Appello di 21 intellettuali israeliani «Sì all’indipendenza palestinese»
In un lettera indirizzata all’Europa, l’ex presidente della Knesset Burg e altre 20 personalita’ dello Stato ebraico criticano duramente Obama e Netanyahu e chiedono riconoscimento dichiarazione unilaterale Stato palestinese
di Michele Giorgio*
Ci sono anche l’ex presidente della Knesset Avraham Burg e il premio Nobel Daniel Kahneman tra i firmatari dell’appello a riconoscere la dichiarazione unilaterale di indipendenza palestinese, elaborato da un gruppo di 21 personalità d’Israele e intellettuali vicini al «Movimento di Solidarietà con Sheikh Jarrah» (Gerusalemme est), rivolto all’Europa e alla comunità internazionale. Il documento, che verrà diffuso oggi dai media locali e che il manifesto ha ottenuto ieri in anticipo, è una risposta ai discorsi pronunciati nei giorni scorsi negli Stati Uniti dal presidente Usa Barack Obama e dal premier israeliano Benyamin Netanyahu, contrari all’iniziativa annunciata dal presidente palestinese Abu Mazen di rompere l’impasse facendo ricorso all’Assemblea Generale dell’Onu il prossimo settembre. Continue reading
Netanyahu a Obama: «I confini del 1967, superati dai fatti»
di Michele Giorgio
«Israele vuole la pace. Io voglio la pace», ha proclamato ieri Benjamin Netanyahu al termine dell’incontro a Washington con il presidente Usa Barack Obama. E il premier israeliano ha aggiunto di essere pronto a lavorare con l’Amministrazione americana per raggiungere un accordo con i palestinesi. Continue reading
I timori di Vik utopia
di Michele Giorgio
Le minacce dei siti dell’estrema destra israeliana, un documento contro Hamas e Fatah sottoscritto da Vittorio, gruppi salafiti finanziati da un ex ambasciatore saudita con legami con la Cia. Tutte le piste di un assassinio che ci lascia attoniti e con ancora molti punti oscuri da chiarire
Vittorio si concedeva pochi svaghi. Un po’ di esercizio fisico in palestra e, a sera, una shisha, il narghilè, se possibile sulla spiaggia di Gaza city, in compagnia di un paio dei tantissimi amici che aveva nella Striscia.
Continue reading
Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni? E perchè? Alcuni dubbi su uno strano sequestro e un tragico assassinio
di Marco Santopadre, Radio Città Aperta
Il complottismo a tutti i costi spesso porta fuori strada nell’analisi di vicende oscure e ambigue, come è quella di Vittorio Arrigoni. Ma non può essere considerata seria e credibile l’analisi di un evento che non tenga razionalmente conto della ‘fabbrica del falso’ all’opera costantemente per renderne più difficile la lettura.
Soprattutto se ha a che fare con un teatro – quello palestinese e medio orientale più in generale – dove in azione non ci sono solo attori riconoscibili e facilmente individuabili, ma anche gruppi, sigle e attori che rendono il quadro più torbido e spesso sono l’espressione di interessi e apparati che agiscono per conto terzi. A volte senza neanche esserne al corrente…
Cosa c’è dietro l’uccisione di Vittorio Arrigoni a Gaza
La competizione tra i network della Jihad
di Sergio Cararo
Il rapimento e l’uccisione di Vittorio Arrigoni per mano di un gruppo islamico di ispirazione salafita, segnala l’aspra competizione in corso tra i network dell’islam politico, una competizione accentuata dalle rivolte, dagli sconvolgimenti e dalle alleanze spurie e inedite in corso nel Medio Oriente.
A Gaza questa competizione tra Hamas e i gruppi islamici salafiti, già in diverse occasioni è sfociata in scontri sanguinosi.
Colombia, i segreti di Pulcinella
Wikileaks conferma quanto le organizzazioni in difesa dei diritti umani vanno denunciando da sempre: i legami pericolosi tra Santos e Israele e fra Uribe e i paramilitari.
di Stella Spinelli
da PeaceReporter del 28 marzo 2011
Un cablogramma datato novembre 2008 e inviato dall’allora ambasciatore Usa in Colombia, William Brownfield, è stato pubblicato di recente da Wikileaks in quanto svela un legame tanto stretto quanto allarmante fra l’esercito di Bogotà e Israele. Il tutto coordinato da quello che al tempo era il ministro della Difesa e che oggi altro non è che il presidente della Repubblica, Juan Manuel Santos. Emersi anche legami fra governo e paramilitarismo.
Continue reading
Israele manovra per bloccare il riconoscimento dello Stato Palestinese

Abu Mazen, almeno a parole, afferma che a settembre dichiarerà l’indipendenza . Alcuni Stati, anche europei, sarebbero pronti a riconoscerla. Intanto un sondaggio rivela che la maggioranza dei ragazzi ebrei israeliani vorrebbe limitare i diritti politici agli arabo-israeliani.
Gerusalemme, 01 aprile 2011, Nena News
Non è chiaro quanto stia facendo sul serio il presidente dell’Anp Abu Mazen che, da qualche settimana, attraverso i suoi collaboratori, segnala di voler proclamare l’indipendenza palestinese in Cisgiordania, Gaza con capitale Gerusalemme Est, il prossimo settembre, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Continue reading
L’ “industria dell’Olocausto” in tribunale
Finisce davanti al tribunale di New York l’industria dell’Olocausto denunciata da Norman Filkestein nel suo libro*
da Il Sole 24 Ore dell’11 novembre
«Truffa al fondo per la Shoah» di Claudio Gatti
I falsi invalidi, i falsi braccianti agricoli, i falsi pensionati, tutto già visto e già fatto. Ma i falsi superstiti dell’Olocausto? Spacciarsi per invalido al fine di incassare un’indennità non dovuta è prassi diffusa un po’ ovunque, ma farsi passare per ebreo e vittima della persecuzione nazista per truffare il governo tedesco non è da tutti.
Continue reading
Decreto apartheid, espulsi i primi due palestinesi
di Michele Giorgio
Non ha frenato le autorità di occupazione israeliane la manifestazione unitaria Hamas-Fatah dell’altro giorno ad Erez (Gaza) contro il recente «decreto militare 1650» che potrebbe causare la deportazione di migliaia di palestinesi della Cisgiordania descritti come «infiltrati». Poche ore dopo il corteo, due palestinesi sono stati espulsi verso Gaza. Continue reading
La questione palestinese imbrigliata dentro i problemi regionali
di Sergio Cararo
La quiete prima della tempesta. E’ questa l’impressione che molti osservatori stanno ricavando dalla situazione in Medio Oriente. Molti sono i fattori che indicano come le contraddizioni che si vanno accumulando in uno dei principali teatri di crisi mondiali abbiano tutte le potenzialità per creare “un incidente della storia” capace di inviare a tutto campo la sua onda lunga destabilizzante. La questione palestinese appare oggi fortemente ipotecata da questo scenario regionale.
Continue reading
“Lo Stato più democratico del Medio Oriente”
L’atomica? Non si discute
Come sulle colonie, Tel Aviv non vuole negoziare sulle sue testate Il premier Netanyahu declina l’invito di Obama al vertice di Washington
di Michele Giorgio
Benyamin Netanyahu non ci sarà. Il premier israeliano ieri ha fatto sapere che il 12 e 13 aprile non prenderà parte al vertice per la sicurezza nucleare organizzato a Washington dal presidente Barack Obama. Con questa improvvisa «exit strategy», il premier israeliano riuscirà a sottrarsi al tentativo di Turchia ed Egitto di mettere al centro della discussione anche la questione dell’arsenale atomico israeliano e il rifiuto di Tel Aviv di firmare il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). Continue reading
Una mortale eredità lasciata da Israele si aggira ancora di soppiatto in Libano
di Natacha Yazbeck
da Uruknet.info
Tyro, Libano (AFP, Agence France Presse) – Dopo quasi quattro anni da quando Israele, durante la sua guerra devastante con Hezbollah, ha cosparso il Sud del Libano di mine, con grande difficoltà si riesce a far parlare il ragazzetto Mohammed al-Hajj Mussa del giorno in cui ha perso le sue gambe. Continue reading
Verità e conseguenze dell’invasione di Gaza
“Questa volta siamo andati troppo in là”
di Norman Finkelstein*
Lo sdegno dell’opinione pubblica suscitato dall’invasione di Gaza non è arrivato inaspettato, piuttosto ha segnato il nadir, il punto più basso di una curva che rappresenta il costante declino dell’appoggio ad Israele. Come suggerito dai dati di inchieste condotte da Statunitensi ed Europei, sia Gentili che Ebrei, negli ultimi dieci anni la pubblica opinione è diventata sempre più critica nei confronti della politica di Israele. Le immagini orrende di morte e di distruzione diffuse in tutto il mondo durante e dopo l’invasione hanno accelerato questo sviluppo di criticità.
Un anno dopo, il britannico Financial Times in un suo editoriale recitava: “Il ripetersi sempre più pesante e la brutalità della guerra in questa regione instabile ha spostato l’opinione pubblica internazionale, rammentando ad Israele di non essere sopra alla legge. Israele non può più a lungo dettare i termini della discussione e del confronto.” Continue reading
Crisi sulle colonie, Bibi convoca ministri ma tira dritto
di Michele Giorgio
Non ha perduto tempo il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Appena rientrato, ieri sera, dai colloqui avuti negli Stati uniti con Barack Obama ha convocato a Gerusalemme una riunione urgente con i sei ministri del gabinetto di sicurezza per fare il punto della situazione e valutare le possibili conseguenze delle polemiche in atto con l’Amministrazione americana sull’espansione delle colonie ebraiche a Gerusalemme, il settore palestinese della città che Israele ha occupato nel 1967. Polemiche che, in ogni caso, non hanno frenato la stretta collaborazione militare tra Washington e Tel Aviv. Mentre nei giorni scorsi Netanyahu discuteva con Obama, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak raggiungeva un accordo con il Pentagono per l’acquisto di tre nuovissimi aerei da trasporto Hercules C-130J realizzati dalla Lockheed Martin sulla base delle esigenze israeliane. Barak ha poi discusso con gli americani dell’accordo che permetterà a Israele nel 2014 di ricevere il primo F-35, il più sofisticato degli aerei da combattimento di ultima generazione. Continue reading
«Così bloccate il negoziato»
di Michele Giorgio
Washington prova a imporre il suo stato palestinese provvisorio Hillary Clinton all’assemblea dell’Aipac striglia l’alleato sulle colonie
Benyamin Netanyahu ha rinunciato alla visita a Bruxelles, dove avrebbe dovuto incontrare il presidente del Consiglio Europeo Herman van Rompuy e altri dirigenti dell’Ue, e prolungherà il suo soggiorno negli Stati Uniti. Continue reading
«Pacifisti, fari nella notte»
di Enrico Campofreda
L’INTERVISTA. Paola Canarutto, della Rete ebrei contro l’occupazione, parla del conflitto in Palestina. «Netanyahu è prigioniero di una maggioranza ancor più estremista e teme che gli alleati l‘abbandonino facendo cadere l’esecutivo».
Sul critico momento nei rapporti diplomatici fra Stati Uniti e Israele abbiamo interpellato Paola Canarutto della Rete ebrei contro l’occupazione. «E’ evidente come Obama si trovi in difficoltà col mondo arabo per i comportamenti del governo d’Israele. Io non ho simpatie per la politica estera statunitense che da anni porta guerre, come in Agfghanistan e Iraq, però più fonti hanno rivelato come Biden senza mezzi termini abbia detto a Netanyahu che la linea del suo governo sugli insediamenti diventa insostenibile per l’amministrazione Obama. Perché non scompaia del tutto la prospettiva dei due stati, in Israele-Palestina, gli USA dovrebbero mantener fede alle proprie parole: se chiudessero i rubinetti, Israele non resisterebbe cinque minuti. Continue reading
Nessun limite alle colonie
di Michelangelo Cocco da Il Manifesto del 15/03/2010
L’ambasciatore in Usa: rapporti con Washington ai minimi storici
Negli ultimi 42 anni nessun governo israeliano ha mai limitato la costruzione nei quartieri di Gerusalemme». È arrivata direttamente dai banchi della Knesset, il parlamento israeliano, la risposta di Benyamin Netanyahu all’ira dell’Amministrazione statunitense per lo schiaffo subito martedì scorso, quando – col vice di Obama in visita a Gerusalemme – erano stati annunciati altri 1.600 appartamenti nella colonia ebraica di Ramat Shlomo, nell’area della Città santa che secondo il diritto internazionale deve essere restituita ai palestinesi. Continue reading
Di fatto, gli Stati Uniti hanno dato il via libera a Israele per nuovi insediamenti a Gerusalemme Est
di Akiva Eldar*
Per ridimensionare l’affronto ricevuto dal governo Netanyahu, Biden ha dovuto lodare la decisione del primo ministro israeliano di fare in modo che approvazioni di nuovi insediamenti non si ripetano in occasione di importanti visite di responsabili americani; ma un atteggiamento del genere sottintende che nuovi insediamenti di fatto sono tollerati dagli Stati Uniti – scrive il giornalista israeliano Akiva Eldar Continue reading
Gli scontri continuano. Netanyahu ribadisce: gli insediamenti vanno avanti
La rabbia di Gerusalemme
Decine di palestinesi hanno partecipato agli scontri con la polizia israeliana a Gerusalemme est il 16 marzo, proclamata “giornata della rabbia” da Hamas in protesta per la riconsacrazione di un’antica sinagoga nella città.
… leggi tutto su Internazionale
Varie da Forum Palestina (News del 16 marzo 2010):
Anche oggi scontri con le truppe israeliane, è la “giornata della rabbia” palestinese
Violenti scontri sono in corso tra centinaia di giovani palestinesi e le forze dell’ordine israeliane in numerosi quartieri di Gerusalemme est: lo hanno riferito alcuni testimoni. Continue reading






