Nurit Peled-Elhanan (Hebrew University of Jerusalem), autrice del libro di prossima pubblicazione: Palestine in Israeli School Books: Ideology and Propaganda in Education, descrive il modo in cui la Palestina e i palestinesi sono descritti nei testi scolastici israeliani. L’autrice prende in esame mappe, immagini, contenuti e linguaggio utilizzati nella redazione di questi testi scolastici, giungendo alla conclusione che questi ultimi sono funzionali alla marginalizzazione (ma anche, si potrebbe dire, alla deumanizzazione) dei palestinesi e alla legittimazione delle azioni militari israeliane. (Video in inglese)
Inserzioni pubblicitarie discriminatorie sottolineano il problema ancor più rilevante e diffuso della discriminazione contro gli Arabi israeliani nei luoghi di lavoro.
Tutto ha avuto inizio con il lavello intasato della cucina in casa di Ron Gerlitz a Srigim, un moshav vicino a Beit Shemesh, a ovest di Gerusalemme. [N.d.tr.: un moshav è un tipo di comunità agricola cooperativa costituita da singole fattorie, istituita dai sionisti socialisti durante la seconda ondata di immigrazione ebraica all’inizio del XX secolo]. Sua moglie, in gravidanza di 39 settimane, insisteva che lo riparasse immediatamente e allora Gerlitz cominciò a scorrere le pagine del Zahav Dapei, l’equivalente israeliano delle Pagine Gialle. Continue reading
Privilegiano la sicurezza dello Stato ai diritti dei cittadini. Preferiscono l’uomo forte più dello Stato di diritto. E ancora: danno la priorità all’idea di uno Stato ebraico piuttosto che a quella di uno Stato democratico.
L’organizzazione ebraica denuncia le leggi approvate dalla Knesset che colpiscono la minoranza palestinese in Israele
Roma, 28 marzo 2011, Nena News Pubblichiamo il comunicato diffuso da Gush Shalom, una storica organizzazione pacifista israeliana, riguardo le leggi approvate nei giorni scorsi dalla Knesset (Parlamento) che colpiscono duramente la minoranza palestinese (arabo-israeliana).
Annunci di compagnie che precisano di impiegare solo”manodopera ebraica”. In violazione alla legge sul lavoro che proibisce qualsiasi discriminazione su base religiosa, etnica, di genere. Ma la Yellow Pages Ltd. se ne lava le mani.
Due deputati arabo-israeliani dell’alleanza ‘Ta’al – United Arab List’ hanno ricevuto minacce di morte da parte di persone rimaste anonime, come riportano i siti dei quotidiani ‘Haaretz’ e ‘Yedioth Ahronoth’. Continue reading
Sebbene l’Apartheid del Sud Africa può rappresentare il precedente storico più vicino al sistema Israele-Palestina, scrive Saree Makdisi, il trattamento che lo stato israeliano somministra al popolo palestinese sotto molti aspetti eclissa le sofferenze imposte dal governo dell’apartheid del Sud Africa alla popolazione “non bianca”. Sebbene i suoi sostenitori a livello mondiale si rifiutino di ammettere che Israele perpetri ogni forma di sistematico razzismo, Makdisi mette in rilievo che il razzismo del paese è ‘messo in pratica nella condotta piuttosto che nel linguaggio’ ed il trattare i palestinesi semplicemente non come inferiori, ma addirittura come subumani, ha messo radici profonde.Continue reading
Dai blog d’Oltreoceano si apprende una notizia ripresa pure dai più attenti blogger nostrani e quasi per niente dai media a grande diffusione.
Martin Kramer, membro di un centro studi dell’Università di Harvard, oltre che dell’influente Winep, Istituto per le politiche del vicino Oriente, alla conferenza Herzliya in Israele ha teorizzato misure per limitare le nascite del popolo palestinese.
Kramer ha pure auspicato che l’Occidente smetta di fornire aiuti che possono incoraggiare i palestinesi a riprodursi e dar vita così a «giovani maschi superflui» (parole sue).
Insomma: se patisce d’inedia, la popolazione palestinese invecchia e diminuisce di numero, così il problema del terrorismo è risolto. Ovvero: incitamento al genocidio, secondo il diritto internazionale.
Alcuni intellettuali condannano l’esecranda posizione di Kramer, come M.J. Rosenberg e Richard Silverstein che l’hanno definito rispettivamente “genocida” e “razzista anti-musulmano”, o come Stephen Walt che lamenta la pilatesca indolenza di Harvard rispetto alle richieste di allontanamento o di sanzione.
Quando ci si chiede: ma com’è potuto accadere che quando settant’anni fa alcuni intellettuali redassero il manifesto della razza la gente non si oppose e non s’indignò abbastanza?
Ecco, si può rispondere: è possibile esattamente come oggi sono in pochi a indignarsi per questa idea. Intanto perché sono in pochi a conoscerla. L’eco data dai blog alla sconcertante notizia contrasta con l’assurdo, complice silenzio dei media ufficiali.
Gerusalemme est, provocazione dei coloni «Dottor Goldstein, non c’è nessuno come te al mondo. Dottor Goldstein tutti noi ti amiamo…hai mirato alla testa dei terroristi (i fedeli musulmani in preghiera, ndr), premuto il grilletto e sparato, sparato, sparato».
Centinaia di estremisti di destra israeliani hanno inneggiato a Baruch Goldstein, il colono ebreo che sedici anni fa massacrò 29 palestinesi nella moschea della Tomba dei Patriarchi (Hebron), prima di essere ucciso a sua volta. Lo avevano già fatto ad Hebron, in occasione del Purim, e lo hanno rifatto a Gerusalemme Est. Per la loro provocazione hanno scelto il quartiere arabo di Sheikh Jarrah, da mesi al centro di forti tensioni tra i palestinesi e i coloni che cercano di insediarsi con la forza nell’area. Il sito del quotidiano Yedioth Ahronoth ha mostrato ieri un filmato in cui si vedono i coloni mentre ballano, cantano e inneggiano a Goldstein davanti agli abitanti palestinesi.
Tutto sotto gli occhi della polizia, che è rimasta immobile. Al contrario i poliziotti a Sheikh Jarrah non mancano di arrestare e malmenare attivisti e pacifisti durante le manifestazioni contro le occupazioni di case arabe. Oggi pomeriggio a Sheikh Jarrah si svolgerà una nuova manifestazione di protesta di attivisti palestinesi e israeliani ma l’appuntamento più atteso è previsto per domani sera, quando nel quartiere oggetto degli appetiti della destra si terrà un raduno con centinaia di persone al quale parteciperanno anche parlamentari arabo israeliani e della sinistra, per denunciare il comportamento dei coloni che godono di aperti sostegni alla Knesset., al governo e al Comune di Gerusalemme. L’amministrazione guidata dal sindaco Nir Barkat nelle scorse settimane ha approvato la costruzione a Sheikh Jarrah di un grande parcheggio per favorire l’afflusso di «fedeli» alla Tomba del rabbino Shimon Hatzadik. Un progetto che, denunciano i palestinesi, punta in realtà a creare una «continuità territoriale» tra Sheikh Jarrah e la vicina zona ebraica di Gerusalemme.