliato all&#8217;inizio                        di gennaio l&#8217;ambasciatore turco a Tel Aviv, ha fatto una                        parziale marcia indietro. Ma le ragioni del confronto in                        atto con Ankara permangono. L&#8217;ufficio analisi del ministero                        degli esteri israeliano ha preparato un documento in cui                        si afferma che la lezione data all&#8217;ambasciatore turco è                        valsa a far capire al governo di Ankara che aveva superato                        la «linea rossa» nei suoi attacchi alla politica                        di Tel Aviv verso la Striscia di Gaza, e che in futuro le                        contromosse del governo di Benyamin Netanyahu potrebbero                        essere ben più dolorose.<br />
Non tutti ai vertici della diplomazia e della politica di                        Israele sembrano però condividere questa offensiva                        a colpi di sciabola varata da Lieberman e dal suo vice Ayalon                        che non risparmia fendenti a nessuno, ai nemici e pure a                        qualche «amico». Il quotidiano Haaretz ha rivelato                        ieri che l&#8217;ambasciata israeliana ad Ankara ha reagito con                        indignazione al rapporto dell&#8217;ufficio analisi del ministero,                        nel quale si accusa Erdogan di incoraggiare l&#8217;antisemitismo                        nel suo paese. La sede diplomatica ha respinto le conclusioni                        degli analisti perché «non sono a contatto                        con la realtà» e sottolinea che le gravi accuse                        rivolte alla Turchia «non sono in armonia con i fatti».                        Non è vero, ha scritto in un messaggio l&#8217;ambasciatore                        israeliano, che l&#8217;establishment turco sia contro gli ebrei,                        perché i termini usati da Erdogan per attaccare Israele                        non sono antisemiti. Il diplomatico ha anche ricordato che                        in passato il premier turco aveva mantenuto stretti rapporti                        con Israele. L&#8217;indignazione espressa, secondo Haaretz, da                        i rappresentanti israeliani ad Ankara, conferma le voci                        di dissensi nel ministero degli esteri verso la linea di                        Lieberman. A contestarla, almeno nel caso della Turchia,                        sarebbe anche il ministro della difesa Ehud Barak che vede                        nel governo Erdogan un alleato prezioso per gli interessi                        strategici israeliani. Non a caso Ankara nei giorni scorsi                        aveva accolto con il tappeto rosso Barak, affermando in                        questo modo che le potenti gerarchie militari turche vogliono                        mantenere e rafforzare i rapporti con Israele.<br />
Cresce nel frattempo la curiosità per la presentazione                        all&#8217;Onu da parte dei rappresentanti israeliani, di filmati                        che proverebbero la «casualità» delle                        uccisioni di civili palestinesi un anno fa a Gaza, smentendo                        le accuse di «crimini di guerra» contenute nel                        rapporto presentato lo scorso settembre dal giudice (ebreo                        sudafricano) Goldstone. Il ministro dell&#8217;informazione israeliano,                        Yuli Edelstein, nei giorni scorsi aveva definito l&#8217;inchiesta                        svolta dalle Nazioni unite un «incitamento all&#8217;antisemitismo».                        I documenti che presenterà Israele non sono, comunque,                        il risultato di indagini svolte da una commissione indipendente,                        come richiede il rapporto Goldstone, ma dallo stesso esercito                        israeliano, messo sotto accusa dal giudice dell&#8217;Onu.</p>
<p><em>da Il Manifesto del 28/01/2010</em></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F01%2Fisraele-rapporto-dellonu-e-non-solo-accuse-anche-alla-turchia%2F&amp;title=Israele.%20Rapporto%20dell%26%238217%3BOnu%20e%20non%20solo%3A%20accuse%20anche%20alla%20Turchia" id="wpa2a_20"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/01/israele-rapporto-dellonu-e-non-solo-accuse-anche-alla-turchia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il rapporto Goldstone «incoraggia l&#8217;antisemitismo». L&#8217;offensiva di Tel Aviv</title>
		<link>http://www.palestinalibera.org/2010/01/il-rapporto-goldstone-%c2%abincoraggia-lantisemitismo%c2%bb-loffensiva-di-tel-aviv/</link>
		<comments>http://www.palestinalibera.org/2010/01/il-rapporto-goldstone-%c2%abincoraggia-lantisemitismo%c2%bb-loffensiva-di-tel-aviv/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 23:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ter</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Olocausto]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Goldstone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.palestinalibera.org/?p=1117</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Giorgio Nel Giorno della memoria, il governo Netanyahu contro l&#8217;indagine Onu che accusa Israele (e Hamas) di crimini contro i civili a Gaza Lo hanno annunciato i media israeliani. Oggi il capo dello stato Shimon Peres dalla Germania, il premier Benyamin Netanyahu dalla Polonia, il ministro degli esteri Avigdor Lieberman dall&#8217;Ungheria e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>di Michele Giorgio</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel Giorno della memoria, il governo Netanyahu contro l&#8217;indagine Onu che accusa Israele (e Hamas) di crimini contro i civili a Gaza<br />
Lo hanno annunciato i media israeliani. Oggi il capo dello stato Shimon Peres dalla Germania, il premier Benyamin Netanyahu dalla Polonia, il ministro degli esteri Avigdor Lieberman dall&#8217;Ungheria e il ministro dell&#8217; informazione Yuli Edelstein dagli Stati Uniti, pronunceranno una condanna durissima e senza appello del giudice sudafricano Richard Goldstone e del suo rapporto sull&#8217;offensiva «Piombo fuso» contro Gaza, approvato nei mesi scorsi dal Consiglio per i diritti umani dell&#8217;Onu. La data non è casuale. L&#8217;attacco a Goldstone avviene proprio nella Giornata Internazionale della Memoria, in cui si commemorano milioni di ebrei sterminati dai nazisti. E&#8217;, di fatto, una «punizione» esemplare per il giudice dell&#8217;Onu che ha accusato Israele (ma anche il movimento islamico Hamas) di aver compiuto «crimini di guerra» durante l&#8217;offensiva di un anno fa a Gaza (circa 1.400 palestinesi uccisi, tra cui centinaia di civili).</p>
<p style="text-align: justify;">
<span id="more-1117"></span>Edelstein è stato fin troppo esplicito. «Non è un collegamento semplice (tra il rapporto Goldstone e la Giornata della Memoria, ndr) ma dobbiamo imparare la lezione da ciò che è accaduto», ha detto il ministro: «Rapporti di questo tipo rinforzano l&#8217;antisemitismo e incoraggiano chi nega la Shoah». Parole dure da digerire per Goldstone, stimato giudice internazionale che in passato ha indagato nei Balcani e in Ruanda. Ma anche infamanti, perché Goldstone è un ebreo che mantiene rapporti stabiliti con varie istituzioni in Israele e non ha mai nascosto le sue simpatie per il sionismo. Da alcuni mesi però è trattato come un «traditore» e «antisemita» per la sua inchiesta su «Piombo fuso».<br />
Ma la demolizione del giudice dell&#8217;Onu non si limiterà alle dichiarazioni che i leader israeliani faranno nella Giornata Internazionale della Memoria. Edelstein ha ribadito che Israele non formerà la commissione di inchiesta per accertare le accuse di crimini di guerra &#8211; come chiede il rapporto Goldstone &#8211; ma anzi, il governo Netanyahu trasmetterà all&#8217;Onu un documento con i risultati di un&#8217;inchiesta interna su «Piombo fuso» condotta non da una commissione indipendente ma dalle stesse forze armate israeliane, messe sotto accusa dall&#8217;indagine delle Nazioni Unite. Israele, secondo i media locali, sarebbe in grado di mostrare immagini filmate che smentirebbero alcune delle accuse di crimini contro i civili palestinesi formulate da Goldstone. L&#8217; Onu ha dato tempo fino al 5 febbraio a Israele e anche a Hamas per rispondere al rapporto del giudice internazionale nel quale si chiede alle due parti di condurre inchieste indipendenti in merito ai crimini denunciati. Il rifiuto di Israele di accogliere questa richiesta dovrebbe indurre il Consiglio di Sicurezza a rinviare il caso alla Corte criminale internazionale dell&#8217;Aja, ma Tel Aviv sa che gli Stati Uniti bloccheranno tutto con il loro diritto di veto. Nel frattempo Israele, con un rapporto di sette pagine preparato dall&#8217;ufficio analisi del ministero degli esteri, si prepara a lanciare un&#8217;offensiva diplomatica anche contro il premier turco Recep Tayyip Erdogan, che «indirettamente incoraggia e incita all&#8217;antisemitismo» con le sue critiche alla politica del governo Netanyahu verso i palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">da <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100127/pagina/08/pezzo/270018/">Il Manifesto del 27 gennaio 2010</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.palestinalibera.org%2F2010%2F01%2Fil-rapporto-goldstone-%25c2%25abincoraggia-lantisemitismo%25c2%25bb-loffensiva-di-tel-aviv%2F&amp;title=Il%20rapporto%20Goldstone%20%C2%ABincoraggia%20l%26%238217%3Bantisemitismo%C2%BB.%20L%26%238217%3Boffensiva%20di%20Tel%20Aviv" id="wpa2a_22"><img src="http://www.palestinalibera.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.palestinalibera.org/2010/01/il-rapporto-goldstone-%c2%abincoraggia-lantisemitismo%c2%bb-loffensiva-di-tel-aviv/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
<!-- WP Super Cache is installed but broken. The path to wp-cache-phase1.php in wp-content/advanced-cache.php must be fixed! -->
